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domenica 9 gennaio 2011

Lettera aperta a un ragazzo in discernimento vocazionale

Riporto il testo di una interessante lettera intitolata “Risposta ad un giovane che dimanda consiglio circa lo stato di vita che deve eleggere”, che Sant'Alfonso Maria de Liguori scrisse ad un giovane in discernimento vocazionale. Preciso solamente che per agevolare la lettura ho eseguito qualche breve taglio e alcuni piccoli ritocchi.


Leggo nella vostra lettera che v.s. da più tempo si sente ispirato da Dio a farsi religioso, ma che poi vi son nati nella mente molti dubbi, e specialmente quello che senza farvi religioso anche nel mondo potreste farvi santo. Rispondo in breve a questa vostra, perché se ne desideraste una scrittura più lunga, potreste leggere un mio opuscoletto già dato alle stampe intitolato, Avvisi spettanti alla vocazione religiosa, ove distesamente ho trattato di questa materia. Dico dunque solamente qui in breve che questo punto dell'elezione dello stato è sommamente importante, perché da esso dipende la salvezza eterna. Chi elegge lo stato a cui Iddio lo chiama, facilmente si salverà; e chi non ubbidisce alla divina vocazione, difficilmente, anzi sarà moralmente impossibile che si salvi. La massima parte di coloro che si son dannati, si son dannati per non aver corrisposto alle chiamate di Dio.

Affinché pertanto possa eleggere quello stato che gli sarà più sicuro per acquistare la vita eterna, la quale per noi importa tutto, consideri che l'anima sua è eterna, e l'unico fine per cui l'ha posto Dio in questo mondo certamente non è stato affinché si acquisti robe ed onori su questa terra, e così faccia una vita comoda e deliziosa; ma è stato affinché con le sante virtù si meriti la vita eterna: Finem vero vitam aeternam. Nel giorno del giudizio a nulla vi gioverà l'avere avanzata la casa e l'aver fatta la vostra figura nel mondo; solo vi gioverà l'aver servito ed amato Gesù Cristo che vi ha da giudicare.

Vi dice il pensiero che anche restando nel mondo potreste farvi santo. Sissignore, potreste, ma è difficile; e se voi siete stato veramente chiamato da Dio allo stato religioso, e volete restare nel secolo, come di sovra ho detto, è moralmente impossibile; perché vi mancheranno quegli aiuti che Dio vi aveva preparati nella religione, e privo di quelli non vi salverete. Uno per farsi santo bisogna che adoperi i mezzi [spirituali], la lontananza dalle occasioni cattive, il distacco dai beni di terra, la vita raccolta con Dio: per mantener la quale vi bisogna poi la frequenza dei sacramenti e l'uso quotidiano dell'orazione mentale, della lezione spirituale e di altri esercizi devoti, senza cui non può conservarsi lo spirito. Or tutte queste cose è difficile, per non dire impossibile, esercitarle in mezzo ai rumori e disturbi del mondo. Le faccende della famiglia, i bisogni della casa, le lagnanze dei parenti, le liti, le persecuzioni, di cui abbonda il mondo, vi terranno così occupata la mente di pensieri e di timori, che appena, e distrattamente, la sera potrete raccomandarvi a Dio. Vorreste far orazione, leggere un libro spirituale, comunicarvi spesso, visitare ogni giorno il Sacramento dell'altare; ma tutto vi sarà impedito dagli affari del mondo, e quel poco che farete, tutto sarà imperfetto, perché fatto in mezzo a mille distrazioni e freddezze di spirito. Quindi sarà sempre inquieta la vostra vita e più inquieta sarà la vostra morte. Da una parte non mancheranno gli amici del mondo di mettervi in timore di abbracciar la vita religiosa, come dura e tormentosa. Dall'altra parte il mondo vi offrirà spassi, robe ed una vita contenta; badate bene e non vi fate ingannare. Siate persuaso che il mondo è un traditore che promette e non mantiene. Esso vi offre tutti questi beni terreni; ma ancorché ve li desse, potrà mai darvi la pace dell'anima? No, solo Dio può darvi la vera pace. L'anima è creata solo per Dio, per amarlo in questa vita e goderlo nell'altra; e perciò solo Dio può contentarla. Tutte le delizie e ricchezze della terra non possono dare la vera pace, anzi chi più abbonda di tali beni in questa vita, vive più tribolato ed afflitto, come confessava Salomone che ne abbondava: Universa (diceva) vanitas, et afflictio spiritus.

Se il mondo contentasse coi beni terreni, i ricchi, i magnati ed i monarchi, a cui non mancano né danari né onori né spassi, sarebbero pienamente contenti; ma l'esperienza fa vedere che per tali grandi della terra, quanto maggiori sono le loro grandezze, tanto maggiori sono le angustie, i timori e le afflizioni che provano. Starà più contento un povero frate che va cinto con una fune su di un sacco, e che si ciba di quattro fave, e dorme in una celletta sulla paglia, che non vive contento un principe con tutte le sue vesti d'oro e ricchezze che possiede; ogni giorno egli avrà una mensa imbandita, la sera si metterà in un morbido letto sotto un ricco padiglione, ma non potrà dormire, per le angustie che gli rubano il sonno. Pazzo chi ama il mondo e non ama Dio! diceva s. Filippo Neri. E se questi mondani fanno una vita tribolata, più tribolata sarà la loro morte; quando gli sarà intimato lo sfratto da questo mondo dal sacerdote assistente che dirà loro: Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo: abbracciatevi col crocifisso, perché è finito il mondo per voi. Il male è che nel mondo poco si pensa a Dio e poco si pensa all'altra vita dove dovremo stare in eterno. Tutti i pensieri o quasi tutti, si applicano alle cose della terra e quindi avviene che riesce infelice la vita e più infelice la morte. Pertanto, affinché voi possiate accertare l'elezione del vostro stato, mettetevi davanti gli occhi il punto della morte, e scegliete quello stato che vorreste allora avere eletto. Allora non sarà più tempo di rimediare all'errore, se mai aveste errato, posponendo la divina vocazione al vostro desiderio di vivere con più libertà. Considerate che ogni cosa di quaggiù finisce: Praeterit figura huius mundi; dovrà finire per ognuno di noi la scena di questo mondo. Ogni cosa passa, e la morte si avvicina; e noi, quanti passi diamo, tanto ci accostiamo alla morte, e dalla morte all'eternità; a questo siamo nati: Ibit homo in domum aeternitatis suae. Quando meno ce l'immaginiamo ci verrà la morte. Oimè! trovandoci allora vicini a morire, che altro ci parranno tutti i beni di questa terra, se non beni di scena, vanità, bugie e pazzie? Che servirà allora dunque, ci avvisa Gesù Cristo, l'avere acquistato tutto il mondo, se avremo perduta l'anima? Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur? Ad altro non servirà se non per fare una morte infelice dopo una vita infelice.

Al contrario, un giovane che ha lasciato il mondo per darsi tutto a Gesù Cristo, quanto si vedrà contento, vivendo i suoi giorni in una cella solitaria, lontano dai tumulti e dai pericoli frequenti che vi sono nel mondo di perdere Dio! Nel monastero non avrà divertimenti di musiche, di commedie e di balli; ma avrà Dio che lo ricrea, e gli fa goder la pace: dico quella pace che può aversi in questa valle di lacrime, dove ognuno è posto a patire, e con la santa pazienza a guadagnarsi quella piena pace che gli sta preparata in paradiso. Ma in mezzo alla sua vita lontana dagli spassi del mondo, un'occhiata amorosa che da quando in quando darà al crocifisso, [...] un sospiro d'amore [per Dio], lo consolerà più che tutti i passatempi e festini del secolo, che tutti poi lasciano la bocca amara. E se vivrà contento in questa vita, più contento si troverà in morte di aver eletto lo stato religioso. Quanto si consolerà allora di avere spesi i suoi anni in orazioni, lezioni spirituali, mortificazioni e altri esercizi devoti, e specialmente se nella religione si sarà impiegato a salvare anime con le prediche e con sentire le confessioni! tutte cose che in morte gli accresceranno la confidenza in Gesù Cristo, il quale è ben grato e liberale nel premiare coloro che si sono affaticati per la sua gloria. Veniamo alla conclusione della vostra elezione. Giacché il Signore vi ha chiamato a lasciare il mondo, ed esser tutto suo nella religione, vi dico: Rallegratevi e tremate. Rallegratevi da una parte, ringraziatene sempre il Signore perché l'esser chiamato da Dio a vita perfetta è una grazia che Dio non dispensa a tutti: Non fecit taliter omni nationi. Inoltre tremate, perché se non ubbidite alla chiamata divina, voi mettete in gran pericolo la vostra salute eterna. Non ho luogo qui di narrarvi molti esempi di giovani che per non far conto della vocazione hanno fatto una vita miserabile ed una morte orribile. Tenete per certo che voi, accertata la vocazione che avete avuta, se restate nel mondo non avrete più pace; e molto inquieta sarà la vostra morte per il rimorso che allora vi tormenterà di non avere ubbidito a Dio che vi ha chiamato allo stato religioso. Sul finire della vostra lettera volete sapere da me se nel caso che non aveste lo spirito di entrare in religione, sarebbe meglio l'ammogliarvi, come vogliono i parenti, oppure farvi sacerdote secolare. Rispondo: Lo stato coniugale io non posso consigliarvelo, mentre s. Paolo non lo consiglia ad alcuno, se non quando vi fosse la necessità per causa d'una abituale incontinenza, la quale necessità tengo per certo che non vi sia per voi. In quanto poi allo stato di sacerdote secolare, sappiate che il sacerdote secolare ha l'obbligo di sacerdote e le distrazioni e i pericoli dei secolari; poiché vivendo in mezzo al mondo non può evitare i disturbi della casa propria e dei parenti, e non può essere esente dai pericoli dell'anima; avrà le tentazioni nella stessa sua casa, non potendo impedire che in quella non vi siano donne o parenti o serve, e che non vi entrino altre forestiere. Dovreste ivi starvene ritirato in una camera a parte, e non occuparvi ad altro che alle cose divine. Ma ciò è molto difficile a porlo in pratica, e perciò rari rarissimi sono quei sacerdoti che in casa propria si dedicano alla perfezione. Al contrario, entrando in un monastero di osservanza, sarete libero dagli incomodi del pensare al vitto ed alle vesti, perché ivi di tutto vi provvederà la religione; ivi non avrete i parenti che continuamente vi inquietano coi disturbi che succedono in casa; ivi non entrano donne che intorbidano la mente; e così lontano dai rumori del mondo non avrete chi vi impedisca le vostre orazioni e il vostro raccoglimento. Ho detto monastero di osservanza, perché se voleste entrare in qualche altro, dove si vive alla larga, è meglio che restiate a casa vostra, e vi dedichiate ivi a salvarvi l'anima come meglio potrete; poiché, entrando in una comunità ove è rilassato lo spirito, vi metterete in pericolo di perdervi. Quantunque vi entraste con risoluzione di dedicarvi all'orazione e di pensare solo a Dio; ciò nonostante, trascinato dai cattivi esempi dei compagni, e vedendovi inoltre deriso ed anche perseguitato, se non vorrete vivere a modo loro, lascerete tutte le vostre devozioni e farete come fanno gli altri, secondo l'esperienza che se ne vede. Se poi Iddio si degna di concedervi la grazia della vocazione, state attento a conservarvela con raccomandarvi spesso a Gesù ed a Maria con le sante preghiere; e sappiate che se risolvete di darvi tutto a Dio, il demonio da qui in avanti accrescerà i suoi sforzi nel tentarvi per farvi cadere in peccato, e specialmente per farvi perdere la vocazione. Resto con riverirvi, e prego il Signore che vi faccia tutto suo.