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giovedì 23 novembre 2017

Vivere vicino a Gesù dà una grande pace interiore

Una donna in discernimento vocazionale ha trascorso alcuni giorni di esperienza di vita religiosa tra le Visitandine, durante la quale ha potuto constatare che lo stare cuore a cuore con il Signore dà una grande pace interiore.


Caro D.,
                 vorrei porgerti la mia testimonianza della partecipazione alla professione temporanea di Suor Maria Paola del monastero della Visitazione di Baggiovara  e del breve ritiro spirituale che la comunità mi ha dato la possibilità di fare. È stata un'esperienza ricca di significato e molto emozionante.  Ho potuto sperimentare come stare cuore a cuore con il Signore dia una grande pace interiore ed un senso alla vita così profondo che ben poche cose nel mondo sono in grado di dare. Nel mondo, soprattutto ai giorni nostri, è molto facile rimanere abbagliati ora da questo ora da quello ed esserne attratti.  Lo spirito del mondo per attrarci fa leva sulle nostre ambizioni personali, sul nostro orgoglio, le nostre emozioni del momento, quindi tutte le nostre fragilità.  Penso che solo chi è veramente in grado di spogliarsi di tutto questo sia in grado di incontrare il Signore affidandosi completamente a lui. Di abbandonare tutti gli appigli e le difese ed abbandonarsi alla sua volontà.
Solo lui sa donare il vero senso alla nostra vita.

Le monache della Visitazione sono dolcissime. Stare con loro è come stare in una famiglia gioiosa. Dall'atmosfera che si vive durante la giornata si percepiscono i loro profondi valori.  La giornata inizia alle 6 con la meditazione, durante questo tempo in cui si vede nascere un nuovo giorno, si crea attraverso il silenzio il contatto ed il dialogo con il Signore.  Questo dà una grande energia interiore che accompagna durante tutta la giornata. Nel chiostro sono affisse delle frasi spirituali, quella che più mi ha attratto durante questi giorni è stata "la vostra forza sta nel silenzio e nella preghiera". Che grande Verità!!!

La giornata prosegue alternando momenti di lavoro, momenti di comunità in cui si sta tutti insieme in armonia, e di preghiera.  Non c'è mai un momento in cui ci si annoia ed al temine del giorno, dopo l'ultima preghiera "Compieta", si sperimenta la pace e la gioia per aver speso bene il proprio tempo avendo nutrito ed essendosi nutriti dell'essenza più preziosa, del Signore.

Grazie Suor Maria Paola! Che il Signore ti accompagni sempre lungo le sue ricche vie!

Un caro saluto in Gesù e Maria,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                     ti ringrazio per la testimonianza che mi hai gentilmente inviato. Vorrei che tutte le donne nubili potessero leggerla! Infatti molta gente pensa erroneamente che sposarsi sia quasi una cosa “obbligatoria”, mentre in realtà il matrimonio non è l'unico stato di vita esistente. Tra gli altri stati c'è anche la vita religiosa, la quale non è triste e infelice come pensano tante persone. Tu ci sei stata in monastero e hai potuto vedere coi tuoi occhi che le religiose non solo non sono tristi e infelici, ma al contrario sono persone piene di gioia e pace interiore. Del resto, un conto è essere sposa di una povera creatura, altro conto è essere sposa di Gesù Cristo, il nostro amabile Redentore Divino. Non c'è paragone. Infatti è facile trovare delle donne cristiane pentite di essersi sposate. Purtroppo, non pochi mariti maltrattano le mogli e tantissimi le tradiscono (il Vangelo insegna che basta guardare un'altra donna con desiderio impuro per aver già commesso adulterio nel proprio cuore). Poi ci sono le liti con suocere e cognate, i dolori del parto, gli strapazzi per la cura della casa, i figli che si ribellano, la sete di accumulare ricchezze da lasciare in eredità, le gelosie del consorte, ecc. Insomma è meglio non sposarsi ed essere più liberi di dedicarsi alla vita devota e alla salvezza dell'anima, come consigliato dallo Spirito Santo per mezzo di San Paolo Apostolo.

Ovviamente non dico che tutte le donne nubili debbano diventare suore, dico solamente che bisogna riflettere con attenzione sullo stato di vita da eleggere, senza scartare a priori la vita consacrata.

Alcuni apprezzano il lavoro svolto dalle suore di vita attiva (ad esempio quelle che vanno in Africa a sfamare i poveri), ma disprezzano la vita delle suore di clausura, affermando erroneamente che la loro vita è inutile. In realtà le claustrali sono molto utili per tutta l'umanità, perché con le loro preghiere e penitenze attirano dal Cielo innumerevoli grazie materiali e spirituali. A tal proposito, il grande Pontefice Pio XI, nella lettera “Umbratilem” indirizzata nel 1924 ai monaci Certosini, scrisse: “Se in epoche passate si avvertì il bisogno di anacoreti nella Chiesa di Dio, ciò si verifica soprattutto oggi. Nel nostro tempo, infatti, vediamo tanti cristiani trascurare totalmente la considerazione delle realtà celesti, deporre perfino ogni pensiero della salvezza eterna, correre sfrenatamente dietro i beni della terra e i piaceri del corpo, vivendo in privato e in pubblico come pagani, in opposizione al vangelo. Alcuni pensano che certe virtù, a torto dette "passive", siano ormai cadute in disuso e si debba sostituire all'antica disciplina monastica l'esercizio più comodo e meno faticoso delle virtù attive. Questa opinione però fu respinta e condannata dal nostro predecessore, Leone XIII, ed è ovvio quanto essa sia pregiudizievole e ingiuriosa alla teoria e alla pratica della perfezione cristiana. Coloro che si dedicano assiduamente alla preghiera e alla penitenza contribuiscono molto più al bene e alla salvezza del genere umano che non gli operai che coltivano il campo del Signore. Se i primi non attirassero dal cielo l'abbondanza delle grazie divine per irrigare il terreno, gli operai apostolici trarrebbero dalle loro fatiche frutti ben più magri. Non c'è bisogno di dire quanto la nostra speranza si riprometta dai monaci Certosini. Noi aspettiamo che essi osservino le Costituzioni loro proprie non solo con fedeltà, ma con slancio generoso, perché i loro animi siano formati alla santità più alta. Allora davvero diventeranno intercessori efficaci presso la misericordia del Signore, a vantaggio del popolo cristiano.” 

Ovviamente il discorso sull'importanza della vita monastica vale anche per l'Ordine della Visitazione e tutti gli altri istituti religiosi di vita contemplativa.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,


Cordialiter

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Le donne attratte dalla spiritualità visitandina basata sull'umiltà verso Dio e sulla dolcezza verso il prossimo, le quali desiderano mettersi in contatto con le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) per chiedere di poter fare un'esperienza vocazionale in monastero, possono contattare le religiose scrivendo al loro indirizzo di posta elettronica:   monvisit@virgilio.it

mercoledì 22 novembre 2017

Monasteri rilassati

Ripubblico un interessate post sul tema dei "monasteri rilassati".

Gentile D.,
                 vorrei chiederti il riferimento bibliografico della frase di Sant'Alfonso che citi spesso, secondo cui piuttosto che entrare in un ordine rilassato, è meglio rimanere a casa propria, visto che qualche religioso a cui ho parlato di questa citazione afferma di non aver mai sentito questa frase da nessuna parte […], mi piacerebbe sapere dove trovo questa mirabile perla sulla vita religiosa, che io condivido in pieno.

Ti ringrazio sempre per gli aggiornamenti costanti sul blog, e ti esorto a continuare su questa direzione: sono certo che il tuo apostolato sta salvando tante anime, aprendo gli occhi anche a coloro che vivono la fede in modo passivo.

In Corde Matris,
(lettera firmata)

Carissimo in Cristo,
                               sono contento che la pensi come Sant'Alfonso Maria de Liguori circa la questione dell'osservanza religiosa. Sì, confermo che questo grande Dottore della Chiesa affermava che è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato. Lo scrisse nella lettera intitolata "Risposta ad un giovane che dimanda consiglio circa lo stato di vita che deve eleggere" ed anche in una lettera intitolata "Avvertimenti ad una donzella che sta in dubbio dello stato che ha da eleggere”. Ecco cosa disse Sant'Alfonso a quel ragazzo: “Ho detto monastero di osservanza, perché se voleste entrare in qualche altro, dove si vive alla larga, è meglio che restiate in casa vostra, ed attendiate ivi a salvarvi l'anima, come meglio potrete; poiché, entrando in una comunità ove è rilassato lo spirito, vi metterete in pericolo di perdervi. Quantunque vi entraste con risoluzione di dedicarvi all'orazione, e di pensare solo a Dio; ciononostante, trascinato poi dai cattivi esempi dei compagni, e vedendovi inoltre deriso ed anche perseguitato, se non vorrete vivere a modo loro, lascerete tutte le vostre devozioni, e farete come fanno gli altri, secondo l'esperienza che se ne vede.”

Purtroppo molti fedeli ignorano gli scritti di Sant'Alfonso, e quando gli si mostrano i testi, si limitano a rispondere che oggi i tempi sono cambiati e trovano altre scuse di questo genere. Per convertire costoro non ci rimane che pregare e fare penitenza. Ti saluto cordialmente e ti incoraggio a continuare il tuo percorso di discernimento vocazionale.

In Cordibus Jesu et Mariae,
Cordialiter

martedì 21 novembre 2017

L'aumento della vita spirituale per mezzo del merito

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).

Noi progrediamo per mezzo della lotta contro i nostri nemici ma più ancora con gli atti meritorii che facciamo ogni giorno. Ogni opera buona, fatta liberamente da un'anima in stato di grazia per un fine soprannaturale, possiede un triplice valore, meritorio, sodisfattorio e impetratorio, che contribuisce al nostro progresso spirituale.

a) Un valore meritorio, col quale aumentiamo il nostro capitale di grazia abituale e i nostri diritti alla gloria celeste: ne riparleremo subito.

b) Un valore sodisfattorio, che inchiude a sua volta un triplice elemento: 1) la propiziazione, che per ragion del cuore contrito ed umiliato ci rende propizio Dio e l'inclina a perdonarci le colpe; 2) l'espiazione che, con l'infusione della grazia, cancella la colpa; 3) la sodisfazione che, per il carattere penoso annesso alle nostre buone opere, annulla in tutto o in parte la pena dovuta al peccato. Questi felici risultati non sono prodotti soltanto dalle opere propriamente dette ma anche dall'accettazione volontaria dei mali e dei patimenti di questa vita, come insegna il Concilio di Trento; il quale aggiunge che vi è in questo un gran segno del divino amore. Che cosa infatti di più consolante che poterci giovare di tutte le avversità per purificarci l'anima e unirla più perfettamente a Dio?

c) Finalmente queste opere hanno pure un valore impetratorio, in quanto contengono una domanda di nuove grazie rivolta all'infinita misericordia di Dio. Come ben fa notare S. Tommaso, si prega non solo quando in modo esplicito si presenta una supplica a Dio, ma anche quando con uno slancio del cuore o con le opere si tende a Lui, così che prega sempre colui che l'intiera sua vita tiene sempre ordinata a Dio: "tamdiu homo orat quamdiu agit corde, ore vel opere ut in Deum tendat, et sic semper orat qui totam suam vitam in Deum ordinat". Infatti, questo slancio verso Dio non è forse una preghiera, un'elevazione dell'anima verso Dio e un mezzo efficacissimo per ottenere da Lui quanto desideriamo per noi e per gli altri?

Per lo scopo che ci proponiamo, ci basterà esporre la dottrina sul merito dicendone:

1° la natura;
2° le condizioni che ne aumentano il valore.
I. La natura del merito.

Due punti sono da spiegare:

1° che cos'è il merito;
2° in che modo le nostre azioni sono meritorie.


1° CHE COS'È IL MERITO.

A) Il merito in generale è il diritto a una ricompensa. Il merito soprannaturale, di cui qui trattiamo, sarà dunque il diritto a una ricompensa soprannaturale, vale a dire a una partecipazione alla vita di Dio, alla grazia e alla gloria. Non essendo Dio tenuto a farci partecipare alla sua vita, occorrerà una promessa da parte sua per conferirci un vero diritto a questa ricompensa soprannaturale. Si può quindi definire il merito soprannaturale: un diritto a una ricompensa soprannaturale, che risulta da un'opera soprannaturale buona, fatta liberamente per Dio, e da una promessa divina che garantisce questa ricompensa.

B) Il merito è di due specie: a) il merito propriamente detto (che si chiama de condigno), al quale la retribuzione è dovuta per giustizia, perchè vi è una specie d'uguaglianza o di proporzione reale tra l'opera e la retribuzione; b) il merito di convenienza (de congruo), che non si fonda sulla stretta giustizia ma su un'alta convenienza, essendo l'opera solo in piccola misura proporzionata alla ricompensa. Per dare un'idea approssimativa di questa differenza, si può dire che il soldato che si diporta valorosamente sul campo di battaglia, ha uno stretto diritto al soldo di guerra, ma solo un diritto di convenienza ad essere citato nel bollettino di guerra o ad essere decorato.

C) Il Concilio di Trento insegna che le opere dell'uomo giustificato meritano veramente un aumento di grazia, la vita eterna, e, se muore in questo stato, il conseguimento della gloria.

D) Richiamiamo brevemente le condizioni generali del merito. a) L'opera, per essere meritoria, dev'essere libera; infatti se si opera per forza o per necessità, non si è moralmente responsabili dei propri atti. b) Deve essere soprannaturalmente buona, per aver proporzione colla ricompensa; c) e, quando si tratta di merito propriamente detto, dev'essere fatto in stato di grazia, perchè è la grazia che fa abitare e vivere Cristo nell'anima nostra e ci rende partecipi dei suoi meriti; d) fatta nel corso della vita mortale o viatoria, avendo Dio sapientemente determinato che, dopo un periodo di prova in cui possiamo meritare o demeritare, arrivassimo al termine, dove si resta fissati per sempre nello stato in cui si muore. A queste condizioni da parte dell'uomo si aggiunge, da parte di Dio, la promessa che ci dà un vero diritto alla vita eterna; secondo S. Giacomo infatti "il giusto riceve la corona di vita che Dio ha promesso a coloro che l'amano: Accipiet coronam vitæ quam repromisit Deus diligentibus se".

2° COME GLI ATTI MERITORI AUMENTANO LA GRAZIA E LA GLORIA.

Pare difficile a prima vista capire come atti semplicissimi, comunissimi, ed essenzialmente transitori, possano meritare la vita eterna. La difficoltà sarebbe insolubile se questi atti provenissero solo da noi; ma in verità si è in due a farli, sono il risultato della cooperazione di Dio e della volontà umana, il che spiega la loro efficacia: Dio, coronando i nostri meriti, corona pure i suoi doni, avendo in questi meriti una parte preponderante. Spieghiamo dunque la parte di Dio e quella dell'uomo e così intenderemo meglio l'efficacia degli atti meritori.

A) Dio è la causa principale e primaria dei nostri meriti: "Non sono io che opero, dice S. Paolo, ma la grazia di Dio con me: Non ego, sed gratia Dei mecum. È Dio infatti che crea le nostre facoltà, che le eleva allo stato soprannaturale perfezionandole con le virtù e coi doni dello Spirito Santo; è Dio che con la grazia attuale, preveniente e adiuvante, ci sollecita a fare il bene e ci aiuta a farlo: egli è dunque la causa primaria che mette in moto la nostra volontà e le dà forze nuove per abilitarla a operare soprannaturalmente.

B) Ma la nostra libera volontà, rispondendo alle sollecitazioni di Dio, agisce sotto l'influsso della grazia e delle virtù, e diviene quindi causa secondaria ma reale ed efficiente dei nostri atti meritorii, perchè siamo i collaboratori di Dio. Senza questo libero consenso non c'è merito; in cielo non meritiamo più, perchè là non possiamo non amare Dio che chiaramente vediamo essere bontà infinita e fonte della nostra beatitudine. D'altra parte anche la nostra cooperazione è soprannaturale: per mezzo della grazia abituale noi siamo divinizzati nella nostra sostanza, per mezzo delle virtù infuse e dei doni lo siamo nelle nostre facoltà, e per mezzo della grazia attuale anche nei nostri atti. Vi è quindi vera proporzione tra le nostre azioni, divenute deiforme, e la grazia che è essa pure una vita deiforme o la gloria che non è se non lo sviluppo di questa stessa vita. È vero che questi atti sono transitorii e la gloria è eterna; ma poichè nella vita naturale atti che passano producono abiti e stati psicologici che restano, è giusto che nell'ordine soprannaturale avvenga lo stesso, che i nostri atti di virtù, producendo nell'anima una disposizione abituale ad amar Dio, siano ricompensati con una durevole ricompensa; ed essendo l'anima nostra immortale, conviene che la ricompensa non abbia fine.

C) Si potrebbe certamente obiettare che, non ostante questa proporzione, Dio non è tenuto a darci una ricompensa così nobile e duratura come la grazia e la gloria. Il che concediamo senza difficoltà e riconosciamo che Dio, nella sua infinita bontà, ci dà più di quanto meritiamo; non sarebbe quindi tenuto a farci godere dell'eterna visione beatifica se non ce l'avesse promesso. Ma ei l'ha promesso per il fatto stesso d'averci destinato a un fine soprannaturale; la qual promessa ci è più volte ricordata nella S. Scrittura, dove la vita eterna ci è presentata come ricompensa promessa ai giusti e come corona di giustizia: "coronam quam repromisit Deus diligentibus se... corona justitiæ quam reddet mihi justus judex". Quindi il Concilio di Trento dichiara che la vita eterna è nello stesso tempo una grazia misericordiosamente promessa da Gesù Cristo e una ricompensa che, in virtù della promessa di Dio, è fedelmente concessa alle buone opere ed ai meriti.

Per ragione appunto di questa promessa si può conchiudere che il merito propriamente detto è qualche cosa di personale: per noi e non per gli altri meritiamo la grazia e la vita eterna, perchè la divina promessa non va oltre. -- La cosa va ben diversamente per Gesù Cristo, il quale, essendo stato costituito capo morale dell'umanità, in virtù di quest'ufficio meritò per ognuno dei suoi membri, e meritò in senso stretto.

Possiamo certamente meritare anche per gli altri, ma solo con merito ci convenienza; il che è già cosa molto consolante, perchè cotesto merito viene ad aggiungersi a ciò che meritiamo per noi stessi e ci fa così capaci, lavorando alla nostra santificazione, di cooperare pure a quella dei nostri fratelli.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928] 

lunedì 20 novembre 2017

Depressione

Mi hanno scritto varie persone che soffrono o hanno sofferto di depressione. Per entrare in qualsiasi ordine religioso è necessario essere in buone condizioni psichiche e mentali. Coloro che riescono a guarire stabilmente dalla depressione, possono certamente abbracciare la vita religiosa...


Gentile Cordialiter,
                               mi chiamo [...], ho quasi 24 anni e vivo a [...]. Mi sono imbattuta per caso nel tuo blog e per me è diventato un appuntamento giornaliero. Ammiro moltissimo il tuo lavoro e ti ringrazio per l'aiuto che offri a tanti giovani che cercano la loro strada. Ora è arrivato il mio turno di chiedere consiglio.

Ero una cristiana piuttosto tiepida, una di quelle che si permetteva di selezionare solo quelle verità di fede che le facevano più comodo. Tuttavia ho sempre sentito la sete di qualcosa di più grande. Poi con l'inizio dell'università ho avuto un crollo: studio Chimica, un corso di laurea che, oltre ad essere piuttosto impegnativo, non è certo l'ambiente ideale per sviluppare la propria spiritualità. E così smisi di credere. Continuavo a pensare che ci fosse un'entità superiore (la complessa perfezione dell'universo rende assurdo credere che tutto sia dovuto al caso...), ma non mi preoccupavo di approfondire la questione in nessun modo. Per tre anni sono stata lontana da Dio, ma non ero davvero felice e mi sentivo spesso inquieta. Negli ultimi dieci mesi ho cominciato a stare male. Non riuscivo più a studiare e soffrivo di continui attacchi di panico, apparentemente immotivati. Non volevo più uscire con gli amici e sono rimasta indietro con gli esami. Mi è stato spiegato che esiste una parola per descrivere lo stato in cui mi trovavo: depressione. Così, dopo un difficile percorso di convincimento, ho deciso di andare da un bravo psichiatra che fosse in grado di aiutarmi. Nello stesso tempo però, ho sentito un fortissimo impulso verso Dio. Ho cominciato a pregare Gesù e la Vergine Maria, come mamma di tutti noi. Mi sono affidata a Lei. Ho sentito che in questi anni avevo vissuto immersa nel buio e, leggendo i brani del Vangelo, sono stata avvolta da una nuova luce. Mi sono confessata: è stato come rinascere a vita nuova. Adesso sento il bisogno di pregare spesso durante la giornata e anche di andare alla Messa. Voglio sempre sentire la vicinanza a Gesù. I miei genitori mi vedono ogni giorno più serena e sono felici che la terapia con lo psichiatra funzioni. Io però so che tutta questa gioia, questa felicità, la serenità nell'affrontare le piccole difficoltà di ogni giorno (che prima mi sembravano insormontabili), vengono dalla preghiera e dal sostegno di Maria. Sento di aver ricevuto una grande grazia e vorrei donarmi ancora di più a Gesù buono.

Credi che questo improvviso e rovente amore per Dio sia solo uno stato passeggero dovuto alla depressione? La mia paura più grande è che questo sia per me solo un modo per evadere dalla realtà e dalle responsabilità di tutti i giorni. Non so cosa fare. Non ho il coraggio di affrontare quest'argomento con la mia famiglia, sono tutti atei e so che non capirebbero, anzi, si arrabbierebbero tantissimo. Forse dovrei parlare di questo col mio psichiatra?

Mi scuso per la lunghezza della lettera. Spero tanto che tu riesca a trovare un po' di tempo per leggerla e per rispondermi. Grazie infinite per la tua attenzione!

Un affettuoso saluto in Gesù e Maria,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                    ti ringrazio per avermi scritto, è edificante leggere i racconti di conversioni come la tua, perché in esse rifulge maggiormente l'infinita misericordia di Dio. È commuovente pensare alla bontà con cui il Signore accoglie i peccatori pentiti. La pace interiore che senti dentro di te non è un'illusione, è un dono di Dio. Ordinariamente parlando, tutti coloro che si confessano umilmente e si uniscono a Gesù Eucaristico, sentono la pace della coscienza, la quale è un bene maggiore di tutte le ricchezze della terra. I mondani non comprendono questi discorsi, altrimenti lascerebbero le discoteche per andare a trovare la vera gioia in Dio. La verità è che siamo stati creati per amare Dio, e il nostro cuore non può trovare pace sin tanto che non riposa in Lui.

Adesso che sei quasi guarita dalla depressione devi perseverare nella via della vita devota che tanta gioia interiore ti sta donando. Il mondo è ingannatore, promette di far felici i suoi seguaci, ma in realtà rende inquieti e infelici su questa terra, e ancora di più dopo la morte, se si muore senza pentimento. San Domenico Savio ripeteva spesso: "La morte, ma non peccati". Aveva ragione, è meglio morire anziché offendere Dio con qualche peccato. Ormai sei stata presa in “trappola” da Gesù buono, non puoi più vivere senza di Lui. :-) Non ti rimane altro da fare che arrenderti al suo amore per te. Quando il mondo non era stato ancora creato, il Signore già ti amava, ti ha sempre amato sin dall'eternità. E chi altro potresti amare all'infuori di Lui? Io non conosco nessun altro uomo che si lascerebbe inchiodare in croce per salvarti. Dunque, che fare? Non parlare coi tuoi familiari di ciò che senti nel tuo cuore, loro sono atei, non possono capire questi discorsi, sarebbe come parlare in cinese. Il consiglio che ti do è di fare gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola per comprendere quale stato di vita eleggere. Appena sarai completamente guarita dalla depressione, potrai anche abbracciare la vita religiosa, se questa è la volontà di Dio su di te. Non parlare di queste cose con lo psichiatra, a meno che non sia una persona profondamente religiosa ed esperta di vita spirituale, come lo fu San Giuseppe Moscati, ma è raro trovare un fedele laico con queste caratteristiche. Puoi stare certa che l'amore per Dio non è un'evasione dalle proprie responsabilità, anzi, questo amore aiuta a svolgere i propri doveri in maniera più responsabile. Continua ad amare la Santissima Trinità con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze, ti assicuro che non te ne pentirai. Soprattutto non te ne pentirai nell'istante della morte, quando finalmente potrai vedere Gesù e vivere insieme a Lui per tutta l'eternità. Chi possiede Dio, possiede ogni bene, e chi invece perde Dio, perde tutto!

Sono felicissimo di sapere che sei devota alla Madonna, hai fatto benissimo a rifugiarti tra le sue mani materne. San Bernardo diceva che chi non è devoto alla Beata Vergine Maria è moralmente impossibile che si salvi, perché è come se chiudesse il canale delle grazie. Infatti Ella è la Mediatrice di tutte le grazie che Dio ci dona, quindi commettono un grosso errore coloro che non la amano e non si rivolgono a Lei per chiederle aiuto.

Spero di esserti stato di qualche utilità, approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù Redentore e Maria Corredentrice del genere umano,

Cordialiter

domenica 19 novembre 2017

Da giornalista a suora

Tempo fa mi ha scritto una giovane giornalista che mi confidò di voler diventare suora. Ne approfittai per farle una specie di "intervista". Per leggerla, cliccate qui.

sabato 18 novembre 2017

Pensieri d'amore per Gesù

Una lettrice in discernimento vocazionale è affascinata dall'orazione mentale, cioè dal dialogo “da cuore a Cuore” con Dio.


Ciao D.,
                  da quando ho scoperto l'orazione mentale non riesco più a farne a meno!

Una volta pregare per me significava recitare le preghiere che conoscevo, sempre con grande attenzione e profondità d'animo, ma non avevo un vero dialogo aperto con Gesù e la Madonna.

Ora, soprattutto mattino e sera, mi viene naturale avere una breve o lunga conversazione con Gesù e Maria, per chiedere aiuto, consiglio, o semplicemente per ringraziare. Ora sì che inizio a sentirmi più vicina al Signore!

Grazie per i tuoi preziosi consigli, senza i quali forse non starei ritrovando Dio.



Cara sorella in Cristo, 
                                           ciò che mi hai confidato è davvero consolante. L'orazione mentale è la fornace ardente che tiene ravvivato nei nostri cuori il fuoco dell'amore per la Santissima Trinità. Sant'Alfonso Maria de Liguori, Santa Teresa d'Avila e tanti altri santi raccomandavano di fare ogni giorno l'orazione mentale. Chi rimane fedele a questa pratica di devozione, farà molti progressi nella vita spirituale, e sarà facile per lui salvarsi l'anima. 

Quando “dialoghi” con Dio in modo familiare, è bene inframmezzare il “discorso” con affetti devoti, ossia con brevi ma intensi pensieri d'amore come i seguenti che utilizzava Sant'Alfonso Maria de Liguori (lui si rivolgeva a Dio dando il “voi”, ma puoi tranquillamente utilizzare il “tu”, come fa la Chiesa nella sacra liturgia): 

- Signore, e chi sono io che tanto cercate d'essere amato da me? 
- Vi amo, Gesù mio, io vi amo, e spero di finir la vita dicendo: Io vi amo, io vi amo. 
- E chi voglio amare, se non amo voi, Gesù mio? 
- Fate ch'io sia tutto vostro prima ch'io muoia. 
- Accetto tutte le pene, purché io vi ami, o mio Dio. Oh potessi, Gesù mio, morir per voi che siete morto per me! 
- Mio Dio, voi solo voglio. 
- Io voglio solo tutto quel che volete voi. 
- Fatemi morire prima che io vi abbia ad offendere. 
- Voi non mi lascerete, io non vi lascerò. Sempre ci ameremo, o mio Dio, adesso e per l'eternità. 
- Troppo vi sarei ingrato, o Gesù mio, se dopo tante grazie io vi amassi poco. 
- Voi vi siete dato tutto a me, io mi do tutto a voi. 
- Voglio amarvi assai in questa vita per amarvi assai in Cielo. 
- Oh vi avessi sempre amato! Oh fossi morto prima che offendervi! 
- Datemi ogni castigo, ma non mi private di potervi amare. 
- Voglio amarvi senza riserva, e far tutto quel che intenderò esser di vostro gusto. 
- Oh potessi farvi amare da tutti quanto voi meritate! 
- Amor mio, non permettete che io mi separi da voi. 
- Quando sarà che potrò dirvi: Mio Dio, non vi posso perdere più? 
- O Maria Madre mia, fate ch'io sempre a voi ricorra. Voi mi dovete far santo, così spero.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter

lll

venerdì 17 novembre 2017

Vuole vivere sempre con Gesù

Ripubblico la lettera di una studentessa universitaria innamorata di Gesù.

Carissimo fratello in Cristo,
                                               sono una tua lettrice accanita e oggi avevo piacere di raccontarti la mia storia. Mi chiamo [...], ho 22 anni e sono di [...]. Nella mia vita Gesù è stato sempre presente, ma in maniera piuttosto "blanda". Ho vissuto un'adolescenza tranquilla, ho avuto qualche fidanzatino, ma Gesù era presente solamente in quei 50 minuti della Messa domenicale. A 18 anni ho conosciuto un ragazzo splendido, in grado davvero di donarsi agli altri, che mi ha portato ad avere una fede più profonda, così profonda che dopo 3 anni di fidanzamento assolutamente perfetti, in cui pensavamo davvero di essere fatti l'uno per l'altra, mi sono innamorata di Gesù. All'inizio non capivo nemmeno io cosa mi stava succedendo, perchè avessi il desiderio di andare a Messa anche nei giorni feriali, di pregare il rosario di tanto in tanto, di recitare lodi e compieta. Poi dopo un paio di mesi di preghiera, non dico intensa, ma sicuramente più forte di prima, sono partita 4 giorni con i miei genitori, e proprio in quei giorni mi sono resa conto di quanto mi mancasse l'incontro con Gesù nella Messa, che ormai era diventato quotidiano, e di quanto quell'incontro fosse diventato fondamentale per la mia vita. Tornata da quella breve vacanza, ho iniziato davvero a pregare intensamente per cercare di comprendere la volontà del Signore. Ma più i giorni passavano, più il mio amore per Lui cresceva, più il desiderio di donarmi a Lui si faceva forte. Così, con tanta sofferenza nel cuore, mi sono decisa a lasciare il mio fidanzato, spiegandogli che la mia vita sarebbe stata un'intera consacrazione al Signore. Un mese dopo, ho trovato il coraggio di dirlo anche ai miei genitori, ahimè molto poco credenti, ma inspiegabilmente non l'hanno presa così male come mi aspettavo.

Oggi mi ritrovo con pochissimi esami al termine dell'università, con la certezza nel cuore che Dio è la mia vita, ma con ancora tanti dubbi riguardo a dove concretamente svolgerò la mia "missione". Ho un carattere molto aperto, solare, infatti mi piace moltissimo stare a contatto con le persone; proprio l'altro giorno, un ragazzo disabile, che non mi conosceva affatto perché è entrato da poco nella struttura dove faccio volontariato, mi ha detto che nei miei occhi e nel mio sorriso ha visto una luce che non aveva mai visto prima. Il mio cuore è sobbalzato! Non credevo che il mio amore per Gesù trapelasse così tanto :) ! Che bello però sapere che Gesù mi usa come un suo strumento per portarLo agli altri. Credo quindi di essere maggiormente portata ad una vita attiva, piuttosto che ad una contemplativa. Comunque non mi preoccupo più di tanto riguardo a dove il Signore mi vorrà, perché sono certa che quando sarà il momento, quando finirò l'università, Lui me lo farà capire e io accetterò con gioia qualsiasi cosa, pur di compiere la Sua volontà!

Ti ringrazio davvero di cuore per tenere questo splendido blog, è davvero utile a tanti giovani in ricerca come me.

Un abbraccio nel Signore,
(lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                               ti ringrazio per avermi scritto, è davvero edificante constatare che nonostante il materialismo pagano che dilaga nella società, Gesù buono continua ancora a catturare i cuori di tante persone. La carriera, i soldi, i viaggi, i divertimenti sfrenati e tutte le altre cose passeggere della terra, non potranno mai saziare le nostre anime che sono state create per conoscere, amare e servire Dio in questa vita, per poi poterlo amare in Cielo per tutta l'eternità. Sono davvero molto felice di sapere che senti il desiderio di donare il resto della tua vita all'amorevole Redentore delle anime nostre. Diventare sposa del Re del Cielo, ti rendi conto? Gesù si donerà tutto a te, e tu ti donerai tutta a Lui. Continua a perseverare, poiché è troppo grande il dono della vocazione religiosa. Solo in Cielo capirai con pienezza quanto grande sia stata la grazia di aver abbracciato la vita consacrata. Dispiace che i mondani non possono capire queste cose, altrimenti i conventi e i monasteri verrebbero invasi da una moltitudine di postulanti.

Non mi stupisco affatto che quel ragazzo disabile si sia accorto che in te c'è qualcosa che brilla. Quando una persona è innamorata di Gesù, la grazia di Dio la trasforma in un essere mansueto, dolce e caritatevole che attira la benevolenza delle anime di buona volontà. Ecco perché San Francesco di Sales e il Santo Curato d'Ars riuscivano a convertire tante anime. La carità e la grazia di Dio affascinano persino i pagani, i quali ai tempi di San Paolo rimanevano colpiti nel vedere che i cristiani si amavano come fratelli. Continua ad amare Dio e il prossimo, soprattutto i poveri e i disabili, perché è in base alla carità che si vede se un tale è davvero seguace di Gesù Cristo. Non dobbiamo dimenticarci che un Giorno saremo giudicati sull'amore. Inoltre la carità fraterna è un potente strumento d'apostolato, pensiamo ad esempio a quanti pagani si sono convertiti al cattolicesimo dopo essere stati folgorati dalla carità fraterna dei missionari. Il vero cristiano deve ardere dal desiderio di veder la Santissima Trinità amata da tutti, e per questo motivo deve zelare la salvezza delle anime redente dal Sangue di Cristo. Sarebbe meraviglioso se tu questa estate potessi fare un'esperienza vocazionale in qualche ordine religioso fervoroso e osservante come le Serve del Signore e della Vergine di Matarà.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Re e in Maria Mediatrice e Corredentrice del genere umano,

Cordialiter

giovedì 16 novembre 2017

Rimanere fedeli a Gesù nei momenti di difficoltà

Ripubblico la lettera di una giovane ragazza desiderosa di donare il resto della sua vita a Gesù buono, la quale stava attraversando un periodo di sofferenze interiori...


Carissimo,
                  è un po' che non ti scrivo, ma leggo tutti i giorni il blog.

Mi trovo in un periodo strano, sono confusa... non riesco a pregare mi sembra di aver perso Dio, non lo so ma è come se Lui non fa parte più della mia vita, è tutto così strano, così confuso.

Ti scrivo con il cuore pieno di tristezza e amarezza, puoi darmi dei consigli? Non so che fare!

Grazie
(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   ti ringrazio per avermi scritto, per me è una grande gioia poter incoraggiare le persone che sentono il desiderio di abbracciare la vita religiosa. Uno degli scopi dell'amicizia spirituale è appunto di aiutarsi a vicenda nei momenti di difficoltà, pertanto rispondo volentieri alla tua lettera.

Ti confesso che durante questo lungo periodo in cui non ci siamo sentiti, ogni tanto mi sono domandato se tu stessi perseverando nel discernimento vocazionale. Lo spero tanto! Quando nella prima lettera mi avevi parlato del desiderio di donare a Gesù buono il resto della tua vita, avevo accolto con gioia questo tuo bel proposito. Però, sapevo bene che il nemico del genere umano avrebbe fatto di tutto per farti cambiare idea. Nel mondo ci sono tante distrazioni e dissipazioni che a poco a poco raffreddano lo spirito di devozione e a volte conducono l'anima anche a separasi da Gesù Cristo per aderire alla “nuova religione” del materialismo edonistico e idolatrico.

Per questo motivo quando qualcuno sente la vocazione è bene cercare di rispondere il più presto possibile alla chiamata del Signore. Nei monasteri fervorosi e osservanti è più facile condurre vita devota poiché non ci sono quelle distrazioni che affliggono coloro che vivono nel mondo.

Questa sofferenza che senti nel cuore è una prova importante della tua vita. È facile essere cristiani e dedicarsi alla preghiera quando si sentono le consolazioni spirituali, ma il vero cristiano deve dimostrare la sua fedeltà a Gesù nei momenti di difficoltà. Il vero amore si dimostra sapendo soffrire qualcosa per la persona amata. Molti in questi momenti di dolore tradiscono il Signore decidendo di abbandonare la fede e immergendosi nei divertimenti mondani, più o meno peccaminosi. Meglio morire anziché tradire il Redentore Divino! Dopo tutto l'amore che ci ha dimostrato nella sua dolorosa Passione, non merita di essere tradito. Fin quando saremo in questa valle di lacrime dobbiamo dimostrargli tutto il nostro amore, non solo nei momenti felici, ma anche in quelli di tristezza e dolore. Ma che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio? Lui è l'unica ragione della nostra vita essendo il fine ultimo della nostra esistenza.

Che fare in concreto per superare questa prova d'amore? Innanzitutto devi dire a Dio che non desideri altro che di amarlo in questa vita e nell'eternità, e che preferici la morte anziché offenderlo col peccato. Supplica la Beata Vergine Maria di prenderti sotto la sua protezione, Ella è la Mediatrice di tutte le grazie e ti aiuterà volentieri a rimanere fedele a Gesù. Una mamma non può abbandonare una figlia in difficoltà, pertanto se ti metterai nelle mani della Madonna puoi stare certa che tutto andrà bene, Lei è la Regina delle Vittorie.

Anche se non senti più le consolazioni spirituali, continua a recitare le preghiere e a compiere tutte le pratiche di devozione alle quali sei abituata. Cerca di fare molta lettura spirituale dei grandi classici del cristianesimo come “L'imitazione di Cristo” e “Le Glorie di Maria”. Vai ai piedi del tabernacolo per adorare, amare e supplicare Gesù buono, davvero presente nel Santissimo Sacramento. Offri le tue sofferenze per la conversione dei nemici della Chiesa.

Ti consiglio vivamente di fare presto un'esperienza vocazionale in qualche convento fervoroso. Visto che abiti nel centro Italia potresti contattare le “Serve del Signore e della Vergine di Matarà”, scrivendo al seguente indirizzo: vocazione@servidoras.org Queste giovani suore hanno uno stile di vita gioioso e fervoroso che contagia facilmente le anime. Credo che se farai un ritiro da loro ritroverai subito la pace e la gioia nel cuore.

Coraggio, non ti demoralizzare! Tu vuoi, tu puoi, tu devi superare questo periodo di tristezza. Continuo a pregare ardentemente per te e per la tua vocazione religiosa, e rimango a tua disposizione per qualsiasi chiarimento o anche solo per continuare il dialogo spirituale.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Re e Maria Corredentrice del genere umano.

Cordialiter

mercoledì 15 novembre 2017

Donare la vita a Gesù Cristo

Ripubblico una bella lettera di una ragazza desiderosa di donare il resto della sua vita a Gesù buono.

Carissimo fratello,
                                 questa settimana ho avuto una notizia meravigliosa! Nella direzione spirituale, il mio direttore ha accolto con gioia la mia insistenza nel voler consacrare la mia vita a Dio. Mi aveva raccomandato un po’ di tempo per un giusto discernimento. In questi tre mesi non ho mancato un giorno di andare alla Messa e di pregare con fervore per comprendere cosa vuole il Signore per me, in modo che potessi compiere la Sua volontà nel migliore dei modi. Adesso è chiara in me la consapevolezza del dover essere tutta Sua. Gesù mi ha sedotta con la Sua straordinaria bellezza, con le parole che ogni giorno mi dona attraverso la Santa Messa, mi ha conquistata nella Comunione, ha preso possesso del mio cuore e della mia anima. E giorno dopo giorno mi fa la corte, in mille modi. A tratti subentra la mia fragilità umana e la mia sconfinata miseria. Lui mette alla prova la mia fedeltà, ma satana tenta in tutti i modi di insinuare in me il dubbio. Accade soprattutto durante l’adorazione Eucaristica, il momento che attendo con ansia, come la fidanzata che vuol correre dall’innamorato per stare insieme a lui. Cerca di distruggermi col sospetto che siano miei desideri, che io sia troppo stupida e debole per poter unirmi a Gesù consacrandoGli la mia vita. Ma il buon Dio conosce il nostro cuore e le nostre fragilità e non ci prova mai più delle nostre forze. Con la Sua grazia, torno ad alzarmi, più forte di prima e anche più convinta. Dunque comprendo che la prova è una grazia immensa che il Signore ci concede, perché, stringendo la Sua mano e mediante la Sua forza, ne usciamo più forti di prima. Mi innamoro di Lui ogni giorno di più. Al mattino lo sento vicino come solo un innamorato può fare. Mi riempie di attenzioni durante tutto il giorno, mi invade la Sua tenerezza ogni volta che penso a Lui e pronuncio il Suo dolcissimo nome. Dunque, ti starai chiedendo quale sia la buona notizia: ho detto al direttore spirituale che non potrò stare a lungo nel mondo, quindi sollecitavo la fondazione del nuovo ordine, di cui parlavamo. E lui ha detto che prima dell’estate inizieranno i lavori di costruzione della chiesa al centro di [...] e da lì sorgerà il monastero. La Mamma Celeste gli farà comprendere come vuole che sia quest’ordine. Sono così felice da non star più nella pelle, letteralmente: la mia anima a tratti sembra voler spiccare il volo verso la patria celeste. Al momento nessuno conosce questa mia vocazione, se non il direttore e l’amica di cui ti parlavo, anche lei chiamata alla vita consacrata.

Mia madre ha cominciato a sospettare qualcosa, ma io non ho ancora detto una sola parola sull’argomento. Qualche mattina fa, mi chiedeva cosa fossero questi “segreti” che ho con Padre A. , visto che da tre mesi parliamo più spesso. Mi ha chiesto se volessi farmi suora, le ho suggerito di chiederlo a Dio. Lei sta facendo il mio stesso cammino di fede, con la differenza che è sempre stata vicina al Signore e grazie alle sue preghiere Dio ha potuto attrarmi a sé. Inoltre ha sempre desiderato avere un figlio sacerdote, dunque mi aspettavo una reazione molto diversa. Ha detto che non devo farmi suora (quando la gente dice “farsi suora o monaca” lo dice in modo sprezzante), che io devo farmi una famiglia, che non sono adatta a vivere rinchiusa e che Dio lo si può amare anche così. Ho atteso che andasse via, per nascondere le lacrime. Non ha avuto una sola parola da me riguardo la questione, ma temo adesso il giorno in cui dovrò parlarne ai miei. Gli amici certamente mi rideranno in faccia e mi volteranno le spalle, i parenti non comprenderanno e mi prenderanno in giro. [...] Sono una persona molto sensibile e non sopporto di dover provare dolore per ogni piccola stupidaggine, ma con Gesù sono disposta ad affrontare tutti gli avversari. Se Lui mi vuole come sposa, nessuno al mondo potrà opporsi alla Sua volontà.

Per me e per questo progetto di vita, ti chiedo tanta preghiera. Io ricambierò certamente.

Un caro saluto in Gesù e Maria,

(lettera firmata)

martedì 14 novembre 2017

Circa l'obbligo dei sacerdoti di tendere alla perfezione cristiana

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


I sacerdoti, in virtù del loro ministero e della missione che loro incombe di santificare le anime, sono obbligati a una santità interiore più perfetta di quella dei semplici religiosi non elevati al sacerdozio. Tal è l'espressa dottrina di S. Tommaso, confermata dai più autentici documenti ecclesiastici: "quia per sacrum ordinem aliquis deputatur ad dignissima ministeria, quibus ipsi Christo servitur in sacramento altaris; ad quod requiritur major sanctitas interior, quam requirat etiam religionis status". I Concilii, massime quello di Trento, i Sommi Pontefici, specialmente Leone XIII e Pio X, insistono tanto sulla necessità della santità per sacerdote, che il negare la nostra tesi sarebbe un mettersi in flagrante contraddizione con queste irrefragabili autorità. Ci basti ricordare che Pio X, in occasione del cinquantesimo anniversario del suo sacerdozio, pubblicò una lettera indirizzata al clero cattolico, ove dimostra la necessità della santità per sacerdote e indica esattamente i mezzi necessari per acquistarla, mezzi che, a dirlo di passata, sono quelli stessi che inculchiamo noi nei nostri Seminarii. Dopo aver descritto la santità interiore (vitæ morumque sanctimonia), dichiara che sola questa santità ci rende quali la divina nostra vocazione richiede: uomini crocifissi al mondo, rivestiti dell'uomo nuovo, che non aspirino se non ai beni celesti e che si studino con ogni mezzi possibile d'inculcare agli altri gli stessi principi [...].

Il Codice sancì queste idee di Pio X, insistendo, più che l'antica legislazione non facesse, sulla necessità della santità pel sacerdote e sui mezzi di praticarla. Dichiara nettamente che "gli ecclesiastici devono condurre una vita interiore ed esteriore più santa dei laici e dar loro buon esempio con le virtù e le buone opere". Aggiunge che i Vescovi devono fare in modo "che gli ecclesiastici s'accostino frequentemente al Sacramento della Penitenza per purificarsi delle loro colpe; che ogni giorno attendano per un po' di tempo all'orazione mentale, visitino il SS. Sacramento, recitino il rosario in onore della Vergine Madre di Dio, e facciano l'esame di coscienza. [...]

Vi è poi una serie d'insegnamenti che sono direttamente ed esplicitamente riservati agli apostoli e ai loro successori: quelli che Gesù dà ai Dodici e ai Settantadue inviandoli a predicare nella Giudea e quelli che disse nell'ultima Cena. Ora questi discorsi contengono un codice di perfezione sacerdotale così alta da risultarne per i sacerdoti uno stretto dovere di tendere incessantemente alla perfezione. Dovranno infatti praticare il disinteresse assoluto, lo spirito di povertà e la povertà effettiva, contentandosi del necessario, lo zelo, la carità, la piena dedizione, la pazienza e l'umiltà in mezzo alle persecuzioni che li aspettano, la fortezza per confessar Cristo e predicare il Vangelo a tutti e contro tutti, il distacco dal mondo e dalla famiglia, il portamento della croce e la perfetta abnegazione.

Nell'ultima Cena Gesù dà loro quel comandamento nuovo che consiste nell'amare i fratelli come li ha amati lui, cioè sino alla intiera immolazione; raccomanda la fede viva, una piena confidenza nella preghiera fatta in suo nome; l'amor di Dio che si manifesti nell'osservanza dei precetti; la pace dell'anima per accogliere e gustare gl'insegnamenti dello Spirito Santo; l'intima e abituale unione con lui, condizione essenziale di santificazione e d'apostolato; la pazienza in mezzo alle persecuzioni del mondo che odierà loro come odiò il Maestro; la docilità allo Spirito Santo che verrà a consolarli nelle tribolazioni; la fermezza nella fede e il ricorso alla preghiera in mezzo alle prove: in una parola le essenziali condizioni di quella che oggi chiamiamo vita interiore o vita perfetta. E termina con quella preghiera sacerdotale, piena di tanta tenerezza, con cui domanda al Padre di custodire i suoi discepoli come li custodì lui nella sua vita mortale; di preservarli dal male in mezzo a quel mondo che devono evangelizzare e di santificarli in tutta verità.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928]

lunedì 13 novembre 2017

Una minorenne innamorata di Cristo

Cari lettori del blog, molti di voi mi hanno scritto delle lettere vocazionali che mi hanno procurato tanta consolazione spirituale. Tempo fa una ragazza minorenne mi ha scritto una lettera molto bella, che voglio ripubblicare ad edificazione delle vostre anime.


Salve, è la prima volta che scrivo e conoscere il tuo blog è stata davvero una grazia della Provvidenza.

Mi chiamo [...] e ho quasi diciassette anni; qualche mese fa ho sentito per la prima volta dentro di me la chiamata del Signore e da quel momento il desiderio di essere Sua per sempre si è fatto sempre più intenso. Tuttavia non so se è davvero questa la mia vocazione, spesso ho dei grandi dubbi sul fatto che sia soltanto una mia fantasia, un condizionamento o qualcosa che non viene da Dio. Non ne ho mai parlato con nessuno... e anche questo aumenta i miei dubbi. Io desidero solo fare la Sua Santissima volontà, mi metto tutta nelle Sue mani, ma ho paura di non riconoscere e di non saper comprendere la voce del Signore. Non mi sento degna di essere la Sua sposa perchè vedo tutti i miei limiti e sono ben lontana dall'essere santa! Desidero solo fargli piacere.

Sono molto devota alla Madonna, non Le nascondo niente e vorrei essere proprio come Lei: la serva del Signore. Prego quasi tutti i giorni il Rosario e questo mi dà la forza di andare avanti, mettendomi tanta pace nel cuore.

[…] Ultimamente sto cercando di informarmi, attraverso internet, su vari ordini religiosi; mi ha particolarmente colpita quello delle [...]. Ma sono in uno stato di confusione terribile, anche perché come dicevo, mi sento troppo peccatrice e temo che sia una tentazione di superbia o di "evasione" dalla realtà.

Concludendo, al di là della mia grande confusione, vorrei consolare Gesù e la Madonna, riparare tutti gli oltraggi che vengono fatti verso Essi ed essere come una piccolissima fiammella che si consuma d'amore per Loro, per la salvezza di tutte le anime. Questo nel modo che più desiderano.

Ti ringrazio anticipatamente, mi scuso se non sono riuscita a spiegarmi e prometto di ricordare te e tutti i lettori del blog nella preghiera.

(Lettera firmata)


Carissima sorella in Cristo,
                                             ti ringrazio per la bellissima lettera che mi hai scritto; mi riempie il cuore di gioia sapere che in questo mondo edonista e materialista ci siano ancora giovani ragazze che ardono dal desiderio di donare la propria vita al Redentore Divino.

Ciò che mi hai scritto mi è piaciuto molto e adesso ti spiego il perché. La vocazione, più che in un sentimento del cuore o in una sensibile attrattiva, è riscontrabile principalmente nella retta intenzione di chi aspira alla vita religiosa. Chi desidera diventare suora per il nobile motivo di consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, di vivere più unita a Gesù, di appartenere tutta a Lui, e cose di questo genere, costei mostra di avere dei segni tipici di una sincera vocazione. Leggendo la tua lettera ho constatato le buone motivazioni che ti spingono a donarti al Re del Cielo. Questa è una delle tre condizioni che assicurano che una vocazione è vera. Le altre due condizioni sono l'assenza di impedimenti (problemi di salute, genitori in stato di bisogno, eccetera), e l'accettazione da parte dei superiori dell'ordine della richiesta di entrare nel monastero.

Io nutro molte speranze che la tua sia una vera vocazione, ma per il momento devi continuare il percorso di discernimento vocazionale. San Tommaso d'Aquino e Sant'Alfonso Maria de Liguori (due grandi Dottori della Chiesa) insegnano che quando una persona sente di essere chiamata alla vita religiosa, deve rispondere subito. Tuttavia il tuo caso è un po' diverso, poiché essendo minorenne è necessario avere il consenso di entrambi i genitori. Non preoccuparti, Gesù sa benissimo che non è colpa tua se non puoi entrare subito in monastero, dunque ti aiuterà a conservare intatta la vocazione, purché tu la custodisca con cura.

Sono contento che desideri solo piacere a Gesù. Questa è l'essenza della vita cristiana! Infatti il seguace di Gesù Cristo in tutte le sue azioni deve operare solo con l'intento di piacere a Dio. Prego con tutto il cuore affinché tu sia perseverante nel discernimento vocazionale, e spero vivamente che un giorno tu possa diventare una casta sposa di Cristo Re.

In unione di preghiera

Cordialiter

domenica 12 novembre 2017

La verginità è un tesoro prezioso

Lettera di una ragazza che desidera vivere nella purezza.


Caro fratello in Cristo,
                                      sì, desidero vivere unita a Gesù.

Per quanto riguarda il mio cammino spirituale, ti dico che sono pochi mesi che ho sentito la chiamata di Dio, sono quasi certa che sia una chiamata alla vita consacrata, ma ho bisogno di fare ulteriore discernimento, specialmente perseverando nella pia pratica, per essere sicura che il Signore mi chieda proprio questo. Ho sempre amato Gesù e questa Pasqua mi sono riscoperta fortemente innamorata di quest'Uomo speciale, meditando la Sua dolorosissima Passione e ripercorrendola passo passo prima da sola e poi con la comunità parrocchiale.

Ho capito inoltre che la verginità è un tesoro prezioso e desidero altresì vivere in castità, anche se questo talvolta mi porta a combattere con la mia natura umana debole e carnale.

Ti ringrazio per avermi segnalato gli esercizi spirituali dalle Servidoras. Non so se nei prossimi giorni mi sarà possibile partecipare, ma continuerò a seguire i tuoi blog e a tenermi aggiornata su questo tipo di appuntamenti, non posso prometterti niente al momento ma non escludo di prendervi parte in futuro, anche per conoscere queste suore tanto gioiose e fervorose. Comunque credo anch'io che gli esercizi di Sant'Ignazio mi farebbero un gran bene.

Non so se il Signore mi chiamerà in un ordine di vita attiva o contemplativa; caratterialmente pensavo di essere più portata per la clausura, ma questo lo si può scoprire solo facendo esperienze vocazionali.

Grazie perché continui a pregare per me: io voglio essere Sposa di Cristo, non perché mi senta degna di esserlo, ma perché Lo amo e voglio obbedirGli facendo ciò che Lui desidera per me. Tuttavia credo proprio che ci vorrà del tempo prima che io sia realmente pronta per la vita in comunità. Un Padre francescano [...] mi ha detto che il Signore mi vuole consacrata, ma che dovrò crescere tanto spiritualmente nel tempo prima che questo accada. Ha parlato di qualche anno...

Spero vivamente che questo avvenga, ce la metterò tutta, ma anche se non dovesse essere, a causa della mia debolezza, mi impegnerò a seguire Cristo per tutta la vita come laica fedele ai suoi insegnamenti e non sposata. Sono serena e devo aver pazienza.

Prego e pregherò tanto la Vergine Maria con il Santo Rosario quotidiano di donarmi tutte le Grazie necessarie a divenire Sposa del Suo amatissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo. Desidero crescere e migliorarmi nella pratica religiosa e nella lotta al peccato.

Ho letto qualche tempo fa sul tuo splendido blog vocazionale che avevi intenzione di pubblicare un diario in rete sulla devozione alla Beata Vergine Maria. L'hai già fatto? Fammi sapere a riguardo perché sarò senz'altro tra i più assidui lettori del blog: la Nostra Madre e Regina merita di essere venerata e onorata da noi tutti suoi figli. Solo Lei può condurci a Cristo, e Cristo al Padre.

In Cordibus Jesu et Mariae,
(lettera firmata)




xz3

sabato 11 novembre 2017

Sognava di diventare mamma...

Ripubblico una bella lettera di una ragazza a cui ho consigliato di fare un ritiro spirituale.

Ciao! Non so chi sei, ma devo ringraziarti perché le tue parole mi aiutano sempre a riflettere e ad approfondire temi che pochi trattano così pubblicamente e delicatamente. E' da un mesetto che seguo il tuo blog e devo dire che ciò sta cambiando alcuni pensieri sulla mia vita. Mi chiamo [...], ho quasi 25 anni e mi sto laureando in psicologia. Sono arrivata ad un bivio della mia vita, devo prendere strade sicure e definitive, iniziare un tirocinio magari fuori città, e protendere verso un lavoro ed una situazione autonoma che ho sempre bramato. Ho sempre desiderato poter divenire un giorno mamma, immaginando una famiglia tutta mia. [...] Non ho mai visto invece nello spirito delle consacrate a Dio un qualcosa che mi chiamasse, che potesse riguardare me. Ho sempre considerato la vita consacrata un dono di Dio e un dono a Dio, ma non il mio dono. Devo però dire che da qualche anno sento una “chiamata”, ma non avendo alcuna idea del tipo di chiamata, ho parlato con vari religiosi e laici sull'argomento. Ho così capito che per diventare religiosi è necessario innanzitutto che il pensiero di una tale scelta ti scateni dentro una grande gioia, gioia che io attualmente non credo di provare. Ho pensato così che si potesse trattare non di una chiamata vocazionale, ma di un pensiero probabilmente alimentato dalla mia non-condizione sentimentale e dal fatto che credo che il Signore faccia provvidenzialmente fallire ogni mio piano di vita perché forse ha qualcosa in serbo per me, qualcosa di cui però non sono assolutamente a conoscenza. In estate, sia parlando con il mio sacerdote, sia facendo esperienza in una comunità mista di frati e suore, dopo grandi dubbi su una possibile vocazione, ho finalmente archiviato l'idea della consacrazione, collegandola ad un argomento comunque bello, ma non facente parte di me. Leggendo però il tuo blog e le testimonianze, leggendo le memorie di santa Teresa di Lisieux ed altri testi, pregando la liturgia delle ore, frequentando la comunità della parrocchia e divenendo una catechista alle prime armi, pian piano si è riaccesa in me come una piccola fiamma, ed ho iniziato di nuovo a pensare alla vita monastica. Pregare, leggere la Bibbia ed altri libri religiosi, lavorare nella natura, nel silenzio, con la pace nel cuore, sono attività che mi stimolano. Sarebbe una strada fatta di estremi sacrifici (il dover rinunciare ad avere una propria famiglia e alla propria autonomia), ma una strada forse in sintonia con la mia natura. [...] Per me già sarebbe un grande dolore il dover rinunciare alla possibilità di divenire mamma, figuriamoci diventare una suora attiva e missionaria, la quale sarebbe però più coerente con la mia formazione […]. Mi ha sempre attratto invece la vita ascetica ed eremitica, soprattutto quella degli asceti di una volta. [...] Devo sottolineare che, il mio, è un periodo molto stressante e forse questo pensiero vocazionale è una "via di fuga" dalle responsabilità che mi stanno assalendo e da questo mondo che mi inquieta e mi inquina, e nel quale mi sono sempre sentita come "un pesce fuor d'acqua". Forse non ho pazienza e non riesco ad attendere che il Signore mi illumini maggiormente sul percorso da seguire. Vorrei sapere, ringraziandoti di vero cuore, cosa ne pensi di tutto ciò e come io possa fare maggiore luce in me stessa, riuscendo a fare discernimento su una “chiamata” che già è molto che riesco a percepire in mezzo a tutti questi rumori dell'anima e del mondo.
Pace a te, amico!

Cara sorella in Cristo,
                                   ti ringrazio per avermi scritto, per me è una grande gioia sapere che in questa società in cui regna il materialismo idolatrico, ci sono ancora persone che vivono “controcorrente” e cercano di capire qual è la volontà di Dio su di sé.

Eleggere lo stato di vita è una scelta di fondamentale importanza, per questo motivo apprezzo molto il tuo impegno nel voler riflettere attentamente su ciò che dovrai fare in futuro. Il fatto che il pensiero di entrare in convento non ti entusiasmi, non è necessariamente un sintomo di mancanza di vocazione religiosa. Pensiamo a Sant'Andrea Fournet, il quale da giovanotto non aveva nessuna intenzione di diventare sacerdote, e addirittura un giorno scrisse sulla copertina di un libro: “Né prete, né frate”. In seguito intraprese la carriera militare, ma dopo un po' di tempo capì che invece il Signore lo chiamava al sacerdozio, e così si arrese alla Sua divina volontà. Potrei raccontarti tanti altri casi del genere, anche di persone viventi.

Hai ragione quando pensi che il Signore ha permesso che fallissero tutti i tuoi piani perché Lui ha qualche altro progetto su di te. Di tutto ciò che ci capita nella vita, nulla avviene per cieco caso, ma ogni cosa è voluta o almeno “permessa” da Dio per nostro bene. Sì, anche le cose cattive sono “permesse” (non volute) dal Signore. Ti faccio un esempio: il Santo Giobbe subì il furto delle sue greggi e divenne poverissimo; ovviamente Dio non volle che venisse commesso il peccato di furto, ma non impedì che fosse compiuto, poiché sperava di trarne un bene maggiore, e infatti Giobbe si rassegnò umilmente a tutte le sventure che lo colpirono e benedì il Signore, meritando in questo modo enormi meriti di gloria per il Cielo.

Sant'Ignazio di Loyola da giovane era un valoroso soldato, ma non sempre viveva il cristianesimo in maniera coerente. Nostro Signore permise, in vista di un bene maggiore, che durante l'assedio di Pamplona venisse ferito a una gamba. E infatti durante la convalescenza Ignazio si convertì e in seguito fondò un istituto religioso che conquistò a Dio innumerevoli anime.

Sant'Alfonso Maria de Liguori da giovane era uno dei più bravi avvocati del foro partenopeo ed era riuscito a vincere tutte le cause che aveva difeso. Dio però permise che perdesse una causa, fu l'ultima della sua carriera perché Sant'Alfonso rimase talmente colpito dall'inaspettata sconfitta giudiziaria che capì che il mondo è traditore e che la carriera forense non era la sua strada. Infatti diede l'addio ai tribunali, abbracciò il sacerdozio cattolico, fondò un istituto religioso per predicare le missioni popolari, e scrisse numerosi libri spirituali che commuovono e convertono ancora oggi tante anime.

Io non conosco qual è il progetto di Dio su di te, però è certo che ha permesso che fallissero tutti i tuoi progetti perché ha in mente qualcosa di buono. Lui è amore infinito ed è incapace di fare o desiderare il male, pertanto puoi stare sicura che il suo progetto su di te è certamente qualcosa di meraviglioso, ed è la cosa migliore per il tuo bene spirituale.

Che fare in concreto? Il consiglio che ti do è di partecipare agli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola organizzati dalle Servidoras e dai Padri dell'Istituto del Verbo Incarnato. Questi esercizi sono molto utili per eleggere uno stato di vita. Se vuoi, dopo i cinque giorni di esercizi potrai restare con le Servidoras e fare un'esperienza vocazionale con queste fervorose suore missionarie. Se ti sentirai chiamata da Dio ad entrare nel loro istituto religioso, sappi che dopo il periodo di formazione potrai scegliere se restare nel ramo di vita attiva e missionaria oppure passare nel ramo di vita contemplativa.

Per chiedere maggiori informazioni sulla vocazione e sugli esercizi spirituali puoi scrivere alle Servidoras al seguente indirizzo: vocazione@servidoras.org Puoi dire alle suore ciò che hai detto a me, e sono certo che ti daranno buoni consigli su come procedere nel discernimento vocazionale. Puoi chiedere anche di pregare per te.

Spero tanto di esserti stato di qualche aiuto, ma rimango a tua disposizione per qualsiasi chiarimento. Coraggio, continua a perseverare nel discernimento vocazionale, e affidati alla Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie affinché ti aiuti ad eleggere lo stato di vita che il Signore sin dall'eternità ha stabilito per il tuo bene.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

venerdì 10 novembre 2017

Intervista a una laureata

Ripubblico l'intervista che mi ha rilasciato una ragazza laureata.


- Da quanto tempo stai meditando sulla vocazione religiosa?

- In verità è una chiamata che ho sentito quando avevo 12 anni...e all’inizio avevo dato una risposta fortemente entusiasta. Poi dall’età di 17 anni circa, per vari avvenimenti della mia vita, ho rifiutato la chiamata di Gesù e l’ho cacciato dal mio cuore..continuando ad essere “cristiana” ma vivendo situazioni di forte incoerenza e conflitto..invocavo il Signore solo per chiederGli qualcosa o per prendermela con Lui. Per un decennio l’ho tradito e ferito..e quando, dopo dieci anni, stavo scivolando in un baratro senza fine, Lui mi ha salvata, stravolgendo la mia vita e donandomi Gioia e pace..e mi ha riproposto la chiamata che già avevo rifiutato una volta, dimostrandomi una fedeltà e un Amore che mi hanno profondamente commossa..in dieci anni mai Gli ho detto di amarlo, mai ho avuto un gesto di amore per Lui, ma solo conflitti, accuse e recriminazioni..e Lui in cambio mi ha dato solo Amore..per cui è dallo scorso anno, da quando L’ho incontrato, che Lui mi ha riproposto questa Sua chiamata...

- Come è nato in te il pensiero di iniziare a riflettere sulla vocazione?

- È iniziato appunto quando ho sentito dentro al mio cuore che Gesù dopo avermi salvata dall’abisso e aver preso dimora nel mio cuore da cui prima l’avevo scacciato, mi chiedeva di avere un posto esclusivo e totalizzante in esso, ho iniziato a sentire...come una..discrepanza tra ciò che vivevo nel mondo, seppure in modo lecito, e quello che sentivo nel cuore era come un richiamo, come un corteggiamento insistente ma leggero come una brezza..dalla consistenza del vento ma dall’ardore del fuoco...

- Saresti felice di poter diventare sposa di Gesù Cristo abbracciando la vita consacrata?

- Assolutamente sì!! Anzi adesso posso dire che Gesù Cristo è l’unico Sposo che io desideri, ha conquistato il mio cuore e da quando mi ha salvata mi ha avvolta in un abbraccio che non ha mai avuto fine, sta riversando su di me tutto l’amore che in questi dieci anni avevo rifiutato, e davvero ho fatto esperienza di come Lui ami ognuno di noi come se ciascuno fosse l’unico e il prediletto..perché..sembrava che Lui non aspettasse altro che io tornassi da Lui...e adesso...sarei folle se lasciassi la Sua mano...ora nel mio cuore verso di Lui c’è un Amore immenso, è Lui il mio Sposo e non lo lascerei per nulla e nessuno al mondo...

- Quando entrerai in convento, i modani criticheranno la tua scelta. Ti senti pronta a superare le incomprensioni e le critiche del mondo?

- Sì, mi sento pronta ad affrontare critiche e difficoltà..non che già ora manchino le incomprensioni..e ammetto che fanno male e feriscono..penso anzi che prima di me feriscano Gesù...
Per cui penso che la preghiera di riparazione sia fondamentale.. Per quanto riguarda me, “tutto posso in Colui che mi dà forza”...Lui ha fatto talmente tanto per me, e io non posso sopportare critiche e incomprensioni per Amore Suo?

- Sei disposta a rinunciare ai beni materiali, a una carriera lavorativa, a farti una famiglia, pur di seguire Cristo abbracciando la vita religiosa?

- Sì, sono disposta a lasciare quello che Lui mi chiede di lasciare. Non è un cammino facile, ma non è nemmeno impossibile...lo Sposo è vissuto nella povertà e nella scomodità, come possiamo noi Spose voler vivere in modo diverso? Quale assurda discrepanza ci sarebbe? Circa la famiglia, io pensavo di volermi sposare e avere una famiglia numerosa, penso ci sia anche bisogno di famiglie cristiane che diano testimonianza, ma non è quello che Lui mi chiede...Lui mi chiede di essere solo Lui il mio Sposo esclusivo...ed è qualcosa di talmente sublime che qualsiasi prospettiva a confronto non regge nella mia vita...io posso essere pienamente felice solo essendo sposa di Gesù...

- I tuoi amici si sono accorti che invece di essere attratta dalle cose mondane, sei più attratta dalle cose spirituali?

- Sì, se ne sono accorti già quando io stessa non avevo ancora capito a cosa il Signore mi chiamava...ora ovviamente è ancora più evidente, perché ho iniziato a condurre una vita molto ritirata, anche più di quanto già non facessi per indole...

- Che cos'è che ti affascina della vita religiosa?

- Ci sono tante cose, ma ne cito una che racchiude tutte: essere un tutt’uno con Gesù e vivere solo per Lui...vivere la sponsalità totale con Lui...sponsalità e consacrazione che vengono racchiusi nel simbolo dell’abito religioso che per me ha una importanza fondamentale, per ricordare a noi stessi e agli altri chi siamo e a cosa siamo stati chiamati...

- Tutti i cristiani hanno la vocazione alla santità, però i religiosi hanno un dovere speciale di ricercare la perfezione cristiana vivendo in maniera profonda gli insegnamenti evangelici. Ti affascina il lato ascetico della vita religiosa?

- Forse è quello che più di tutti mi affascina! Il lato ascetico, l’impronta contemplativa, la spiritualità che eleva l’anima a Dio, e crea un’intima unione con Lui che si sente e che avvolge...

- Ci sono tante altre lettrici del blog che, come te, stanno riflettendo seriamente sulla vocazione religiosa. Tuttavia alcune di esse si sentono un po' scoraggiate dal fatto che il mondo sta cercando di convincerle a lasciar perdere la vocazione, e a pensare solo a ricercare le effimere gioie mondane, come fanno in molti nel mondo. Cosa ti senti di consigliare a queste ragazze che sono indecise se rispondere alla divina chiamata ad abbracciare la vita consacrata?

- Io vorrei dire a queste ragazze: se Gesù vi chiama, come potete rifiutare la Sua chiamata? Le gioie del mondo passano, la fedeltà del Signore non passa mai, l’ho sperimentato sulla mia pelle! Se Lui vi chiama a diventare Sue Spose, riflettete sulla grande opportunità che vi sta dando, è una grazia incredibilmente grande! Pensate: GESU’ CRISTO vi ama a tal punto da corteggiare il vostro cuore...c’è secondo voi qualcosa, o qualcuno, che si può barattare con GESU’? E peraltro tutto questo Lui lo fa gratuitamente...noi non abbiamo nessun merito, nemmeno il minimo..la vocazione alla vita consacrata non deriva dal nostro merito. E’ un ulteriore atto di Amore di Gesù per noi. Anche io avevo paura di rispondere, ma poi Lui ha abbattuto pian piano tutte le mie paure. Se voi Gli permettete di conquistare il vostro cuore, e rispondete a Lui, anche solo dicendoGli “Signore, io vorrei ma ho paura, aiutami Tu”, Lui vi donerà qualcosa di talmente forte che a parole non si può nemmeno spiegare...“Volete andarvene anche voi?”




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