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sabato 21 ottobre 2017

Lettera di un lettore

Ripubblico una bella lettera che qualche anno fa ho ricevuto da un caro lettore.

Caro D., […]
                      sono […] quel ragazzo che ti chiese notizia per un convento dei […], ed alla fine... sono andato...!!!

Anche se non ti conosco personalmente, ti ringrazio dal profondo del mio cuore per il tuo (apparentemente) piccolo aiuto che fornisci con il tuo blog, e che mi hai fornito perchè grazie a te il Signore ha fatto sì che io facessi questa splendida esperienza, profonda e infinitamente superiore nella loro casa dei postulanti a [...], oltreché essere riuscito a parlare (per grazia di Dio) con il Padre Fondatore, […].

Ho trovato il coraggio, ed il Signore mi ha dato la forza e la gioia di dire il mio SI a LUI! ed ora entro in convento il 31 di dicembre, lasciando tutta la mia carriera, la mia famiglia, i miei affetti e tutto ciò di materiale che mi lega, per seguire il mio Signore sulla via della perfezione e della santità.

Il Signore ha riconfermato con forza e misericordia profonda di Padre e di Crocifisso il suo Amore per me e per tutti chiamandomi a questo servizio che mi sovrasta infinitamente, perchè si è chinato su di me, piccolo e vile servitore indegno! rivestendomi con questo dono immenso di grazia.

Rendo Grazie al Signore e ti ricordo nelle mie preghiere, ti affido a Maria Vergine Immacolata e spero che anche tu non ti stancherai mai di annunciare Cristo Crocifisso e Risorto!

Un Abbraccio in Cristo Signore!

PAX et BONUM

(lettera firmata)


Caro amico,
                       ti ringrazio per la bella notizia che mi hai dato nel giorno del Natale di Nostro Signore. Il giorno prima era stata una lettrice a darmi un'altra bella notizia. Grazie a tutti voi!

Sono contento che hai scelto di entrare in un ordine religioso di stretta osservanza, nel quale sarà facile per te seguire la strada della perfezione cristiana e fare del bene alle anime. Povero te se fossi entrato in un ordine rilassato, dove non si vive più da veri religiosi.

Adesso bisognerà pregare assai affinché tu sia perseverante nella tua vocazione. Il Signore ti ha fatto un dono troppo grande chiamandoti alla sua sequela, mentre tanti altri poveri ragazzi nel mondo vivono schiavi dei vizi più degradanti, dall'odio verso il prossimo alla lussuria, dalla cupidigia del denaro alla mancanza di fede in Dio. Coraggio amico, se sarai fedele, il Signore ti ricompenserà con i suoi preziosi beni spirituali.

Quando sarai nella cappella del convento, o nella tua povera cella, non dimenticarti di pregare per i lettori del blog in ricerca vocazionale. Ce ne sono alcuni che mi hanno scritto, i quali vorrebbero abbracciare la vita religiosa, ma devono ancora superare varie difficoltà.

Incoraggio tutti alla perseveranza, e ricordate che maggiori sono le difficoltà, più bella è la vittoria!

In Cordibus Jesu et Mariae

Cordialiter

venerdì 20 ottobre 2017

Chi è Dio?


Ripassiamo le nozioni basilari della nostra fede cattolica con l'intramontabile Catechismo di San Pio X.



1. Chi ci ha creato?
Ci ha creato Dio



2. Chi è Dio?

Dio è l'Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra.



3. Che significa perfettissimo?

Perfettissimo significa che in Dio è ogni perfezione senza difetto e senza limiti, ossia che Egli è potenza, sapienza e bontà infinita.



4. Che significa Creatore?

Creatore significa che Dio ha fatto dal nulla tutte le cose.



5. Che significa Signore?

Signore significa che Dio è padrone assoluto di tutte le cose.



6. Dio ha corpo come noi?

Dio non ha corpo come noi, ma è purissimo spirito.



7. Dov'è Dio?

Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è l'Immenso.



8. Dio è sempre stato?

Dio è sempre stato e sempre sarà: Egli è l'Eterno.



9. Dio sa tutto?

Dio sa tutto, anche i nostri pensieri: Egli è l'Onnisciente.



10. Dio può far tutto?

Dio può far tutto ciò che vuole: Egli è l'Onnipotente.



11. Dio può fare anche il male?

Dio non può fare il male perché non può volerlo essendo bontà infinita.



12. Dio ha cura delle cose create?

Dio ha cura e provvidenza delle cose create e le conserva e dirige tutte al proprio fine, con sapienza, bontà e giustizia infinita.



13. Per qual fine Dio ci ha creato?

Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell'altra in paradiso.



14. Che cos'è il paradiso?

Il paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità, e in Lui di ogni altro bene senza alcun male.



15. Chi merita il paradiso?

Merita il paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente Dio e muore nella sua grazia.



16. I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, che cosa meritano?

I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale meritano l'inferno.



17. Che cos'è l'inferno?

L'inferno è il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene.



18. Che cos'è il purgatorio?

Il purgatorio è il patimento temporaneo della privazione di Dio, e di altre pene che tolgono dall'anima ogni resto di peccato.



19. Perché Dio premia i buoni e castiga i cattivi?

Dio premia i buoni e castiga i cattivi perché è la giustizia infinita.

giovedì 19 ottobre 2017

Amicizia vera


Ripubblico la lettera che ho scritto a una lettrice del blog.

Carissima sorella in Cristo,
                                              rispondo molto volentieri alla tua ultima e-mail e ti ringrazio di cuore per i bellissimi pensieri spirituali di cui abbondano le tue lettere.

Mi hai detto che senti il bisogno di avere delle amicizie spirituali. In effetti San Francesco di Sales raccomandava alle persone secolari di trovare delle amicizie di questo genere, con le quali incoraggiarsi vicendevolmente nella pratica delle virtù cristiane. La vita su questa terra è un continuo combattimento spirituale, e a volte capita di sentirsi soli e scoraggiati. Ma se si hanno delle amicizie spirituali ci si aiuta e conforta a vicenda, rendendo più facile l'avanzata sulla strada verso il fine ultimo della nostra esistenza: Dio. Grazie a questo blog ho potuto stringere una vera amicizia spirituale con varie persone che praticano la devozione, e ti posso dire che ciò mi è di grande conforto, perché è edificante per me vedere tanti fratelli e sorelle nella fede combattere con ardore la stessa battaglia per la santificazione delle anime e la maggior gloria di Dio. Quando un'amicizia è vera, cioè è fondata sulla virtù e la carità, da essa nascono frutti buoni perché la devozione si riversa da un cuore all'altro e le anime avanzano insieme sulla via della perfezione cristiana.

Nel mondo regnano l'egoismo, la cupidigia dei beni terreni e la ricerca sfrenata dei piaceri, sembra di vivere ai tempi del paganesimo. È davvero una grande consolazione sapere che ci sono ancora dei giovani che considerano come "vanità delle vanità" le cose mondane, e aspirano solo ad amare e servire Gesù buono abbracciando la vita religiosa. Sono contentissimo che vuoi donare per sempre la tua vita a Colui che ti ha creato. In un ordine religioso osservante potrai facilmente salvarti l'anima e anche divenire santa.

Fai benissimo a combattere anche contro i peccati veniali, i quali pur non uccidendo l'anima, tuttavia la feriscono rendendola tiepida e debole nel combattimento spirituale. Quando si è tentati a commettere qualche peccato veniale, bisogna pensare che Dio dopo tutto il bene che ci ha dimostrato donandoci Gesù Cristo, non merita di essere offeso nemmeno con una piccola colpa volontaria. Il Redentore si è immolato sulla Croce per nostro amore, pagando al posto nostro la pena meritata dai nostri peccati, troppo grande sarebbe la nostra ingratitudine se non contraccambiassimo il suo amore rimanendo fedeli al Vangelo anche nelle piccole cose. L'amore con amor si paga. DimostriamoGli il nostro amore evitando di commettere anche le piccole colpe volontarie.

Sono contento che hai un'amica che ha il tuo stesso ideale di consacrazione totale a Dio, così potete incoraggiarvi e sostenervi a vicenda in questa battaglia importantissima della vostra vita spirituale. Quante sono le ragazze nubili in Italia? Milioni. E tra tutte queste ragazze, quante di loro si sentono attrarre dal desiderio di divenire spose di Gesù Cristo? Poche, pochissime. Voi due fate parte di questo piccolo gruppetto, dovete sentirvi fortunate per aver ricevuto questa grazia immensa, altro che tutte le ricchezze e le vanità della terra! Purtroppo solo poche persone capiscono questi discorsi. Vi incoraggio a perseverare con tenacia su questa strada. Sarebbe un grande dispiacere per Gesù se tornaste alla vita mondana del passato e vi dimenticaste della divina chiamata. Ma sono fiducioso che ciò non avverrà, perché sia tu e presumo anche la tua amica, ormai vi siete donate a Dio per mezzo della Madonna con la consacrazione formulata da San Luigi Maria Grignon de Montfort, pertanto vi siete messe in ottime mani ed Ella vi custodirà dagli assalti del demonio, del mondo e della carne. I mondani penseranno che le vostre vite saranno sprecate in monastero, ma che importa quel che pensano i mondani? L'importante è vivere in amicizia con Dio in attesa di andarlo ad amare nella Patria Celeste per tutta l'eternità.

Non vedo l'ora di sapere che tu e la tua amica avete abbandonato questo mondo immerso nel fango dei vizi, per abbracciare la vita religiosa immolandovi per la salvezza delle anime e per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Gesù e Maria devono regnare!

Vi saluto cordialmente con fraterna carità,

Cordialiter

mercoledì 18 ottobre 2017

Vanità del mondo

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


Vanità del mondo

Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur? (Matth 16,26)

PUNTO I

Fuvvi un certo antico filosofo, chiamato Aristippo, che viaggiando una volta per mare, naufragò colla nave, ed egli perdé tutte le sue robe; ma giunto al lido, essendo esso molto rinomato per la sua scienza, fu da' paesani di quel luogo provveduto di tutto ciò che avea perduto. Ond'egli scrisse poi a' suoi amici nella patria che dal suo esempio attendessero a provvedersi solamente di quei beni, che neppur col naufragio si perdono. Or questo appunto ci mandano a dire dall'altra vita i nostri parenti ed amici che stanno all'eternità, che attendiamo a provvederci qui in vita solamente di quei beni, che neppure colla morte si perdono. Il giorno della morte si chiama, "Dies perditionis (Iuxta est dies perditionis. Deut 29,21)". Giorno di perdita, perché in tal giorno i beni di questa terra, gli onori, le ricchezze, i piaceri tutti si han da perdere. Onde dice S. Ambrogio che questi non possiamo chiamarli beni nostri, mentre non possiamo portarli con noi all'altro mondo; ma le sole virtù ci accompagnano all'altra vita: "Non nostra sunt, quae non possumus auferre nobiscum; sola virtus nos comitatur".

Che serve dunque, dice Gesù Cristo, guadagnarsi tutto il mondo, se in morte perdendo l'anima perderemo tutto? "Quid prodest homini, si mundum universum lucretur?". Ah questa gran massima quanti giovani ne ha mandati a chiudersi ne' chiostri, quanti anacoreti a vivere ne' deserti, quanti martiri a dar la vita per Gesù Cristo! Con questa massima S. Ignazio di Loiola tirò molte anime a Dio; e specialmente la bell'anima di S. Francesco Saverio, il quale stava in Parigi, applicato ivi a' pensieri di mondo. Francesco (gli disse un giorno il santo) pensa che il mondo è un traditore, che promette e non attende. Ma ancorché ti attendesse quel che ti promette il mondo, egli non potrà mai contentare il tuo cuore. Ma facciamo che ti contentasse, quando durerà questa tua felicità? può durare più che la tua vita? ed in fine che te ne porterai all'eternità? Vi è forse ivi alcun ricco, che si ha portata una moneta, o un servo per suo comodo? Vi è alcun re, che si ha portato un filo di porpora per suo onore? A queste parole S. Francesco lasciò il mondo, seguitò S. Ignazio e si fece santo. "Vanitas vanitatum", così chiamò Salomone tutti i beni di questo mondo, dopo ch'egli non si negò alcun piacere di tutti quelli che stanno sulla terra, com'egli stesso confessò: "Omnia quae desideraverunt oculi mei, non negavi eis" (Eccl 2,10). Dicea suor Margherita di S. Anna carmelitana Scalza, figlia dell'imperator Ridolfo II: "A che servono i regni nell'ora della morte?". Gran cosa! tremano i santi in pensare al punto della loro salute eterna; tremava il P. Paolo Segneri, il quale tutto spaventato dimandava al suo confessore: Che dici, padre, mi salverò? Tremava S. Andrea d'Avellino, e piangeva dirottamente dicendo: Chi sa, se mi salvo! Da questo pensiero ancora era così tormentato S. Luigi Beltrando, che per lo spavento la notte sbalzava di letto dicendo: E chi sa, se mi danno! E i peccatori vivono dannati, e dormono, e burlano, e ridono!

PUNTO II

"Statera dolosa in manu eius" (Os 12). Bisogna pesare i beni nelle bilance di Dio, non in quelle del mondo, le quali ingannano. I beni del mondo son beni troppo miseri, che non contentano l'anima, e presto finiscono. "Dies mei velociores fuerunt cursore, pertransierunt quasi naves poma portantes" (Iob 9,25). Passano e fuggono i giorni della nostra vita e de' piaceri di questa terra, e finalmente che resta? "Pertransierunt quasi naves". Le navi non lasciano neppure il segno per dove son passate. "Tanquam navis, quae pertransit fluctuantem aquam, cuius, cum praeterierit, non est vestigium invenire" (Sap 5,10). Domandiamo a tanti ricchi, letterati, principi, imperadori, che or sono all'eternità, che si trovano delle loro pompe, delizie e grandezze godute in questa terra? Tutti rispondono: Niente, niente. Uomo, dice S. Agostino: "Quid hic habebat, attendis, quid secum fert, attende". Tu guardi (dice il santo) solamente i beni, che possedea quel grande; ma osserva che cosa si porta seco, or che muore, se non un cadavere puzzolente ed uno straccio di veste per seco infracidirsi? De i grandi del mondo che muoiono, appena per poco tempo si sente parlare, e poi se ne perde anche la memoria. "Periit memoria eorum cum sonitu" (Ps 9,7). E se i miseri vanno poi all'inferno, ivi che fanno, che dicono? Piangono e dicono: "Quid profuit nobis superbia, aut divitiarum iactantia?... transierunt omnia illa, tanquam umbra" (Sap 5,8). Che ci han giovate le nostre pompe e le ricchezze, se ora tutto è passato come un'ombra, ed altro non c'è rimasto che pena, pianto e disperazione eterna?

"Filii huius saeculi prudentiores filiis lucis sunt" (Luc 16,8). Gran cosa! come sono prudenti i mondani per le cose della terra! Quali fatiche non fanno, per guadagnarsi quel posto, quella roba! Che diligenza non mettono, per conservarsi la sanità del corpo! Scelgono i mezzi più sicuri, il miglior medico, i migliori rimedi, la miglior aria. E per l'anima poi sono così trascurati! Ed è certo che la sanità, i posti, le robe un giorno han da finire; ma l'anima, l'eternità non finiscono mai. "Intueamur (dice S. Agostino) quanta homines sustineant pro rebus, quas vitiose diligunt". Che non soffre quel vendicativo, quel ladro, quel disonesto per giungere al suo pravo intento? E poi per l'anima non vogliono soffrir niente? Oh Dio, che alla luce di quella candela, che si accende nella morte, allora in quel tempo di verità si conosce e si confessa da' mondani la loro pazzia. Allora ognuno dice: Oh avessi lasciato tutto, e mi fossi fatto santo! Il Pontefice Leone XI diceva in morte: Meglio fossi stato portinaio del mio monastero, che Papa. Onorio III similmente Papa, anche dicea morendo: Meglio fossi restato nella cucina del mio convento a lavare i piatti. Filippo II re di Spagna morendo si chiamò il figlio, e gittando la veste regale, gli fe' vedere il petto roso da' vermi, e poi gli disse: Principe, vedi come si muore, e come finiscono le grandezze del mondo. E poi esclamò: Oh fossi stato laico di qualche religione e non monarca. Nello stesso tempo si fe' ligare al collo una fune con una croce di legno, e dispose le cose per la sua morte, e disse al figlio: Ho voluto, figlio mio, che voi vi foste trovato presente a quest'atto, acciocché miriate come il mondo in fine tratta anche i monarchi. Sicché la loro morte è uguale a quella de' più poveri del mondo. In somma chi meglio vive ha miglior luogo con Dio. Questo medesimo figlio poi (che fu Filippo III) morendo giovine di 42 anni, disse: Sudditi miei, nel sermone de' miei funerali, non predicate altro se non questo spettacolo che vedete. Dite che non serve in morte l'esser re, che per sentire maggior tormento d'esserlo stato. E poi esclamò: Oh non fossi stato re, e fossi vivuto in un deserto a servire Dio, perché ora anderei con maggior confidenza a presentarmi nel suo tribunale, e non mi troverei a tanto rischio di dannarmi! Ma che servono questi desideri in punto di morte, se non per maggior pena e disperazione a chi in vita non ha amato Dio? Dicea dunque S. Teresa: "Non ha da farsi conto di ciò, che finisce colla vita; la vera vita è vivere in modo, che non si tema la morte". Perciò se vogliamo vedere, che cosa sono li beni di questa terra, miriamoli dal letto della morte; e poi diciamo: Quegli onori, quegli spassi, quelle rendite un giorno finiranno: dunque bisogna attendere a farci santi e ricchi di quei soli beni che verranno con noi, e ci renderanno contenti per tutta l'eternità.

PUNTO III

"Tempus breve est... qui utuntur hoc mundo, tanquam non utantur, praeterit enim figura huius mundi" (1 Cor 7,31). Che altro è la nostra vita su questo mondo, se non una scena che passa e presto finisce? "Praeterit figura huius mundi"; figura cioè scena, commedia. "Mundus est instar scenae (dice Cornelio a Lapide), generatio praeterit, generatio advenit. Qui regem agit, non auferet secum purpuram. Dic mihi, o villa, o domus, quot dominos habuisti?". Quando finisce la commedia, chi ha fatta la parte del re, non è più re; il padrone, non è più padrone. Ora possiedi quella villa, quel palagio; ma verrà la morte, e ne saran padroni gli altri.

"Malitia horae oblivionem facit luxuriae magnae" (Eccli 11,29). L'ora funesta della morte fa scordare e finire tutte le grandezze, le nobiltà ed i fasti del mondo. Casimiro re di Polonia un giorno, mentre stava a mensa co' grandi del suo regno, accostando la bocca ad una tazza per bere, morì, e finì per lui la scena. Celso imperadore, in capo a sette giorni ch'era stato eletto, fu ucciso, e finì la scena per Celso. Ladislao re di Boemia, giovine di 18 anni, mentre aspettava la sposa, figlia del re di Francia, e si apparecchiavano gran feste, ecco in una mattina preso da un dolore se ne muore; onde si spediscono subito i corrieri ad avvisare la sposa, che se ne torni in Francia, poiché per Ladislao era finita la scena. Questo pensiero della vanità del mondo fe' santo S. Francesco Borgia, il quale come di sopra si considerò a vista dell'imperadrice Isabella, morta in mezzo alle grandezze e nel fiore di sua gioventù, risolse di darsi tutto a Dio, dicendo: "Così dunque finiscono le grandezze e le corone di questo mondo? Voglio dunque da ogg'innanzi servire ad un padrone, che non mi possa morire".

Procuriamo di vivere in modo, che non ci sia detto in morte, come fu detto a quel pazzo del Vangelo: "Stulte, hac nocte animam tuam repetent a te, et quae parasti cuius erunt?" (Luc 12,20). Onde conclude S. Luca: "Sic est qui sibi thesaurizat, et non est in Deum dives". E poi dice: Procurate di farvi ricchi, non già nel mondo di robe, ma in Dio di virtù e di meriti, che son beni che saranno eterni con voi in cielo: "Thesaurizate vobis thesauros in coelo, ubi neque aerugo neque tinea demolitur". E perciò attendiamo ad acquistarci il gran tesoro del divino amore. "Quid habet dives, si caritatem non habet? Pauper si caritatem habet, quid non habet?" dice S. Agostino. Se uno ha tutte le ricchezze e non ha Dio, egli è il più povero del mondo. Ma il povero che ha Dio, ha tutto. E chi ha Dio? chi l'ama: "Qui manet in caritate, in Deo manet, et Deus in eo" (1 Io 4,16).


[Meditazione tratta da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

martedì 17 ottobre 2017

Disprezzare le discoteche e la vita mondana

Tempo fa una ragazza in discernimento vocazionale mi ha confidato di voler vivere il cristianesimo in maniera coerente, stando alla larga dai luoghi pericolosi come le discoteche.


Ciao Cordialiter!
Mi presento: mi chiamo [...], ho 17 anni e abito in provincia di [...]. Finalmente ho preso la decisione di scriverti una lettera, dopo mesi di riflessione e di ricerca, che tuttora continuano. Era un pomeriggio di inizio aprile, lo ricordo bene, quando visitai la prima volta questo blog, e da allora la prima cosa che faccio quotidianamente è leggere i post che tu pubblichi. Ad aprile ero così spaesata, non sapevo nemmeno cosa cercare né dove, non riuscivo nemmeno io a capire le mie emozioni, cosa mi stava succedendo, quanto stava crescendo il mio amore per Gesù. C'è voluto un bel po' per capire che quello che provavo era una cosa bellissima e non dovevo affatto spaventarmene. E così è anche adesso. Sono comunque confusa, ma c'è molta più chiarezza in me, e questo è tutto merito di questo blog, ormai diventato pane per i miei denti. È così confortante sapere che ci sono tanti giovani che sentono la chiamata di Dio alla vita consacrata, e che però devono affrontare ostacoli, non solo sul piano emotivo, ma anche per quanto riguarda famiglia e amici, e che qui possono trovare aiuto e conforto sicuri. 

Ti vorrei raccontare un po' della mia vita, e come è cambiato quasi tutto da quando il Signore ci è entrato. Sono nata e cresciuta in una famiglia credente e praticante. Almeno così ho sempre pensato, ma ultimamente il comportamento dei miei non lo ritengo cristiano. I miei genitori mi hanno sempre portato a messa, ho fatto per cinque anni la chierichetta, ho frequentato il catechismo, ma purtroppo quello che hanno fatto a me, non era vero catechismo, e sono arrivata alla Cresima senza capire niente della mia religione e di quello che stavo per fare. Di questo solo adesso mi rammarico. […] Poi, a circa 14/15 anni, c'è stata una forte crisi in me, spirituale e non, anche per quello che avevo subito un paio di anni prima a scuola. Per me è difficile parlarne, sono stata vittima di bullismo alle medie. È stato il periodo più brutto della mia vita, ed i miei genitori non sono stati di conforto. Ancora Gesù non lo sentivo presente, ma so che Lui c'era e mi confortava. Ciò che ho passato è stato un duro colpo che ha cambiato totalmente la mia vita, la mia visione del mondo e delle persone.  […] Poi, iniziate le superiori, la crisi persisteva. Ho cominciato ad andare mal volentieri in chiesa, non pregavo, inventavo tante scuse. Pensavo che fosse inutile andare a messa. I miei genitori mi hanno lasciato fare […]. Adesso lo reputo strano che due genitori così credenti e praticanti non mi abbiano mai insegnato niente sulla fede, mai una preghiera, mai una lode al Signore. A quel tempo mi interessava avere tante amiche, fare pettegolezzi, cercare al più presto un ragazzo ed attirare l'attenzione degli altri. Desideravo diventare modella, avere una bella vita ricca di successo e soldi. Ma il buon Dio non ha voluto per me nessuna delle cose appena citate. Il cambiamento è avvenuto a 16 anni, l'estate scorsa. Ancora andavo malvolentieri a messa, ma nel momento del bisogno ho fatto una cosa che non facevo da molto: ho pregato. Tantissimo. Ed ecco che mi sono ricreduta. Il Signore si è fatto sentire e da allora non ho mai smesso di pregare, anche se ora si è sistemato tutto. Ed ecco: è stato in quel momento che io, in mezzo a tante cose mondane e che mi distraevano, ho aperto la porta a Gesù. La preghiera tutt'oggi per me è una parte molto importante, come dopo ti dirò. Verso l'inizio di quest'anno ho percepito che un cambiamento dentro di me stava avvenendo. E lo vedevano un po' tutti coloro che mi stavano attorno. Ho cominciato ad essere ancora più generosa, altruista. L'Amore di Gesù, che iniziavo a ricambiare, si trasmetteva agli altri. E ho iniziato a leggere il Vangelo e dei libretti di preghiere che avevo in casa e che prima di allora non mi interessavano affatto! Tutto in me stava cambiando: la mia concezione della vita stessa, dono di Dio. La mia concezione di felicità: l'amare il Signore, che ha donato la Sua vita per noi peccatori. Cos'era importante per me: la preghiera. Ringraziare e lodare il Signore quotidianamente, per tutto. […] Ho cercato in vari siti sul tema della Vocazione, ma questo lo trovo il migliore. […] I miei credo abbiano ben notato il cambiamento in me, mio padre a volte ne è contento e apprezza il fatto che segua le messe, ecc. mia madre invece è il contrario. Ha sempre detto che non è normale che una della mia età segua queste cose, invece di avere il ragazzo e andare in discoteca. Ogni volta rimango allibita. Il buon Dio non vuole questo per me. Non ho mai messo piede in una discoteca, non ho mai avuto un ragazzo, evito qualsiasi ritrovo mondano, come feste e sagre che nella mia regione abbondano. Ho preso la ferma decisione che non entrerò mai in una discoteca […]. Evito qualsiasi cosa mondana, ho smesso di guardare alcuni programmi tv, e ho iniziato a stare attenta a come mi vesto, infatti uso esclusivamente vestiti casti. Mi hanno sempre preso in giro perché non metto abiti scollati, ma io dopo poco aver compiuto 17 anni ho scelto di vivere in castità e di essere orgogliosa della mia verginità. In un mondo che vuole tutt'altro che la castità, sarei considerata pazza se qualcuno sapesse della mia scelta! Purtroppo pochi osservano certi precetti. Insomma, è cambiato quasi tutto nella mia vita. [...] Mi sento attratta dalla vita missionaria, ma non so bene cosa il Signore voglia per me. Non posso escludere che mi voglia in clausura! Prego ogni giorno il Signore e la Vergine affinché mi indichino la strada giusta. Io sento di avere un bellissimo dialogo con Cristo, e voglio tanto che ciò persista! 

Penso che il lavoro che fai sia fantastico, dai un aiuto importantissimo a tante persone, e anche non conoscendoti sei nelle mie preghiere. […] Percepire la Sua Chiamata a 16 anni inizialmente non è stato facile. Per ora faccio come Maria, serbo tutte queste cose nel mio cuore. Mi scuso per essermi dilungata così tanto, avrei tante cose da dirti. 

Ti saluto, a presto.
In Cristo e Maria.
(Lettera Firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                          stai facendo benissimo a riflettere sullo stato di vita che eleggerai in futuro. È molto importante fare la scelta giusta, cioè quello che vuole Dio.

Sono contento che lo Spirito Santo ti ha fatto capire quanto sia virtuoso vivere in castità. I santi elogiavano molto lo stato verginale, il quale, come insegna il Magistero della Chiesa Cattolica, è nettamente superiore allo stato matrimoniale (anch'esso buono). Se vuoi saperne di più su questo tema puoi leggere la splendida enciclica “Sacra Virginitas” del grande Papa Pio XII (la trovi facilmente su internet).

Per essere buoni cristiani non basta credere in Dio, bisogna anche mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo. Per questo motivo apprezzo molto il tuo stile di vita “controcorrente”. Sbagliano quei cristiani che vivono facendo dei compromessi tra il Vangelo e la mentalità mondana. Bisogna essere cristiani coerenti, come lo furono i santi, i quali erano disposti a subire le persecuzioni del mondo pur di non tradire il Redentore Divino. Sono d'accordo con te, bisogna evitare di frequentare le discoteche perché sono luoghi pericolosi per l'anima. Lì infatti è molto facile offendere Dio con qualche peccato. Inoltre bisogna stare alla larga dalle cattive compagnie, perché chi frequenta degli amici che calpestano la Legge di Dio, prima o poi rischia di farsi trascinare al male. Tanti bravi ragazzi che erano cristiani virtuosi si sono rovinati a causa delle cattive amicizie.

Per quanto riguarda la tua libera scelta di vestirti con abiti castigati che salvaguardano il pudore, devo dirti che si tratta di una coraggiosa decisione di una vera seguace di Gesù Cristo. Anche se i mondani dovessero criticarti perché non utilizzi mai minigonne o altri vestiti spudorati, non è un problema, l'importante è piacere a Dio, osservando la sua Legge per dargli gusto. La Madonna a Fatima preannunciò che sarebbero venute delle mode vergognose che avrebbero molto offeso Nostro Signore. Purtroppo, queste mode scandalose sono arrivate davvero. E' vergognoso andare in giro svestite con abiti da meretrici. Il zelantissimo Pio XII esortò le ragazze cattoliche a combattere la “Crociata della purezza”, cioè a impegnarsi a diffondere nella società una moda cristiana. Anche oggi bisognerebbe lanciare una campagna apostolica per propagare l'amore per la purezza e il disprezzo per le mode indecenti e l'impurità.

La televisione è meglio guardarla il meno possibile, cioè solo quando ci sono trasmissioni che nutrono l'anima. Purtroppo, molti programmi allontanano il cuore dal Signore, infatti sono permeati della mentalità mondana che induce a vivere come se Dio non ci fosse, e a pensare solo alle cose materiali. Su questa terra tutto è vanità delle vanità, fuorché amare e servire il Signore. 

In Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 16 ottobre 2017

Donarsi al Signore

Tempo fa una lettrice del blog mi ha scrisse per raccontarmi la sua conversione e per parlarmi del desiderio di abbracciare la vita religiosa. In seguito mi disse che un suo ex fidanzato era tornato a corteggiarla, ma ormai a lei non interessava più, poiché nel frattempo nel suo cuore era cresciuto sempre più il desiderio di donarsi al Signore...

Ciao, scusami se ti rispondo solo ora, volevo scriverti settimana scorsa ma per timore di disturbare non ho più scritto, poi quando ho visto la tua mail venerdì ho provato tanta gioia e commozione per l'ennesima grazia ricevuta.

Da quando ti ho scritto l'ultima volta non ho abbandonato il proposito di donare tutta la mia vita a Gesù, ma anzi questo Amore cresce sempre più e mi sento sempre più a disagio in questo mondo, però so che devo avere pazienza affinché si faccia solo ed esclusivamente la volontà del Padre Misericordioso.

Mi avevi anticipato che il cammino sarebbe stato pieno di insidie, una di queste è stata il ritorno del ragazzo col quale sono stata assieme sei anni e mezzo, ma non mi sento legata a lui e a nulla che è terreno. Appunto perché non mi sento legata più a nulla sulla terra ma trovo gioia solo nei momenti di preghiera e il mio cuore impazzisce solo quando sono in confidenza con Gesù e la Mamma, io con il mio modo di fare avrei affrettato troppo i tempi, rischiando di fare solo danni, quindi lo considero come un freno per poter crescere nell’Amore per Gesù fino a che non sarò finalmente degna di Lui. Inoltre diciamo che questo evento ha calmato gli animi dei miei familiari, specialmente quello di mia mamma che sarebbe stata capace di qualsiasi pazzia. Forse è stato messo sulla mia strada come prova, da questo comunque voglio trarne beneficio per la nostra cara Madre, tenterò con tutte le mie forze di portarlo tra le Sue braccia affinché poi Lei lo porti a Gesù, voglio essere uno strumento nelle loro Mani.

[..] Continuo a pregare il Signore perché si realizzi il suo progetto affinché Suo Figlio il mio caro buon Gesù non versi più lacrime per me, ma piuttosto che io possa contribuire ad alleviare nella mia miseria le sue ferite provocate dalle iniquità del mondo. Ti ringrazio per il lavoro che continui a fare con tanta passione, non ho smesso di seguire il tuo blog che mi è sempre di immenso aiuto. Ti saluto e ti ringrazio con immensa cordialità in Gesù Re della nostra vita e Maria che con immenso amore ci guida alla gioia senza fine.

(Lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                        sono felicissimo di sapere che stai perseverando tenacemente e che ormai le cose della terra non ti interessano più, poiché il tuo unico desiderio è di trascorrere il resto della vita unita a Gesù buono, l'amorevole Redentore del genere umano.

In questi mesi ho ricevuto numerose lettere di giovani e meno giovani desiderosi di abbracciare lo stato di vita religioso. Mi riempie di gioia sapere che in questa società secolarizzata e materialista ci siano ancora persone disposte a rinunciare a tutto pur di seguire la chiamata del Signore. Tuttavia ti confesso che sin quando ognuno di questi lettori non sarà entrato in convento, ho sempre un po' di timore che possano per propria negligenza “dimenticarsi” della loro vocazione. Il problema è che fin quando si rimane nel mondo si è costretti a vivere in mezzo a tante distrazioni che tendono a far affievolire il devoto desiderio di donarsi a Dio.

Ecco perché prego la Mediatrice di tutte le Grazie di aiutare te e tutti gli altri che mi hanno scritto. Non vedo l'ora di sapere che avete abbandonato il mondo traditore per rifugiarvi sotto il manto protettrice della Madonna in qualche ordine religioso fervoroso e osservante.

Come dico sempre, le storie vocazionali sono tutte belle perché sono tutte storie d'amore, ma quelle che mi piacciono di più sono quelle di persone “convertite” come te, poiché in esse rifulge in maniera più luminosa la Misericordia infinita di Dio. È commuovente pensare che quando vivevi lontano da Gesù buono, Lui continuava ad attenderti con paziente amore, quasi tu fossi stata l'unica persona sulla terra, e quando sei tornata ai suoi piedi come il figliol prodigo, invece di cacciarti via ti ha fatto sentire l'ardente desiderio di divenire sua sposa. Insomma, il giorno in cui verrò a sapere che sei entrata in qualche monastero esulterò di gioia per questo grande trionfo della Divina Misericordia: dalla mondanità, al monastero di clausura. Sì, non vedo l'ora che tu diventi prigioniera di Gesù Cristo.

Se in futuro vorrai ancora scrivermi, non dovrai avere nessun timore di “disturbarmi”. Per me è di grande edificazione leggere lettere come le tue, e inoltre è un vero onore poter esserti d'incoraggiamento nel percorso vocazionale, in attesa che tu diventi sposa del mio Re.

Coraggio, “per aspera ad astra”, attraverso le difficoltà si giunge alle stelle!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Re d'Amore e in Maria Regina dei peccatori pentiti,

Cordialiter

domenica 15 ottobre 2017

Una ragazza innamorata di Gesù

Tempo fa, una giovane lettrice francese mi scrisse per chiedermi informazioni su un determinato ordine religioso. Come sempre, le ho risposto molto volentieri, incoraggiato da una frase della sua lettera secondo cui questo blog è di grande aiuto per la vita spirituale (Je vois que tu continues à mettre de nombreux articles sur ton blog et je t'en remercie car c'est vraiment d'une grande aide pour la vie spirituelle).

Ripubblico la "lettera aperta" che le scrissi:

Carissima sorella in Cristo,
                                              sono felicissimo di sapere che il blog sulla vocazione religiosa sia di aiuto per la tua vita spirituale. Io amo il Redentore e desidero che Lui sia amato anche dagli altri, ed è per questo motivo che mi sforzo di pubblicare un articolo al giorno, cosicché le persone che ardono d'amore per Dio possono leggere quotidianamente qualche pensiero spirituale che innalzi lo spirito.

Ormai il sito riceve circa 7.000 visite mensili e penso che il merito di questo risultato è soprattutto di voi lettori perché grazie alle vostre e-mail riesco ad arricchire il blog con deliziosi pensieri spirituali che fanno bene all'anima. Ad esempio mi piacciono assai le parole d'amore per Dio che mi hai scritto in una delle tue prime lettere. Voglio riportarle ancora perché sono troppo belle: "Il mio più grande desiderio è quello di consolare Gesù, curare le sue piaghe, adorarlo, asciugare le sue lacrime, passare la mia vita con Lui, dargli tutto, non tenere niente per me, e sacrificare tutto per amor suo, vivere di Lui, per Lui, in Lui; amarlo fino a fondermi completamente in Lui, contemplarlo, supplicarlo di salvare i peccatori, di accordare la sua misericordia, di dar loro la fede. Voglio consolare Gesù per tutti gli oltraggi fatti al suo Sacro Cuore e al Cuore Immacolato di sua Madre. Se potessi, mi piacerebbe fargli dimenticare tutte le sue sofferenze, asciugare le lacrime che ha versato per noi."

Carissima in Cristo, è una grande gioia vedere che ardi d'amore per il Redentore Divino, spero con tutto il cuore che tu possa presto donarti a Lui abbracciando la vita religiosa. L'ho già detto a qualche altra persona, ma voglio ripeterlo anche a te: tu sei una persona molto spirituale e con una coscienza molto delicata, cioè fai molta attenzione a non offendere Dio col peccato. Secondo me non sei una persona adatta a vivere nel mondo, dove spadroneggiano gli squali senza scrupoli, ossia le persone che vivono come se Dio non ci fosse. Nel mondo ci sono tanti pericoli per l'anima, mentre in un monastero di stretta osservanza credo che ti troverai bene e potrai dedicarti con più ardore ad amare Gesù buono, riuscendo così a salvarti l'anima e anche a farti santa. Le storie vocazionali sono tutte belle poiché sono tutte storie d'amore, ma la tua storia mi è piaciuta in modo particolare perché sei una persona convertita e hai sofferto tanto a causa del tuo amore per Gesù. Un'altra cosa che apprezzo molto è il tuo amore per la Sacra Liturgia, e approfitto dell'occasione per darti un'informazione che ti farà piacere: anche tanti altri lettori del blog hanno i nostri stessi gusti liturgici. :-)

Sarebbe meraviglioso se tu potessi abbandonare il mondo per abbracciare una fervorosa vita religiosa in qualche monastero osservante. Chiedo a tutti i lettori di pregare Nostra Signora delle Vittorie di aiutarti a divenire sposa di suo Figlio, che è il fine ultimo della nostra vita.

Chiederò l'aiuto dal Cielo per te anche per l'intercessione di tre eroiche sante francesi: Santa Teresa di Lisieux, Santa Blandine e la Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny.

Au revoir

Cordialiter

sabato 14 ottobre 2017

Distaccare il cuore dalle cose del mondo

A che serve la solitudine del corpo quando manca quella del cuore? A che serve dimorare col corpo in un monastero, e poi avere il cuore attaccato alle cose del mondo? Un'anima distaccata e libera dagli affetti terreni, anche se sta nelle piazze e nelle strade, trova la sua solitudine. Al contrario, a che serve mai il trattenersi nel coro o nella cella in silenzio, se poi nel cuore gli affetti alle creature si fanno molto sentire, impedendo così di poter ascoltare le voci divine?

Il Signore disse un giorno Santa Teresa: Oh quanto parlerei volentieri a molte anime! ma il mondo fa tanto strepito nel loro cuore che la mia voce non può sentirsi. Oh se si appartassero un po' dal mondo!

Cerchiamo di comprendere dunque che cosa sia la “solitudine del cuore”: è il discacciare dal cuore ogni affetto che non è per Dio, col cercare in tutte le nostre azioni non altro che di piacere al Signore. E qual cosa della terra può contentare il nostro cuore? Solo Dio è la nostra unica ricchezza. La solitudine del cuore induce a dire con sincerità che si desidera solo Dio e basta.

Colui che non riesce a trovare il Signore, metta in pratica quel che diceva Santa Teresa: “Distacca il cuore da tutte le cose e cerca Dio, e lo troverai”. Iddio non può cercarsi né trovarsi, se prima non si conosce: ma come può conoscere Dio e le sue divine bellezze chi sta attaccato alle creature? In un vaso di cristallo, se è pieno di terra, non può entrarvi la luce del sole: e così in un cuore occupato dagli affetti dei piaceri, dei beni materiali o degli onori, non può risplendervi la luce divina. Perciò chiunque vuol vedere Dio bisogna che tolga la terra dal suo cuore, e lo tenga chiuso a tutti gli affetti mondani. Ciò appunto volle darci ad intendere Gesù Cristo sotto la metafora della porta chiusa, allorché disse: “Quando fai orazione, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega in segreto il Padre tuo”. Ciò significa che l'anima, per unirsi con Dio nell'orazione, bisogna che si ritiri nel suo cuore - ch'è appunto il camerino nominato dal Signore, come spiega S. Agostino - e poi chiuda l'entrata a tutti gli affetti terreni.

L'anima solitaria, cioè distaccata, in cui taceranno gli affetti della terra, si stringerà con Dio nell'orazione coi santi desideri, con le offerte di se stessa e con altri atti di rassegnazione e d'amore; ed allora si troverà sollevata sopra di sé e sopra le cose create a tal punto che sorriderà al pensiero dei mondani, i quali tanto stimano e stentano per i beni di questa terra, che in realtà sono troppo piccoli ed indegni dell'amore di un cuore creato per amare un immenso bene che è Dio.

venerdì 13 ottobre 2017

Nella croce sta la nostra salvezza

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.



Ecce lignum crucis, in quo salus mundi pependit, così canta la s. chiesa nel venerdì santo. Nelle croce sta la nostra salute, la nostra forza contra le tentazioni, il distacco da' piaceri terreni; nella croce sta il vero amore a Dio. Bisogna dunque risolverci a portar con pazienza quella croce che ci manda Gesù Cristo ed a morire in quella per amor di Gesù Cristo, com'egli morì nella sua per amor nostro. Non vi è altra via per entrare in cielo, che il rassegnarsi nelle tribolazioni sino alla morte.

E questo è il mezzo di trovar pace anche nel patire. Dimando: quando viene la croce qual mezzo vi è per non perder la pace, se non l'uniformarsi al volere divino? Se non prendiamo questo mezzo, andiamo dove vogliamo, facciamo quanto possiamo, ché non potremo sfuggire il peso della croce. All'incontro, se di buona voglia la portiamo ella ci porterà al cielo e ci darà pace in questa terra.

Chi ricusa la croce, che fa? ne accresce il peso; ma chi l'abbraccia e la porta con pazienza ne alleggerisce il peso e il peso medesimo si converte in consolazione; mentre Iddio abbonda di grazie con tutti coloro che di buona voglia portano la croce per dargli gusto. Naturalmente non piace il patire, ma l'amor divino, quando regna in un cuore, glielo rende gradito.

Oh! se considerassimo lo stato felice che godremo in paradiso, se noi siamo fedeli a Dio nel soffrire i travagli senza lamenti, non ci lagneremmo di Dio che ci manda da patire (...). E se siamo peccatori e ci abbiamo meritato l'inferno, questo ha da essere il nostro conforto nelle tribolazioni che ci avvengono, il vederci castigati da Dio in questa vita; perché questo è segno sicuro che Iddio vuol liberarci dal castigo eterno. Povero quel peccatore ch'è prosperato in questa terra! chi patisce qualche grave tribolazione dia un'occhiata all'inferno che si ha meritato, ché così gli sembrerà leggera ogni pena che soffre. Se dunque abbiam commessi peccati, questa dev'essere la nostra continua preghiera a Dio: Signore, non mi risparmiate dolori, affligens me dolore non parcas; ma vi prego a darmi insieme la forza di patir con pazienza, acciocch'io non mi opponga al vostro s. volere (...); ed in tutto mi uniformi a quanto disponete di me, dicendo sempre con Gesù Cristo: (...) Signore, così vi è piaciuto di fare, così sia fatto.

L'anima ch'è dominata dall'amor divino non cerca altro che Dio. (...) Chi ama Dio disprezza tutto e rinunzia a tutto ciò che non gli serve ad amar Dio; e per le buone opere che fa, per tutte le sue penitenze e fatiche per la gloria di Dio non va cercando consolazioni e dolcezze di spirito; gli basta il sapere che dà gusto a Dio. In somma attende sempre ed in tutte le cose a negare se stesso, rinunziando ad ogni suo piacere; e dopo ciò di niente si vanta o si gonfia, ma chiamasi servo; e mettendosi nell'ultimo luogo si abbandona in mano della volontà e della misericordia divina.

Bisogna mutar palato per farci santi. Se non arriviamo a fare che il dolce ci sappia amaro e l'amaro ci sappia dolce, non giungeremo mai ad unirci perfettamente con Dio. Qui sta tutta la nostra sicurezza e perfezione, nel soffrire con rassegnazione tutte le cose contrarie che ci accadono alla giornata, piccole e grandi. E bisogna soffrirle per quei giusti fini per cui il Signore vuole che le soffriamo, cioè 1. per purgare le colpe da noi commesse: 2. per meritare la vita eterna: 3. per dar gusto a Dio ch'è il fine principale e più nobile che possiamo avere in tutte le opere nostre.

Pertanto offeriamoci sempre a Dio a sopportare ogni croce ch'egli ci manda, e attendiamo a star sempre apparecchiati a patire ogni travaglio per suo amore, acciocché quando alcuno ce ne avviene siam pronti ad abbracciarlo; dicendo, come disse Gesù Cristo a s. Pietro, quando fu preso nell'orto da' giudei per condurlo alla morte: Calicem quem dedit mihi Pater, non bibam illum?: Iddio m'invia questa croce per mio bene, ed io gli dirò che non la voglio?

E quando mai il peso di tal crode ci sembrasse molto gravoso, ricorriamo subito all'orazione, perché Dio ci darà forza di portarlo con merito. E ricordiamoci di quel che dice s. Paolo, cioè che ogni tribolazione di questa terra, per dura che sia, non ha proporzione colla gloria che Dio ci apparecchia nella vita futura (...). Ravviviamo dunque la fede, allorché le tribolazioni ci affliggono: diamo primieramente un'occhiata al Crocifisso che agonizza per amor nostro sulla croce; e diamone un'altra al paradiso ed a' beni che Dio prepara a chi patisce per amor suo; ché così non ci lagneremo, ma lo ringrazieremo della pena che ci dà a soffrire e gli cercheremo che ci dia più a patire. Oh quanto si rallegrano i santi in cielo, non già di aver avuti onori e piaceri in questa terra, ma di aver patito per Gesù Cristo! tutto è poco quel che passa; solo è grande quello ch'è eterno e non passa mai.

Quanto mi consola, Gesù mio, quel che voi mi fate sentire: Convertimini ad me, et convertar ad vos. Io per le creature e per li miseri miei gusti ho lasciato voi; ora lascio tutto ed a voi mi converto; e sto certo che non mi discacciate, se voglio amarvi, facendomi sentire che state pronto ad abbracciarmi, convertar ad vos. Ricevetemi dunque nella vostra grazia e fatemi conoscere il gran ben che siete e l'amore che mi avete portato, acciocch'io non vi lasci più. Gesù mio perdonami, amato mio perdonami, amore mio perdonami tutti i disgusti che ti ho dati. Dammi l'amore tuo, e poi fa di me quel che ti piace. Castigami quanto vuoi, privami di tutto; ma non mi privare di te. Venga tutto il mondo ad offerirmi tutti i suoi beni: io mi protesto, che te solo voglio e niente più. O Maria, raccomandatemi al vostro Figlio; egli vi concede quanto gli cercate, in voi confido.



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Quanto piace a Gesù Cristo il patire per suo amore.


Si quis vult post me venire, abneget semetipsum, et tollat crucem suam quotidie et sequatur me. Giova qui far più riflessioni sopra queste parole di Gesù Cristo. Dice: Si quis vult post me venire, non dice ad me, ma post me venire. Il Signore vuole che andiamo appresso di lui, bisogna adunque che camminiamo per la stessa via di spine e patimenti per cui egli ha camminato. Esso va innanzi e non si ferma finché giunge al Calvario dove muore; pertanto se noi l'amiamo dobbiam seguirlo sino alla nostra morte. E perciò bisogna che ciascuno di noi nieghi se stesso, abneget semetipsum, cioè neghi a se stesso quel che l'amor proprio gli domanda, ma che non piace a Gesù Cristo.

Dice in oltre: Tollat crucem suam quotidie et sequatur me. Consideriamo una per una queste ultime parole. Tollat: poco giova il portar la croce a forza; tutti i peccatori la portano, ma senza merito; a portarla con merito bisogna abbracciarla volentieri. Crucem: sotto il nome di croce s'intende ogni tribolazione che da Gesù Cristo è chiamata croce, affinché tal nome ce la renda dolce, pensando che egli sulla croce è morto per nostro amore.

Dice suam; taluni quando ricevono qualche consolazione spirituale si offeriscono a patire quanto han patito i martiri, eculei, unghie di ferro e piastre infocate; ma poi non possono soffrire un dolore di testa, una disattenzione d'un amico, la molestia d'un parente. Fratello, sorella mia, Dio non vuole da te eculei né unghie di ferro né piastre infocate; ma vuole che tu patisca con pazienza quel dolore, quel disprezzo, quella molestia. Quella monaca vorrebbe andare a patire in un deserto, vorrebbe fare gran penitenza; ma frattanto non può sofferire quella superiora, quella compagna nel suo officio; ma Dio vuole ch'ella porti la croce che le è data a portare e non quella ch'essa vorrebbe portare.

Dice quotidie; alcuni abbracciano la croce a principio, allorché viene; ma quando dura dicono: Ma ora non posso più. Ma Dio vuole che seguiti a portarla con pazienza, ancorché dovessi portarla continuamente sino alla morte. Ecco dunque dove sta la salute e la perfezione, sta nell'adempire queste tre parole: Abneget, neghiamo all'amor proprio quel che non conviene: Tollat, abbracciamo la croce che ci manda Dio: Sequatur, seguiamo le pedate di Gesù Cristo sino alla morte.

Bisogna persuaderci che a questo fine Dio ci tiene nel mondo, acciocché sopportiamo le croci che ci manda; e qui sta il merito di nostra vita. Perciò il nostro Salvatore perché ci ama è venuto in questa terra, non a godere, ma a patire, affinché noi seguiamo le sue pedate (...). Miriamolo, com'egli cammina avanti colla sua croce per farci la strada per cui dobbiamo seguirlo se vogliamo salvarci. Oh gran rimedio in ogni travaglio il dire a Gesù Cristo: Signore, volete ch'io patisca questa croce? sì l'accetto e voglio patirla per quanto vi piace.

A molte anime piace sentir parlare di orazione e di pace, di amore a Gesù Cristo, ma poco piace sentir parlare di croce e di patire. Essi l'amano sin tanto che tira il vento delle dolcezze spirituali; ma se quello cessa e viene qualche avversità o desolazione, in cui il Signore si nasconde per provarle e le priva delle solite consolazioni, lasciano l'orazione, le comunioni, le mortificazioni, e si abbandonano alla mestizia ed alla tepidezza, cercando gusti di terra. Ma queste anime amano più se stesse, che Gesù Cristo; quelle all'incontro che non l'amano con amore interessato per le consolazioni, ma con amor puro e solo perch'è degno di essere amato, non lasciano i soliti esercizj divoti per qualunque aridità e tedio che vi provassero, contentandosi di dar gusto a Dio; e si offeriscono a patir quella desolazione sino alla morte e per tutta l'eternità, se Dio così volesse. Gesù Cristo (dice s. Francesco di Sales) tanto è amabile nella consolazione, quanto nella desolazione. Le anime innamorate di Dio ben trovano la loro consolazione e dolcezza nel patire, in pensare che patiscono per suo amore, e dicono:

Quanto è dolce, mio caro Signore,
A chi t'ama il patire per te!
Oh potessi morir per tuo amore,
Gesù mio, che sei morto per me.

Tutto e più di questo merita da noi Gesù Cristo che si ha scelta una vita di pene ed una morte di dolore, senza il minimo sollievo, per nostro amore affin di farci intendere che se vogliamo amarlo l'abbiamo da amare com'egli ha amato noi. Oh quanto è cara a Gesù Cristo un'anima che patisce e l'ama! Oh dono divino, dono sovra ogni dono! amare patendo e patire amando.

Gesù mio, voi solo avete potuto insegnarci queste massime di salute tutte contrarie alle massime del mondo, e voi solo potete darci la forza di soffrire le croci con pazienza: io non vi cerco che mi facciate esente dal patire; solo vi prego a darmi forza di patir con pazienza e rassegnazione. Eterno Padre, il vostro Figlio ci ha promesso che quanto noi vi domandiamo in nome suo tutto voi ci darete: Amen, amen dico vobis; si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis. Ecco ciò che vi domandiamo: dateci la grazia di soffrire con pazienza le pene di questa vita, esauditeci per amor di Gesù Cristo. E voi, Gesù mio, perdonate a me tutte le offese che vi ho fatte, per non aver voluto aver pazienza ne' travagli che mi avete mandati. Datemi il vostro amore, ch'egli mi darà forza di soffrir tutto per amor vostro. Privatemi d'ogni cosa, di tutti i beni di terra, de' parenti, degli amici, della sanità del corpo, di tutte le consolazioni: privatemi anche della vita, ma non del vostro amore. Datemi voi e niente più vi domando. Vergine Ss., ottenetemi un amor costante a Gesù Cristo sino alla morte.



lll

giovedì 12 ottobre 2017

Un professore all'inferno

Don Giuseppe Tomaselli nel suo libretto intitolato “L'inferno c'è”, racconta un fatto spaventoso avvenuto alla presenza di numerosi testimoni.

Raimondo Diocré era un professore della famosa università parigina della Sorbona. Quando morì, i funerali vennero celebrati nella Chiesa di Notre Dame con grande concorso di popolo. La bara fu collocata nella navata centrale, coperta da un semplice velo. Durante il rito funebre, a un certo punto si udì una voce sepolcrale: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!” I presenti si avvicinarono alla salma e alzarono il velo, ma constatarono che il professore era immobile e freddo. Dopo un po' venne ripresa la funzione religiosa tra il turbamento generale, e ad un certo punto il cadavere si alzò alla presenza di tutti e gridò forte: “Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!” I fedeli presenti rimasero ancora più spaventati per l'accaduto, alcuni dottori si avvicinarono al cadavere ritornato immobile e verificarono che era davvero morto. Il funerale venne sospeso e rinviato al giorno dopo. Gli ecclesiastici discussero sul da farsi. Secondo alcuni il fatto accaduto in chiesa significava che il defunto era dannato e quindi non bisognava celebrare il funerale, altri invece pensavano che non era certo che il professor Diocré si fosse dannato, poiché aveva solamente detto di essere stato accusato e giudicato. Il vescovo approvò quest'ultimo parere e l'indomani fece ripetere da capo le esequie. Mentre era in corso la nuova funzione funebre, il morto si alzò sulla bara e gridò con voce terrificante: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!” A quel punto il funerale venne interrotto e il cadavere venne seppellito, ma non in terra consacrata, essendo ormai certa la sua dannazione eterna.

A causa di questo evento spaventoso, molte persone si convertirono. A che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua?

mercoledì 11 ottobre 2017

Spiegare i 7 sacramenti

Ripassiamo le nozioni basilari della nostra fede cattolica con l'intramontabile Catechismo di San Pio X.


1. - BATTESIMO



107. Che cos'è il Battesimo?
Il Battesimo è il sacramento che ci fa cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa.

108. Qual è la forma del Battesimo?
Forma del Battesimo sono le parole: "Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

109. Chi è ministro del Battesimo?
Ministro del Battesimo è, d'ordinario, il sacerdote, ma in caso di necessità può essere chiunque, purché abbia intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.

110. Come si dà il Battesimo?
Il Battesimo si dà versando l'acqua sul capo del battezzando e dicendo nello stesso tempo le parole della forma.

2. - CRESIMA


111. Che cos'è la Cresima o Confermazione?
La Cresima o Confermazione è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, e ce ne imprime il carattere.

112. In che modo la Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo?
La Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, dandoci l'abbondanza dello Spirito Santo, cioè della sua grazia e dei suoi doni.

113. Chi riceve la Cresima, quali disposizioni deve avere?
Chi riceve la Cresima dev'essere in grazia di Dio e, se ha l'uso di ragione, deve conoscere i misteri principali della fede e accostarsi al sacramento con devozione.

3. - EUCARISTIA


114. Che cos'è l'Eucaristia?
L'Eucaristia è il sacramento che, sotto le apparenze del pane e del vino, contiene realmente Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, per nutrimento delle anime.

115. Chi è il Ministro dell'Eucaristia?
Il Ministro dell'Eucaristia è il Sacerdote.

116. Nell'Eucaristia c'è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo e che nacque in terra da Maria Vergine?
Nell'Eucaristia c'è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo e nacque in terra da Maria Vergine.

117. Quando diventano Corpo e Sangue di Gesù il pane e il vino?
Il pane e il vino diventano Corpo e sangue di Gesù al momento della consacrazione, nella Messa.

118. Dopo la consacrazione non c'è più niente del pane e del vino?
Dopo la consacrazione non c'è più né pane né vino, ma restano solamente le specie o apparenze, senza la sostanza.

119. Quando si rompe l'ostia in più parti, si rompe il Corpo di Gesù Cristo?
Quando si rompe l'ostia in più parti, non si rompe il Corpo di Gesù Cristo, ma solamente le specie del pane, e il Corpo del Signore rimane intero in ciascuna parte.

120. Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo?
Si, Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo.

121. Quante cose sono necessarie per fare una buona comunione?
Per fare una buona comunione sono necessarie tre cose: 1° essere in grazia di Dio; 2° sapere e pensare chi si va a ricevere; 3° osservare il digiuno eucaristico.

122. Che significa essere in grazia di Dio?
Essere in grazia di Dio significa avere la coscienza pura e monda da ogni peccato mortale.

123. In che cosa consiste il digiuno eucaristico?
Il digiuno eucaristico consiste nell'astenersi da ogni cibo e da ogni bevanda, per un ora prima della comunione.

124. Si può bere l'acqua prima della comunione?
Prima della comunione si può bere l'acqua naturale, perché essa non rompe il digiuno eucaristico, così anche per le medicine.

125. Ci sono altre concessioni per gli anziani e infermi?
Si, gli anziani e infermi, anche non degenti, possono prendere qualsiasi cosa senza limite di tempo.

126. C'è l'obbligo di ricevere la Comunione?
C'è l'obbligo di ricevere la Comunione almeno una volta all'anno, a Pasqua o durante il Tempo di Pasqua; e in pericolo di morte, come Viatico.

127. È cosa buona e utile comunicarsi spesso?
È cosa ottima e utilissima comunicarsi spesso, anche tutti i giorni, purché si faccia sempre con le dovute disposizioni.

128. Che cos'è la Santa Messa?
La Santa Messa è il sacrificio del Corpo e del sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull'altare, in memoria e rinnovazione del sacrificio della croce.

129. Siamo obbligati a partecipare alla Messa?
Siamo obbligati a partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate.

4. - PENITENZA o RICONCILIAZIONE


130. Che cos'è la Penitenza o Riconciliazione?
La Penitenza o Riconciliazione è il sacramento, istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo.

131. Quante e quali cose si richiedono per fare una buona Confessione?
Per fare una buona confessionesi richiedono cinque cose: 1° l'esame di coscienza; 2° il dolore dei peccati; 3° il proponimento di non commeterne più; 4° l'accusa dei peccati; 5° la soddisfazione o penitenza.

a) Esame - Dolore - Proponimento


132. Come si fa l'esame di coscienza?
L'esame di coscienza si fa richiamando alla mente i peccati commessi, a cominciare dall'ultima confessione ben fatta.

133. Che cos'è il dolore?
Il dolore o pentimento è quel dispiacere ed odio dei peccati commessi, che ci fa proporre di non più peccare.

134. È necessario avere dolore di tutti i peccati commessi?
È necessario avere il dolore di tutti i peccati mortali commessi, senza eccezione, conviene averlo anche dei veniali.

135. Che cos'è il proponimento?
Il proponimento è la volontà risoluta di non commettere più peccati e di fuggire le occaioni.

b) Accusa dei peccati


136. Che cos'è l'accusa dei peccati?
L'accusa dei peccati è la manifestazione dei peccati fatta al sacerdote confessore, per averne l'assoluzione.

137. Di quali peccati siamo obbligati a confessarci?
Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati male; giova però confessare anche i veniali.

138. Chi, per vergogna, tacesse un peccato mortale, farebbe una buona confessione?
Chi, per vergogna, tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona confessione, ma commetterebbe un sacrilegio.

139. Che deve fare chi sa di non essersi confessato bene?
Chi sa di non essersi confessato bene, deve rifare le confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilegi commessi.

c) Soddisfazione o penitenza - l'indulgenza


140. Che cos'è la soddisfazione o penitenza sacramentale?
La soddisfazione o penitenza sacramentale è l'opera buona, imposta dal confessore a castigo ed a correzione del peccatore ed a sconto della pena temporanea meritata peccando.

141. Che cos'è l'indulgenza?
L'indulgenza è una remissione di pena temporale dovuta per i peccati, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a chi è in grazia.

5. - UNZIONE DEI MALATI     6. - ORDINE      7. - MATRIMONIO


142. Che cos'è l'Unzione dei malati?
L'unzione dei malati, detta pure Olio Santo è il sacramento istituito a sollievo spirituale ed anche corporale dei cristiani ammalati.

143. Che cos'è l'Ordine?
L'ordine è il sacramento che dà la potestà di compiere le azioni sacre riguardanti l'Eucarestia e la salute delle anime, e imprime il carattere di ministri di Dio.

144. Che cos'è il Matrimonio?
Il Matrimonio è il sacramento che unisce l'uomo e la donna indissolubilmente, e dà loro la grazia di santamente convivere e di educare cristianamente i figli.