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domenica 22 aprile 2018

Una ragazza felice di essere vergine

Viviamo in una società fondata sul vizio della lussuria. L'immoralità dilaga in televisione (consiglio di accendere la TV il meno possibile), sulla stampa, per strada, nelle scuole, spesso persino nelle chiese, dove purtroppo molte persone entrano vestite in maniera spudorata. Ma non tutti si sono lasciati corrompere dalla lussuriosa mentalità mondana. Infatti tra i lettori e le lettrici dei miei blog ci sono tanti giovani che mi hanno confidato di amare la purezza. Ecco l'edificante e-mail che mi ha scritto una ragazza lombarda.


Caro D., 
                perdona il mio ritardo nella risposta [...]. 

Forse non mi crederai, ma è da un po' di tempo che desideravo scriverti per condividere con te un mio pensiero... un pensiero che, purtroppo, non posso condividere con tutti perché temo che non sarebbe ben compreso.

Come sai, non sento di avere una vocazione alla vita religiosa. Nonostante questo, non ti ho mai nascosto che nutrivo e nutro tuttora amore per la purezza e per la verginità, desiderando però allo stesso tempo l'amore. Ho sempre sentito come la sensazione di essere continuamente alla ricerca di questo amore e non ti nego che credevo di poterlo trovare in un ragazzo. Ma ogni ragazzo che vedevo non corrispondeva mai a quell'idea che avevo nella mia mente, né mi è successo di vederne uno così, nel quale vedessi quell'amore puro che cercavo. Non so se lo troverò mai, non me la sento di escludere niente perché è difficile fare previsioni, però per ora mi sento di dire che quell'amore l'ho trovato solo in Gesù. Chi altri potrebbe mai amarmi come mi ama lui? In quale altro amore potrei trovare più purezza? Non so se sto usando le parole giuste per esprimermi, eppure nella mia mente è tutto molto chiaro. Desidero amare Gesù e desidero piacere a lui. Ciò non toglie che magari in futuro potrei trovare qualcuno che abbia i miei stessi sentimenti per Gesù con cui formare una famiglia. Però, se questo un tempo è stato uno dei miei desideri, ora è diverso... ho visto molte famiglie sfaldarsi, coppie divorziare o non rispettarsi e tutto, ne sono convinta, perché non ponevano le loro fondamenta in Dio. 

Certo ora Gesù non mi sta chiedendo di prendere alcuna decisione: adesso sto bene così, con Lui e non ho altro desiderio se non quello di avvicinarmi ogni giorno sempre di più. E se anche non mi mettesse mai davanti alla possibilità di sposarmi sarei felice, perché ti confesso che l'idea di trascorrere la vita in castità non mi sconforta, anzi, la percepisco come una grazia, un dono prezioso, qualcosa che farei con naturalezza proprio come lo sto facendo ora e come ho sempre fatto, contrariamente, con mio rammarico, a molti della mia età.

Sai, ripensando a quando desideravo farmi suora, mi sto rendendo conto che i miei sentimenti per Dio allora non erano come quelli di adesso. Non che non fossero sinceri, tutt'altro, solo che adesso li sento più maturi.

In tutto quello che ti ho scritto non sono completamente sicura di aver detto tutto quello che sentivo. Ma capisci, è difficile spiegare questo genere di cose. La mia famiglia ad ogni modo rispetta i miei pensieri, anche se di queste cose in realtà ho parlato un po' solo a mia sorella, con cui riesco a confidarmi sempre e apertamente, anche se non le ho mai detto tutto. 

Scusa se mi sono presa la libertà di confidarti queste cose, ma ti ringrazio per l'attenzione che presterai alle mie parole.

Ti saluto con fraterno affetto in Gesù e Maria,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                   leggo sempre con interesse le tue e-mail.

Ho apprezzato molto ciò che mi hai confidato circa la virtù della purezza. Se tu avessi detto le stesse cose a una persona mondana avresti rischiato di venire derisa ed etichettata come una ragazza dalla mentalità medievale.

Qui non si tratta di essere moderni o medievali, si tratta di essere cristiani oppure no. Dio vuole che tutte le persone non sposate vivano in totale castità. Quindi, tutte le donne nubili devono rimanere vergini, se desiderano osservare la Legge Eterna di Dio, la quale vieta i rapporti prematrimoniali (ovviamente lo stesso discorso vale anche per gli uomini celibi). Purtroppo, viviamo in una società secolarizzata e immersa nel fango dei vizi, e ormai i discorsi sulla purezza vengono compresi solo da poche persone.

Tu continua a vivere nella purezza, anche se i mondani dovessero deriderti per il tuo stile di vita quasi “monastico”. L'importante è piacere a Dio, non ai mondani.
 Nell'istante in cui morirai verrai giudicata da Gesù Cristo, non da qualche uomo del mondo.

Visto che non ti senti chiamata alla vita religiosa, sappi che non sei costretta a sposarti. Lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo consiglia di rimanere vergini (è solo un consiglio, non un obbligo, infatti chi invece desidera sposarsi non trasgredisce alcun precetto). Inoltre afferma che mentre le donne sposate pensano a piacere ai propri mariti, invece le donne vergini pensano a piacere a Dio.

Se resterai nubile ti sarà più facile vivere pensando maggiormente alle cose spirituali, mettendo in secondo piano le cose materiali (soldi, lavoro, casa, salute, eccetera). Invece i mondani fanno l'esatto contrario: mettono al primo posto le cose materiali, mentre trascurano le cose davvero importanti per l'anima.

Se un giorno deciderai di sposarti, dovrai trovarti un marito che sia cattolico al 100%, non uno di quelli che fa dei compromessi al ribasso con la mentalità del mondo, altrimenti ti farà tribolare assai, come è accaduto a tante altre donne cristiane che purtroppo hanno commesso l'errore di sposare degli uomini che vivono come se Dio non ci fosse.

Sia se resterai nubile sia se ti sposerai con un uomo davvero cristiano, la mia speranza è che tu possa sempre vivere unita a Gesù, amandolo con tutto il tuo cuore, con tutte le tue forze, e sopra ogni altra cosa. Sei stata creata per conoscere, amare e servire il Signore, e il tuo cuore può trovare la vera pace solo riposando in Lui.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

sabato 21 aprile 2018

Testimonianza di una studentessa universitaria

Ripubblico una bella testimonianza di una ragazza.

Caro Cordialiter,
                         sono una giovane emiliana che presto andrà per la prima volta in pellegrinaggio a Lourdes con l'UNITALSI.

Ti scrivo perché voglio raccontarti la mia storia, ma soprattutto chiederti consiglio. Ho grande attesa nei confronti di questo pellegrinaggio. Il motivo è semplicissimo: sin d'ora mi ha dato la possibilità di aprirmi a Dio molto più rispetto a quanto non avessi mai fatto prima. Nell'irrequietezza dei miei 22 anni e del mio carattere, non pretendo certo di capire tutto subito, ma mai avevo sentito così forte la voce di Dio. Cosa voglia da me ancora non lo so... è passata solo una settimana da quando ho visto concretizzarsi la mia partenza e da allora più pregavo e più avevo voglia di farlo. Certo subito la preghiera era dovuta alla necessità di chiedere umilmente al Signore di farmi svolgere al meglio il servizio, con obbedienza e umiltà, ma soprattutto desideravo chiedergli un colloquio vivido e deciso in quel pellegrinaggio così che potesse essere per me trampolino di lancio verso Lui.

Desidero fortemente che quest'esperienza mi travolga e mi lasci innamorata di Cristo, così per prepararmi al meglio ho pensato di scegliere come maestra S. Teresa di Gesù Bambino [...]. Non avrei mai immaginato di scoprirmi così, senza fiato, trafelata nella ricerca di Lui, attraverso la liturgia delle ore, la meditazione delle letture del giorno, gli scritti dei santi. In fin dei conti non potevo scegliere maestra migliore, la quale, assieme alla sua precorritrice, Santa Teresa d'Avila, mi hanno davvero infiammato il cuore. Senza rendermi conto mi sono ritrovata a sfogliare siti di monasteri osservanti, soprattutto carmelitani, e poi, beh...mi sono imbattuta anche nel tuo sito.

Grazie, grazie per questa opportunità di conoscenza che in questo modo gratuito e disinteressato mi hai offerto; grazie per la disponibilità a leggere questa mia. Mi rendo conto che i miei passi sono ancora molto incerti e altalenanti, ma non posso non "ardere d'Amore" tanto la Sua Bellezza mi consuma, mi sembra proprio di aver trovato il mio tesoro [...]. Già da tempo mi ripromettevo, e poi provavo, e poi a fatica tentavo di avvicinarmi sempre più a Cristo, ma non ero mai stata troppo perseverante. Non so quale sarà la mia vocazione, ho ancora tanto da ascoltare la sottile voce, che parla così piano a volte, di Abba Padre; ma soprattutto ho ancora tanto spazio da fare a suon di lacrime di commozione nel mio cuore, per poter poi ospitare quel Gentile e Grande ospite che è Gesù. E quindi il mio tormento diventa proprio questo: quale strada vuole che io percorra, il Signore?

[…] Troppe anime credo si scontrino in me: il fascino dell'abitare nella sua casa per sempre, in totale sua contemplazione opposto al dinamismo e al vigore di un servizio caritatevole in una casa di carità opposto ancora al desiderio di voler trasmettere e educare i miei piccoli fratelli. [...] Certo il ricordo di quel che mi disse quella suora tanto tempo fa mi è sempre stato presente, soprattutto nei momenti spirituali più intensi...ma la prospettiva della vocazione religiosa non era mai stata così vivida, visto tutte le cose alle quali avevo avviato la mia vita.

Non ho ancora parlato con nessuno di questo, penso di volerlo custodire ancora un po', anche se presto, almeno col mio caro Don dovrò farlo. Cosa mi consigliate? Come mi suggerite di agire?

[…] Per ora non vedo l'ora di arrivare a Cristo per mezzo del servizio, della preghiera, ma soprattutto tramite l'Immacolata. Lourdes arrivo!!

Ancora grazie, grazie per avervi potuto scrivere

affettuosamente,
(lettera firmata)

venerdì 20 aprile 2018

Colpita dalla gioia di una novizia

Ripubblico una specie di intervista che mi rilasciò un'ex monaca di clausura.

Quando e come hai cominciato a sentire la vocazione religiosa?

La vocazione è nata nel periodo dell'adolescenza quando, frequentando il Liceo Artistico, sono andata in gita scolastica ad Assisi; era l’anno 1988 e in quel periodo stavamo studiando gli affreschi di Giotto, Cimabue, Lorenzetti... La mia insegnate di storia dell'arte conosceva una monaca clarissa in quella meravigliosa cittadina ed invitò ad incontrarla gli studenti che lo desideravano. Io non frequentavo più la Chiesa dai tempi del catechismo, però accettai la proposta. Eravamo una trentina di giovani curiosi che non avevano mai visto una monaca di clausura. C’è stato questo incontro nel parlatorio, abbiamo visto una giovane novizia che ci ha raccontato un po' la sua vita, quello che faceva, perché era lì… Io, sinceramente, non ricordo nulla di quello che ha detto, però la cosa che mi è rimasta impressa è stata la sua GIOIA; il vederla così felice, così luminosa, così piena di pace mi ha sconvolta perché, pur credendo di essere felice, quel giorno mi resi conto che non lo ero. Da quell'incontro è iniziato un cammino che è durato quattro anni. Tornata a casa constatai che pensavo sempre più spesso all’incontro che avevo fatto: avevo nostalgia di quella gioia che avevo incontrato e volevo essere felice anch'io. Il mio ragionamento era semplice: “Vorrei essere felice come quella sorella, ma per essere felice come lei devo essere come lei, quindi devo essere clarissa anch’io”. Ed è così che dopo due anni sono ritornata. Ho incontrato la Madre e le ho detto: “Madre, vorrei venire qui perché vorrei essere come Gesù, vorrei essere felice”. Così è cominciato il cammino.

Per i mondani è assurdo rinchiudersi in un monastero di clausura. A te invece che cos’è che ti affascinava tanto della vita claustrale?

All’inizio del mio cammino monastico la scelta è stata spontanea: ero entrata in clausura perché avevo trovato Dio attraverso quella comunità, e quindi tutto era meraviglioso. Poi c’è stato un momento nel mio cammino nel quale mi sono posta le stesse domande: “Ma cosa ci faccio qua dentro? Perché sto chiusa qui? Potrei andare con le suore di Madre Teresa, fare del bene, aiutare i poveri…”. E allora c’è stata una parola del Vangelo di Marco, al capitolo 14, che mi ha colpita molto: “I poveri li avrete sempre con voi, ma non sempre avrete Me.” E mi sono detta: Ma a Gesù chi ci pensa? E poi noi cosa ci crediamo di essere? Dio non ha bisogno di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di Lui. E mi sono detta anche che la prima che ha bisogno, la prima povera SONO IO, e che ho tutto da ricevere da Dio, e che se io sono piena di Dio anche il mondo ne guadagnerà. E se è vera quella parola di Gesù: “Qualunque cosa avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a Me”, allora è vero anche il contrario: “Qualunque cosa avete fatto a Me, l’avete fatto a loro.”

Se tu avessi una figlia maggiorenne attratta dalla vita monastica, saresti felice se diventasse sposa di Gesù Cristo?

Lo sarei senz’altro, a patto che vivesse questa vocazione nella verità. Nella verità personale prima di tutto e in secondo luogo nella verità comunitaria. In questa, come in tutte le vocazioni (compresa quella matrimoniale) bisogna vagliare attentamente le motivazioni che ci spingono ad abbracciare uno stato di vita e far sì che queste motivazioni rimangano pure. Non si entra in clausura perché non si trova lavoro o il fidanzato oppure perché si ha una bassa stima di sé e ci si vuol nascondere dal mondo intero… Al contrario, i monaci sono gli esseri più esposti del mondo tant’è che Gesù stesso li paragona alla luce. Se poi si sceglie di vivere la vocazione monastica all’interno di una comunità, è importante che questa sia una VERA scuola di spiritualità e di vita.

Ci sono alcune lettrici del blog che sono incerte sullo stato di vita da eleggere. Che consigli vorresti dare a tal proposito?

La prima cosa che mi viene da dire è che non siamo noi ad “eleggere” uno stato di vita ma è Gesù che elegge noi. È una chiamata. La mia esperienza mi dice poi che la cosa fondamentale in questo momento così delicato è saper ASCOLTARE: bisogna chiudere gli occhi ed entrare nel più profondo di se stessi per capire e discernere le proprie emozioni. So che spesso sono contrastanti ma sappiate che solo la scelta giusta dà una PACE profonda e durevole nel tempo, nonostante le varie lotte e difficoltà da affrontare. Lo ribadisco: l’ago della bussola è e sarà sempre la PACE interiore. Ai più giovani – ma è buona cosa per tutti – consiglio anche di confrontarsi con una guida spirituale saggia e illuminata: è uno dei doni più preziosi che Dio possa farci!

giovedì 19 aprile 2018

La conformità alla volontà di Dio

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


La conoscenza di Dio non unisce soltanto la nostra intelligenza al pensiero divino ma tende all'amore, perchè tutto è amabile in Dio; la conoscenza di noi stessi, mostrandoci il bisogno che abbiamo di Dio, ce lo fa ardentemente sospirare e ci getta tra le divine sue braccia. Ma la conformità alla divina volontà ci unisce ancor più direttamente e più intimamente a Colui che è la fonte di ogni perfezione; assoggetta infatti e unisce a Dio la volontà, che, essendo la regina delle facoltà, tutte le mette al servizio del Sommo Padrone. Si può quindi dire che il grado di perfezione dipende dal grado di conformità alla divina volontà. A farlo meglio intendere, esporremo: 1° la natura di questa conformità; 2° l'efficacia santificatrice.

I. Natura della confirmità alla volontà di Dio.

Sotto il nome di conformità alla divina volontà intendiamo l'intiera e affettuosa sottomissione della nostra volontà a quella di Dio, sia alla volontà significata, sia alla volontà di beneplacito.

Infatti la volontà di Dio ci si presenta sotto doppio aspetto. a) È la regola morale delle nostre azioni, significandoci chiaramente, per mezzo dei precetti o dei consigli, quello che dobbiamo fare. b) Tutto sapientemente governa, dirigendo gli avvenimenti per farli convergere alla gloria sua e alla salute degli uomini; ci viene quindi manifestata dai provvidenziali avvenimenti che accadono in noi e fuori di noi.

La prima si chiama volontà significata, perchè chiaramente ci significa ciò che dobbiamo fare. La seconda si chiama volontà di beneplacito, perchè i provvidenziali avvenimenti ci dicono quale sia il beneplacito di Dio.

[...]

LA VOLONTÀ SIGNIFICATA DI DIO.

La conformità alla volontà significata di Dio consiste nel volere tutto ciò che Dio ci significa essere di sua intenzione. Ora, dice S. Francesco di Sales, "la dottrina cristiana ci propone chiaramente le verità che Dio vuole che crediamo, i beni che vuole che speriamo, le pene che vuole che temiamo, ciò che vuole che amiamo, i comandamenti che vuole che osserviamo, i consigli che desidera che seguiamo. Tutto ciò si chiama volontà significata di Dio, perchè Dio ci significò e manifestò che vuole e intende che tutto questo sia creduto, sperato, temuto, amato e praticato".

La volontà significata comprende dunque, secondo lo stesso Dottore, quattro cose: i comandamenti di Dio e della Chiesa, i consigli, le ispirazioni della grazia, e, per le comunità, le Costituzioni e le Regole.

a) Dio essendo nostro Supremo Padrone, ha diritto di comandarci; ed essendo infinitamente sapiente e buono, nulla ci comanda che non sia insieme utile alla gloria sua e alla felicità nostra; dobbiamo quindi, con tutta semplicità e docilità, sottometterci alle sue leggi, legge naturale o legge divina positiva, legge ecclesiastica o giusta legge civile, perchè, come dice S. Paolo, ogni legittima autorità viene da Dio, e l'obbedire ai Superiori che comandano nei limiti dell'autorità loro conferita, è un obbedire a Dio, come il resistere ad essi, è un resistere a Dio stesso: "Omnis anima potestatibus sublimioribus subdita sit: non est enim potestas nisi a Deo; quæ autem sunt, a Deo ordinatæ sunt. Itaque qui resistit potestati, Dei ordinationi resistit; qui autem resistunt, ipsi sibi damnationem acquirunt". Non esaminiamo qui in quali casi la disobbedienza alle varie leggi è grave o leggiera, avendolo già fatto nella nostra Teologia morale. Ci basti il dire, rispetto alla perfezione, che quanto più fedelmente e cristianamente osserviamo le leggi tanto più ci avviciniamo a Dio, perchè la legge è l'espressione della sua volontà. Aggiungiamo pure che i doveri del proprio stato rientrano nei comandamenti, essendo come una specie di precetti particolari che obbligano i cristiani in virtù della vocazione speciale e degli uffici che Dio loro assegna.

Non possiamo quindi santificarci senza osservare i comandamenti e i doveri del proprio stato; trascurarli sotto pretesto di fare opere di supererogazione è illusione pericolosa e vera aberrazione, perchè è chiaro che il precetto va innanzi al consiglio.

b) L'osservanza dei consigli non è per sè necessaria alla salute e non cade sotto un diretto ed esplicito precetto. Abbiamo però detto, parlando dell'obbligo della perfezione (n. 353), che, per conservare lo stato di grazia, è necessario fare talora opere di supererogazione e quindi praticare alcuni consigli: è un obbligo indiretto fondato sul principio che chi vuole il fine vuole anche i mezzi.

Ma, ove si tratti di perfezione, abbiamo provato, n. 338, che non si può sinceramente ed efficacemente tendervi senza la pratica di alcuni consigli, di quelli che convengono alla propria condizione. Così una maritata non può praticare i consigli che si opponessero all'adempimento dei suoi doveri verso il marito o i figli; un sacerdote obbligato al ministero non può vivere da certosino. Ma, quando si mira alla perfezione, bisogna bene risolversi a fare di più di quanto è strettamente comandato: quanto più generosamente uno si da alla pratica dei consigli compatibili coi doveri del proprio stato, tanto più s'avvicina a Nostro Signore e alla divina perfezione, perchè questi consigli sono espressione dei suoi desiderii rispetto a noi.

c) Convien dire lo stesso delle ispirazioni della grazia, quando sono espresse chiaramente e accertate dal direttore; può dirsi allora che siano come consigli particolari diretti a questa o a quell'anima.

Si devono per altro premurosamente sottoporre, nel loro complesso, al giudizio del direttore, perchè altrimenti si correrebbe pericolo di cadere nell'illusione. Così certe anime ardenti e appassionate, dotate di viva immaginazione, si persuadono facilmente che Dio parli loro, mentre sono le passioni che suggeriscono questa o quella pratica molto pericolosa. Certe anime meticolose o scrupolose prenderebbero per divine ispirazioni ciò che sarebbe soltanto espressione di esaltata fantasia o suggestione diabolica fatta per ingenerare scoraggiamento. Cassiano ne cita parecchi esempi nelle sue Conferenze sulla discrezione; e i direttori sperimentati sanno che la fantasia o il demonio suggeriscono talvolta pratiche moralmente impossibili, contrarie ai doveri del proprio stato, colorandole come ispirazioni divine. Queste suggestioni cagionano turbamento; se si seguono, si diventa ridicoli, si perde o si fa perdere un tempo prezioso; se vi si resiste, uno si crede ribelle a Dio, si disanima e finisce col cadere nel rilassamento. Bisogna quindi farne una qualche verificazione e la regola che si può dare è questa: se si tratta di cose ordinarie, che le anime fervorose della propria condizione sogliono generalmente fare e che non turbano l'anima, si facciano pure generosamente, riserbandosi di parlarne poi al proprio direttore; se si tratta invece di cose anche minimamente straordinarie, che le anime buone generalmente non fanno, bisogna astenersene, finchè non si sia consultato il direttore, e intanto starsene quieti adempiendo generosamente i doveri del proprio stato.

Fatta questa restrizione, è chiaro che chi tende alla perfezione deve prestare attento orecchio alla voce dello Spirito Santo che interiormente gli parla "Audiam quid loquatur in me Dominus Deus"; e prontamente, generosamente eseguire quanto chiede: "Ecce venio ut faciam, Deus, voluntatem tuam". È questo infatti un corrispondere alla grazia, la quale docile e costante corrispondenza è appunto quella che ci rende perfetti [...]. Il carattere distintivo delle anime perfette sta appunto nell'ascoltare e mettere in pratica queste divine ispirazioni [...].

d) Quanto alle persone che vivono in comunità, sono tanto più perfette, a parità di cose, quanto più generosamente obbediscono alle regole e costituzioni: queste infatti sono mezzi di perfezione approvati in modo esplicito o implicito dalla Chiesa e che uno si obbliga ad osservare entrando in comunità. Come abbiamo spiegato al n. 375, il mancare per fragilità a qualche regola particolare, in sè non è certamente peccato; ma, oltre che spesso in queste volontarie negligenze ci s'insinua un motivo più o meno peccaminoso, è certo che, non osservandole, sia pure per fragilità, uno si priva di preziose occasioni di farsi dei meriti. Resta pur sempre vero che l'osservare la regola è uno dei mezzi più sicuri di fare la volontà di Dio e di vivere per lui: "Qui regulæ vivit, Deo vivit;" e che il mancarvi volontariamente e senza ragione è abuso della grazia.

Quindi l'obbedienza alla volontà di Dio significata è il mezzo normale per giungere alla perfezione.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

mercoledì 18 aprile 2018

Giovani vocazioni

Lettera di una giovane ragazza desiderosa di fare un'esperienza vocazionale in qualche ordine religioso di "stretta osservanza"...

Salve,
          mi chiamo [...], ho 22 anni, Le scrivo dalla provincia di [...] e Le faccio i miei complimenti per il suo bellissimo blog, che immagino sia graditissimo a Nostro Signore.

Scrivo a Lei, come tante altre ragazze, per avere un aiuto e un'indicazione sull'istituto religioso in cui entrare a far parte. Su di me posso darLe poche ma precise indicazioni: sono pronta a lasciare tutto e tutti per unirmi completamente e definitivamente a Colui che mi vuole sua sposa. In realtà, ho già abbandonato da tempo la quasi totalità delle cose del mondo, posso dirLe che il mio non è un entusiasmo iniziale ma è una scelta frutto di un lungo cammino. […] Non ho altri al mondo che Lui, e Lo benedico perché è così. Desidero tanto fare una vera esperienza vocazionale: ho letto che nel suo blog parla di istituti di “stretta osservanza", di istituti seri, e non dallo spirito rilassato. Dunque, [...] potrebbe segnalarmi istituti di questo tipo in queste regioni?

Io comunque so che devo esser pronta ad entrare in qualsiasi istituto di vita attiva o contemplativa laddove Gesù mi voglia. Ho bisogno di stimoli continui per non addormentarmi nella fede, spero soprattutto di trovare delle consorelle pronte anche all'accoglienza delle giovani come me, considerando che sia nella preghiera che nel lavoro manuale ho davvero tanto da imparare, mi considero una grande ignorante, che però è tutta desiderosa di non dar loro fastidio ma di impegnarsi e di sottomettersi alla volontà del Signore nel servizio e nell'obbedienza alle mie superiori.

La ringrazio per la gentile attenzione che avrà nel leggere la mia mail e spero possa segnalarmi gli istituti di cui parla. Mi perdoni per il tempo che Le sottraggo.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                  dammi pure del tu (lo preferisco). Rispondo molto volentieri alla tua lettera, poiché uno degli scopi del mio blog è appunto di far conoscere gli ordini religiosi fervorosi e di “stretta osservanza”. Purtroppo, facendo un'esperienza vocazionale in un monastero rilassato si corre il rischio di rimanere disgustati e di rinunciare alla vocazione. Sant'Alfonso diceva addirittura che è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato.

Nella risposta che ti ho inviato in privato ti ho segnalato due ottimi ordini religiosi presenti nella tua regione. Il loro stile di vita gioiosamente povero, fervoroso e pieno di zelo per la salvezza delle anime riesce ad affascinare molte ragazze, e infatti sono tra le poche congregazioni italiane che hanno molte vocazioni.

Carissima in Cristo, se per caso non ti sentissi portata per questi due ordini che ti ho suggerito, non ti arrendere, infatti ci sono tanti altri ordini che posso consigliarti. Per me ogni singola vocazione religiosa ha un valore enorme, pertanto non esitare a scrivermi per avere dei chiarimenti o semplicemente per avere una parola di incoraggiamento.

Spero con tutto il cuore che Gesù voglia prenderti come sua sposa. Ma ti rendi conto? Una cosa è unirsi al Re del Cielo, altra cosa è unirsi con una povera creatura della terra. Oh, quante donne rimpiangono di aver sposato un uomo della terra!

Ti incoraggio a perseverare nel bel proposito di donare il resto della tua vita a Dio. Siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio, per poi poterlo amare in Cielo per l'eternità. Entrando in un ordine fervoroso e osservante sarà facile per te salvarti l'anima e cercare la santità, nel mondo invece ci sono tante distrazioni, dissipazioni e pericoli per l'anima. Se dovessi incontrare degli ostacoli sul percorso vocazionale, non ti arrendere, ma continua a perseverare.

Quando andrai in convento a fare un'esperienza vocazionale, non dimenticarti di pregare la Madonna per i lettori del blog, soprattutto per alcune ragazze che vorrebbero entrare in monastero ma devono superare vari ostacoli (soprattutto l'opposizione dei parenti).

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria.

Cordialiter

martedì 17 aprile 2018

Della conoscenza di noi stessi

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


La conoscenza di Dio ci porta direttamente ad amarlo, perchè è infinitamente amabile; la conoscenza di noi stessi vi ci porta indirettamente, mostrandoci il bisogno assoluto che abbiamo di lui a perfezionare le doti da lui largiteci e a rimediare alle profonde nostre miserie. Esporremo dunque di questa conoscenza 1° la necessità; 2° l'oggetto; 3° i mezzi d'arrivarvi.

1° NECESSITÀ DELLA CONOSCENZA DI NOI STESSI.

Poche parole basteranno a convincercene.

A) Chi non conosce sè stesso è nella morale impossibilità di perfezionarsi. Perchè allora uno s'illude sul proprio stato, cadendo, secondo il proprio carattere o l'ispirazione del momento, ora in un presuntuoso ottimismo che ci fa credere di essere già perfetti, ora nello scoraggiamento che ci fa esagerare i nostri difetti e le nostre colpe; nell'uno e nell'altro caso quasi identico è il risultato, cioè l'inazione o almeno la mancanza di sforzi energici e perseveranti, vale a dire il rilassamento. - D'altra parte come correggere difetti che punto non si conoscono o si conoscono male, e come coltivare virtù e doti di cui non si ha che una nozione vaga e confusa?

B) Invece la chiara e sincera conoscenza dell'anima nostra ci sprona alla perfezione: le nostre doti c'inducono a ringraziarne Dio, corrispondendo più generosamente alla grazia; i nostri difetti e la coscienza della nostra impotenza ci mostrano che abbiamo ancora molto da lavorare e che non convien perdere occasione alcuna di progredire. Allora uno si giova di tutte le occasioni per estirpare o almeno svigorire, mortificare, dominare i propri vizi, per coltivare e svolgere le proprie doti. E avendo coscienza della propria incapacità, si chiede umilmente a Dio la grazia di progredire ogni giorno, e, sorretti dalla fiducia in Dio, si ha la speranza e il desiderio della buona riuscita; il che dà slancio e costanza nello sforzo.

2° OGGETTO DELLA CONOSCENZA DI NOI STESSI.

Osservazioni generali. Perchè questa conoscenza sia più efficace, è necessario che abbracci tutto ciò che si trova in noi, doti e difetti, doni naturali e doni soprannaturali, inclinazioni e ripugnanze, l'intiera storia della nostra vita, le nostre colpe, i nostri sforzi, i nostri progressi; il tutto studiato senza pessimismo, ma con imparzialità, con retta coscienza illuminata dalla fede.

a) Bisogna quindi rilevar sinceramente, senza falsa umiltà, tutte le doti che il Signore ha posto in noi, non certo per gloriarcene ma per esprimerne riconoscenza al loro autore e per diligentemente coltivarle: sono talenti che Dio ci ha affidati e di cui ci domanderà conto. Il terreno da esplorare è quindi vastissimo, perchè comprende e i doni naturali e i doni soprannaturali: quello che avemmo più direttamente da Dio, quello che ricevemmo dai genitori e dall'educazione, quello che dobbiamo ai nostri sforzi sorretti dalla grazia.

b) Ma bisogna pure porci coraggiosamente di fronte alle nostre miserie e ai nostri falli. Tratti dal nulla, al nulla continuamente tendiamo; non sussistiamo e non possiamo agire che coll'incessante concorso di Dio. Attirati al male dalla triplice concupiscenza [...], questa tendenza noi abbiamo accresciuto coi peccati attuali e con le abitudini che ne risultano; bisogna umilmente riconoscerlo, e, senza disanimarci, metterci all'opera, con la grazia di Dio, per guarire queste ferite con la pratica delle virtù cristiane, onde accostarci alla perfezione del Padre celeste.

Applicazioni. A ben procedere in questo esame, possiamo ordinatamente percorrere i doni naturali e i soprannaturali, seguendo una specie di questionario che ci agevolerà il lavoro.

A) Quanto ai doni naturali, possiamo chiederci, alla presenza di Dio, quali siano le principali tendenze proprie delle nostre facoltà, seguendo non un ordine strettamente filosofico ma semplicemente un ordine pratico.

a) Rispetto alla sensibilità: è lei che domina in noi oppure la ragione e la volontà? V'è in noi tutti un misto di queste due cose, che però varia nella misura secondo gli individui. Amiamo più per sentimento che per volontà o affezione?

Sappiamo padroneggiare i nostri sensi esterni oppure ne siamo schiavi? Qual dominio esercitiamo sull'immaginazione e sulla memoria? Non sono queste nostre facoltà eccessivamente volubili, occupate spesso in vane fantasticherie? E le nostre passioni? Sono bene orientate e moderate? È la sensualità che domina oppur la superbia e la vanità?

Siamo apatici, fiacchi, negligenti, pigri? Se lenti, siamo almeno costanti nei nostri sforzi?

b) L'intelligenza: di che natura è? vivace e chiara ma superficiale, oppure lenta e penetrante? Siamo intellettuali e speculativi, oppure uomini pratici che studiano con la mira di amare e di operare? Come coltiviamo l'intelligenza? Fiaccamente oppur con energia? Con costanza oppure a salti? A quali risultati riusciamo? Qual è il nostro metodo di lavoro? Non si potrebbe migliorarlo?

Siamo appassionati nei giudizi e ostinati nelle opinioni? Sappiamo dare ascolto a chi non la pensa come noi, e acconsentire a ciò che si dice di ragionevole.

c) La volontà: è fiacca e incostante o forte e perseverante? Che facciamo per coltivarla? La volontà dev'essere la regina delle facoltà, ma non può riuscirvi che adoprando grande delicatezza ed energia. Che facciamo per assicurarle il dominio sui sensi interni ed esterni, sull'esercizio delle facoltà intellettuali e per dare a lei stessa maggior energia e costanza? Abbiamo convinzioni profonde? E le rinnoviamo di frequente? Esercitiamo la volontà nelle piccole cose, nei piccoli sacrifici quotidiani?

d) Il carattere ha grandissima importanza nelle relazioni col prossimo; un buon carattere che sa adattarsi al carattere altrui, è una leva potente per l'apostolato; un cattivo carattere è uno dei più grandi ostacoli al bene. Uomo di carattere è colui che, avendo forti convinzioni, si studia con fermezza e perseveranza di conformarvi la sua condotta. Il buon carattere è quel misto di bontà e di fermezza, di dolcezza e di forza, di franchezza e di riguardo, che concilia la stima e l'affetto di coloro con cui si ha da trattare. Un cattivo carattere è invece colui che, col mancare di franchezza, di bontà, di delicatezza o di fermezza, o col lasciar predominare l'egoismo, è rozzo nelle maniere e si rende sgradito e talora anche odioso al prossimo. C'è qui dunque un punto capitale da studiare.

e) Le abitudini: nascono dalla ripetizione degli atti e danno una certa facilità a fare atti simili con prontezza e diletto. Conviene quindi studiare quelle che si sono già contratte per fortificarle, se buone, per estirparle, se cattive.

Ciò che nella seconda parte diremo dei peccati capitali e delle virtù, ci sarà di aiuto in questa indagine.

B) I nostri doni soprannaturali. Essendo le nostre facoltà tutte compenetrate di soprannaturale, non ci conosceremmo interamente se non badassimo ai doni soprannaturali che Dio mette in noi. Li abbiamo descritti più sopra [...]; ma la grazia di Dio è molto varia nelle sue operazioni, multiformis gratia Dei; è quindi necessario studiarne la speciale azione nell'anima nostra.

a) Studiare le inclinazioni ch'ella ci dà per questa o per quella vocazione, per questa o per quella virtù: dalla docilità nel seguire questi movimenti della grazia dipende la nostra santificazione.

1) Vi sono nella vita momenti decisivi in cui la voce di Dio si fa più forte e più insistente: l'ascoltarla allora e il seguirla è cosa della massima importanza.

2) Bisogna pure osservare se, fra queste inclinazioni, non ce ne sia qualcuna dominante, che ritorni, più frequentemente e più fortemente, verso questo o quel genere di vita, verso questo o quel modo di far meditazione, verso questa o quella virtù: si avrebbe allora la speciale via in cui Dio vuole che camminiamo, e bisognerebbe entrarvi per trovarsi nella corrente della grazia.

b) Oltre che delle inclinazioni, occorre renderci pur conto delle resistenze alla grazia, delle debolezze, dei peccati, a fine di sinceramente detestarli, ripararli e schivarli nell'avvenire. È studio penoso e umiliante, specialmente chi lo faccia lealmente e venendo al particolare, ma è studio molto proficuo, perchè per un verso ci aiuta a praticar l'umiltà, e per l'altro ci getta fiduciosamente in seno a Dio, che solo può guarire le nostre miserie.

3° DEI MEZZI ATTI AD OTTENERE QUESTA CONOSCENZA.

Notiamo subito da principio che la perfetta conoscenza di noi stessi è cosa difficile. a) Attratti come siamo dalle cose esteriori, ci è duro rientrar nel nostro interno per esaminare questo piccolo mondo invisibile; e ancor più duro è per noi, superbi, il rilevare i nostri difetti.

b) Questi alti interni sono molto complessi: vi sono in noi, come dice S. Paolo, due uomini, che spesso tumultuosamente contrastano tra loro. Per sceverare ciò che viene dalla natura e ciò che viene dalla grazia, ciò che è volontario e ciò che non è, si richiede molta attenzione, perspicacia, lealtà, coraggio e perseveranza. Soltanto a poco a poco si fa la luce; una cognizione ne trae un'altra e quest'altra prepara la via a una cognizione ancor più profonda.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

lunedì 16 aprile 2018

La pace del monastero

Una ragazza mi ha scritto una bella testimonianza sulle Benedettine di Fermo.


Finalmente sono riuscita ad approdare nel luogo dove per la prima volta ho avuto un incontro autentico con il Signore. Sto parlando del Monastero “San Giuliano” delle Benedettine di Fermo.

L’anno scorso, durante la settimana Santa ho iniziato a sentire un desiderio così forte di stare in un monastero che razionalmente non me lo sapevo spiegare. Così iniziai a informarmi su internet e telefonai ad un monastero francescano. Lasciai più di un messaggio nella segreteria telefonica però nessuno mi richiamò. Al che pensai che potevo recarmi in qualunque altro monastero e magari anche più vicino. Così lessi su un blog tra le varie esperienze, che un’oblata aveva avuto un’esperienza di accoglienza in un monastero di Fermo dove raccontava di essersi trovata molto bene e parlò anche del carisma della madre Abbadessa che l’aveva ascoltata e aiutata. Mi colpirono molto le sue parole, così mi incuriosii e pensai che era proprio il posto ideale per me. Chiamai per telefono la sera e mi dissero che avrei dovuto richiamare il giorno dopo perché avrei dovuto parlarne con la Madre. E così fu. Il giorno stesso la Madre mi disse di sì. Così feci la mia prima esperienza di accoglienza durata 4 giorni. Poi mantenni il contatto con la Madre durante tutto il tempo vissuto all'estero e al mio ritorno in Italia, e nell’arco di un anno tornai per la seconda volta, poi la terza e infine la quarta il mese scorso, dove ho assistito ai meravigliosi esercizi spirituali predicati da un pio sacerdote, le cui ricche e profonde meditazioni, sia dal punto di vista umano che teologico-filosofico,  mi hanno offerto l’opportunità di capire, approfondire, confermare alcuni concetti sull’”abitare con Gesù”, consentendomi di far crescere in me la forza ed il benessere, e fornendomi  una nuova chiave di lettura per affrontare le mie problematiche. Dopo soltanto 4 esperienze di accoglienza posso dire che il monastero delle monache benedettine è diventato per me la mia seconda casa, l’unico luogo dove riesco a sentirmi in pace, in armonia, dove riesco a riposare, dove posso essere me stessa e sentirmi accolta, amata, ascoltata, coccolata. Nel monastero ho vissuto momenti d’intensa riflessione  e meditazione nei dialoghi con la Madre Abbadessa che mi ha letto dentro e mi ha guidata facendomi scoprire che Dio è misericordioso. Poi, altra scoperta: la lectio divina individuale e condivisa, dove la Parola non è solamente teoria ma diventa prassi, ossia carità che plasma la vita quotidiana. Il monastero è il luogo scandito dalla preghiera e dal lavoro, (ma non dal semplice pregare e lavorare),  dove la preghiera viene espressa con intensa dolcezza, silenzi, parole e canti angelici gregoriani, e dove il lavoro viene vissuto con il sorriso in simbiosi con Gesù. Ogni cosa, ogni azione, ogni oggetto viene mosso unicamente dall'amore e dalla gioia (una tavola apparecchiata, i pasti squisiti, e tutti i lavori fatti a mano come il presepe, la pittura su vetro, i ceri decorativi, le icone, i rosari e le coroncine, i portafogli e le borse, le ostie, i biscotti, i vestiti battesimali e le tuniche, il modo di prendersi cura dell’orto, ecc..) e ci si chiede come può una cosa così semplice essere trasformata in qualcosa di così straordinario e meraviglioso. Ed oltre a tutto ciò che si fa quotidianamente, il monastero delle monache benedettine è a tutti gli effetti una comunità  terapeutica spirituale  dove la madre Abbadessa, dalla  carismatica autorevolezza, e  come madre spirituale, è riuscita concretamente, sospinta non solo dai precetti della sua ricca preparazione teologica e pedagogica, ma soprattutto dall'amore caritatevole che nasce e si nutre dell’amore di Cristo, a creare una vera e propria rete di aiuto esterna, in collegamento continuo con il  monastero; ogni giorno arrivano numerose mail e giungono alla porta del monastero persone che richiedono preghiere e ascolto sulle più disparate condizioni di disagio, sofferenza, disgrazia, e incredibilmente tutte le numerose richieste vengono evase. Le sorelle sono come angeli!

Ma il monastero  è  anche il luogo dove nel contempo  si vive molto il senso della fraternità, dell’armonia nei rapporti interpersonali, nell'aiuto reciproco dove centrali sono l’amore di Cristo e la gioia della sua resurrezione, manifestata non solo nell'azione quotidiana, nel lavoro e nella preghiera, ma anche attraverso momenti di convivialità, giovialità, canti. Un altro mito da sfatare: non è vero che il monastero sia un luogo avulso dalla realtà esterna. Ogni giorno si ascoltano le notizie e c’è una grande attenzione e preoccupazione per tutto ciò che accade fuori, ed ogni giorno si cala la preghiera nella realtà di tutti i bisognosi… e tutti  sappiamo quanto possa essere imprescindibile e potente la preghiera! Mai mi sarei aspettata di trovare tanta apertura al mondo esterno come in un monastero di clausura e mai mi sarei immaginata che si facessero così tante cose. Sembra che una giornata non basti mai per poter terminare tutto ciò che ci si era preposto di fare. Il monastero è stato per me il luogo che mi ha ridonato la speranza e la forza per affrontare tutte le mie problematiche diventate insostenibili, mi ha arricchita nello spirito e nel cuore, nella pace e nell'amore e mi ha permesso di  ritrovare un senso nella mia vita. È il luogo dove ho fatto i conti con il silenzio, le paure, le sofferenze, i dubbi, le delusioni, dove gli affanni si sono trasformati in gioia suscitata dalla presa di coscienza che non sono più sola, perché sono certa che Gesù non mi abbandonerà mai, qualunque sarà la mia situazione di sofferenza, così come non mi abbandonerà mai questa splendida famiglia che prega per me e si preoccupa per me! Non mi basterà una vita per poter contraccambiare tutto ciò che mi è stato donato in questo piccolo paradiso che è il Monastero delle Benedettine! 

A tutte voi ragazze che vi trovate in questo momento, e non casualmente, a leggere queste testimonianze di esperienze vissute nel monastero, o perché sentite la necessità di capire o approfondire la vostra vocazione, o per convertirvi, o per assaporare l’amore infinito, la gioia, la forza e la speranza, qualunque sia la vostra situazione, sappiate che in questo Monastero il Signore parlerà al vostro cuore attraverso la fervorosa preghiera delle monache, attraverso la lectio divina e il dialogo.

Grazie di cuore!
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Per contattare le Benedettine di Fermo, potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: m.benedettine @ alice.it  (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).

domenica 15 aprile 2018

Quando era bambina desiderava la vita religiosa

Ripubblico una toccante testimonianza scritta qualche anno fa da una gentile lettrice che da bambina desiderava diventare suora...

Caro fratello in Cristo,
                                    [...] Da tempo volevo scriverti [...]. Così oggi, nel leggere la lettera della ragazza uscita dal convento per le pressioni psicologiche della famiglia, mi sono detta: ora o mai più.

La prima cosa che vorrei dire a quella ragazza è che nessun motivo esterno alla sua vita spirituale potrà mai annullare quell’anelito, quella spinta verso Dio che ora lei crede di poter spegnere poco a poco. Nessuna ragione mondana, nessuna riuscirà a far davvero dimenticare ciò che lei ha provato e a cui è destinata. Mi spiego meglio facendo ricorso alla mia esperienza personale, che a volte è la cosa più semplice.

Da piccola ebbi certe esperienze che, senza enfasi e con molta umiltà, si potrebbero definire “mistiche”. Pregavo molto e amavo intensamente Gesù. Soprattutto mi attraevano i due misteri, direi, più caratteristici della nostra fede: l’Incarnazione e la Passione. Passavo ore davanti al Presepe e vivevo molto intensamente la Settimana Santa. Senza avere nessuna cognizione di teologia o di liturgia, posso affermare che sentivo la Santa Messa come la presenza del sacrificio di Nostro Signore. Andavo a scuola da delle monache domenicane, a cui sono infinitamente grata perché le basi spirituali me le diedero solo loro, dato che, nella mia famiglia, solo la nonna paterna aveva una certa devozione [...]. Per il resto: indifferenza e poi persino disprezzo per la Chiesa e per la religione. La parabola della mia famiglia è assolutamente tipica dell’Italia del boom economico: progressiva secolarizzazione, consumismo come progressismo, voto a favore del divorzio e dell’aborto, e un lungo eccetera.... Così io, quando arrivai all’adolescenza, cominciai provare per la mia religiosità vergogna, e quasi quasi mi sentivo in colpa in confronto ai miei genitori. Ovvero sentivo su di me le loro proiezioni di voglia di successo, di scalare la piramide sociale, insomma di ricevere da me fatti concreti che li facessero felici.

È così che, sotto queste pressioni, abbandonai l’idea di farmi suora e poi anche la fede. Si arrivò all’assurdo, al paradosso che se andavo in discoteca e tornavo tardi, la cosa era vista come normalissima, ma se invece andavo in chiesa, alla Messa, allora dovevo mentire per non vedere lo sguardo torvo e inquisitoriale di mia madre, e non sentirmi in colpa per deluderla. Dalla fine del liceo in poi, la mia vita è stata come una progressiva abiura di ciò che era la mia vocazione e un buttarmi nella vita per ottenere quei risultati che i miei si aspettavano da me. Laurea brillante. Vittoria di un concorso internazionale per entrare in una scuola prestigiosa di cinema. Contratti nel mondo dell’industria audiovisiva. Un matrimonio con un regista e un figlio. Casa a Roma e a Madrid. Viaggi, premi, ecc.

Tutto inutile. Un vuoto prodotto dalla vocazione rifiutata e tradita si spalancava sempre di più, fino a convertirsi in una voragine. Tra l’altro, quando la propria famiglia impone questo tipo di scelte, attraverso ricatti emozionali, poi di sicuro non è mai contenta. Voglio dire che chiede, pretende sempre di più, per una ragione molto semplice, anche se terribilmente “perversa”: perché ha cercato di raggiungere la felicità proiettando su altri (sui figli) le proprie frustrazioni o le proprie illusioni, senza rispettare davvero l’essenza profonda, l’essere degli stessi figli, il loro spirito. È un meccanismo patologico che può produrre solo dolore e insoddisfazione.

Mi ci è voluto tempo e tanta sofferenza per capire il perché non mi sentivo soddisfatta da tutti i successi che ero riuscita a raccogliere e a offrire alla mia famiglia. Erano “falsi”. Non erano i successi a cui io davvero aspiravo. Non era quella la vita a cui ero destinata. Così, poco a poco, ho cominciato a “disfare” una vita che avevo costruito per gli altri e che non corrispondeva al mio vero essere. Sono uscita dal mondo dello spettacolo. Ho cominciato a lavorare come insegnante. Ho dovuto fare un cammino tortuoso per tornare a “casa”, come il figlio prodigo con cui tanto mi identifico. Nonostante il disprezzo di mia madre, ho cercato di capire che cos’era ciò che avevo abbandonato e che ormai stava sepolto sotto tante esperienze e distrazioni.

Mi ci sono voluti quasi dodici anni per ritornare alla casa del Padre. E da quando, il 13 febbraio del 2005, il giorno della morte di Suor Lucia di Fatima, mi riconvertii, ho pianto molto, moltissimo. Come Francesco e altri convertiti, piangiamo per la nostra cecità, la nostra vigliaccheria, il nostro tradimento a Dio, per tutto il tempo perso e per la vita “sbagliata” che abbiamo vissuto...

Anche se so che, nella immensa misericordia di Dio, persino i nostri sbagli più grossolani si convertono in passi di avvicinamento a Lui, il dolore acuto per non aver saputo abbracciare la grazia che il Signore mi aveva fatto quando ero piccola continua a farmi male. In questi sei anni dalla mia conversione, e lottando tutti i giorni per continuare a convertirmi, ho accarezzato l’idea di poter entrare in un Carmelo di stretta osservanza. Solo un miracolo potrà far sì che questo sogno si avveri. Mio figlio ha compiuto 18 anni e sto accudendo mio padre di quasi 79 anni. Non so se mi sarà concessa l’immensa grazia di morire con l’abito carmelitano. Però non mi preoccupo più di tanto, perché so che in ogni caso sarà per il mio bene e, soprattutto, sarà fatta la volontà di Dio. Ma quando scrivo o parlo con alcune sorelle carmelitane non posso non piangere per quello che avrebbe potuto essere e non è stato a causa della mia debolezza...

Così a quella giovane, le dico solo che si guardi dentro, nella solitudine della preghiera, che vada a fondo, fino alla radice della sua vocazione. E che se davvero scoprisse che è nata per servire Dio, nella clausura o nella vita attiva, allora si ricordi delle parole di Gesù, lasci gli obblighi familiari e le ambizioni altrui e lo segua. Come dice Sant’Agostino, solo in Dio un cuore innamorato di Lui potrà trovare riposo.

Che Dio benedica te, quella giovane anima e tutti coloro che si avvicinano al Signore grazie ai tuoi blog.

Firmo questa lettera con il nome che mi piacerebbe avere se potessi prendere i voti come carmelitana scalza: Edith Teresa Maria della Divina Misericordia.

sabato 14 aprile 2018

Incertezza dell'ora della morte

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


Estote parati, quia qua hora non putatis, Filius hominis veniet (Luc 12,40)

PUNTO I

È certo che tutti abbiamo da morire, ma è incerto il quando. "Nihil certius morte (dice l'Idiota), hora autem mortis nihil incertius". Fratello mio, già sta determinato l'anno, il mese, il giorno, l'ora e 'l momento, nel quale io e voi abbiam da lasciar questa terra ed entrare nell'eternità; ma questo tempo a noi è ignoto. Il Signore, acciocché noi ci troviamo sempre apparecchiati, ora ci dice che la morte verrà come un ladro di notte e di nascosto: "Sicut fur in nocte, ita veniet" (1 Thess 5,2): ora ci dice che stiamo vigilanti, perché quando meno ce l'immaginiamo, verrà Egli a giudicarci: "Qua hora non putatis, Filius hominis veniet". Dice S. Gregorio che Dio per nostro bene ci nasconde l'ora della morte, acciocché ci troviamo sempre apparecchiati: "De morte incerti sumus, ut ad mortem semper parati inveniamur". Giacché dunque la morte in ogni tempo, ed in ogni luogo può toglierci la vita, se vogliamo morir bene e salvarci, bisogna (dice S. Bernardo) che in ogni tempo ed in ogni luogo la stiamo aspettando: "Mors ubique te exspectat; tu ubique eam exspectabis".

Ognuno sa che ha da morire, ma il male è che molti ravvisano la morte in tanta lontananza che la perdono di vista. Anche i vecchi più decrepiti e le persone più infermicce pure si lusingano di avere a vivere per tre o quattro altri anni di più. Ma all'incontro, io dico, quanti ne sappiamo noi anche a' giorni nostri morti di subito! chi sedendo, chi camminando, chi dormendo nel suo letto! È certo che niun di costoro credea di avere a morir così improvvisamente ed in quel giorno ch'è morto. Dico in oltre di quanti in quest'anno son passati all'altra vita, morendo nel loro letto, niuno s'immaginava di dovere in quest'anno finire i suoi giorni. Poche sono le morti, che non riescono improvvise.

Dunque, cristiano mio, quando il demonio vi tenta a peccare con dirvi che domani poi vi confesserete, rispondetegli: E che so io, se oggi è l'ultimo giorno di mia vita? se quest'ora, questo momento, in cui voltassi le spalle a Dio, fosse l'ultimo per me, sicché per me poi non vi fosse più tempo di rimediare, che ne sarebbe di me in eterno? A quanti poveri peccatori è succeduto che nello stesso punto che cibavansi di qualch'esca avvelenata, sono stati colti dalla morte e mandati all'inferno? "Sicut pisces capiuntur hamo, sic capiuntur homines in tempore malo" (Eccli 9,12). Il tempo malo è propriamente quello, in cui attualmente il peccatore offende Dio. Dice il demonio che questa disgrazia non vi succederà; ma voi dovete dire: E se mi succede, che ne sarà di me per tutta l'eternità?

PUNTO II

Il Signore non ci vuol vedere perduti, e perciò non lascia d'avvertirci a mutar vita colla minaccia del castigo. "Nisi conversi fueritis, gladium suum vibrabit " (Ps 7,13). Mirate (dice in altro luogo) quanti, perché non l'han voluta finire, quando meno se l'immaginavano, e vivean in pace sicuri di aver a vivere per molti anni, repentinamente è giunta loro la morte: "Cum dixerint pax, et securitas, tunc repentinus eis superveniet interitus" (Prov 29,1). In un altro luogo dice: "Nisi poenitentiam egeritis, omnes similiter peribitis". Perché tanti avvisi del castigo, prima di mandarcelo? se non perché Egli vuole che noi ci emendiamo, e così evitiamo la mala morte. Chi dice, guardati, non ha voglia di ucciderti, dice S. Agostino: "Non vult ferire, qui clamat tibi: Observa".

È necessario dunque apparecchiare i conti, prima che arrivi il giorno de' conti. Cristiano mio, se prima di notte in questo giorno doveste morire, e avesse da decidersi la causa della vostra vita eterna, che dite, vi trovereste i conti apparecchiati? o pure quanto paghereste per ottener da Dio un altro anno, un mese, almeno un altro giorno di tempo? E perché ora che Dio già vi dà questo tempo, non aggiustate la coscienza? Forse non può essere che questo giorno sia l'ultimo per voi? "Non tardes converti ad Dominum, et non differas de die in diem; subito enim veniet ira illius, et in tempore vindictae disperdet te" (Eccli 5,9). Per salvarti, fratello mio, bisogna lasciare il peccato; se dunque hai da lasciarlo una volta, perché non lo lasci ora? "Si aliquando, cur non modo?" (S. Agostino). Aspetti forse che giunga la morte? ma il tempo della morte non è tempo di perdono, ma di vendetta. "In tempore vindictae disperdet te".

Se alcuno vi dee una gran somma, voi presto vi cautelate con farvi fare l'obbligo scritto, dicendo: Chi sa che può succedere? E perché non usate poi la stessa cautela per l'anima vostra, che importa assai più di quella somma? perché non dite lo stesso: Chi sa che può succedere? Se perdete quella somma, non perdete tutto; e benché perdendo quella perdessivo tutto il vostro patrimonio, pure vi resterebbe la speranza di riacquistarlo; ma se in morte perdete l'anima, allora veramente avrete perduto tutto, e non vi sarà più per voi speranza di ricuperarlo. Voi siete così diligente in notare le memorie de' beni che possedete, per timore che non si perdano, se mai v'accadesse una morte improvvisa; e se per caso vi accade questa morte improvvisa, e vi trovate in disgrazia di Dio, che sarà dell'anima vostra per tutta l'eternità?

PUNTO III

"Estote parati". Non dice il Signore che ci apparecchiamo, quando ci arriva la morte, ma che ci troviamo apparecchiati. Quando viene la morte, allora in quella tempesta e confusione sarà quasi impossibile aggiustare una coscienza imbrogliata. Così dice la ragione. Così minaccia Dio, dicendo che allora Egli non verrà a perdonare, ma a vendicarsi del disprezzo fatto delle sue grazie. "Mihi vindicta, et ego retribuam in tempore". (Rom 12,19). Giusto castigo, dice S. Agostino, sarà questo per colui che potendo non ha voluto salvarsi, di non potere quando vorrà: "Iusta poena est, ut qui recta facere cum posset noluit, amittat posse cum velit". Ma dirà alcuno: Chi sa, può essere ancora che allora mi converta, e mi salvi. Ma vi gittereste voi in un pozzo con dire: Chi sa, può essere che gittandomi resto vivo e non muoio? Oh Dio, che cosa è questa? Come il peccato accieca la mente, che fa perdere anche la ragione! Gli uomini, quando si tratta del corpo, parlano da savi; quando poi si tratta d'anima, parlano da pazzi.

Fratello mio, chi sa se questo punto che leggete, è l'ultimo avviso che Dio vi manda? Presto apparecchiamoci alla morte, acciocché non ci colga improvvisamente. Dice S. Agostino che 'l Signore ci nasconde l'ultimo giorno di nostra vita, affinché in tutt'i giorni stiamo apparecchiati a morire: "Latet ultimus dies, ut observentur omnes dies". Ci avvisa S. Paolo che bisogna attendere a salvarci non solo temendo, ma anche tremando: "Cum metu et tremore vestram salutem operamini". (Philipp 2,12). Narra S. Antonino che un certo re della Sicilia per far intendere ad un privato il timore, col quale egli sedea nel trono, lo fece sedere a mensa con una spada pendente da un picciolo filo sulla testa, sicché quegli stando così, appena poté prendere qualche poco di cibo. Tutti noi stiamo collo stesso pericolo, mentre in ogni momento può caderci sopra la spada della morte, da cui dipende la nostra salute eterna.

Si tratta di eternità. "Si ceciderit lignum ad austrum, aut ad aquilonem, in quocunque loco ceciderit, ibi erit" (Eccl 11,3). Se venendo la morte ci troviamo in grazia di Dio, oh che allegrezza sarà dell'anima, potendo allora dire: Ho assicurato tutto, non posso perdere più Dio, sarò felice per sempre. Ma se la morte troverà l'anima in peccato, qual disperazione sarà il dire: "Ergo erravimus". Dunque ho errato ed al mio errore non ci sarà rimedio per tutta l'eternità? Questo timore fece dire al Ven. P. M. Avila, apostolo delle Spagne, quando gli fu portata la nuova della morte: "Oh avessi un altro poco di tempo, per apparecchiarmi a morire!". Questo facea dire all'Abbate Agatone, con tutto che moriva dopo tanti anni di penitenza: "Che ne sarà di me! I giudizi di Dio chi li sa!". S. Arsenio anche tremava in morte, e dimandato da' discepoli, perché così temesse: "Figli, rispose, questo timore non mi è nuovo; io l'ho avuto sempre in tutta la mia vita". Sopra tutti tremava il santo Giobbe, dicendo: "Quid faciam, cum surrexerit ad iudicandum Deus? et cum quaesierit, quid respondebo illi?".


[Tratto da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori]

venerdì 13 aprile 2018

Non scacciare la vocazione

Non bisogna soffocare il desiderio di abbracciare la vita religiosa; potrebbe essere la divina vocazione.

Buonasera, sono una ragazza di 22 anni, mi chiamo [...] e vivo in […]. Le scrivo perché fin da piccola ho il desiderio di diventare suora, non so il motivo di ciò, anche perché non sono molto praticante, però ho sempre questo desiderio che è come un tormento se così si può definire... cerco di soffocare questa mia ossessione ma è più forte di me e non trovo pace... non so neanche perchè le sto scrivendo, forse perché cerco delle risposte, forse perché ho bisogno solo di trovare la mia pace interiore... mi scusi per averle fatto perdere tempo... grazie


Cara sorella in Cristo,
                                  dammi pure del tu (lo preferisco). Ti ringrazio per avermi scritto; per me è una grande gioia poter essere di qualche utilità al prossimo.

Ognuno di noi su questa terra è solo di passaggio, la nostra vera Patria è il Cielo. Pertanto durante il pellegrinaggio terreno dobbiamo dimostrare a Dio che lo amiamo veramente con tutto il cuore e sopra ogni altra cosa. Noi siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio, e il nostro cuore non trova pace sin tanto che non riposa in Lui. Le cose della terra non possono saziare il nostro cuore, sono solo vanità delle vanità.

Ognuno di noi è alla ricerca della felicità, ma solo facendo la volontà del Signore è possibile riuscire a trovarla. È importante eleggere lo stato di vita che Dio ha designato per nostro bene sin dall'eternità.

Ho ricevuto tante lettere da parte di persone sposate (in maggioranza donne) che si sono pentite di non aver abbracciato la vita religiosa alla quale si sentivano chiamate in gioventù, e adesso piangono perché sentono che la vita nel mondo non era la loro vera vocazione, ma ormai quel che è fatto è fatto.
Personalmente sono convinto che le donne più felici della terra sono coloro che hanno abbracciato la vita religiosa in ordini religiosi fervorosi e osservanti. Il motivo è semplice, il loro Sposo, cioè Gesù, le consola e le dona tante gioie spirituali, le quali sono le più belle e ineffabili.

Dio ha un progetto per ciascuno di noi. Alcuni sono designati per mettere su famiglia e procreare dei futuri cittadini del Cielo (pensiamo ad esempio ai zelantissimi genitori di Santa Teresa di Lisieux), altri sono designati per rimanere celibi nel mondo (San Giuseppe Moscati), altri ancora sono designati per la vita sacerdotale e per la vita consacrata (ad esempio Sant'Alfonso Maria de Liguori e Santa Chiara d'Assisi). Ognuno deve cercare di capire la volontà di Dio su di sé, perché solo facendo la sua volontà possiamo essere davvero felici. Che cosa vuole il Signore da te? Per capire quale sia la tua vocazione, l'ideale sarebbe fare gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, oppure trascorrere alcuni giorni in un buon monastero (deve essere davvero buono) nel quale, raccolta nel silenzio e nella preghiera, potrai ascoltare quel che Dio dice al tuo cuore. Restando in città è difficile raccogliersi spiritualmente.

Dunque che cosa fare in concreto? Per il momento non parlare di vocazione né con i tuoi familiari (nemmeno se sono super-praticanti), né con le tue amiche, le quali potrebbero mettersi a ridere, soprattutto se sono persone neo-pagane che capiscono solo di discoteche, gossip, oroscopi, sfilate di moda, e altre vanità de genere.

Quale monastero contattare per fare qualche giorno di discernimento? Devi sceglierne uno davvero buono. E' importante questo fatto. Se tu andassi in un monastero rilassato, rischieresti di perdere la vocazione, come è accaduto ad altri. Come probabilmente ti sarai accorta da sola, molti ordini religiosi non vivono più come i loro santi fondatori, ma vivono in maniera rilassata e secolarizzata, e in genere hanno poca attrattiva sui giovani. Gli ordini religiosi fervorosi e osservanti invece affascinano col loro stile di vita autenticamente evangelico, e spesso attirano numerose vocazioni.

Adesso però la cosa più importante è ritornare a praticare la vita cristiana. Se vuoi posso fornirti gli indirizzi di alcuni buoni sacerdoti che possono aiutarti nella vita spirituale. Mi raccomando, cerca di alimentare una vera ed autentica devozione alla Madonna, e quando avrai bisogno di aiuto, non esitare a rivolgerti a Lei, la quale non abbandona mai i suoi servi fedeli. Affidati interamente alla Beata e Gloriosa Vergine Maria, che come insegnano dotti Autori (S. Bernardo di Chiaravalle, S. Alfonso Maria de Liguori, S. Massimiliano Maria Kolbe e tanti altri) è la Mediatrice di tutte le grazie, oltre che la nostra Mamma del Cielo.

Spero di esserti stato di qualche utilità, approfitto dell'occasione per porgerti i miei più fraterni saluti in Cristo Re e Maria Mediatrice,

Cordialiter

giovedì 12 aprile 2018

Fare attenzione alle guide spirituali moderniste

Tempo fa mi ha scritto un lettore che non riesce a trovare una valida guida spirituale.


Carissimo D.,
                   [...] Avevo pensato di scriverti in questi giorni, chiedendoti come fai per il direttore spirituale [...]. Io non lo riesco proprio a trovare [...]. 

Il blog è sempre molto bello. Complimenti! È davvero un'oasi di tranquillità e spiritualità. Mi fa sempre molto piacere leggerlo e poi complimenti per le tue collaboratrici, sono davvero brave. Ti prego ricordami nelle tue preghiere [...].

In corde Matris,

(lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                   [...] Circa la direzione spirituale posso dirti che oggi è davvero molto difficile trovare una guida davvero adatta a tale scopo. Non è colpa tua se oggi molti preti sono contaminati dallo spirito modernistico e quindi non sono idonei a dirigere un’anima nel cammino di perfezione cristiana. Molti di loro non hanno mai letto un buon manuale di ascetica! Io penso che se tu avessi trovato un Padre Felice Cappello, un Padre Garrigou-Lagrange, un Padre Tanquerey, saresti stato felicissimo di farti dirigere spiritualmente da uno di loro. Invece affidare la propria anima a un prete modernista sarebbe come farsi operare al cuore da un tizio che non ha studiato chirurgia. Dice San Francesco di Sales che se un direttore non è ricco di dottrina, carità e prudenza, c’è pericolo nel farsi dirigere da lui.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc. La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

Certamente Dio illumina i direttori spirituali… ma solo se questi sono persone davvero umili e zelanti. Se invece sono persone superbe e poco zelanti, diranno un mucchio di cose contrarie alla Legge Eterna e anche al buon senso. Per esempio ci sono dei confessori che giustificano l’uso degli anticoncezionali; ma ciò è palesemente contrario alla Legge Eterna stabilita da Dio. Tutti i preti sanno che i Sommi Pontefici hanno definito “atti contro natura” l’utilizzo di queste cose, pertanto se dicono ai penitenti che possono usarli tranquillamente la colpa non è di Dio, ma è la loro che non vogliono seguire i lumi del Signore.

Se un figlio spirituale è nel dubbio, allora in questo caso non pecca se obbedisce al direttore, anche se costui dovesse sbagliare nel dirigerlo. Ma se invece il figlio spirituale sa che il direttore sta sbagliando (ad esempio se gli dicesse che i rapporti prematrimoniali sono leciti), in questo caso non deve seguire quel che gli ha detto. Se lo seguisse peccherebbe di “servilismo”, che è appunto l’obbedire ad un ordine peccaminoso (come fecero i soldati di Erode che eseguirono il comando del re e uccisero i bambini innocenti di Betlemme).

Mi fa piacere sapere che il blog per te è “un'oasi di tranquillità e spiritualità”. In effetti desidero che il blog, con l'aiuto di Dio, produca buoni frutti spirituali, infondendo nelle anime dei lettori conforto, coraggio nel combattimento in difesa della fede, distacco del cuore dalle cose futili, amore per la Santissima Trinità, un ardente desiderio di praticare con fervore le virtù cristiane, l'ansia apostolica per la salvezza eterna delle anime, la premura per le vocazioni sacerdotali e religiose, una tenera devozione per la Beata Vergine Maria, ecc.

Ogni giorno il blog viene visitato da alcune centinaia di persone. Se volessi potrei facilmente incrementare il numero dei lettori pubblicando pettegolezzi che circolano negli ambienti ecclesiali, scrivendo post che incitano all'odio e al rancore verso i nostri nemici, seminando polemiche qualunquiste, e cose di questo genere. Ma a cosa gioverebbe tutto ciò? Queste cose non edificano le anime. Pertanto ho deciso di fare una scelta mirata: indirizzare il mio blog a una determinata categoria di persone, ossia quella delle anime attratte dalla vita devota. Lo so che questa scelta è penalizzante dal punto di vista del numero dei visitatori, ma a me interessa la qualità degli utenti, non la quantità. A che mi servirebbe avere 5 milioni di visite all'anno, se poi le anime non rimangono edificate? Sono consapevole che questa decisione condanna “Cordialiter” ad essere un blog di nicchia, poiché sono poche le persone (anche tra i “cattolici praticanti”) interessate all'ascetica, cioè alla ricerca delle perfezione cristiana. Il mio lavoro è diretto a sostenere anime come la tua, cioè che aspirano a praticare un'intensa vita spirituale. Infatti quando scelgo di pubblicare un post penso a te e ad altri lettori e lettrici spirituali coi quali sono in contatto. In pratica voi siete il mio modello di riferimento: se presumo che un post possa edificarvi, allora lo pubblico, se invece mi sembra che possa lasciarvi indifferenti, allora preferisco non pubblicarlo (tranne se c'è qualche altra seria ragione per cui ritengo opportuno pubblicarlo ugualmente).

Sono contento che apprezzi anche gli scritti delle persone che collaborano col blog. Approfitto dell'occasione per ringraziarle di cuore! È bello vedere che in questa società spietata ed egoista c'è ancora gente buona disposta a dare una mano in maniera disinteressata.

Nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

mercoledì 11 aprile 2018

Vocazione e purezza

Riporto la risposta che ho inviato a una lettrice del blog.

Carissima sorella in Cristo,
                                          nella tua precedente lettera mi avevi detto che stavi passando un periodo difficile da un punto di vista spirituale, poi non ho più ricevuto tue notizie per alcune settimane. Ti confesso che durante questo periodo mi sono un po' preoccupato per te. Mi spiego meglio. Certe persone dopo la conversione vivono un periodo di fervore e desiderano fare qualsiasi cosa per piacere a Dio, anche abbracciare la vita religiosa. Poi, appena arrivano le difficoltà e le persecuzioni, si arrendono e ritornano alla vita mondana che conducevano in passato.

Sono contento di sapere che in questo periodo di difficoltà non hai tradito Gesù tornando alla vita mondana, ma hai continuato a perseverare sulla “via stretta” che conduce alla Patria Celeste. Hai fatto benissimo ad abbandonare i trucchi e gli abiti succinti. Se una ragazza è carina, non ha bisogno di usare trucchi e cosmetici vari, anzi, usandoli rischia di trasformarsi in un ridicolo clown. Se invece è bruttina, coi trucchi diventa ancora più bruttina. Una cosa del genere la diceva anche San Giovanni Crisostomo nelle sue omelie in cui esaltava la castità. Per quanto riguarda gli abiti che scoprono troppo il corpo della donna, nessuna ragazza davvero cristiana dovrebbe indossarli. Questi abiti volgari e spudorati servono solo a catturare gli sguardi impuri di persone schiave della lussuria e dell'iniquità. Al contrario, le persone che praticano la virtù della purezza disprezzano gli abiti seducenti e considerano degne di commiserazione coloro che li utilizzano. La gente deve apprezzarti per le tue qualità interiori, l'aspetto fisico è secondario. Questo discorso non vale solo per le ragazze che aspirano ad abbracciare la vita religiosa, ma vale anche per quelle che intendono sposarsi. Usando abiti provocanti si attirano corteggiatori di poca virtù, invece utilizzando abiti che rispettano il pudore, si attirano corteggiatori virtuosi che desiderano trovare una sposa seria e ricca di virtù, non una donna sfacciata e spudorata.

Alcuni pensano erroneamente che il cristianesimo sia una Religione maschilista. Ciò è falso! Il vero cristiano ha un grande rispetto della donna perché anch'essa ha un'anima creata ad immagine e somiglianza di Dio. Al contrario, la società moderna infestata dal materialismo e dall'edonismo ha ridotto la donna a un oggetto da sfruttare per fini turpi, per poi gettarlo via come uno strofinaccio usurato quando non è più utilizzabile. Una grave responsabilità della situazione attuale della società è addebitabile alle sette massoniche che tramano contro la Chiesa Cattolica che è il Corpo Mistico di Gesù Cristo. Spesso sono i massoni coi loro potenti mezzi di comunicazione sociale a depravare e corrompere i cuori sin dall'infanzia.

Un altro grave problema che affligge la Chiesa è il tradimento di coloro che pur professandosi cattolici, in realtà hanno aderito allo spirito mondano che appesta la società. Tanti cristiani seguono la mentalità relativista che domina il mondo e quindi accettano cose gravemente immorali come l'aborto, il divorzio, la contraccezione, i rapporti prematrimoniali, l'adulterio, il “matrimonio civile” tra omosessuali, l'uso della droga, ecc. Quei cattolici che coerentemente continuano a lottare contro queste cose immorali vengono ingiustamente considerati come arretrati, medievali, oscurantisti, intolleranti e fanatici fondamentalisti. Non bisogna stupirsi di ciò, infatti i veri cristiani sono sempre stati calunniati e perseguitati come fu calunniato e perseguitato Gesù Cristo quando venne sulla terra.

Come tu stessa hai notato, molti cristiani hanno aderito anche al relativismo dogmatico, pertanto credono che tutte le religioni sono uguali e negano che Gesù Cristo sia l'unico Salvatore del genere umano. L'eresia modernista col suo immanentismo sta distruggendo il senso del “soprannaturale”, dunque si è diffusa la pestilenziale idea che nega la soprannaturalità dei miracoli, non solo quelli approvati dalla Chiesa a Lourdes, ma persino quelli raccontati nella Bibbia, la quale è Parola di Dio. Il Signore non può mentire, perché è Verità infinita.

San Pio X disse che non pochi sacerdoti avevano aderito all'eresia modernista, quindi non devi stupirti più di tanto quando senti certi preti affermare cose “strane”. Noi dobbiamo restare fedeli a ciò che i Sommi Pontefici hanno sempre insegnato, pertanto se il Papa dice una cosa e un prete dice una cosa contraria, noi dobbiamo seguire l'insegnamento del successore di Pietro, il Vicario di Cristo sulla terra.

Per quanto riguarda l'elezione dello stato di vita, spero solo che tu faccia la volontà di Dio. Tuttavia, nell'autobiografia di Santa Teresa di Lisieux si legge che questa eroica carmelitana pregava affinché il Signore donasse la vocazione anche a sua sorella Celina; non voleva che il suo cuore cadesse nelle mani di qualche uomo della terra (in effetti Celina aveva qualche corteggiatore), ma alla fine entrò anche lei nel monastero di clausura. Inoltre nello stesso libro si legge che la sorella di una novizia pensava alle cose della terra, ma Santa Teresina e la novizia si misero d'accordo nel fare una crociata di preghiere per ottenerle la vocazione religiosa, e alcune settimane dopo anche quella ragazza entrò in monastero. Che voglio dire con ciò? Dico che desidero che sia fatta la volontà di Dio su di te, tuttavia ciò non mi impedisce di pregare Gesù buono di prenderti come sua sposa in qualche ordine religioso fervoroso e di stretta osservanza. Come Santa Teresina nei confronti di Celina, anche io nei tuoi riguardi spero che il tuo cuore non venga conquistato da un ragazzo della terra.

Mi piace nei cristiani lo spirito combattivo e militante, pertanto ti incoraggio a proseguire le tue letture apologetiche per la difesa della Fede, la riconquista delle anime e la maggior gloria di Dio.

In Corde Matris,

Cordialiter