Per contattarmi potete scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com

Visualizzazioni totali

lunedì 11 dicembre 2017

Ostacolato dalla madre

Un lettore del blog mi disse di sentire la vocazione, ma sua madre lo accusava di volere evadere dalla realtà. Per leggere la sua lettera, cliccare qui.

domenica 10 dicembre 2017

Quale stato di vita eleggere?

Sant'Alfonso Maria de Liguori scrisse una bellissima lettera piena di ottimi consigli per un ragazzo indeciso sullo stato di vita da scegliere. Per leggere la lettera, cliccare qui.

sabato 9 dicembre 2017

La salvezza eterna dell'anima

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


L'importanza della salvezza

Rogamus autem fratres, ut negotium vestrum agatis (Thess 4,10)

PUNTO I

Il negozio dell'eterna salute è certamente l'affare, che a noi importa più di tutti gli altri; ma questo è il più trascurato da' cristiani. Non si lascia diligenza, né si perde tempo per arrivare a quel posto, per vincer quella lite, per concludere quel matrimonio; quanti consigli, quante misure si prendono; non si mangia, non si dorme! E poi per accertare la salute eterna, che si fa? come si vive? Non si fa niente, anzi si fa tutto per perderla; e si vive dalla maggior parte de' cristiani, come la morte, il giudizio, l'inferno, il paradiso e l'eternità non fossero verità di fede, ma favole inventate da' poeti. Se si perde una lite, una raccolta, che pena non si sente? e che studio non si mette per riparare il danno avuto? Se si perde un cavallo, un cane, che diligenza non si fa per ritrovarlo? Si perde la grazia di Dio, e si dorme, e si burla, e si ride. Gran cosa! Ognuno si vergogna d'esser chiamato negligente ne' negozi del mondo; e poi tanti non si vergognano di trascurare il negozio dell'eternità, che importa tutto! Chiamano essi savi li santi, che hanno atteso solamente a salvarsi, e poi essi attendono a tutte l'altre cose del mondo e niente all'anima! Ma voi (dice S. Paolo), voi, fratelli miei, attendete solo al gran negozio che avete della vostra salute eterna, che questo è l'affare che a voi più importa. "Rogamus vos, ut vestrum negotium agatis". Persuadiamoci dunque che la salute eterna è per noi il negozio più "importante", il negozio "unico", ed è un negozio "irreparabile", se mai si sgarra.

È il negozio il più "importante". Sì, perch'è l'affare di maggior conseguenza, trattandosi dell'anima, che perdendosi è perduto tutto. L'anima dee stimarsi da noi la cosa più preziosa, che tutti i beni del mondo."Anima est toto mundo pretiosior", dice S. Gio. Grisostomo. Per intendere ciò, basta sapere che lo stesso Dio ha dato il Figlio alla morte, per salvare l'anime nostre! "Sic Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret" (Io 3,16). E 'l Verbo eterno non ha ricusato di comprarle col suo medesimo sangue. "Emti enim estis pretio magno" (1 Cor 19,10). Talmente che (dice un santo Padre) par che l'uomo vaglia, quanto vale Dio: "Tam pretioso munere humana redemtio agitur, ut homo Deum valere videtur". Quindi disse Gesù Cristo: "Quam dabit homo commutationem pro anima sua?" (Matth 16,26). Se l'anima dunque tanto vale, per qual bene mai del mondo un uomo la cambierà perdendola?

Avea ragione S. Filippo Neri di chiamar pazzo chi non attende a salvarsi l'anima. Se mai nella terra vi fossero uomini mortali ed uomini immortali, ed i mortali vedessero gl'immortali tutti applicati alle cose del mondo, ad acquistare onori, beni e spassi di terra, direbbero certamente loro: Oh pazzi che siete! voi potete acquistarvi beni eterni e pensate a queste cose miserabili e passaggiere? e per queste vi condannate voi stessi a pene eterne nell'altra vita? Lasciate che a questi beni terreni ci pensiamo solamente noi sventurati, per cui nella morte finirà tutto per noi. Ma no, che siamo tutti immortali; e come va poi, che tanti per li miseri piaceri di questa terra perdono l'anima? Come va, dice Salviano, che i cristiani credono esservi giudizio, inferno, eternità, e poi vivono senza temerli? "Quid causae est, quod christianus, si futura credit, futura non timeat?".

PUNTO II

Il negozio dell'eterna salute non solo è il più importante, ma è "l'unico" negozio che abbiamo in questa vita. "Porro unum est necessarium". Piange S. Bernardo la sciocchezza de' cristiani, che chiamano pazzia le pazzie de' fanciulli, e poi chiamano negozi i loro affari terreni. "Nugae puerorum, nugae vocantur, nugae maiorum, negotia vocantur?". Queste pazzie de' grandi sono pazzie più grandi. Ed a che serve (dice il Signore) guadagnarti tutto il mondo, e perdere l'anima? "Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur?" (Matth 16,26). Se ti salvi, fratello mio, non importa che in questa terra sii stato povero, afflitto e disprezzato: salvandoti, non avrai più guai, e sarai felice per tutta l'eternità. Ma se la sgarri e ti danni, che ti servirà nell'inferno l'averti presi tutti gli spassi del mondo, e l'essere stato ricco ed onorato? Perduta l'anima, si perdono gli spassi, gli onori, le ricchezze; si perde tutto.

Che risponderai a Gesù Cristo nel giorno de' conti? Se il re mandasse un suo ambasciadore a trattare qualche gran negozio in una città, e quegli in vece di attendere ivi all'affare commessogli, attendesse solamente a far banchetti, commedie e festini: e con ciò mandasse a male il negozio, qual conto ne darebbe al re nel suo ritorno? Ma oh Dio! che maggior conto darà al Signore nel giudizio colui, che posto sulla terra, non per divertirsi, non per farsi ricco, non per acquistare onori ma per salvarsi l'anima, ad ogni cosa avrà atteso, fuorché all'anima? Si pensa da' mondani solamente al presente, non al futuro. S. Filippo Neri parlando una volta in Roma ad un giovane di talento, chiamato Francesco Zazzera, che stava applicato al mondo, gli disse così: Figlio mio, tu farai gran fortuna, sarai buono avvocato, poi sarai prelato, poi forse anche cardinale, e chi sa, forse anche Papa. E poi? e poi? Va (gli disse in fine), pensa a queste due ultime parole. Se ne andò Francesco alla casa, e pensando a quelle due parole, "e poi? e poi?" lasciò le sue applicazioni mondane, lasciò anche il mondo, ed entrò nella stessa Congregazione di S. Filippo, e cominciò ad attendere solo a Dio.

"Unico" negozio, perché un'anima abbiamo. [...] Dicea S. Francesco Saverio che un solo bene vi è nel mondo, e un solo male; l'unico bene è il salvarsi, l'unico male è il dannarsi. Ciò replicava ancora S. Teresa alle sue monache dicendo: "Sorelle mie, un'anima, un'eternità". Volendo dire: "Un'anima", perduta questa, è perduto tutto: "Una eternità", perduta l'anima una volta, è perduta per sempre. Perciò pregava Davide: "Unam petii, et hanc requiram, ut inhabitem in domo Domini" (Ps 22,6). Signore, una cosa vi chiedo, salvatemi l'anima, e non altro.

"Cum metu, et tremore, vestram salutem operamini" (Phil 2,12). Chi non teme e non trema di perdersi, non si salverà; ond'è che per salvarsi, bisogna faticare e farsi violenza. "Regnum coelorum vim patitur, et violenti rapiunt illud" (Matth 11). Per conseguir la salute è necessario che in morte la nostra vita si trovi simile a quella di Gesù Cristo. "Praedestinavit uniformes fieri imaginis Filii sui" (Rom 8,29). E perciò dobbiam faticare in fuggir le occasioni da una parte, e dall'altra in avvalerci de' mezzi necessari a conseguir la salute. "Regnum non dabitur vagantibus (dice S. Bernardo), sed pro servitio Deo digne laborantibus". Tutti vorrebbero salvarsi senza incomodo. Gran cosa! dice S. Agostino, il demonio fa tanta fatica, e non dorme per farci perdere; e tu, trattandosi del tuo bene, o male eterno, sei così trascurato? "Vigilat hostis, dormis tu"?

PUNTO III

Negozio "importante", negozio "unico", negozio "irreparabile". "Sane supra omnem errorem est", dice S. Eucherio, "dissimulare negotium aeternae salutis". Non v'è errore simile all'errore di trascurare la salute eterna. A tutti gli altri errori vi è rimedio: se uno perde una roba, può acquistarla per altra via: se perde un posto, può esservi il rimedio a ricuperarlo: ancorché taluno perdesse la vita, se si salva, è rimediato a tutto. Ma per chi si danna, non vi è più rimedio. Una volta si muore; perduta l'anima una volta, è perduta per sempre. "Periisse semel, aeternum est". Altro non resta, che piangere eternamente cogli altri miseri pazzi nell'inferno: dove questa è la maggior pena, che li tormenta, il pensare che per essi è finito il tempo di rimediare alla loro miseria. "Finita est aestas, et nos salvati non sumus" (Ier 8,20). Dimandate a que' savi del mondo, che ora stanno in quella fossa di fuoco, dimandate quali sentimenti ora tengono? e se si trovan contenti di aver fatte le loro fortune in questa terra, ora che son dannati a quel carcere eterno? Udite come piangono e dicono: "Ergo erravimus!". Ma che serve loro conoscer l'errore fatto, ora che non v'è più rimedio alla loro eterna dannazione? Qual pena non sentirebbe taluno in questa terra, se avendo potuto rimediare con poca spesa alla rovina d'un suo palagio, un giorno poi lo trovasse caduto, e considerasse la sua trascuraggine, quando non può più rimediarvi?

Questa è la maggior pena de' dannati il pensare che han perduta l'anima, e si son dannati per colpa loro. "Perditio tua, Israel, tantummodo in me auxilium tuum" (Os 13,9). Dice S. Teresa che se uno perde per colpa sua una veste, un anello, anche una bagattella, non trova pace, non mangia, non dorme. Oh Dio qual pena sarà al dannato in quel punto ch'entrerà nell'inferno, allorché vedendosi già chiuso in quella prigione di tormenti, anderà pensando alla sua disgrazia, e vedrà che per tutta l'eternità non vi sarà mai più riparo! Dunque dirà: Io ho perduta l'anima, il paradiso e Dio: ho perduto tutto per sempre, e perché? per colpa mia.

Ma dirà taluno: Se io fo questo peccato, perché m'ho da dannare? può essere che ancora mi salvi. Io ripiglio: Ma può essere che ancora ti danni. Anzi ti dico esser più facile che ti danni, poiché le Scritture minacciano la dannazione a' traditori ostinati, come in questo punto sei tu: "Vae filii desertores, dicit Dominus" (Is 30,1) "Vae eis, quoniam recesserunt" (Os 7,13). Almeno con questo peccato, che fai, non metti in gran pericolo e dubbio la tua salute eterna? Ed è negozio questo da metterlo in pericolo? Non si tratta d'una casa, d'una villa, d'un posto, si tratta, dice S. Gio. Grisostomo, di subissare in un'eternità di tormenti e di perdere un paradiso eterno: "De immortalibus suppliciis, de coelestis regni amissione res agitur". E questo negozio che importa il tutto per te, vuoi arrischiarlo ad un "può essere?".

Dici: Forse chi sa, non mi dannerò: spero che appresso Dio mi perdonerà. Ma frattanto? frattanto già da te stesso ti condanni all'inferno. Dimmi, ti butteresti in un pozzo con dire, forse chi sa, non morirò? No. E come poi puoi appoggiare la tua salute eterna ad una speranza così debole? ad un "chi sa?". Oh quanti con questa maledetta speranza si son dannati! Non sai che la speranza degli ostinati a voler peccare, non è speranza, ma inganno e presunzione, che muove Dio non a misericordia, ma a maggiore sdegno? Se ora dici che non ti fidi di resistere alla tentazione ed alla passione che ti domina, come resisterai appresso, quando non ti si aumenteranno, ma ti mancheranno le forze col commettere il peccato? poiché da una parte allora l'anima resterà più accecata, ed indurita dalla sua malizia, e dall'altra mancheranno gli aiuti divini. Forse speri che Dio abbia ad accrescere a te i lumi e le grazie, dopo che tu avrai accresciuti i peccati?


[Meditazione tratta da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

venerdì 8 dicembre 2017

Atti d'amore verso Dio

È molto importante fare spesso degli atti di carità verso Dio. A tal proposito, con l'esplicito incoraggiamento del mittente, ho pubblicato una lettera di un caro lettore del blog alla quale segue la mia risposta. Per leggere queste e-mail, cliccate qui.

giovedì 7 dicembre 2017

Vocazione e seminario


Ho ricevuto varie lettere da parte di ragazzi disgustati dall'atmosfera rilassata e dissipata che si respira in certi seminari. Per leggere la risposta che inviai a un lettore, cliccate qui.

mercoledì 6 dicembre 2017

Agonizzante che parla col Crocifisso

Brano tratto da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Si tratta di un immaginario discorso che un moribondo rivolge a Gesù Cristo.


Gesù mio Redentore, che tra pochi momenti mi avete da essere giudice, abbiate pietà di me, prima che arrivi il punto di giudicarmi. No che non mi spaventano i miei peccati e il rigore del vostro giudizio, mentre vi miro morto su questa croce per salvarmi.

Frattanto non lasciate di confortarmi nelle angustie in cui mi trovo: i nemici vogliono spaventarmi con dirmi che non vi è salvezza per me (...). Ma io non voglio lasciar mai di confidare nella vostra bontà (...). Su consolatemi voi, fatemi sentire che siete la mia salvezza (...).

Deh non sieno perduti per me tanti dolori, tante ignominie da voi sofferte e tanto sangue sparso. Redemisti crucem passus; tantus labor non sit cassus. Specialmente vi prego per quell'amarezza che sentiste quando l'anima vostra benedetta si separò dal vostro sagrosanto corpo, abbiate misericordia dell'anima mia quando ella dal mio corpo uscirà.

È vero ch'io co' miei peccati tante volte vi ho disprezzato, ma ora vi amo sopra ogni cosa, v'amo più di me stesso; e mi pento con tutto il cuore di tutti i disgusti che vi ho dati, li detesto e odio più d'ogni male. Vedo che per le offese che vi ho fatte meriterei mille inferni, ma la morte amara che per me avete voluto patire e le tante misericordie che mi avete usate mi fanno certamente sperare che in comparirvi innanzi mi darete il s. bacio di pace.

Tutto confidato nella vostra bontà, mio Dio, io mi abbandono nelle vostre braccia amorose: In te Domine speravi; non confundar in aeternum. Io per le offese che vi ho fatte tante volte mi ho meritato l'inferno, ma spero nel sangue vostro che già mi abbiate perdonato; e spero venire in cielo a lodare per sempre le vostre misericordie: Misericordias Domini in aeternum cantabo.

Io volentieri accetto tutte le pene che mi destinate nel purgatorio; è giusto che il fuoco punisca in me tutte le ingiurie che vi ho fatte. O carcere santo, quando mi troverò chiuso in te, sicuro di non potere più perdere il mio Dio! O santo fuoco, quando mi purgherai da tante mie sozzure e mi renderai degno di entrare nella patria dei beati!

O Padre eterno! per li meriti della morte di Gesù Cristo fatemi morire in grazia vostra e nel vostro amore, acciocché venga ad amarvi in eterno. Vi ringrazio di quante grazie mi avete fatte in mia vita e specialmente della grazia grande di darmi la s. fede e di avermi fatti ricevere in questi ultimi giorni della mia vita tutti i santi Sagramenti.

Voi volete la mia morte ed io voglio morire per darvi gusto. È poco, Gesù mio Salvatore, ch'io muoia per voi che siete morto per me. (...)

Accetto con pace la morte e le pene che mi toccherà di soffrire finché spirerò; datemi aiuto a soffrirle con perfetta uniformità al vostro volere. Io tutte ve le offerisco a gloria vostra unendole alle pene che voi patiste nella vostra passione. Eterno Padre, io vi sacrifico la mia vita e tutto me stesso; vi prego ad accettare questo mio sagrificio per li meriti del gran sagrificio che Gesù vostro figlio vi fece di se stesso sulla croce.

O Madre di Dio e Madre mia Maria, voi mi avete ottenute in vita tante grazie da Dio, ve ne ringrazio con tutto l'affetto: deh! non mi abbandonate in questo tempo della mia morte in cui ho maggior bisogno delle vostre preghiere. Pregate Gesù per me, ed accrescete le preghiere: ottenetemi più dolore de' peccati e più amore a Dio, acciocché venga in vostra compagnia ad amarlo per sempre e con tutte le mie forze in cielo. In te Domina speravi, non confundar in aeternum. Maria speranza mia, in voi confido.




lll

martedì 5 dicembre 2017

Messa per i lettori

Senza l'aiuto di Dio non possiamo fare nulla di buono. Anche i miei blog, se hanno fatto del bene a qualcuno, il merito è dello Spirito Santo, che sa toccare i cuori. A tal proposito, venerdì 8 dicembre verrà celebrata una Messa per le anime di tutti i lettori dei miei blog. Spero tanto che un giorno potremo incontrarci tutti ai ai piedi della Beata Vergine Maria, nella Patria Celeste, ove assieme a tutti gli angeli e ai santi potremo inneggiare in eterno all'infinita misericordia de Signore. Ringrazio di cuore il sacerdote che celebrerà il Santo Sacrificio della Messa.

Come scegliere il padre spirituale?

Tempo fa una giovane ragazza mi ha chiesto qualche consiglio su come procedere circa la scelta del sacerdote da cui farsi guidare nella direzione spirituale. Ecco i consigli che do in proposito.

Carissima in Cristo,
                              purtroppo, è davvero molto difficile trovare una buona guida spirituale che possa dirigere un'anima sulla via della perfezione cristiana. San Francesco di Sales era un grande esperto in materia, e a tal proposito disse che solo uno su diecimila è capace di assumere questo delicato compito. Sempre secondo questo grande santo, se un padre spirituale non è dotto, caritatevole e prudente, è pericoloso farsi guidare da lui.

Mentre a un confessore è sufficiente dire solo i peccati commessi, al direttore bisogna invece raccontare tante altre cose della vita interiore. Ma se il direttore non è esperto in Teologia Morale e in ascetica, come farà a dirigere un figlio spirituale? Inoltre, per ammaestrare un'anima nelle cose spirituali, è molto importante aver sperimentato personalmente la vita di perfezione. Ma se un padre spirituale ha sempre condotto una vita rilassata e imperfetta, come potrà guidare le anime all'ascesi?

Per quanto riguarda la scelta del direttore spirituale puoi fare così: quando vai a confessarti, se vedi che il sacerdote è dotto, caritatevole e prudente, allora, dopo aver detto i peccati, puoi cominciare a parlargli (sempre rimanendo nel confessionale) dei temi spirituali che ti stanno a cuore, e confidargli ciò che ritieni opportuno. Se dopo esserti confidata con lui varie volte, vedi che quel sacerdote ha risolto i tuoi problemi spirituali e ti ha dato buoni consigli che ti hanno fatto fare progressi nella vita spirituale, allora puoi dirgli che vuoi sceglierlo come tuo direttore spirituale. Se invece noti che la direzione spirituale di un sacerdote è inutile o dannosa, allora puoi tranquillamente sostituirlo con un nuovo direttore.

Circa l'elezione del direttore spirituale posso dirti che è di fondamentale importanza che sia una persona che ispiri fiducia, altrimenti la direzione diventa inutile. Non bisogna proporre subito al sacerdote scelto, che sia lui ad essere il proprio direttore. Conviene prima provarlo per un certo periodo di tempo per vedere se ascoltando i suoi consigli si fanno progressi nella vita spirituale.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc.

La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

È molto importante vedere se ti tratta in modo caritatevole e paterno. Senza carità è difficile avere la fiducia necessaria per aprirgli il cuore e parlargli con franchezza.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria

Cordialiter

lunedì 4 dicembre 2017

Derisa dalla gente del mondo

Ripubblico l'e-mail di una lettrice attratta dall'adorazione eucaristica.

Carissimo Cordialiter,
                                    più passa il tempo e più mi sento come un pesce fuor d'acqua. Al lavoro, in famiglia, con gli amici, sento che ho ben poco da condividere con gli altri; non ho interesse a parlare di gossip, di cosa fanno o non fanno gli altri, di attualità o di politica... il mio unico interesse è Gesù.

Ho provato a parlare della mia fede, dell'importanza della preghiera e dell'affidamento in Dio, ma ho ricevuto solo incomprensione e derisione. Per molta gente che ho incontrato, avere fede e desiderare di passare il proprio tempo in contemplazione o in adorazione davanti a Gesù, significa perdere tempo, per cui sono stata etichettata come vagabonda e "girandolona". In realtà quando esco dal lavoro sento solo il desiderio di stare con Gesù, e il tempo mi sembra sempre così poco...

Se le persone capissero che per risolvere le liti, per unire le famiglie, per aiutare i propri figli, non servono tante parole o oggetti da comprare, ma solo preghiera, sacrifici e affidamento in Dio, quanto saremmo più felici!

Non vedo l'ora di trovare un buon monastero e chiedo giornalmente la luce per capire qual è la Sua volontà, ma anche la forza e il coraggio per metterla in pratica. Aspetto tue notizie per i due monasteri di [...] ma anche per sapere [...].

Grazie,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   penso che sia normale per un cristiano sentirsi “come un pesce fuor d'acqua” in questa società in cui regna il materialismo idolatrico. La mentalità del mondo è contraria al Vangelo. Presumo che il tuo stato d'animo sia condiviso da tutti (o quasi tutti) i lettori del blog. Non si possono fare compromessi, bisogna scegliere di stare o con Cristo o contro di Cristo.

I mondani non comprendono i discorsi spirituali, poiché per loro lo scopo della vita è di ammassare ricchezze, avere successo, divertirsi sfrenatamente, banchettare, ballare, ridere e scherzare. Insomma, pensano a tutto fuorché ad amare Dio e a salvare l'anima. Ecco quel che diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori nelle celebri “Massime eterne”: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, e a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagatella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno!”

Per incoraggiarti, ti riporto altri bellissimi pensieri di Sant'Alfonso:

*L'amore non sa stare ozioso. Chi ama Dio, non sa vivere senza dargli continuamente segni del suo affetto.

*Oh beati noi se questi quattro giorni di vita li spendiamo per Dio!

*S'inculchi ancora più volte amore a Dio. Chi non piglia amore a Dio, ma si astiene dal peccare solo per timore dell'inferno, sta in molto pericolo di tornare a cadere, quando cessa quella viva apprensione di timore. Ma chi giunge ad innamorarsi di Gesù Cristo, difficilmente cadrà ancora in peccato mortale. Ed a ciò molto giova il pensare alla Passione di Gesù Cristo.

*Solo l'amare Dio e salvarsi l'anima è necessario.

*Io amo Gesù Cristo e perciò ardo dal desiderio di dargli delle anime: ma prima la mia e poi un incalcolabile numero di altre.

*Si dà un gran gusto a Gesù Cristo certamente, con pensare ai suoi dolori e disprezzi patiti per noi. E chi pensa spesso ai suoi dolori ed alla sua Passione, mi pare impossibile che non s'innamori di Gesù Cristo.

*Fratelli miei: in questa vita che ci resta, o poca o molta, il che non lo sappiamo [...] facciamoci santi ed amiamo Gesù Cristo assai, perché se lo merita.

*Amiamo dunque assai Gesù Cristo, in cui troviamo il nostro Salvatore, il nostro Dio, la nostra pace ed ogni nostro bene. Ti prego perciò a dare ogni giorno un'occhiata alla sua Passione, mentre in essa troverai tutti i motivi di sperare la vita eterna e di amare Iddio, dove consiste tutta la nostra salute. Tutti i santi sono stati innamorati di Gesù Cristo e della sua Passione, e per questo unico mezzo si son fatti santi.

Spero tanto che tu possa abbandonare il mondo traditore ed entrare in un buon monastero nel quale potrai finalmente dedicarti totalmente alla vita devota che tanto desideri.

Cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

domenica 3 dicembre 2017

Abito ecclesiastico

La grandezza sacerdotale non può rimanere celata, non è un brillante sepolto nella miniera, deve rifulgere innanzi a tutti nell'atteggiamento e nella vita del Sacerdote, poichè egli è la lampada posta sul candelabro ed è come città edificata sulla cima dei monti. Or come il carattere sacro lo distingue nettamente dagli altri uomini, così deve distinguerlo l'abito e la vita, ed egli deve essere rifulgente di splendori soprannaturali. Non può dire che l'esteriorità non conta nulla, nè può accomunarsi agli usi del mondo con la scusa che l'abito non fa il monaco; l'abito non lo fa ma lo rivela, e possiamo dire anche che lo aiuta internamente. Un soldato che non veste la divisa non si sente soldato; subcoscientemente si sente ancora libero cittadino, e non avverte la sua fusione al corpo militare cui appartiene come parte di un tutto inseparabile.

Il sacerdote deve essere tutto di Dio [...] La chiesa per questo lo riveste di una lunga tunica [...] L'abito sacerdotale deve mostrare che il ministro sacro quasi non ha corpo, è volto a Dio con tutte le sue forze, e cerca solo la salvezza delle anime. Ora, se l’abito talare ha una forma secolaresca, se il capo è coltivato mondanamente con [...] i ciuffi, e magari i riccioli ed i profumi, se di sotto ad una succinta sottana fanno mostra i calzoni, [...] che cosa rappresenta più un Sacerdote per il popolo? Quell’esteriore non lo raccomanda, ed in se stesso è un segno troppo evidente di poco spirito e poca rinunzia al mondo. [...] Se si veste mondanamente, spegne la sua luce, e mostra in sè tutt'altro che la corsa dell'anima verso Dio.

[...] Il sacerdote dunque col suo abito talare, lungo, composto, povero ma pulito, col suo mantello che lo avvolge come se avesse le ali ripiegate, pronte al volo, col capo segnato dalla croce del Redentore, col corpo composto, spirante ordine e modestia, con gli occhi bassi, alieni assolutamente da ogni malsana curiosità, passa nel mondo proprio come un angelo, dà un senso di pace e di conforto, dà un senso di speranza nelle angustie della vita perchè egli rappresenta la carità, e passa come lampada che illumina, dissipando con la sua sola presenza le tenebre degli errori.

[...] Egli deve essere umile, ultimo di tutti, mansueto, buono, ma deve avere anche, e soprannaturalmente, il senso della sua dignità. Non può essere volgare, non può mostrarsi in luoghi indecorosi, non può partecipare a giochi che lo fanno disistimare. Un sacerdote che va nella bettola, che va a bere il vino in un pubblico locale, che va a caccia, [...] o anche che va semplicemente a conversare al caffè (...), non può raccogliere la fiducia del popolo, ed è responsabile del rilassamento della vita cristiana.


[Brano tratto da "Nei raggi della grandezza e della vita sacerdotale" di Dain Cohenel (pseudonimo di Don Dolindo Ruotolo) edito nel 1940. Don Dolindo (1882 - 1970), sacerdote esemplare, scrisse numerosi libri che ebbero una vasta diffusione. La sua opera di maggior rilievo fu il commento alla Sacra Scrittura, composta da 33 voluminosi volumi, nella quale spiegò in maniera magistrale ogni capitolo della Bibbia, rendendo comprensibili a tutti i fedeli anche i passi più difficili].

sabato 2 dicembre 2017

Non bisogna trasformare i monasteri in lager!

Ho saputo che diverse ragazze sono uscite da certi monasteri e conventi troppo rigidi, nei quali soffrivano assai sia da un punto di vista fisico che psichico.



Carissimo D., 
                          non immagini che bella sorpresa leggere la tua mail. Mi chiedo come avrai mai fatto a sapere che ero uscita dal monastero. [...] Ogni volta che mi ritrovo a leggere il tuo blog penso sempre di aggiornarti, ma poi ci ripenso sempre, perché vorrei spiegarti tante e tante cose, e non è facile, e poi mi sono chiesta se in ogni caso ti fossi ricordato di me. Rimandavo sempre, fino ad oggi! All'inizio, quando sono uscita, non è stato per niente facile per me. Ho attraversato dei momenti che non auguro a nessuno, compresi di fortissima avversione alla preghiera. Non sono uscita per riprendermi tutto quello che avevo lasciato fuori, ma lì non potevo più rimanere. Quando ero dentro non ho mai sentito quel posto come mio, ma sono andata avanti altri mesi, perché  pensavano fosse una tentazione, lacerata dentro per il terrore di non rispondere alla chiamata del Signore. Fino ad arrivare agli ultimi giorni senza più forze, nemmeno fisiche. È stato un percorso molto travagliato, sia dentro e purtroppo anche quando ho preso la decisione di andare via. Però, come tutti i percorsi travagliati, alla fine i frutti che ne raccogli sono di valore inestimabile. Il desiderio della consacrazione, anche nei momenti bui, non mi ha mai lasciata. [...] Quante cose ho imparato, vorrei elencartele tutte, ma sarebbe impossibile. [...]

D., non ho parole per il tuo caro gesto, l'ho sentito come carezza del Signore alla sua pecorella che spesso si sente piccola, infedele e smarrita. È così che spesso mi sento, a volte anche stanca di cercare il suo Volere. Solo Lui è il senso del mio futuro, e quando ho paura di non camminare sulla Sua strada, sento come se la vita perdesse tutto il senso.

Ti chiedo di pregare tanto per me. Dio ti benedica. 

In Gesù e Maria,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                      anche io penso che l'esperienza di vita monastica che hai fatto a [...] è stata comunque positiva per diversi motivi. Innanzitutto lì hai avuto una buona formazione ascetica. Invece entrare in un monastero dove non si pratica seriamente l'ascetica, cioè la ricerca della perfezione cristiana e l'unione con Dio, sarebbe stato un grosso sbaglio, perché nei monasteri rilassati la vita monastica appassisce e va in decomposizione, come è accaduto in tante case religiose.  

[...]

Ma forse la cosa più importante che hai vissuto a [...] è stata la "scuola della sofferenza". Mi spiego meglio: umanamente parlando mi dispiace molto che hai tanto sofferto sia nel fisico che interiormente (le anime nobili soffrono di più per i dolori spirituali che per quelli materiali). Ma da un punto di vista spirituale è stata una scuola straordinaria. Mediante il dolore Dio ha forgiato la tua anima e l'ha preparata per qualche missione particolare. La sofferenza è una prova d'amore nei confronti di Dio: è facile essere cristiani quando si godono le consolazioni spirituali, ma è nell'ora della sofferenza che si vede se un'anima ama davvero il Signore. Molte persone quando non sentono più le consolazioni spirituali e sono angustiate sotto il peso della croce, abbandonano la vocazione religiosa, lasciano la vita devota e si dedicano alla vita mondana.

Quante persone, dopo essere uscite dal monastero, hanno perso la fede! Tu invece non solo non hai perso la fede, ma ardi ancora dal desiderio di donare a Dio il resto della tua vita abbracciando la vita consacrata in un monastero fervoroso. Inoltre, grazie alla grossa croce che hai portato in monastero, adesso sei molto più sensibile alle sofferenze del prossimo. Qualsiasi cosa farai in futuro, dovrai spendere la tua vita nel consolare i sofferenti.

Per esempio, se diventerai monaca di clausura (come io spero), dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti di quelle persone afflitte da tante tribolazioni che vengono in parlatorio a cercare un po' di conforto dalle claustrali. Ma soprattutto dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti delle consorelle che soffrono. Non mi riferisco semplicemente alle sofferenze fisiche, ma specialmente alle sofferenze spirituali. Per esempio, a volte persino nei monasteri possono nascere delle incomprensioni, degli equivoci, delle divergenze, degli errori fatti in buona fede, che procurano tanta sofferenza. Basti pensare alle sofferenze che patì Santa Teresa quando stava tra le Carmelitane dell'Antica Osservanza. Oppure alle sofferenze che la stessa santa sopportò eroicamente ad Avila quando fondò il primo monastero di Carmelitane Scalze.

Adesso devo dirti una cosa importante. In passato pensavo che i monasteri si dividessero un due specie: quelli rilassati da una parte e quelli fervorosi e osservanti dall'altra. Purtroppo, mi sono reso conto che la situazione è più complessa. Tu sai che io ci tengo molto all'osservanza delle Costituzioni, ma ciò non deve avvenire a discapito della carità, che è la regina delle virtù. Ho saputo infatti che in certi monasteri osservanti sono avvenute cose "poco caritatevoli" che non solo hanno causato grande sofferenza tra le giovani religiose, ma ha portato alcune di loro a perdere la salute psichica, e a cadere in forme più o meno gravi di depressione e di esaurimento nervoso (ciò è avvenuto anche in case religiose maschili). La stretta osservanza, se non è unita alla carità fraterna, rischia di divenire pura formalità di stampo farisaico.

Per esempio, se una suora per disattenzione fa cadere un piatto per terra, la superiora non deve sgridarla con asprezza e acidità, magari usando addirittura parole offensive. San Francesco di Sales, il santo della dolcezza, quando doveva rimproverare un suo subordinato che aveva commesso qualche sbaglio, lo faceva con talmente tanta carità, serenità e dolcezza, che la persona che veniva corretta rimaneva molto edificata da tanta bontà. Questo grande vescovo era convinto che si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile d'aceto, cioè si attirano più anime a Dio con la dolcezza che con l'acidità e l'asprezza.

Pur non conoscendo la tua amica [...], tuttavia presumo che sia una religiosa esemplare, sia perché ha avuto una buona formazione a [...], sia perché in passato ha sofferto molto. Chi ha sofferto molto comprende e consola più facilmente le sofferenze del prossimo.

[...]

La prossima volta che trovi un buon monastero, prima di iniziare ufficialmente il postulantato ti conviene fare un lungo periodo di aspirantato (almeno un mese), così potrai renderti conto se quello è davvero il tuo “habitat naturale”, oppure se non è il posto giusto per te, come è successo a [...], e potrai uscire senza grossi traumi spirituali.

Coraggio, continua la buona battaglia in difesa della vocazione (il mondo farebbe salti di gioia se abbandonassi il pensiero della consacrazione religiosa). Spero tanto che Gesù buono ti prenda presto tutta per Sé in un monastero fervoroso e ricco di carità fraterna. Adesso stai lottando contro molte avversità, ma ricorda: maggiori sono le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

venerdì 1 dicembre 2017

Non tradire la vocazione

Mi ha colpito molto la storia di una lettrice del blog, la quale era entrata in un monastero di clausura di stretta osservanza, ed era felicissima e piena di gioia interiore. Tuttavia, a causa di forti pressioni ricevute dai parenti, è tornata nel mondo, dove ha trovato un fidanzato e ha tutto ciò che si può desiderare materialmente, però mi ha confidato di sentirsi triste ed infelice. Sente nostalgia del monastero, ma ha paura che abbandonando nuovamente il mondo potrebbe far soffrire i familiari e il suo fidanzato. Bisognerebbe pregare tanto per questa nostra sorella nella fede. 

Le rivolgo una “lettera aperta”:

Carissima sorella in Cristo,
                                         capisco le ragioni che ti spingono a sforzarti a restare nel mondo. Se da un certo punto di vista comprendo il tuo non voler far soffrire le persone a cui vuoi bene, da un altro punto di vista ti chiedo di riflettere attentamente su ciò che sto per dirti. Io non so esattamente qual è la volontà di Dio su di te, l'unica cosa che so è che hai nostalgia del monastero, perché lì ti sentivi il cuore pieno di pace, gioia e tranquillità di coscienza. Vivere lì ti sembrava l'anticamera del paradiso, ma da quando sei tornata nel mondo la situazione interiore è cambiata radicalmente, il tuo cuore è in lacrime e ti senti triste e infelice come in un inferno. Se tu decidessi di sposarti in queste condizioni spirituali, faresti soffrire moltissimo il tuo futuro marito, il quale si accorgerebbe presto che pur vivendo con lui, il tuo cuore è rimasto nel monastero di clausura. Per lui sarà uno strazio vederti triste e infelice, e ciò sarà un tormento per il suo cuore che gli farà vivere tristemente lo stato matrimoniale, e forse dentro di sé penserà: “Era meglio se mia moglie si fosse fatta suora, almeno adesso sarei più felice io, e sarebbe più felice lei, invece di avermi rovinato la vita.”

Prova a pensare alla situazione inversa. Immagina che il tuo fidanzato sia un ex novizio che è tornato nel mondo a causa delle pressioni dei suoi familiari. Adesso è triste ed infelice perché il suo cuore è rimasto in convento, dove si sentiva realmente felice. Se tu gli vuoi veramente bene, preferiresti che rimanesse insieme a te anche se triste e infelice, oppure preferiresti che tornasse in convento, pur di sapere che lì si troverà nuovamente felice?

Dunque, io penso che coloro che ti vogliono davvero bene, pur di vederti nuovamente felice, si rassegneranno nel sapere che sei tornata in monastero. Non devi preoccuparti dei peccati che hai commesso dopo il tuo ritorno a casa, poiché sai benissimo che Dio è contento di riabbracciare il figliol prodigo che ritorna da Lui col cuore pentito e confessa umilmente i suoi peccati.

Coraggio, non ti arrendere. Io continuerò a pregare per te fin quando non saprò che ti sei arresa all'amore di Gesù buono per te.

Ti saluto cordialmente in Cristo Redentore e Maria Corredentrice.

Cordialiter

giovedì 30 novembre 2017

Dobbiamo pensare a salvarci l'anima!

Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle belle riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

mercoledì 29 novembre 2017

Lasciare i familiari

Una ragazza mi ha detto che si sente attrarre da Gesù alla vita religiosa, però sente anche un forte legame con sua madre, e ciò potrebbe essere un ostacolo alla vocazione.


Caro D.,
                in questo periodo il desiderio di consacrarmi a Gesù buono non si è affatto affievolito anzi, ogni momento libero che ho cerco di dedicarlo alla preghiera e all'adorazione, e quando sono molto impegnata cerco di trovarli ad ogni costo. Mi sento molto attratta dalla vita contemplativa e il mio primo pensiero andrebbe proprio lì, ma ho una gran paura... Non riesco a staccarmi completamente dagli affetti, soprattutto da mia mamma con la quale c'è un legame molto forte [...]. Penso che in parte sia anche una tentazione e che il maligno voglia allontanarmi dal mio proposito facendo leva sulle mie debolezze e vulnerabilità. Spero che gli esercizi spirituali mi possano essere di aiuto e confido in Dio che lo saranno. Comunque mi farebbe molto piacere sapere quali sono i buoni monasteri dove si possono fare delle esperienze di vita contemplativa.

Ti ringrazio dell'aiuto e prego il buon Gesù che il tuo blog possa essere di aiuto e sostegno per tanti giovani che come me sentono la chiamata a seguirlo.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                        sono contento che parteciperai agli esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola. Questi esercizi sono utili per tutti, ma lo sono in modo speciale per coloro che stanno eleggendo lo stato di vita. Le meditazioni ignaziane che ascolterai, ti daranno la spinta per fare la volontà di Dio.

Nella lettera che ti ho inviato in privato, ti ho segnalato alcuni buoni monasteri situati nella tua zona.

Sì, come tu stessa hai compreso, spesso il demonio cerca di far perdere la vocazione con un eccessivo attaccamento ai parenti. Purtroppo, tanti giovani hanno perso la vocazione per non aver voluto lasciare i genitori. Di questo pericolo ne parlò ampiamente anche Sant'Alfonso. Ecco quel che scrisse questo grande Dottore della Chiesa nell'opuscolo intitolato “Conforto ai novizi”: “Le tentazioni con le quali il diavolo suol tentare i novizi ad abbandonare la loro vocazione sono le seguenti. Per prima li tenta con la tenerezza dei parenti. Per resistere a questa tentazione bisogna riflettere che Gesù Cristo ha dichiarato che non è degno di goderlo chi ama i suoi parenti più di lui. [...] Oh quanti poveri giovani per l'affetto ai parenti han perduta prima la vocazione, e poi (come facilmente suole avvenire) anche l'anima! Di questi casi funesti ne son piene le cronache. Sta dunque attento, fratello mio, se il demonio per tal via cerca di farti perdere la vocazione. [...] Ascolta dunque quel che ti dice Dio, e vedi che se lo lasci per amor dei parenti, troppa sarà la pena e il rimorso che avrai in morte, quando ti ricorderai della casa di Dio che hai abbandonata [...]. Considera invece qual contento e pace sentirai morendo, se sarai stato fedele a Dio e avrai la sorte di finire la vita in mezzo ai tuoi fratelli religiosi che ti aiuteranno con le loro orazioni e con la speranza del paradiso, senza lusinghe, ti daranno animo a morire allegramente. Considera inoltre che se i parenti da vari anni e con qualche tenerezza ti hanno amato, molto tempo prima e con assai maggior tenerezza ti ha amato Dio. Non saranno più che venti o trent'anni che i tuoi genitori ti amano, ma Dio ti ama sin dall'eternità. Avranno sì i parenti fatta qualche spesa e patito qualche incomodo per te; ma Gesù Cristo per te ha speso tutto il sangue e la vita. Allorché dunque senti qualche tenerezza verso i tuoi parenti e pare che la gratitudine ti stimoli a non lasciarli, pensa che più grato devi esser con Dio che più di tutti ti ha beneficato ed amato, e di' fra te stesso: Parenti, se io vi lascio, vi lascio per Dio che più di voi merita il mio amore e che mi ha amato più di voi. E così dicendo vincerai questa terribile tentazione dei parenti, che a molti è stata di rovina in questa vita e nell'aldilà. [...]”

Ti incoraggio a non arrenderti di fronte alle tentazioni e alle avversità.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

martedì 28 novembre 2017

Errori circa la vera natura della perfezione cristiana

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)

Tra le stesse persone devote ce ne sono di quelle che s'ingannano sulla vera natura della perfezione, dipingendola ognuno "secondo la propria passione e la propria fantasia".

A) Molti, confondendo la devozione con le devozioni, si immaginano che la perfezione consista nel recitare un gran numero di preghiere e nel fare parte di molte confraternite, talora anche a detrimento dei doveri del proprio stato che costoro trascurano per fare questo o quel pio esercizio, o mancando alla carità verso le persone di casa. Questo è un sostituire l'accessorio al principale e un sacrificare al mezzo il fine.

B) Altri poi si danno ai digiuni e alle austerità, fino ad estenuarsi e rendersi incapaci di compiere bene i doveri del proprio stato, credendosi con ciò dispensati dalla carità verso il prossimo; e mentre non osano intingere la lingua nel vino, non temono poi "di immergerla nel sangue del prossimo con la maldicenza e con la calunnia". Anche qui si prende abbaglio su ciò che vi è di più essenziale nella perfezione, e si trascura il dovere capitale della carità per esercizi buoni senza dubbio ma meno importanti. -- In pari errore cadono coloro che fanno ricche elemosine, ma non vogliono poi perdonare i nemici, oppure, perdonando i nemici, non pensano poi a pagare i debiti.

C) Alcuni, confondendo le consolazioni spirituali col fervore, si credono perfetti quando sono inondati di gioia e pregano con facilità; e s'immaginano invece s'essere rilassati quando sono assaliti dalle aridità e dalle distrazioni. Dimenticano che ciò che conta agli occhi di Dio è lo sforzo generoso e spesso rinnovato, non ostante le apparenti sconfitte che si possono provare.

D) Altri, invaghiti di azioni e di opere esteriori, trascurano la vita interiore per darsi più intieramente all'apostolato. È un dimenticare che l'anima di ogni apostolato è la preghiera abituale, che attira la grazia divina e rende feconda l'azione.

E) Finalmente alcuni, avendo letto libri mistici o vite di Santi in cui si descrivono estasi e visioni, si immaginano che la devozione consista in questi fenomeni straordinarii e fanno sforzi di mente e di fantasia per arrivarvi. Non capiscono che, a detta dei mistici stessi, questi sono fenomeni accessori che non costituiscono la santità, ai quali quindi non bisogna aspirare, e che la vita della conformità alla volontà di Dio è molto più sicura e più pratica.

Sgombrato così il terreno, potremo ora più facilmente intendere in che essenzialmente consista la vera perfezione.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928]

lunedì 27 novembre 2017

Vivere il fidanzamento in castità

Tempo fa ho ricevuto una bella testimonianza di vita cristiana da parte di una ragazza che voleva vivere in castità nonostante il fidanzato aveva idee diverse dalle sue. Per leggere la lettera che mi scrisse, cliccate qui.

domenica 26 novembre 2017

Difendere la vocazione

Ripubblico la lettera di una ragazza che non voleva arrendersi di fronte agli ostacoli alla vocazione.

Carissimo D.,
                       non so davvero come ringraziarti per le tue parole, non hai idea di quanto mi siano state d'aiuto! Possa davvero il Buon Gesù ricolmarti di benedizioni per tutto quello che fai per noi giovani alle prese con il grande dono della vocazione religiosa!

Ero proprio giù di morale l'altro giorno, non so davvero cosa le è preso a mia madre, anche se da un lato credo che il diavolo riesca ad infilarsi dappertutto pur di creare dubbi e angosce a chi vuole donarsi totalmente a Dio. Ma io non mollo, perchè il mio unico desiderio è di fare la Sua volontà. Infatti credo proprio che seguirò il tuo consiglio, ossia di evitare di parlare della mia vocazione in casa; mi dispiace perchè sarebbe bello avere la famiglia come supporto, ma pazienza, per Gesù questo e d'altro :) !

Ultimamente spesso mi chiedo e Gli chiedo di aiutarmi a fare chiarezza su "dove" concretamente vivrò la mia vocazione. Come ti dicevo, quest'anno ho frequentato un gruppo di preghiera tenuto da un ordine di suore della mia città e con loro ho vissuto alcuni week-end di esercizi spirituali. Mi piacciono molto sia loro, sia il loro carisma che sento molto mio (queste suore consacrano la loro vita perchè le anime dei sacerdoti possano andare in Paradiso, quindi pregano per loro e li aiutano anche a livello materiale). Però allo stesso tempo ho paura a "soffermarmi" nel senso di non guardarmi intorno, di non frequentare nessun altro ordine solo perchè ho conosciuto loro, anche se in fondo mi sento molto "condotta" in quest'ordine. Sicuramente questo ultimo anno universitario mi servirà per fare un ulteriore discernimento.

Tu nella mia città o nei dintorni conosci qualche ordine "fervoroso" come dici tu, che mi possa essere d'aiuto? Magari anche solo per vivere un'esperienza di silenzio che possa aiutarmi a sentire meglio la Sua voce.

Ti ringrazio di cuore ancora una volta, davvero ti ricordo ogni giorno nelle mie preghiere!
In Lui,

(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   sono contento che nonostante qualche scetticismo familiare nei confronti del tuo desiderio di consacrarti a Dio, hai deciso come un soldato indomito di non arrenderti, ma di perseverare sulla strada del discernimento vocazionale, costi quel che costi.

“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo martire San Cipriano. È proprio così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

Spero tanto che Gesù buono ti catturi e ti faccia sua prigioniera per il resto della tua vita e per l'eternità. Nessuno può amarti con un amore così ardente e puro come il Suo. Se tutte le ragazze comprendessero queste cose, più nessuna perderebbe tempo dietro alle vanità nella terra, che presto finiranno, ma con le lacrime agli occhi supplicherebbero il Re dei re di poter aver il privilegio di divenire sue spose. Purtroppo, c'è da piangere, perché è difficile in questa società pagana e materialista propagandare questi discorsi.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris,

Cordialiter

sabato 25 novembre 2017

Comunicarsi in ginocchio

Ripubblico una vecchia e-mail (2011) di una ragazza che mi parlò anche della questione della Comunione sulla mano.

Ciao, è da un po’ che non ti scrivo, l’ultima volta che l’ho fatto ero ancora in una fase dove avevo ancora dubbi se Gesù mi stava chiamando a sé. Oggi ti scrivo con immensa gioia che Gesù mi attira sempre più a Sé [...] Ho deciso di donargli tutta la mia vita, anima e cuore che anelano solo a Lui e il mio cuore è in fiamme, brucia di un amore immenso che non vuole nulla in cambio perché Lui mi ha già dato tutto, fino all’ultima goccia di sangue che scorreva nelle Sue vene e il mio desiderio è divenire l’ultima delle sue schiave, quella trattata peggio dal mondo e offrire tutto per la salvezza delle anime. Oramai non sono più soggetta alla mondanità del mondo, devo ancora occuparmi del mio lavoro ma lo riesco a fare mettendo sempre al primo posto Gesù […].

Per il momento soffro un po’, ma nel momento in cui la mia vita sarà dedita a Dio Padre per aiutare il prossimo e rendere Gloria al nostro Redentore, il mio cuore esploderà di gioia infinita, anche se io rimango sempre una misera creatura e non penso di poter fare grandi cose. Per ora questa gioia la trovo nei momenti di preghiera e durante le messe giornaliere dove continuo a chiedere a Gesù la forza di non farmi piangere, ma a volte il momento della celebrazione Eucaristica è talmente intenso che non riesco a non pensare a quanto siamo ingrati davanti a tanto amore, e le lacrime escono anche senza che me ne renda conto, ti lascio immaginare cosa succede nel momento in cui Gesù dimora nel mio piccolo cuore. Ti potrò sembrare matta ma un po’ lo sono, sono matta di Gesù!!! : )

Ti posso chiedere se è strano sentire la necessità di inginocchiarsi nel momento in cui si riceve Gesù, per me è un segno di ringraziamento davanti a tanto amore, ma vedo già che alcuni sacerdoti fanno fatica a mettere la Particola in bocca, in quanto non mi ritengo degna di poterla prendere tra le mani, figuriamoci se dovessi mettermi in ginocchio [...]. 

So che dovrò avere tanta pazienza e forza, la fase più dura inizierà adesso per questo ti chiedo di ricordarmi sempre nelle tue preghiere, io metterò te e tutte le ragazze e ragazzi che hanno deciso di intraprendere il mio stesso cammino nelle mie preghiere.

Ti saluto nel cuore ardente di amore di Gesù e Maria.


Cara sorella in Cristo,
                                   sono felicissimo di sapere che ardi sempre di più dal desiderio di abbandonare il mondo traditore e di abbracciare la vita religiosa. Viviamo in un mondo materialista in cui regna l'edonismo sfrenato. È edificante sapere che al giorno d'oggi ci sono ancora persone talmente innamorate di Gesù che sono pronte a seguire la chiamata alla Sua sequela.

Non è “strano” il tuo desiderio di voler ricevere in ginocchio Gesù Eucaristico. Questo era il modo in cui ci si è comunicati per svariati secoli, fino agli anni sessanta. Poi durante il Pontificato di Paolo VI è stata elaborata una nuova liturgia della Messa che consente di ricevere l'Ostia sia in ginocchio, sia in piedi. Se ci hai fatto caso, alle Messe celebrate da Benedetto XVI, il Papa distribuisce la Comunione ai fedeli inginocchiati e direttamente sulla lingua. Insomma, le norme liturgiche consentono di ricevere la Comunione in questo pio modo, ma ci sono dei preti modernisti che invece costringono ingiustamente i fedeli a ricevere l'Ostia in piedi e sulla mano. Le norme liturgiche emanate dalla Santa Sede proibiscono ai preti di impedire ai fedeli di comunicarsi nel modo antico, ma si sa che i modernisti disobbediscono al Papa.

Io non ricevo mai la Comunione sulle mani, perché potrebbero essere sporche (ad esempio se hanno toccato soldi, fazzoletti, chiavi, ecc.), ma soprattutto perché temo che qualche frammento possa rimanere sulle mani e poi cadere per terra ed essere calpestato. Quando vado alla “Messa moderna” mi inginocchio al momento della Comunione solo quando sono certo che il sacerdote ha le mie stesse “simpatie liturgiche”, in caso contrario preferisco evitare inutili liti ai piedi dell'altare (come è avvenuto ad altre persone), e mi limito a fare un inchino reverenziale nei confronti di Gesù.

A dir la verità preferisco la Messa nel rito antico in latino (quello che era in vigore fino agli agli sessanta), il quale prevede che i comunicandi siano inginocchiati e ricevano l'Ostia solo sulla lingua. La Messa in rito antico (detta anche “Messa tridentina” o “Messa di san Pio V”) mi piace assai, perché percepisco tanta sacralità e un forte aumento di devozione. Non è solo una questione di latino, sono anche i gesti e le preghiere ad essere diversi. Non bisogna pensare che la Messa tridentina sia roba per “cattolici ribelli”, ricordo infatti che nel 2007 il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha “liberalizzato” l'uso di questa venerabile e antica forma liturgica con il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Purtroppo, in giro c'è tanto odio nei confronti di quei cattolici che amano la Messa tridentina.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris,

Cordialiter


venerdì 24 novembre 2017

Libri da leggere

Una gentile lettrice mi ha scritto per chiedermi i titoli di buoni libri da leggere.

Buonasera,
è da quasi un anno che leggo il suo blog e la voglio ringraziare con tutto il cuore per il lavoro che fa! Ho letto "Storia di un anima" e mi è piacuto davvero tanto, dunque le chiedo se potrebbe darmi alcuni titoli di altre buone letture spirituali.

Cari saluti
(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                       dammi pure del tu (lo preferisco). Sono contento di sapere che segui da circa un anno il mio blog. Ciò mi fa presupporre che sei una persona che sta riflettendo sullo stato di vita da eleggere. Spero con tutto il cuore che Gesù buono voglia prenderti presto tutta per Sé, facendoti abbracciare la vita religiosa.

Hai fatto bene a leggere “Storia di un'anima”, è davvero un libro edificante. Apprezzo moltissimo il tuo desiderio di fare delle buone letture spirituali. Purtroppo, nel mondo si parla di tutto (soldi, carriera, successo, discoteche, divertimenti, viaggi, gossip, svaghi, ecc.) tranne che della questione della salvezza eterna dell'anima e dell'amore che siamo tenuti a dare a Dio, cioè delle cose più importanti della vita.

Per questo motivo, se vogliamo imparare a conoscere, amare e servire il Signore, dobbiamo nutrire le nostre anime con delle buone letture spirituali. Per non correre il rischio di leggere i libri di certi pericolosi teologi moderni che seminano confusione ed eresie, ci conviene leggere i classici del cristianesimo, testi che elevano l'anima a Dio.

Ecco una piccola lista di titoli che ti consiglio di leggere:

-) Imitazione di Cristo (autore incerto)
-) Le Glorie di Maria (di Sant'Alfonso Maria de Liguori)
-) Riflessioni devote (di Sant'Alfonso Maria de Liguori)
-) Pratica di amar Gesù Cristo (di Sant'Alfonso Maria de Liguori)
-) Uniformità alla volontà di Dio (di Sant'Alfonso Maria de Liguori)
-) Del gran mezzo della preghiera (di Sant'Alfonso Maria de Liguori)
-) Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo (di Sant'Alfonso Maria de Liguori)
-) Visite al Santissimo Sacramento (di Sant'Alfonso Maria de Liguori)
-) Il castello interiore (di Santa Teresa d'Avila)
-) Filotea (di San Francesco di Sales)
-) Trattato della vera devozione a Maria (di San Luigi Maria Grignon de Montfort)

Come hai notato, la maggioranza dei libri che ti ho consigliato sono stati scritti da Sant'Alfonso Maria de Liguori. Questo grande santo coi suoi scritti spirituali ha infiammato tante anime d'amore per Gesù, nostro Dio, e Maria, nostra Mamma e Mediatrice di tutte le grazie. Se fossi ricco farei stampare i suoi libri in milioni di copie e le diffonderei gratuitamente dappertutto. Troppo grande è il bene spirituale che si ricava con queste preziose letture.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cristo Redentore e Maria Corredentrice,

Cordialiter

giovedì 23 novembre 2017

Vivere vicino a Gesù dà una grande pace interiore

Una donna in discernimento vocazionale ha trascorso alcuni giorni di esperienza di vita religiosa tra le Visitandine, durante la quale ha potuto constatare che lo stare cuore a cuore con il Signore dà una grande pace interiore.


Caro D.,
                 vorrei porgerti la mia testimonianza della partecipazione alla professione temporanea di Suor Maria Paola del monastero della Visitazione di Baggiovara  e del breve ritiro spirituale che la comunità mi ha dato la possibilità di fare. È stata un'esperienza ricca di significato e molto emozionante.  Ho potuto sperimentare come stare cuore a cuore con il Signore dia una grande pace interiore ed un senso alla vita così profondo che ben poche cose nel mondo sono in grado di dare. Nel mondo, soprattutto ai giorni nostri, è molto facile rimanere abbagliati ora da questo ora da quello ed esserne attratti.  Lo spirito del mondo per attrarci fa leva sulle nostre ambizioni personali, sul nostro orgoglio, le nostre emozioni del momento, quindi tutte le nostre fragilità.  Penso che solo chi è veramente in grado di spogliarsi di tutto questo sia in grado di incontrare il Signore affidandosi completamente a lui. Di abbandonare tutti gli appigli e le difese ed abbandonarsi alla sua volontà.
Solo lui sa donare il vero senso alla nostra vita.

Le monache della Visitazione sono dolcissime. Stare con loro è come stare in una famiglia gioiosa. Dall'atmosfera che si vive durante la giornata si percepiscono i loro profondi valori.  La giornata inizia alle 6 con la meditazione, durante questo tempo in cui si vede nascere un nuovo giorno, si crea attraverso il silenzio il contatto ed il dialogo con il Signore.  Questo dà una grande energia interiore che accompagna durante tutta la giornata. Nel chiostro sono affisse delle frasi spirituali, quella che più mi ha attratto durante questi giorni è stata "la vostra forza sta nel silenzio e nella preghiera". Che grande Verità!!!

La giornata prosegue alternando momenti di lavoro, momenti di comunità in cui si sta tutti insieme in armonia, e di preghiera.  Non c'è mai un momento in cui ci si annoia ed al temine del giorno, dopo l'ultima preghiera "Compieta", si sperimenta la pace e la gioia per aver speso bene il proprio tempo avendo nutrito ed essendosi nutriti dell'essenza più preziosa, del Signore.

Grazie Suor Maria Paola! Che il Signore ti accompagni sempre lungo le sue ricche vie!

Un caro saluto in Gesù e Maria,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                     ti ringrazio per la testimonianza che mi hai gentilmente inviato. Vorrei che tutte le donne nubili potessero leggerla! Infatti molta gente pensa erroneamente che sposarsi sia quasi una cosa “obbligatoria”, mentre in realtà il matrimonio non è l'unico stato di vita esistente. Tra gli altri stati c'è anche la vita religiosa, la quale non è triste e infelice come pensano tante persone. Tu ci sei stata in monastero e hai potuto vedere coi tuoi occhi che le religiose non solo non sono tristi e infelici, ma al contrario sono persone piene di gioia e pace interiore. Del resto, un conto è essere sposa di una povera creatura, altro conto è essere sposa di Gesù Cristo, il nostro amabile Redentore Divino. Non c'è paragone. Infatti è facile trovare delle donne cristiane pentite di essersi sposate. Purtroppo, non pochi mariti maltrattano le mogli e tantissimi le tradiscono (il Vangelo insegna che basta guardare un'altra donna con desiderio impuro per aver già commesso adulterio nel proprio cuore). Poi ci sono le liti con suocere e cognate, i dolori del parto, gli strapazzi per la cura della casa, i figli che si ribellano, la sete di accumulare ricchezze da lasciare in eredità, le gelosie del consorte, ecc. Insomma è meglio non sposarsi ed essere più liberi di dedicarsi alla vita devota e alla salvezza dell'anima, come consigliato dallo Spirito Santo per mezzo di San Paolo Apostolo.

Ovviamente non dico che tutte le donne nubili debbano diventare suore, dico solamente che bisogna riflettere con attenzione sullo stato di vita da eleggere, senza scartare a priori la vita consacrata.

Alcuni apprezzano il lavoro svolto dalle suore di vita attiva (ad esempio quelle che vanno in Africa a sfamare i poveri), ma disprezzano la vita delle suore di clausura, affermando erroneamente che la loro vita è inutile. In realtà le claustrali sono molto utili per tutta l'umanità, perché con le loro preghiere e penitenze attirano dal Cielo innumerevoli grazie materiali e spirituali. A tal proposito, il grande Pontefice Pio XI, nella lettera “Umbratilem” indirizzata nel 1924 ai monaci Certosini, scrisse: “Se in epoche passate si avvertì il bisogno di anacoreti nella Chiesa di Dio, ciò si verifica soprattutto oggi. Nel nostro tempo, infatti, vediamo tanti cristiani trascurare totalmente la considerazione delle realtà celesti, deporre perfino ogni pensiero della salvezza eterna, correre sfrenatamente dietro i beni della terra e i piaceri del corpo, vivendo in privato e in pubblico come pagani, in opposizione al vangelo. Alcuni pensano che certe virtù, a torto dette "passive", siano ormai cadute in disuso e si debba sostituire all'antica disciplina monastica l'esercizio più comodo e meno faticoso delle virtù attive. Questa opinione però fu respinta e condannata dal nostro predecessore, Leone XIII, ed è ovvio quanto essa sia pregiudizievole e ingiuriosa alla teoria e alla pratica della perfezione cristiana. Coloro che si dedicano assiduamente alla preghiera e alla penitenza contribuiscono molto più al bene e alla salvezza del genere umano che non gli operai che coltivano il campo del Signore. Se i primi non attirassero dal cielo l'abbondanza delle grazie divine per irrigare il terreno, gli operai apostolici trarrebbero dalle loro fatiche frutti ben più magri. Non c'è bisogno di dire quanto la nostra speranza si riprometta dai monaci Certosini. Noi aspettiamo che essi osservino le Costituzioni loro proprie non solo con fedeltà, ma con slancio generoso, perché i loro animi siano formati alla santità più alta. Allora davvero diventeranno intercessori efficaci presso la misericordia del Signore, a vantaggio del popolo cristiano.” 

Ovviamente il discorso sull'importanza della vita monastica vale anche per l'Ordine della Visitazione e tutti gli altri istituti religiosi di vita contemplativa.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,


Cordialiter

_______________________________________________________________________________
Le donne attratte dalla spiritualità visitandina basata sull'umiltà verso Dio e sulla dolcezza verso il prossimo, le quali desiderano mettersi in contatto con le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) per chiedere di poter fare un'esperienza vocazionale in monastero, possono contattare le religiose scrivendo al loro indirizzo di posta elettronica:   monvisit@virgilio.it