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sabato 27 maggio 2017

Disposizioni per trarre profitto dalla comunione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Avendo l'Eucaristia per fine d'unirci a Gesù e a Dio in modo intimo, trasformante e permanente, tutto ciò che fomenterà quest'unione, nella preparazione o nel ringraziamento, ne intensificherà i lieti effetti.

a) La preparazione sarà quindi una specie d'unione anticipata a Nostro Signore. Si suppone che l'anima sia già unita a Dio con la grazia santificante, altrimenti la comunione sarebbe un sacrilegio. Ciò posto, la preparazione abbraccerà almeno queste tre cose:

1) Anzitutto l'adempimento più perfetto di tutti i doveri del nostro stato in unione con Gesù e per piacere a Lui. Non è forse questo infatti il mezzo migliore per attirare in noi Colui la cui vita si compendia nell'ubbidienza filiale al Padre a fine di piacergli? "Quæ placita sunt ei facio semper" [...].

2) Una sincera umiltà, fondata da un lato sulla grandezza e sulla santità di Nostro Signore e dall'altro sulla nostra bassezza e indegnità: "Domine, non sum dignus..." Questa disposizione fa, per così dire, il vuoto nell'anima nostra, sgombrandola dall'egoismo, dall'orgoglio, dalla presunzione; ora è proprio nel vuoto di sè che si opera l'unione con Dio; quanto più ci vuotiamo di noi stessi, tanto meglio prepariamo l'anima a lasciarsi prendere e possedere da Dio.

3) A questa umiltà terrà dietro un desiderio ardente d'unirsi al Dio dell'Eucaristia: sentendo vivamente la nostra impotenza e la nostra povertà, sospireremo a Colui che solo può fortificare la nostra debolezza, arricchirci dei suoi tesori e riempire il vuoto del nostro cuore. Or questo desiderio, dilatandoci l'anima, la spalancherà a Colui che desidera dare tutto se stesso a noi: "Desiderio desideravi hoc pascha manducare vobiscum".

b) Il migliore ringraziamento sarà quello che prolungherà la nostra unione con Gesù.

1) Principierà dunque con un atto di silenziosa adorazione, d'annientamento, e di intiera donazione di noi stessi a Colui che, essendo Dio, si dà interamente a noi: "Adoro te devote, latens deitas... Tibi se cor meum totum subjicit". In unione con Maria, la più perfetta adoratrice di Gesù, ci annienteremo davanti alla Maestà divina, per benedirla, lodarla, ringraziarla, prima il Verbo Incarnato e poi, con Lui e per Lui, la SS. Trinità. "Magnificat anima mea Dominum... fecit mihi magna qui potens est, et sanctum nomen ejus". Nulla fa meglio penetrar Gesù nel più intimo dell'anima nostra quanto quest'atto di annientamento di noi stessi; povere creature, è questo per noi il modo di darci a Colui che è tutto. Gli daremo tutto ciò che v'è di buono in noi, e sarà una restituzione perchè tutto viene da lui e non cessa d'appartenergli; offriremo pure le nostre miserie, perchè le consumi nel fuoco dell'amor suo e vi sostituisca le sue così perfette disposizioni. Quale mirabile cambio!

2) Vengono allora i dolci colloqui tra l'anima e l'ospite divino: "Loquere, Domine, quia audit servus tuus... Da mihi intellectum ut sciam testimonia tua. Inclina cor meum in verba oris tui" ... Si ascolta attentamente il Maestro, l'Amico; gli si parla rispettosamente, semplicemente, affettuosamente. Si apre l'anima alle comunicazioni divine; perchè è questo il momento in cui Gesù fa passare in noi le sue disposizioni interiori e le sue virtù; bisogna non solo riceverle ma attirarle, assaporarle, assimilarsele: "Os meum aperui et attraxi spiritum". Onde poi questi colloqui non degenerino in abitudine, è bene variare, se non ogni giorno almeno ogni tanto, l'argomento della conversazione, prendendo ora una virtù ora un'altra, meditando adagino qualche parola del Vangelo, e supplicando Nostro Signore di volercela far ben capire, gustare e praticare.

3) Non dimentichiamo di ringraziarlo dei lumi che si degna, per grazia sua, di comunicarci, dei pii affetti, come pure delle oscurità e delle aridità in cui ci lascia ogni tanto; cogliamo anzi l'occasione da quest'ultime per umiliarci, per riconoscerci indegni dei divini favori, e per aderire più frequentemente con la volontà a Colui che, anche nelle aridità, non cessa di far passare in noi, in modo segreto e misterioso, la sua vita e le sue virtù. Supplichiamolo di prolungare in noi la sua azione e la sua vita: "O Jesu, vivens in Mariâ, veni et vive in famulis tuis"; di ricevere, per trasformarlo, quel poco di bene che è in noi: "Sume, Domine, et suscipe omnem meam libertam...".

4) Offriamoci pronti a fare i sacrifici necessari per riformare e trasformare la nostra vita, specialmente su quel tal punto particolare; consapevoli della nostra debolezza, chiediamo istantemente la grazia di compiere questi sacrifizi. È questo un punto capitale, dovendo ogni comunione esser fatta allo scopo di progredire in una speciale virtù.

5) È questo pure il momento di pregare per tutte le persone che ci sono care, per tutti i grandi interessi della Chiesa, secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, per i Vescovi, i sacerdoti. Non temiamo di rendere la nostra preghiera universale quanto più è possibile: è questo in sostanza il miglior mezzo d'essere esauditi.

Infine si termina chiedendo a Nostro Signore, con una formola o con un'altra, la grazia di restare in lui come egli resta in noi e di fare tutte e ciascuna delle nostre azioni in unione con lui, in spirito di ringraziamento. Si affida a Maria quel Gesù da lei così ben custodito, perchè ci aiuti a farlo crescere nel nostro cuore; e così, riconfortati dalla preghiera, si passa al lavoro.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

venerdì 26 maggio 2017

Disprezzare la mentalità mondana

Tempo fa uno studente mi disse che si sentiva chiamare al sacerdozio, ma doveva terminare la scuola. Il problema era che nel mondo...

Buonasera,
                   dopo diverso tempo che seguo il suo blog, ho finalmente trovato il "coraggio" di scriverle. Volevo parlarle un po' di me, siccome vedo la sua gentile pazienza nell'ascoltare le persone. Mi chiamo [...] e sono un ragazzo di 19 anni che frequenta l'ultimo anno delle superiori. Oramai è da molti mesi che sento la chiamata del Signore a consacrarmi a Lui. Inizialmente, impaurito da una simile scelta di vita, ho scartato subito l'idea. Poi attraverso la preghiera ed i sacramenti ho potuto constatare come questa vita sia per me migliore di qualsiasi altra! Questo mi riempie di una gioia immensa! :) Da circa un mese ho poi avuto modo di parlare di questo mio desiderio con un sacerdote a me caro, il quale mi ha subito accolto come suo padre spirituale. Ora attendo la volontà del Signore, che sicuramente non ritarderà!

Leggendo il suo blog ho potuto constatare come tante persone, che come me sentono la chiamata del Signore, non riescano più a vivere con questa società. Ogni volta che devo per le più svariate ragioni confrontarmi con essa mi ritrovo in un mondo pieno di peccato. […] Io vorrei distaccarmi da tutto ciò che è mondano, ma a volte casco nelle "trappole" che il mondo offre. […] Ora poi a scuola si parla di organizzare la gita scolastica a Praga... io non vorrei andarci ma come spiegarlo ai miei compagni? Mi è veramente difficile seguire Cristo in certe situazioni.

Le chiedo perciò di ricordarmi nella preghiera affinchè riesca a distaccarmi da tutto ciò che mi impedisce di rimanere con Cristo.

Sperando di essermi fatto capire, le auguro un buon fine settimana.
A risentirla.
(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                     dammi pure del tu (lo preferisco). Dalle e-mail che ricevo ho l'impressione che il blog sia seguito prevalentemente da un pubblico femminile (anche nelle chiese la maggioranza delle persone presenti sono donne), ma sono contento che tra i lettori ci siano anche dei ragazzi che aspirano al sacerdozio cattolico. Le suore sono importanti per la Chiesa, ma i sacerdoti sono ancora più importanti perché possono amministrare i Sacramenti.

Comprendo bene il tuo disagio quando stai a contatto con persone che vivono mondanamente. Purtroppo, il mondo è interessato a tutto (divertimenti, soldi, gossip, sport, viaggi, cinema, feste, ecc.) tranne che ad amare Dio e a lottare per la salvezza eterna dell'anima.

Ai tuoi amici che tenteranno di convincerti ad andare a Praga, puoi semplicemente rispondere che non hai voglia di andare in gita, senza entrare nei particolari. Io, la mia ultima gita scolastica l'ho fatta nel 1997. I miei amici tentarono di convincermi ad andare in discoteca, ma tenni duro e rimasi a dormire in albergo (non sopporto il frastuono e lo stordimento che regna nelle discoteche). Nonostante le insistenze degli amici, l'anno dopo decisi di non andare nemmeno in gita. Non ero “asociale”, anzi, stavo sempre in mezzo agli alunni di tutte le classi, visto che ero stato eletto rappresentante d'istituto; ma ormai ero stufo di quelle cose.

I santi insegnano che chi ama Gesù Cristo deve disprezzare la mondanità. Non è possibile nessun compromesso tra il Vangelo e lo spirito mondano che dilaga in questa società paganizzata, sono davvero inconciliabili.

Spero tanto che tu possa entrare in qualche ordine religioso fervoroso e osservante. Ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale e ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter

P. S. ti consiglio di leggere una bella lettera di sant'Alfonso Maria de Liguori indirizzata a un ragazzo che stava deliberando lo stato di vita da eleggere: http://vocazione-religiosa.blogspot.com/2011/01/lettera-aperta-un-ragazzo-in.html

giovedì 25 maggio 2017

Come trasformare le nostre azioni in preghiera

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Essendo la preghiera così efficace mezzo di perfezione, dobbiamo pregare spesso e con insistenza [...]. Ma come mai si può continuamente pregare e attendere nello stesso tempo ai doveri del proprio stato? Non è cosa impossibile? Vedremo che non c'è difficoltà quando si sappia ben ordinare la vita. Per riuscirvi bisogna: 1° praticare un certo numero di esercizi spirituali secondo i doveri del proprio stato; 2° trasformare in preghiera le azioni comuni.

1° Gli esercizi di pietà. Ad alimentare la vita di preghiera bisogna innanzitutto fare alcuni esercizi spirituali il cui numero e la cui lunghezza variano secondo i doveri del proprio stato. Qui parleremo degli esercizi che convengono ai sacerdoti e ai religiosi, lasciando ai direttori la cura d'adattare questo programma ai semplici fedeli.

Tre categorie d'esercizi formano l'anima sacerdotale alla preghiera: la meditazione del mattino, con la santa messa, ci propone l'ideale a cui mirare e ci aiuta a conseguirlo; l'ufficio divino, le pie letture e le divozioni essenziali conservano l'anima nell'abitudine della preghiera; gli esami della sera ci faranno rilevare e riparare i nostri difetti.

A) Gli esercizi del mattino sono qualchecosa di sacro di cui non si può far senza quando si è sacerdoti o religiosi, senza rinunziare al pensiero della propria perfezione. a) Prima di tutto la meditazione, affettuosa conversazione con Dio per richiamare l'ideale che dobbiamo tenere continuamente dinanzi agli occhi e a cui dobbiamo vigorosamente tendere. [...] Dobbiamo quindi metterci alla presenza di Dio, fonte e modello di ogni perfezione, e per venire più al pratico, alla presenza di N. S. Gesù Cristo, che attuò sulla terra questa ideale perfezione e ci meritò la grazia d'imitare le sue virtù. Presentatigli i nostri ossequi, lo attiriamo in noi, entrando nei suoi pensieri con profonde convinzioni sulla virtù speciale che vogliamo praticare e con ardenti preghiere che ci ottengono la grazia di praticar cotesta virtù; e umilmente ma vigorosamente cooperiamo a questa grazia prendendo una generosa risoluzione sulla detta virtù che ci studieremo di mettere in pratica nel corso della giornata. b) La santa messa ci conferma in questa disposizione mettendoci avanti agli occhi, nelle mani, a nostra disposizione, la vittima santa che dobbiamo imitare; e la comunione ce ne fa passar nell'anima i pensieri, i sentimenti, le interne disposizioni, le grazie, il divino spirito che resterà in noi per tutto il giorno. Siamo così pronti per l'azione, quell'azione che, avviata dal suo influsso, non sarà che una continua preghiera.

B) Ma perchè ciò avvenga, occorrono ogni tanto esercizi che rinnovino e stimolino l'unione con Dio. a) Sarà prima di tutto la recita del divino ufficio, che S. Benedetto ottimamente chiama opus divinum, in cui, in unione col grande Religioso del Padre, glorificheremo Dio e gli chiederemo grazie per noi e per tutta la Chiesa; quindi la s. messa, il più importante atto di tutta la giornata. b) Verranno poi le pie letture, letture della S. Scrittura, letture di opere e di vite di Santi, che ci porranno di nuovo in intima relazione con Dio e coi suoi Santi. c) E finalmente le divozioni essenziali che devono alimentar la nostra pietà, vale a dire la visita al SS. Sacramento, che non è in sostanza che un secreto colloquio con Gesù; e la recita del rosario, che ci fa conversare con Maria e riandarne in cuore i misteri e le virtù.

C) Giunta la sera, l'esame generale e particolare, che sarà come una specie di umile e sincera confessione al Sommo Sacerdote, ci mostrerà in che modo abbiamo nella giornata messo in pratica l'ideale concepito al mattino. Vi sarà sempre, purtroppo, una certa diversità tra le nostre risoluzioni e la loro attuazione; ma senza disanimarci, ci rimetteremo coraggiosamente all'opera; e poi in santa confidenza ed abbandono prenderemo un poco di riposo per lavorar meglio il domani.

La confessione settimanale o al più tardi quindicinale, e il ritiro mensile, facendoci dare uno sguardo complessivo a più ampia parte della vita, perfezioneranno questo esame di noi stessi e ci porgeranno occasione di spirituale rinnovamento.

2° Tal è il complesso di esercizi spirituali che non ci lasceranno perdere di vista per notevole tempo la presenza di Dio. Ma che si dovrà fare per colmare il vuoto tra questi vari esercizi e trasformare in preghiera tutte le nostre azioni? S. Agostino e S. Tommaso ci insegnano come sciogliere la questione. Il primo ci dice di far della vita, delle azioni, dei negozi, dei pasti, dello stesso sonno, un inno di lode alla gloria di Dio [...] Il secondo poi compendia così il pensiero del primo: "Tamdiu homo orat, quamdiu totam vitam suam in Deum ordinat".

La carità è quella che dirige tutta la nostra vita a Dio. Il mezzo pratico per far così tutte le azioni è di offrirle, prima di cominciarle, alla SS. Trinità, in unione con Gesù che vive in noi e secondo le sue intenzioni.

Quanto importi il far le nostre azioni in unione con Gesù è assai bene spiegato dall'Olier, che prima mostra in che modo Gesù è in noi per santificarci: "Non solo abita in noi come Verbo con la sua immensità... ma abita pure in noi come Cristo, con la sua grazia, per renderci partecipi della sua unzione e della divina sua vita... Gesù Cristo è in noi per santificarci, santificar noi e le opere nostre, per riempire di sè tutte le nostre facoltà: vuol essere la luce della nostra mente, l'amore e il fervore del nostro cuore, la forza e la virtù di tutte le nostre facoltà, affinchè in lui possiamo conoscere, amare e adempire i voleri di Dio suo Padre, sia per lavorare a suo onore, sia per soffrire e tollerare ogni cosa a sua gloria". Spiega quindi come le azioni che facciamo da noi e per noi siano difettose: "Le nostre intenzioni e i nostri pensieri tendono al peccato per la corruzione della nostra natura; e se noi ci lasciamo andare ad operar da noi stessi e a seguir le nostre inclinazioni, opereremo in peccato". Onde la conclusione è che bisogna rinunziare alle proprie intenzioni per unirsi a quelle di Gesù: "Vedete quindi quanta cura si deve avere, al principio delle azioni, di rinunziare a tutti i sentimenti, a tutti i desideri, a tutti i pensieri propri, a tutte le proprie volontà, per entrare, secondo S. Paolo, nei sentimenti e nelle intenzioni di Gesù Cristo [...].

Quando le azioni sono lunghe, è utile rinnovar questa offerta con un affettuoso sguardo al crocifisso, e, meglio ancora, a Gesù che vive in noi; e lasciare che l'anima si sfoghi in frequenti giaculatorie che ci inalzeranno il cuore a Dio.

Così anche le più comuni nostre azioni saranno preghiera e ascensione dell'anima a Dio, e noi attueremo il desiderio di Gesù: "oportet semper orare et non deficere".

Ecco dunque i quattro mezzi interni di perfezione, che tendono tutti a glorificar Dio e insieme a perfezionarci l'anima. Il desiderio della perfezione è infatti un primo slancio verso Dio, un primo passo verso la santità; la conoscenza di Dio, è Dio che viene attirato in noi e che ci aiuta a darci a lui per via di amore; la conoscenza di noi stessi ci mostra meglio il bisogno che abbiamo di Dio e stimola il desiderio di riceverlo per colmare il vuoto che è in noi; la conformità alla divina volontà ci trasforma in lui; la preghiera ci innalza a lui e trae nello stesso tempo in noi le sue perfezioni, facendovici partecipare per renderci più simili a lui; tutto quindi ci porta a Dio perchè tutto viene da lui.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

mercoledì 24 maggio 2017

Società corrotta e materialista

Tempo fa mi ha scritto una ragazza che si sente a disagio in questa società materialista ed edonista, che pensa a tutto tranne che ad amare Dio.

Ciao D., grazie per avermi risposto :)

Sai non so realmente cosa voglio dalla mia vita, un futuro per me non lo vedo... guardo la gente e mi convinco sempre di più che sono diversa da loro, sono tutti in guerra tra loro anche per cose insignificanti... guardo i ragazzi anche uomini che non credono più in nessun valore, ormai la famiglia non esiste, contano solo il sesso, le macchine, i soldi..., ma alla fine cosa sono tutte queste cose? Dovrebbe essere importante il volersi bene, aiutarsi a vicenda, invece sembra che tutti ostacolano tutti... boh... a me piacerebbe essere d'aiuto perché mi darebbe la forza di andare avanti, anche solo aiutare una persona ad attraversare la strada mi fa stare bene :)

Vorrei tanto trovare un posto in questa vita ma sembra tutto così difficile, vorrei trovare la forza in Dio, conoscerlo e grazie al suo amore aiutare gli altri... non so se hai capito ciò che voglio dirti... grazie per ascoltarmi, magari le mie sono solo cretinate e ti faccio perdere solo del tempo, ma ti ringrazio! Buona serata!

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                      tu non mi fai “perdere tempo”, sai perché? Il motivo è che il mio Re si è immolato in croce per il tuo bene, pertanto se Lui che è un Essere di infinita maestà ci tiene così tanto a te, anche io sono tenuto a dedicarti un po' del mio tempo per rispondere ai tuoi interrogativi, i quali non sono affatto sciocchi.

Ho apprezzato moltissimo ciò che hai scritto nella tua ultima lettera; sono contento che anche tu disprezzi l'edonismo sfrenato e il materialismo idolatrico che regnano nella nostra società secolarizzata. Tanta gente pensa solo a divertirsi, ad accumulare ricchezze e a cercare il successo anche a costo di calpestare il prossimo.

Tu invece devi difendere tenacemente i tuoi sani princìpi! Lo so che è difficile andare controcorrente, ma ti assicuro che ne vale la pena. I beni tanto amati dai mondani procurano delle felicità illusorie e passeggere, mentre la vera felicità consiste nell'amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi, in attesa di andare nella vera Patria, dove finalmente potremo adorare la Santissima Trinità per omnia sæcula sæculorum.

È molto bello il tuo desiderio di fare opere di bene per il prossimo.

Ti piace leggere? Ti consiglio di fare delle buone letture spirituali, ad esempio potresti leggere “Storia di un'anima” che è l'autobiografia di Santa Teresa di Lisieux. Inoltre ti consiglio di leggere tre bellissimi libri di Sant'Alfonso Maria de Liguori: “Le Glorie di Maria”, “Riflessioni devote” e “Pratica di amar Gesù Cristo”.

Io desidero solo che tu sia felice, e potrai esserlo davvero solo se farai ciò che Gesù buono desidera da te. Io non so se il pensiero che sin da bambina hai di diventare suora sia una vera vocazione o qualcos'altro, però ti incoraggio a cercare di capirlo. È nel tuo interesse cercare di scoprire qual è la volontà del Redentore Divino su di te. Dio vuole solo il tuo bene.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

martedì 23 maggio 2017

Amore vero

Una ragazza aveva idea di sposarsi e farsi una famiglia, ma un giorno è arrivata casualmente su questo blog...

Carissimo fratello,
                             è un piacere per me leggere la tua risposta, mi sono fidata e tu mi hai indirizzato col cuore. Stento a fidarmi delle persone quando mi accorgo che la gente si ferma solo alla superficie, e non va oltre quell'involucro che è il nostro corpo. Anche se non mi fido, prendo a cuore tutti, è importante sorridere a tutti, essere pazienti e capire il malessere che affligge, e l'unica spiegazione è che ci si allontana dal Signore, non si vuole ammettere che non abbiamo tesoro più prezioso, non ci si vuole piegare perché pensiamo che la vita sia nostra, che abbiamo diritto su ciò che ci circonda. L'uomo non ha possedimenti, non ha possessi, ha solo il privilegio di poter avere l'eternità e l'eterno Amore di Dio. E' triste condividere qualcosa con persone che non permettono al Signore di illuminare la propria vita, diventa tutto noioso e vuoto, così anche nella parola più bella del mondo, "Amore", riesci a percepire la distanza tra la persona che l'ha pronunciata e tutto il senso che è racchiuso in un così dolce suono. E tu che sei lì che osservi senti di voler cambiare quel vuoto che ti trasmettono, per dargli una vita.

Vorrei chiederti qualche chiarimento.

[…] Secondo te una guida che non sia saggia potrebbe velare gli occhi e far allontanare dalla vocazione? Dunque è questo che si intende per pericoloso?

Il mio desiderio è proprio di partecipare alla vita in un monastero di stretta osservanza, come quello delle [...]. Se il Signore vuole che io segua questa via, so che sarà quella, non mi sento trasportata in altre direzioni. Sono decisa su ciò che devo e ciò che non devo, su ciò che posso, e ciò che non posso. E osservando i vari monasteri, non ho avuto dubbi. Sai, sono sempre stata credente, e crescendo anche praticante, sento che la mia fede è forte, ma il tuo blog ha un po' stravolto i miei "piani". Passi tutta la vita a pensare di doverti sposare.

Le preghiere sono poesie, quella che mi hai inviato è una poesia, chi le scrive è un poeta del Signore, e anche chi le pronuncia col cuore è un poeta. Se una preghiera è suggerita dal Signore, diventa una poesia d'Amore. Grazie per avermela inviata.

Ti saluto con affetto. Il Signore dia sempre pace alla tua vita,
(lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                          sono davvero contento che stai riflettendo sullo stato di vita da eleggere. Se ho compreso bene, in passato pensavi che il tuo futuro sarebbe stato quello di madre di famiglia, mentre dopo aver visitato il mio blog hai cominciato a non escludere di abbracciare la vita religiosa. In effetti è molto importante capire e adempiere la volontà di Dio. Sai, in questi mesi ho ricevuto varie lettere di persone sposate (quasi tutte donne) che più o meno esplicitamente mi hanno fatto capire che se potessero tornare indietro abbraccerebbero la vita religiosa, o perlomeno rifletterebbero con più attenzione prima di sposarsi. Ma ormai quel che è fatto è fatto. Tu invece sei ancora in tempo per riflettere attentamente prima di eleggere lo stato di vita prescelto da Dio. Leggendo le tue lettere ho compreso che sei una persona che ha dei pensieri molto profondi, e quando parli d'amore ti riferisci a quello vero che nasce da Dio. Anche se tu decidessi di sposarti, non sarebbe facile trovare uno sposo che parli il tuo stesso “linguaggio” circa l'amore vero e sincero.

Insomma, se una ragazza desidera sposarsi, si sposi pure, ma almeno abbia la saggezza di trovarsi uno sposo davvero cristiano, altrimenti potrebbe pentirsene amaramente. Ma quanti sono i ragazzi disposti a vivere il fidanzamento in castità e il matrimonio senza contraccezione e nella fedeltà assoluta? Solo Iddio sa quanti sono, ma a me non sembra che siano tanti visti i discorsi schifosi che molti uomini fanno continuamente.

Secondo me le ragazze più fortunate sono quelle che sono diventate spose di Gesù Cristo, da Lui non possono temere alcun male poiché è per sua natura un Bene infinito e Amore eterno. Ti confesso che per te desidero il miglior Sposo che una donna possa avere, pertanto sto pregando il Signore di prenderti tutta per sé. Spero tanto che il tuo cuore diventi tutto suo. E se per caso tu non avessi la vocazione religiosa, Gesù buono può donartela, purché tu o qualche altro la richieda.

Adesso rispondo molto volentieri alle tue domande:

- Secondo te una guida che non sia saggia potrebbe velare gli occhi e far allontanare dalla vocazione?

- Purtroppo, sì. Sant'Alfonso Maria de Liguori si lamentava di certi preti che scoraggiavano sistematicamente i giovani dall'abbracciare la vita religiosa. Secondo lui questi preti hanno ricevuto l'ordinazione sacerdotale senza avere la vocazione o perlomeno senza sapere cosa sia la vocazione. Aggiungo inoltre che certe “pseudo guide spirituali” fanno più danni che bene, poiché non sono ben preparate a tale compito. Se un direttore è poco istruito, e inoltre vive in maniera rilassata e imperfetta, come potrà guidare un figlio spirituale sulla via della perfezione cristiana?

- Dunque è questo che si intende per pericoloso?

- Per pericoloso s'intende che può indurre il figlio spirituale a commettere degli errori più o meno gravi, e quindi a non fare davvero la volontà di Dio.

Spero tanto di esserti stato di qualche utilità, rimango a tua disposizione per rispondere ad altre domande o anche solo per dialogare su temi spirituali.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 22 maggio 2017

Atti di carità verso Dio

È molto importante fare spesso degli atti di carità verso Dio. A tal proposito riporto, con l'esplicito incoraggiamento del mittente, una lettera di un caro lettore del blog alla quale segue la mia risposta.

Caro amico,
                      ormai ti chiamo amico perché tale ti considero anche senza conoscerti, visto che i tuoi consigli valgono molto di più di quelli di tanti amici che si rifanno alla cultura del mondo, tu invece attingi da ben altre fonti e sei sempre così gentile da non lesinare spiegazioni. Poi, leggendo i tuoi articoli, non si può far altro che avere fiducia in un amico come te che pur dicendo le cose come stanno lasci vedere sempre un barlume di speranza, non come tanti autori di blog e riviste che confondono e demoralizzano. Oggi, approfittando sempre della tua disponibilità, volevo un tuo parere su qualcosa che mi tocca personalmente in questo periodo. Come ti dissi io vivo in un Paese dove la nostra Religione non è permessa, quindi non ho l'opportunità di ricevere i sacramenti, inoltre, come ti spiegai, sono in un periodo particolare di fragilità emotiva e confusione sul futuro a causa di problemi materiali e spirituali, tuttavia cerco di non farmi mai mancare la preghiera e ogni giorno cerco di essere costante, anche se non provo più il gusto della preghiera come prima. Però, mi capita a volte di commettere dei peccati gravi, e qui non posso confessarmi, quindi cado in un tunnel di senso di colpa che sfiora la depressione e inizio a pensare alla morte e cose del genere, e mi chiedo addirittura se tutte le mie preghiere in questa situazione diventino vane e inutili, essendo io in stato di peccato, o se il Signore, dall'infinito della sua bontà, le ascolti lo stesso. Spero di avere bene esposto i miei dubbi, ti prego dammi un consiglio.

Grazie, che Dio ti benedica sempre,
(lettera firmata)

Carissimo fratello in Cristo,
                                         hai fatto bene a scrivermi, spero tanto di poter esserti di qualche utilità. Anche se tu fossi l'uomo più cattivo del mondo, il mio Re è morto in croce anche per te, nonostante sapesse che l'avresti tradito col peccato. Dunque, se Lui ti ha amato sin dall'eternità, anche io sono tenuto ad avere nei tuoi confronti sentimenti di carità fraterna. Se devo essere sincero, nutro molte speranze che riuscirai a risollevarti. Infatti, quando una persona si riconosce peccatrice, è già sulla buona strada che la condurrà, se sarà perseverante, ad un'autentica conversione.

È triste sapere che esistono degli Stati in cui il cristianesimo è proibito. Tuttavia, anche se non ci sono sacerdoti, puoi tornare oggi stesso in stato di grazia di Dio. In che modo? Ti basterà recitare con contrizione del cuore un “Atto di dolore”. Poi quando avrai la possibilità di confessarti, i peccati che hai commesso verranno definitivamente cancellati per l'eternità. Per “contrizione del cuore” intendo dire che devi essere dispiaciuto di tutti i peccati mortali che hai commesso, e questo dispiacere deve essere causato non tanto dalla consapevolezza di aver meritato l'inferno, quanto piuttosto dalla considerazione che col peccato hai offeso Dio che è infinitamente buono, e sei stato la causa dell'atroce e dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Se in questo momento hai questo “dolore perfetto” dei peccati mortali commessi e hai l'intenzione di confessarti quando ne avrai la possibilità, ti ritrovi già in stato di grazia, e se per un incidente dovessi morire, non andresti all'inferno. Per questo motivo è cosa buona recitare ogni giorno l'atto di dolore, oppure potresti anche fare degli atti di carità perfetta verso Dio, dicendogli sinceramente che gli vuoi bene e che preferisci morire anziché offenderlo col peccato. Insegna San Tommaso d'Aquino che la carità non può convivere col peccato mortale, dunque se una persona fa un atto di carità perfetta verso Dio, implicitamente è anche contrita del male fatto, e così nel suo cuore non può più albergare il peccato mortale che viene spazzato via dalla carità perfetta verso Dio. Il Venerabile Don Giuseppe Frassinetti spiega diligentemente questa dottrina nel suo aureo “Compendio della Teologia Morale”.

In certi casi è lecito desiderare la morte, però bisogna dire che ovviamente non è mai lecito uccidersi, ma bisogna uniformarsi alla volontà di Dio. Lui ci ha creato, Lui è nostro Padrone, solo Lui sa quando è giusto far terminare il nostro esilio in questa valle di lacrime. Sant'Alfonso insegna che non è lecito desiderare la morte per rabbia o disperazione, però è lecito desiderarla quando qualcuno stimasse “meno dura la morte che la sua vita penosa, per causa dell'infermità, della povertà, o d'altra tribolazione che patisce.” Inoltre afferma che è lecito desiderare la morte per poter liberarsi dalle tentazioni che infestano il mondo e andare in Cielo ad amare Dio senza più paura di perderlo col peccato. Santa Teresa d'Avila desiderava ardentemente la morte per poter unirsi con Dio, e a tal proposito scrisse una bella poesia il cui ritornello è “Muero porque no muero”.

La preghiera non è mai vana. Se un cristiano è in stato di grazia, la preghiera accresce in lui la carità e i meriti per il Cielo. Se invece è in stato di peccato mortale, la preghiera serve ad ottenere da Dio la grazia della conversione. Quindi, qualsiasi sia lo stato della tua coscienza, continua a pregare senza scoraggiarti. Non è detto che tu debba usare le normali formule, puoi anche parlare in modo familiare con Dio, raccontandogli i tuoi problemi, le tue preoccupazioni, le tue sofferenze. Parlando da cuore a Cuore col Signore, è bene inframmezzare il discorso con degli atti d'amore nei suoi confronti. Devi dirgli che lo ami, che tutte le ricchezze della terra non potranno mai far felice il tuo cuore, poiché l'unica cosa che brami è il suo amore, che vuoi convertirti per dargli gusto, eccetera. Chissà, forse leggendo questa lettera hai fatto qualche atto di carità perfetta verso la Santissima Trinità e sei tornato in stato di grazia. Lo spero tanto!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cristo Re e Maria Regina di tutte le Vittorie della Chiesa,

Cordialiter

domenica 21 maggio 2017

Cosa fare dopo la maturità?

Tempo fa una studentessa mi ha confidato di voler entrare in convento dopo gli esami di Stato...

Carissimo Cordialiter,
                                    il mio nome è [...], sono una ragazza di 18 anni, abito in un paesino vicino a [...] e a breve mi diplomerò. Da anni porto dentro di me il desiderio di poter abbracciare la vita religiosa perché è solo quando parlo con Gesù buono e la nostra cara mamma Maria che mi sento veramente felice! Tuttavia ho sempre avuto un fattore che mi bloccava e mi blocca tuttora: essendo figlia unica lascerei i miei genitori da soli, ed anche se mio padre afferma di essere felice all'idea che io prenda i voti, io continuo a non esserne convinta...è come se mi sentissi in dovere di metter su famiglia e donar loro dei nipotini! D'altra parte l'unico mio desiderio sarebbe quello di donarmi completamente a Gesù e aiutare i più bisognosi attraverso Lui. Non so che cosa fare...confido in un tuo consiglio (e complimenti per il bellissimo ed utilissimo blog!!)

Cordiali saluti e che Dio ti benedica!
(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                     ti ringrazio di avermi scritto, per me è una grande gioia ogni volta che qualcuno mi confida che vuole donare la propria vita a Gesù buono abbracciando la vita religiosa. È una bellissima notizia sapere che tuo padre è felice che tu diventi sposa di Cristo, magari tutti i genitori fossero felici come lui! Non devi sentirti in obbligo di rimanere nel mondo per dare dei nipotini ai tuoi genitori. Il nostro scopo supremo su questa terra non è quello di dare una discendenza alla propria famiglia, ma è di dare maggior gloria a Dio ricercando la perfezione cristiana e salvandoci l'anima.

San Francesco Saverio apparteneva a una nobile famiglia “decaduta”. Voleva studiare per diventare importante e riportare la sua famiglia all'antico splendore del casato. Però, Sant'Ignazio di Loyola, che era suo amico, gli diceva spesso la celebre frase del Vangelo: “Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l'anima sua?” In seguito San Francesco Saverio lasciò il mondo e insieme a Sant'Ignazio e ad altri compagni fondarono un istituto religioso che nel corso dei secoli ha dato tanta gloria a Dio.

Santa Teresa di Lisieux voleva diventare suora, poiché in questo modo sarebbe diventata “madre delle anime”. Nel Giorno del Giudizio scopriremo l'immenso numero di anime che si sono convertite e salvate grazie alle sue preghiere, alle penitenze e a i suoi scritti. Anche tu potrai diventare "madre delle anime" se abbraccerai la vita religiosa, infatti potrai aiutare tante anime con la preghiera e l'apostolato.

Luigi Martin (il papà di Santa Teresa di Lisieux), ebbe nove figli, ma solo cinque figlie femmine raggiunsero l'età adulta. Quattro di esse erano diventate suore di clausura, e solo Celina era rimasta nel mondo. Ormai Luigi Martin era vecchio e vedovo, e gli avrebbe fatto comodo avere una figlia sposata, ma un giorno pure Celina gli confidò di voler entrare in monastero. Quel sant'uomo, invece di arrabbiarsi, scoppiò a piangere dalla gioia e chiese a sua figlia di accompagnarlo in chiesa perché voleva ringraziare Gesù per essersi preso tutte le figlie come sue spose.

Del resto, se una persona ha la vocazione religiosa, ma preferisce rimanere nel mondo, farà una vita triste e infelice, così come dimostra l'esperienza. Ah, quante donne rimpiangono di aver donato il proprio cuore a un uomo del mondo, anziché averlo donato a Gesù, quando da giovani si sentivano attrarre alla vita consacrata!

Comunque, sappi che ci sono degli istituti religiosi (ad esempio le Servidoras) che alle figlie uniche le mandano in un convento il più possibile vicino alla casa dei genitori, così possono incontrarsi più spesso. Inoltre, i genitori, se vogliono, possono fare i volontari in qualche missione delle Servidoras, e così, invece di avere solo due o tre nipotini, avranno la gioia di essere “nonni” di un gran numero di anime beneficiate dal loro apostolato.

Coraggio, non rinunciare a donare a Gesù buono il resto della tua vita!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

sabato 20 maggio 2017

Ha capito che Gesù la vuole tutta per Sé

Tempo fa una ragazza mi ha raccontato la sua esperienza vocazionale tra le Servidoras.

Carissimo D.,
                           come già ti avevo scritto, durante le vacanze di Pasqua ho fatto la mia prima esperienza vocazionale dalle Serve del Signore e della Vergine di Matarà! Sono stata prima al Triduo nello studentato di Tuscania e poi due giorni a Segni. Quando sono partita scoppiavo dalla felicità...era tanto che desideravo trascorrere un periodo in convento e quando finalmente ho potuto, non mi sembrava vero. Da diversi mesi lo chiedevo ai miei genitori e alla fine abbiamo trovato l'accordo che mi avrebbero regalato il viaggio per i miei 18 anni, che ho compiuto il [...]. Non puoi immaginare quanto sia stata felice lì! Ho provato una gioia e una pace grandissime, che non avevo mai sperimentato prima di allora. Durante il Triduo per la prima volta ho potuto vivere in modo così profondo la preparazione alla Pasqua e mi ha aiutata molto a "riscoprire", in un certo senso, la Passione di Gesù con tutto quello che ha sofferto per noi e anche per me, per il semplice motivo che ci ama più di ogni altro indipendentemente dalla nostra piccolezza. Inoltre quando sono andata a Segni (sono stata lì due giorni prima di tornare a casa) abbiamo visitato il monastero delle Servidoras di Pontinia, siamo state con loro tutto il pomeriggio e abbiamo fatto l'Adorazione insieme. Sono stata felicissima di conoscerle e mi ha stupita molto la gioia che trasmettevano...tutto il contrario di quello che pensano le persone dall'esterno!

Questi sono stati i giorni più belli della mia vita, non puoi immaginare nemmeno quanto sia stata felice... non mi sono pesati affatto, anzi sono volati in un momento e se non fossero finite le vacanze sarei rimasta molto di più ;) Non so come spiegarlo, ma lì mi sentivo "a casa", non sentivo il bisogno di qualcos'altro perché avevo tutto! Mi piaceva molto anche come trascorrevo le giornate, la Messa, il Rosario e tutti i momenti di preghiera mi hanno dato tanta forza e pace. Durante l'Adorazione era bellissimo poter essere tutta per Gesù, mi riempiva di gioia e la prima volta quasi mi sono commossa, tanto ero felice e sicura vicino a Lui. Avevo molte cose da dirGli...ma soprattutto Gli dicevo che Lo amo con tutta me stessa, che voglio amarLo sempre di più, consolarLo ed essere sempre accanto a Lui. Mi sono messa nelle Sue mani, perché faccia di me quello che desidera. Ovviamente ho pregato tanto anche per te e per tutti i lettori del blog:)

La grazia più grande però è stata il fatto che mi sono davvero innamorata di Gesù: ho capito con certezza che Lui mi vuole come Sua sposa, non che prima non lo pensassi, ma ora è diverso, ne sono completamente sicura e non ho più alcun dubbio come spesso mi capitava prima. Non so come spiegarmi...è una cosa che sento dentro e sono sicura che questa è la Sua volontà, non sono mai stata tanto felice come quando l'ho compreso davvero e Gli ho detto il mio "sì". Anche ora non puoi immaginare come aumenti di giorno in giorno questa certezza e il desiderio di essere tutta Sua. Come ti dicevo, non ho più alcun dubbio e mi sento davvero felice al pensiero di donarmi tutta a Gesù e a Maria. Scusa il lungo sfogo...e se non mi sono espressa bene, sono cose che non so mai come dire perché sono troppo belle e grandi:) Quindi per ora mi fermo qui!

In Gesù e Maria,
(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                      mi è piaciuto tantissimo il racconto della tua esperienza vocazionale tra le Servidoras. Sono felicissimo di sapere che è stata un'esperienza meravigliosa! Ah, se le ragazze della tua età, invece di seguire le false gioie della terra, sapessero quanta gioia si prova a vivere in un convento fervoroso e osservante, tutte supplicherebbero Gesù buono di ricevere in dono l'immensa grazia della vocazione religiosa! Altro che pensare alle discoteche e agli altri dissipanti divertimenti mondani! In convento hai potuto vivere in maniera profonda e fervorosa il Triduo Pasquale, che è il mistero centrale della nostra Religione: Gesù il Figlio di Dio che si immola come vittima per espiare i nostri peccati e redimerci. Vedere Cristo sulla croce ci ricorda quanto ha sofferto per nostro bene e per dimostrarci fino a che punto giunge il suo immenso amore per ciascuno di noi. E chi altro possiamo amare se non Colui che pur essendo Dio ha voluto sacrificare la sua vita per noi?

Mi sono piaciute molto le parole d'amore che hai detto a Gesù buono mentre lo adoravi nel Santissimo Sacramento. Il tuo modo di colloquiare “da cuore a cuore” con il Redentore Divino è una vera e propria “orazione mentale”, tanto raccomandata da Santa Teresa d'Avila e da Sant'Alfonso Maria de Liguori. L'orazione mentale è la fornace ardente che tiene ravvivato nei nostri cuori il fuoco dell'amore per la Santissima Trinità. Purtroppo, nel mondo è più difficile raccogliersi interiormente e innalzare il cuore a Dio, poiché ci sono troppe distrazioni e dissipazioni. Invece abbracciando la vita religiosa in un ordine fervoroso e osservante, è facile poter fare vita devota e dedicarsi all'orazione mentale. È bellissimo sapere che vuoi diventare suora per poter amare Gesù ancora di più, consolarLo ed essere sempre accanto a Lui. Insomma, tu vuoi che solo Gesù sia il Re del tuo cuore. Comprendo la tua gioia nel visitare uno dei monasteri di clausura del ramo contemplativo delle Servidoras, è stata certamente un'esperienza splendida. Il mondo pensa che le claustrali siano persone tristi e infelici che vivono rinchiuse dietro le grate come delle carcerate. Invece tu stessa hai potuto notare la grande gioia interiore che emanavano dai loro volti. Come è possibile? Il motivo è che sono innamorate del loro dolcissimo Sposo, e grazie alla clausura possono vivere continuamente raccolte alla presenza di Dio, senza che le vanità che infestano il mondo possano distrarle. È normale che persone che vivono continuamente unite a Gesù siano internamente gioiose; si tratta di una gioia che i mondani non possono comprendere. Vedo che ti sei ambientata subito tra le Servidoras! In effetti nei loro conventi si respira tanta gioiosa carità fraterna, quindi è facile trovarsi come a casa propria. Spero tanto che tu possa tornare presto lì da loro, magari per trascorrere gran parte dell'estate. Mi ha fatto piacere sapere che ardi dal desiderio di donare al Redentore Divino il resto della tua vita. Sarebbe bello se tante altre ragazze che adesso sono schiave delle vanità del mondo, si innamorassero anche loro di Gesù! Prega ardentemente Nostro Signore di “catturare” tante altre giovani, donando loro la grazia della vocazione religiosa. Entrando in un convento fervoroso è molto facile salvarsi l'anima, vivere felici e con la pace nel cuore già su questa terra, ma ancora di più in Cielo per tutta l'eternità! Siamo stati creati per amare Dio, tutto ciò che non ci conduce a Lui è vanità delle vanità. È assurdo attaccare il proprio cuore a dei beni materiali che con la morte dovremo lasciare. Inoltre, a che giova conquistare il mondo intero se poi si perde l'anima? Dobbiamo vivere solo per il Signore, ricercando la perfezione della vita cristiana, la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

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Le donne che desiderano fare un'esperienza vocazionale tra le Servidoras possono contattare queste suore scrivendo al loro indirizzo: vocazione@servidoras.org

venerdì 19 maggio 2017

Lasciare i genitori

Una ragazza mi ha detto che si sente attrarre da Gesù alla vita religiosa, però sente anche un forte legame con sua madre, e ciò potrebbe essere un ostacolo alla vocazione.


Caro D.,
                in questo periodo il desiderio di consacrarmi a Gesù buono non si è affatto affievolito anzi, ogni momento libero che ho cerco di dedicarlo alla preghiera e all'adorazione, e quando sono molto impegnata cerco di trovarli ad ogni costo. Mi sento molto attratta dalla vita contemplativa e il mio primo pensiero andrebbe proprio lì, ma ho una gran paura... Non riesco a staccarmi completamente dagli affetti, soprattutto da mia mamma con la quale c'è un legame molto forte [...]. Penso che in parte sia anche una tentazione e che il maligno voglia allontanarmi dal mio proposito facendo leva sulle mie debolezze e vulnerabilità. Spero che gli esercizi spirituali mi possano essere di aiuto e confido in Dio che lo saranno. Comunque mi farebbe molto piacere sapere quali sono i buoni monasteri dove si possono fare delle esperienze di vita contemplativa.

Ti ringrazio dell'aiuto e prego il buon Gesù che il tuo blog possa essere di aiuto e sostegno per tanti giovani che come me sentono la chiamata a seguirlo.

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                        sono contento che parteciperai agli esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola. Questi esercizi sono utili per tutti, ma lo sono in modo speciale per coloro che stanno eleggendo lo stato di vita. Le meditazioni ignaziane che ascolterai, ti daranno la spinta per fare la volontà di Dio.

Nella lettera che ti ho inviato in privato, ti ho segnalato alcuni buoni monasteri situati nella tua zona.

Sì, come tu stessa hai compreso, spesso il demonio cerca di far perdere la vocazione con un eccessivo attaccamento ai parenti. Purtroppo, tanti giovani hanno perso la vocazione per non aver voluto lasciare i genitori. Di questo pericolo ne parlò ampiamente anche Sant'Alfonso. Ecco quel che scrisse questo grande Dottore della Chiesa nell'opuscolo intitolato “Conforto ai novizi”: “Le tentazioni con le quali il diavolo suol tentare i novizi ad abbandonare la loro vocazione sono le seguenti. Per prima li tenta con la tenerezza dei parenti. Per resistere a questa tentazione bisogna riflettere che Gesù Cristo ha dichiarato che non è degno di goderlo chi ama i suoi parenti più di lui. [...] Oh quanti poveri giovani per l'affetto ai parenti han perduta prima la vocazione, e poi (come facilmente suole avvenire) anche l'anima! Di questi casi funesti ne son piene le cronache. Sta dunque attento, fratello mio, se il demonio per tal via cerca di farti perdere la vocazione. [...] Ascolta dunque quel che ti dice Dio, e vedi che se lo lasci per amor dei parenti, troppa sarà la pena e il rimorso che avrai in morte, quando ti ricorderai della casa di Dio che hai abbandonata [...]. Considera invece qual contento e pace sentirai morendo, se sarai stato fedele a Dio e avrai la sorte di finire la vita in mezzo ai tuoi fratelli religiosi che ti aiuteranno con le loro orazioni e con la speranza del paradiso, senza lusinghe, ti daranno animo a morire allegramente. Considera inoltre che se i parenti da vari anni e con qualche tenerezza ti hanno amato, molto tempo prima e con assai maggior tenerezza ti ha amato Dio. Non saranno più che venti o trent'anni che i tuoi genitori ti amano, ma Dio ti ama sin dall'eternità. Avranno sì i parenti fatta qualche spesa e patito qualche incomodo per te; ma Gesù Cristo per te ha speso tutto il sangue e la vita. Allorché dunque senti qualche tenerezza verso i tuoi parenti e pare che la gratitudine ti stimoli a non lasciarli, pensa che più grato devi esser con Dio che più di tutti ti ha beneficato ed amato, e di' fra te stesso: Parenti, se io vi lascio, vi lascio per Dio che più di voi merita il mio amore e che mi ha amato più di voi. E così dicendo vincerai questa terribile tentazione dei parenti, che a molti è stata di rovina in questa vita e nell'aldilà. [...]”

Ti incoraggio a non arrenderti di fronte alle tentazioni e alle avversità.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

giovedì 18 maggio 2017

Vocazione

Mi ha scritto una giovane lettrice...

Ciao, sono una ragazza di 16 anni. Ho scoperto il tuo blog mentre cercavo notizie sulla vocazione religiosa, e da subito mi è stato molto utile leggere le risposte che davi ad altre persone che si trovavano nella mia stessa situazione. Da qualche mese sento dentro di me il desiderio di donarmi a Dio, già da piccola all’età di 10 anni era comparso, ma l'ho subito cacciato via perché pensavo di essere troppo piccola, e quando questa chiamata si ripresentava, non gli davo importanza continuando a pensare a lussi, cattive amicizie e a tutto quello che il mondo offriva.

La svolta è stata 2 anni fa, quando una delle mie amiche mi presentò la ragazza di un ex compagno di scuola. Conoscendoci meglio ho scoperto che lei è molto credente, e in seguito (sapendo che non andavo a Messa da tempo) mi invitò una domenica ad andare nella sua parrocchia. Inizialmente rifiutai, ma in seguito a un altro invito accettai. Trovandomi lì mi sentii talmente felice che mi veniva da piangere, e da allora ogni domenica mi reco lì, sono molto grata a Dio per avermi fatto incontrare quella persona, e per l’aiuto che mi dà.

Volevo chiederti aiuto per sapere di più su qualche ordine religioso, e su delle letture da fare. Ti ringrazio da ora, e che Gesù e la Madonna ti proteggano sempre.
(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                    stai facendo bene a riflettere sullo stato di vita che il Re dell'universo ha pensato per te sin dall'eternità. Il dono della vocazione religiosa è una grazia immensa che Nostro Signore può fare a una ragazza. Un conto è sposare un povero uomo della terra, altro conto è divenire sposa di Gesù Cristo, non c'è paragone.

Se certe tue amiche sapessero che sei attratta dalla vita religiosa, forse si metterebbero a ridere e ti considererebbero pazza. Ma la vera pazzia è vivere su questa terra senza amare Dio che è l'unico nostro bene. Il desiderio di uno stile di vita più perfetto, è un grande dono che il Signore ti ha fatto, e che solo pochi riescono a capire. Del resto, Gesù è il miglior sposo che una donna possa avere. Al contrario, le donne che si sposano con gli uomini della terra, spesso si pentono di aver contratto matrimonio. Maltrattamenti, gelosie, tradimenti, litigi, dissapori con suocere e cognate, dolori del parto, strapazzi per la cura della casa, ribellioni dei figli, affanni per accumulare beni materiali ...questi sono i principali problemi che fanno soffrire le donne sposate.

Già adesso puoi incominciare a fare qualche esperienza vocazionale in convento. Sappi che ci sono molti ordini religiosi che consentono anche a ragazze minorenni di entrare in convento, purché entrambi i genitori siano favorevoli (cosa abbastanza rara). In caso di opposizione dei genitori, bisogna aspettare di aver compiuto 18 anni. Infatti le persone maggiorenni possono abbracciare la vita religiosa anche se i genitori sono contrari.

Per quanto riguarda la prima esperienza vocazionale ti consiglio di contattare le Servidoras, sono giovani, fervorose, zelanti, fedeli al Magistero, e hanno uno stile di vita gioiosamente cristiano, penso proprio che verrai contagiata dal loro entusiasmo.

Come letture ti consiglio gli scritti spirituali di Sant'Alfonso Maria de Liguori, soprattutto "Pratica di amar Gesù Cristo", "Le Glorie di Maria", "Del gran mezzo della preghiera", "Uniformità alla volontà di Dio" e "Visite al Santissimo Sacramento".

Cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

P. S. Le lettrici che desiderano fare un'esperienza vocazionale tra le Servidoras possono mettersi in contatto con queste suore scrivendo al loro indirizzo: vocazione@servidoras.org

mercoledì 17 maggio 2017

Ragazza ribelle

Una studentessa universitaria di Napoli era vissuta serenamente fino all'età di 21 anni, ma quando si fidanzò con un giovanotto, iniziarono i suoi guai con i parenti coi quali litigava spesso. Da angelo della casa si era trasformata in una vipera pronta a mordere chiunque. Si sentiva infelice, piangeva, considerava tutti come nemici, soprattutto Dio, che invece è bene infinito. E così eliminò il Signore dalla sua vita, ma Lui invece non si dimenticò di lei, e le tese una trappola per catturarla. La madre della ragazza decise di andare in pellegrinaggio in Terra Santa e riuscì a convincere la figlia ad accompagnarla. Nel gruppo dei pellegrini vi erano anche alcuni frati e suore di stretta osservanza. All'inizio la "ragazza ribelle" tenne un atteggiamento ostile nei confronti dei religiosi e quando doveva comunicare con loro usava parole acide, ma quando vide il comportamento edificante che avevano e il modo devoto e fervoroso di pregare, cambiò idea su di loro, meditò sulla Passione di Cristo e si pentì del male fatto in tutta la vita, ottenendo l'assoluzione sacramentale nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Una suora gli indicò anche un sacerdote con cui parlare, il quale da allora è divenuto il suo padre spirituale. Tuttavia la studentessa non era del tutto "domata", e viveva la sua vita cristiana con compromessi, mezze misure e contraddizioni.

La svolta venne durante un pellegrinaggio a Fatima, dove decise di avere un comportamento più coerente. Tornata in Italia, chiese al padre spirituale di dirigere sia la sua anima che quella del fidanzato in vista del matrimonio. Intanto cominciò a recitare il Rosario ogni giorno, cambiò il modo di vestire, smise di truccarsi e non frequentò più le discoteche. Questo cambiamento le causò molti problemi con i suoi familiari, pertanto decise di trasferirsi nel convento delle suore che aveva conosciuto in Terra Santa, per poter continuare più tranquillamente i suoi studi universitari.

La ragazza non aveva nessuna intenzione di farsi suora, ma il padre spirituale le prospettò la possibilità della vocazione religiosa. Vivendo in convento con le suore, iniziò a partecipare alla vita comunitaria e alle preghiere in comune, e invece di studiare, leggeva le biografie dei santi. Cominciò a sentire per la prima volta in vita sua la chiamata alla vita religiosa, ma cercò di soffocare dentro di sé questa ispirazione, sforzandosi a far tacere la voce del cuore. Ne parlò col direttore, il quale le confermò ciò che temeva: si trattava proprio di vocazione. Così lasciò il convento e tornò a casa sua, non voleva sentir parlare di vocazione, e si dedicò ad ultimare i preparativi per il matrimonio, onde evitare che Dio intralciasse i suoi progetti. Tuttavia i preparativi per le nozze, invece di farle provare gioia, le provocavano angoscia. Tutti se ne accorsero di questo disagio, ma lei non voleva ammettere che le mancava la vita di preghiera con le suore e il rapporto intimo con Gesù, cose che ormai le erano diventate indispensabili come l'aria. Nel frattempo la sua cameretta era diventata simile a una cella monastica.

Il giorno del suo compleanno si sentì al telefono con le suore, le quali la invitarono a trascorrere qualche giorno in convento. Ella accettò con gioia, poiché il suo cuore ormai era attratto dalla vita religiosa. Sarebbe dovuta restare lì solo un paio di giorni, invece vi rimase per sempre. Gesù buono la chiamava e lei era stanca di lottare, resistergli e fuggire. Così si arrese all'amore del Redentore Divino, e comunicò telefonicamente ai genitori e al fidanzato la sua decisione di abbracciare la vita consacrata. Insieme a Gesù e Maria, il suo cuore si sentiva finalmente felice.

martedì 16 maggio 2017

Stare alla larga dai luoghi di divertimento mondano

Una laureanda in giurisprudenza si sta domandando qual è lo stato di vita che dovrà eleggere...

Santa notte! Scrivo a quest'ora perché mi son detta o scrivo adesso o non scrivo più. Da una decina di giorni sono una lettrice del tuo blog, scoperto per caso. Ho 26 anni e mi trovo in un periodo della mia vita cruciale. Il mese prossimo, se Dio vuole, termino l'università e mi laureo in giurisprudenza. Ho deciso di prendermi poi una pausa per riflettere sullo stato di vita da eleggere. Tempo fa ero ambiziosa e pensavo anche a una bella carriera. Ora tutte queste cose non mi attirano più. Sono più attratta dalla vita contemplativa e dalla preghiera. Ho sempre avuto però il desiderio di formare una santa famiglia cristiana e crescere dei bambini, tutti quelli che il Signore mi avrebbe mandato. Da poco ho anche conosciuto un ragazzo che vorrei conoscere meglio per capire se è volontà di Dio che io costruisca con lui una famiglia. Non voglio sbagliare il mio stato di vita e voglio fare solo la volontà di Dio, anche se ti confesso che la vita religiosa mi spaventa e allo stesso tempo un po' mi attrae. Ho tanti pensieri confusi in testa e per meglio discernere la volontà divina su di me vorrei fare gli esercizi di Sant'Ignazio. Sapresti dove li potrei fare? Io abito a [...]. Che altri consigli potresti gentilmente darmi? Leggevo dal tuo blog i consigli di Sant'Alfonso Maria de' Liguori e sono sempre più convinta della necessità di fare discernimento per non sbagliare lo stato di vita da eleggere. Ti ringrazio per il tuo blog, anche se la mia strada dovesse essere il Matrimonio, mi fa un'enorme piacere leggere quanto l'Amore sia amato e corrisposto!
In Gesù e Maria,
(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                              per me è una grande gioia sapere che hai compreso che il vero scopo della vita non è "fare carriera", accumulare ricchezze, banchettare, darsi ai divertimenti sfrenati, eccetera. No, il fine ultimo della nostra esistenza non è in nessuna di queste cose. Il nostro scopo è di salvarci l'anima e di impegnarci per ricercare la maggior gloria di Dio. Purtroppo, oggi molte persone non riflettono che su questa terra siamo solo di passaggio in attesa di giungere all'eternità, la quale sarà felice per coloro che moriranno in stato di grazia, mentre sarà infelice per coloro che moriranno in peccato mortale. Anche praticando la carriera forense potresti farti santa, ma è più difficile, poiché ti troveresti immersa in tante questioni ingarbugliate che ti faranno perdere facilmente la tranquillità e il fervore per la vita spirituale. Come tu stessa hai capito, è importantissimo riflettere attentamente sullo stato di vita da eleggere, onde evitare di fare sbagli che potrebbero avere tragiche conseguenze per l'anima. Spero tanto che Gesù buono desideri prenderti tutta per Sé chiamandoti alla vita religiosa, sarebbe una grazia immensa poter diventare sposa del Re dei re. Nella mia vita, le donne più felici che ho conosciuto sono le suore appartenenti ad ordini religiosi fervorosi e osservanti. Le donne sposate pensano a piacere ai loro mariti, invece le suore fervorose pensano a piacere a Dio.

Qual è la volontà del Signore su di te? Stai facendo bene a meditare sulla scelta da fare, poiché solo facendo la sua volontà potrai essere davvero felice. Gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio sono utili a tutti, ma lo sono soprattutto a coloro che non hanno ancora eletto uno stato di vita. Non so se nella tua regione c'è qualche sacerdote che predica gli esercizi ignaziani. Per essere efficaci devono essere predicati bene, senza essere annacquati col buonismo. Ti è possibile andare nel Lazio? Lì potresti fare gli esercizi spirituali e anche un'esperienza vocazionale tra le Servidoras. Altrimenti dovrò chiedere informazioni a una lettrice che abita nella tua provincia. Nel frattempo non confidare ad amici e parenti che stai riflettendo sulla vocazione religiosa. Cerca di condurre una vita raccolta e ritirata, stando lontano dai luoghi di divertimento mondano che potrebbero distrarre il tuo proposito di donarti a Dio. So bene che attualmente non escludi la vita matrimoniale, però ascolta bene il mio ragionamento: se entri in convento e poi dovessi accorgerti che non sei portata per quella vita, puoi tranquillamente tornartene a casa tua, visto che prima di emettere i voti perpetui passa molto tempo di prova (aspirantato, postulantato, noviziato e voti temporanei). Invece se ti sposi e poi ti penti (come è capitato a tante donne), non potrai più tornare indietro, poiché se un matrimonio è stato celebrato validamente ed è stato consumato, non può essere sciolto da nessuno, nemmeno dal Romano Pontefice. Al massimo potresti ottenere una dispensa ecclesiastica per entrare in convento, ma non è facile averla, anche perché il marito dovrebbe essere favorevole.

Spero di esserti stato di qualche utilità, ma rimango a tua disposizione qualora volessi farmi altre domande. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 15 maggio 2017

Non abbandonare la preghiera

Tempo fa un caro lettore del blog stava vivendo un periodo di difficoltà spirituale...

Caro D.,
               come stai? spero bene, io non tanto... da pochi giorni ho letto uno dei libri che mi inviasti, le meditazioni di S. Alfonso sulla Passione di Cristo; devo dire che nonostante il mio periodo di particolare insensibilità, ho avvertito che questo tipo di letture possono darmi tanto e mi propongo di leggere altri scritti simili sui dolori provati dal nostro Re. Al più presto leggerò anche gli altri che mi hai mandato. I miei tempi sono molto lenti, come ti dicevo il momento non e' dei migliori dal punto di vista spirituale e di conseguenza generale, visto che quando mi sento lontano da Dio, e senza la sua approvazione, tutto il resto conta poco, come già ti spiegai, anche vivendo, a causa della mia condizione, lontano dai sacramenti, il Signore mi aveva dato la possibilità di riscoprire la preghiera nella solitudine di questi posti, vivendo lontano da stress e compagnie, e avevo avuto quindi modo di pensare al mio futuro con più serenità aspettando un segno della volontà di Dio dopo aver sistemato i miei problemi economici e ...dato a Cesare quel che e' di Cesare...., ma ora...tutto è svanito, non trovo più edificazione nella preghiera, e mi sento come abbandonato, cerco di pregare, di andare avanti ma credo che di questo passo mollerò. Addirittura a volte [...] sento davvero un grande vuoto, eppure dentro di me non mi ero sottratto a qualsiasi progetto il Signore avesse per me nonostante la mia pochezza umana di grande peccatore, che comunque sono sempre stato e continuo ad essere.

Scusa lo sfogo... ma, come sempre, qualche tua parola potrebbe aiutarmi visto la tua esperienza.

Ti saluto con affetto, Dio ti benedica e ti aiuti nella tua missione,

(lettera firmata)


Caro amico,
                      sono contento che hai letto le meditazioni sulla Passione di Cristo. Quando le rileggerai in un momento di maggior fervore spirituale, ti piaceranno ancora di più.

In questo momento ti sarebbe molto utile leggere l'altro libro di Sant'Alfonso che ti ho inviato, quello intitolato “Riflessioni devote”. Si tratta di meditazioni sui novissimi, sul vero senso della vita, sulla vanità dei beni terreni, sull'importanza della preghiera, ecc. Se tutti leggessero questo libro, il mondo sarebbe certamente migliore. Se il mondo va storto è perché sono pochi coloro che riflettono sui novissimi e sulla salvezza eterna dell'anima.

Per quanto riguarda la preghiera quotidiana, devi fare il possibile per non tralasciarla. È celebre una frase che diceva in proposito il zelantissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori: “Chi prega si salva, chi non prega si danna”. Il motivo di ciò è semplice: Dio è infinitamente buono ed è felicissimo di donarci le grazie necessarie alla salvezza, ma se uno non gliele chiede, è moralmente impossibile che si salvi. Il Signore non vuole costringerci ad amarlo, perché altrimenti il nostro non sarebbe vero amore. Infatti un amore per essere vero deve necessariamente essere libero e spontaneo, non può essere ottenuto con la forza. Dunque noi siamo liberi di amare o non amare Dio. Coloro che non pregano dimostrano di non essere interessati alle grazie del Signore, e quindi di non amare Dio o di amarlo troppo poco.

Che fare? Supplica il Redentore Divino di darti la perseveranza nella preghiera quotidiana, la forza di non cedere alle tentazioni, il coraggio di testimoniare la Fede quando è necessario, una grande devozione per la Passione di Cristo e per i dolori che afflissero l'Addolorata, ma soprattutto devi chiedere la grazia della perseveranza finale, cioè la grazia di non morire in stato di peccato mortale. Non è colpa tua se vivi in uno Stato in cui non ci sono sacerdoti visto che lì il cristianesimo è proibito. Come ti spiegai tempo fa, puoi ottenere facilmente il perdono dei peccati con un atto di contrizione perfetta. Poi quando tornerai in Italia potrai confessarti, e così quei peccati verranno definitivamente inceneriti dall'amore misericordioso di Dio.

Il nemico del genere umano vuole che tu ti scoraggi e abbandoni la preghiera quotidiana, così sarà più facile per lui trascinarti lontano da Dio. Non devi arrenderti, devi continuare a lottare tenacemente come un valoroso soldato in battaglia. Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1), la vita dell'uomo su questa terra è una continua battaglia spirituale per la salvezza dell'anima. Come insegna il Catechismo di San Pio X, con la Cresima sei diventato un perfetto cristiano e soldato di Gesù Cristo. Non arrenderti, continua a pregare ogni giorno e a combattere con ardore la buona battaglia della Fede.

In Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

I doveri della persona diretta (circa la direzione spirituale)

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Il diretto vedrà Nostro Signore nella persona del direttore; infatti se è vero che ogni autorità viene da Dio, la cosa è anche più vera quando si tratta dell'autorità che il sacerdote esercita sulle coscienze: il potere di legare e di sciogliere, di aprire e di chiudere le porte del cielo, di guidar le anime nelle vie della perfezione, è il più divino di tutti i poteri, e non può quindi trovarsi se in chi è il rappresentante ufficiale e l'ambasciatore di Cristo [...]. È questo il principio da cui derivano i tre doveri verso il direttore: rispetto, confidenza, docilità.

A) Bisogna rispettarlo come il rappresentante di Dio, rivestito della sua autorità in ciò che ha di più intimo e di più onorevole. Perciò se avesse qualche difetto, non ci si fissa il pensiero e non se ne guarda che l'autorità e la missione. Si schiveranno quindi attentamente quelle critiche acerbe che fanno perdere o attenuano il rispetto filiale che gli si deve avere. Si eviterà pure quella eccessiva familiarità che è difficilmente compatibile col vero rispetto. Questo rispetto sarà temperato dall'affetto, affetto semplice e cordiale ma rispettoso come di figlio a padre; affetto che escluda il desiderio d'esserne amato in particolare, e le piccole gelosie che talora ne seguono. "Deve insomma essere amicizia forte e dolce, tutta santa, tutta sacra, tutta divina e tutta spirituale".

B) Rispetto accompagnato pure da filiale confidenza e da grande apertura di cuore. "Trattate con lui (col direttore) a cuore aperto, dice S. Francesco di Sales, con tutta sincerità e fedeltà, manifestandogli chiaramente il bene e il male vostro senza finzioni nè dissimulazioni: a questo modo il vostro bene sarà esaminato e diverrà più sicuro e il male sarà corretto e rimediato... Abbiate in lui somma confidenza associata a sacra riverenza, in modo che la riverenza non diminuisca la confidenza e la confidenza non impedisca la riverenza". Bisogna quindi aprirgli il cuore con intiera confidenza, palesargli le tentazioni e le debolezze perchè ci aiuti a vincerle o a guarirle, i desideri e le risoluzioni per averne l'approvazione, il bene che intendiamo fare perchè lo rinsaldi, i futuri disegni perchè li esamini e ci suggerisca i mezzi di porli in esecuzione, tutto ciò insomma che si riferisce al bene dell'anima nostra. Quanto più ci conoscerà tanto più potrà saviamente consigliarci, incoraggiarci, consolarci, fortificarci, cosicchè, uscendo dalla direzione, ripeteremo le parole dei discepoli d'Emmaus: "Non è vero che il cuore ci ardeva dentro mentre ci parlava?"

Vi sono persone che bramerebbero di aver questa perfetta apertura, ma che, per una certa timidità o riserbo, non sanno come esporre lo stato dell'anima loro. Ne facciano parola col direttore ed egli le aiuterà con opportune interrogazioni, e, occorrendo, col prestar loro qualche libro che insegni il modo di conoscersi e di scrutarsi; rotto che sia il ghiaccio, le comunicazioni diverranno poi facili.

Altri invece sono inclinati a discorrer troppo e cangiar la direzione in pia chiacchierata; si ricordino costoro che il tempo del sacerdote è limitato, che altri aspettano il loro turno e potrebbero impazientirsi di queste lungaggini. Bisogna quindi sbrigarsi, lasciando pur qualche cosa per la prossima seduta.

C) La franchezza dev'essere accompagnata da grande docilità nell'ascoltare e nel seguire i consigli del direttore. Non c'è nulla di meno soprannaturale che volerlo indurre nei nostri sentimenti e nelle nostre idee; nulla pure di più nocivo al bene dell'anima; perchè non si cerca allora la volontà di Dio ma la propria, con questa circostanza aggravante che si abusa d'un mezzo divino a fine egoistico. L'unico nostro desiderio dev'essere di conoscere la divina volontà per mezzo del direttore, e non di estorcerne l'approvazione con più o meno abili raggiri; si potrà riuscire a ingannare il direttore ma non a ingannare chi è da lui rappresentato.

Abbiamo certo il dovere di fargli conoscere i nostri gusti e le nostre ripugnanze, e se scorgiamo difficoltà o una specie d'impossibilità a mettere in pratica quel tal suo consiglio, dobbiamo dirglielo con tutta semplicità; ma, fatto questo, non ci resta che sottometterci. Assolutamente parlando, il direttore può ingannarsi ma non c'inganniamo noi nell'ubbidirgli, salvo naturalmente il caso che ci consigliasse qualche cosa di contrario alla fede o ai costumi, che allora bisognerebbe cambiar direttore.

[...] Per altro verso bisogna rammentare che la Chiesa insiste sempre più sulla libertà che si deve avere nella scelta del confessore; chi dunque ha buone ragioni per rivolgersi ad altri, non deve esitare a farlo. Quali sono queste ragioni? 1) Se, nonostante tutti gli sforzi fatti, uno non riesce ad aver pel proprio direttore il rispetto, la confidenza e l'apertura di cui abbiamo parlato, bisogna cambiarlo, quand'anche si trattasse di sentimenti privi di buono o sodo fondamento; perchè non si potrebbe allora trar profitto dai suoi consigli. 2) Tanto più poi se ci fosse fondatamente da temere che ci distogliesse dalla perfezione o per motivi troppo naturali o per affetto troppo vivo e troppo sensibile che ci dimostrasse. 3) Così pure se uno chiaramente si accorgesse che il direttore non ha nè la scienza, nè la prudenza, nè la discrezione necessaria.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]