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domenica 21 gennaio 2018

Intervista a una mamma

Tra le lettrici del blog ci sono anche alcune mamme di giovani suore. Sono molto contento che queste mamme, pur essendo persone sposate, fanno propaganda in favore della vita religiosa. Sapendo che una di queste signore ha una figlia suora tra le Servidoras, ne ho approfittato per farle alcune domande, alle quali ha risposto con gioioso entusiasmo. Ormai anche lei è contagiata dal carisma delle Servidoras.

- Sei contenta che Gesù buono ha preso tua figlia come sua sposa, chiamandola ad abbracciare la vita religiosa?

- Sono felicissima di questo dono che ho ricevuto dal Cielo, non avevo mai pensato ad un'eventualità del genere in casa mia.

- Qual è stato il momento più commuovente: quando se ne è andata di casa, quando ha fatto la vestizione religiosa, oppure quando ha fatto i voti?

- I due momenti più commoventi sono stati sia l'uscita di casa, sia quando ha fatto la Vestizione. Quel giorno ho pianto così tanto! Ma è stata una sensazione dolcissima, vedevo le lacrime di gioia di mia figlia ed era la cosa che mi faceva capire quanto lei era felice, e quanto lo dovevo essere io per lei e anche per noi che abbiamo avuto una Grazia immeritata così grande.

- Come avete conosciuto le Servidoras?

- Le abbiamo conosciute in occasione di una missione popolare che hanno fatto nella nostra parrocchia su invito del nostro parroco. È stata una settimana indimenticabile anche per tutti i ragazzi!

- Ogni tanto tu e tuo marito andate a trovare le suore? 

- Le andiamo a trovare di rado perché vivono troppo lontano da noi, ma almeno due volte all'anno facciamo lo sforzo, di solito per la giornata dei giovani, che è diventato un appuntamento fisso, e anche in occasione della giornata della famiglia. 

- Ti piacerebbe fare volontariato nelle loro missioni?

- Si, mi piacerebbe. Purtroppo, però, non ho il tempo in questo momento, ma un giorno forse...

- Che sensazione è sapere che la propria figlia è sposa non di un uomo qualsiasi, ma del migliore di tutti, Gesù Cristo?

- È una sensazione indescrivibile, ci si sente privilegiati. Inoltre è una gioia sapere che lei prega sempre per noi. Qualche volta le dico che ho il Genero più bello del mondo (so di non esserne degna minimamente, ma il Signore è di una bontà infinita e ha messo lo sguardo su chi non merita niente). Ho anche un'altra figlia sposata che mi ha dato un nipotino (gioia bellissima anche questa) ma so di dover pregare molto per questa piccola famiglia, perché nel mondo è sempre più difficile vivere la vita matrimoniale. Ho più paura per la figlia sposata che non per la suora, anche se so che tra poco andrà in missione, ed il mio cuore di mamma spera che non sia troppo lontano per non perderla del tutto di vista, ma bisogna abituarsi anche a questo.

- Tua figlia, prima di conoscere le Servidoras, già si sentiva attrarre alla vita religiosa?

- Circa un anno prima di entrare in convento si era avvicinata molto alla Chiesa e manifestava la voglia di studiare teologia per diventare insegnante di religione. Frequentava il liceo scientifico, e a volte litigava con i suoi compagni perché bestemmiavano o perché parlavano male della Madonna e di Dio. Ciò la rattristava molto. 

- I mondani pensano che vivere in convento sia una cosa triste. Tua figlia è musona o sorridente?

- Se tu la vedessi ti si aprirebbe il cuore, il suo sorriso è veramente stupendo.

- Prima che tua figlia ti confidasse di voler entrare in convento, avevi sospettato qualcosa?

- No, non mi ero accorta di nulla. Quando le ho detto che poteva confidarsi con me oppure poteva farmi capire almeno una briciola di quello che aveva intenzione di fare, lei mi ha risposto che la famiglia è il primo ostacolo di una vocazione.

- Hai ostacolato la partenza di tua figlia?

- Essendo all'epoca ancora minorenne avrei potuto impedirle di partire, ma non ho mosso un dito, e grazie a Dio ho fatto la cosa giusta.

- Che consiglio vuoi dare alle mamme che hanno scoperto che le loro figlie vogliono abbracciare la vita religiosa?

- Un consiglio solo: lasciatele andare e rendetevi conto che siete fortunate ad avere una figlia consacrata. Pregate molto per loro perché non è facile il cammino di perseveranza e santità che devono compiere. Siate felici e gioite per questa grande Grazia.

- Da come parli sembra che tu sia stata contagiata dall'entusiasmo e dallo zelo delle Servidoras. È vero?

- Verissimo! Quando sono con loro tutto il resto diventa niente, i problemi quotidiani spariscono, ci sono solo loro con la loro gioia e con il loro carisma, e si canta, si gioca, si prega, e si canta ancora, e tutto sempre con il sorriso, non mi stanco mai della loro presenza perché ti trasmettono amore puro. È sempre difficile congedarsi a fine giornata, ma io mi sono ricaricata per affrontare di nuovo la vita di tutti i giorni.

sabato 20 gennaio 2018

Il sacerdote deve avere un solo scopo: glorificare Dio guadagnandogli quante più anime è possibile

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


[...] Da tutti questi documenti risulta che il sacerdote deve, prima d'entrare nel sacerdozio, avere acquistato un certo grado di santità, e che, divenuto sacerdote, deve continuare a progredire verso perfezione sempre maggiore.

1° Per entrare nel sacerdozio, bisogna aver già acquistato un certo grado di perfezione. È quanto si ricava da tutti i testi del Pontificale da noi citati. Infatti si richiede già dal tonsurato il distacco dal mondo e da sè stesso per attaccarsi a Dio e a Gesù Cristo; e se la Chiesa prescrive degli interstizi tra i vari ordini, è perchè il giovane chierico abbia il tempo d'acquistare a mano a mano le varie virtù che corrispondono a ognun di essi. Lo dice chiaramente il Pontificale: "Atque ita de gradu in gradum ascendant, ut in eis, cum ætate, vitæ meritum et doctrina major accrescat". Ecco perchè si vuole da lui una virtù provata "quorum probata virtus senectus sit". Or questa virtù provata non si acquista che con la assidua pratica dei doveri del proprio stato, delle virtù che il Pontefice viene premurosamente indicando all'Ordinando in ogni ordine che gli conferisce. Dev'essere virtù talmente solida da rassomigliare a quella dei vecchi (senectus sit), i quali con lunghi e penosi sforzi hanno acquistato la maturità e la costanza propria della loro età.

Non è dunque una virtù quale che sia, dice S. Tommaso, quella che è richiesta per l'esercizio del ministero ecclesiastico, ma virtù eccellente: "Ad idoneam executionem ordinum non sufficit bonitas qualiscumque, sed requiritur bonitas excellens". Abbiamo visto infatti che il Pontificale esige dagli Ordinandi la pratica d'una fede robusta ed operosa, d'una grande confidenza in Dio, d'un'amor di Dio e del prossimo che giunga fino al sacrifizio, senza parlare delle virtù morali della prudenza, della giustizia, della religione, dell'umiltà, delle temperanza, della fortezza, della costanza; le quali virtù devono pur essere praticate in alto grado, poichè il Pontefice invoca sopra gli ordinandi i doni dello Spirito Santo, che, compiendo le virtù, ce lo fanno praticare in tutta la loro perfezione. Non basta quindi essere uno di quegli incipienti che sono ancora esposti a ricadere in colpe gravi; ma è necessario, purificata l'anima dalle colpe e dagli attacchi, essersi rassodati nelle virtù che costituiscono la via illuminativa e tendere a sempre più intima unione con Dio.

2° Fatti sacerdoti, non è il momento di fermersi ma anzi di progredire ogni giorno di virtù in virtù, come nota l'Imitazione: "Non alleviasti onus tuum, sed arctiori jam alligatus es vinculo disciplinæ, et ad majorem teneris perfectionem sanctitatis: il vostro carico non si è alleggerito ma siete invece legati da più strette obbligazioni e tenuti a maggiore santità. Il sacerdote dev'essere ornato di tutte le virtù e deve dare agli altri l'esempio d'una vita pura". Oltre che il non progredire è retrocedere [...], vi è, come abbiamo dimostrato parlando del ministero sacerdotale [...], tale obbligo di conformarsi a Gesù Cristo e di edificare il prossimo, che, nonostante tutti i nostri sforzi, restiamo sempre al di sotto dell'ideale tracciato dal Vangelo e dal Pontificale. Dobbiamo quindi quotidianamente pensare che ci rimane ancora molto da fare per conseguirlo: "Grandis enim tibi restat via".

D'altra parte noi viviamo in mezzo al mondo e ai suoi pericoli, mentre i religiosi sono protetti dalle regole e da tutti i vantaggi della vita di comunità. Se dunque essi sono obbligati a tendere incessantemente alla perfezione, non lo saremo anche noi e più di loro? E se noi non abbiamo, per proteggere la nostra virtù, gli esterni baluardi che difendono la loro, non dobbiamo forse supplirvi con una maggior forza interiore, che non può evidentemente acquistarsi che con sforzi spesso rinnovati verso una vita migliore? Il mondo con cui siamo obbligati a trattare tende continuamente ad abbassare il nostro ideale; è quindi necessario costantemente rialzarlo con un ritorno frequente allo spirito sacerdotale.

Questo progresso è dovere tanto più urgente in quanto che dal nostro grado di santità dipende la salute e la santificazione delle anima che ci sono affidate: secondo le leggi ordinarie della provvidenza soprannaturale, un sacerdote fa tanto maggior bene quanto più è santo, come abbiamo dimostrato, [...]. Potrebbe dunque essere conforme alla nostra missione di santificatori di anime, il fermarci a mezzo o anche al principio della via della perfezione, mentre tante anime in pericolo di perdersi ci gridano da tutte le parti di correre in loro aiuto "transiens... adjuva nos?". È chiaro che a questo grido di soccorso non vi è che una sola risposta degna d'un sacerdote, quella di Nostro Signore stesso: "Io mi santifico e mi sacrifico perch'essi siano santificati in tutta verità".

Non esamineremo qui la questione se il sacerdote, obbligato a maggior perfezione interiore del semplice religioso, sia nello stato di perfezione. È questa, a dir vero, una questione di Diritto canonico, che viene comunemente risolta negativamente, perchè il sacerdote, anche se pastore di anime, non ha quella stabilità che è canonicamente richiesta dallo stato di perfezione.

Il sacerdote poi che è nello stesso tempo religioso, ha, com'è chiaro, tutti gli obblighi del sacerdozio, e per di più quelli dei voti, e trova nella regola più copiosi aiuti per essere santo. Ma non deve dimenticare che il suo sacerdozio l'obbliga a perfezione maggiore di quella dello stato religioso.

Così il clero secolare e il clero regolare, senza ombra di gelosia, si stimeranno e si aiuteranno a vicenda, non avendo che un solo e medesimo scopo, di glorificar Dio guadagnandogli quante più anime è possibile, e giovandosi delle virtù e dei buoni successi che noteranno nei confratelli per eccitarsi a nobile emulazione: "Consideremus invicem in provocationem caritatis et bonorum operum".



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

venerdì 19 gennaio 2018

Addio!

Ripubblico l'e-mail che mi scrisse una lettrice del blog per annunciarmi la sua entrata in un monastero di clausura.

Carissimo D., 
                  non vedevo l'ora di scriverti!! FINALMENTE è giunto il momento per me tanto atteso e desiderato: il prossimo 2 febbraio, giorno della Presentazione di Gesù al Tempio, chiederò alla Vergine di presentarmi al Suo Figlio Gesù, ed entrerò come aspirante nel Monastero delle [...]! Mi sento talmente entusiasta e felice da camminare leggera, con un piede per terra e un altro per aria!!! Ho tanta di quella gioia da riversarla inevitabilmente su chi mi circonda, sento che non potrei desiderare altro nella vita!!! Oh, se tutti potessero scoprire cos'è amare ed essere amati da Gesù in questo modo così profondo!! Ecco perché so che non basterà questa vita intera e nemmeno tutta l'eternità per ringraziarLo di tutti i Suoi benefici, ma soprattutto dell'immenso dono della Chiamata a seguirLo più da vicino!! […] Io debbo ringraziarti tantissimo, perché sei tu che mi hai additato Casa mia, ossia il Monastero delle [...], sei stato strumento della Provvidenza!! La Madonna ti tenga sempre sotto il Suo manto! Non credo che in questa vita ci conosceremo di persona (anche se mai mettere limiti a Dio), quindi avrò modo di ringraziarti quando saremo in Cielo! Continua a pregare per me, e io lo farò per te. 

Un abbraccio nei Cuori di Gesù e Maria,
(lettera firmata)


Carissima in Cristo, 
                            sono felice di sapere che tu e le monache avete fissato la data del tuo ingresso in monastero. È bellissimo sentirti entusiasta per il gran dono che hai ricevuto, ossia quello di essere stata chiamata ad abbracciare lo stato di vita più perfetto e divenire sposa di Gesù Cristo. Mi dispiace che moltissimi cristiani ignorano quanto sia prezioso il dono della vocazione e quanto sia meraviglioso vivere in un monastero fervoroso e osservante. Quanto vorrei che tante altre persone potessero provare la tua stessa gioia spirituale, cioè essere entusiaste all'idea di consacrarsi presto al Signore.

Ovviamente non sto dicendo che tutti debbano diventare religiosi, ma almeno dovrebbero pensare così: "Beata lei che è stata prescelta da Dio per diventare religiosa e andrà a vivere in un monastero di clausura nel quale potrà vivere felice già su questa terra e salvarsi facilmente l'anima. Povero me invece che sono costretto a vivere in mezzo al mondo, tra mille tentazioni e pericoli spirituali, col grave rischio di perdere Dio per sempre. Altro che vita di perfezione cristiana, qui nel mondo sarà già assai se riuscirò a salvarmi l'anima e meritarmi l'ultimo posto in Paradiso! Ah, beati tutti coloro che hanno avuto la bella sorte di essere chiamati alla vita religiosa!" Ohimè, i mondani, non solo non ragionano così, ma addirittura criticano aspramente coloro che abbracciano la vita consacrata, soprattutto se di vita contemplativa.

Quando sarai in monastero, non dimenticarti di pregare tanto per le vocazioni sacerdotali e religiose. Tu hai avuto un dono enorme da parte di Dio, adesso devi pregare che questo dono venga donato a tante altre persone. Più persone si consacreranno a Gesù, e meglio sarà per tutta l'umanità! C'è tanto bisogno sia di anime che si dedichino all'evangelizzazione, sia di anime contemplative che con le loro preghiere ottengano dal Signore le grazie necessarie alla conversione dei cuori di tante persone che nel mondo vivono come se Dio non ci fosse. La Madonna a Fatima disse che tante anime vanno all'inferno perché non c'è nessuno che preghi o si sacrifichi per loro. Quindi, se ci fossero più religiosi, si salverebbero più anime. Inoltre i religiosi, se vivono in maniera fervorosa e osservante, si impegnano maggiormente ad amare il Signore e a ricercare la propria santificazione. Anche le persone che abitano nel mondo sono chiamate alla santità, ma è più difficile raggiungerla, perché hanno tante distrazioni e preoccupazioni materiali. Noi dobbiamo desiderare che Dio sia amato ardentemente da tutti! Sì, Lui lo merita! 

Adesso devo dirti una cosa importante. Quando hai fatto l'esperienza vocazionale hai potuto gustare delle intense consolazioni spirituali. In genere il Signore concede questi doni per “catturare” più facilmente le anime. Poi, una volta che le ha catturare, le mette alla prova togliendo loro le consolazioni spirituali, per vedere se lo amano con amore sincero e disinteressato, oppure solo per ottenere in cambio le consolazioni interiori. Purtroppo, molte persone quando terminano le consolazioni spirituali abbandonano il Signore e ritornano alla vita mondana. Il vero cristiano deve amare Dio perché Egli è degno di essere amato, non per ottenere qualche dono in cambio.

Quindi, se quando sarai nel monastero di clausura, dopo un iniziale periodo di fervore dovesse capitarti un periodo di aridità spirituale, non dovrai pensare che si tratti di mancanza di vocazione, bensì di una prova d'amore. Se resterai fedele a Gesù, riuscirai a superare la prova e dimostrerai di amare Dio in maniera sincera e disinteressata.

Il nemico del genere umano ogni volta che si accorge che una persona è attratta dalla vita consacrata, cerca di ingannarla con l'intento di “convincerla” a rinunciare ad entrare in monastero. Perché tutta questa subdola lotta contro la vocazione? Satana sa bene che se una persona entra in un istituto religioso fervoroso e osservante, quasi certamente si salverà l'anima, e inoltre salverà tante altre anime con la preghiera, la penitenza e l'apostolato. Ecco perché il diavolo si impegna molto nel far perdere le vocazioni.

Tutti i tuoi familiari e i tuoi conoscenti che ti vogliono davvero bene, devono essere contenti per te, perché lì in monastero sarai molto felice. Tu ci sei stata in monastero (durante l'esperienza vocazionale), e hai potuto vedere personalmente quanto siano felici le monache di clausura. Certamente sono molto più contente delle donne mondane. Le suore fervorose sono le donne più felici della terra perché il loro Sposo le dona la pace del cuore e le infiamma di carità. Siamo stati creati per amare Dio e il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Lui.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

giovedì 18 gennaio 2018

Lettera di un amico

Tempo fa un caro lettore del blog mi ha scritto un'accorata lettera di incoraggiamento...

Caro D., che bello il tuo blog! Lettera dopo lettera sento l'animo commuoversi, e mi smarrisco pensando a come Gesù voglia raggiungere proprio ogni luogo e tutte le persone per tramite dei suoi innamorati, dei suoi sboccianti apostoli. Mi commuovo soprattutto quando parli di Maria, quando rassicuri le giovani donne che a Lei si consacrano, perché hanno trovato il vascello sicuro che le condurrà gioiose al Porto Eterno, anche in mezzo alle più rovinose tempeste. Mi piace il calore spirituale che promana dai tuoi scritti, sapienti e sicuri. Certe volte, poi, leggendoti posso allontanare momenti di sconforto o di debolezza; e anche solo le immagini che inserisci sento talvolta riemergere nel mio spirito quando parlo o medito su cose spirituali (come l'immagine di santa Teresa trapassata, in quel suo volto beato e sereno).

Mi piace la tua parola combattiva e ispirata, ed è davvero un conforto per me sapere che darai ancora il tuo contributo per l'umile rivista della mia parrocchia.

Ti guidi sempre e ti protegga la nostra Madre, Immacolata e sempre Vergine Maria.

(Lettera firmata)

Carissimo amico,
                              ti ringrazio per le belle parole di incoraggiamento. Gestendo questo blog mi sono accorto che ci sono tante persone che si sentono attratte dalla vita consacrata, ma il mondo cerca di farle pensare ad altro. Per contrastare l'opera dei nemici delle vocazioni religiose, cerco di pubblicare un post al giorno, con l'intento di aiutare i lettori in discernimento vocazionale a mantenere accesa la fiammella della chiamata divina. Se un ragazzo ha la vocazione ma non ci pensa quasi mai, prima o poi rischia di perderla.

Tuttavia dalle lettere che ricevo mi sono accorto che il blog è letto anche da tante persone che pur non avendo la vocazione per la vita consacrata, vengono ogni giorno sul sito per trovare degli scritti spirituali con cui nutrire la propria anima. Ovviamente rispondo volentieri anche a costoro, poiché il precetto divino sulla carità fraterna riguarda tutti.

Ti confesso che qualche volta mi viene in mente il pensiero di abbandonare il blog, ma poi penso subito al dispiacere che proverebbero molti lettori con i quali ho un rapporto di amicizia spirituale, e non me la sento di tradirli e di abbandonarli come fanno i soldati disertori. Anzi, penso che questa battaglia merita di essere combattuta, e spero (a Dio piacendo) di continuare a combatterla per molti anni ancora.

Carissimo, continuerò volentieri a scrivere articoli per la rivista della tua parrocchia. Per me è un piacere fare “propaganda religiosa”. :-)

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Cristo Re e Maria Corredentrice,

Cordialiter

P. S. Per farti piacere ho ripubblicato la foto del volto esanime di Santa Teresa di Lisieux. Quanta pace che emana il suo viso angelico. Per lei la morte è stata l'inizio della vita eterna con Cristo, il suo casto Sposo.

mercoledì 17 gennaio 2018

La preghiera del "Pater Noster"

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Fra le preghiere che recitiamo in pubblico o in privato non ve n'è alcuna più bella di quella insegnataci da Nostro Signore medesimo, il Pater. 

A) Vi troviamo prima di tutto un insinuante esordio, che ci mette alla presenza di Dio e stimola la nostra confidenza: Pater noster, qui es in cælis. Il primo passo da fare quando si prega è d'accostarsi a Dio; ora la parola Pater ci mette subito alla presenza di Colui che è Padre per eccellenza, Padre del Verbo per generazione e Padre nostro per adozione; è dunque il Dio della Trinità che ci si mostra, circondandoci di quel medesimo amore di cui circonda suo Figlio; e poichè questo Padre è nei cieli, vale a dire è onnipotente e fonte di tutte le grazie, ci sentiamo tratti ad invocarlo con intiera filiale confidenza, essendo della famiglia di Dio e tutti fratelli, perchè tutti figli di Dio: Pater noster.

B) Viene poi l'oggetto della preghiera; chiediamo tutto ciò che possiamo desiderare e in quell'ordine in cui lo dobbiamo desiderare: a) prima di tutto il fine principale, la gloria di Dio: "Sia santificato il tuo nome", cioè sia riconosciuto e proclamato santo; b) poi il fine secondario, l'aumento del regno di Dio in noi che prepara il nostro ingresso nel regno dei cieli, "venga il tuo regno"; c) il mezzo essenziale per ottenere questo doppio fine, che è la conformità alla divina volontà: "sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra". Vengono appresso i mezzi secondari, che formano la seconda parte del Pater: d) il mezzo positivo, il pane quotidiano, pane del corpo e pane dell'anima, perchè l'uno e l'altro ci sono necessarii per sussistere e progredire, "dacci oggi il nostro pane quotidiano"; e) infine i mezzi negativi, che abbracciano: 1) la remissione del peccato, il solo vero male, peccato che vien perdonato a noi in quella misura con cui noi perdoniamo altrui: "rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori"; 2) l'allontanamento delle prove e delle tentazioni che potrebbero farci soccombere: "non c'indurre in tentazione"; 3) e da ultimo l'allontanamento dei mali fisici, delle miserie della vita, in quanto sono ostacolo alla nostra santificazione: "ma liberaci dal male. Così sia".

Preghiera sublime, perchè tutto vi si riferisce alla gloria di Dio; e nello stesso tempo semplice e alla portata di tutti, perchè, pur glorificando Dio, chiediamo tutto ciò che vi è di più utile per noi. Ecco perchè i Padri e i Santi presero diletto a commentarla, e il Catechismo del Concilio di Trento ne dà lunga e molto soda spiegazione.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

martedì 16 gennaio 2018

Intervista a una lettrice del blog

Ripubblico un'interessante intervista a una lettrice del blog.

 -) A quale età hai cominciato a pensare di donare la tua vita a Cristo abbracciando la vita consacrata?

-) A 19 anni, ricevetti una chiara chiamata ad una stretta intimità con Gesù. È stata improvvisa e totalmente inaspettata, e, negli anni, è stata da Lui più volte confermata e approfondita. È opera Sua, non mia.

-) Perché ti attrae così tanto la vita contemplativa?

-) Mi attrae Cristo che mi chiama, non la vita contemplativa in sé stessa. Questa è solo funzionale al tipo di chiamata ricevuta, in cui sento il bisogno viscerale di un cuore a cuore, intimo e silenzioso, con Lui.

-) Tra i tanti istituti di vita contemplativa esistenti, senti un'attrazione particolare per la spiritualità di Santa Teresa d'Avila, l'eroica Fondatrice delle Carmelitane Scalze. Che cos'è che ti affascina di questo Ordine religioso?

-) La prima volta che incontrai le Carmelitane Scalze, in loro vidi "me". Ma erano una "me" trasfigurata, più limpida e bella, e, soprattutto, una "me" vera. Ciò che mi attrasse fu la loro schiettezza in Cristo, senza giri di parole, la fraternità pulita e limpida, senza sotterfugi, la trasparenza nei rapporti con ciascuna persona, dove c'era un sincero e pieno ascolto dell'altro, perchè si è completamente svuotati interiormente. È quel "nulla" di cui parla S. Giovanni della Croce, che ai più spaventa, perchè probabilmente lo fraintendono, pensando ad una "spersonalizzazione" dell'individuo, o qualcosa di simile. Quel "nulla", invece, per me che l'ho sperimentato praticamente sulla mia pelle, è l'essere totalmente dipendenti da Dio, gioiosamente schiavi di ogni Suo desiderio, in ascolto di ogni anelito e fiato che giunge da Lui, direttamente, o mediato dai fratelli e sorelle. Gli scritti del Santo Padre Giovanni della Croce, e della Santa Madre Teresa d'Avila, come pure gli altri (splendidi!) scritti dei Santi carmelitani, sono una vera gioia per lo spirito, un itinerario, un cammino per tutti coloro che sono stanchi di vivere una vita mediocre, con mezze misure: sono le istruzioni di volo per "salire", e l'unico modo per salire, è "scendere", servire ed essere, con santa gioia, gli ultimi! Ecco la vocazione carmelitana: vivere insieme, da eremiti, il Vangelo di Cristo, radicalmente!

-) Tu hai trascorso diversi mesi in un monastero di clausura. Che cosa provavi nel vivere continuamente alla presenza di Dio?

-) I primi tempi dopo la chiamata, prima dell'entrata al Carmelo, mi sentivo costantemente e sensibilmente alla presenza dello Sguardo di Dio. Man mano che passarono gli anni, dopo l'ingresso al Carmelo, questa sensazione sensibile è svanita, per lasciare il posto a qualcosa di più solido e duraturo. Non bisogna attaccarsi troppo alle sensazioni, o si rischia di non maturare mai nella vita spirituale! In maniera naturale, con la Grazia, si passa dalle sensazioni alla consapevolezza della presenza di Dio ovunque, specialmente nel cuore dei fratelli (a partire da coloro che ci feriscono). Personalmente, non riesco a comprendere come si possa vivere, con la "V" maiuscola, senza porsi continuamente sotto gli Occhi dolcissimi di Cristo, assetati di ogni nostro bacio e attenzione nei Suoi confronti.

-) I mondani pensano che è triste vivere in un monastero. A te le suore di clausura sono sembrate persone tristi o felici?

-) Chi pensa che sia triste vivere in un Monastero, probabilmente non ha mai visto una persona consacrata. Anche un cristiano "triste" è incomprensibile: il Vangelo è pienezza di Vita, è Gioia purissima e divina! Soprattutto in mezzo alle croci (e che croci!) dove, anche se la gioia non è sentita nella carne, c'è una pace e una serenità felice, che non fa desiderare nient'altro che ciò che la Volontà del Padre buono dispone per ciascuno.  Perchè essere tristi, se Cristo è Risorto?

-) La vita contemplativa è semplicemente meravigliosa. Non pensi che bisognerebbe fare qualcosa di più per farla conoscere maggiormente?

-) Credo che l'unico modo per far "conoscere maggiormente" la vita contemplativa, sia che, all'interno dei Monasteri, si viva il Vangelo in maniera integrale, senza mezze misure. D'altronde, in una scelta di vita così radicale, non si può essere che santi o mediocri: non esiste una via di mezzo (!). E, per santi, non intendo affatto persone impeccabili, ma peccatori consapevoli del proprio limite, che sanno chiedere "scusa" a Dio e al fratello, che si mettono in discussione alla Luce della Parola di Dio.  Pertanto, più un Monastero profumerà di Vangelo, più il Profumo di quelle vite donate al Signore si espanderà lontano!  Quanti Monasteri di clausura non hanno siti web, pubblicità, si trovano in posti sperduti, e poi si ritrovano così tante vocazioni all'interno che non c'è spazio per starci tutti? Il Monastero in cui stavo io era di questa felice "categoria"!

lunedì 15 gennaio 2018

Vocazioni

Un caro lettore interessato al tema delle vocazioni religiose mi ha scritto una lettera alla quale ho risposto volentieri.


Carissimo Cordialiter,
                                     da quando ho scoperto il tuo blog ti leggo quotidianamente e devo dire che gli scritti dei lettori e le tue risposte mi edificano, mi fanno percepire quella gioia delle persone che ti scrivono e che magari stanno ascoltando una chiamata o vi stanno rispondendo: mi riempiono di felicità, quella felicità che tanto mi manca. Se potessi tornare indietro sicuramente mi affiderei solamente nelle Sue mani. Ti scrivo forse desideroso di qualche tuo suggerimento, consiglio, ma in quest’ultimo tempo mi sento sempre più insoddisfatto, insoddisfatto del mondo, di questo mondo e dei suoi legacci verso le cose sempre più materiali che distolgono dalla luce, la vera Luce. Ma ringrazio il Signore del desiderio sempre frequente di potermi abbandonare completamente a Lui, ad un vivere fatto di sola preghiera ed abbandono. […] Ti ringrazio e ti affido nelle mani della Vergine Maria perché stenda il suo manto sulla tua persona e sul tuo apostolato che fai attraverso il blog. Ti abbraccio fraternamente e spero di leggerti. Ciao, saluti,

(lettera firmata)

Caro amico,
                     sono contento che le lettere vocazionali dei lettori siano di tua edificazione spirituale. Hai ragione sono proprio piene di unzione spirituale, ed io le pubblico proprio perché dopo aver beneficato il mio animo possano elevare anche l'animo degli altri lettori, in una sorta di “amicizia spirituale” con cui ci eleviamo l'animo a vicenda, così come esortava San Francesco di Sales nel suo capolavoro ascetico intitolato “Filotea”.

Il tema delle vocazioni è affascinante, infatti colpisce sapere che ci sono persone disposte a rinunciare a tutto pur di donarsi a Dio in qualche ordine religioso di stretta osservanza.

Io amo la Chiesa Cattolica perché è il Corpo Mistico di Cristo, al quale siamo incorporati anche noi grazie al Battesimo. Il mio desiderio è che la Chiesa si espanda maggiormente, ma sono addolorato nel constatare che la maggioranza della popolazione mondiale non fa parte del Corpo Mistico di Cristo, e che anche moltissimi cattolici vivono ormai come se Dio non ci fosse, e come se non dovessero morire mai. Per cambiare la situazione drammatica in cui versa l'umanità è necessario incrementare il numero dei sacerdoti e dei religiosi, i quali devono essere zelanti e innamorati delle anime, altrimenti produrranno poco o nessun frutto di grazia.

Ecco perché nel mio piccolo cerco di propagandare il tema della vocazione religiosa. Dio continua a chiamare i giovani, le vocazioni ci sono ancora, ma molti non se ne accorgono nemmeno poiché sono troppo presi dalle cose materiali e dai divertimenti sfrenati.

Continuiamo a combattere questa battaglia di promozione vocazionale con i nostri poveri mezzi, anche se i nemici della Religione hanno potentissimi mezzi mediatici. È una lotta impari, ma il cristiano è un soldato che non si arrende mai e continua a combattere sino all'ultimo respiro.

Ti saluto fraternamente nel Cuore della Beata Vergine Maria, la Condottiera di tutte le vittorie della Chiesa.

Cordialiter

domenica 14 gennaio 2018

Blog di spiritualità cristiana

Ricordo che oltre al blog vocazionale, aggiorno quotidianamente anche un altro blog sulla spiritualità cristiana: http://cordialiter.blogspot.it/









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Monasteri fervorosi e osservanti

Ogni tanto mi scrivono persone che mi chiedono se conosco dei monasteri fervorosi e osservanti in cui fare un'esperienza vocazionale. In effetti entrare in un monastero rilassato è un pericolo per l'anima, come insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori. Riporto una lettera di una giovane ragazza alla quale ho consigliato un ottimo monastero di clausura presente nella sua regione...


Caro D.,
           ti ringrazio per avermi risposto e per avermi segnalato le meditazioni da te consigliate.

Credo proprio che contatterò il monastero di [...]. E comunque se volessi fare altre esperienze oltre agli ordini religiosi di cui mi parli, non esiterò a scriverti. Bisogna pur cominciare, altrimenti non potrò mai sapere in quale istituto dedicherò la mia vita al Signore. Egli mi ha cercata tanto nonostante tutte le mie miserie e infedeltà. E' proprio vero, Lui conosce ognuno di noi e ha un disegno per ogni persona. Sposare il Signore, piuttosto che una povera creatura, è la Grazia più grande che una ragazza possa chiedere o ricevere.

Conosco in parte le vite di Santa Margherita Maria Alacoque, di Santa Faustina Kowalska e di Santa Gemma Galgani. Ora sto leggendo il diario di Madre Speranza di Gesù. Rimango senza parole di fronte a queste sante spose di Cristo.

Seguirò i tuoi consigli e pregherò fin da ora la Madonna per le ragazze di cui mi dici. Ti chiedo un'Ave anche per me. Possa il Signore colmarti di benedizioni per il santo servizio che rechi alle anime assetate di Lui.

Grazie.
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                  sono molto contento nel vederti ben determinata a donare il resto della tua vita a Gesù buono. Spesso gli uomini della terra danno molti dispiaceri alle proprie spose, alcuni le maltrattano, e in tanti le tradiscono (il Vangelo insegna che basta semplicemente desiderare un'altra donna per commettere già adulterio). Gesù buono invece ama con amore puro e disinteressato le sue caste spose, e le ricolma di ineffabili gioie spirituali che ripagano qualsiasi sacrificio necessario ad abbracciare la vita religiosa. Inoltre, entrando in un istituto religioso fervoroso e fedele al carisma del proprio Fondatore, sarà molto facile salvarsi l'anima e ricercare la perfezione cristiana.

Chissà quante ragazze pur avendo la vocazione preferiscono seguire il mito della carriera lavorativa, viaggiare, ammassare ricchezze, banchettare, ballare e divertirsi sfrenatamente. È assurdo rinunciare alla vita religiosa per poter dedicarsi ad una vita materiale e lontana da Dio. Costoro non sanno che cosa perdono! Del resto, che giova guadagnare il mondo intero, se poi si perde l'anima?

Fortunata te che hai capito questi discorsi, ed ora sei disposta a rinunciare alle misere soddisfazioni della terra per donarti a Dio, che è il fine ultimo della tua vita. Sono contentissimo che il tuo cuore non batterà per amare un povero peccatore, ma amerà solo Gesù. Che vuoi di più? Chi ha Dio ha tutto, poiché Lui è l'unico bene eterno e infinito. Coraggio, parti per il monastero e abbandona il mondo traditore che finge di soddisfare i cuori dei suoi servi, ma in realtà li lascia nell'amarezza, nell'insoddisfazione e nel rimorso.

Pregherò la Mediatrice di tutte le grazie di aiutarti a perseverare nella vita religiosa sino alla morte.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più fraterni saluti in Cristo Re e Maria Corredentrice del genere umano.

Cordialiter

sabato 13 gennaio 2018

Perché la sofferenza colpisce anche le persone buone?

Molta gente si domanda per quale motivo le persone che compiono il male, spesso vivono “allegramente” nella prosperità materiale, mentre le persone fedeli al Signore vivono tra tribolazioni e persecuzioni. Ecco la risposta che ho dato a una ragazza su questo importante argomento.


Cara sorella in Cristo,
                                    rispondo molto volentieri alla tua ultima lettera. Innanzitutto ho avuto la conferma di quel che avevo già compreso, e cioè che tu, oltre ad essere intelligente, sei anche una persona profonda e spirituale. Infatti hai intuito da sola delle cose che io invece ho imparato solo sui libri. Ecco quel che insegna il mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori al riguardo dei temi su cui stai riflettendo. Sì, Dio castiga quelli che ama, così come un buon padre mette in castigo il suo bambino che combina marachelle. Immagina un papà che vede suo figlio di 5 anni giocare coi fiammiferi o fare altre cose pericolose. Se gli vuole davvero bene, deve rimproverarlo bonariamente e togliergli quei “giochi” pericolosi. E se il bambino si mette a piangere perché vuole insistere a fare quei giochi pericolosi, il babbo non deve impietosirsi, ma per educarlo deve “castigarlo”, ad esempio non dandogli il consueto cioccolatino, non comprandogli un giocattolo, ecc. Ciò non è segno di odio, ma è segno di amore, lo rimprovera e lo castiga perché gli vuole bene e non vuole che gli capiti qualcosa di brutto giocando coi fiammiferi.

La stessa cosa avviene tra Dio e gli uomini. Il Signore è amore infinito, ma è anche giustizia infinita. Ognuno di noi ha delle imperfezioni più o meno gravi di cui emendarsi, e i castighi di Dio sono un potente mezzo di purificazione. Quanta gente si è convertita in seguito ad una grave malattia o a qualche altra sciagura! Ma Dio non “castiga” solo i peccatori che vuole convertire, ma anche i buoni per farli diventare ancora più santi. L'esempio classico da raccontare è la storia del Santo Giobbe, il quale pur essendo una persona pia e devota, tuttavia venne messa alla prova dal Signore, permettendo che venisse travagliato da una schiera di sciagure, tra cui lutti, furti, malattie, incomprensioni, ecc. Invece di bestemmiare Dio, pronunciò delle celebri parole di rassegnazione e sottomissione alla divina volontà. Dio non volle il male, per esempio che Giobbe subisse il furto delle greggi di animali, ma tollerò che ciò avvenisse, poiché sperava di trarne un bene maggiore. È troppo facile amare la Santissima Trinità quando tutto va bene, ma è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama davvero il Signore. Giobbe rimase fedele e guadagnò enormi gradi di gloria per il Cielo. Un conto è salvarsi l'anima per un soffio, altro conto è salvarsi coi meriti di un Giobbe, di un san Francesco o di una Santa Teresa di Lisieux, i quali soffrirono molto su questa terra. Lo Spirito Santo nella lettera di San Paolo Apostolo agli ebrei (capitolo 12, versetto 6) afferma: “Quem enim diligit Dominus castigat”. È proprio così, Dio corregge e purifica con le tribolazioni coloro che ama e che vuole salvare.

Adesso ti parlo di un'altra cosa molto importante. Spesso vediamo che certe persone che fanno il male e vivono lontano da Dio, prosperano “allegramente”. Hanno tutto: soldi, salute, successo, piaceri, divertimenti, ecc. Perché avviene ciò? Dio è rimuneratore, premia il bene e punisce il male. È “costretto” a fare ciò perché è infinitamente giusto. Su questa terra anche le persone più malvagie e peccatrici ogni tanto compiono qualche azione buona, almeno nei confronti dei parenti e degli amici. Il Signore retribuisce in qualche modo anche quel poco di buono che essi hanno compiuto. In genere cerca di donare soprattutto le grazie necessarie alla salvezza eterna, ma quando vede che un'anima indurisce il cuore, soffoca i rimorsi della coscienza, rifiuta ostinatamente la misericordia di Dio, spreca tutti i lumi e le grazie che lo Spirito Santo le concede per convertirla, a quel punto diventa inutile ricompensarla con le grazie spirituali, poiché andrebbero inesorabilmente perse e l'anima sarebbe ancora più colpevole, allora a quel punto il Signore “abbandona” quella persona, cioè non le concede più grazie spirituali, ma solo benefici materiali (soldi, salute, ecc.) per ricompensare il poco di buono che ha compiuto su questa terra, mentre dopo la morte verrà condannata all'inferno eterno per le sue iniquità. Non si tratta di un abbandono “totale”, poiché la grazia sufficiente rimane disponibile fino all'ultimo istante di vita, ma senza le grazie speciali sarà moralmente impossibile che quell'anima si salvi. Ecco perché spesso si vedono che le persone che compiono il male, prosperano negli affari, godono di buona salute, ridono e si divertono, mentre le anime fedeli al Signore (pensiamo alla vita dei santi) spesso soffrono la povertà, le malattie, le persecuzioni e in certi casi addirittura il martirio. I cattivi che prosperano non sono da invidiare ma sono da compiangere, poiché la loro prosperità è segno che il Signore le sta ricompensando per qualche bene compiuto, mentre per l'eternità gli riserva il terribile castigo dell'inferno, dal quale non c'è più nessuna speranza di uscire. Invece, quando vediamo una persona compiere il bene e ricevere in cambio delle tribolazioni, è segno che il Signore la vuole salva (Dio castiga quelli che ama), la sta purificando delle imperfezioni commesse e le sta facendo guadagnare grandi meriti spirituali (se soffre con rassegnazione) in attesa di darle la ricompensa eterna del Paradiso. Ovviamente bisogna precisare che i cattivi, anche se immersi nelle ricchezze e nei divertimenti sfrenati, in realtà sono infelici poiché non hanno la pace interiore. Invece i buoni, pur immersi nel dolore e schiacciati dal peso della croce, vivono con la pace della coscienza e sono felici al solo pensiero che dopo il breve esilio in questa valle di lacrime potranno finalmente incontrare Dio nella Patria Celeste, per amarlo con tutte le proprie forze, per tutta l'eternità, in compagnia degli angeli e dei santi. Sant'Alfonso spiega mirabilmente questa dottrina della prosperità dei cattivi induriti nel male e delle sofferenze dei buoni nel libro “Apparecchio alla morte” e in altri scritti spirituali.

Ti saluto cordialmente in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

venerdì 12 gennaio 2018

Tre grandi mezzi per conservare e aumentare in noi la vita cristiana

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Abbiamo dunque a nostra disposizione tre grandi mezzi per conservare e aumentare in noi la vita cristiana che Dio ci largisce con tanta liberalità, e per darci generosamente a lui come egli si dà a noi.

1) Lottando, senza posa e senza scoraggiamento, con l'aiuto di Dio e di tutti i protettori datici da lui, contro i nostri nemici spirituali, siamo sicuri di vincere e di rassodare in noi la vita spirituale.

2) Santificando, con spesso rinnovata offerta, tutte le nostre azioni anche le più comuni, acquistiamo copiosi meriti, aumentiamo considerevolmente ogni giorno il nostro capitale di grazia e i nostri diritti al paradiso, pur riparando ed espiando le nostre colpe.

3) I sacramenti, ricevuti con buone e fervorose disposizioni, aggiungono ai personali nostri meriti una copia eccezionale di grazie che vengono dai meriti stessi di Gesù Cristo; e poichè spesso ci confessiamo e, se vogliamo, quotidianamente ci comunichiamo, non dipende che da noi di essere santi. Gesù è venuto e viene ancora in noi per comunicarci abbondantemente la sua vita: "Ego veni ut vitam habeant et abundantius habeant". Sta a noi l'aprire, il dilatar l'anima, per riceverla, coltivarla, aumentarla, partecipando continuamente alle disposizioni, alle virtù, ai sacrifici di Gesù. Verrà così il momento in cui, trasformati in lui, non avendo altri pensieri, altri affetti, altre intenzioni che le sue, potremo ripetere le parole di S. Paolo: "Vivo, jam non ego, vivit vero in me Christus".

[...] Giunti alla fine di questo capitolo, che è il più importante di questa prima parte, possiamo intender meglio la natura della vita cristiana.

1) È veramente una partecipazione della vita di Dio, perchè Dio vive in noi e noi viviamo in lui. Dio vive realmente in noi nell'unità della sua natura e nella trinità delle sue persone; e non vi resta inoperoso: produce nell'anima nostra un organismo soprannaturale che ci fa vivere una vita, non uguale ma simile alla sua, una vita deiforme. Colla grazia attuale, Dio mette questa vita in movimento, ci aiuta a fare atti meritori, e ricompensa questi atti producendo in noi una nuova infusione di grazia abituale. Ma noi viviamo in lui e per lui, perchè ne siamo i collaboratori: aiutati dalla sua grazia, riceviamo liberamente l'impulso divino, vi cooperiamo, e così trionfiamo dei nostri nemici, acquistiamo dei meriti, e ci prepariamo a quella ricca effusione di grazia dataci dai sacramenti. Non dimentichiamo però che lo stesso nostro consenso è opera della sua grazia, onde gli attribuiamo il merito delle nostre opere buone, vivendo per lui, perchè da lui e in lui viviamo.

2) Questa vita è anche una partecipazione della vita di Gesù, perchè Gesù vive in noi e noi viviamo in lui. Vive in noi non solo come Dio, allo stesso titolo del Padre, ma anche come Uomo-Dio. Gesù è infatti il capo d'un corpo mistico di cui noi siamo le membra e da lui riceviamo il movimento e la vita. Vive in noi in un modo anche più misterioso, perchè, con i suoi meriti e con le sue preghiere, fa sì che lo Spirito Santo operi in noi disposizioni simili a quelle che questo divino Spirito operava nell'anima sua. Vive in noi realmente e fisicamente nel momento della santa comunione, e, per mezzo del divino suo Spirito, fa passare in noi i suoi sentimenti e le sue virtù. Ma anche noi viviamo in lui: incorporati a lui, liberamente riceviamo il movimento ch'egli c'imprime; liberamente ci studiamo d'imitarne le virtù senza però dimenticare che non vi riusciamo se non per mezzo della grazia meritataci da lui; liberamente aderiamo a lui come il tralcio al ceppo, e apriamo l'anima alla linfa divina che con tanta liberalità egli ci comunica. E, tutto ricevendo da lui, per lui e a lui viviamo, ben lieti di darci a lui come egli si dà a noi, dolenti solo di farlo in modo così imperfetto.

3) Questa vita è pure, in una certa misura, una partecipazione della vita di Maria, o, come dice l'Olier, della vita di Gesù vivente in Maria. Volendo infatti che la santa sua Madre sia la vivente sua immagine, Gesù le comunica, per mezzo dei suoi meriti e delle sue preghiere, il divino suo Spirito, che la fa partecipare, in un grado sovreminente, alle sue disposizioni e alle sue virtù. Così Gesù vive in Maria, e poichè vuole che la madre sua sia madre nostra, vuole pure che spiritualmente ci generi. Ora, generandoci alla vita spirituale (come causa secondaria, ben inteso), Maria ci fa partecipare non solo alla vita di Gesù ma anche alla sua. Onde noi partecipiamo alla vita di Maria nello stesso tempo che alla vita di Gesù o, in altre parole, alla vita di Gesù vivente in Maria. È il pensiero così bene espresso nella bella preghiera del P. Condren perfezionata dall'Olier: "O Jesu vivens in Maria, veni et vive in famulis tuis".

4) Questa vita è infine una partecipazione della vita dei Santi del cielo e della terra. Abbiamo infatti visto che il corpo mistico di Cristo comprende tutti coloro che gli sono incorporati col battesimo, e specialmente tutti quelli che godono della grazia e della gloria. Ora tutti i membri di questo corpo mistico partecipano alla stessa vita, alla vita che ricevono dal capo e che è diffusa nell'anima loro dallo stesso divino Spirito. Siamo dunque tutti veramente fratelli, ricevendo dallo stesso Padre, che è Dio, per i meriti dello stesso Redentore, una partecipazione della stessa vita spirituale, la cui pienezza è in Gesù Cristo, "de cuius plenitudine nos omnes accepimus". Perciò i Santi del cielo e della terra s'interessano del nostro progresso spirituale e ci aiutano nella lotta contro la carne, il mondo e il demonio.

Come son consolanti queste verità! Quaggiù la vita spirituale è certamente una lotta; ma se l'inferno combatte contro di noi e trova alleati nel mondo e sopra tutto nella triplice concupiscenza, combatte per noi il Cielo; e il Cielo non è soltanto l'esercito degli Angeli e dei Santi, è Cristo, vincitore di Satana, è la SS. Trinità che vive e regna nell'anima nostra. Dobbiamo quindi esser pieni di speranza e sicuri di riportar vittoria, a patto che, diffidenti di noi, facciamo innanzi tutto assegnamento su Dio: "omnia possum in eo qui me confortat".


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

giovedì 11 gennaio 2018

Aiutare gli altri

Una ragazza mi ha confidato di voler diventare suora per unirsi maggiormente a Dio e poter aiutare il prossimo.


Buongiorno,
                     mi chiamo [...] e sono una ragazza di ventiquattro anni, vivo a [...] e studio. Ho visitato il vostro blog e subito dentro di me ho provato una grande emozione, perché è così difficile trovare Dio nella vita di tutti i giorni, tra casa, studio e mille impegni...

Vi scrivo perché ho bisogno di confidarmi con qualcuno, perché sento una grande malinconia nel cuore da qualche tempo. Per prima cosa vorrei narrare la mia storia: fin da piccina sono stata istruita alla religione, per molti anni sono stata negli scout, e questo faceva crescere in me sempre più la fede. Partecipavo felice alle messe, mi confessavo pentita dei miei peccati. Al catechismo partecipavo con entusiasmo, fare la Prima Comunione è stato emozionante. Poi all'età di dieci anni è scomparsa mia nonna, una figura importante per me, un grande punto di riferimento, e allora nella disperazione ho abbandonato la fede. Irata contro quel Dio che mi aveva strappato la persona più cara che avessi. Per molti anni non ho più pregato, anche se continuavo a frequentare gli scout e partecipare alle funzioni, nulla era più come prima. Solo verso i sedici anni ho ritrovato la mia fede; ogni giorno chiedevo a Gesù di farmi diventare sua serva devota, chiedevo conforto, per quegli anni difficili per un'adolescente insicura e diversa dalle altre, come ero io. Pregavo assiduamente e, di nuovo, Dio era tornato da me.

Gli anni passarono, ero una ragazza introversa, insicura e il mio desiderio di fare parte della massa divenne più importante, dimenticai ancora una volta il mio Dio, che mi aveva tenuta al sicuro dalle tante avversità che avevo trovato nella mia adolescenza, che mi aveva mantenuta retta, ingenua, non corrotta come molti miei coetanei. Sono uscita dalle superiori, mi sono iscritta all'università, la mia vita è migliorata, sono maturata, ma quei pensieri non sono più tornati. Ho fallito molte cose in questi anni, negli studi, in molte scelte, ed ora per esempio ho appena cambiato facoltà, perché la precedente non la sentivo più adatta a me.

Continuo a saltare da una cosa all'altra, ma dentro non sento la pace, non trovo quella serenità interiore che provo solo quando sono in chiesa, quando penso a Nostro Signore, quando immagino a come potrebbe essere una vita dedicata solo a Lui. In quegli attimi mi vedo circondata dalla luce, da sorelle che come me vogliono dedicarsi al prossimo, a Nostro Signore. Mi immagino lontana dalle sofferenze che provoca la vita di tutti i giorni, dallo stress, lontana dalla solitudine. Mi immagino felice e in pace... poi però ecco tornare i miei mille doveri, una vita che mi sta stretta, nella quale mi sento stritolare. Non so se ho un'idea troppo bucolica della vita monastica, e non so nemmeno se sono veramente portata o no, ma quello che provo mi divide in due ed ho bisogno che qualcuno mi dia un consiglio. Non so nemmeno se è uno dei miei tanti colpi di testa, ma una cosa posso affermarla con certezza: nella mia vita tante volte ho perso e ritrovato la fede, ma una cosa non è mai cambiata, il desiderio di dedicare la mia vita agli altri. Fare qualcosa di veramente utile al prossimo. Non un lavoro come l'avvocato, o l'architetto, ma un lavoro per il quale la sera possa dire di essere fiera di me stessa, perché ho aiutato qualcuno. Sono confusa, preoccupata, perché nonostante abbia accanto un ragazzo che mi ama tantissimo e che io amo, amici buoni ed affettuosi, una famiglia solida, ho sempre la sensazione di essere nella tempesta.

Questa mattina sono andata a pregare in chiesa ed ho sentito di essere al riparo. Così ora scrivo questa lunga lettera per chiedere aiuto, un consiglio. Vi ringrazio per l'attenzione e vi sarò grata di qualsiasi vostro consiglio e suggerimento che mi potrete dare...

Cordiali saluti,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                       ti ringrazio di avermi scritto, spero di poter esserti di qualche aiuto.

Leggendo la tua lettera mi son venute in mente le parole di Sant'Agostino, il quale diceva che siamo stati creati per amare Dio, e il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Lui. Fai bene a domandarti qual è la volontà di Dio su di te. L'elezione dello stato di vita è una scelta di fondamentale importanza. Così come un orologio ad ingranaggi non può più funzionare correttamente se si guasta la ruota maestra, così colui che sbaglia il proprio stato di vita condurrà un'esistenza squilibrata poiché gli verranno a mancare gli aiuti spirituali che Dio gli aveva preparato nello stato in cui lo chiamava. Sant'Alfonso Maria de Liguori, alle ragazze indecise se sposarsi o entrare in convento, diceva più o meno queste cose: "...sia un uomo umile creatura, sia Gesù Cristo il creatore dell'Universo, ti vogliono per sposa. Rifletti attentamente su chi dei due può riempire maggiormente di gioia il tuo cuore e poi sposalo. Ricordati però che nel mondo non è raro trovare delle donne pentitesi di essersi sposate a causa dei maltrattamenti che ricevono dai loro mariti spesso simili a dei tiranni, ai dispiaceri che danno i figli, ai litigi con suocere e cognate, alle gelosie del consorte, ai dolori del parto, agli strapazzi per la cura della casa, agli affanni per accumulare beni terreni, ecc. Anche nella vita matrimoniale potresti vivere santamente, ma è molto difficile. Al contrario in un monastero di stretta osservanza sarà molto semplice per te divenire santa. Libera dalle preoccupazioni del mondo potrai dedicare tutta la vita nell'amare Dio. Se proprio non te la senti di entrare in un monastero, cerca di farti santa a casa tua vivendo da nubile, tranne nel caso in cui tu fossi abitualmente incontinente, nel qual caso è meglio prendere marito, come raccomanda San Paolo."

Io non so qual è lo stato di vita che Dio desidera da te, però ti consiglio di riflettere e pregare per poter capire qual è la Sua volontà. Tra le numerose persone che mi hanno scritto ci sono anche delle persone sposate (in maggioranza donne) che mi hanno fatto comprendere più o meno esplicitamente che rimpiangono di non aver abbracciato la vita religiosa. Tu invece sei ancora in tempo per eleggere qualsiasi stato di vita, però è importante non commettere errori. Dio ha un progetto per ciascuno di noi. Alcuni sono designati per mettere su famiglia e procreare dei futuri cittadini del Cielo (pensiamo ad esempio ai zelantissimi genitori di Santa Teresa di Lisieux), altri sono designati per rimanere celibi nel mondo (San Giuseppe Moscati), altri ancora sono designati per la vita sacerdotale e per la vita consacrata (ad esempio Sant'Alfonso Maria de Liguori e Santa Chiara d'Assisi). Ognuno deve cercare di capire la volontà di Dio su di sé, perché solo facendo la sua volontà possiamo essere davvero felici. Che cosa vuole il Signore da te? Per capire quale sia la tua vocazione, l'ideale sarebbe andare alcuni giorni in un buon monastero (deve essere davvero buono) nel quale, raccolta nel silenzio e nella preghiera, potrai ascoltare quel che Dio dice al tuo cuore. Restando in città è difficile raccogliersi spiritualmente. La tua e-mail mi è piaciuta molto. E' straordinario constatare che una persona come te, che ha tutto dalla vita, sia disposta a prendere in considerazione l'eventualità di lasciare tutto per divenire sposa di Gesù Cristo. Quindi, che cosa fare in concreto? Per il momento non parlare di vocazione né con i tuoi familiari (nemmeno se sono super-praticanti), né con le tue amiche, le quali potrebbero mettersi a ridere, soprattutto se sono persone neo-pagane che capiscono solo di discoteche, gossip, oroscopi, sfilate di moda, e altre vanità de genere. Quale monastero contattare per fare qualche giorno di discernimento? Devi sceglierne uno di stretta osservanza. E' importante questo fatto. Se tu andassi in un monastero rilassato, non solo rischieresti di perdere la vocazione, ma anche la Fede, come è accaduto ad altri. Come probabilmente ti sarai accorta da sola, molti ordini religiosi non vivono più come i loro santi fondatori, ma vivono in maniera rilassata e secolarizzata, e in genere hanno poca attrattiva sui giovani. Gli ordini religiosi di stretta osservanza invece affascinano col loro stile di vita autenticamente evangelico, e spesso attirano numerose vocazioni. Quando andrai in monastero per fare un'esperienza, ai tuoi amici e parenti non dirai che andrai a fare un ritiro vocazionale, ma accennerai solo ad un semplice ritiro spirituale per ritemprare lo spirito. Non si tratta di una bugia, ma al massimo di una “restrizione mentale” che non è nemmeno un peccato veniale, come insegnano vari manuali di Teologia Morale. Che altro dirti? Affidati interamente alla Beata e Gloriosa Vergine Maria, che come insegnano dotti Autori (S. Bernardo di Chiaravalle, S. Alfonso Maria de Liguori, S. Massimiliano Maria Kolbe e tanti altri) è la Mediatrice di tutte le grazie, oltre che la nostra Mamma del Cielo. Spero di esserti stato di qualche utilità, se hai qualche domanda da fare, io sono sempre a disposizione di tutti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più fraterni saluti in Cristo Re e Maria Mediatrice,

Cordialiter

mercoledì 10 gennaio 2018

Giornate di discernimento vocazionale

Pubblico un messaggio scritto da una suora delle Servidoras.


Carissime Ragazze,
vi invitiamo alle prossime  *GIORNATE DI DISCERNIMENTO VOCAZIONALE* che si svolgeranno da _Giovedì 1 a Domenica 4 Febbraio 2018_ nel nostro Convento di *BAGNOREGIO (VT)*

*RITROVO:* Giovedì 1 Febbraio 2018 ore 17:00

*PARTENZA:* Domenica 4 Febbraio 2018 dopo pranzo.

_COME ARRIVARE?_
Per chi viene in _macchina_, l'indirizzo è  *Piazza San Francesco, 1 - Bagnoregio (VT)*

- Per chi viene in _treno_, la stazione ferroviaria più vicina è quella di *ORVIETO*.
Noi possiamo venirvi a prendere solo in questi orari:

- Roma Termini ore 15:02 -  Orvieto ore 16:25

- Roma Termini ore 15:40 - Orvieto ore 16:43

_(Se arrivate in altri orari, dalla Stazione di Orvieto si può prendere il Pulman COTRAL per Bagnoregio)_

*Cose da portare*: Bibbia, S.Rosario, Breviario, Quaderno e penna.
*Costo*: offerta libera





xzx

I cristiani sono criticati dai mondani

Tempo fa una gentilissima lettrice del blog ha voluto scrivere una “lettera aperta” ad un'altra lettrice.

Carissimo D.,
                       come stai? Io molto bene, per ora purtroppo continuo a studiare ma sono molto gioiosa perché nel cuore ho sempre il mio Signore, che mi avvolge nel suo amore e aspetta solo che io diventi la sua sposa... non vedo l'ora che arrivi quel momento!

Leggo ogni giorno il tuo blog [e un giorno] hai pubblicato una lettera di una ragazza un po' in difficoltà, per questo ho scritto questa breve riflessione per lei... se ti può far piacere pubblicarla sul tuo blog, magari può aiutarla a sentirsi un pochino meno sola!

[..] Grazie come sempre per il tuo blog e per l'altro blog che hai aperto su Maria, è davvero bello!

[Ecco il testo della “lettera aperta” che ha scritto all'altra lettrice del blog]

Ciao! Anch'io come te sono una ragazza che sente la chiamata di Gesù, ma i miei genitori vogliono a tutti i costi che io finisca l'università, motivo per cui purtroppo non vivo ancora in convento... volevo solo dirti di continuare a perseverare nella tua vocazione, perché solo Gesù può dare alle sue spose una gioia e una pace nel cuore che dura in eterno e nessun altro uomo sulla terra ci potrebbe dare! E' vero, è difficile, io ti capisco perfettamente perché vivo nella sua stessa identica situazione... gli amici e le amiche con cui sono cresciuta, credenti e praticanti, ora mi guardano con compassione, come se fossi impazzita del tutto o qualcuno mi avesse fatto il lavaggio del cervello... ormai esco con loro il meno possibile perché il mio tempo libero dallo studio e dal lavoro preferisco usarlo per pregare e per stare con Gesù, e così tendono ad escludermi... ma io gioisco di questo, sai? perché se mi escludono vuol dire che si accorgono che io sono diversa da loro! E io voglio essere diversa da loro! E sono certa che lo vuoi anche tu. Le rarissime volte che li frequento, mi sento quasi in imbarazzo, solo discorsi futili, pieni di doppi sensi, io davvero sono lì in mezzo a loro ma nel frattempo penso a quanto sta soffrendo Gesù in quel momento, nel vedere come coloro a cui ha donato la fede si comportino esattamente come coloro che non hanno ricevuto questo dono... ci soffro tanto per queste cose, infatti prego molto perché credo sia l'unica cosa che si possa fare!

In famiglia vengo umiliata ogni giorno, mi sento chiedere perché non mi vado a divertire come fanno i miei coetanei invece che andare alle veglie di preghiera, perché perdo tempo ogni giorno a recitare il Rosario, perché voglio “buttare via” la mia vita col voler entrare in convento dopo tanti anni di studio, ecc... Ma io vado avanti e non mollo perché il mio solo desiderio è di compiere la volontà del Signore e sono sempre più certa che Lui mi voglia tutta per Sé! È vero che spesso saltano fuori tanti dubbi, capita anche a me a volte, ma non dimentichiamoci mai che il Signore è fedele e lo sarà per sempre! Semplicemente sta a noi decidere se volerLo seguire con tutte le nostre fragilità, nutrendo la nostra anima con la preghiera e con i sacramenti, oppure lasciarci vincere dalle debolezze e dalla bellezza effimera dei beni materiali e quindi rifiutare la sua chiamata. Quindi mi raccomando, stringi i denti e vai avanti, perché credimi trovare Gesù significa trovare l'unica cosa che dà un senso alla nostra vita!   E non sentirti sola, perché come vedi non lo sei :)

Ti abbraccio forte in Gesù,
(lettera firmata)

Carissima in Cristo,
                             ti ringrazio per la bella “lettera aperta” che hai voluto scrivere ad un'altra lettrice del blog. Il fatto che i tuoi parenti e i tuoi “amici” criticano il tuo stile di vita, la ritengo una cosa molto positiva. Mi spiego meglio: se uno vuole essere davvero seguace di Gesù Cristo deve rendersi conto che andrà incontro alle critiche e alle persecuzioni del mondo. Non c'è alternativa, o si sta con Gesù buono o si sta contro di Lui, o si segue il Vangelo o si segue la mentalità perversa che regna nel mondo, non esiste una via di mezzo. Se un cristiano non è disprezzato dal mondo, ciò significa che la sua religiosità è tiepida e annacquata; insomma il suo modo di comportarsi non è da vero cristiano.

Del resto è stato lo stesso Gesù a dirci che il mondo ha perseguitato Lui e pertanto avrebbe perseguitato anche i suoi seguaci. Leggendo le biografie dei santi si rimane colpiti nel vedere quante sofferenze e persecuzioni hanno dovuto subire costoro pur essendo persone buone e ricche di carità. Pensiamo ad esempio a San Paolo Apostolo, San Lorenzo Martire, San Francesco Saverio, Santa Teresa d'Avila, San Giovanni Bosco, San Massimiliano Maria Kolbe, San Pio da Pietrelcina e tutti gli altri santi.

I veri cristiani soffrono tanto su questa terra che viene definita appunto “valle di lacrime”, tuttavia coloro che perseverano e rimangono fedeli al Redentore Divino sino alla morte, otterranno in cambio della loro fedeltà la gloria eterna del Cielo, dove potranno amare e lodare la Santissima Trinità per omnia sæcula sæculorum. Così spero, così sia per me, per te e per tutti i lettori del blog.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

martedì 9 gennaio 2018

Gioia interiore

Una giovane scout mi ha confidato la grande gioia interiore che ha provato durante un'esperienza vocazionale tra le Servidoras.


Ciao D., come stai?
                                 Sono [...], la ragazza scout che ti ha scritto qualche mese fa. Continuo a leggere il blog nell'attesa che il buon Dio mi ritenga pronta per iniziare il mio cammino con la comunità che Lui ha scelto per me. Ciò che tu svolgi è molto bello, aiuta molte anime in pena a ritrovare la retta via. O semplicemente è di conforto a tutte quelle che si trovano in difficoltà o stanno percorrendo un cammino vocazionale. Volevo anche dirti che un mese fa sono andata per quattro giorni in un convento delle Servidoras. È stata l'esperienza più bella della mia vita. Dio mi ha dato ancora più la sicurezza di dover vivere lì, per vivere maggiormente in Lui e con Lui. Non so davvero come esprimermi, forse a un certo punto più che le parole parlano gli occhi. Mi sono sentita veramente a casa, nonostante la mia fosse a 600 km da lì. Mi sentivo anche in maggiore unione con i miei genitori. Però, come spiegarlo a loro?

Nonostante le mille paure sono riuscita a rivelare ai miei quello che è il disegno di Dio su di me. Pensavo in una reazione più esagerata invece quasi non hanno detto niente. Al posto delle parole ha parlato quel silenzio che non si può interpretare. Ma sono stata davvero felice di averlo detto, era da molto tempo che aspettavo il momento in cui mi sarei aperta per far trasparire l'azione di Dio nel mio cuore. E, come mi ha sempre detto la Madre, "Dio spacca il cuore, starai male, ti sentirai abbandonata e non vorrai andare avanti, ma Dio ti spezza il cuore solamente per ricostruirlo in un modo migliore".

E con queste parole ti lascio. Un caro saluto in Gesù e Maria, che Dio ti Benedica!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                      ti ringrazio di avermi scritto, sono molto felice di sapere che hai fatto un'esperienza vocazionale tra le Servidoras e che ormai sei sicura che Gesù buono vuole prenderti tutta per Sé chiamandoti ad abbracciare la vita religiosa e a divenire così Sua vera sposa. Quando andrai a vivere tra le suore i mondani diranno: “Poverina, è andata a rinchiudersi in convento”. Purtroppo, loro non comprendono quanto sia bella la vita religiosa. Le gioie spirituali sono di gran lunga superiori alle gioie materiali, ma per poterle assaporare è necessario avere il cuore rivolto verso Dio. Se una persona non pensa ad altro che a pranzi, feste, soldi, successo, gossip, cinema, discoteche, sballo e divertimenti sfrenati, come potrà comprendere la bellezza della vita cristiana? Non ci possono essere compromessi: o si ama Dio oppure si ama il mondo. Gli insegnamenti del Vangelo sono opposti a quelli del mondo, pertanto si ingannano coloro che pensano di poter conciliare la vita devota con la mentalità mondana.

La vocazione religiosa è una grazia enorme. In punto di morte vedrai con maggiore chiarezza quanto sia stato prezioso questo dono del Signore. Chissà quante ragazze della tua età, pur essendo molto più buone di te, non sono state chiamate a divenire spose di Cristo. Quanto grande deve essere sin da ora la tua gratitudine nei confronti del Redentore Divino! Prega la Santissima Trinità, unico Dio, di chiamare tante altre ragazze alla vita consacrata. C'è tanto bisogno di suore fervorose e zelanti che dedichino la propria vita all'apostolato e alla preghiera per la salvezza delle anime. Spero tanto che entro l'anno tu riesca ad abbandonare il mondo traditore, sempre più immerso nel fango dei vizi e dell'errore. Non vedo l'ora che entri in convento!

Per quanto riguarda il tuo interesse per lo scoutismo, penso che molte delle cose che hai imparato ti serviranno anche in futuro quando sarai suora, visto che le Servidoras fanno molto apostolato tra i giovani. Chissà, magari un giorno sorgeranno anche dei gruppi scout collegati alla Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato. Bisogna usare ogni mezzo lecito pur di portare anime a Dio.

Continua a seguire ogni giorno il mio blog sin quando non avrai spiccato il volo verso la casa del tuo Sposo. Il mondo cerca di scoraggiare le persone ad abbracciare la vita religiosa, io invece col blog cerco di incoraggiarle a seguire la chiamata di Cristo. Per me è una grande gioia ogni volta che vengo a sapere che qualcuno ha resistito alle lusinghe ingannatrici del mondo e ha abbandonato tutto pur di donare la propria vita a Colui che per amor nostro si immolò sulla croce del Golgota.

Carissima in Cristo, continua a perseverare nel combattimento spirituale in difesa della tua vocazione, non te ne pentirai! Quando sarai in Cielo ti rallegrerai al pensiero di aver lottato e sofferto per amore di Gesù.

In Corde Matris,

Cordialiter

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