Per chiedere informazioni all'autore del blog, oppure per chiedere indirizzi di buoni conventi e monasteri, scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com

Visualizzazioni totali

venerdì 22 settembre 2017

Le vere amicizie

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


L'amicizia può essere mezzo di santificazione o serio ostacolo alla perfezione, secondo che è soprannaturale o naturale e sensibile. [...]

1° DELLE VERE AMICIZIE.

Ne diremo la natura e i vantaggi.

595.   A) Natura. -- a) Essendo l'amicizia una mutua comunicazione tra due persone, si specifica innanzi tutto secondo la varietà delle comunicazioni e la qualità dei beni che si comunicano. Il che viene molto bene spiegato da S. Francesco di Sales: "Quanto più squisite saranno le virtù in cui comunicate, tanto più perfetta sarà l'amicizia. Se comunicate in scienze, l'amicizia è certamente assai lodevole; più lodevole ancora se comunicate in virtù, nella prudenza, nella moderazione, nella fortezza, nella giustizia. Se poi la vostra mutua comunicazione riguarda la carità, la devozione, la perfezione cristiana, oh Dio! quanto preziosa sarà l'amicizia! Sarà eccellente perchè viene da Dio, eccellente perchè tende a Dio, eccellente perchè ne è vincolo Dio, eccellente perchè durerà eternamente in Dio! Oh! che buona cosa è amare sulla terra come si ama in cielo e imparare ad averci in questo mondo quella reciproca tenerezza che ci avremo eternamente nell'altro!"

La vera amicizia è dunque in generale un'intima corrispondenza tra due anime per farsi scambievolmente del bene. Può restare semplicemente onesta, se i beni che si comunicano sono di ordine naturale. Ma l'amicizia soprannaturale è di ordine assai superiore. È un'intima corrispondenza tra due anime che si amano in Dio e per Dio, a fine di scambievolmente aiutarsi a perfezionar la vita divina che possedono. Fine ultimo ne è la gloria di Dio, fine immediato il progresso spirituale, e Gesù il vincolo di unione tra i due amici. Tal è il pensiero del Beato Etelredo [...] che il Lacordaire traduce così: "Non posso più amar persona senza che l'anima prenda posto dietro il cuore e che Gesù Cristo venga a fare il terzo in mezzo a noi".

596.   b) Perciò quest'amicizia, [invece] di essere appassionata, predominante, esclusiva come l'amicizia sensibile, ha per doti la calma, il riserbo e la mutua confidenza. È affetto calmo e moderato, appunto perchè fondato sull'amor di Dio ne partecipa la virtù; onde è pure affetto costante, che va crescendo, al rovescio dell'amore passionale che tende ad affievolirsi. Ed è accompagnata da savio riserbo: [invece] di cercar familiarità e carezze come l'amicizia sensibile, è piena di rispetto e di riservatezza, perchè non desidera altro che comunicazioni spirituali. Questa riservatezza non impedisce però la confidenza; mutuamente stimandosi e vedendo nella persona amata un riflesso delle divine perfezioni, si prova per lei confidenza grandissima, che è del resto reciproca; il che porta intime comunicazioni, perchè si brama di partecipare alle soprannaturali doti dell'amico. Si comunicano quindi i pensieri, i disegni, i desideri di perfezione. E bramando di scambievolmente perfezionarsi, non si peritano di avvertirsi dei difetti e di aiutarsi a correggerli. La mutua confidenza che regna tra i due amici impedisce all'amicizia di diventare inquieta, affannosa, esclusiva; non si ha per male che l'amico abbia altri amici, anzi se ne gode pel bene suo e per quello del prossimo.

597.   B) È chiaro che tale amicizia presenta grandi vantaggi. a) La S. Scrittura ne fa frequenti elogi: "Un amico fedele è tetto robusto, e chi lo trova ha trovato un tesoro... l'amico fedele è balsamo vitale [...]. Nostro Signore ce ne diede l'esempio nell'amicizia che ebbe per Giovanni, il quale era conosciuto per "l'amato da Gesù, quem diligebat Jesus". S. Paolo ha amici a cui porta profondo affetto; soffre della loro assenza e la sua più dolce consolazione è di rivederli; così è inconsolabile perchè non trova Tito al luogo convenuto [...]; si rallegra appena lo ritrova [...]. Si vede pure quale affetto nutriva per Timoteo e quanto bene gli faceva la sua presenza e che aiuto gli dava a farne anche agli altri; lo chiama quindi suo collaboratore, suo figlio, suo carissimo figlio, suo fratello [...].

Anche l'antichità cristiana ci porge illustri esempi di amicizia: uno dei più celebri è quello di S. Basilio e di S. Gregorio Nazianzeno.

598.   b) Da questi esempi si deducono tre ragioni a mostrare quanto utile sia l'amicizia cristiana, specialmente per il sacerdote di ministero.

1) Un amico è una tutela rispetto alla virtù, protectio fortis. Noi sentiamo il bisogno d'aprire il cuore a un intimo confidente; il direttore risponde talora a questo bisogno, ma non sempre: la sua amicizia paterna è diversa dall'amicizia fraterna che cerchiamo noi. Abbiamo bisogno d'un nostro pari con cui poter discorrere con tutta libertà. Se non lo troviamo, correremo pericolo di far confidenze biasimevoli a persone che non sempre riusciranno innocue per noi e per loro.

2) È pure un intimo consigliere a cui apriamo volontieri i dubbi e le difficoltà e che ci aiuta a risolverli; è un monitore savio e affettuoso, che, vedendoci all'opera e sapendo ciò che si dice di noi, ci dirà la verità, facendoci così schivar talora molte imprudenze.

3) È finalmente un consolatore, che ascolterà amorevolmente il racconto delle nostre pene, e troverà nel suo cuore le parole necessarie per addolcirle e confortarci.

599.   Si può chiedere se queste amicizie siano da approvarsi nelle comunità, potendosi infatti temere che portino danno all'affetto che deve unire tutti i membri e che generino gelosie. Bisogna certamente badare che tali amicizie non rechino nocumento alla carità comune, e che siano non solo soprannaturali ma tenute entro i giusti limiti fissati dai superiori. Con queste riserve, anche coteste amicizie hanno i loro vantaggi, perchè i religiosi hanno essi pure bisogno d'un consigliere, d'un consolatore e d'un monitore che sia insieme un amico. Tuttavia anche nelle comunità, anzi più che altrove, bisogna premurosamente evitare tutto ciò che può aver colore di falsa amicizia.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

giovedì 21 settembre 2017

Addio a una lettrice

Ripubblico una lettera d'addio che scrissi a una ragazza francese prima della sua entrata in monastero.

Carissima sorella in Cristo,
                                              sono felicissimo di sapere che sabato entrerai in uno dei migliori monasteri di clausura d'Europa! Coraggio, finalmente è arrivato il momento di abbandonare il mondo traditore per abbracciare la vita religiosa. È meraviglioso!

Il demonio cercherà di farti avere nostalgia del mondo, ma tu devi rimanere fedele a Cristo Re che ti sta chiamando a diventare sua sposa. Resisti, non arrenderti! Davvero grande è la grazia di poter abbracciare la vita monastica in un ottimo monastero! Potrai assistere ogni giorno alla Messa nel venerabile e antico rito romano, fare adorazione Eucaristica, fare l'orazione mentale, vivere in pace senza preoccupazioni materiali, amare intensamente Gesù, vivere continuamente alla presenza di Dio! Che gioia!

Allontana i dubbi dalla tua mente, non avere nostalgia del mondo traditore, dobbiamo essere felici per la tua entrata in monastero!  Ecco quel che diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori alle ragazze che entravano in monastero: "Voi oggi lasciate il mondo: credete forse di lasciare qualche gran cosa? Che cosa è mai questo mondo? terra di spine, di lacrime e di dolori. Promette grandi cose il mondo ai suoi seguaci; spassi, gioie e pace: ma tutto poi si riduce ad inganni, amarezze e vanità. Le stesse ricchezze, onori e spassi mondani diventano alla fine pena e lutto: Extrema gaudii luctus occupat. E Dio faccia che per tanti accecati che amano il mondo questo lutto non diventi eterno; poiché in mezzo al mondo i pericoli sono molti, sono grandi e sono inevitabili, di perdere l'anima, il paradiso e Dio. Povere quelle fanciulle che, ingannate dalle false promesse del mondo, lasciano Gesù Cristo e vanno al secolo! Sperano di trovare ivi piaceri e gioie, ma povere! dico, perché poi non vi trovano altro che fiele e spine, come dimostra l'esperienza. [...] Insomma, se voi foste rimasta nel mondo, quale altro sposo più grande potevate sperare che un cavaliere, un titolato, un monarca di qualche regno? Ma ora prendete per sposo il Re del cielo e di tutti i regni della terra.  […] Lasciate, figliuola mia, lasciate a quelle giovani che amano il mondo tutti i loro spassi, vanità, belle vesti, commedie, banchetti e festini, e godetevi voi Gesù Cristo. Egli nella vostra cella vi terrà più contenta che tutti i piaceri, gli sfarzi e le ricchezze che possiedono le regine della terra. Ivi nella vostra solitaria cella godrete un paradiso ed una continua pace. Se amate Gesù Cristo, amerete la solitudine che troverete nella vostra cella. In essa il vostro crocifisso Sposo vi parlerà familiarmente al cuore; da quella croce vi manderà raggi di luce alla mente e saette infiammate di santo amore al cuore. E voi da sola a solo nella vostra cella gli paleserete l'affetto che gli portate, gli farete continuamente offerte di voi stessa e di tutte le cose vostre; gli chiederete le grazie di cui avete bisogno; gli comunicherete le vostre angustie, i timori che vi affliggono; ed egli vi consolerà. Non dubitate che lo Sposo divino vi consolerà sempre in vita e maggiormente poi vi consolerà nell'ora della morte […]."

Prego per te affinché tu possa essere una buona sposa di Gesù. Anche tu, quando sarai in monastero, prega per me e per i lettori del blog, affinché tanti altri giovani possano abbandonare il mondo e abbracciare la vita religiosa in ordini fervorosi e osservanti! Bisogna far rifiorire la Chiesa Cattolica riempiendo i monasteri e i conventi con numerose e sante vocazioni!

Ricordo ancora le bellissime parole d'amore che scrivesti in una delle tue prime lettere: "Il mio più grande desiderio è quello di consolare Gesù, curare le sue piaghe, adorarlo, asciugare le sue lacrime, passare la mia vita con Lui, dargli tutto, non tenere niente per me, e sacrificare tutto per amor suo, vivere di Lui, per Lui, in Lui; amarlo fino a fondermi completamente in Lui, contemplarlo, supplicarlo di salvare i peccatori, di accordare la sua misericordia, di dar loro la fede. Voglio consolare Gesù per tutti gli oltraggi fatti al suo Sacro Cuore e al Cuore Immacolato di sua Madre. Se potessi, mi piacerebbe fargli dimenticare tutte le sue sofferenze, asciugare le lacrime che ha versato per noi."

Ti ringrazio per l'aiuto che mi hai dato in questi anni scrivendo o traducendo alcuni post per il blog vocazionale in francese. Merci beaucoup!

Addio carissima sorella in Cristo, speriamo di poterci incontrare un giorno in Paradiso, dove insieme alla Madonna e a tutti gli angeli e ai santi potremo amare Dio per tutta l'eternità. Così spero, così sia!

In Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

mercoledì 20 settembre 2017

Avere la vocazione

Non bisogna abbracciare la vita religiosa se non si ha la vocazione, però è possibile chiedere al Signore di ricevere questa grande grazia. A tal proposito riporto la lettera che ho scritto a una ragazza, la quale mi aveva detto che le sarebbe piaciuto entrare in convento, ma che non sentiva la vocazione...

Cara sorella in Cristo,
                                     ti ringrazio di avermi scritto. Per me è una gioia sapere che al giorno d'oggi esistono ancora persone che non si fanno trascinare dalla stolta mentalità mondana, ma vogliono tenacemente seguire Gesù buono e amarLo con tutto il cuore.

Comprendo bene il tuo attuale stato d'animo. Ormai questa società secolarizzata e materialista non ti attrae più, perché è opposta agli insegnamenti di Gesù. Coloro che vogliono vivere il Vangelo con coerenza vengono considerati dei matti da compatire. Di tutto ciò che ci capita nella vita, nulla avviene per puro caso. Le cose cattive (ad esempio il subire dei furti, delle percosse, delle persecuzioni, ecc.) non sono volute da Dio, tuttavia il Signore non impedisce che accadano perché spera di trarne un bene maggiore. Giobbe era un sant'uomo, eppure il Signore permise che venisse tormentato da lutti, malattie, ingiustizie, povertà e incomprensioni. Ovviamente Dio non voleva che i sabei gli rubassero il bestiame, ma non impedì che ciò avvenisse. Infatti Giobbe sopportò con pazienza le avversità e meritò un grande grado di gloria in paradiso.

Tu adesso stai soffrendo poiché ti trovi a disagio in questa società perversa, il Signore permette che tu soffra perché spera di trarne un bene maggiore. Quale? Non lo so, però è certo che si tratta di qualcosa di bello, perché è di fede che Iddio è capace solo di fare e desiderare il bene. Con tutto il cuore spero che questa situazione di difficoltà che stai vivendo ti serva per staccarti definitivamente dal mondo e farti abbracciare la vita religiosa in qualche monastero fervoroso e osservante.

La vocazione, più che in un sentimento del cuore o in una sensibile attrattiva, è riscontrabile principalmente nella retta intenzione di chi aspira alla vita religiosa. Chi desidera diventare suora per il nobile motivo di consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, vivendo con fervore cristiano la Regola del proprio ordine, fuggire dalle tentazioni del mondo, vivere più unita a Gesù buono, costei, secondo l'insegnamento di Sant'Alfonso, dimostra di avere dei segni tipici di una vera vocazione.

Ma ipotizziamo che tu attualmente non abbia il dono della vocazione. Anche in questo caso non dovremmo arrenderci. Così come è lecito chiedere al Signore l'aiuto per superare un esame scolastico, vincere un concorso di lavoro, trovare una casa, eccetera, a maggior ragione è lecito chiedere le grazie spirituali, tra cui anche quella di ricevere la chiamata alla vita consacrata. Non solo è lecito chiedere questa grazia per se stessi, ma anche per gli altri. Ad esempio i genitori di Santa Teresa di Lisieux pregavano Dio di donare la vocazione alle loro cinque figlie, e vennero esauditi. La stessa Santa Teresina pregò Gesù buono affinché la sorella di una novizia entrasse in monastero, e anche lei venne esaudita.

Ti consiglio di chiedere ogni giorno a Gesù di prenderti come sua casta sposa in qualche buon ordine religioso. Che altro fare? Una cosa molto utile sarebbe il partecipare agli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola.

Spero tanto di esserti stato di qualche utilità, ma rimango a tua disposizione per qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

martedì 19 settembre 2017

Richiesta di preghiere

Un lettore del blog mi ha chiesto di pubblicare la sua e-mail.

Ciao carissimo, ti chiedo di pregare per una mia compagna. Attualmente è in difficoltà economica, ma invece di chiedere aiuto a Dio, è lontana dalla Chiesa e dai Sacramenti, disprezza la legge morale [...]. Da poco ha assunto anche il vizio del fumo [...]. Prego sempre per la sua conversione e ti chiedo di pubblicare sul blog la mia richiesta, così che anche chi legge possa unirsi in preghiera. Grazie mille!

Adorazione Eucaristica

Riporto una delle lettere che mi ha scritto una gentilissima lettrice del blog, alla quale rispondo sempre volentieri, perché desidera diventare sposa del mio Re.


Carissimo D.,
                     scusa il disturbo! Come ben sai questo non è un momento facile per me, non riesco a pregare, mi sento confusa, non lo so ma più passa il tempo e più mi sento male, sto soffrendo tanto e non so veramente cosa fare!

Oggi nella nostra chiesa, come ogni settimana, c'era l'adorazione Eucaristica per tutto il giorno. Prima di questa crisi andavo sempre a stare davanti a Gesù, adesso è un po' di tempo che vado solo alla conclusione, giusto per non sentire lamentele del mio parroco...oggi però, entrata in chiesa, mi sono come sentita attratta da Lui, non ti so spiegare ma è come se Lui mi chiamasse e mi diceva STAI CON ME!! ma io niente, nonostante ogni tanto uscivo dalla sacrestia per vederLo non sono riuscita ad andare da Lui... [...] non so come dirlo ma... sembra che Lui mi chiama ed io sto scappando. Che mi prende? Io so che solo Lui può darmi il vero amore, che Lui è il mio amore, il mio sposo, ma allora perché Lo evito?

Ti saluto fortemente in Gesù e Maria.
(lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                           tu non mi disturbi affatto, per me è un onore poter aiutare una futura sposa del mio Re.

Mi dispiace molto sapere che stai soffrendo assai, vorrei tanto fare qualcosa per aiutarti, ma mi rendo conto che solo Gesù buono può consolarti davvero. Comunque, quel che potrò fare per te lo farò volentieri, a cominciare dalla preghiera. Come ti ho già detto in passato, ci tengo molto a ogni vocazione religiosa, quindi anche alla tua, e non voglio che qualcosa possa turbarti e distrarti dal desiderio di donare a Gesù buono il resto della tua vita.

Innanzitutto mi complimento col tuo parroco per aver istituito l'adorazione Eucaristica per un'intera giornata alla settimana. Purtroppo, una cosa del genere non è molto frequente di questi tempi.

Sì, Gesù nel Santissimo Sacramento desidera ardentemente che noi andiamo a visitarlo per parlare con Lui da cuore a cuore e fargli affetti devoti e dichiarazioni d'amore. A maggior ragione il Redentore desidera che tra i suoi adoratori ci sia tu che sei chiamata a vivere con Lui da vera sposa in qualche ordine religioso osservante.

Questo è un momento importantissimo per te, poiché è giunta l'ora di eleggere lo stato di vita che dovrai abbracciare. Il nemico del genere umano sta facendo di tutto per allontanarti dal tuo futuro Sposo, ma tu devi resistere come un valoroso soldato in battaglia. Questo è un periodo di grande sofferenza per la tua anima, ma è proprio questo il momento in cui si vede se ami davvero Gesù oppure no. È facile essere cristiani quando si è immersi nelle consolazioni spirituali, ma è nell'ora della prova che viene vagliata la nostra fedeltà al Signore, è in questi momenti che si vede se amiamo sinceramente Dio oppure siamo innamorati solo delle consolazioni spirituali.

Dunque, che fare? Continua a svolgere tutte le pratiche di devozione che facevi prima della “crisi spirituale”, soprattutto cerca di rifugiarti spesso ai piedi di Gesù Sacramentato. Anche se non senti consolazioni spirituali, devi resistere e perseverare nel fargli dichiarazioni d'amore. Devi dirgli che tutte le ricchezze della terra non ti interessano per nulla, poiché ami solo Lui e per amor Suo sei disposta ad abbandonare il mondo e a donarti tutta a Lui entrando in un ordine religioso fervoroso.

Coraggio, resisti con ardore! Quando sarai in Cielo comprenderai quanto sono stati preziosi i tuoi atti d'amore a Gesù fatti durante questo sofferente periodo di aridità.

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Cristo Re e in Maria Corredentrice del genere umano.

Cordialiter

lunedì 18 settembre 2017

Morte di un uomo mondano

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


Sentimenti d'un moribondo trascurato, che poco ha pensato alla morte.

Dispone domui tuae, quia morieris, et non vives (Isa 38,1)

PUNTO I


Figuratevi di trovarvi presente ad un infermo, a cui non restano che poche ore di vita. Povero infermo, mirate come sta oppresso da' dolori, dagli svenimenti, suffogazioni di petto, mancanza di respiro, sudor freddo, colla testa svanita a tal segno che poco sente, poco capisce e poco può parlare. Tra le sue miserie la maggiore è quella ch'egli già sta vicino a morire, ed in vece di pensare all'anima e ad apparecchiar i conti per l'eternità, non pensa che a' medici, a' rimedi, per liberarsi dall'infermità e da' dolori che lo vanno uccidendo. "Nihil aliud quam de se cogitare sufficiunt", dice S. Lorenzo Giustiniani, parlando di tali moribondi. Almeno i parenti, gli amici l'avvertissero dello stato pericoloso in cui si trova; no, non v'ha fra tutt'i suoi parenti ed amici chi abbia l'animo di dargli la nuova della morte e di avvisargli che prenda i Sagramenti; ognuno ricusa di dircelo per non dargli disgusto.

(O mio Dio, da ora io vi ringrazio che in morte mi farete assistere da' miei cari Fratelli della mia Congregazione, i quali non avranno altro interesse allora che della mia eterna salute, e tutti mi aiuteranno a ben morire).

Ma frattanto, benché non si dà l'avviso della morte, nulladimeno l'infermo vedendo la famiglia in rivolta, i collegi de' medici che si replicano, i rimedi moltiplicati, spessi e violenti che si adoprano; il povero moribondo sta in confusione e spavento tra gli assalti de' timori, de' rimorsi e delle diffidenze, dicendo tra sé: Oimé chi sa, se già è arrivata la fine degli anni miei? Or quale sarà poi il sentimento dell'infermo, quando già riceve la nuova della sua morte? "Dispone domui tuae, quia morieris, et non vives". Che pena avrà in sentirsi dire: Signor tale, la vostra infermità è mortale, bisogna che prendiate i Sagramenti, vi uniate con Dio e vi andiate licenziando dal mondo. Licenziando dal mondo? Come? si ha da licenziar da tutto? da quella casa, da quella villa, da quei parenti, amici, conversazioni, giuochi, spassi? Sì, da tutto. Già è venuto il notaio e scrive questa licenziata: "Lascio, lascio". E con sé che si porta? non altro che un misero straccio, che tra poco dovrà infracidarsi insieme con lui dentro la fossa.

Oh che malinconia e turbamento apporterà al moribondo allora il veder le lagrime de' domestici e 'l silenzio degli amici, che in sua presenza tacciono e non hanno animo di parlare! Ma le maggiori pene saran per lui i rimorsi della coscienza, che in quella tempesta si faran più sentire, per la vita disordinata fatta sino ad allora, dopo tante chiamate e lumi divini, dopo tanti avvisi de' padri spirituali, e dopo tante risoluzioni fatte, ma o non eseguite mai, o appresso trascurate. Dirà egli allora: Oh povero me, ho avuto tanti lumi da Dio, tanto tempo da aggiustare la mia coscienza, e non l'ho fatto; ed ecco che ora già sono arrivato alla morte! Che mi costava il fuggir quell'occasione, lo staccarmi da quell'amicizia, il confessarmi ogni settimana? E benché avesse avuta a costarmi assai, io dovea far tutto per salvarmi l'anima, che importava tutto. Oh se avessi posta in esecuzione quella buona risoluzione da me fatta; se avessi seguitato, come allora cominciai, ora quanto me ne troverei contento? ma non l'ho fatto, ed ora non v'è più tempo di farlo. I sentimenti di tali moribondi, che sono stati in vita trascurati di coscienza, son simili a quelli de' dannati, che nell'inferno anche si dolgono de' loro peccati, come causa della loro pena, ma senza frutto e senza rimedio.

PUNTO II

Oh come in punto di morte si fan conoscere le verità della fede, ma per maggior tormento di quel moribondo, ch'è vivuto male; e specialmente s'era persona consagrata a Dio, sì che abbia ella avuto più comodo di servirlo, più tempo, più esempi e più ispirazioni. Oh Dio che pena avrà in pensare e dire: Io ho ammoniti gli altri, e poi ho fatto peggio di loro! Ho lasciato il mondo, e poi son vivuto attaccato ai diletti, alle vanità ed agli amori del mondo! Qual rimorso le sarà il pensare che coi lumi, ch'ella ha ricevuti da Dio, si sarebbe fatto santo anche un pagano! Qual pena avrà in ricordarsi di aver disprezzate in altri le pratiche di pietà, come debolezze di spirito, e di aver lodato certe massime di mondo, di stima propria, o d'amor proprio, cioè di non farsi mettere il piede avanti, di non farsi patire, e di prendersi tutti gli spassi che si presentano!

"Desiderium peccatorum peribit" (Ps 111,10). In morte quanto sarà desiderato quel tempo, che ora si perde! Narra S. Gregorio ne' suoi Dialoghi che vi fu un certo Crisanzio, uomo ricco, ma di mali costumi, il quale ridotto in morte gridava contro i demonii, che visibilmente gli apparvero per prenderselo: "Datemi tempo, datemi tempo sino a domani". E quelli rispondevano: O pazzo, ora cerchi tempo? tu ne hai avuto tanto e l'hai perduto, e l'hai speso a peccare; ed ora cerchi tempo? Ora non ci è più tempo. Il misero seguiva a gridare ed a cercare aiuto. Si ritrovava ivi un suo figlio monaco, chiamato Massimo, e 'l moribondo al figlio diceva: "Figlio mio, aiutami; Massimo mio, aiutami". E frattanto colla faccia fatta di fuoco si sbalzava furiosamente dall'una e dall'altra parte del letto, e così agitandosi e gridando da disperato spirò infelicemente l'anima.

Oimé che questi pazzi amano in vita la loro pazzia, ma in morte poi aprono gli occhi e confessano di essere stati pazzi, ma allora ciò non serve che ad accrescere la diffidenza di rimediare al mal fatto; e morendo così, lasciano molta incertezza della loro salute.

Fratello mio, or che leggete questo punto, penso che voi anche dite: Così è. Ma se così è, sarebbe assai più grande la vostra pazzia e disgrazia, se conoscendo già queste verità in vita, non vi rimediaste a tempo. Questo stesso, che avete letto, sarebbe una spada di dolore per voi in morte.

Via su dunque, giacché siete a tempo di evitare una morte così spaventosa, rimediate presto; non aspettate quel tempo, che non sarà più tempo opportuno a rimediare. Non aspettate né l'altro mese, né l'altra settimana. Chi sa, se questa luce, che ora Dio vi dà per sua misericordia, sia l'ultima luce e l'ultima chiamata per voi. È sciocchezza il non voler pensare alla morte, la quale è certa, e da cui dipende l'eternità; ma è maggiore sciocchezza il pensarvi e non apparecchiarsi alla morte. Fate ora quelle riflessioni e risoluzioni che fareste allora: ora con frutto, allora senza frutto: ora con confidenza di salvarvi, allora con gran diffidenza della vostra salute. Licenziandosi un gentiluomo dalla corte di Carlo V per vivere solamente a Dio, gli domandò l'imperatore perché lasciava la corte? Rispose: È necessario per salvarsi che tra la vita disordinata e la morte v'interceda qualche spazio di penitenza.

PUNTO III

Al moribondo che in vita è stato trascurato circa il bene dell'anima sua, tutte le cose che gli si presenteranno, gli saranno spine: spina la memoria degli spassi presi, de' puntigli superati e delle pompe fatte: spine gli amici che verranno a visitarlo con ogni cosa che gli ricorderanno: spine i padri spirituali, che a vicenda gli assisteranno: spine i Sagramenti che dovrà prendere della confessione, della comunione ed estrema unzione: spina gli diventerà anche il Crocifisso, che gli sarà posto accanto, leggendo in quella immagine la mala corrispondenza usata all'amore di un Dio morto per salvarlo.

Oh pazzo che sono stato, dirà allora il povero infermo! Poteva farmi santo con tanti lumi e comodità che Dio m'ha date; potea fare una vita felice in grazia di Dio, ed ora che mi trovo in tanti anni che ho avuti, se non tormenti, diffidenze, timori, rimorsi di coscienza e conti da rendere a Dio? e difficilmente mi salverò. E quando ciò lo dirà? quando già sta per finire l'olio alla lampa, e chiudersi per lui la scena di questo mondo, ed egli si trova già a vista delle due eternità, felice ed infelice; e già s'accosta a quell'ultima aperta di bocca, da cui dipende l'esser beato o disperato per sempre, mentre Dio sarà Dio. Quanto egli pagherebbe allora per avere un altro anno o mese o almeno un'altra settimana di tempo, colla testa sana; perché stando allora con quello stordimento di capo, affanno di petto e mancanza di respiro, non può far niente, non può riflettere, non può attuar la mente a far un atto buono: si ritrova come chiuso in una fossa oscura di confusione, dove non concepisce altro che una gran rovina che gli sovrasta, a cui si vede inabile di rimediare. Onde vorrebbe tempo, ma gli sarà detto: "Proficiscere"; presto, aggiusta i conti fra questo breve spazio, come meglio puoi, e parti; non lo sai che la morte non aspetta, né porta rispetto ad alcuno?

Oh che spavento gli sarà allora il pensare e dire: Stamattina son vivo, stasera facilmente sarò morto! oggi sto in questa camera, domani starò in una fossa! e l'anima mia dove starà? Che spavento, quando vedrà apparecchiarsi la candela! quando vedrà comparire il sudor freddo della morte! quando udirà ordinarsi a' parenti che si partano dalla stanza e non v'entrino più! quando comincerà a perder la vista, oscurandosi gli occhi! Che spavento finalmente, quando già s'allumerà la candela, perché la morte è già vicina! O candela, candela, quante verità che allora scoprirai! o come farai allora vedere le cose differenti da quelle che ora compariscono! come farai conoscere che tutt'i beni di questo mondo son vanità, pazzie ed inganni! Ma che servirà intendere queste verità, quand'è finito il tempo di potervi rimediare?


[Meditazione tratta da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

domenica 17 settembre 2017

Suore di clausura

Tempo fa mi ha contattato una donna che scrive su una rivista cattolica, e mi ha posto varie domande sulle suore di clausura. Ecco le risposte che le ho dato.



Carissima in Cristo,
                               rispondo molto volentieri alle sue domande.

- Sono devoto a Sant'Alfonso Maria de Liguori perché i suoi toccanti e fervorosi scritti spirituali mi hanno convertito. La sua spiritualità mi ha “contagiato” e adesso cerco di propagarla nella speranza che anche altre persone vengano contagiate. :-)

- Non penso che una ragazza entri in un monastero di clausura semplicemente per “fuggire” da questa società frivola e decadente. Senza una vera vocazione difficilmente una persona riuscirebbe a resistere rinchiusa nella clausura. Ciò che spinge le ragazze ad abbandonare il mondo e ad entrare in monastero è un folle amore per il Redentore Divino.

- Dio attrae alcune ragazze in ordini di vita attiva e apostolica, altre invece in monasteri di clausura, nei quali c'è più silenzio e maggiori possibilità di dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione.

- L'età massima per abbracciare la vita religiosa varia da ordine ad ordine. Ce ne sono alcuni, anche tra quelli di clausura, che non hanno limiti d'età.

- Alle ragazze attratte dalla vita monastica consiglio di mettersi in contatto con qualche buon monastero, e magari chiedere di poter fare un'esperienza vocazionale. È importante che il monastero sia fervoroso e osservante, perché diceva Sant'Alfonso che è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato, cioè dove la vita religiosa non si vive più in maniera intensa e non si cerca più la perfezione cristiana.

- Purtroppo, c'è tanta gente che considera inutile la vita delle suore di clausura. La cosa che mi amareggia è che questa cosa non è sostenuta solo negli ambienti atei, ma anche in certe sacrestie. La realtà è che la mentalità mondana e materialista ha contagiato le menti di tanti cristiani, e ormai a causa dell'immanentismo dilagante, in molti non hanno più una visione soprannaturale della vita. Le suore di clausura sono utilissime alla Chiesa Cattolica, cioè al Corpo Mistico di Cristo. Infatti con le loro preghiere e penitenze ottengono innumerevoli grazie dal Cielo. Santa Teresa di Lisieux era una giovane carmelitana, e pur vivendo rinchiusa nella clausura, la Chiesa l'ha proclamata Patrona Universale delle Missioni Cattoliche insieme a quel zelante ed eroico missionario che fu San Francesco Saverio. Come è possibile? Ebbene, sì, anche restando nella clausura si può essere missionari ed apostoli, innalzando a Dio ferventi orazioni e offrendogli le proprie sofferenze e mortificazioni. Noi non ce ne accorgiamo, ma sono innumerevoli le anime convertite grazie al silenzioso e nascosto apostolato delle suore di clausura. Se non ci fossero queste eroiche donne, il mondo sarebbe certamente peggiore.

Approfitto dell'occasione per porgerle cordiali saluti in Corde Matris,

Cordialiter


sabato 16 settembre 2017

No alle canzoni di Ligabue in chiesa!


Una ragazza che arde d'amore per Gesù mi ha scritto una bella lettera che voglio farvi leggere.

Oh Anima, Anima cara! Potrei meditare per ore l'immensa Misericordia di Dio. Mi commuovo solo a pensare quanta ne ha usata con me! Essa abbraccia l'universo intero, ma noi, miseri peccatori, arriviamo sempre troppo tardi a capire quanto ci ama il nostro Padre Creatore. Lui fa sempre il primo passo, si china su di noi per proteggerci, per rialzarci. Vuole farci sentire l'ardore del Suo Amore per infiammarci e poter così, a nostra volta, accendere il fuoco vivo latente nelle anime dei fratelli. Il mondo deve essere scaldato! […] Dio mio bruciami con il tuo Amore, voglio essere una fiamma ardente. Che i fratelli possano vedere in me l'opera della Tua infinita bontà e Misericordia! Nient'altro. Voglio scomparire in questo Fuoco immenso. Signore, aiutami ad accogliere, accettare e amare la Tua Volontà.

Vorrei tanto che si tornasse ad avere il giusto rispetto e la delicatezza opportuna nei confronti di Gesù Sacramentato. Partendo dal momento più intimo: la Santa Comunione. Io, purtroppo, non ero ancora nata quando si faceva la Comunione inginocchiandosi alla balaustra, ma sarebbe ottima cosa riportare questa pratica cosicché tutti ricevano Gesù in bocca, direttamente dalle mani del sacerdote, senza il rischio che la particola possa cadere per terra. […] Un altro momento molto importante, e che ora non si rispetta più, è il Ringraziamento dopo la Comunione. È FONDAMENTALE! Quanto lo raccomandava Padre Pio! Questo grande santo raccomandava inoltre la preghiera a S. Michele Arcangelo dopo la S. Messa. È efficacissima e potente appunto per "cacciare nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime".

Mi piacerebbe studiare il latino, proprio perchè esso da' un aspetto del tutto diverso alla celebrazione liturgica. Le da' la giusta importanza. Anche il canto è fondamentale. Non mi piacciono le "schitarrate" in chiesa accompagnate da canzonette (per me non sono nemmeno canti). Questa musica fa tutto tranne che portare le persone a concentrare la loro attenzione su Gesù e sul momento della Celebrazione che si sta vivendo. Questi canti portano confusione, non creano un' atmosfera spirituale. La funzione del canto è: portare l'anima ad elevarsi verso Dio. Il canto deve condurre a Dio. Tutto deve portare a Lui, altrimenti è preferibile il silenzio.

I preti dovrebbero promuovere tutte queste cose e fare chiarezza, portare luce alle persone. Sono pochi i preti che dal pulpito parlano forte e chiaro. Dovrebbero parlare di più dell'esistenza e dell'azione instancabile del demonio, dell'importanza della devozione ai Sacri Cuori, dell'Adorazione Eucaristica, della recita del S. Rosario, della frequenza ai Sacramenti. Una volta c'era sempre un prete in chiesa disponibile per confessare. Ora dove sono? Ma è la Chiesa la loro casa! Come l'operaio lavora molte ore in fabbrica (è suo dovere), così il prete dovrebbe trascorrere la maggior parte del tempo in Chiesa (è suo dovere). S. Giovanni Maria Vianney stava ore davanti al SS. Sacramento. È da lì che prendono la linfa vitale e non impegnandosi a 360 gradi nelle opere esteriori, per quanto buone siano. La PREGHIERA è il centro di tutto. […] 

Che la Madonna ti metta sotto la protezione del suo manto materno. Ti affido al suo Cuore Immacolato.

(Lettera firmata)

P.S puoi pubblicare la mia e-mail, speriamo possa essere di sostegno a chi vede determinate cose e non le approva.


Cara sorella in Cristo,
                                    sono contento che ardi d'amore per il Redentore Divino e che la tua speranza è di essere stata prescelta per divenire Sua sposa abbracciando la vita consacrata in qualche buon istituto religioso in cui si vive in maniera fervorosa la vita cristiana.

Anche io vorrei che la Comunione tornasse ad essere distribuita come si faceva in passato, e cioè coi fedeli inginocchiati alla balaustra (come nella foto a lato). A dir la verità io amo la Messa celebrata nell'antico rito (detta comunemente “Messa tridentina” o “Messa in latino”), nella quale i fedeli possono comunicarsi solo inginocchiati, ricevendo l'Ostia direttamente sulla lingua. Fortunatamente nel rito antico non è possibile ricevere la Comunione sulle mani, le quali potrebbero essere sporche, e soprattutto c'è la possibilità che si stacchino dei piccoli frammenti di Ostia, col grave rischio che cadano per terra e vengano calpestati.

Madre Teresa di Calcutta nel 1989, durante un viaggio negli Stati Uniti disse: “Dovunque vado nel mondo intero, la cosa che mi rende più triste è guardare la gente ricevere la Comunione sulla mano” (Wherever I go in the whole world, the thing that makes me the saddest is watching people receive Communion in the hand). Anche un suo amico sacerdote morto in concetto di santità, l'eroico Padre John Hardon, preferiva che i fedeli ricevessero la Comunione direttamente sulla lingua. Un giorno gli venne chiesto cosa pensasse della comunione sulla mano, ed egli rispose: "Qualunque cosa potete fare per fermare la Comunione sulla mano sarete benedetti da Dio" (Whatever you can do to stop Communion in the hand will be blessed by God). So benissimo che in molte nazioni è stato legalizzato l'uso della Comunione sulle mani, tuttavia io continuo a preferire il tradizionale modo di ricevere l'Ostia direttamente sulla lingua.


Io vado spesso alla Messa tridentina perché noto maggiore sacralità e raccoglimento. Inoltre percepisco maggiormente l'aspetto sacrificale della Messa. Infatti, come insegna magistralmente il Sacrosanto Concilio di Trento, la Messa è essenzialmente la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio di Cristo, il quale ci ha redenti offrendosi come vittima di espiazione per i nostri peccati. 

La nobiltà e la maestà del latino mi aiutano ad elevare più facilmente l'animo a Dio. Lo stesso discorso vale per il meraviglioso e intramontabile canto gregoriano. I modernisti disprezzano la Messa tridentina, ma ciò non mi sorprende perché costoro disprezzano tutto ciò che ha un sapore tradizionale. Ecco cosa scrisse in proposito Papa Benedetto XV nell'Enciclica “Ad Beatissimi Apostolorum Principis”: “Né soltanto desideriamo che i cattolici rifuggano dagli errori dei Modernisti, ma anche dalle tendenze dei medesimi, e dal cosiddetto spirito modernistico; dal quale chi rimane infetto, subito respinge con nausea tutto ciò che sappia di antico, e si fa avido e cercatore di novità in ogni singola cosa, nel modo di parlare delle cose divine, nella celebrazione del sacro culto, nelle istituzioni cattoliche e perfino nell'esercizio privato della pietà.”

Anche a me danno molto fastidio certe canzonette che si cantano in molte chiese, perché non sono adatte ad un rito sacro. Addirittura in certe chiese sono giunti all'aberrazione di cantare durante la Messa le canzoni di Ligabue o di altri cantanti di musica profana, che non hanno nulla a che fare con la musica sacra. È irriverente cantare queste canzoni in un tempio sacro! Quando un prete si comporta in maniera "poco edificante", i fedeli rischiano di smarrirsi, invece quando un sacerdote è santo e zelante, i fedeli si sentono attrarre dalla Religione e vivono in maniera più fervorosa la vita cristiana. Ecco perché bisogna pregare molto per la santificazione del clero.

Ovviamente se da un lato bisogna lottare contro il modernismo, dall'altro non bisogna cadere in forme opposte di estremismo, come purtroppo fanno alcuni che criticano aspramente tutto ciò che è stato fatto nella Chiesa dal 1962 ad oggi, e addirittura giungono a dire che l'ultimo vero Papa è stato Pio XII, mentre (secondo loro) tutti gli altri Pontefici eletti dal 1958 in poi sarebbero degli impostori. Queste tesi estremistiche sono false e velenose! Se ti capita di leggere qualche scritto in cui si critica aspramente il Papa, ti consiglio vivamente di smettere la lettura e di buttare nel cestino quella rivista.

Per quanto riguarda il ringraziamento da fare dopo la Comunione, ti invito a leggere questo mio vecchio post: http://vocazione-religiosa.blogspot.it/2010/11/ringraziamento-dopo-la-santa-comunione.html

Cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter


lll

venerdì 15 settembre 2017

Dovrò morire

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


È un ricordo molto utile per la salute eterna il dire spesso fra noi: Ho da morire un giorno. La chiesa ogni anno nel giorno delle ceneri dà questo ricordo a' fedeli: Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris. Ma questa verità della morte ci vien ricordata molto spesso fra l'anno, ora da' cimiteri che incontriamo nelle vie, ora dalle tombe che vediamo nelle chiese, ed ora dai morti che si portano a seppellire.

I mobili più preziosi che portavansi gli anacoreti nelle loro grotte erano una croce ed un teschio di morto: la croce per ricordarsi dell'amore portato a noi da Gesù Cristo, e il teschio per ricordarsi del giorno della loro morte. E così perseveravano essi nella penitenza sino alla fine de' loro giorni; e morendo da poveri in quel deserto, morivano più contenti che non muoiono i monarchi nelle loro reggie.

(...) In questa terra chi vive più, chi vive meno; ma per ognuno o più presto o più tardi ha da venire la fine; ed in questa fine che sarà il punto di morte, niun'altra cosa ci consolerà, che l'aver amato Gesù Cristo, e l'aver patito con pazienza per amor suo i travagli di questa vita. No che non consolano allora né le ricchezze acquistate né gli onori avuti né i diletti presi. Tutte le grandezze di questo mondo non consolano i moribondi, ma loro dan pena; e quante più se ne son procurate, tanto più crescerà la pena. Dicea suor Margarita di sant'Anna monaca carmelitana scalza e figlia di Ridolfo II. Imperatore: A che servono i regni nell'ora della morte?

Oimè a quanti mondani avviene che quando sono più occupati a procurarsi guadagni, poderi e cariche, venga detto loro colla nuova della morte: Dispone domui tuae, quia morieris et non vives. Signor tale, è tempo che pensiate a far testamento, perché state male! Oh Dio, qual pena avrà colui che sta vicino a guadagnar quella lite, a prender possesso di quel palagio o di quel feudo, in sentirsi dire dal sacerdote ch'è venuto a raccomandargli l'anima: Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo! Partiti da questo mondo e va a rendere i conti a Gesù Cristo! Ma ora non mi trovo apparecchiato bene. Ma che importa? ora bisogna partire.

Ah mio Dio, datemi luce, datemi forza di spender la vita che mi resta in servirvi ed amarvi! Se ora dovessi morire non morrei contento, morrei inquieto. Dunque che aspetto? che mi colga la morte con gran pericolo della mia salute eterna? Signore, se sono stato pazzo per lo passato non voglio esserlo più. Ora mi do tutto a voi, accettatemi voi e soccorretemi colla vostra grazia.

In somma per ognuno ha da venir la fine, e colla fine giungerà quel momento decisivo di avere una felice o infelice eternità: Oh momentum a quo pendet aeternitas! Oh pensassero tutti a questo gran momento ed al conto che in esso deve rendersi al Giudice di tutta la vita! (...) Certamente che non attenderebbero ad ammassar danari, e faticare per farsi grandi in questa vita che finisce; ma penserebbero a farsi santi e a diventar grandi in quella che non finisce mai.

Se dunque abbiamo fede e crediamo che vi è morte, giudizio ed eternità, procuriamo ne' giorni che ci restano di vivere solo a Dio. E perciò procuriamo di vivere da pellegrini in questa terra, pensando che presto avremo a lasciarla. Viviamo sempre a vista della morte, e negli affari di questa vita eleggiamo di fare quel che faremmo in punto di morte. Tutte le cose della terra o ci lasciano o le abbiamo da lasciare. Sentiamo Gesù Cristo che ci dice: Thesaurizate vobis thesauros in coelo, ubi neque aerugo neque tinea demolitur. Disprezziamo i tesori della terra che non possono contentarci e presto finiscono, e guadagniamoci i tesori del cielo che ci faranno beati e non finiranno mai.

Misero me, Signore, che per le cose della terra ho tante volte voltate le spalle a voi bene infinito! Conosco la mia pazzia di aver cercato nel tempo passato di acquistare gran nome e di far fortuna nel mondo. La fortuna mia voglio che non sia altra da ogg'innanzi che l'amarvi e fare in tutto la vostra volontà. Gesù mio, toglietemi voi il desiderio di comparire, fatemi amare i disprezzi e la vita nascosta. Datemi forza di negarmi tutto ciò che a voi non piace. Fate ch'io abbracci con pace le infermità, le persecuzioni, le desolazioni e tutte le croci che m'inviate. Oh! potessi morire per amor vostro abbandonato da tutti, come voi siete morto per me! Vergine santa, le vostre preghiere possono farmi trovare la vera fortuna ch'è d'amare assai il vostro Figlio; deh! pregatelo per me, in voi confido.

___________________________


La morte è certa (...). È incerto all'incontro il tempo e la qualità della nostra morte: onde ci esorta Gesù Cristo: Estote parati, quia, qua hora non putatis filius hominis veniet4. Dice estote parati, onde per salvarci non basta apparecchiarci a morire quando viene la morte, ma bisogna che allora ci troviamo apparecchiati ad abbracciarla in quel modo e con quegli accidenti ch'ella ci accadrà. Pertanto giova che ciascuno almeno una volta il mese replichi gli atti seguenti.

Eccomi, Dio mio, pronto ad abbracciare quella morte che voi mi destinate. Io da ora l'accetto e vi sacrifico la mia vita in onore della vostra maestà, ed anche in penitenza de' miei peccati, compiacendomi che questa mia carne, per cui contentare tanto vi offesi, sia divorata da' vermi e ridotta in polvere.

Gesù mio, unisco i dolori e l'agonia che allora dovrò patire ai dolori ed agonia che voi mio Salvatore soffriste nella vostra morte. Accetto la morte con tutte le circostanze che voi volete: accetto il tempo, tra molti anni o tra breve: accetto il modo, nel letto o fuori di letto, con prevenzione o all'improvviso, e con quella infermità dolorosa o meno dolorosa come a voi piace. In tutto mi rassegno nella vostra s. volontà. Datemi voi la forza di soffrire tutto con pazienza.

Quid retribuam Domino pro omnibus quae retribuit mihi? Vi ringrazio, Dio mio, primieramente del dono della fede, protestandomi di voler morire figlio della s. Chiesa cattolica. Vi ringrazio di non avermi fatto morire quando io stava in peccato e di avermi perdonato tante volte con tanta misericordia. Vi ringrazio di tanti lumi e grazie con cui avete cercato di tirarmi al vostro amore.

Vi prego a farmi morire ricevendovi nel s. Viatico, acciocché unito con voi io venga a presentarmi al vostro tribunale. Io non merito sentire dalla vostra bocca: Euge, serve bone et fidelis, quia super pauca fuisti fidelis, supra multa te constituam; intra in gaudium Domini tui. Nol merito; perché in nulla vi sono stato perfetto fedele; ma la vostra morte mi dà speranza d'esser ammesso in cielo per amarvi colà eternamente e con tutte le mie forze.

Amor mio crocifisso, abbiate pietà di me, guardatemi con quell'amore con cui mi guardaste dalla croce morendo per me. Delicta iuventutis meae et ignorantias meas ne memineris, Domine. I peccati mi spaventano, ma mi consola questa croce su cui vi miro morto per amor mio: Ecce lignum crucis in quo salus mundi pependit. Io desidero di finir la mia vita per finire di offendervi; deh voi pel sangue sparso per me perdonatemi tutte le offese fatte prima che mi giunga la morte! O sanguis innocentis, lava sordes poenitentis.

Gesù mio, io mi abbraccio alla vostra croce e bacio le piaghe de' vostri s. piedi, nelle quali voglio spirare l'anima mia. Deh! non mi abbandonate in quell'ultimo punto: Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti. Io v'amo con tutto il cuore, v'amo più di me stesso, e mi pento con tutta l'anima d'avervi disprezzato per lo passato. Signore, io era perduto, ma voi per vostra bontà mi avete liberato dal mondo; ricevete dunque fin d'ora l'anima mia, per quell'ora in cui lascerà la terra (...).

O Vergine s., soccorretemi nel punto di mia morte. Sancta Maria mater Dei, ora pro me peccatore, nunc et in hora mortis meae; in te, Domina, speravi, non confundar in aeternum. Protettor mio s. Giuseppe, ottenetemi una s. morte: angelo mio custode, s. Michele Arcangelo, difendetemi dall'inferno in quell'ultimo contrasto. Santi miei avvocati, santi tutti del paradiso, soccorretemi in quel punto estremo. Gesù, Giuseppe e Maria, siate in mia compagnia nell'ora della mia morte.



lll

Essere devoti alla Madonna Addolorata

Sant'Alfonso Maria de Liguori nel suo capolavoro intitolato “Le Glorie di Maria” afferma che sono grandi le grazie che Gesù ha promesso ai devoti della Madonna Addolorata. Infatti venne rivelato a Santa Elisabetta che San Giovanni Evangelista, dopo che la Beata Vergine fu assunta in cielo, desiderava ardentemente rivederla. Dio concesse questa grazia, e gli apparve la sua cara Madre Celeste insieme al Redentore Divino. La Madonna domandò a Gesù qualche grazia speciale per i devoti dei dolori che soffrì nel vedere l'atroce Passione di suo Figlio, e Gesù promise per essi quattro grazie principali: 1. Chi invoca la Madonna per i suoi dolori, prima della morte meriterà fare vera penitenza di tutti i suoi peccati. 2. Egli custodirà questi devoti nelle tribolazioni in cui si trovano, specialmente nell'ora della morte. 3. Imprimerà in loro la memoria della sua Passione, e poi in Cielo li premierà. 4. Egli porrà tali devoti nelle mani di Maria affinché ella ne disponga a suo piacere e ottenga loro tutte le grazie che desidera.

Pertanto è vivamente raccomandabile accendersi nella devozione alla Madonna Addolorata e diffonderla il più possibile.

giovedì 14 settembre 2017

Messa per i parenti dei finanziatori del blog "Cordialiter"

Venerdì 15 settembre verrà celebrata una Santa Messa per chiedere a Dio la salvezza eterna delle anime dei sostenitori del mio blog "Cordialiter", cioè di coloro che mi hanno inviato almeno una donazione, anche di modico valore, per consentirmi di poter dedicare una parte importante del mio tempo alla gestione dei miei blog religiosi, i quali ormai costituiscono quasi l'unica fonte delle mie entrate. Pertanto, se i miei blog sono ancora in funzione e continuano a dare conforto a tante persone, il merito è anche dei lettori-sostenitori. Dio ricompensi queste persone dal cuore grande e i loro parenti con le grazie necessarie alla salvezza eterna, che è l'unica cosa che importa davvero nella vita!

Il Santo Sacrificio del Redentore Divino verrà offerto alla Santissima Trinità da un sacerdote molto caritatevole (è lui stesso un sostenitore del blog). Che Dio ricompensi pure lui con la vita eterna!

Per informazioni su come sostenere i miei blog, cliccare qui.

Eucaristia: le suore delle Ostie

Una cara lettrice del blog che conosco di persona, mi ha confidato che desidera entrare tra le Figlie di San Giuseppe di Rivalba. Mi ha parlato con entusiasmo della spiritualità di questo istituto religioso. Per far conoscere le Figlie di San Giuseppe di Rivalba anche alle altre lettrici del blog, ho rivolto alcune domande a Madre Mariapaola De Santi, Superiora Generale dell'istituto, la quale ha gentilmente accettato di rispondere.


- Qual è la spiritualità delle Figlie di San Giuseppe di Rivalba?

- La nostra Congregazione consacrata nella Chiesa al Culto dell'Eucaristia, si ispira alla frase del Vangelo: Andate a preparare per noi la Pasqua perché possiamo mangiare (Lc. 22,8). Qui si trova l'origine della nostra missione nata nel cuore sacerdotale di don Clemente Marchisio, parroco di Rivalba per 43 anni, che fortemente attratto e assimilato a Gesù Eucaristia, ha sentito il desiderio di indirizzare l'Istituto che aveva fondato qualche anno prima a prendersi cura di nostro Signore veramente presente nel Santissimo Sacramento. Così aperte al Suo Amore, facciamo esperienza di Lui e in Lui che dall'Eucaristia si rivela a noi Salvatore, Intercessore, Amico, Sposo, Tutto, veniamo poco a poco trasformate per essere anche noi offerta viva gradita al Padre. La spiritualità è quella della Sacra Famiglia di Nazareth, dove la Vergine Maria e il Suo Sposo San Giuseppe sono tutti protesi verso Gesù, nella contemplazione, nel nascondimento, nel silenzio, nel servizio laborioso diretto a Lui. Quando Papa Leone XIII ricevette il p. Fondatore e un gruppetto delle prime Sorelle esclamò: Finalmente Dio ha pensato un po' a Se Stesso. E il motto che ci ha lasciato il beato Clemente Marchisio è: Dio solo.

- Di cosa vi occupate?

- Ci occupiamo esclusivamente di tutto ciò che riguarda il Culto Eucaristico. Ci occupiamo di amare e fare amare, onorare e far onorare, servire e far servire Dio presente nel Sacramento dell'amore attraverso la nostra vita di preghiera e lavoro, di adorazione e azione, di Sacra Liturgia e di carità semplice e concreta. Non siamo di clausura anche se il nostro stile di vita è decisamente contemplativo. Nelle comunità abbiamo il laboratorio di biancheria dove si confezionano tovaglie per l'altare, camici, servizi della S. Messa, si inamidano i corporali, quello di paramenti liturgici, quello di ricamo.  Nel nostro apostolato è compresa anche l'animazione liturgica, la catechesi soprattutto ai bambini della prima Comunione, il servizio nelle Sacrestie: siamo nella Basilica di S. Pietro da più di novant'anni. A Niguarda (Milano) abbiamo il laboratorio per la confezione delle Ostie. 

- Ci sono dei limiti di età per entrare nel vostro istituto?

- Nel passato, a parte alcune eccezioni, non si poteva entrare dopo i trentanni, soprattutto per garantire un adattamento più facile al nostro stile che prevede un'intensa vita comunitaria in cui è forse più difficile inserirsi quando si ha già un'impostazione indipendente. Oggi però il discorso è cambiato perché l'età della decisione vocazionale tende ad essere posticipata rispetto ad alcuni anni fa e poi perché quando Dio chiama a percorrere il cammino di unione con Lui, a qualunque età si possono scoprire e far fruttificare i doni che già si possiedono dal momento che Lui stesso li ha dati alla persona per adattarsi e rispondere alla vocazione in questo particolare stile di vita. 

- Il Concilio di Trento insegna infallibilmente che la Messa è essenzialmente la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio di Cristo. Durante la Consacrazione il Redentore Divino viene offerto in oblazione alla Santissima Trinità come Vittima di espiazione dei nostri peccati. Quanto è importante per voi Figlie di San Giuseppe di Rivalba che la Santa Messa venga celebrata con sacralità e devozione?


- È essenziale! e quando ciò non avviene ne soffriamo molto perché la celebrazione della S. Messa è il cuore pulsante della Chiesa, è la rinnovazione del mondo, è il vero modo di evangelizzare. Noi siamo significative nella Chiesa proprio per la particolare sensibilità verso il decoro, la pulizia, la bellezza nella preparazione e nello svolgimento della celebrazione liturgica. Il nostro Padre Fondatore, che viveva la S. Messa, diceva: "Il nostro redentore Gesù istituì il sacramento dell'Eucarestia per restare con noi e per mai più abbandonarci; per farci godere delle sue grazie e per concederci il suo aiuto; egli istituì il sacramento dell'Eucarestia per donare un cibo alla nostre anime, un cibo divino, atto a darci vigore necessario per camminare nella via del bene, per vincere i nostri nemici spirituali, e acquistarci, in tal modo, la vita eterna. (...) Molti cristiani lasciano la S. Messa nei giorni di festa. Se si conoscesse cos'è il Santo Sacrificio! Si farebbe la gara per parteciparvi."


- Come si capisce se una ragazza ha davvero la vocazione alla vita consacrata?


- Come ho accennato prima, quando Dio chiama ad una speciale consacrazione dona le qualità necessarie per conoscerLo, amarLo ed unirsi a Lui in questo particolare stile di vita. Il tempo del discernimento è proprio quello di rendersi conto dello sguardo di speciale tenerezza ed amore con cui il Signore guarda e seduce e quindi verificare di avere le qualità necessarie per rispondere alla vocazione nella vita religiosa in generale e poi in questa particolare Famiglia religiosa.


- Se una ragazza si sente attrarre da Gesù alla vita consacrata, può fare un'esperienza vocazionale nel vostro istituto religioso?


- Certamente, può fare questesperienza in una delle comunità più vicine a dove si trova o in quella di Roma che è più centrale, però prima è necessario mettersi in contatto con le due Sorelle impegnate nella pastorale vocazionale. Questi i nomi: Sr Martina, Sr Angelisa chiamando al numero 06 5809206 o chiedendo informazioni nella email: info@figliedisangiuseppedirivalba o direttamente all'email che uso: mdmariapaolads66@gmail.com 


- Che consigli potete dare a quelle donne che si sentono chiamare da Dio alla vita apostolica, ma sono indecise se vale la pena di accettare la divina vocazione?


- Dopo quasi venticinque anni di vita consacrata dico che se tornassi indietro darei la stessa risposta, rifarei la stessa scelta. Non nego le difficoltà presenti nel cammino, ma queste fanno parte della conformazione a Gesù, Pane spezzato e Vino versato per la salvezza del mondo, perciò sono necessarie e se le prendiamo dalle Sue mani diventano ottima occasione di crescita e di santificazione. La vocazione divina è un regalo grandissimo della Provvidenza, che ci sceglie e ci fa sacri colmandoci della Sua Presenza. Consiglio a chi si sente chiamato da Dio, a rimanere aperto alla voce dello Spirito Santo, chiedendo insistentemente: "Signore, cosa vuoi da me, qual è la Tua Volontà su di me?" e a sostare lungo tempo in adorazione, per incontrare l'Amico, il Maestro e Signore, a lasciarsi interpellare dalla parola di Dio ascoltata e meditata della Liturgia del giorno, a chiedere  consiglio a persone che stanno facendo esperienza della sequela di Cristo, a sacerdoti che hanno a cuore il bene delle anime e la vita consacrata. 

mercoledì 13 settembre 2017

Schema per fare un buon esame di coscienza (per anime amanti della vita devota)


Ogni tanto una mia amica mi scrive per chiedermi dei consigli spirituali.  


Caro D. [...] ti scrivo perché penso che tu possa veramente aiutarmi. Ti chiedo però di rispondermi con calma, quando potrai, non vorrei mai metterti fretta. È mio desiderio confessarmi una volta alla settimana come regola, ma dev'essere una confessione ben fatta. Perciò ho cercato qua e là, ma non ho trovato uno schema serio per l'esame di coscienza. Ora mi chiedo se tu forse puoi darmi qualche indicazione. Ti ringrazio come sempre di cuore. [...] Ciao!


Cara sorella in Cristo, 
ti ringrazio di cuore per la richiesta che mi hai fatto. Ormai lo sai bene che per me è una grande gioia fare qualcosa che va a vantaggio della tua anima, nella speranza di dare gusto a Gesù buono che ti ha tanto amato sin dall’eternità ed è giunto ad immolarsi sulla croce del Golgota per espiare anche i tuoi peccati. Sono davvero contento che desideri confessarti spesso, come raccomandato da Papa Pio XII, da Sant’Alfonso Maria de Liguori e da tanti altri autorevoli e dotti autori. In genere, quando una persona si confessa bene, sente un grande fervore di praticare le virtù cristiane, prega il Signore con maggiore carità, sente maggiore carità anche verso il prossimo, resiste più facilmente alle tentazioni, ed ottiene altri benefici spirituali. Purtroppo, i preti modernisti sconsigliano di confessarsi spesso, quindi ti conviene recarti da qualche confessore timorato di Dio e amante della vita devota.

Per rispondere alla tua richiesta di aiuto, ho preparato appositamente per te uno schema per fare un esame di coscienza adatto alle anime che sono attratte dalla vita devota. Onde evitare di essere troppo prolisso, ho evitato di riportare quei peccati che in genere le persone che praticano un’intensa vita interiore difficilmente commettono, ad esempio l’apostasia, il non andare a Messa nei giorni di precetto, l’omicidio, le rapine, l’incesto, la calunnia, e altri gravi peccati. Ho dato particolarmente risalto a quei peccati veniali (leggeri) che spesso vengono trascurati dai penitenti. Chi ama Dio e vuole praticare una vita davvero virtuosa cerca di evitare non solo le colpe gravi ma anche quelle veniali. Per esserti di maggiore aiuto, di fianco a ogni peccato ho segnalato se si tratta di materia grave o veniale, basandomi sugli scritti di autori di buona dottrina come Sant’Alfonso, Don Luigi Piscetta, Padre Eriberto Jone, Padre A. Chanson, e altri. Si tratta di un qualcosa che manca negli schemi che in genere si trovano in giro. Ovviamente non ho potuto elencare tutti i peccati possibili e immaginabili, oppure riportare tutta l’intera casistica per ogni tipo di peccato, altrimenti avrei dovuto scrivere un’enciclopedia, ma mi sono limitato a parlare di alcuni dei peccati tra quelli più comuni. Spero tanto che il lavoro che ho realizzato possa esserti di aiuto nel cammino di perfezione cristiana.


Schema per l’esame di coscienza per anime devote.

- Ho tralasciato di raccogliermi interiormente e di mettermi alla presenza di Dio prima di incominciare a pregare? (Veniale)

- Mi sono distratta volontariamente mentre recitavo le preghiere oppure mentre assistevo al Santo Sacrificio della Messa? (Veniale)

- Ho ricevuto la Comunione con poco fervore e profitto per l’anima a causa della negligenza con cui mi sono preparata a ricevere Gesù sacramentato? (Veniale)

- Ho accettato deliberatamente pensieri di superbia? (La “superbia perfetta”, cioè quando una persona giunge a considerarsi al di sopra di Dio, è peccato mortale, invece la “superbia imperfetta”, cioè quando una persona si limita solamente a nutrire uno sregolato desiderio di onore e ad amare in maniera esagerata la propria eccellenza, è peccato veniale, a meno che non giunge a far commettere qualche grave colpa nei confronti del prossimo)

- Quando mi sono capitate cose spiacevoli mi sono arrabbiata con Dio, ingiuriandolo o accusandolo di fare cose sbagliate? (Peccato grave)

- Faccio discorsi inutili, cioè che non giovano né a me né al prossimo? (Veniale)

- A volte faccio delle “opere buone”, non con l’intento di dare gusto a Dio, ma per vanagloria, cioè per fare bella figura ed essere stimata dalla gente? (Veniale)

- Mi impegno seriamente ad educare cristianamente la prole? (Si tratta di un obbligo gravissimo, pertanto i genitori che sono gravemente negligenti nell’educare i figli, facendoli crescere quasi come se Dio non ci fosse, peccano mortalmente)

- Nutro antipatia o addirittura odio nei confronti delle persone scortesi o di quelle che mi hanno fatto dei torti? (“Sentire” antipatia verso una persona non è peccato se non vi diamo il consenso della volontà, se invece vi diamo il consenso e si tratta di piccole antipatie, pecchiamo venialmente, mentre se proviamo odio grave, in questo caso pecchiamo mortalmente, ad esempio accettando deliberatamente il pensiero di desiderio che il prossimo venga colpito da qualche grave ed ingiusto male)

- Ogni tanto aiuto materialmente le opere pie (ad esempio le opere davvero cattoliche che svolgono apostolato) e le persone che si trovano in stato di bisogno? (Chi dona alle opere pie o ai bisognosi che si trovano in stato di necessità comune almeno il 2% di ciò che avanza alle spese necessarie per il mantenimento del proprio stato di vita e quello dei propri cari, non pecca; se dona meno del 2% pecca venialmente; se non vuole donare nulla a nessuno pecca gravemente, almeno secondo i teologi della sentenza più rigida. Non si è tenuti ad aiutare tutti coloro che si trovano in stato di necessità comune, è sufficiente aiutarne alcuni a nostra scelta. Per quanto riguarda i poveri che si trovano in stato di necessità estrema, cioè che rischiano di morire, grazie a Dio in Italia è rarissimo trovare qualcuno che si trovi in condizioni così disperate, quindi non sto ad elencarti tutta la casistica, anche perché su questo tema i teologi non sempre sono concordi)

- Ho esagerato nel bere o nel mangiare? (Per capire quando si pecca in questa materia ti faccio un esempio: bere un po’ di vino è una cosa buona, berne sino al punto da rimanere brilli è peccato veniale, berne sino al punto da ubriacarsi è peccato mortale; lo stesso discorso vale quando si mangia in maniera eccessiva, peccando in modo grave o veniale in base alla gravità delle conseguenze, se ci cibiamo sino al punto da star male o di nuocere alla salute)

- Ho detto delle bugie? (Le menzogne che fanno un grave danno al prossimo sono colpe gravi, le altre sono colpe veniali)

- Sopporto con pazienza le avversità oppure mi lascio prendere dall’impazienza? (Ordinariamente è un peccato veniale, tuttavia può diventare mortale se giunge a far trasgredire un grave precetto)

- Nella vita cristiana mi lascio dominare dall’accidia? (L’accidia è la pigrizia nel compiere opere virtuose, spesso fa commettere delle colpe solamente veniali, ad esempio quando induce una persona a saltare, per pigrizia spirituale, delle pratiche devozionali facoltative alle quali è abituato; ma se l’accidia giunge a non far compiere atti che obbligano gravemente in coscienza, ad esempio assistere alla Messa domenicale, trascina al peccato mortale)

- Quando vedo qualcuno comportarsi male mi lascio prendere dall’ira? (Quando una persona si adira in modo ragionevole per un torto subìto e auspica una giusta punizione del colpevole, non commette peccato; invece quando l’ira giunge a far accettare un disordinato trasporto dell’animo, in questo caso si commette un peccato veniale, tuttavia diventa colpa grave se la persona adirata giunge a tale eccesso da far pensare che abbia perso l’uso della ragione, oppure quando giunge a far desiderare disordinatamente qualcosa che è gravemente contraria alla carità e alla giustizia, ad esempio desiderare una punizione gravemente esagerata per il colpevole o addirittura per un innocente)

- Anche se da tanti anni non vivo più coi miei genitori, continuo ad interessarmi di loro e ad aiutarli quando hanno bisogno del mio sostegno? (Abbandonare a se stessi i genitori che si trovano in grave stato di necessità, pur avendo la possibilità di aiutarli, è una grave mancanza di pietà filiale da parte dei figli)

- Mi sono attaccata eccessivamente ai beni materiali? (In se stessa è una colpa veniale, tuttavia può essere causa di peccati mortali, ad esempio quando giunge al punto di far commettere furti in materia grave, omettere di aiutare il prossimo che sta letteralmente morendo di fame, considerare i soldi più importanti di Dio, eccetera).

- Ho creduto alle superstizioni? (Si tratta di materia grave, tuttavia alcuni autorevoli teologi ammettono la possibilità che il penitente possa peccare solo venialmente per ignoranza, semplicità, errore, o se considera la cosa più per scherzo che seriamente)

- Ho giudicato temerariamente il prossimo oppure ho avuto dei sospetti temerari nei suoi confronti? (Se c’è bastante fondamento per giudicare che il prossimo ha commesso un grave male, non si commette nessun peccato, mentre il giudizio diventa “temerario”, e peccato grave, quando senza sufficienti motivi giudichiamo che il prossimo abbia certamente commesso un grave male; da ciò, secondo Sant’Alfonso, si deduce che tali giudizi di solito non sono peccaminosi poiché spesso ci sono sufficienti motivi che fanno ritenere che il prossimo abbia commesso davvero quella colpa, oppure perché non sono giudizi, ma solo dei sospetti, i quali non giungono a peccato mortale se non quando si dubita, senza avere nessun indizio, che persone di buona fama siano colpevoli di colpe gravissime, mentre se c’è anche un minimo indizio non si commette nemmeno peccato veniale nel sospettare del prossimo)



Vari consigli per confessarsi bene.

I peccati mortali sono talmente gravi che ne basta solo uno per meritare l'inferno, se si muore senza essersi pentiti. Se una persona ha commesso solo peccati veniali e non si è pentita, non va all'inferno, ma in purgatorio, tuttavia è bene cercare di evitare anche queste colpe che pur non essendo gravi, indeboliscono l'anima e la predispongono al peccato mortale. 

È obbligatorio confessare solo i peccati certamente mortali, cioè le colpe gravi commesse con piena avvertenza dell’intelletto e deliberato e pieno consenso della volontà. Se una persona ha commesso una colpa grave, ma non è certa di aver avuto piena avvertenza e pieno consenso, non è obbligata a confessare quella colpa, anche se, per maggiore tranquillità di coscienza del penitente, è consigliabile confessarla, dicendo, ad esempio, che non si è certi di aver dato il pieno consenso della volontà a quel pensiero di odio grave (alle anime scrupolose è vivamente sconsigliato di confessare i peccati dubbi). Inoltre tutte le cose che avvengono durante il sonno o il dormiveglia non sono peccati mortali. È facoltativo confessare i peccati veniali (cioè colpe con materia leggera, oppure con materia grave ma commesse senza piena avvertenza o senza pieno consenso della volontà), tuttavia è bene confessarsi anche se si hanno solo colpe veniali, perché l'assoluzione purifica la coscienza, aiuta a resistere con maggior vigore alle tentazioni e accresce la grazia santificante.

È molto facile fare una buona Confessione; è sufficiente fare un esame di coscienza (bastano pochi minuti per chi si confessa spesso), pentirsi dei peccati commessi, avere il proposito di non peccare più, confessarli con sincerità al sacerdote, e infine eseguire la penitenza (se il confessore tralascia o si dimentica di dare la penitenza, la confessione è valida lo stesso, però, come insegna Sant'Alfonso, il prete si macchia di colpa, veniale o mortale in base alla gravità delle colpe confessate dal penitente, se ha deliberatamente omesso di assegnargli una penitenza).

Affinché la Confessione sia fruttuosa è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati commessi, ma ciò è un dono di Dio, pertanto è importante pregare lo Spirito Santo e la Beata Vergine Maria per ottenere la grazia del pentimento per le colpe compiute. Per suscitare il dispiacere dei peccati commessi è molto utile riflettere al fatto che con le proprie colpe è stato offeso Dio che è infinitamente buono, ci ha tanto amato sin dall’eternità, ed è degno di essere amato sopra ogni cosa, inoltre i propri peccati hanno causato l'atroce Passione e Morte di Gesù Cristo. Chi si pente per questi motivi, significa che ha un dolore perfetto (contrizione del cuore). Invece il dolore è imperfetto (detto anche “attrizione”) quando è causato principalmente (non esclusivamente) dalla paura dell'inferno, o dal dispiacere di aver perso il paradiso, o dalla riflessione sulla bruttezza del peccato commesso. Affinché una Confessione sia valida è sufficiente avere un dolore imperfetto. In caso di imminente pericolo di morte, mancando un sacerdote, è possibile ricevere il perdono di tutti i peccati suscitando qualche pensiero di dolore perfetto. A tal fine è ottima cosa imparare a memoria e recitare spesso l'Atto di dolore. 

È necessario essere sinceramente pentiti di tutti i peccati mortali compiuti, altrimenti l’assoluzione è nulla (e anche sacrilega, se il penitente è consapevole di non essere pentito). Se ti confessi solo di peccati veniali, affinché l’assoluzione sia valida è necessario essere sinceramente pentita almeno di uno di loro, tuttavia conviene suscitare il dolore di tutte le colpe veniali, poiché in questo modo si ottengono maggiori benefici spirituali. È lecito confessare dei peccati, mortali o veniali, già confessati in passato. 

Per scriverti questa lettera ho impiegato diverse ore (per poter fornirti informazioni precise sono andato a rivedere vari manuali di Teologia Morale), ma l’ho fatto molto volentieri, poiché voglio che la tua anima avanzi sempre di più nel cammino di perfezione cristiana e, soprattutto, spero in questo modo di aver dato gusto a Dio. Se in futuro avrai altri consigli da chiedermi, non esitare a scrivermi ancora, sarò molto felice di fare qualcosa per il tuo bene spirituale.

Rinnovandoti la mia amicizia e la mia stima, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter