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mercoledì 19 marzo 2014

Incendiate da Cristo

Pubblico un post scritto da Laudem Gloriam.

Esser santi non vuol dire esser delle anime pie, che facilmente son contente di sé e credono che la santità consista nella moltiplicazione degli atti di pietà, delle opere buone, e nulla di più. Essere santi vuol dire morire e risorgere, vuol dire disfarci ed essere come nuovamente creati per un atto di Dio, vuol dire essere collaboratori con Dio a un’opera che è più grande della creazione medesima, perché suppone una riforma totale dell’intimo di un essere che il peccato ha devastato. (Citazione tratta da “La preghiera. Lavoro del cristiano”, di Don Divo Barsotti, San Paolo Edizioni).

Sono convinta, che S. Teresa d'Avila avrebbe controfirmato, per le sue figlie al Carmelo, la citazione di Barsotti, avendone lei stessa ampiamente parlato nei suoi scritti.

La Redenzione di una sola anima, è un'opera indubbiamente più grande della stessa Creazione della nostra Terra, dell'Universo, della Galassia, delle stelle! E' a questa opera che si è intimamente partecipi al Carmelo teresiano.

"Il mondo è in fiamme!", gridava S. Teresa d'Avila, e la nostra vocazione è appiccare un'altro incendio nell'umanità, l'ardente fiamma di Cristo, Colui che disse: "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!" (Lc 12, 49)

Come può, una carmelitana, dal chiostro, appiccare il Fuoco di Cristo in questo mondo ferito? Moltiplicando le novene e le giaculatorie, facendo atti di penitenza corporale con il cilicio, togliendosi ore al sonno per pregare di più (faccenda, questa, ampiamente sconsigliata da S. Teresa alle sue figlie), o chissà cos'altro? No, non è questa la miccia che serve al mondo. Al mondo servono carmelitane ardenti di Amore, il divino Fuoco della Passione per Cristo e per l'uomo, che è Fiamma ardente di YHWH! "Forte come la morte è l'amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina!" (Ct 8, 6). E come si manifesta questo amore ardente? In poesiole composte durante la preghiera, piene di belle parole, in tante belle maniere delicate e cortesi che non hanno il sapore di Cristo? No, nuovamente no.

La Carità, quand'è vera e ardente, quando viene veramente da Cristo, non può che suscitare l'urgenza del donarsi totalmente, e definitivamente, per i fratelli e le sorelle. "La carità di Cristo ci spinge!" (2Cor 5, 14) Una spinta, un bisogno bruciante di amore concreto, a cominciare dalla cerchia delle sorelle che, gomito a gomito, vivono con te sul Monte Carmelo. E' questo stesso Fuoco quello che ci spinge a sorridere alla sorella meno delicata, a quella che maldestramente ci ha rotto -per la terza volta!- le uniche forbici per il cucito che avevamo, a rispondere con un lieto: "Non fa nulla!" all'altra sorella che ha dimenticato di lasciarci l'ultimo francobollo per spedire una lettera allo zio che non sentiamo da mesi, o a quell'altra sorella che, ogni volta che si racconta in ricreazione qualche storia divertente, la interrompe, facendo perdere ogni comicità che poteva avere quella battuta.

E', soprattutto, il vedere Cristo in quella sorella che non è di nostro "gusto", è essere innamorati di quella sorella per amore di Cristo che abita in lei, è il dimenticarsi di sè per fare un salto olimpico nell'Amore, per Amare di più, oltre la misura umana per sfociare nella divina, nell'amare quella sorella come la ama Cristo, con gli occhi e il Cuore di Cristo. Perchè nel Carmelo, o si decide di compiere questo salto divino, o è meglio restare a casa propria.

E' questo Amore quello che salverà questo mondo, è questo l'Amore di cui il mondo ha una sete viscerale! Sfamiamo il mondo con l'Amore!

Nel Fuoco di Cristo,
Laudem Gloriam