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martedì 11 ottobre 2016

Abuso della misericordia di Dio

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


Abuso della misericordia di Dio

In due modi cerca il demonio d'ingannare l'uomo per farlo perdere; dopo il peccato lo tenta a disperarsi col rigore della divina giustizia; prima però del peccato l'incoraggisce a peccare colla speranza sulla divina misericordia. E fa assai più strage d'anime con questo secondo inganno che col primo. "Dio è di misericordia". Ecco la risposta de' peccatori ostinati a chi loro parla di convertirsi. "Dio è di misericordia". Ma come cantò la divina Madre: "Misericordia eius timentibus eum", il Signore usa misericordia a chi teme di offenderlo, non già a chi si serve della di lui misericordia per più ingiuriarlo. Signore, vi ringrazio della luce che mi date in farmi conoscere la gran pazienza, che avete avuta con me. Ecco io sono uno di costoro, che mi sono avvaluto della vostra bontà per più offendervi.

"Dio è di misericordia". Dio è misericordioso, ma ancora è giusto. I peccatori vorrebbero solamente che fosse misericordioso, ma non giusto; ma ciò non è possibile, perché se Dio sempre perdonasse e non castigasse mai, mancherebbe nella giustizia. E per questo appunto, diceva il P. Maestro Avila che la pazienza di Dio in soffrire chi si avvale della sua pietà per più oltraggiarlo, non sarebbe pietà, ma mancamento di giustizia. Egli è tenuto a castigare gl'ingrati. Li sopporta sino a un certo segno, e poi l'abbandona al castigo. Signore, io vedo che tal castigo non è giunto ancora per me; se fosse giunto, in questo punto già mi troverei confinato all'inferno, o pure mi troverei ostinato a peccare. Ma no, io voglio mutar vita; non voglio offendervi più; se per lo passato vi ho offeso, me ne dispiace con tutta l'anima mia; per l'avvenire voglio amarvi, e voglio amarvi più degli altri, giacché voi non avete usata con gli altri la pazienza, che avete usata con me.

"Deus non irridetur". Iddio non si fa burlare; sarebbe un burlare Iddio il voler seguire sempre ad offenderlo e poi andar a goderlo in paradiso. "Quae seminaverit homo, haec et metet" (Galat. 6). Chi semina opere buone, raccoglie premi; chi semina peccati, raccoglie castighi. La speranza di coloro che peccano, è perché Dio perdona; ma questa speranza è abbominata da Dio: "Spes illorum abominatio" (Iob. 11). Onde questa medesima speranza provoca Dio a più presto castigarli, siccome provocherebbe il suo padrone quel servo, che si animasse a maltrattarlo, perché il padrone è buono.

Gesù mio, così ho fatt'io, perché voi siete così buono, perciò non ho fatto conto de' vostri precetti. Confesso, ho fatto male, detesto tutte l'offese che v'ho fatte. Ora v'amo più di me stesso, e non voglio più disgustarvi. Povero me, se tornassi a disgustarvi con un peccato mortale! Signor mio, non lo permettete; fatemi prima morire.

O Maria, voi siete la madre della perseveranza, aiutatemi voi.

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La nostra vita è un sogno, che presto svanisce

Ciò appunto disse Davide, quando scrisse che la felicità della presente vita è come un sogno di uno, che si sveglia da dormire. "Velut somnium surgentium". Tutte le grandezze e glorie di questo mondo nel punto della morte a' poveri mondani altro non compariscono, che come un sogno ad uno che si sveglia, e vede che col finir del sogno è finita la sua fortuna, che sognavasi d'avere. E perciò saggiamente scrisse un uomo disingannato sopra il teschio d'un morto: "Cogitanti vilescunt omnia". A chi pensa alla morte, tutti i beni di questa vita ben compariscono, quali sono, vili e passaggieri. Né può collocare il suo affetto alla terra, chi pensa che tra poco ha da lasciarla. Ah mio Dio, quante volte per questi miseri beni di terra ho disprezzata la vostra grazia! Da ogg'innanzi non voglio pensare ad altro, che a servirvi ed amarvi. Assistetemi col vostro aiuto.

"Così dunque finiscono le grandezze e le corone di questa terra"! Queste furono le parole, che disse S. Francesco Borgia alla vista del cadavere dell'Imperatrice Isabella morta nel fiore di sua gioventù; e questo pensiero lo fe' risolvere a licenziarsi dal mondo per darsi tutto a Dio, dicendo: "Voglio servire ad un padrone, che non mi possa più mancare". Bisogna staccarci da' beni presenti, prima che ce ne distacchi la morte. Ma che pazzia perdere l'anima per qualche attacco a questa terra, da cui presto avrem da partire, quando ci sarà detto: "Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo!"

O Gesù mio, vi avessi sempre amato! che me ne trovo di tante offese che v'ho6 fatte? Ditemi che ho da fare per dar rimedio alla mia vita così sconcertata, che tutto voglio farlo. Accettate ad amarvi un peccatore, che pentito ora v'ama più di se stesso e vi cerca pietà.

Pensate che in questo mondo non ci avete da star sempre. Il paese in cui vivete, un giorno avete da lasciarlo; e dalla casa che abitate, un giorno avete da uscirne per non tornarvi più. Pensate che molti vostri antenati hanno abitato in questa medesima camera, dove al presente leggete; han dormito in questo stesso letto, ove dormite, ed ora dove stanno? stanno all'eternità. Lo stesso ha da succedere a voi.

Mio Dio, fatemi conoscere l'ingiustizia, che v'ho fatta in voltar le spalle a voi bene infinito; e datemi dolore da pianger, come debbo, l'ingratitudine mia. Oh fossi morto prima, e non vi avessi offeso! Deh non mi fate vivere più ingrato all'amore, che m'avete portato. Caro mio Redentore, io v'amo sopra ogni cosa, e voglio amarvi quanto posso nella vita che mi resta. Aiutate voi la mia debolezza colla vostra grazia; e voi Madre di Dio Maria, soccorretemi colla vostra intercessione.



[Brani tratti da "Via della salute"]



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