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sabato 15 febbraio 2014

Certosini

Ripubblico volentieri una vecchia e-mail di un caro lettore innamorato della spiritualità dei monaci Certosini.

Ciao, carissimo!
                         Continuo ogni giorno a leggere il tuo blog e con mia continua meraviglia vedo che il Signore continua a mettere nei cuori di tanti e tante il seme della Sua particolare Presenza.
Considerando che, soprattutto in questi ultimi mesi, si sta intensificando il mio cammino di conoscenza ed esperienza nell’Ordine Certosino e avendo potuto sperimentare “da dentro” la bellezza dello stile di vita, l’osservanza degli Statuti, la devozione e l’attenzione nel celebrare e nel vivere la Sacra Liturgia, vorrei contribuire facendo conoscere meglio la Comunità Certosina di Farneta, che vive presso la bellissima Certosa dello Spirito Santo, a pochi chilometri dalla Città di Lucca, in Toscana.

I monaci sono circa una trentina, divisi tra padri del chiostro (completamente dediti alla contemplazione) e fratelli (che si occupano anche dei lavori nel monastero). Le celle – come in ogni Certosa – sono casette disposte a raggiera intorno al chiostro maggiore; sono costruite in modo tale che da nessuna di esse possa essere vista la cella di un altro monaco. La comunità si riunisce tre volte al giorno in chiesa: la notte (intorno alle 23) per l’Ufficio notturno e le lodi; alle 7 per la S. Messa conventuale, e alle 16,30 per il Vespro. I pasti sono serviti ad ogni cella tramite l’apertura apposita che comunica con il chiostro: solo la domenica o nelle feste si mangia insieme in refettorio. Il silenzio e la solitudine sono la dimensione speciale, particolare, divina dove il Maestro e l’Anima si incontrano in un continuo colloquio, ricerca, scambio d’amore. La cella non è solo un luogo fisico, ma una dimensione dello spirito: la sua buona custodia coincide con la custodia dell’interiorità personale.

Il tempo è scandito dall’orologio della Certosa, che segna i ritmi della preghiera e del lavoro; un tempo che mira ad intrecciare la vita del monaco con il senza-tempo di Dio. La Liturgia è sempre celebrata con il massimo rispetto, senza fretta, modulando il canto in modo tale che possa essere il miglior veicolo della Lode verso il Signore e lo strumento privilegiato per assaporare la bellezza e l’armonia del Paradiso, cui ogni monaco anela. Essa è sempre celebrata in canto gregoriano. Si usano sia il Latino che l’Italiano.

In Certosa i fratelli svolgono diverse occupazioni, tutte necessarie alla vita del grande monastero e al suo sostentamento. Tra le sue mura non sono entrate le mode che purtroppo hanno rilassato la vita di tanti Ordini Religiosi; l’abito è il segno eloquente della tensione continua del monaco a spogliarsi di sé per abbracciare Cristo Signore e attendere la Sua venuta; il cappuccio tirato sulla testa è il segno dell’ulteriore clausura personale, quella del cuore, degli occhi, della lingua; il Silenzio e la Solitudine non sono drammi, accidenti, negatività, situazioni tristi: sono il contesto di questa stupenda vocazione, indispensabili per dimorare ai piedi di Gesù e con lui in un deserto fiorito di grandi frutti dello spirito.

A chiunque voglia informazioni o desideri qualche ulteriore chiarimento, lascio l’indirizzo della Certosa. E’ infatti possibile scrivere al bravissimo P. Maestro dei Novizi, sempre disponibile e gentilissimo con chiunque cerchi di approfondire la sua vocazione: CERTOSA DELLO SPIRITO SANTO - Via per Chiatri, 1358 - 55100 LUCCA. E’ preferibile scrivere e non usare il telefono, che in Certosa si utilizza solo per vere necessità.

Dio benedica il tuo lavoro e questa grande opera di sensibilizzazione e testimonianza!
(lettera firmata)