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giovedì 11 febbraio 2016

Vocazione carmelitana

Chi è la monaca carmelitana? 

La monaca carmelitana è una donna con un intenso gioioso desiderio di cercare il volto del Signore come l’unica cosa necessaria, una donna chiamata da Dio a vivere a tempo pieno o meglio a vivere “nel tempo, senza tempo” il ritmo della lode, dell’offerta, della supplica e dell’intercessione, una donna chiamata a cadenzare il proprio quotidiano al soffio del respiro di Dio, chiamata a lasciarsi plasmare dalla sua Parola, una donna che, maturando nell’ordinario la consapevolezza della propria umanità, riconosce e accoglie la fecondità della chiamata all’annuncio silenzioso e nascosto nella logica del seme che se non marcisce e muore non può portare frutto.

vocazione alla vita claustraleLa vocazione alla vita monastica carmelitana è una chiamata per una felicità vera, possibile, che affonda in Lui solo. A compromettere fiduciosamente la propria pochezza nell’esperienza del Tutto/nulla, è un lasciarsi coinvolgere in modo radicale, appassionato e totalizzante dalla volontà che Dio ha di scommettersi per l’uomo, è uno stare consapevolmente nella logica della sua kenosi. È una chiamata a vivere la vita non sul criterio del bisogno, dell’utilità, della visibilità o dei talenti. È una chiamata ad una vita un po’ “sprecata “, come l’unguento prezioso che quella donna sparse sul corpo di Gesù. Di fronte a quello spreco i commensali si indignarono ma Gesù lodò la donna. La carmelitana è chiamata da Dio a “sprecare” la sua esistenza “limitandosi” nello spazio ma abitando e amando il mondo, versando il profumo della preghiera per ogni uomo, balsamo di consolazione alle ferite intercedendo con cuore di carne, dal profondo, dal di dentro, a portare Dio all’umanità e l’umanità a Dio e ad indicare un’”oltre”, una meta eterna che trascende ogni orizzonte terreno.

Come vive la monaca carmelitana la preghiera?

Per la carmelitana la preghiera è un rapporto di tenera amicizia e fiducioso abbandono in Dio, è il desiderio più profondo del proprio cuore di vivere in comunione costante con Lui. È la sua ragione di vita, il respiro della sua anima, il lasciarsi coinvolgere dal Suo donarsi per amore, il suo impegno apostolico, è lasciarLo vivere e amare in lei. Per questo la carmelitana vive la preghiera come una spinta del cuore verso il volto di Cristo che cerca nella solitudine, nel silenzio, nel nascondimento e che, sempre più consapevole della propria pochezza e fragilità, riconosce, trova e ama nella Parola, nella liturgia, nel vivere quotidiano, nella propria storia personale, nel volto dei fratelli e delle sorelle che porta a Dio con l’offerta silenziosa della propria vita.

Cos’è la testimonianza per la monaca carmelitana?

Non verrei che il mio paragone sembrasse ardito ma ritengo che la carmelitana, monaca contemplativa per vocazione, chiamata cioè a vivere per l’Unico, nell’Unico e con l’Unico necessario, sia nel mondo, il Giovanni Battista della storia, di tutti i tempi, una voce che dà testimonianza alla Luce, sentinella del positivo, testimone che ogni uomo ha conservato in sé, sotto la tunica di pelle, una tunica di bellezza che Gesù, nei giorni più veri, riporterà alla vista e alla gioia di tutti. Come Giovanni, la carmelitana esiste per narrare un Dio di luce, che semina continuamente frammenti di sole dentro le vene della terra; con i suoi peccati e le sue ombre, con tutte le cose che sbaglia e non capisce, con la sua fragilità e i suoi errori, nonostante tutto, la carmelitana annuncia con la vita che Dio è luce .

La vita monastica non è altro che questo: un vuoto, in cui Dio può manifestarsi , può vivere ed essere intravisto. La monaca è solo una voce, non ha nella vita nessuno scopo esplicito, rinuncia a ogni ruolo ha solo il nudo nome di monaca o sorella, ma esiste per essere con Dio, per rispondere, con l’intera esistenza, all’invito rivolto da Gesù ai suoi discepoli: «Rimanete nel mio amore (Gv 15,9)».

Non è più vicina a Dio né più santa degli altri cristiani; solo si riconosce e vuole essere creature, fino in fondo, donna con il baricentro in Dio, certa della Suamisericordia, felice di appartenerGli, una donna che fa l’esperienza giornaliera di essere cercata prima di cercare, di essere guardata con amore prima di vedere e contemplare.

Alla monaca oggi, come al Battista ieri, tanti chiedono: “Tu, chi sei”? E la monaca, come Giovanni, può rispondere: “io non sono” sentendosi chiamata ad essere quella voce che ha la Parola dentro , a far coincidere, come Giovanni, la propria testimonianza con il diminuire e lo scomparire della propria persona, a vivere nella stabilità degli spazi e nel nascondimento per estendere i confini del cuore alle dimensioni del mondo.

Nell’esperienza della monaca carmelitana la Parola e la vita si uniscono e il tempo diventa uno stare notte e giorno alla Sua Presenza, un custodire e mettere in pratica la Parola, un silenzioso ma continuo indicare l’Agnello.

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