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mercoledì 5 gennaio 2011

Matrimonio o vocazione religiosa?

Tra i tanti lettori che mi hanno scritto in questi mesi vi sono anche alcune persone sposate (quasi tutte donne) che rimpiangono di essersi coniugate, e che se potessero tornare indietro abbraccerebbero la vita religiosa. Ma ormai quel che è fatto è fatto.

Alle persone che invece non hanno ancora preso una decisione definitiva sullo stato di vita da eleggere, e sono indecise se sposarsi o entrare in convento, consiglio di porsi questa domanda: qual è la volontà di Dio al riguardo? Non è una domanda di poca importanza, anzi, è una domanda fondamentale per ogni persona. A che serve sposarsi contro la volontà divina, se poi si trascorre il resto della vita nel rimpianto? Bisogna pensarci bene finché si è in tempo. Se due fidanzati sono davvero chiamati alla vita matrimoniale, allora si sposino pure. Penso ad esempio a Zelia Guérin e Luigi Martin, i zelantissimi genitori di Santa Teresa di Lisieux. Ma se uno non è chiamato alla vita matrimoniale, sarebbe assurdo andare contro la volontà di Dio.

Visto che a pentirsi sono prevalentemente le donne, mi rivolgo soprattutto alle ragazze che sono ancora nubili: pensateci bene! Sant'Alfonso Maria de Liguori, alle donzelle indecise se sposarsi o entrare in convento, diceva più o meno queste cose: "...sia un uomo umile creatura, sia Gesù Cristo il creatore dell'Universo, ti vogliono per sposa. Rifletti attentamente su chi dei due può riempire maggiormente di gioia il tuo cuore e poi sposalo. Ricordati però che nel mondo non è raro trovare delle donne pentitesi di essersi sposate a causa dei maltrattamenti che ricevono dai loro mariti spesso simili a dei tiranni, ai dispiaceri che danno i figli, ai litigi con suocere e cognate, alle gelosie del consorte, ai dolori del parto, agli strapazzi per la cura della casa, agli affanni per accumulare beni terreni, ecc. Anche nella vita matrimoniale potresti vivere santamente, ma è molto difficile. Al contrario in un monastero di stretta osservanza sarà molto semplice per te divenire santa. Libera dalle preoccupazioni del mondo potrai dedicare tutta la vita nell'amare Dio. Se proprio non te la senti di entrare in un monastero, cerca di farti santa a casa tua vivendo da nubile, tranne nel caso in cui tu fossi abitualmente incontinente, nel qual caso è meglio prendere marito, come raccomanda San Paolo."

Purtroppo, molti uomini si sposano non per amore (intendo quello vero, cioè quello che nasce da Dio), ma solo per pura attrazione fisica. Nella Sacra Scrittura si racconta che Dio castigò con la morte i primi sette mariti di una bella e pia ragazza di nome Sara, i quali si erano sposati solo per pura attrazione fisica. Anche la Madonna di Fatima disse che molti matrimoni non sono buoni e non piacciono a Nostro Signore.

Mi rendo conto che coi tempi che corrono è difficile trovare un uomo con le qualità morali di Luigi Martin, ma penso che sia meglio restare zitelle anziché maritarsi con uomini meschini che considerano le mogli come oggetti da abusare e come schiave che devono cucinare i pasti, lavare i panni sporchi e stirare le camicie. Non fatevi ingannare da uomini del genere! Prima di prendere una decisione così importante come il matrimonio, consiglio vivamente di fare un ritiro spirituale di una settimana in un monastero di stretta osservanza immergendovi nella preghiera e nella meditazione per comprendere quale sia davvero la volontà di Dio. Se il Signore vi chiama alla vita matrimoniale, sposatevi pure, ma almeno sceglietevi un coniuge veramente cristiano, cioè che segua sinceramente tutti (non solo alcuni) gli insegnamenti del Vangelo. Se invece vi rendete conto che non avete la vocazione al matrimonio, cercate di capire se il Redentore Divino vi chiama alla sua sequela in qualche ordine religioso di stretta osservanza. Se vi accorgete che Gesù vi sta chiamando, sentitevi fortunate, poiché un conto è essere sposa del Re dei re, altro conto essere la sposa di un povero peccatore: non c'è paragone!