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mercoledì 25 maggio 2016

Circa il matrimonio cristiano

Ogni tanto ricevo delle lettere di critica al riguardo di alcune mie affermazioni sul tema del matrimonio. Addirittura sono stato accusato di denigrare questo sacramento.

Per chiarire ciò che penso al riguardo, ho deciso di puntualizzare il mio pensiero esponendolo in forma dialogata.


- Caro Cordialiter, lo sai che è un grave peccato denigrare il matrimonio?

- Sì, lo so.

- E allora perché lo denigri?

- Ti stai sbagliando, non l'ho mai denigrato, anzi l'ho pubblicamente elogiato.

- Ti sei dimenticato di aver detto che lo stato celibatario è più perfetto dello stato matrimoniale?

- Sì, me lo ricordo bene. Si tratta di un dogma di fede definito infallibilmente dal Sacrosanto Concilio di Trento nel canone n. 10 della XXIV sessione, come ricordato dal grande Papa Pio XII nella splendida enciclica “Sacra Virginitas”.

- Dunque voi cattolici non odiate il matrimonio?

- Non solo non lo odiamo, ma abbiamo in grande stima questo sacramento. Se non mi credi prova a leggere l'interessante Enciclica “Casti Connubii” sul matrimonio cristiano, promulgata da Pio XI, il Papa nativo della Brianza.

- Se davvero stimi il sacramento del matrimonio, perché non ti sposi, visto che sei un semplice fedele laico?

- Sant'Alfonso Maria de Liguori, grande Dottore della Chiesa, afferma che per eleggere qualsiasi stato di vita è necessaria la vocazione da parte di Dio.

- Questa è solo una scusa! Secondo me se una donna graziosa ti facesse una proposta di matrimonio, tu l'accetteresti al volo anche se fosse atea, laicista, comunista, oppure modernista!

- Ti sbagli di grosso. Non voglio mettermi nei guai.

- Non ti capisco, spiegati meglio!

- Io voglio salvarmi l'anima. Se mi sposassi con una donna atea oppure con una modernista, rischierei di condurre una vita matrimoniale infelice. Infatti una donna del genere sarebbe un grosso ostacolo nel cammino spirituale, perché renderebbe molto più difficile il vivere cristianamente e il praticare la vita devota. 

- Mi fai ridere! Anche se sei relativamente giovane, sembri un personaggio spuntato fuori dagli anni cinquanta! Svegliati, il mondo è cambiato da allora! Adesso molti cattolici praticanti si sono adeguati alla mentalità del mondo, quindi si sposano tranquillamente anche con atee, agnostiche, e progressiste varie.

- Se altri uomini sono disposti ad avere degli intralci nella vita spirituale pur di sposarsi con donne che non vivono cristianamente, io non posso farci nulla.

- Va bene, lasciamo stare le comuniste e le moderniste. Ma dimmi un po'… se una donna virtuosa e devota ti dicesse di essere interessata a conoscerti meglio con lo scopo di valutare la possibilità di sposarvi, tu cosa le risponderesti?

- Io voglio essere felice, e so che solo in Dio il mio cuore può trovare la vera gioia, pertanto voglio fare solo ciò che Lui vuole.

- E se Lui volesse che tu prenda moglie?

- Se il Signore mi facesse comprendere che mi chiama alla vita matrimoniale, in questo caso cercherei di adempiere la sua volontà.

- Anche con una donna mondana?

- Ti ho già detto di no. 

- E con una donna davvero cristiana?   

- Se una donna che pratica le virtù cristiane ed è attratta dalla vita ascetica mi dicesse di avere “intenzioni serie” nei mie confronti, cercherei di affrontare la questione da seguace di Gesù Cristo.

- Cioè?

- Cercherei di capire se è stata mandata da Dio oppure no.

- In che modo?

- Mediante la preghiera e la riflessione.

- Spiegati meglio.

- Come ti ho già detto, voglio essere felice, e so che solo vivendo unito a Dio posso esserlo davvero. Pertanto se una donna, pur essendo cattolica praticante, non cerca di vivere in maniera profonda il cristianesimo, mi sarebbe di intralcio nella vita spirituale, e forse mi allontanerebbe dal Signore, quindi rifiuterei la sua proposta. Invece se ricevessi manifestazioni di interesse da parte di una donna che desidera vivere in maniera davvero cristiana, ad esempio come Santa Zelia Guerin (la mamma di Santa Teresa di Lisiuex), in questo caso non sarebbe un intralcio nel cammino di perfezione, anzi mi sarebbe di valido aiuto spirituale, quindi valuterei seriamente la sua proposta.

- Santa Zelia Guerin ebbe nove figli. Non penso che oggi siano in molte a volere tanti bambini.

- Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, in uno dei suoi splendidi discorsi elogiò le famiglie numerose. Tuttavia la santità di una famiglia non è data dal numero dei figli, ma dalla pratica delle virtù cristiane. Pertanto se per qualche valido motivo non è possibile avere molti figli, è lecito limitare il numero delle nascite, ma solo utilizzando metodi naturali non contrari alla Legge Eterna di Dio.

- Mi stai dicendo che sei contrario all'utilizzo degli anticoncezionali?

- Sì, sono contrario. Il Magistero della Chiesa insegna che l'uso degli anticoncezionali è intrinsecamente immorale anche nei rapporti coniugali.

- Sei proprio all'antica! Ormai sono in pochi a pensarla come te!

- Nell'istante della morte non verrò giudicato dai mondani, ma da Gesù Cristo. La mia coscienza deve rendere conto solo a Lui.

- E se uno o entrambi i coniugi sono sterili, ad esempio perché la moglie ha raggiunto l'età in cui non è più fertile, sono leciti lo stesso i rapporti coniugali?

- Sì, sono leciti. Inoltre sono molto utili perché aiutano a ravvivare il mutuo affetto degli sposi, e sono anche un onesto rimedio alla concupiscenza della carne.

- Il tuo modo di parlare assomiglia a quello dei preti dei tempi di Pio XII, mi fai ridere! Ormai molti cattolici non parlano più così. 

- Io cerco di parlare nel modo tradizionale in cui hanno sempre parlato i cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa. Non mi interessa avere gli applausi dei mondani.

- Sei proprio inguaribile! Adesso devo salutarti, ma prima voglio farti un'ultima domanda. Secondo te al giorno d'oggi è ancora possibile vivere santamente la vita matrimoniale come la vissero i santi genitori di Santa Teresa di Lisieux?

- Non solo è possibile ma è anche doveroso da parte delle persone sposate impegnarsi il più possibile per praticare con ardimento le virtù cristiane e vivere un'intensa vita spirituale. Il sacramento del matrimonio è stato istituito dal Redentore Divino per dare agli sposi un efficace aiuto soprannaturale per poter vivere santamente insieme. Se entrambi i coniugi praticano con fervore la vita devota, possono essere davvero di valido aiuto reciproco, dandosi conforto a vicenda, il buon esempio, l'affetto spirituale, ecc. Scambiandosi la devozione da cuore a cuore avanzano più velocemente e con maggiore entusiasmo nel cammino di perfezione cristiana.

- Sei più retrogrado di quanto pensassi! Meglio se me ne vado. 

- Arrivederci.

martedì 24 maggio 2016

"Fidanzamento" con Gesù

Ripubblico una lettera di una ragazza innamoratissima di Gesù buono.

Carissimo fratello in Cristo,
                                            pace e bene! Spero che non ti sia dimenticato di me, dato che non ci sentiamo da diversi mesi. Non ho smesso un solo giorno di leggerti, ma non ti ho scritto perché non ne ho mai davvero avuto il tempo. Anche in questo momento vado di fretta, mentre preparo una partenza di cui tra poco ti parlerò. Riassumendo, in questi mesi ho lavorato parecchio sul mio cammino di fede e vocazionale. Vita intensa in parrocchia, un'esperienza nella comunità [...]. Ho coronato perfino il mio sogno di raggiungere Assisi e fermarmi per ore alle tombe dei miei amati Francesco e Chiara. Mi nutro della Messa, di Gesù Eucaristia quotidianamente, della Parola di Dio e delle letture spirituali, quali Giovanni della Croce (su cui il mio padre spirituale sta tenendo un corso in parrocchia), Josepha Menendez, Padre Pio, Santa Faustina e altri santi mistici che parlano della Passione di Cristo.

Dunque il seme della mia vocazione è stato annaffiato con cura e posto sotto la luce di Dio e della Sua Santa volontà. Ti avevo parlato anche del progetto di fondare un nuovo ordine [...] ma al momento è tutto sfumato. Nonostante la grande delusione, mi sono con fiducia abbandonata al Padre e al Suo volere. E adesso sto preparando la valigia per andare al Monastero di [...]. Il fidanzamento è ufficiale, il mio Re e Signore deve solo indicarmi la casa in cui celebreremo le nozze. Non so se la clausura sia esattamente quello che vuole per me, anche se al momento non riesco a immaginare altro. Fremo nell'attendere, tra due giorni sarò entro le mura del monastero. Il mio padre spirituale mi manda lì per una quindicina di giorni, al termine dei quali ho l'ordine di tornare a casa per analizzare con calma e comprendere la volontà del Signore.

Voglio renderti partecipe della mia gioia e della mia crescita. Porto nel cuore te e tutti i cari lettori del blog, mettendovi nelle mie preghiere. E ne approfitto per fare un appello: Gesù è amore, è l'Amore e non desidera che amore. Ma sappiamo come va il mondo, la battaglia tra la Donna vestita di sole e il dragone infernale infuria sotto gli occhi di tutti. Cristo deve regnare! Occorre che noi Cristiani autentici torniamo a sacrificarci per la salvezza delle anime. I rimedi sono: digiuno, Eucaristia, confessione sacramentale, Parola di Dio e il Santo Rosario. Padre Pio ha lasciato come suo unico testamento spirituale: pregate e fate pregare il Rosario. Giovanni Paolo II era devotissimo di quest'arma potente che la Madonna ci ha portato direttamente dal Cielo. Non rilassiamoci in un cristianesimo con le pantofole. Occorre indossare l'armatura e combattere. Perché Dio ci ha creati per sé, non per il demonio. Salviamo le anime! Ci attende una eternità con Dio, ma dobbiamo guadagnarla.

Nel Nome del Signore e nel Cuore di Maria. Il Signore vi ricolmi di grazia e benedizione.
(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   era da cinque mesi che non ricevevo più tue lettere, sono felicissimo di sapere che durante questo tempo non hai abbandonato il desiderio di donare il resto della tua vita al Re d'amore.

Ritengo molto positiva la decisione del tuo direttore spirituale di mandarti due settimane in un monastero di clausura. Lì, raccolta nel silenzio, senza le distrazioni e dissipazioni che imperversano nel mondo, sarà facile per te raccoglierti interiormente e innalzare la mente a Dio per capire la sua volontà su di te.

Ti ringrazio per l'accorato appello che hai voluto lanciare ai lettori del blog, ai quali chiedo di pregare per te affinché tu rimanga fedele alla chiamata del Redentore Divino ad uno stato di vita più perfetto.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

Società corrotta e materialista

Tempo fa mi ha scritto una ragazza che si sente a disagio in questa società materialista ed edonista, che pensa a tutto tranne che ad amare Dio.

Ciao D., grazie per avermi risposto :)

Sai non so realmente cosa voglio dalla mia vita, un futuro per me non lo vedo... guardo la gente e mi convinco sempre di più che sono diversa da loro, sono tutti in guerra tra loro anche per cose insignificanti... guardo i ragazzi anche uomini che non credono più in nessun valore, ormai la famiglia non esiste, contano solo il sesso, le macchine, i soldi..., ma alla fine cosa sono tutte queste cose? Dovrebbe essere importante il volersi bene, aiutarsi a vicenda, invece sembra che tutti ostacolano tutti... boh... a me piacerebbe essere d'aiuto perché mi darebbe la forza di andare avanti, anche solo aiutare una persona ad attraversare la strada mi fa stare bene :)

Vorrei tanto trovare un posto in questa vita ma sembra tutto così difficile, vorrei trovare la forza in Dio, conoscerlo e grazie al suo amore aiutare gli altri... non so se hai capito ciò che voglio dirti... grazie per ascoltarmi, magari le mie sono solo cretinate e ti faccio perdere solo del tempo, ma ti ringrazio! Buona serata!

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                      tu non mi fai “perdere tempo”, sai perché? Il motivo è che il mio Re si è immolato in croce per il tuo bene, pertanto se Lui che è un Essere di infinita maestà ci tiene così tanto a te, anche io sono tenuto a dedicarti un po' del mio tempo per rispondere ai tuoi interrogativi, i quali non sono affatto sciocchi.

Ho apprezzato moltissimo ciò che hai scritto nella tua ultima lettera; sono contento che anche tu disprezzi l'edonismo sfrenato e il materialismo idolatrico che regnano nella nostra società secolarizzata. Tanta gente pensa solo a divertirsi, ad accumulare ricchezze e a cercare il successo anche a costo di calpestare il prossimo.

Tu invece devi difendere tenacemente i tuoi sani princìpi! Lo so che è difficile andare controcorrente, ma ti assicuro che ne vale la pena. I beni tanto amati dai mondani procurano delle felicità illusorie e passeggere, mentre la vera felicità consiste nell'amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi, in attesa di andare nella vera Patria, dove finalmente potremo adorare la Santissima Trinità per omnia sæcula sæculorum.

È molto bello il tuo desiderio di fare opere di bene per il prossimo.

Ti piace leggere? Ti consiglio di fare delle buone letture spirituali, ad esempio potresti leggere “Storia di un'anima” che è l'autobiografia di Santa Teresa di Lisieux. Inoltre ti consiglio di leggere tre bellissimi libri di Sant'Alfonso Maria de Liguori: “Le Glorie di Maria”, “Riflessioni devote” e “Pratica di amar Gesù Cristo”.

Io desidero solo che tu sia felice, e potrai esserlo davvero solo se farai ciò che Gesù buono desidera da te. Io non so se il pensiero che sin da bambina hai di diventare suora sia una vera vocazione o qualcos'altro, però ti incoraggio a cercare di capirlo. È nel tuo interesse cercare di scoprire qual è la volontà del Redentore Divino su di te. Dio vuole solo il tuo bene.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 23 maggio 2016

Una scelta di fondamentale importanza

Ripubblico la lettera di una ragazza che stava eleggendo lo stato di vita.

Caro D., certo che mi sei stato di enorme utilità, non puoi immaginare quanto! Non so davvero come ringraziarti per le tue preziosissime parole.

[…] A dir la verità io seguo sempre le risposte che tu dai anche ad altri lettori e lettrici, e quindi in un certo qual senso già avevo seguito il tuo consiglio che dai di norma cioé di trascorrere qualche giorno in un monastero di stretta osservanza per riflettere e meditare sullo stato di vita da eleggere, e questo è ciò che ho fatto recandomi a [...]. Per una serie di ragioni mi sento tra l'altro molto attratta dalla vita benedettina anche se so che non vorrei vivere la vita di clausura. Sono stata molto felice là, anche perché devo dire che la grande lontananza da casa mi ha permesso di pregare nella quiete senza dover essere sempre proiettata nelle mille preoccupazioni della vita quotidiana. Sì, devo dire che mi sentivo molto felice anche se purtroppo anche là ho avvertito ciò che vivo pressocché quotidianamente anche nella mia vita normale: una forte aridità nella preghiera e una specie di senso di lontananza da Dio, di impossibilità di immergermi nella sua presenza con la preghiera. È questo il vero problema che, sinceramente, mi affligge sempre, sia quando passo momenti di più intensa preghiera come in un monastero, sia quando mi dedico alla preghiera mentale nelle mie giornate normali a casa.

[…] So che può valer la pena fare un ultimo tentativo come dici tu ma il fatto è che ormai il tempo stringe veramente, già a [...] avevo chiesto al mio fidanzato di aspettare un po' a iniziare a organizzare il matrimonio e lui mi ha accontentato senza rimostranze, però ora mi chiede semplicemente e giustamente cosa voglio fare con lui e conoscendomi so che non sono assolutamente la persona che lascerebbe tutto per entrare in convento a preparativi avviati! Quello che dunque penso che farò è semplicemente raccogliermi personalmente in preghiera ripensando a cosa ho provato e come mi sentivo in quei giorni in monastero e di qui prendere la mia decisione davanti a Dio.

Ti ringrazio ancora di vero cuore e non mi stupisco che taluni ti abbiano "scambiato" per un professore universitario perché la tua dotta dottrina meriterebbe ben più di questo titolo! So di non poterti essere di alcuno aiuto, ma se mai avessi bisogno anche tu di qualcosa da me non esitare a chiederlo! E se si trattasse di usare dei mezzi tecnologici con i quali sai che sono molto limitata ti garantisco che proverò a superare la mia imbranataggine!!!! :)

Un caro saluto fraterno.
(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                    sono d'accordo con te, ormai è giunta l'ora di dare una risposta al tuo fidanzato, cioè se accettare la sua proposta di matrimonio oppure abbracciare la vita religiosa. In questi giorni sto pregando il Signore per te affinché ti aiuti a capire la sua volontà.

Dopo aver lungamente pregato lo Spirito Santo e la Mediatrice di tutte le grazie, metti il cuore davanti a Dio e rifletti attentamente sullo stato di vita che il Signore ti raccomanda di eleggere. Immaginati gli ultimi momenti della tua vita, quando il sacerdote verrà al tuo capezzale per darti gli ultimi sacramenti. Pensa a quell'ora estrema della vita, quando ti sarà dato il Santo Viatico, cioè Gesù Eucaristico Amore, che con la sua misericordia verrà a confortarti nell'ultima agonia, prima di presentarti dinanzi al suo Tribunale per avere la sentenza eterna: paradiso o inferno. Se ti trovassi in quell'ora cruciale, quale stato di vita avresti voluto eleggere per assicurarti meglio la salvezza eterna dell'anima?

Dopo aver riflettuto attentamente su tutti gli aspetti, pensa a quale stato sia più ideoneo per te e che il Signore ti propone di eleggere. Se avrai pregato il Signore con fede, Egli ti illuminerà e ti farà capire la sua volontà. Dio concede sempre le grazie spirituali che gli chiediamo, se lo facciamo con fede (invece le grazie materiali le concede solo se sono utili alla nostra anima). Una volta eletto lo stato di vita, non dovrai più rimettere in discussione la decisione presa. Il nemico del genere umano tenterà di suggerirti che ti sei sbagliata e che dovevi prendere un'altra decisione, ma tu dovrai discacciare dalla mente simili pensieri che sono solo trappole per toglierti la pace e la tranquillità. Infatti il demonio cerca spesso di seminare inquietudine e sconforto per far cadere una persona nella tristezza, in questo modo si indebolisce la volontà dell'anima, e per il diavolo è più facile trascinarla al peccato, cioè lontano da Dio.

Coraggio, eleggi uno stato di vita e poi impegnati con tutte le tue forze a santificarti lì dove il Signore ha deciso di metterti.

Qualsiasi cosa farai nella vita, non dimenticarti di chiedere ogni giorno l'aiuto della Gloriosa e Beata Vergine Maria Addolorata, Corredentrice del genere umano, Mediatrice di tutte le grazie, Ausilio dei cristiani, Imperatrice dell'universo e Condottiera di tutte le vittorie!

Cordialiter

domenica 22 maggio 2016

Atti di carità verso Dio

È molto importante fare spesso degli atti di carità verso Dio. A tal proposito riporto, con l'esplicito incoraggiamento del mittente, una lettera di un caro lettore del blog alla quale segue la mia risposta.

Caro amico,
                      ormai ti chiamo amico perché tale ti considero anche senza conoscerti, visto che i tuoi consigli valgono molto di più di quelli di tanti amici che si rifanno alla cultura del mondo, tu invece attingi da ben altre fonti e sei sempre così gentile da non lesinare spiegazioni. Poi, leggendo i tuoi articoli, non si può far altro che avere fiducia in un amico come te che pur dicendo le cose come stanno lasci vedere sempre un barlume di speranza, non come tanti autori di blog e riviste che confondono e demoralizzano. Oggi, approfittando sempre della tua disponibilità, volevo un tuo parere su qualcosa che mi tocca personalmente in questo periodo. Come ti dissi io vivo in un Paese dove la nostra Religione non è permessa, quindi non ho l'opportunità di ricevere i sacramenti, inoltre, come ti spiegai, sono in un periodo particolare di fragilità emotiva e confusione sul futuro a causa di problemi materiali e spirituali, tuttavia cerco di non farmi mai mancare la preghiera e ogni giorno cerco di essere costante, anche se non provo più il gusto della preghiera come prima. Però, mi capita a volte di commettere dei peccati gravi, e qui non posso confessarmi, quindi cado in un tunnel di senso di colpa che sfiora la depressione e inizio a pensare alla morte e cose del genere, e mi chiedo addirittura se tutte le mie preghiere in questa situazione diventino vane e inutili, essendo io in stato di peccato, o se il Signore, dall'infinito della sua bontà, le ascolti lo stesso. Spero di avere bene esposto i miei dubbi, ti prego dammi un consiglio.

Grazie, che Dio ti benedica sempre,
(lettera firmata)

Carissimo fratello in Cristo,
                                         hai fatto bene a scrivermi, spero tanto di poter esserti di qualche utilità. Anche se tu fossi l'uomo più cattivo del mondo, il mio Re è morto in croce anche per te, nonostante sapesse che l'avresti tradito col peccato. Dunque, se Lui ti ha amato sin dall'eternità, anche io sono tenuto ad avere nei tuoi confronti sentimenti di carità fraterna. Se devo essere sincero, nutro molte speranze che riuscirai a risollevarti. Infatti, quando una persona si riconosce peccatrice, è già sulla buona strada che la condurrà, se sarà perseverante, ad un'autentica conversione.

È triste sapere che esistono degli Stati in cui il cristianesimo è proibito. Tuttavia, anche se non ci sono sacerdoti, puoi tornare oggi stesso in stato di grazia di Dio. In che modo? Ti basterà recitare con contrizione del cuore un “Atto di dolore”. Poi quando avrai la possibilità di confessarti, i peccati che hai commesso verranno definitivamente cancellati per l'eternità. Per “contrizione del cuore” intendo dire che devi essere dispiaciuto di tutti i peccati mortali che hai commesso, e questo dispiacere deve essere causato non tanto dalla consapevolezza di aver meritato l'inferno, quanto piuttosto dalla considerazione che col peccato hai offeso Dio che è infinitamente buono, e sei stato la causa dell'atroce e dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Se in questo momento hai questo “dolore perfetto” dei peccati mortali commessi e hai l'intenzione di confessarti quando ne avrai la possibilità, ti ritrovi già in stato di grazia, e se per un incidente dovessi morire, non andresti all'inferno. Per questo motivo è cosa buona recitare ogni giorno l'atto di dolore, oppure potresti anche fare degli atti di carità perfetta verso Dio, dicendogli sinceramente che gli vuoi bene e che preferisci morire anziché offenderlo col peccato. Insegna San Tommaso d'Aquino che la carità non può convivere col peccato mortale, dunque se una persona fa un atto di carità perfetta verso Dio, implicitamente è anche contrita del male fatto, e così nel suo cuore non può più albergare il peccato mortale che viene spazzato via dalla carità perfetta verso Dio. Il Venerabile Don Giuseppe Frassinetti spiega diligentemente questa dottrina nel suo aureo “Compendio della Teologia Morale”.

In certi casi è lecito desiderare la morte, però bisogna dire che ovviamente non è mai lecito uccidersi, ma bisogna uniformarsi alla volontà di Dio. Lui ci ha creato, Lui è nostro Padrone, solo Lui sa quando è giusto far terminare il nostro esilio in questa valle di lacrime. Sant'Alfonso insegna che non è lecito desiderare la morte per rabbia o disperazione, però è lecito desiderarla quando qualcuno stimasse “meno dura la morte che la sua vita penosa, per causa dell'infermità, della povertà, o d'altra tribolazione che patisce.” Inoltre afferma che è lecito desiderare la morte per poter liberarsi dalle tentazioni che infestano il mondo e andare in Cielo ad amare Dio senza più paura di perderlo col peccato. Santa Teresa d'Avila desiderava ardentemente la morte per poter unirsi con Dio, e a tal proposito scrisse una bella poesia il cui ritornello è “Muero porque no muero”.

La preghiera non è mai vana. Se un cristiano è in stato di grazia, la preghiera accresce in lui la carità e i meriti per il Cielo. Se invece è in stato di peccato mortale, la preghiera serve ad ottenere da Dio la grazia della conversione. Quindi, qualsiasi sia lo stato della tua coscienza, continua a pregare senza scoraggiarti. Non è detto che tu debba usare le normali formule, puoi anche parlare in modo familiare con Dio, raccontandogli i tuoi problemi, le tue preoccupazioni, le tue sofferenze. Parlando da cuore a Cuore col Signore, è bene inframmezzare il discorso con degli atti d'amore nei suoi confronti. Devi dirgli che lo ami, che tutte le ricchezze della terra non potranno mai far felice il tuo cuore, poiché l'unica cosa che brami è il suo amore, che vuoi convertirti per dargli gusto, eccetera. Chissà, forse leggendo questa lettera hai fatto qualche atto di carità perfetta verso la Santissima Trinità e sei tornato in stato di grazia. Lo spero tanto!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cristo Re e Maria Regina di tutte le Vittorie della Chiesa,

Cordialiter

sabato 21 maggio 2016

I doveri della persona diretta (circa la direzione spirituale)

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Il diretto vedrà Nostro Signore nella persona del direttore; infatti se è vero che ogni autorità viene da Dio, la cosa è anche più vera quando si tratta dell'autorità che il sacerdote esercita sulle coscienze: il potere di legare e di sciogliere, di aprire e di chiudere le porte del cielo, di guidar le anime nelle vie della perfezione, è il più divino di tutti i poteri, e non può quindi trovarsi se in chi è il rappresentante ufficiale e l'ambasciatore di Cristo [...]. È questo il principio da cui derivano i tre doveri verso il direttore: rispetto, confidenza, docilità.

A) Bisogna rispettarlo come il rappresentante di Dio, rivestito della sua autorità in ciò che ha di più intimo e di più onorevole. Perciò se avesse qualche difetto, non ci si fissa il pensiero e non se ne guarda che l'autorità e la missione. Si schiveranno quindi attentamente quelle critiche acerbe che fanno perdere o attenuano il rispetto filiale che gli si deve avere. Si eviterà pure quella eccessiva familiarità che è difficilmente compatibile col vero rispetto. Questo rispetto sarà temperato dall'affetto, affetto semplice e cordiale ma rispettoso come di figlio a padre; affetto che escluda il desiderio d'esserne amato in particolare, e le piccole gelosie che talora ne seguono. "Deve insomma essere amicizia forte e dolce, tutta santa, tutta sacra, tutta divina e tutta spirituale".

B) Rispetto accompagnato pure da filiale confidenza e da grande apertura di cuore. "Trattate con lui (col direttore) a cuore aperto, dice S. Francesco di Sales, con tutta sincerità e fedeltà, manifestandogli chiaramente il bene e il male vostro senza finzioni nè dissimulazioni: a questo modo il vostro bene sarà esaminato e diverrà più sicuro e il male sarà corretto e rimediato... Abbiate in lui somma confidenza associata a sacra riverenza, in modo che la riverenza non diminuisca la confidenza e la confidenza non impedisca la riverenza". Bisogna quindi aprirgli il cuore con intiera confidenza, palesargli le tentazioni e le debolezze perchè ci aiuti a vincerle o a guarirle, i desideri e le risoluzioni per averne l'approvazione, il bene che intendiamo fare perchè lo rinsaldi, i futuri disegni perchè li esamini e ci suggerisca i mezzi di porli in esecuzione, tutto ciò insomma che si riferisce al bene dell'anima nostra. Quanto più ci conoscerà tanto più potrà saviamente consigliarci, incoraggiarci, consolarci, fortificarci, cosicchè, uscendo dalla direzione, ripeteremo le parole dei discepoli d'Emmaus: "Non è vero che il cuore ci ardeva dentro mentre ci parlava?"

Vi sono persone che bramerebbero di aver questa perfetta apertura, ma che, per una certa timidità o riserbo, non sanno come esporre lo stato dell'anima loro. Ne facciano parola col direttore ed egli le aiuterà con opportune interrogazioni, e, occorrendo, col prestar loro qualche libro che insegni il modo di conoscersi e di scrutarsi; rotto che sia il ghiaccio, le comunicazioni diverranno poi facili.

Altri invece sono inclinati a discorrer troppo e cangiar la direzione in pia chiacchierata; si ricordino costoro che il tempo del sacerdote è limitato, che altri aspettano il loro turno e potrebbero impazientirsi di queste lungaggini. Bisogna quindi sbrigarsi, lasciando pur qualche cosa per la prossima seduta.

C) La franchezza dev'essere accompagnata da grande docilità nell'ascoltare e nel seguire i consigli del direttore. Non c'è nulla di meno soprannaturale che volerlo indurre nei nostri sentimenti e nelle nostre idee; nulla pure di più nocivo al bene dell'anima; perchè non si cerca allora la volontà di Dio ma la propria, con questa circostanza aggravante che si abusa d'un mezzo divino a fine egoistico. L'unico nostro desiderio dev'essere di conoscere la divina volontà per mezzo del direttore, e non di estorcerne l'approvazione con più o meno abili raggiri; si potrà riuscire a ingannare il direttore ma non a ingannare chi è da lui rappresentato.

Abbiamo certo il dovere di fargli conoscere i nostri gusti e le nostre ripugnanze, e se scorgiamo difficoltà o una specie d'impossibilità a mettere in pratica quel tal suo consiglio, dobbiamo dirglielo con tutta semplicità; ma, fatto questo, non ci resta che sottometterci. Assolutamente parlando, il direttore può ingannarsi ma non c'inganniamo noi nell'ubbidirgli, salvo naturalmente il caso che ci consigliasse qualche cosa di contrario alla fede o ai costumi, che allora bisognerebbe cambiar direttore.

[...] Per altro verso bisogna rammentare che la Chiesa insiste sempre più sulla libertà che si deve avere nella scelta del confessore; chi dunque ha buone ragioni per rivolgersi ad altri, non deve esitare a farlo. Quali sono queste ragioni? 1) Se, nonostante tutti gli sforzi fatti, uno non riesce ad aver pel proprio direttore il rispetto, la confidenza e l'apertura di cui abbiamo parlato, bisogna cambiarlo, quand'anche si trattasse di sentimenti privi di buono o sodo fondamento; perchè non si potrebbe allora trar profitto dai suoi consigli. 2) Tanto più poi se ci fosse fondatamente da temere che ci distogliesse dalla perfezione o per motivi troppo naturali o per affetto troppo vivo e troppo sensibile che ci dimostrasse. 3) Così pure se uno chiaramente si accorgesse che il direttore non ha nè la scienza, nè la prudenza, nè la discrezione necessaria.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

venerdì 20 maggio 2016

Qualità che deve avere una buona guida spirituale

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


S. Francesco di Sales dichiara che il direttore deve possedere tre doti principali: "bisogna che sia pieno di carità, di scienza e di prudenza: se manca una di queste tre doti, c'è pericolo".

A) La carità che gli è necessaria è un affetto soprannaturale e paterno che gli fa vedere nei diretti figli spirituali affidatigli da Dio stesso, perchè vi faccia crescere Gesù Cristo e le sue virtù [...].

a) Li circonda quindi tutti della stessa sollecitudine e delle stesse premure facendosi tutto a tutti per tutti santificarli, spendendo tempo, cure e anche se stesso, per formare in loro le cristiane virtù. Avverrà certamente che, nonostante gli sforzi, si sentirà talora attratto più verso gli uni che verso gli altri, ma dovrà con la volontà reagire contro le simpatie od antipatie naturali; e schiverà con la massima cura quelle affezioni sensibili che mirerebbero a crear degli attacchi, innocenti da principio, poi disturbanti e pericolosi così per la sua riputazione come per la sua virtù. Voler affezionare a sè cuori fatti per amar Dio, è una specie di tradimento, come ben dice l'Olier: "Avendoli Nostro Signore scelti (si tratta dei direttori di anime) per andare a conquistargli dei regni, vale a dire i cuori degli uomini, che gli appartengono, che acquistò coll'effusione del sangue e in cui vuole stabilire il suo impero, in cambio di dargli questi cuori come a loro legittimo sovrano, li prendono per sè e se ne rendono padroni e proprietari...... Oh! quale ingratitudine, quale infedeltà, quale oltraggio, quale perfidia!". E sarebbe pure porre quasi insormontabile ostacolo al progresso spirituale dei diretti, come all'avanzamento proprio, non volendo Dio saperne di cuori divisi.

b) Questa bontà non deve però essere debolezza ma associarsi alla fermezza e alla franchezza; il direttore avrà il coraggio di fare paterne ammonizioni, di additare e di combattere i difetti dei penitenti, e di non lasciarsi dirigere da loro. Vi sono persone molto destre, molto cerimoniose, che vogliono sì un direttore ma a patto che s'acconci ai loro gusti e alle loro fantasie; più che direzione costoro cercano approvazione della loro condotta: per star in guardia contro abusi di questo genere, ove potrebbe andarne anche della sua coscienza, il direttore non si lascerà cogliere dai raggiri di questi o di queste penitenti, ma, ricordandosi che rappresenta Gesù Cristo, darà ferme decisioni secondo le regole della perfezione e non secondo i desideri dei diretti.

c) Specialmente nella direzione delle donne occorre riserbo e fermezza. [...]

B) Alla santa premura aggiungerà la scienza, cioè la conoscenza della teologia ascetica tanto necessaria al confessore, come abbiamo provato al n. 36. Non lascerà dunque di leggere e rileggere autori spirituali, correggendo i giudizi suoi su quelli di cotesti autori e confrontando la condotta sua con quella dei Santi.

C) Ma gli occorre sopratutto prudenza e sagacia per dirigere le anime non secondo le proprie idee ma secondo i movimenti della grazia, il temperamento e il carattere dei penitenti, e le soprannaturali loro inclinazioni.

a) Il P. Libermann faceva giustamente osservare che il direttore non è che uno strumento a servizio dello Spirito Santo; deve quindi prima di tutto studiarsi di conoscere, con prudenti interrogazioni, l'azione di questo divino Spirito in un'anima; "Considero, scriveva, come punto capitale in fatto di direzione, il discernere in ogni anima le disposizioni che vi si trovano: ciò che lo stato interiore di quest'anima può portare; il lasciar operare la grazia con grande libertà; il distinguere le false ispirazioni dalle vere e impedire alle anime di deviare o di eccedere nelle loro inclinazioni". In un'altra lettera aggiunge: "Il direttore, visto che abbia e accertato che Dio opera in un'anima, non deve far altro che guidare quest'anima in guisa che essa segua la grazia e sia fedele. Mai deve ispirarle i propri gusti e le proprie inclinazioni, nè guidarla secondo il suo modo di fare o il suo modo di vedere. Il direttore che si regolasse così, stornerebbe spesso le anime dalla condotta di Dio e contrarierebbe spesso la grazia di Dio in loro".

Aggiungeva però che questo si applica alle anime che corrono difilate alla perfezione. Per le tiepide e rilassate sta al direttore a studiarsi con esortazioni, consigli, riprensioni, con tutte le industrie dello zelo, di strapparle al loro letargo spirituale.

b) La prudenza di cui qui si tratta, è dunque prudenza soprannaturale, fortificata dal dono del consiglio, che il direttore deve continuamente chiedere allo Spirito Santo. L'invocherà particolarmente nei casi difficili, recitando in cuore un Veni Sancte Spiritus prima di dare importanti risoluzioni; e, dopo averlo consultato, baderà ad ascoltarne con filiale docilità la interiore risposta, per trasmetterla al suo diretto [...]. Sarà allora veramente lo strumento dello Spirito Santo [...] e fruttuoso ne sarà il ministero.

Tuttavia questa attenzione di prender consiglio da Dio non gl'impedirà di adoprare tutti i mezzi suggeriti dalla prudenza per ben conoscere il diretto. Non si contenterà delle sue affermazioni ma ne osserverà la condotta, ascolterà quelli che lo conoscono, e senza accettarne tutti i giudizi, ne terrà conto secondo le regole della prudenza.

c) La prudenza lo guiderà non solo nei consigli che darà ma anche in tutte le circostanze che riguardano la direzione. 1) Così non consacrerà che il tempo necessario a questa parte del suo ministero per quanto importante sia; non lunghe conversazioni, non chiacchiere inutili, non domande indiscrete; tenersi solo a ciò che è essenziale e veramente utile al bene delle anime: un consiglio preciso, una pratica chiaramente esposta bastano ad occupare un'anima per una quindicina di giorni o per un mese. Sopratutto poi avrà direzione virile, e si studierà di guidare i diretti in modo che possano, dopo qualche tempo, non già, fare intieramente da sè ma almeno contentarsi di più breve direzione e risolvere le difficoltà ordinarie per mezzo dei principii generali loro inculcati.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

giovedì 19 maggio 2016

Da seguace di Pannella a suora di clausura

C'è un monastero di clausura che è stato "preso d'assalto" da numerose mie lettrici che hanno abbracciato la vita monastica. Le conosco tutte personalmente e ho potuto constatare che sono persone molto innamorate di Dio. Un giorno, da dietro le grate del parlatorio, una di loro mi ha raccontato che prima della sua conversione era una ragazza atea e mondana, e addirittura era una militante del Partito Radicale di Marco Pannella ed Emma Bonino.

Dopo la sua vestizione religiosa mi ha scritto per ringraziarmi di averle fatto conoscere monastero in cui è entrata. Ecco la mia risposta. 



Rev.ma suor (...), ricambio volentieri gli auguri!

Il giorno della tua vestizione religiosa rappresenta una data storica per il vostro plurisecolare monastero. Dopo circa mezzo secolo di siccità vocazionale, finalmente nelle antiche mura monastiche è tornato a svolazzare il velo bianco da novizia! Il primo di una lunga serie, visto il numero di postulanti.

Ho apprezzato molto il nome religioso che ti è stato imposto, mi piace sia per l'aspetto mariano (la Madonna è Regina di tutte le Vittorie del Chiesa, tra cui la fulgida vittoria di Lepanto, quando venne impedita l'invasione turca) sia per l'aspetto cristologico. Il grande Papa Pio XI istituì la Solennità di Cristo Re in opposizione al laicismo dilagante. A tal proposito promulgò la splendida Enciclica "Quas primas", nella quale, oltre a mettere in guardia i fedeli dal pericolo rappresentato dal pestilenziale e funesto laicismo, spiegò magistralmente che Cristo è davvero il Re dell'universo.

Nel vostro monastero sta fiorendo una giovane comunità monastica (l'età media è una delle più basse d'Italia) che nei prossimi decenni dovrà tenere alto il vessillo della spiritualità del vostro glorioso Ordine.

Sono davvero contento della tua conversione e della successiva vocazione religiosa. Se sarai perseverante, in Cielo sarai uno dei trofei più belli dell'infinita misericordia di Dio: da militante del Partito Radicale di Marco Pannella a suora di clausura! Davvero un bel colpo inferto dal Redentore Divino all'armata laicista!

Quando vivevi nel mondo, chissà quante ragazze invidiavano i tuoi successi (varie lauree, mostre di quadri, vita mondana, eccetera). Ma per grazia di Dio hai compreso che su questa Terra siamo solo di passaggio per breve tempo, la nostra vera Patria è in Cielo, e che tutto quaggiù è vanità delle vanità fuorché amare e servire Dio solo.

Il Redentore Divino è stato tanto buono con te chiamandoti ad abbracciare la vita consacrata e a divenire sua sposa, ma adesso per riconoscenza sei obbligata ad amarlo assai. Troppo grande sarebbe l'ingratitudine di una suora di clausura se amasse poco Gesù Cristo, conducendo una vita tiepida e rilassata.

Chissà quante ragazze più buone di te sono rimaste nel mondo, in mezzo a tanti pericoli di dannarsi, mentre tu hai avuto il privilegio di entrare in un monastero di clausura, dove sarà molto più facile per te amare Dio con cuore indiviso e salvarti l'anima. Tutti i cristiani hanno il dovere di tendere alla santità, ma i religiosi hanno un obbligo speciale di ricercare la perfezione cristiana, anche perché non hanno scuse, non avendo le attenuanti che hanno i fedeli laici. Lo so bene che anche in monastero si possono affrontare dei periodi di difficoltà (aridità di spirito, scrupoli, tiepidezza, ecc.), ma con l'aiuto di Dio e l'intercessione della Madonna si possono vincere tutte le battaglie spirituali.

Non lasciarti mai irretire dalle difficoltà del combattimento spirituale che devono affrontare tutti coloro che sono attratti dall'ascetica e tendono alla perfezione critiana. Ricordati che maggiori saranno le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Informazioni sulla direzione spirituale

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


A) Principio generale. L'oggetto della direzione è tutto ciò che riguarda la formazione spirituale delle anime. La confessione tocca soltanto l'accusa delle colpe; la direzione va molto più in là. Risale alle cause dei peccati, alle inclinazioni profonde, al temperamento, al carattere, alle abitudini contratte, alle tentazioni, alle imprudenze; e ciò per poter trovare i veri rimedii, quelli che mirano alla radice stessa del male. Per meglio combattere i difetti, si occupa delle opposte virtù, virtù comuni a tutti i cristiani e virtù speciali a ogni categoria di persone; dei mezzi per meglio praticarle; degli esercizi spirituali che, come la meditazione, l'esame particolare, la devozione al SS. Sacramento, al Sacro Cuore, alla SS. Vergine, ci forniscono armi spirituali per avanzarci nella pratica delle virtù. Tratta della vocazione, e, regolata che sia questa partita, dei doveri particolari di ogni stato. L'oggetto dunque, come si vede, ne è molto esteso.

B) Applicazioni. a) Per ben dirigere un'anima, il direttore deve conoscere ciò che vi è di principale nella sua vita passata, le colpe abituali, gli sforzi già tentati per correggersene e i risultati ottenuti, a fine di veder bene ciò che resta da fare; poi le disposizioni presenti, le inclinazioni, le ripugnanze, il genere di vita che si mena, le tentazioni che si provano e la tattica tenuta per vincerle, le virtù di cui si sente maggior bisogno e i mezzi usati per acquistarle; tutto ciò per poter dare più opportuni consigli.

b) Solo allora si può più facilmente stendere un programma di direzione; programma pieghevole che s'adatti allo stato attuale del penitente per renderlo migliore. Non si può infatti guidare tutte le anime allo stesso modo; bisogna prenderle al punto in cui si trovano, per aiutarle a salire gradatamente, senza far troppi salti, il ripido sentiero della perfezione. E poi le une sono più ardenti e generose, le altre più calme e più lente; non tutte sono chiamate allo stesso grado di perfezione.

Vi è però un ordine progressivo da seguire, onde si può avere una certa unità di direzione. Diamone alcuni esempi.

1) Da principio si deve insegnare alle anime a santificar bene tutte le azioni ordinarie, offrendole a Dio in unione con Nostro Signore (n. 238). È questa una pratica da osservare per tutta la vita e su cui bisogna ritornare assai spesso, collegandola collo spirito di fede che è così necessario in tempi di tanto naturalismo.

2) La purificazione dell'anima con la pratica della penitenza e della mortificazione non deve mai smettersi intieramente e bisogna richiamarvi spesso le anime dirette, tenendo conto delle loro spirituali disposizioni per variare opportunamente gli esercizi di questa virtù.

3) L'umiltà, come virtù fondamentale, dev'essere inculcata quasi fin da principio e richiamata spesso ai penitenti in tutti gli stadii della vita spirituale.

4) La carità verso il prossimo viene frequentemente violata anche dalle persone devote, onde vi si insisterà molto negli esami di coscienza e nelle confessioni.

5) Essendo l'unione abituale con Nostro Signore, modello e collaboratore, uno dei mezzi più efficaci di santificazione, non si deve temere di ritornarvi sopra di frequente.

6) La forza di carattere, fondata su convinzioni profonde è virtù particolarmente necessaria ai dì nostri, onde bisogna diligentemente coltivarla e aggiungervi l'onestà e la lealtà che ne sono inseparabili.

7) L'apostolato è specialmente richiesto in un secolo di proselitismo come il nostro, e il direttore deve mirare a formar schiere di anime elette, che possano aiutare il sacerdote nelle mille occorrenze dell'evangelizzazione delle anime.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

mercoledì 18 maggio 2016

Scrivere a una suora di clausura

Quando una persona si sente attrarre da Dio alla vita consacrata deve cercare di evitare di confidarsi con amici e parenti su questo argomento, perché le persone del mondo fanno fatica a comprendere questi discorsi, e spesso tentano di dissuadere coloro che vogliono donare la propria vita a Cristo abbracciando la vita religiosa.

Le donne che si sentono attrarre alla vita contemplativa,  e desiderano confidarsi con una suora di clausura, possono scrivere alle Carmelitane del monastero di Cerreto di Sorano (Grosseto). Potete contattarle anche solo per chiedere di pregare per voi. Le monache saranno felici di rispondere alle vostre e-mail. Ecco il loro indirizzo:   carmelitane@gmail.com

Vocazione

Mi ha scritto una giovane lettrice...

Ciao, sono una ragazza di 16 anni. Ho scoperto il tuo blog mentre cercavo notizie sulla vocazione religiosa, e da subito mi è stato molto utile leggere le risposte che davi ad altre persone che si trovavano nella mia stessa situazione. Da qualche mese sento dentro di me il desiderio di donarmi a Dio, già da piccola all’età di 10 anni era comparso, ma l'ho subito cacciato via perché pensavo di essere troppo piccola, e quando questa chiamata si ripresentava, non gli davo importanza continuando a pensare a lussi, cattive amicizie e a tutto quello che il mondo offriva.

La svolta è stata 2 anni fa, quando una delle mie amiche mi presentò la ragazza di un ex compagno di scuola. Conoscendoci meglio ho scoperto che lei è molto credente, e in seguito (sapendo che non andavo a Messa da tempo) mi invitò una domenica ad andare nella sua parrocchia. Inizialmente rifiutai, ma in seguito a un altro invito accettai. Trovandomi lì mi sentii talmente felice che mi veniva da piangere, e da allora ogni domenica mi reco lì, sono molto grata a Dio per avermi fatto incontrare quella persona, e per l’aiuto che mi dà.

Volevo chiederti aiuto per sapere di più su qualche ordine religioso, e su delle letture da fare. Ti ringrazio da ora, e che Gesù e la Madonna ti proteggano sempre.
(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                    stai facendo bene a riflettere sullo stato di vita che il Re dell'universo ha pensato per te sin dall'eternità. Il dono della vocazione religiosa è una grazia immensa che Nostro Signore può fare a una ragazza. Un conto è sposare un povero uomo della terra, altro conto è divenire sposa di Gesù Cristo, non c'è paragone.

Se certe tue amiche sapessero che sei attratta dalla vita religiosa, forse si metterebbero a ridere e ti considererebbero pazza. Ma la vera pazzia è vivere su questa terra senza amare Dio che è l'unico nostro bene. Il desiderio di uno stile di vita più perfetto, è un grande dono che il Signore ti ha fatto, e che solo pochi riescono a capire. Del resto, Gesù è il miglior sposo che una donna possa avere. Al contrario, le donne che si sposano con gli uomini della terra, spesso si pentono di aver contratto matrimonio. Maltrattamenti, gelosie, tradimenti, litigi, dissapori con suocere e cognate, dolori del parto, strapazzi per la cura della casa, ribellioni dei figli, affanni per accumulare beni materiali ...questi sono i principali problemi che fanno soffrire le donne sposate.

Già adesso puoi incominciare a fare qualche esperienza vocazionale in convento. Sappi che ci sono molti ordini religiosi che consentono anche a ragazze minorenni di entrare in convento, purché entrambi i genitori siano favorevoli (cosa abbastanza rara). In caso di opposizione dei genitori, bisogna aspettare di aver compiuto 18 anni. Infatti le persone maggiorenni possono abbracciare la vita religiosa anche se i genitori sono contrari.

Per quanto riguarda la prima esperienza vocazionale ti consiglio di contattare le Servidoras, sono giovani, fervorose, zelanti, fedeli al Magistero, e hanno uno stile di vita gioiosamente cristiano, penso proprio che verrai contagiata dal loro entusiasmo.

Come letture ti consiglio gli scritti spirituali di Sant'Alfonso Maria de Liguori, soprattutto "Pratica di amar Gesù Cristo", "Le Glorie di Maria", "Del gran mezzo della preghiera", "Uniformità alla volontà di Dio" e "Visite al Santissimo Sacramento".

Cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

P. S. Le lettrici che desiderano fare un'esperienza vocazionale tra le Servidoras possono mettersi in contatto con queste suore scrivendo al loro indirizzo: vocazione@servidoras.org

martedì 17 maggio 2016

Non abbandonare la preghiera

Tempo fa un caro lettore del blog stava vivendo un periodo di difficoltà spirituale...

Caro D.,
               come stai? spero bene, io non tanto... da pochi giorni ho letto uno dei libri che mi inviasti, le meditazioni di S. Alfonso sulla Passione di Cristo; devo dire che nonostante il mio periodo di particolare insensibilità, ho avvertito che questo tipo di letture possono darmi tanto e mi propongo di leggere altri scritti simili sui dolori provati dal nostro Re. Al più presto leggerò anche gli altri che mi hai mandato. I miei tempi sono molto lenti, come ti dicevo il momento non e' dei migliori dal punto di vista spirituale e di conseguenza generale, visto che quando mi sento lontano da Dio, e senza la sua approvazione, tutto il resto conta poco, come già ti spiegai, anche vivendo, a causa della mia condizione, lontano dai sacramenti, il Signore mi aveva dato la possibilità di riscoprire la preghiera nella solitudine di questi posti, vivendo lontano da stress e compagnie, e avevo avuto quindi modo di pensare al mio futuro con più serenità aspettando un segno della volontà di Dio dopo aver sistemato i miei problemi economici e ...dato a Cesare quel che e' di Cesare...., ma ora...tutto è svanito, non trovo più edificazione nella preghiera, e mi sento come abbandonato, cerco di pregare, di andare avanti ma credo che di questo passo mollerò. Addirittura a volte [...] sento davvero un grande vuoto, eppure dentro di me non mi ero sottratto a qualsiasi progetto il Signore avesse per me nonostante la mia pochezza umana di grande peccatore, che comunque sono sempre stato e continuo ad essere.

Scusa lo sfogo... ma, come sempre, qualche tua parola potrebbe aiutarmi visto la tua esperienza.

Ti saluto con affetto, Dio ti benedica e ti aiuti nella tua missione,

(lettera firmata)


Caro amico,
                      sono contento che hai letto le meditazioni sulla Passione di Cristo. Quando le rileggerai in un momento di maggior fervore spirituale, ti piaceranno ancora di più.

In questo momento ti sarebbe molto utile leggere l'altro libro di Sant'Alfonso che ti ho inviato, quello intitolato “Riflessioni devote”. Si tratta di meditazioni sui novissimi, sul vero senso della vita, sulla vanità dei beni terreni, sull'importanza della preghiera, ecc. Se tutti leggessero questo libro, il mondo sarebbe certamente migliore. Se il mondo va storto è perché sono pochi coloro che riflettono sui novissimi e sulla salvezza eterna dell'anima.

Per quanto riguarda la preghiera quotidiana, devi fare il possibile per non tralasciarla. È celebre una frase che diceva in proposito il zelantissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori: “Chi prega si salva, chi non prega si danna”. Il motivo di ciò è semplice: Dio è infinitamente buono ed è felicissimo di donarci le grazie necessarie alla salvezza, ma se uno non gliele chiede, è moralmente impossibile che si salvi. Il Signore non vuole costringerci ad amarlo, perché altrimenti il nostro non sarebbe vero amore. Infatti un amore per essere vero deve necessariamente essere libero e spontaneo, non può essere ottenuto con la forza. Dunque noi siamo liberi di amare o non amare Dio. Coloro che non pregano dimostrano di non essere interessati alle grazie del Signore, e quindi di non amare Dio o di amarlo troppo poco.

Che fare? Supplica il Redentore Divino di darti la perseveranza nella preghiera quotidiana, la forza di non cedere alle tentazioni, il coraggio di testimoniare la Fede quando è necessario, una grande devozione per la Passione di Cristo e per i dolori che afflissero l'Addolorata, ma soprattutto devi chiedere la grazia della perseveranza finale, cioè la grazia di non morire in stato di peccato mortale. Non è colpa tua se vivi in uno Stato in cui non ci sono sacerdoti visto che lì il cristianesimo è proibito. Come ti spiegai tempo fa, puoi ottenere facilmente il perdono dei peccati con un atto di contrizione perfetta. Poi quando tornerai in Italia potrai confessarti, e così quei peccati verranno definitivamente inceneriti dall'amore misericordioso di Dio.

Il nemico del genere umano vuole che tu ti scoraggi e abbandoni la preghiera quotidiana, così sarà più facile per lui trascinarti lontano da Dio. Non devi arrenderti, devi continuare a lottare tenacemente come un valoroso soldato in battaglia. Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1), la vita dell'uomo su questa terra è una continua battaglia spirituale per la salvezza dell'anima. Come insegna il Catechismo di San Pio X, con la Cresima sei diventato un perfetto cristiano e soldato di Gesù Cristo. Non arrenderti, continua a pregare ogni giorno e a combattere con ardore la buona battaglia della Fede.

In Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

lunedì 16 maggio 2016

Stare alla larga dai luoghi di divertimento mondano

Una laureanda in giurisprudenza si sta domandando qual è lo stato di vita che dovrà eleggere...

Santa notte! Scrivo a quest'ora perché mi son detta o scrivo adesso o non scrivo più. Da una decina di giorni sono una lettrice del tuo blog, scoperto per caso. Ho 26 anni e mi trovo in un periodo della mia vita cruciale. Il mese prossimo, se Dio vuole, termino l'università e mi laureo in giurisprudenza. Ho deciso di prendermi poi una pausa per riflettere sullo stato di vita da eleggere. Tempo fa ero ambiziosa e pensavo anche a una bella carriera. Ora tutte queste cose non mi attirano più. Sono più attratta dalla vita contemplativa e dalla preghiera. Ho sempre avuto però il desiderio di formare una santa famiglia cristiana e crescere dei bambini, tutti quelli che il Signore mi avrebbe mandato. Da poco ho anche conosciuto un ragazzo che vorrei conoscere meglio per capire se è volontà di Dio che io costruisca con lui una famiglia. Non voglio sbagliare il mio stato di vita e voglio fare solo la volontà di Dio, anche se ti confesso che la vita religiosa mi spaventa e allo stesso tempo un po' mi attrae. Ho tanti pensieri confusi in testa e per meglio discernere la volontà divina su di me vorrei fare gli esercizi di Sant'Ignazio. Sapresti dove li potrei fare? Io abito a [...]. Che altri consigli potresti gentilmente darmi? Leggevo dal tuo blog i consigli di Sant'Alfonso Maria de' Liguori e sono sempre più convinta della necessità di fare discernimento per non sbagliare lo stato di vita da eleggere. Ti ringrazio per il tuo blog, anche se la mia strada dovesse essere il Matrimonio, mi fa un'enorme piacere leggere quanto l'Amore sia amato e corrisposto!
In Gesù e Maria,
(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                              per me è una grande gioia sapere che hai compreso che il vero scopo della vita non è "fare carriera", accumulare ricchezze, banchettare, darsi ai divertimenti sfrenati, eccetera. No, il fine ultimo della nostra esistenza non è in nessuna di queste cose. Il nostro scopo è di salvarci l'anima e di impegnarci per ricercare la maggior gloria di Dio. Purtroppo, oggi molte persone non riflettono che su questa terra siamo solo di passaggio in attesa di giungere all'eternità, la quale sarà felice per coloro che moriranno in stato di grazia, mentre sarà infelice per coloro che moriranno in peccato mortale. Anche praticando la carriera forense potresti farti santa, ma è più difficile, poiché ti troveresti immersa in tante questioni ingarbugliate che ti faranno perdere facilmente la tranquillità e il fervore per la vita spirituale. Come tu stessa hai capito, è importantissimo riflettere attentamente sullo stato di vita da eleggere, onde evitare di fare sbagli che potrebbero avere tragiche conseguenze per l'anima. Spero tanto che Gesù buono desideri prenderti tutta per Sé chiamandoti alla vita religiosa, sarebbe una grazia immensa poter diventare sposa del Re dei re. Nella mia vita, le donne più felici che ho conosciuto sono le suore appartenenti ad ordini religiosi fervorosi e osservanti. Le donne sposate pensano a piacere ai loro mariti, invece le suore fervorose pensano a piacere a Dio.

Qual è la volontà del Signore su di te? Stai facendo bene a meditare sulla scelta da fare, poiché solo facendo la sua volontà potrai essere davvero felice. Gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio sono utili a tutti, ma lo sono soprattutto a coloro che non hanno ancora eletto uno stato di vita. Non so se nella tua regione c'è qualche sacerdote che predica gli esercizi ignaziani. Per essere efficaci devono essere predicati bene, senza essere annacquati col buonismo. Ti è possibile andare nel Lazio? Lì potresti fare gli esercizi spirituali e anche un'esperienza vocazionale tra le Servidoras. Altrimenti dovrò chiedere informazioni a una lettrice che abita nella tua provincia. Nel frattempo non confidare ad amici e parenti che stai riflettendo sulla vocazione religiosa. Cerca di condurre una vita raccolta e ritirata, stando lontano dai luoghi di divertimento mondano che potrebbero distrarre il tuo proposito di donarti a Dio. So bene che attualmente non escludi la vita matrimoniale, però ascolta bene il mio ragionamento: se entri in convento e poi dovessi accorgerti che non sei portata per quella vita, puoi tranquillamente tornartene a casa tua, visto che prima di emettere i voti perpetui passa molto tempo di prova (aspirantato, postulantato, noviziato e voti temporanei). Invece se ti sposi e poi ti penti (come è capitato a tante donne), non potrai più tornare indietro, poiché se un matrimonio è stato celebrato validamente ed è stato consumato, non può essere sciolto da nessuno, nemmeno dal Romano Pontefice. Al massimo potresti ottenere una dispensa ecclesiastica per entrare in convento, ma non è facile averla, anche perché il marito dovrebbe essere favorevole.

Spero di esserti stato di qualche utilità, ma rimango a tua disposizione qualora volessi farmi altre domande. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

domenica 15 maggio 2016

Come trasformare le nostre azioni in preghiera

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Essendo la preghiera così efficace mezzo di perfezione, dobbiamo pregare spesso e con insistenza [...]. Ma come mai si può continuamente pregare e attendere nello stesso tempo ai doveri del proprio stato? Non è cosa impossibile? Vedremo che non c'è difficoltà quando si sappia ben ordinare la vita. Per riuscirvi bisogna: 1° praticare un certo numero di esercizi spirituali secondo i doveri del proprio stato; 2° trasformare in preghiera le azioni comuni.

1° Gli esercizi di pietà. Ad alimentare la vita di preghiera bisogna innanzitutto fare alcuni esercizi spirituali il cui numero e la cui lunghezza variano secondo i doveri del proprio stato. Qui parleremo degli esercizi che convengono ai sacerdoti e ai religiosi, lasciando ai direttori la cura d'adattare questo programma ai semplici fedeli.

Tre categorie d'esercizi formano l'anima sacerdotale alla preghiera: la meditazione del mattino, con la santa messa, ci propone l'ideale a cui mirare e ci aiuta a conseguirlo; l'ufficio divino, le pie letture e le divozioni essenziali conservano l'anima nell'abitudine della preghiera; gli esami della sera ci faranno rilevare e riparare i nostri difetti.

A) Gli esercizi del mattino sono qualchecosa di sacro di cui non si può far senza quando si è sacerdoti o religiosi, senza rinunziare al pensiero della propria perfezione. a) Prima di tutto la meditazione, affettuosa conversazione con Dio per richiamare l'ideale che dobbiamo tenere continuamente dinanzi agli occhi e a cui dobbiamo vigorosamente tendere. [...] Dobbiamo quindi metterci alla presenza di Dio, fonte e modello di ogni perfezione, e per venire più al pratico, alla presenza di N. S. Gesù Cristo, che attuò sulla terra questa ideale perfezione e ci meritò la grazia d'imitare le sue virtù. Presentatigli i nostri ossequi, lo attiriamo in noi, entrando nei suoi pensieri con profonde convinzioni sulla virtù speciale che vogliamo praticare e con ardenti preghiere che ci ottengono la grazia di praticar cotesta virtù; e umilmente ma vigorosamente cooperiamo a questa grazia prendendo una generosa risoluzione sulla detta virtù che ci studieremo di mettere in pratica nel corso della giornata. b) La santa messa ci conferma in questa disposizione mettendoci avanti agli occhi, nelle mani, a nostra disposizione, la vittima santa che dobbiamo imitare; e la comunione ce ne fa passar nell'anima i pensieri, i sentimenti, le interne disposizioni, le grazie, il divino spirito che resterà in noi per tutto il giorno. Siamo così pronti per l'azione, quell'azione che, avviata dal suo influsso, non sarà che una continua preghiera.

B) Ma perchè ciò avvenga, occorrono ogni tanto esercizi che rinnovino e stimolino l'unione con Dio. a) Sarà prima di tutto la recita del divino ufficio, che S. Benedetto ottimamente chiama opus divinum, in cui, in unione col grande Religioso del Padre, glorificheremo Dio e gli chiederemo grazie per noi e per tutta la Chiesa; quindi la s. messa, il più importante atto di tutta la giornata. b) Verranno poi le pie letture, letture della S. Scrittura, letture di opere e di vite di Santi, che ci porranno di nuovo in intima relazione con Dio e coi suoi Santi. c) E finalmente le divozioni essenziali che devono alimentar la nostra pietà, vale a dire la visita al SS. Sacramento, che non è in sostanza che un secreto colloquio con Gesù; e la recita del rosario, che ci fa conversare con Maria e riandarne in cuore i misteri e le virtù.

C) Giunta la sera, l'esame generale e particolare, che sarà come una specie di umile e sincera confessione al Sommo Sacerdote, ci mostrerà in che modo abbiamo nella giornata messo in pratica l'ideale concepito al mattino. Vi sarà sempre, purtroppo, una certa diversità tra le nostre risoluzioni e la loro attuazione; ma senza disanimarci, ci rimetteremo coraggiosamente all'opera; e poi in santa confidenza ed abbandono prenderemo un poco di riposo per lavorar meglio il domani.

La confessione settimanale o al più tardi quindicinale, e il ritiro mensile, facendoci dare uno sguardo complessivo a più ampia parte della vita, perfezioneranno questo esame di noi stessi e ci porgeranno occasione di spirituale rinnovamento.

2° Tal è il complesso di esercizi spirituali che non ci lasceranno perdere di vista per notevole tempo la presenza di Dio. Ma che si dovrà fare per colmare il vuoto tra questi vari esercizi e trasformare in preghiera tutte le nostre azioni? S. Agostino e S. Tommaso ci insegnano come sciogliere la questione. Il primo ci dice di far della vita, delle azioni, dei negozi, dei pasti, dello stesso sonno, un inno di lode alla gloria di Dio [...] Il secondo poi compendia così il pensiero del primo: "Tamdiu homo orat, quamdiu totam vitam suam in Deum ordinat".

La carità è quella che dirige tutta la nostra vita a Dio. Il mezzo pratico per far così tutte le azioni è di offrirle, prima di cominciarle, alla SS. Trinità, in unione con Gesù che vive in noi e secondo le sue intenzioni.

Quanto importi il far le nostre azioni in unione con Gesù è assai bene spiegato dall'Olier, che prima mostra in che modo Gesù è in noi per santificarci: "Non solo abita in noi come Verbo con la sua immensità... ma abita pure in noi come Cristo, con la sua grazia, per renderci partecipi della sua unzione e della divina sua vita... Gesù Cristo è in noi per santificarci, santificar noi e le opere nostre, per riempire di sè tutte le nostre facoltà: vuol essere la luce della nostra mente, l'amore e il fervore del nostro cuore, la forza e la virtù di tutte le nostre facoltà, affinchè in lui possiamo conoscere, amare e adempire i voleri di Dio suo Padre, sia per lavorare a suo onore, sia per soffrire e tollerare ogni cosa a sua gloria". Spiega quindi come le azioni che facciamo da noi e per noi siano difettose: "Le nostre intenzioni e i nostri pensieri tendono al peccato per la corruzione della nostra natura; e se noi ci lasciamo andare ad operar da noi stessi e a seguir le nostre inclinazioni, opereremo in peccato". Onde la conclusione è che bisogna rinunziare alle proprie intenzioni per unirsi a quelle di Gesù: "Vedete quindi quanta cura si deve avere, al principio delle azioni, di rinunziare a tutti i sentimenti, a tutti i desideri, a tutti i pensieri propri, a tutte le proprie volontà, per entrare, secondo S. Paolo, nei sentimenti e nelle intenzioni di Gesù Cristo [...].

Quando le azioni sono lunghe, è utile rinnovar questa offerta con un affettuoso sguardo al crocifisso, e, meglio ancora, a Gesù che vive in noi; e lasciare che l'anima si sfoghi in frequenti giaculatorie che ci inalzeranno il cuore a Dio.

Così anche le più comuni nostre azioni saranno preghiera e ascensione dell'anima a Dio, e noi attueremo il desiderio di Gesù: "oportet semper orare et non deficere".

Ecco dunque i quattro mezzi interni di perfezione, che tendono tutti a glorificar Dio e insieme a perfezionarci l'anima. Il desiderio della perfezione è infatti un primo slancio verso Dio, un primo passo verso la santità; la conoscenza di Dio, è Dio che viene attirato in noi e che ci aiuta a darci a lui per via di amore; la conoscenza di noi stessi ci mostra meglio il bisogno che abbiamo di Dio e stimola il desiderio di riceverlo per colmare il vuoto che è in noi; la conformità alla divina volontà ci trasforma in lui; la preghiera ci innalza a lui e trae nello stesso tempo in noi le sue perfezioni, facendovici partecipare per renderci più simili a lui; tutto quindi ci porta a Dio perchè tutto viene da lui.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]