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lunedì 15 ottobre 2018

Le vere amicizie

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


L'amicizia può essere mezzo di santificazione o serio ostacolo alla perfezione, secondo che è soprannaturale o naturale e sensibile. [...]

1° DELLE VERE AMICIZIE.

Ne diremo la natura e i vantaggi.

595.   A) Natura. -- a) Essendo l'amicizia una mutua comunicazione tra due persone, si specifica innanzi tutto secondo la varietà delle comunicazioni e la qualità dei beni che si comunicano. Il che viene molto bene spiegato da S. Francesco di Sales: "Quanto più squisite saranno le virtù in cui comunicate, tanto più perfetta sarà l'amicizia. Se comunicate in scienze, l'amicizia è certamente assai lodevole; più lodevole ancora se comunicate in virtù, nella prudenza, nella moderazione, nella fortezza, nella giustizia. Se poi la vostra mutua comunicazione riguarda la carità, la devozione, la perfezione cristiana, oh Dio! quanto preziosa sarà l'amicizia! Sarà eccellente perchè viene da Dio, eccellente perchè tende a Dio, eccellente perchè ne è vincolo Dio, eccellente perchè durerà eternamente in Dio! Oh! che buona cosa è amare sulla terra come si ama in cielo e imparare ad averci in questo mondo quella reciproca tenerezza che ci avremo eternamente nell'altro!"

La vera amicizia è dunque in generale un'intima corrispondenza tra due anime per farsi scambievolmente del bene. Può restare semplicemente onesta, se i beni che si comunicano sono di ordine naturale. Ma l'amicizia soprannaturale è di ordine assai superiore. È un'intima corrispondenza tra due anime che si amano in Dio e per Dio, a fine di scambievolmente aiutarsi a perfezionar la vita divina che possedono. Fine ultimo ne è la gloria di Dio, fine immediato il progresso spirituale, e Gesù il vincolo di unione tra i due amici. Tal è il pensiero del Beato Etelredo [...] che il Lacordaire traduce così: "Non posso più amar persona senza che l'anima prenda posto dietro il cuore e che Gesù Cristo venga a fare il terzo in mezzo a noi".

596.   b) Perciò quest'amicizia, [invece] di essere appassionata, predominante, esclusiva come l'amicizia sensibile, ha per doti la calma, il riserbo e la mutua confidenza. È affetto calmo e moderato, appunto perchè fondato sull'amor di Dio ne partecipa la virtù; onde è pure affetto costante, che va crescendo, al rovescio dell'amore passionale che tende ad affievolirsi. Ed è accompagnata da savio riserbo: [invece] di cercar familiarità e carezze come l'amicizia sensibile, è piena di rispetto e di riservatezza, perchè non desidera altro che comunicazioni spirituali. Questa riservatezza non impedisce però la confidenza; mutuamente stimandosi e vedendo nella persona amata un riflesso delle divine perfezioni, si prova per lei confidenza grandissima, che è del resto reciproca; il che porta intime comunicazioni, perchè si brama di partecipare alle soprannaturali doti dell'amico. Si comunicano quindi i pensieri, i disegni, i desideri di perfezione. E bramando di scambievolmente perfezionarsi, non si peritano di avvertirsi dei difetti e di aiutarsi a correggerli. La mutua confidenza che regna tra i due amici impedisce all'amicizia di diventare inquieta, affannosa, esclusiva; non si ha per male che l'amico abbia altri amici, anzi se ne gode pel bene suo e per quello del prossimo.

597.   B) È chiaro che tale amicizia presenta grandi vantaggi. a) La S. Scrittura ne fa frequenti elogi: "Un amico fedele è tetto robusto, e chi lo trova ha trovato un tesoro... l'amico fedele è balsamo vitale [...]. Nostro Signore ce ne diede l'esempio nell'amicizia che ebbe per Giovanni, il quale era conosciuto per "l'amato da Gesù, quem diligebat Jesus". S. Paolo ha amici a cui porta profondo affetto; soffre della loro assenza e la sua più dolce consolazione è di rivederli; così è inconsolabile perchè non trova Tito al luogo convenuto [...]; si rallegra appena lo ritrova [...]. Si vede pure quale affetto nutriva per Timoteo e quanto bene gli faceva la sua presenza e che aiuto gli dava a farne anche agli altri; lo chiama quindi suo collaboratore, suo figlio, suo carissimo figlio, suo fratello [...].

Anche l'antichità cristiana ci porge illustri esempi di amicizia: uno dei più celebri è quello di S. Basilio e di S. Gregorio Nazianzeno.

598.   b) Da questi esempi si deducono tre ragioni a mostrare quanto utile sia l'amicizia cristiana, specialmente per il sacerdote di ministero.

1) Un amico è una tutela rispetto alla virtù, protectio fortis. Noi sentiamo il bisogno d'aprire il cuore a un intimo confidente; il direttore risponde talora a questo bisogno, ma non sempre: la sua amicizia paterna è diversa dall'amicizia fraterna che cerchiamo noi. Abbiamo bisogno d'un nostro pari con cui poter discorrere con tutta libertà. Se non lo troviamo, correremo pericolo di far confidenze biasimevoli a persone che non sempre riusciranno innocue per noi e per loro.

2) È pure un intimo consigliere a cui apriamo volontieri i dubbi e le difficoltà e che ci aiuta a risolverli; è un monitore savio e affettuoso, che, vedendoci all'opera e sapendo ciò che si dice di noi, ci dirà la verità, facendoci così schivar talora molte imprudenze.

3) È finalmente un consolatore, che ascolterà amorevolmente il racconto delle nostre pene, e troverà nel suo cuore le parole necessarie per addolcirle e confortarci.

599.   Si può chiedere se queste amicizie siano da approvarsi nelle comunità, potendosi infatti temere che portino danno all'affetto che deve unire tutti i membri e che generino gelosie. Bisogna certamente badare che tali amicizie non rechino nocumento alla carità comune, e che siano non solo soprannaturali ma tenute entro i giusti limiti fissati dai superiori. Con queste riserve, anche coteste amicizie hanno i loro vantaggi, perchè i religiosi hanno essi pure bisogno d'un consigliere, d'un consolatore e d'un monitore che sia insieme un amico. Tuttavia anche nelle comunità, anzi più che altrove, bisogna premurosamente evitare tutto ciò che può aver colore di falsa amicizia.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

domenica 14 ottobre 2018

Distaccare il cuore dalle cose del mondo

A che serve la solitudine del corpo quando manca quella del cuore? A che serve dimorare col corpo in un monastero, e poi avere il cuore attaccato alle cose del mondo? Un'anima distaccata e libera dagli affetti terreni, anche se sta nelle piazze e nelle strade, trova la sua solitudine. Al contrario, a che serve mai il trattenersi nel coro o nella cella in silenzio, se poi nel cuore gli affetti alle creature si fanno molto sentire, impedendo così di poter ascoltare le voci divine?

Il Signore disse un giorno Santa Teresa: Oh quanto parlerei volentieri a molte anime! ma il mondo fa tanto strepito nel loro cuore che la mia voce non può sentirsi. Oh se si appartassero un po' dal mondo!

Cerchiamo di comprendere dunque che cosa sia la “solitudine del cuore”: è il discacciare dal cuore ogni affetto che non è per Dio, col cercare in tutte le nostre azioni non altro che di piacere al Signore. E qual cosa della terra può contentare il nostro cuore? Solo Dio è la nostra unica ricchezza. La solitudine del cuore induce a dire con sincerità che si desidera solo Dio e basta.

Colui che non riesce a trovare il Signore, metta in pratica quel che diceva Santa Teresa: “Distacca il cuore da tutte le cose e cerca Dio, e lo troverai”. Iddio non può cercarsi né trovarsi, se prima non si conosce: ma come può conoscere Dio e le sue divine bellezze chi sta attaccato alle creature? In un vaso di cristallo, se è pieno di terra, non può entrarvi la luce del sole: e così in un cuore occupato dagli affetti dei piaceri, dei beni materiali o degli onori, non può risplendervi la luce divina. Perciò chiunque vuol vedere Dio bisogna che tolga la terra dal suo cuore, e lo tenga chiuso a tutti gli affetti mondani. Ciò appunto volle darci ad intendere Gesù Cristo sotto la metafora della porta chiusa, allorché disse: “Quando fai orazione, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega in segreto il Padre tuo”. Ciò significa che l'anima, per unirsi con Dio nell'orazione, bisogna che si ritiri nel suo cuore - ch'è appunto il camerino nominato dal Signore, come spiega S. Agostino - e poi chiuda l'entrata a tutti gli affetti terreni.

L'anima solitaria, cioè distaccata, in cui taceranno gli affetti della terra, si stringerà con Dio nell'orazione coi santi desideri, con le offerte di se stessa e con altri atti di rassegnazione e d'amore; ed allora si troverà sollevata sopra di sé e sopra le cose create a tal punto che sorriderà al pensiero dei mondani, i quali tanto stimano e stentano per i beni di questa terra, che in realtà sono troppo piccoli ed indegni dell'amore di un cuore creato per amare un immenso bene che è Dio.

sabato 13 ottobre 2018

Le condizioni principali che contribuiscono all'aumento dei meriti

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Quattro sono le condizioni principali che contribuiscono all'aumento dei meriti:

- il grado di grazia abituale o di carità;
- l'unione con Nostro Signore;
- la purità d'intenzione;
- il fervore.

a) Il grado di grazia santificante. Per meritare in senso proprio, bisogna essere in stato di grazia: quindi quanta più grazia abituale possediamo, tanto più, a parità di condizioni, siamo atti a meritare. È vero che alcuni teologi lo negarono sotto pretesto che questa quantità di grazia non influisce sempre sui nostri atti per renderli migliori, e che anche certe anime sante operano talora con negligenza e imperfezione. Ma la dottrina comune è quella che sosteniamo.

1) Infatti il valore d'un atto, anche presso gli uomini, dipende in gran parte dalla dignità della persona che opera e dal credito che gode presso colui che deve ricompensarlo. Ora ciò che fa la dignità d'un cristiano e gli dà credito sul cuore di Dio è il grado di grazia o di vita divina a cui è elevato; è questa la ragione per cui i Santi del cielo o della terra hanno un potere d'intercessione così grande. Se quindi possediamo un grado di grazia più alto, ne viene che agli occhi di Dio valiamo più di quelli che ne hanno meno, che maggiormente gli piacciamo, e che per questo capo le nostre azioni sono più nobili, più accette a Dio e quindi più meritorie.

2) Ma poi ordinariamente e normalmente questo grado di grazia avrà un felice influsso sulla perfezione dei nostri atti. Vivendo di vita soprannaturale più abbondante, amando Dio con amore più perfetto, siamo portati a far meglio le nostre azioni, a mettervi più carità, ad essere più generosi nei nostri sacrifizi; le quali disposizioni, come tutti ammettono, aumentano certamente i nostri meriti. Nè si dica che talora avviene il contrario; si ha in tal caso l'eccezione non la regola generale, e noi ne abbiamo tenuto conto aggiungendo: a parità di condizioni.

Quanto consolante è questa dottrina! Moltiplicando gli atti meritori, aumentiamo ogni giorno il nostro capitale di grazia; questo capitale a sua volta ci aiuta a mettere maggior amore nelle nostre opere, onde acquistano maggior valore per accrescere la nostra vita soprannaturale: Qui justus est, justificetur adhuc.

b) Il grado d'unione con Nostro Signore. È cosa evidente: la fonte del nostro merito è Gesù Cristo, autore della nostra santificazione, causa meritoria principale di tutti i beni soprannaturali, capo d'un corpo mistico di cui noi siamo le membra. Quanto più vicini siamo alla sorgente, tanto più riceviamo della sua pienezza; quanto più ci accostiamo all'autore di ogni santità, tanto maggior grazia riceviamo; quanto più siamo uniti al capo, tanto più riceviamo da lui moto e vita. E non è ciò che dice Nostro Signore stesso in quel bel paragone della vite? "Io sono la vite, voi i tralci... chi rimane in me ed io in lui, questi porta gran frutto: Ego sum vitis vera, vos palmites... qui manet in me, et ego in eo, hic fert fructum multum". Uniti a Gesù come i tralci al ceppo, noi riceviamo tanto maggior linfa divina quanto più abitualmente, più attualmente, più strettamente siamo uniti al ceppo divino. Ecco perchè le anime fervorose o che tali vogliono divenire, cercarono sempre un'unione ognor più intima con Nostro Signore; ecco perchè la Chiesa stessa ci chiede di fare le nostre azioni per Lui, con Lui, in Lui: per Lui, per Ipsum, perchè "nessuno va al Padre senza passar per Lui, nemo venit ad Patrem nisi per me"; con Lui, cum Ipso, operando con Lui, perchè si degna di essere il nostro collaboratore; in Lui, in Ipso, vale a dire nella sua virtù, nella sua forza, e soprattutto nelle sue intenzioni, non avendone altre che le sue.

Gesù allora vive in noi, ispira i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre azioni, tanto da poter dire con S. Paolo: "Io vivo, non più io, ma vive in me Gesù: Vivo autem, jam non ego, vivit vero in me Christus. È chiaro che opere fatte sotto l'influsso e l'azione vivificante di Cristo, con l'onnipotente sua collaborazione, hanno un valore incomparabilmente più grande che se fossero fatte da noi soli. Quindi in pratica bisogna unirsi spesso, massime al principio delle nostre azioni, a N. S. Gesù Cristo e alle sue così perfette intenzioni, con la piena coscienza della nostra incapacità a far nulla di bene da noi stessi e con l'incrollabile fiducia ch'Egli può rimediare alla nostra debolezza.

c) La purità d'intenzione o la perfezione del motivo che ci fa operare. Molti teologi dicono che perchè le nostre azioni siano meritorie basta che siano ispirate da un motivo soprannaturale di timore, di speranza o d'amore. S. Tommaso vuole certamente che siano fatte sotto l'influsso almeno virtuale della carità, ossia in virtù d'un atto d'amor di Dio posto precedentemente e il cui influsso persevera. Ma aggiunge che questa condizione si avvera in tutti coloro che sono in stato di grazia e compiono un atto lecito: "Habentibus caritatem omnis actus est meritorius vel demeritorius". Ogni atto buono infatti si riconduce ad una virtù; ora ogni virtù converge alla carità, essendo essa la regina che comanda a tutte le virtù, come la volontà è la regina di tutte le facoltà. La carità, sempre attiva, ordina a Dio tutti i nostri atti buoni e vivifica tutte le virtù dando loro la forma.

Tuttavia, se vogliamo che i nostri atti diventino meritori quanto più è possibile, occorre una purità d'intenzione molto più perfetta e attuale. L'intenzione è la cosa principale nei nostri atti, è l'occhio che li illumina e li dirige al debito fine, è l'anima che li ispira e dà loro valore agli occhi di Dio: "Si oculus tuus fuerit simplex, totum corpus lucidum erit". Ora tre elementi danno alle nostre intenzioni un valore speciale.

1) Essendo la carità la regina e la forma delle virtù, ogni atto ispirato dall'amor di Dio e del prossimo avrà assai maggior merito di quelli ispirati dal timore o dalla speranza. Conviene quindi che tutte le nostre azioni siano fatte per amore: così diventano, anche le più comuni (come il pasto e la ricreazione), atti di carità, e partecipano al valore di questa virtù, senza perdere il proprio; mangiare per rifarsi le forze è motivo onesto e in un cristiano anche meritorio; ma rifarsi le forze per meglio lavorare per Dio e per le anime, è motivo di carità assai superiore che nobilita quest'atto e gli conferisce un valore meritorio molto più grande.

2) Poichè gli atti di virtù informati dalla carità non perdono il proprio valore, ne viene che un atto fatto con più intenzioni insieme sarà più meritorio. Così un atto d'obbedienza ai superiori fatto per doppio motivo, per rispetto alla loro autorità e nello stesso tempo per amor di Dio considerato nella loro persona, avrà il doppio merito dell'obbedienza e della carità. Uno stesso atto può quindi avere un triplice, un quadruplice valore: detestando i miei peccati perchè hanno offeso Dio, io posso avere l'intenzione di praticare nello stesso tempo la penitenza, l'umiltà e l'amor di Dio; onde quest'atto è triplicemente meritorio. È quindi cosa utile proporsi più intenzioni soprannaturali; ma si eviti di dar negli eccessi col cercare troppo affannosamente intenzioni multiple, il che turba l'anima. Abbracciare quelle che spontaneamente ci si presentano e subordinarle alla divina carità, è questo il mezzo di aumentare i propri meriti senza perdere la pace dell'anima.

La volontà dell'uomo essendo volubile, è necessario esprimere e rinnovar spesso le intenzioni soprannaturali; altrimenti potrebbe accadere che un atto cominciato per Dio continuasse sotto l'influsso della curiosità, della sensualità o dell'amor proprio, e perdesse così una parte del suo valore; dico una parte, perchè queste intenzioni sussidiarie non distruggendo intieramente la principale, l'atto non cessa d'essere soprannaturale e meritorio nel suo complesso. Quando una nave, salpando da Genova, fa rotta per New York, non basta dirigere la prora una volta per sempre verso questa città; ma poichè la marea, i venti e le correnti tendono a farla deviare, bisogna continuamente ricondurla, per mezzo del timone, verso la meta. Così è della nostra volontà; non basta ordinarla una volta, e neppure ogni giorno, a Dio; le umane passioni e le influenze esterne la faranno deviar presto dalla diritta via; bisogna spesso con atto esplicito ricondurla verso Dio e verso la carità. Così le nostre intenzioni restano costantemente soprannaturali, anzi perfette e assai meritorie, specialmente se vi aggiungiamo il fervore nell'operare.

d) L'intensità o il fervore con cui si opera. Si può infatti operare, anche facendo il bene, con negligenza, con poco sforzo, o invece con slancio, con tutta l'energia di cui si è capaci, utilizzando tutta la grazia attuale messa a nostra disposizione. È chiaro che il risultato in questi due casi sarà ben diverso. Se si opera con negligenza, non si acquistano che pochi meriti e talvolta anche uno si rende colpevole di qualche colpa veniale, -- la quale del resto non distrugge tutto il merito; -- se invece uno prega, lavora, si sacrifica con tutta l'anima, ognuna delle fatte azioni merita una quantità considerevole di grazia abituale. Senza entrare qui in ipotesi poco sicure, si può dire con certezza che, rendendo Dio il cento per uno di ciò che si fa per lui, un'anima fervorosa acquista ogni giorno un numero considerevolissimo di gradi di grazia, e diviene così in poco tempo molto perfetta, secondo l'osservazione della Sapienza: "Perfezionatosi in breve, compì una lunga carriera; Consummatus in brevi, explevit tempora multa". Qual prezioso incoraggiamento al fervore, e come torna conto rinnovar spesso gli sforzi con energia e perseveranza!


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

venerdì 12 ottobre 2018

Un professore all'inferno

Don Giuseppe Tomaselli nel suo libretto intitolato “L'inferno c'è”, racconta un fatto spaventoso avvenuto alla presenza di numerosi testimoni.

Raimondo Diocré era un professore della famosa università parigina della Sorbona. Quando morì, i funerali vennero celebrati nella Chiesa di Notre Dame con grande concorso di popolo. La bara fu collocata nella navata centrale, coperta da un semplice velo. Durante il rito funebre, a un certo punto si udì una voce sepolcrale: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!” I presenti si avvicinarono alla salma e alzarono il velo, ma constatarono che il professore era immobile e freddo. Dopo un po' venne ripresa la funzione religiosa tra il turbamento generale, e ad un certo punto il cadavere si alzò alla presenza di tutti e gridò forte: “Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!” I fedeli presenti rimasero ancora più spaventati per l'accaduto, alcuni dottori si avvicinarono al cadavere ritornato immobile e verificarono che era davvero morto. Il funerale venne sospeso e rinviato al giorno dopo. Gli ecclesiastici discussero sul da farsi. Secondo alcuni il fatto accaduto in chiesa significava che il defunto era dannato e quindi non bisognava celebrare il funerale, altri invece pensavano che non era certo che il professor Diocré si fosse dannato, poiché aveva solamente detto di essere stato accusato e giudicato. Il vescovo approvò quest'ultimo parere e l'indomani fece ripetere da capo le esequie. Mentre era in corso la nuova funzione funebre, il morto si alzò sulla bara e gridò con voce terrificante: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!” A quel punto il funerale venne interrotto e il cadavere venne seppellito, ma non in terra consacrata, essendo ormai certa la sua dannazione eterna.

A causa di questo evento spaventoso, molte persone si convertirono. A che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua?

giovedì 11 ottobre 2018

Spiegare i 7 sacramenti

Ripassiamo le nozioni basilari della nostra fede cattolica con l'intramontabile Catechismo di San Pio X.


1. - BATTESIMO



107. Che cos'è il Battesimo?
Il Battesimo è il sacramento che ci fa cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa.

108. Qual è la forma del Battesimo?
Forma del Battesimo sono le parole: "Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

109. Chi è ministro del Battesimo?
Ministro del Battesimo è, d'ordinario, il sacerdote, ma in caso di necessità può essere chiunque, purché abbia intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.

110. Come si dà il Battesimo?
Il Battesimo si dà versando l'acqua sul capo del battezzando e dicendo nello stesso tempo le parole della forma.

2. - CRESIMA


111. Che cos'è la Cresima o Confermazione?
La Cresima o Confermazione è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, e ce ne imprime il carattere.

112. In che modo la Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo?
La Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, dandoci l'abbondanza dello Spirito Santo, cioè della sua grazia e dei suoi doni.

113. Chi riceve la Cresima, quali disposizioni deve avere?
Chi riceve la Cresima dev'essere in grazia di Dio e, se ha l'uso di ragione, deve conoscere i misteri principali della fede e accostarsi al sacramento con devozione.

3. - EUCARISTIA


114. Che cos'è l'Eucaristia?
L'Eucaristia è il sacramento che, sotto le apparenze del pane e del vino, contiene realmente Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, per nutrimento delle anime.

115. Chi è il Ministro dell'Eucaristia?
Il Ministro dell'Eucaristia è il Sacerdote.

116. Nell'Eucaristia c'è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo e che nacque in terra da Maria Vergine?
Nell'Eucaristia c'è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo e nacque in terra da Maria Vergine.

117. Quando diventano Corpo e Sangue di Gesù il pane e il vino?
Il pane e il vino diventano Corpo e sangue di Gesù al momento della consacrazione, nella Messa.

118. Dopo la consacrazione non c'è più niente del pane e del vino?
Dopo la consacrazione non c'è più né pane né vino, ma restano solamente le specie o apparenze, senza la sostanza.

119. Quando si rompe l'ostia in più parti, si rompe il Corpo di Gesù Cristo?
Quando si rompe l'ostia in più parti, non si rompe il Corpo di Gesù Cristo, ma solamente le specie del pane, e il Corpo del Signore rimane intero in ciascuna parte.

120. Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo?
Si, Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo.

121. Quante cose sono necessarie per fare una buona comunione?
Per fare una buona comunione sono necessarie tre cose: 1° essere in grazia di Dio; 2° sapere e pensare chi si va a ricevere; 3° osservare il digiuno eucaristico.

122. Che significa essere in grazia di Dio?
Essere in grazia di Dio significa avere la coscienza pura e monda da ogni peccato mortale.

123. In che cosa consiste il digiuno eucaristico?
Il digiuno eucaristico consiste nell'astenersi da ogni cibo e da ogni bevanda, per un ora prima della comunione.

124. Si può bere l'acqua prima della comunione?
Prima della comunione si può bere l'acqua naturale, perché essa non rompe il digiuno eucaristico, così anche per le medicine.

125. Ci sono altre concessioni per gli anziani e infermi?
Si, gli anziani e infermi, anche non degenti, possono prendere qualsiasi cosa senza limite di tempo.

126. C'è l'obbligo di ricevere la Comunione?
C'è l'obbligo di ricevere la Comunione almeno una volta all'anno, a Pasqua o durante il Tempo di Pasqua; e in pericolo di morte, come Viatico.

127. È cosa buona e utile comunicarsi spesso?
È cosa ottima e utilissima comunicarsi spesso, anche tutti i giorni, purché si faccia sempre con le dovute disposizioni.

128. Che cos'è la Santa Messa?
La Santa Messa è il sacrificio del Corpo e del sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull'altare, in memoria e rinnovazione del sacrificio della croce.

129. Siamo obbligati a partecipare alla Messa?
Siamo obbligati a partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate.

4. - PENITENZA o RICONCILIAZIONE


130. Che cos'è la Penitenza o Riconciliazione?
La Penitenza o Riconciliazione è il sacramento, istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo.

131. Quante e quali cose si richiedono per fare una buona Confessione?
Per fare una buona confessionesi richiedono cinque cose: 1° l'esame di coscienza; 2° il dolore dei peccati; 3° il proponimento di non commeterne più; 4° l'accusa dei peccati; 5° la soddisfazione o penitenza.

a) Esame - Dolore - Proponimento


132. Come si fa l'esame di coscienza?
L'esame di coscienza si fa richiamando alla mente i peccati commessi, a cominciare dall'ultima confessione ben fatta.

133. Che cos'è il dolore?
Il dolore o pentimento è quel dispiacere ed odio dei peccati commessi, che ci fa proporre di non più peccare.

134. È necessario avere dolore di tutti i peccati commessi?
È necessario avere il dolore di tutti i peccati mortali commessi, senza eccezione, conviene averlo anche dei veniali.

135. Che cos'è il proponimento?
Il proponimento è la volontà risoluta di non commettere più peccati e di fuggire le occaioni.

b) Accusa dei peccati


136. Che cos'è l'accusa dei peccati?
L'accusa dei peccati è la manifestazione dei peccati fatta al sacerdote confessore, per averne l'assoluzione.

137. Di quali peccati siamo obbligati a confessarci?
Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati male; giova però confessare anche i veniali.

138. Chi, per vergogna, tacesse un peccato mortale, farebbe una buona confessione?
Chi, per vergogna, tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona confessione, ma commetterebbe un sacrilegio.

139. Che deve fare chi sa di non essersi confessato bene?
Chi sa di non essersi confessato bene, deve rifare le confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilegi commessi.

c) Soddisfazione o penitenza - l'indulgenza


140. Che cos'è la soddisfazione o penitenza sacramentale?
La soddisfazione o penitenza sacramentale è l'opera buona, imposta dal confessore a castigo ed a correzione del peccatore ed a sconto della pena temporanea meritata peccando.

141. Che cos'è l'indulgenza?
L'indulgenza è una remissione di pena temporale dovuta per i peccati, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a chi è in grazia.

5. - UNZIONE DEI MALATI     6. - ORDINE      7. - MATRIMONIO


142. Che cos'è l'Unzione dei malati?
L'unzione dei malati, detta pure Olio Santo è il sacramento istituito a sollievo spirituale ed anche corporale dei cristiani ammalati.

143. Che cos'è l'Ordine?
L'ordine è il sacramento che dà la potestà di compiere le azioni sacre riguardanti l'Eucarestia e la salute delle anime, e imprime il carattere di ministri di Dio.

144. Che cos'è il Matrimonio?
Il Matrimonio è il sacramento che unisce l'uomo e la donna indissolubilmente, e dà loro la grazia di santamente convivere e di educare cristianamente i figli.

mercoledì 10 ottobre 2018

Cosa fare dopo l'università?

Tra le lettrici del blog ci sono molte studentesse universitarie che non vedono l'ora di terminare gli studi per poter finalmente abbandonare il mondo e abbracciare la vita religiosa. Ecco la lettera di una ragazza che vuole diventare Carmelitana Scalza.

Ciao D. come stai?
                                  Ti scrivo perchè in questo periodo sono un po' scoraggiata per quanto riguarda lo studio e ho pensato che forse troverai le parole giuste per tirarmi un po' su. Ormai mi restano solo 2 materie per giungere al traguardo, ma purtroppo ho lasciato per ultime quelle più difficili e non penso di avere le capacità per farcela o meglio per riuscire a finire entro la sessione di laurea di Aprile. L' idea di dover rimandare ancora il momento di donarmi completamente a Dio mi rende triste anche perchè ciò significherebbe dover rimandare fino a Novembre. Ciò che mi rende triste in realtà non è il fatto di dover attendere ancora un anno, ma la paura di cedere alle tentazioni che come sai non cessano mai, soprattutto in un'anima che vuole offrirsi totalmente a Dio per la salvezza delle anime. Gesù mi sta chiamando a diventare Sua sposa [...] per nulla al mondo vorrei rinunciare a quell'avventura meravigliosa che è una vita terrena a tu per Tu con il Signore nell'attesa della Vita Eterna!

Per il resto ho una bella notizia da darti: sento sempre di più che la volontà di Dio è che io entri al Carmelo! Ormai ne sono convinta: un giorno o l'altro indosserò l' abito delle Carmelitane Scalze!!!

Un abbraccio fraterno in Gesù e Maria!
(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo, 
                                    sono contento che ormai hai quasi terminato gli studi universitari. Aprile è lontano, penso che puoi farcela a prepararti per superare gli ultimi esami. Coraggio, non arrenderti!

Hai ragione quando dici che le tentazioni sono tante, però con la grazia di Dio possiamo sconfiggerle. Ogni volta che resistiamo senza cedere alla tentazione, la nostra anima si rafforza e inoltre acquistiamo meriti per il cielo. Ma la cosa più importante è che vincendo la tentazione facciamo contento Gesù buono. Il nostro scopo su questa terra deve essere di dare gusto a Dio per la sua maggior gloria.

È bellissimo sapere che sei sempre più convinta di abbracciare la vita religiosa. Il mondo dirà che è una pazzia per una ragazza laureata entrare in un monastero di clausura, ma la vera pazzia è offendere Dio, rifiutare la sua misericordia e dannarsi per l'eternità. Al contrario, entrando in un buon monastero, sarà facile per te dedicarti ad amare il Signore con tutte le tue forze, camminare sulla via della perfezione cristiana e salvarti l'anima. Dovresti esultare di gioia nel pensare di essere stata prescelta a divenire sposa di Cristo. Un conto è sposare un povero peccatore della terra, altro conto è sposare Gesù buono, il Re dei re.

Continua a combattere la buona battaglia della fede!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Re e in Maria Condottiera di tutte le Vittorie,

Cordialiter

martedì 9 ottobre 2018

Curare i malati

Tempo fa una lettrice mi ha confidato di voler diventare suora infermiera.

Ciao,
          ho ricevuto la chiamata di Dio, la vera e propria chiamata, l'impulso irrefrenabile a pregare e a cambiare vita QUESTA MATTINA! Nell'infanzia ho avuto già esperienze di questo tipo ma non ne ero ancora abbastanza consapevole. Sono sempre andata a messa, dalla mia prima Comunione, fino ad ora (21 anni). Da 3 anni sono animatrice liturgica nella mia parrocchia ed è come se vivessi tutta la settimana in attesa che arrivi il giorno in cui io possa servire il Signore. Questa mattina ho sentito come un colpo di felicità e amore nel cuore, come se mi si fosse finalmente palesato in mente ciò che sapevo già di voler fare! Ho pianto lacrime di gioia leggendo dell'ordine delle Suore Infermiere dell'Addolorata, e tramite il tuo blog ho reperito il contatto e-mail delle suore per chiederle di iniziare il noviziato. Sono al terzo anno della laurea in infermieristica […]. Attendo con ansia la risposta delle suore sperando che possano accettarmi subito in noviziato perché dopo anni di riflessione ho deciso la mia strada! Era veramente tanto tempo che l'idea mi ronzava in testa ma avevo tanta paura della reazione di amici e parenti. Ora invece so che non riesco più a vivere nell'inganno, non posso più far finta di essere serena in questa vita così confusionale, piena di indifferenza e odio! Voglio dare e vivere l'Amore ma non posso farlo con persone che non hanno avuto la mia stessa fortuna nel capire la Parola di Dio! La mia speranza è quella di poter partire per Como immediatamente PER RESTARCI! In questo modo potrei completare con le mie future sorelle il percorso di studi in una vita ai margini della società, protetta e piena d'amore. Voglio dare, servire gli altri come Nostro Signore Cristo Gesù, senza volere nulla in cambio! Mi fa star bene fare l'infermiera, nei tirocini l'hanno notato tutti, finché lavoro sto bene, quando smetto è una catastrofe! Curare gli altri mi dà forza e mi dà gioia e non potrei nemmeno immaginare qualcosa di meglio se non diventare al più presto una suora infermiera!

Tu conosci le suore infermiere del Valduce? Pensi che mi troverò bene? A solo vedere le loro foto mi è venuto da pensare "ECCO LA MIA VERA FAMIGLIA!" Voglio subito stare con loro! Non posso aspettare di laurearmi perché sarà minimo tra 2 anni ma non riuscirò a studiare bene pensando sempre a pregare quindi potrebbe passare molto più tempo! Dio ti benedica per il tuo lavoro sul blog, è stato bellissimo vedere altre ragazze nella mia stessa condizione.

(Lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                      ho letto con grande piacere la tua lettera, apprezzo tantissimo il tuo ardore nel rispondere alla vocazione senza perdere tempo, proprio come consigliavano San Tommaso d'Aquino e Sant'Alfonso Maria de Liguori.

Spero tanto che tu possa abbracciare la vita religiosa tra le “Suore Infermiere dell'Addolorata”, se questa è la volontà di Dio. Hai fatto bene a scrivere alle suore, speriamo che ti rispondano presto.

Penso che dopo aver letto la tua tua e-mail, le suore ti inviteranno a Como per fare un'esperienza vocazionale di una settimana. Quando sarai lì, se ti piacerà la vita religiosa in assistenza ai malati, potrai chiedere di restare ancora una o due settimane per prolungare la tua prima esperienza di vita religiosa. Dopodiché, se sarai convinta che Gesù buono ti sta chiamando proprio in questo istituto, potrai chiedere alle suore di diventare “postulante”.

Quando andrai a Como a fare l'esperienza vocazionale, per prudenza sarebbe meglio non dire ai tuoi parenti ed amici che vuoi farti suora, ma potresti dire che vai lì per fare un ritiro spirituale o per fare volontariato tra gli ammalati. Non si tratta di bugie, perché un'esperienza vocazionale è anche un ritiro spirituale, e inoltre farai davvero volontariato tra gli ammalati. Purtroppo, molti genitori cercano di ostacolare i figli attratti dalla vita religiosa.

Io penso che ti troverai bene tra di loro, sarebbe meraviglioso se tu potessi donare a Gesù buono il resto della tua vita mettendoti al servizio dei fratelli che soffrono.

Ti incoraggio a perseverare nella vocazione religiosa per tutta la vita!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

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Le donne che si sentono attrarre dal Signore a servire gli ammalati per amore di Gesù Cristo, e desiderano fare un'esperienza vocazionale tra le Suore Infermiere dell'Addolorata, possono scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: noviziato @ valduce.it (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).


lunedì 8 ottobre 2018

Il desiderio della perfezione cristiana

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Il primo passo verso la perfezione è quello di sinceramente, ardentemente e costantemente desiderarla. A ben persuadercene, studiamone:

1° la natura; 2° la necessità ed efficacia; 3° le qualità; 4° i mezzi di alimentarlo.

I. Natura di questo desiderio.

1° Il desiderio in generale è un movimento dell'anima verso un bene assente; differisce quindi dalla gioia, che è la soddisfazione di possedere un bene presente. Ve n'è di due specie: il desiderio sensibile, che è uno slancio appassionato verso un bene sensibile assente: il desiderio razionale, che è un atto della volontà che si volge con ardore verso un bene spirituale. - Questo desiderio reagisce talora sulla sensibilità e s'informa quindi di sentimento. Nell'ordine soprannaturale i nostri buoni desideri subiscono l'influsso della divina grazia, come più sopra abbiamo detto.

2° Il desiderio della perfezione si può quindi definire: un atto della volontà che, sotto l'influsso della grazia, aspira continuamente al progresso spirituale. Quest'atto è talora accompagnato da emozioni, da pii sentimenti che intensificano il desiderio; ma tale elemento non è necessario.

3° Questo desiderio nasce dalla concorde azione della grazia e della volontà. Dio ci ama da tutta l'eternità e brama quindi di unirsi a noi: "Et in caritate perpetua dilexi te; ideo attraxi te, miserans." Con instancabile amore ci cerca, ci insegue, come se non potesse essere felice senza di noi. D'altra parte, quando l'anima nostra, illuminata dalla fede, si ripiega su sè stessa, sente un vuoto immenso che nulla può colmare: nulla tranne l'infinito, tranne Dio: "Fecisti nos ad te, Deus, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te". Sospira quindi a Dio, all'amor divino, alla perfezione, come il cervo sitibondo sospira la fonte d'acqua viva [...]. E poichè sulla terra questo desiderio non è mai intieramente appagato, restandoci sempre da progredire verso l'unione divina, ne segue che, se non vi mettiamo ostacoli, andrà continuamente crescendo.

4° Sventuratamente molti ostacoli tendono a soffocarlo o almeno a diminuirlo: è la triplice concupiscenza, già da noi descritta [...], è l'orrore delle difficoltà da vincere e degli sforzi da rinnovare per corrispondere alla grazia e progredire. È quindi necessario convincersi bene della sua necessità e prendere i mezzi per ravvivarlo.

II. Sua necessità ed efficacia.

1° Necessità. Il desiderio è il primo passo verso la perfezione, la condizione sine qua non per arrivarci. Arduo è il cammino della perfezione, e suppone sforzi energici e costanti poichè, come dicemmo, non si può progredire nell'amor di Dio senza sacrifici, senza lottare contro la triplice concupiscenza e contro la legge del minimo sforzo. Ora uno non si avvia per cammino difficile e ripido se non ha ardente desiderio di giungere alla meta; e, avviatosi, presto l'abbandonerebbe se non fosse sorretto nello sforzo dallo slancio dell'anima verso la perfezione.

A) Tutto quindi nella Sacra Scrittura tende a eccitare in noi questo desiderio. Nel Vangelo come nelle Epistole è una continua esortazione alla perfezione. Come già dimostrammo parlando dell'obbligo di tendere alla perfezione, i testi che provano questa necessità hanno per iscopo di stimolare in noi il desiderio del progresso. Se ci si dà come ideale l'imitazione delle divine perfezioni e come modello lo stesso Gesù, se ce se ne narrano le virtù e siamo sollecitati ad imitarlo, non è forse per eccitare in noi il desiderio della perfezione?

B) La Sacra Liturgia non procede altrimenti. Richiamando nel corso dell'anno le varie fasi della vita di Nostro Signore, ci fa esprimere i più ardenti desiderii: per la venuta del regno di Gesù nelle anime nel tempo d'Avvento; pel suo accrescimenti nei nostri cuori da Natale all'Epifania; per gli esercizi di penitenza, come preparazione alle grazie della Risurrezione, dalla Settuagesima a Pasqua; per l'intima unione con Dio nel tempo pasquale; per i doni dello Spirito Santo a partire dalla Pentecoste. Cosicchè, durante tutto l'anno liturgico, non fa che stimolare in noi il desiderio di progresso spirituale ora sotto una forma ora sotto un'altra.

C) L'esperienza che si acquista leggendo le vite dei Santi o dirigendo le anime, ci mostra che, senza il desiderio della perfezione frequentemente rinnovato, le anime non progrediscono nelle vie spirituali. È ciò che dice S. Teresa: "È cosa di grande importanza che non rimpicciniamo i nostri desideri. Crediamo fermamente che, con l'aiuto divino e per via di sforzi, potremo col tempo acquistare anche noi ciò che tanti santi, aiutati da Dio, riuscirono ad ottenere. Se non avessero messi adagio adagio in pratica, non sarebbero mai saliti così in alto... Oh! quanto importa nella vita spirituale di animarsi a grandi cose!" La Santa stessa ne è notevole esempio: finchè non si risolvette a spezzare tutti i legami che ne ritardavano lo slancio verso la vetta della perfezione, si trascinò penosamente nelle mediocrità; ma dal dì che risolvette di darsi intieramente a Dio, fece mirabili progressi.

La pratica della direzione conferma l'insegnamento dei santi. Quando si incontrano anime generose che hanno umile e perseverante desiderio di progredire nelle vie spirituali, gustano e praticano i mezzi di perfezione che loro si suggeriscono. Se invece nullo o debole è questo desiderio, presto si vede che anche le più premurose esortazioni fanno poco effetto; l'alimento dell'anima, come quello del corpo, non reca profitto se non a coloro che ne hanno fame e sete: Dio ricolma dei suoi beni quelli che se ne mostrano affamati, ma non li distribuisce che parcamente a coloro che non se ne curano: "Esurientes implevit bonis et divites dimisit inanes".



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

domenica 7 ottobre 2018

Una ragazza innamorata di Gesù

Tempo fa, una giovane lettrice francese mi scrisse per chiedermi informazioni su un determinato ordine religioso. Come sempre, le ho risposto molto volentieri, incoraggiato da una frase della sua lettera secondo cui questo blog è di grande aiuto per la vita spirituale (Je vois que tu continues à mettre de nombreux articles sur ton blog et je t'en remercie car c'est vraiment d'une grande aide pour la vie spirituelle).

Ripubblico la "lettera aperta" che le scrissi:

Carissima sorella in Cristo,
                                              sono felicissimo di sapere che il blog sulla vocazione religiosa sia di aiuto per la tua vita spirituale. Io amo il Redentore e desidero che Lui sia amato anche dagli altri, ed è per questo motivo che mi sforzo di pubblicare un articolo al giorno, cosicché le persone che ardono d'amore per Dio possono leggere quotidianamente qualche pensiero spirituale che innalzi lo spirito.

Ormai il sito riceve circa 7.000 visite mensili e penso che il merito di questo risultato è soprattutto di voi lettori perché grazie alle vostre e-mail riesco ad arricchire il blog con deliziosi pensieri spirituali che fanno bene all'anima. Ad esempio mi piacciono assai le parole d'amore per Dio che mi hai scritto in una delle tue prime lettere. Voglio riportarle ancora perché sono troppo belle: "Il mio più grande desiderio è quello di consolare Gesù, curare le sue piaghe, adorarlo, asciugare le sue lacrime, passare la mia vita con Lui, dargli tutto, non tenere niente per me, e sacrificare tutto per amor suo, vivere di Lui, per Lui, in Lui; amarlo fino a fondermi completamente in Lui, contemplarlo, supplicarlo di salvare i peccatori, di accordare la sua misericordia, di dar loro la fede. Voglio consolare Gesù per tutti gli oltraggi fatti al suo Sacro Cuore e al Cuore Immacolato di sua Madre. Se potessi, mi piacerebbe fargli dimenticare tutte le sue sofferenze, asciugare le lacrime che ha versato per noi."

Carissima in Cristo, è una grande gioia vedere che ardi d'amore per il Redentore Divino, spero con tutto il cuore che tu possa presto donarti a Lui abbracciando la vita religiosa. L'ho già detto a qualche altra persona, ma voglio ripeterlo anche a te: tu sei una persona molto spirituale e con una coscienza molto delicata, cioè fai molta attenzione a non offendere Dio col peccato. Secondo me non sei una persona adatta a vivere nel mondo, dove spadroneggiano gli squali senza scrupoli, ossia le persone che vivono come se Dio non ci fosse. Nel mondo ci sono tanti pericoli per l'anima, mentre in un monastero di stretta osservanza credo che ti troverai bene e potrai dedicarti con più ardore ad amare Gesù buono, riuscendo così a salvarti l'anima e anche a farti santa. Le storie vocazionali sono tutte belle poiché sono tutte storie d'amore, ma la tua storia mi è piaciuta in modo particolare perché sei una persona convertita e hai sofferto tanto a causa del tuo amore per Gesù. Un'altra cosa che apprezzo molto è il tuo amore per la Sacra Liturgia, e approfitto dell'occasione per darti un'informazione che ti farà piacere: anche tanti altri lettori del blog hanno i nostri stessi gusti liturgici. :-)

Sarebbe meraviglioso se tu potessi abbandonare il mondo per abbracciare una fervorosa vita religiosa in qualche monastero osservante. Chiedo a tutti i lettori di pregare Nostra Signora delle Vittorie di aiutarti a divenire sposa di suo Figlio, che è il fine ultimo della nostra vita.

Chiederò l'aiuto dal Cielo per te anche per l'intercessione di tre eroiche sante francesi: Santa Teresa di Lisieux, Santa Blandine e la Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny.

Au revoir

Cordialiter

sabato 6 ottobre 2018

Errori circa la vera natura della perfezione cristiana

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)

Tra le stesse persone devote ce ne sono di quelle che s'ingannano sulla vera natura della perfezione, dipingendola ognuno "secondo la propria passione e la propria fantasia".

A) Molti, confondendo la devozione con le devozioni, si immaginano che la perfezione consista nel recitare un gran numero di preghiere e nel fare parte di molte confraternite, talora anche a detrimento dei doveri del proprio stato che costoro trascurano per fare questo o quel pio esercizio, o mancando alla carità verso le persone di casa. Questo è un sostituire l'accessorio al principale e un sacrificare al mezzo il fine.

B) Altri poi si danno ai digiuni e alle austerità, fino ad estenuarsi e rendersi incapaci di compiere bene i doveri del proprio stato, credendosi con ciò dispensati dalla carità verso il prossimo; e mentre non osano intingere la lingua nel vino, non temono poi "di immergerla nel sangue del prossimo con la maldicenza e con la calunnia". Anche qui si prende abbaglio su ciò che vi è di più essenziale nella perfezione, e si trascura il dovere capitale della carità per esercizi buoni senza dubbio ma meno importanti. -- In pari errore cadono coloro che fanno ricche elemosine, ma non vogliono poi perdonare i nemici, oppure, perdonando i nemici, non pensano poi a pagare i debiti.

C) Alcuni, confondendo le consolazioni spirituali col fervore, si credono perfetti quando sono inondati di gioia e pregano con facilità; e s'immaginano invece s'essere rilassati quando sono assaliti dalle aridità e dalle distrazioni. Dimenticano che ciò che conta agli occhi di Dio è lo sforzo generoso e spesso rinnovato, non ostante le apparenti sconfitte che si possono provare.

D) Altri, invaghiti di azioni e di opere esteriori, trascurano la vita interiore per darsi più intieramente all'apostolato. È un dimenticare che l'anima di ogni apostolato è la preghiera abituale, che attira la grazia divina e rende feconda l'azione.

E) Finalmente alcuni, avendo letto libri mistici o vite di Santi in cui si descrivono estasi e visioni, si immaginano che la devozione consista in questi fenomeni straordinarii e fanno sforzi di mente e di fantasia per arrivarvi. Non capiscono che, a detta dei mistici stessi, questi sono fenomeni accessori che non costituiscono la santità, ai quali quindi non bisogna aspirare, e che la vita della conformità alla volontà di Dio è molto più sicura e più pratica.

Sgombrato così il terreno, potremo ora più facilmente intendere in che essenzialmente consista la vera perfezione.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928]

venerdì 5 ottobre 2018

Essere affabili e mansueti con tutti

Un'anima che ama la carità fraterna, deve essere affabile e mansueta con qualsiasi persona. La mansuetudine si chiama la virtù dell'Agnello, cioè la virtù diletta di Gesù Cristo, il quale volle esser chiamato agnello. Nel parlare e nel trattare, usate dolcezza con tutti, specialmente con coloro che in passato vi hanno offeso oppure vi son naturalmente antipatiche. Caritas patiens est, la carità è paziente, quindi ha vera carità chi sopporta i difetti del prossimo. Su questa terra non c'è persona, per virtuosa che sia, che non abbia i suoi difetti. Perché le mamme sopportano con pazienza le insolenze dei figli? Perché li amano. Qui pertanto si vede se amiamo il prossimo con amor di carità, il quale, essendo soprannaturale, deve esser più forte del naturale. Con qual carità il nostro Salvatore sopportò le imperfezioni dei suoi discepoli per tutto il tempo che visse con loro! Con quanta carità sopportò Giuda, sino a lavargli i piedi per intenerirlo! Con qual pazienza il Signore sinora ha sopportato ciascuno di noi? Il medico odia l'infermità, ma ama l'infermo; e così anche noi, se abbiamo carità, dobbiamo odiare il difetto, ma nello stesso tempo dobbiamo amare chi lo commette.

Quando qualche persona ci parla con ira, o ci ingiuria e ci rimprovera di qualche cosa, rispondiamogli con dolcezza, e subito la vedremo placata. Responsio mollis frangit iram (Prov. XV, 1), una risposta dolce seda lo sdegno. Se a quella persona che ci parla con ira noi gli rispondiamo con ira, come potrà placarsi? Anzi, si accenderà maggiormente nello sdegno. Se invece risponderemo con dolcezza vedremo spento il fuoco dell'ira. A questo proposito narra Sofronio che mentre due monaci stavano viaggiando a piedi tra le campagne, avendo errato la via entrarono in un campo seminato; il contadino che guardava quel terreno, nel vederli entrati nel campo li sommerse di ingiurie. I due monaci inizialmente tacquero, ma vedendo che il contadino s'infuriava di più e continuava ad ingiuriarli, gli dissero: “Fratello, abbiamo fatto male; per amore del Signore perdonaci.” Allora il contadino sentendo questa risposta così umile si compunse e gli chiese perdono delle ingiurie dette; e tanto si compunse, che lasciò il mondo e si fece monaco con loro.

giovedì 4 ottobre 2018

Sposa del Re del Cielo

Ripubblico una delle lettere che mi ha scritto una studentessa universitaria...

Carissimo fratello in Cristo,
                                             grazie infinite per le tue parole, davvero danno tanta forza in questo momento così speciale della mia vita.

E' proprio vero, quando incontri l'amore di Cristo, tutte le cose del mondo che prima ti sembravano assolutamente indispensabili perdono senso. E' incredibile come le persone si affannino dietro mille faccende, quando davvero basterebbe solo fermarsi davanti a Lui e lasciarsi plasmare come Lui ci vuole. Al solo pensiero che diventerò la "sposa del Re del Cielo" come dici tu, il cuore mi scoppia di gioia! Non vedo davvero l'ora di poter vivere la mia vocazione... anche perché meno mi manca alla laurea e più mi sembra lontana! E' dura studiare ogni giorno sapendo che la tua vita è ben altro, mi sembra quasi una perdita di tempo, ma se il Signore oggi mi chiede questo, io lo accetto e cerco di portarlo avanti con il sorriso e la gioia che dovrebbe contraddistinguere noi cristiani.

Grazie infinite per le indicazioni che mi hai dato sui conventi, le terrò sicuramente più che presenti. Come ti dicevo prima, ho ancora dei dubbi su dove vivrò concretamente la mia vocazione; in realtà quest'anno ho frequentato un gruppo di preghiera tenuto da alcune suore di […], il cui carisma mi piace molto, ma non sono certa che il Signore mi chiami con loro. Invece un po' di tempo fa avevo trovato su internet un altro ordine di suore in cui mi rispecchio moltissimo; poi un giorno un mio amico, così per caso, mi ha invitato ad un incontro vocazionale e in quest'incontro ho assistito alla testimonianza di alcune suore appartenenti proprio a quell'ordine! Ovviamente né io né il mio amico sapevamo che ci sarebbero state queste suore. Così ho avuto modo di conoscerle e di farmi conoscere; non so se sia un segno della Provvidenza o meno, ma sicuramente quando verrà il momento verificherò.

Certo che puoi pubblicare la mia testimonianza, anzi ne sono onorata! Grazie mille per il sito di meditazioni audio di Sant'Alfonso che mi hai indicato, le ascolterò volentieri. Grazie ancora per tutto quello che fai per noi giovani in ricerca vocazionale, un carissimo saluto in Cristo e in Maria,

(lettera firmata)

mercoledì 3 ottobre 2018

Blog di spiritualità cristiana (/)

Ricordo che oltre al blog vocazionale, aggiorno quotidianamente anche un altro blog sulla spiritualità cristiana: http://cordialiter.blogspot.it/









xzx

Non soddisfatta del fidanzamento

Tempo fa una ragazza mi ha confidato di non sentirsi felice, pur avendo un lavoro e un fidanzato. Però, il sol pensiero di poter diventare suora le scalda il cuore... 


Ciao, scusami se mi prendo tutta questa confidenza e ti do del tu parlandoti come se ti conoscessi, ma leggo il tuo blog e mi sono in qualche modo ritrovata. Il mio nome è […], quando ero piccola ho studiato a scuola dalle suore. Mi sono trovata sempre bene, ero felice quando ero lì ma poi la vita ti cambia, soprattutto quando vedi quasi solo marciume intorno, sai il mio lavoro non è esattamente un bell'ambiente da frequentare, e così ho scoperto che il mio cuore è come se si fosse inaridito...ho sempre aiutato gli altri e mi è sempre piaciuto farlo, mi raccontavano che da piccola piangevo per la cattiveria fatta ad un altro bambino...ma poi...non lo so cosa mi è successo. Ora da pochi giorni qualcosa dentro di me si è risvegliato. Ho 35 anni e non sono felice, mi sono resa conto che mi fido poco del prossimo, ho un ragazzo e ci sto insieme da tanti anni, ma mi chiedo se lo ami come tale o sia divenuto per me come un fratello. Lo assisto, lo supporto, cerco di fargli da appoggio, ma...non mi scalda il cuore. Ho cominciato a pensare a ricordare com'ero, a cosa ho perso e lasciato dietro di me, mi sono resa conto di quanto mi manchi aiutare gli altri e sostenerli, e poi... tutto è iniziato quando ho ripensato alla mia vita e dopo ho visto un gruppo di religiose che passeggiavano per Roma, subito dopo mi sono imbattuta in una scolaresca guidata da delle religiose. Mi sono sentita scaldare il cuore e ho visto in loro i segni della felicità, e da allora non faccio che pensarci. Ultimamente sono sempre più confusa, non capisco cosa desidero, ma la mente torna sempre a quello. Quando ero ragazza ricordo che spesso il mio padre confessore mi spingeva a riflettere sulla possibilità di prendere i voti, mi conosceva da anni. Una volta chiesi a mia madre come avrebbe reagito se l'avessi fatto, e la sua risposta è stata: "non ho messo al mondo una figlia per farla diventare suora!".

Non so cosa tu possa leggere in questa lettera, non so nemmeno io perchè sono arrivata a scriverti e a raccontarti...sono esattamente molto molto confusa, so che non avrei problemi a lasciare i beni materiali, ma so anche che non potrei mai entrare in un convento di clausura e in uno dalle regole eccessivamente rigide perchè pur amando le regole, mi piace stare con i giovani. Forse dopo aver letto questa email capirai tu più di me cosa dovrei fare, e potrai suggerirmi a chi rivolgermi e con chi parlare...

Ciao


Cara sorella in Cristo,
                                    dammi pure del tu, lo preferisco. Ho letto con molto interesse la tua e-mail, sono contento che stai accarezzando l'idea di lasciare tutto per donare il resto della tua vita a Gesù buono. Se ti sposassi in queste condizioni, ci sarebbero alte probabilità che il matrimonio fallisca. Se già adesso che sei fidanzata non ti senti felice e non senti il tuo cuore “caldo”, figuriamoci quel che avverrebbe se ti sposassi. Sono innumerevoli le donne pentitesi di essersi sposate, e alcune di esse rimpiangono di non aver abbracciato la vita religiosa.

Insomma, questo è un momento importantissimo della tua vita, sei una donna ancora in tempo per eleggere qualsiasi stato di vita. Quale scegliere? Quello che vuole Dio. Non bisogna sbagliare, si tratta di una scelta di fondamentale importanza. Se si sbaglia stato, tutto andrà storto nella vita.

Come fare a capire quel che vuole il Signore da te? A mio avviso, l'ideale sarebbe poter trascorrere alcuni giorni in qualche convento di vita attiva. Lì ti accorgerai se sei portata per la vita religiosa. L'istituto che ti consiglio di contattare è quello delle Servidoras, si tratta di suore molto fervorose e zelanti, hanno tante vocazioni e sono in maggioranza giovani. Combattono la buona battaglia della fede su tutti i fronti: dall'apostolato coi giovani a quello con gli anziani, dalla carità verso i poveri all'apostolato della cultura, dalle missioni estere all'apostolato nelle parrocchie italiane. Si occupano di asili, scuole, editoria, esercizi spirituali, campi estivi, assistenza ai disabili e agli ammalati, apostolato vocazionale, aiuto materiale ai poveri affamati, ecc. Insomma, ovunque c'è bisogno di evangelizzazione, le Servidoras sono presenti con il loro gioioso e fervoroso zelo apostolico. Per contattarle, puoi scrivere al seguente indirizzo: vocazione@servidoras.org

Inoltre potresti partecipare agli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, predicati dai zelanti sacerdoti dell'Istituto del Verbo Incarnato.

Spero di esserti stato di qualche utilità, ma rimango a tua disposizione per qualsiasi altra informazione. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

martedì 2 ottobre 2018

Disposizioni per trar profitto dal sacramento della Penitenza

(Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey)


Il sacramento della Penitenza, come abbiamo detto, ci purifica l'anima nel sangue di Gesù Cristo, purchè siamo ben disposti, la nostra confessione sia leale e la nostra contrizione vera e sincera.

1° DELLA CONFESSIONE.

A) Una parola sui peccati gravi. [...] Se un'anima che tende alla perfezione ha la disgrazia di commettere, in un momento di debolezza, qualche peccato mortale, bisogna accusarlo con tutta sincerità e in modo chiaro [...]. Perdonato che sia il peccato, si deve alimentare nell'anima un vivo e abituale sentimento di penitenza, un cuore contrito ed umiliato, col sincero desiderio di riparare il male commesso con una vita austera e mortificata, con un amore ardente e generoso. A questo modo una colpa grave isolata, e immediatamente riparata, non è durevole ostacolo al progresso spirituale, perchè non lascia quasi traccia nell'anima.

B) Delle colpe veniali deliberate. Di colpe veniali vi sono due specie: quelle che si commettono di proposito deliberato, ben sapendo di dispiacere a Dio ma preferendo nel momento il proprio piacere egoista alla volontà divina; e quelle che si commettono di sorpresa, per leggerezza, per fragilità, per mancanza di vigilanza o di coraggio, di cui uno subito si pente con la ferma volontà di non più commetterle. Le prime sono molto serio ostacolo alla perfezione, principalmente quando sono frequenti e vi si è attaccati, per esempio se si nutrono volontariamente piccoli rancori o l'abitudine del giudizio temerario e della maldicenza, se si fomentano affezioni naturali, sensibili, oppure l'attacco al proprio giudizio e alla propria volontà. Sono vincoli che ci attaccano alla terra e c'impediscono di prendere lo slancio verso l'amor divino. Quando, di proposito deliberato, si rifiuta a Dio il sacrifizio dei propri gusti e delle proprie volontà, è chiaro che non si possono aspettare da Lui quelle grazie speciali che sole ci possono condurre alla perfezione.

È quindi necessario correggersi ad ogni costo di questo genere di colpe. A meglio riuscirvi, bisogna prenderne una dopo l'altra le varie specie o categorie; per esempio, prima le colpe contro la carità, poi quelle contro l'umiltà, contro la virtù della religione, ecc.; accusarci a fondo di ciò che si è notato, massima di quelle che maggiormente ci umiliano, delle cause che ci fanno cadere in questi peccati, puntando le nostre risoluzioni su queste cause e proponendoci di volerle assolutamente evitare. Allora ogni confessione sarà un passo avanti verso la perfezione, principalmente se uno si studia di ben esercitarsi nella contrizione, come presto diremo.

C) Delle colpe di fragilità. Vinti i peccati veniali deliberati, si prendono di mira quelli di fragilità, non già per schivarli intieramente (il che è impossibile), ma per diminuirne il numero. E qui pure bisogna ricorrere alla divisione del lavoro. Si può certo accusare il grosso delle colpe di cui uno si ricorda, ma si fa rapidamente per potere insistere su un genere di colpe in particolare. Si procederà gradatamente, per esempio, prima si batterà sulle distrazioni nelle preghiere, poi sulle colpe contrarie alla purità d'intenzione, poi sulle mancanze di carità.

Nell'esame di coscienza, e nella confessione non ci contentiamo di dire: ho avuto delle distrazioni nelle preghiere (il che non apre nulla al confessore), ma diremo: sono stato specialmente distratto o negligente in tale esercizio di pietà e ciò perchè non mi ero ben raccolto prima di cominciarlo, -- o perchè non ebbi il coraggio di respingere prontamente ed energicamente le prime divagazioni, -- o perchè avendolo fatto, mancai poi di costanza e di continuità nello sforzo. Un'altra volta uno si accuserà d'essere stato distratto a lungo a causa di piccoli attacchi allo studio o a un confratello, o per ragione di un piccolo rancore non combattuto, ecc. L'indicazione del motivo spiega la causa del male e suggerisce il rimedio e la risoluzione da prendere.

A meglio assicurare il buon esito della confessione, si tratti di colpe deliberate o no, si terminerà l'accusa dicendo: la mia risoluzione, per questa settimana o quindicina, è di energeticamente combattere questa fonte di distrazioni, questo attacco, questo genere di pensieri. E alla prossima confessione non si mancherà di dar conto degli sforzi fatti: avevo preso la tal risoluzione, l'ho mantenuta per tanti giorni o fino a tal segno; non l'ho mantenuta invece su questo o quell'altro punto. È evidente che una tal confessione non sarà fatta per abitudine ma segnerà invece un passo avanti; la grazia dell'assoluzione, venendo a confermare la presa risoluzione, non solo aumenterà la grazia abituale che è in noi, ma ci decuplicherà le energie per farci evitare nell'avvenire un certo numero di colpe veniali, e farci più efficacemente acquistare le virtù.

2° DELLA CONTRIZIONE.

Nelle confessioni frequenti bisogna insistere sulla contrizione e sul proponimento che ne è la conseguenza necessaria. Bisogna istantemente chiederla ed esercitarvisi con la considerazione dei motivi soprannaturali, che, pur essendo sostanzialmente gli stessi, varieranno secondo le anime e le colpe accusate.

I motivi generali si desumono da parte di Dio e da parte dell'anima. Non facciamo altro che indicarli.

A) Da parte di Dio, il peccato, per quanto sia leggiero, è sempre un'offesa a Dio, una resistenza alla sua volontà, un'ingratitudine verso il più amante e il più amabile dei padri e dei benefattori, ingratitudine che tanto più lo ferisce in quanto che noi ne siamo gli amici privilegiati. Volgendosi quindi a noi, ci dice: "Non è un nemico che m'oltraggia, chè allora lo sopporterèi.... ma tu, tu che eri come un altro me stesso, il mio confidente e il mio amico; vivevamo insieme in una dolce intimità!" ... Ascoltiamo con frutto questi rimproveri così ben meritati e sprofondiamoci nell'umiliazione e nella confusione. -- Ascoltiamo pure la voce di Gesù e pensiamo che le nostre colpe resero più amaro il calice che gli fu presentato nel giardino degli Ulivi, e ne intensificarono l'agonia. E allora, dal fondo della nostra miseria, domandiamo umilmente perdono: Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam... Amplius lava me ab iniquitate mea...

B) Da parte dell'anima, il peccato veniale, senza diminuire in sè la divina amicizia, la rende meno intima e meno attiva; oh! quale perdita l'intimità con Dio! Arresta o per lo meno impaccia considerevolmente la nostra attività spirituale, gettando polvere entro il meccanismo così delicato della vita soprannaturale; ne diminuisce le energie per il bene, aumentando l'amor del piacere; e sopra tutto predispone, se si tratta di colpe deliberate, al peccato mortale; perchè in molte materie, specialmente in ciò che riguarda la purità, la linea di confine tra il mortale e il veniale è così tenue e l'attrattiva al piacere cattivo è così seducente, che il confine è presto passato. Quando si pensa a questi effetti, non è difficile pentirsi sinceramente delle proprie negligenze e concepire il desiderio di schivarle per l'avvenire. Per meglio determinare questo buon proponimento è opportuno volgerlo sui mezzi da usare per diminuire le ricadute [...]

Intanto per essere più sicuri che non manchi la contrizione, è bene accusare un peccato più grave della vita passata, di cui si è sicuri d'avere la contrizione, specialmente se è della stessa specie dei peccati veniali che furono accusati. Qui però bisogna schivare due difetti: l'abitudine, che trasformerebbe quest'accusa in una vana formola senza un vero sentimento di contrizione; e la negligenza, che indurrebbe a non darsi pensiero del dolore dei peccati veniali accusati nella presente confessione.

Praticata con questo spirito, la confessione, a cui vengono ad aggiungersi i consigli d'un savio direttore e principalmente la virtù purificatrice dell'assoluzione, sarà un potente mezzo per liberarci dal peccato e progredire nella virtù.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

lunedì 1 ottobre 2018

Una vocazione fiorita grazie a Santa Teresa del Bambino Gesù

Una sera, dinanzi ad un prestigioso hotel di Parigi, si fermò un taxi dal quale scese un importante uomo d'affari francese. Entrò nella hall dell'albergo e si diresse verso la reception, ma a un certo punto ebbe l'impressione di essere osservato da qualcuno alle spalle. Si voltò e vide che si trattava di una giovane suora. Non essendo esperto di abiti religiosi non riconobbe che si trattava di una carmelitana scalza. Del resto quell'imprenditore era talmente occupato nei suoi affari che non si interessava di ordini religiosi, chiese e monasteri. Fatto sta che la suora continuava ad osservarlo e gli sorrideva con candore celestiale. L'imprenditore pur non conoscendo quella misteriosa monaca, sollevò il cappello per salutarla, poi si voltò e si avvicinò alla reception per sbrigare le pratiche di accettazione. Mentre firmava il registro sbirciò alle sue spalle per vedere se la giovane suora fosse ancora lì, ma non la vide più, pertanto domandò all'impiegato chi fosse quella ragazza in abito religioso, ma il dipendente dell'hotel alzando le spalle gli rispose che nell'ultima mezz'ora non era entrata nessun'altra persona all'infuori di lui.

Alcuni giorni dopo, mentre era a casa di amici, l'uomo d'affari osservò un'immagine di una suora: con grande stupore riconobbe che era la stessa che gli aveva sorriso nell'albergo. Domandò chi fosse e gli risposero che si trattava di Santa Teresa del Bambino Gesù.

Qualche tempo dopo quell'uomo abbandonò il mondo imprenditoriale ed entrò nell'abbazia di Aiguebelle. Dopo la visione di Santa Teresa di Lisieux si era riavvicinato alla Religione, e aveva sentito la chiamata di Dio alla vita monastica. Non indossava più costosi e raffinati abiti civili, ma un saio con uno scapolare scuro e una cintura di cuoio. Inoltre aveva la testa rasata e la barba lunga. Era divenuto monaco trappista. Nel silenzio e nel raccoglimento del monastero aveva finalmente trovato quella pace interiore che le ricchezze che aveva posseduto nel mondo non erano state in grado di dargli.