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domenica 25 settembre 2016

Dalla mondanità al seminario

Le storie delle vocazioni sono tutte belle, perché sono tutte delle storie d'amore. Mi riferisco al vero amore, quello che nasce da Dio.

Vorrei farvi conoscere l'impressionante storia della vocazione di Mons. Ketteler, Vescovo di Magonza (Germania), riportata sull’Osservatore Romano del 24 maggio 1929: «Celebrando la S. Messa in un monastero, Mons. Ketteler, vescovo di Magonza (1811-87), rimase stranamente colpito, nel distribuire la S. Comunione, alla vista di una suora. Quel sembiante gli era apparso altre volte, ma in circostanze diverse. Finita la Messa, espresse il desiderio di parlare alla Comunità: tutte le religiose si adunarono in coro; ma il Vescovo non vi ritrovò quella che tanto l’aveva impressionato. Chiese se tutte fossero presenti, e seppe che mancava una vecchia suora, che lavorava in cucina, e desiderava essere dispensata dalle visite. Venne chiamata, e comparve quando le altre si erano già allontanate. Interrogata come potesse rendersi ancora utile alle anime, rispose che il lavoro di cucina l’assorbiva tutta: ma che offriva a Dio le sue azioni e sofferenze: un’ora per il Papa, una per il Vescovo, una per le Missioni; e che, a notte inoltrata, dedicava un’ora per la conversione di quei giovani intelligenti che sarebbero stati chiamati al sacerdozio, ma che trascurano la loro vocazione. Ancora più impressionato, il Vescovo esorta la Suora a continuare il suo meritorio apostolato e la congeda, benedicendola. Poi narra alla Superiora: - Io debbo la mia conversione da una vita frivola a questa Suora. Una notte, nella foga della danza e dell’eccitazione, vidi improvvisamente dinanzi un volto che mi fissava con intensa pietà. Ne rimasi sbalordito. Meditai su quella strana apparizione, compresi la leggerezza del mio operare, e cambiai vita entrando in seminario. Stamane, nel distribuire la Comunione, ho riconosciuto inaspettatamente le sembianze, apparsemi in quella notte, proprio nell’ora nella quale essa prega per i giovani leggeri, che trascurano la loro vocazione. Lasciamola nell’ignoranza del gran bene che mi ha fatto. Essa non ha bisogno di incoraggiamenti, per continuare nel suo fruttuoso apostolato».

Giornate vocazionali per ragazze

Dal 13 al 16 ottobre si svolgeranno delle giornate di discernimento vocazionale presso il convento delle Servidoras di Tuscania (Lazio). Tutte le lettrici del blog sono invitate! 

Per giungere a Tuscania vi basterà scendere alla stazione ferroviaria più vicina (Tarquinia), dove le suore verranno a prendervi. Per informazioni potete scrivere a Suor Maria Stella del Mare all'indirizzo: vocazione@servidoras.org









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sabato 24 settembre 2016

Vanità del mondo

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


Vanità del mondo

Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur? (Matth 16,26)

PUNTO I

Fuvvi un certo antico filosofo, chiamato Aristippo, che viaggiando una volta per mare, naufragò colla nave, ed egli perdé tutte le sue robe; ma giunto al lido, essendo esso molto rinomato per la sua scienza, fu da' paesani di quel luogo provveduto di tutto ciò che avea perduto. Ond'egli scrisse poi a' suoi amici nella patria che dal suo esempio attendessero a provvedersi solamente di quei beni, che neppur col naufragio si perdono. Or questo appunto ci mandano a dire dall'altra vita i nostri parenti ed amici che stanno all'eternità, che attendiamo a provvederci qui in vita solamente di quei beni, che neppure colla morte si perdono. Il giorno della morte si chiama, "Dies perditionis (Iuxta est dies perditionis. Deut 29,21)". Giorno di perdita, perché in tal giorno i beni di questa terra, gli onori, le ricchezze, i piaceri tutti si han da perdere. Onde dice S. Ambrogio che questi non possiamo chiamarli beni nostri, mentre non possiamo portarli con noi all'altro mondo; ma le sole virtù ci accompagnano all'altra vita: "Non nostra sunt, quae non possumus auferre nobiscum; sola virtus nos comitatur".

Che serve dunque, dice Gesù Cristo, guadagnarsi tutto il mondo, se in morte perdendo l'anima perderemo tutto? "Quid prodest homini, si mundum universum lucretur?". Ah questa gran massima quanti giovani ne ha mandati a chiudersi ne' chiostri, quanti anacoreti a vivere ne' deserti, quanti martiri a dar la vita per Gesù Cristo! Con questa massima S. Ignazio di Loiola tirò molte anime a Dio; e specialmente la bell'anima di S. Francesco Saverio, il quale stava in Parigi, applicato ivi a' pensieri di mondo. Francesco (gli disse un giorno il santo) pensa che il mondo è un traditore, che promette e non attende. Ma ancorché ti attendesse quel che ti promette il mondo, egli non potrà mai contentare il tuo cuore. Ma facciamo che ti contentasse, quando durerà questa tua felicità? può durare più che la tua vita? ed in fine che te ne porterai all'eternità? Vi è forse ivi alcun ricco, che si ha portata una moneta, o un servo per suo comodo? Vi è alcun re, che si ha portato un filo di porpora per suo onore? A queste parole S. Francesco lasciò il mondo, seguitò S. Ignazio e si fece santo. "Vanitas vanitatum", così chiamò Salomone tutti i beni di questo mondo, dopo ch'egli non si negò alcun piacere di tutti quelli che stanno sulla terra, com'egli stesso confessò: "Omnia quae desideraverunt oculi mei, non negavi eis" (Eccl 2,10). Dicea suor Margherita di S. Anna carmelitana Scalza, figlia dell'imperator Ridolfo II: "A che servono i regni nell'ora della morte?". Gran cosa! tremano i santi in pensare al punto della loro salute eterna; tremava il P. Paolo Segneri, il quale tutto spaventato dimandava al suo confessore: Che dici, padre, mi salverò? Tremava S. Andrea d'Avellino, e piangeva dirottamente dicendo: Chi sa, se mi salvo! Da questo pensiero ancora era così tormentato S. Luigi Beltrando, che per lo spavento la notte sbalzava di letto dicendo: E chi sa, se mi danno! E i peccatori vivono dannati, e dormono, e burlano, e ridono!

PUNTO II

"Statera dolosa in manu eius" (Os 12). Bisogna pesare i beni nelle bilance di Dio, non in quelle del mondo, le quali ingannano. I beni del mondo son beni troppo miseri, che non contentano l'anima, e presto finiscono. "Dies mei velociores fuerunt cursore, pertransierunt quasi naves poma portantes" (Iob 9,25). Passano e fuggono i giorni della nostra vita e de' piaceri di questa terra, e finalmente che resta? "Pertransierunt quasi naves". Le navi non lasciano neppure il segno per dove son passate. "Tanquam navis, quae pertransit fluctuantem aquam, cuius, cum praeterierit, non est vestigium invenire" (Sap 5,10). Domandiamo a tanti ricchi, letterati, principi, imperadori, che or sono all'eternità, che si trovano delle loro pompe, delizie e grandezze godute in questa terra? Tutti rispondono: Niente, niente. Uomo, dice S. Agostino: "Quid hic habebat, attendis, quid secum fert, attende". Tu guardi (dice il santo) solamente i beni, che possedea quel grande; ma osserva che cosa si porta seco, or che muore, se non un cadavere puzzolente ed uno straccio di veste per seco infracidirsi? De i grandi del mondo che muoiono, appena per poco tempo si sente parlare, e poi se ne perde anche la memoria. "Periit memoria eorum cum sonitu" (Ps 9,7). E se i miseri vanno poi all'inferno, ivi che fanno, che dicono? Piangono e dicono: "Quid profuit nobis superbia, aut divitiarum iactantia?... transierunt omnia illa, tanquam umbra" (Sap 5,8). Che ci han giovate le nostre pompe e le ricchezze, se ora tutto è passato come un'ombra, ed altro non c'è rimasto che pena, pianto e disperazione eterna?

"Filii huius saeculi prudentiores filiis lucis sunt" (Luc 16,8). Gran cosa! come sono prudenti i mondani per le cose della terra! Quali fatiche non fanno, per guadagnarsi quel posto, quella roba! Che diligenza non mettono, per conservarsi la sanità del corpo! Scelgono i mezzi più sicuri, il miglior medico, i migliori rimedi, la miglior aria. E per l'anima poi sono così trascurati! Ed è certo che la sanità, i posti, le robe un giorno han da finire; ma l'anima, l'eternità non finiscono mai. "Intueamur (dice S. Agostino) quanta homines sustineant pro rebus, quas vitiose diligunt". Che non soffre quel vendicativo, quel ladro, quel disonesto per giungere al suo pravo intento? E poi per l'anima non vogliono soffrir niente? Oh Dio, che alla luce di quella candela, che si accende nella morte, allora in quel tempo di verità si conosce e si confessa da' mondani la loro pazzia. Allora ognuno dice: Oh avessi lasciato tutto, e mi fossi fatto santo! Il Pontefice Leone XI diceva in morte: Meglio fossi stato portinaio del mio monastero, che Papa. Onorio III similmente Papa, anche dicea morendo: Meglio fossi restato nella cucina del mio convento a lavare i piatti. Filippo II re di Spagna morendo si chiamò il figlio, e gittando la veste regale, gli fe' vedere il petto roso da' vermi, e poi gli disse: Principe, vedi come si muore, e come finiscono le grandezze del mondo. E poi esclamò: Oh fossi stato laico di qualche religione e non monarca. Nello stesso tempo si fe' ligare al collo una fune con una croce di legno, e dispose le cose per la sua morte, e disse al figlio: Ho voluto, figlio mio, che voi vi foste trovato presente a quest'atto, acciocché miriate come il mondo in fine tratta anche i monarchi. Sicché la loro morte è uguale a quella de' più poveri del mondo. In somma chi meglio vive ha miglior luogo con Dio. Questo medesimo figlio poi (che fu Filippo III) morendo giovine di 42 anni, disse: Sudditi miei, nel sermone de' miei funerali, non predicate altro se non questo spettacolo che vedete. Dite che non serve in morte l'esser re, che per sentire maggior tormento d'esserlo stato. E poi esclamò: Oh non fossi stato re, e fossi vivuto in un deserto a servire Dio, perché ora anderei con maggior confidenza a presentarmi nel suo tribunale, e non mi troverei a tanto rischio di dannarmi! Ma che servono questi desideri in punto di morte, se non per maggior pena e disperazione a chi in vita non ha amato Dio? Dicea dunque S. Teresa: "Non ha da farsi conto di ciò, che finisce colla vita; la vera vita è vivere in modo, che non si tema la morte". Perciò se vogliamo vedere, che cosa sono li beni di questa terra, miriamoli dal letto della morte; e poi diciamo: Quegli onori, quegli spassi, quelle rendite un giorno finiranno: dunque bisogna attendere a farci santi e ricchi di quei soli beni che verranno con noi, e ci renderanno contenti per tutta l'eternità.

PUNTO III

"Tempus breve est... qui utuntur hoc mundo, tanquam non utantur, praeterit enim figura huius mundi" (1 Cor 7,31). Che altro è la nostra vita su questo mondo, se non una scena che passa e presto finisce? "Praeterit figura huius mundi"; figura cioè scena, commedia. "Mundus est instar scenae (dice Cornelio a Lapide), generatio praeterit, generatio advenit. Qui regem agit, non auferet secum purpuram. Dic mihi, o villa, o domus, quot dominos habuisti?". Quando finisce la commedia, chi ha fatta la parte del re, non è più re; il padrone, non è più padrone. Ora possiedi quella villa, quel palagio; ma verrà la morte, e ne saran padroni gli altri.

"Malitia horae oblivionem facit luxuriae magnae" (Eccli 11,29). L'ora funesta della morte fa scordare e finire tutte le grandezze, le nobiltà ed i fasti del mondo. Casimiro re di Polonia un giorno, mentre stava a mensa co' grandi del suo regno, accostando la bocca ad una tazza per bere, morì, e finì per lui la scena. Celso imperadore, in capo a sette giorni ch'era stato eletto, fu ucciso, e finì la scena per Celso. Ladislao re di Boemia, giovine di 18 anni, mentre aspettava la sposa, figlia del re di Francia, e si apparecchiavano gran feste, ecco in una mattina preso da un dolore se ne muore; onde si spediscono subito i corrieri ad avvisare la sposa, che se ne torni in Francia, poiché per Ladislao era finita la scena. Questo pensiero della vanità del mondo fe' santo S. Francesco Borgia, il quale come di sopra si considerò a vista dell'imperadrice Isabella, morta in mezzo alle grandezze e nel fiore di sua gioventù, risolse di darsi tutto a Dio, dicendo: "Così dunque finiscono le grandezze e le corone di questo mondo? Voglio dunque da ogg'innanzi servire ad un padrone, che non mi possa morire".

Procuriamo di vivere in modo, che non ci sia detto in morte, come fu detto a quel pazzo del Vangelo: "Stulte, hac nocte animam tuam repetent a te, et quae parasti cuius erunt?" (Luc 12,20). Onde conclude S. Luca: "Sic est qui sibi thesaurizat, et non est in Deum dives". E poi dice: Procurate di farvi ricchi, non già nel mondo di robe, ma in Dio di virtù e di meriti, che son beni che saranno eterni con voi in cielo: "Thesaurizate vobis thesauros in coelo, ubi neque aerugo neque tinea demolitur". E perciò attendiamo ad acquistarci il gran tesoro del divino amore. "Quid habet dives, si caritatem non habet? Pauper si caritatem habet, quid non habet?" dice S. Agostino. Se uno ha tutte le ricchezze e non ha Dio, egli è il più povero del mondo. Ma il povero che ha Dio, ha tutto. E chi ha Dio? chi l'ama: "Qui manet in caritate, in Deo manet, et Deus in eo" (1 Io 4,16).


[Meditazione tratta da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

venerdì 23 settembre 2016

Esercizi spirituali

Ecco le prossime date degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio organizzati dall'Istituto del Verbo Incarnato in collaborazione con le Servidoras.

UOMINI:

2016

- Dal 28 ottobre al 1 novembre
- Dal 7 all'11 dicembre 
- Dal 26 al 30 dicembre

2017

- Dal 21 al 25 aprile
- Dal 7 all'11 agosto


DONNE:

2016

- Dal 28 ottobre al 1 novembre
- Dal 26 al 30 dicembre


2017

- Dal 2 al 6 gennaio
- Dal 21 al 25 aprile
- Dal 31 maggio al 4 giugno
- Dal 7 all'11 agosto


Ricordo che possono partecipare persone di tutte le età, ma sono particolarmente consigliabili a coloro che non hanno ancora eletto nessuno stato di vita. Per ricevere maggiori informazioni è possibile contattare Padre Pablo Scaloni telefonando al numero 340-7896848 oppure scrivendo all'indirizzo pabloscaloni@ive.org

Le donne possono ricevere maggiori informazioni anche scrivendo alle Servidoras all'indirizzo: esercizispirituali@servidoras.org

Il disporre l'anima a liberarsi dagli affetti disordinati, e poi il cercare di adempiere la divina volontà circa il modo di vivere per raggiungere lo scopo di salvare l'anima, queste cose secondo S. Ignazio sono da considerare “esercizi spirituali”.

Siate apostoli degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, fateli conoscere ai vostri parenti ed amici! Tanta gente ha cambiato vita grazie alle meditazioni fatte durante gli esercizi ignaziani, i quali durano pochi giorni, ma possono valere un'eternità.



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Confidare in Dio

Una lettrice del blog stava soffrendo molto a causa dei peccati commessi in passato. Non bisogna demoralizzarsi, Gesù è sempre pronto a riabbracciare i peccatori che ritornano a Lui col cuore contrito...


Caro Cordialiter,
                            è da diversi mesi che leggo il tuo blog e finalmente ho preso coraggio e ho deciso di scrivere una e-mail.

Sono una ragazza di 18 anni e, nonostante la mia giovane età, ho commesso molti errori e peccati di cui adesso mi pento molto. Circa tre anni fa mi allontanai da Dio, e da allora la mia vita fu fatta esclusivamente di cose materiali che mi portarono e mi portano tuttora molta sofferenza. Ho provato a riavvicinarmi a Gesù e a ritrovare la Fede, ma non ci riesco, non mi sento più "pura" e non trovo il modo -se esiste- per tornare ad esserlo. Soffro molto per questo motivo e non so più cosa fare. Ho provato a parlarne con un sacerdote, ad avvicinarmi di nuovo alla Chiesa, prego ogni sera affinchè io ritrovi la Fede, ma è tutto così difficile. Cosa posso fare?

Grazie dell'attenzione.
(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                       ti ringrazio di avermi scritto, spero tanto di poter esserti di qualche aiuto.

Leggendo le vite dei santi ci si accorge che alcuni furono buoni sin da bambini, altri invece in gioventù furono dei gran peccatori, ma in seguito si convertirono e praticarono in maniera eroica le virtù cristiane. Santa Maria Maddalena era una prostituta, ma quando incontrò Gesù si convertì, abbandonò il peccato e visse nella purezza il resto della sua vita. Anche Santa Maria Egiziaca era stata in gioventù una donna molto scandalosa a causa dei peccati riguardanti la sessualità, ma dopo essere stata convertita dalla Madonna, diventò eremita e visse santamente sino alla morte.

Santa Margherita da Cortona da giovane convisse con un uomo senza essere sposata con lui, ed ebbe persino un figlio. Un giorno il suo "fidanzato" (sarebbe più corretto chiamarlo "concubino") morì, e lei venne cacciata di casa dai parenti del defunto. Capì che la vita peccaminosa che aveva condotto insieme a quell'uomo era una grave offesa al Signore, si pentì e visse da vera cristiana sino alla morte.

Carissima in Cristo, anche se in passato hai commesso dei peccati, puoi vivere il resto della tua vita nella purezza. Mi hai detto di essere pentita dei peccati fatti, quindi adesso è sufficiente confessarli a un sacerdote, e con l'assoluzione sacramentale le tue colpe verranno incenerite dall'infinito amore misericordioso di Dio, e finalmente ti sentirai l'anima pura, come se ti avessero tolto un sasso dallo stomaco.

Il diavolo sta cercando di farti cadere nello scoraggiamento per indurti ad allontanarti definitivamente da Gesù buono. Non ascoltare gli inganni del demonio!

Che fare? Tuffati tra le braccia del Signore, il quale è il più amorevole dei padri e la sua misericordia è infinita. Digli che sei pentita del male fatto e che non vuoi offenderlo mai più col peccato, costi quel che costi. Poi vai a confessarti e finalmente troverai la pace nel cuore. Coraggio, non avere paura, ricordati che Dio è amore, fidati di Lui. Chiedi alla Madonna di aiutarti, Ella è nostra madre ed è sempre pronta a venire in nostro soccorso. Per questo motivo la Chiesa le ha dato il titolo di "Rifugio dei peccatori".

Ti auguro ogni bene spirituale, e rimango a tua disposizione per continuare ad incoraggiarti nel cammino di conversione.

In Cristo Re e in Maria Regina,

Cordialiter

giovedì 22 settembre 2016

L'aumento della vita spirituale per mezzo del merito

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).

Noi progrediamo per mezzo della lotta contro i nostri nemici ma più ancora con gli atti meritorii che facciamo ogni giorno. Ogni opera buona, fatta liberamente da un'anima in stato di grazia per un fine soprannaturale, possiede un triplice valore, meritorio, sodisfattorio e impetratorio, che contribuisce al nostro progresso spirituale.

a) Un valore meritorio, col quale aumentiamo il nostro capitale di grazia abituale e i nostri diritti alla gloria celeste: ne riparleremo subito.

b) Un valore sodisfattorio, che inchiude a sua volta un triplice elemento: 1) la propiziazione, che per ragion del cuore contrito ed umiliato ci rende propizio Dio e l'inclina a perdonarci le colpe; 2) l'espiazione che, con l'infusione della grazia, cancella la colpa; 3) la sodisfazione che, per il carattere penoso annesso alle nostre buone opere, annulla in tutto o in parte la pena dovuta al peccato. Questi felici risultati non sono prodotti soltanto dalle opere propriamente dette ma anche dall'accettazione volontaria dei mali e dei patimenti di questa vita, come insegna il Concilio di Trento; il quale aggiunge che vi è in questo un gran segno del divino amore. Che cosa infatti di più consolante che poterci giovare di tutte le avversità per purificarci l'anima e unirla più perfettamente a Dio?

c) Finalmente queste opere hanno pure un valore impetratorio, in quanto contengono una domanda di nuove grazie rivolta all'infinita misericordia di Dio. Come ben fa notare S. Tommaso, si prega non solo quando in modo esplicito si presenta una supplica a Dio, ma anche quando con uno slancio del cuore o con le opere si tende a Lui, così che prega sempre colui che l'intiera sua vita tiene sempre ordinata a Dio: "tamdiu homo orat quamdiu agit corde, ore vel opere ut in Deum tendat, et sic semper orat qui totam suam vitam in Deum ordinat". Infatti, questo slancio verso Dio non è forse una preghiera, un'elevazione dell'anima verso Dio e un mezzo efficacissimo per ottenere da Lui quanto desideriamo per noi e per gli altri?

Per lo scopo che ci proponiamo, ci basterà esporre la dottrina sul merito dicendone:

1° la natura;
2° le condizioni che ne aumentano il valore.
I. La natura del merito.

Due punti sono da spiegare:

1° che cos'è il merito;
2° in che modo le nostre azioni sono meritorie.


1° CHE COS'È IL MERITO.

A) Il merito in generale è il diritto a una ricompensa. Il merito soprannaturale, di cui qui trattiamo, sarà dunque il diritto a una ricompensa soprannaturale, vale a dire a una partecipazione alla vita di Dio, alla grazia e alla gloria. Non essendo Dio tenuto a farci partecipare alla sua vita, occorrerà una promessa da parte sua per conferirci un vero diritto a questa ricompensa soprannaturale. Si può quindi definire il merito soprannaturale: un diritto a una ricompensa soprannaturale, che risulta da un'opera soprannaturale buona, fatta liberamente per Dio, e da una promessa divina che garantisce questa ricompensa.

B) Il merito è di due specie: a) il merito propriamente detto (che si chiama de condigno), al quale la retribuzione è dovuta per giustizia, perchè vi è una specie d'uguaglianza o di proporzione reale tra l'opera e la retribuzione; b) il merito di convenienza (de congruo), che non si fonda sulla stretta giustizia ma su un'alta convenienza, essendo l'opera solo in piccola misura proporzionata alla ricompensa. Per dare un'idea approssimativa di questa differenza, si può dire che il soldato che si diporta valorosamente sul campo di battaglia, ha uno stretto diritto al soldo di guerra, ma solo un diritto di convenienza ad essere citato nel bollettino di guerra o ad essere decorato.

C) Il Concilio di Trento insegna che le opere dell'uomo giustificato meritano veramente un aumento di grazia, la vita eterna, e, se muore in questo stato, il conseguimento della gloria.

D) Richiamiamo brevemente le condizioni generali del merito. a) L'opera, per essere meritoria, dev'essere libera; infatti se si opera per forza o per necessità, non si è moralmente responsabili dei propri atti. b) Deve essere soprannaturalmente buona, per aver proporzione colla ricompensa; c) e, quando si tratta di merito propriamente detto, dev'essere fatto in stato di grazia, perchè è la grazia che fa abitare e vivere Cristo nell'anima nostra e ci rende partecipi dei suoi meriti; d) fatta nel corso della vita mortale o viatoria, avendo Dio sapientemente determinato che, dopo un periodo di prova in cui possiamo meritare o demeritare, arrivassimo al termine, dove si resta fissati per sempre nello stato in cui si muore. A queste condizioni da parte dell'uomo si aggiunge, da parte di Dio, la promessa che ci dà un vero diritto alla vita eterna; secondo S. Giacomo infatti "il giusto riceve la corona di vita che Dio ha promesso a coloro che l'amano: Accipiet coronam vitæ quam repromisit Deus diligentibus se".

2° COME GLI ATTI MERITORI AUMENTANO LA GRAZIA E LA GLORIA.

Pare difficile a prima vista capire come atti semplicissimi, comunissimi, ed essenzialmente transitori, possano meritare la vita eterna. La difficoltà sarebbe insolubile se questi atti provenissero solo da noi; ma in verità si è in due a farli, sono il risultato della cooperazione di Dio e della volontà umana, il che spiega la loro efficacia: Dio, coronando i nostri meriti, corona pure i suoi doni, avendo in questi meriti una parte preponderante. Spieghiamo dunque la parte di Dio e quella dell'uomo e così intenderemo meglio l'efficacia degli atti meritori.

A) Dio è la causa principale e primaria dei nostri meriti: "Non sono io che opero, dice S. Paolo, ma la grazia di Dio con me: Non ego, sed gratia Dei mecum. È Dio infatti che crea le nostre facoltà, che le eleva allo stato soprannaturale perfezionandole con le virtù e coi doni dello Spirito Santo; è Dio che con la grazia attuale, preveniente e adiuvante, ci sollecita a fare il bene e ci aiuta a farlo: egli è dunque la causa primaria che mette in moto la nostra volontà e le dà forze nuove per abilitarla a operare soprannaturalmente.

B) Ma la nostra libera volontà, rispondendo alle sollecitazioni di Dio, agisce sotto l'influsso della grazia e delle virtù, e diviene quindi causa secondaria ma reale ed efficiente dei nostri atti meritorii, perchè siamo i collaboratori di Dio. Senza questo libero consenso non c'è merito; in cielo non meritiamo più, perchè là non possiamo non amare Dio che chiaramente vediamo essere bontà infinita e fonte della nostra beatitudine. D'altra parte anche la nostra cooperazione è soprannaturale: per mezzo della grazia abituale noi siamo divinizzati nella nostra sostanza, per mezzo delle virtù infuse e dei doni lo siamo nelle nostre facoltà, e per mezzo della grazia attuale anche nei nostri atti. Vi è quindi vera proporzione tra le nostre azioni, divenute deiforme, e la grazia che è essa pure una vita deiforme o la gloria che non è se non lo sviluppo di questa stessa vita. È vero che questi atti sono transitorii e la gloria è eterna; ma poichè nella vita naturale atti che passano producono abiti e stati psicologici che restano, è giusto che nell'ordine soprannaturale avvenga lo stesso, che i nostri atti di virtù, producendo nell'anima una disposizione abituale ad amar Dio, siano ricompensati con una durevole ricompensa; ed essendo l'anima nostra immortale, conviene che la ricompensa non abbia fine.

C) Si potrebbe certamente obiettare che, non ostante questa proporzione, Dio non è tenuto a darci una ricompensa così nobile e duratura come la grazia e la gloria. Il che concediamo senza difficoltà e riconosciamo che Dio, nella sua infinita bontà, ci dà più di quanto meritiamo; non sarebbe quindi tenuto a farci godere dell'eterna visione beatifica se non ce l'avesse promesso. Ma ei l'ha promesso per il fatto stesso d'averci destinato a un fine soprannaturale; la qual promessa ci è più volte ricordata nella S. Scrittura, dove la vita eterna ci è presentata come ricompensa promessa ai giusti e come corona di giustizia: "coronam quam repromisit Deus diligentibus se... corona justitiæ quam reddet mihi justus judex". Quindi il Concilio di Trento dichiara che la vita eterna è nello stesso tempo una grazia misericordiosamente promessa da Gesù Cristo e una ricompensa che, in virtù della promessa di Dio, è fedelmente concessa alle buone opere ed ai meriti.

Per ragione appunto di questa promessa si può conchiudere che il merito propriamente detto è qualche cosa di personale: per noi e non per gli altri meritiamo la grazia e la vita eterna, perchè la divina promessa non va oltre. -- La cosa va ben diversamente per Gesù Cristo, il quale, essendo stato costituito capo morale dell'umanità, in virtù di quest'ufficio meritò per ognuno dei suoi membri, e meritò in senso stretto.

Possiamo certamente meritare anche per gli altri, ma solo con merito ci convenienza; il che è già cosa molto consolante, perchè cotesto merito viene ad aggiungersi a ciò che meritiamo per noi stessi e ci fa così capaci, lavorando alla nostra santificazione, di cooperare pure a quella dei nostri fratelli.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928] 

mercoledì 21 settembre 2016

Addio a una lettrice

Ripubblico una lettera d'addio che scrissi a una ragazza francese prima della sua entrata in monastero.

Carissima sorella in Cristo,
                                              sono felicissimo di sapere che sabato entrerai in uno dei migliori monasteri di clausura d'Europa! Coraggio, finalmente è arrivato il momento di abbandonare il mondo traditore per abbracciare la vita religiosa. È meraviglioso!

Il demonio cercherà di farti avere nostalgia del mondo, ma tu devi rimanere fedele a Cristo Re che ti sta chiamando a diventare sua sposa. Resisti, non arrenderti! Davvero grande è la grazia di poter abbracciare la vita monastica in un ottimo monastero! Potrai assistere ogni giorno alla Messa nel venerabile e antico rito romano, fare adorazione Eucaristica, fare l'orazione mentale, vivere in pace senza preoccupazioni materiali, amare intensamente Gesù, vivere continuamente alla presenza di Dio! Che gioia!

Allontana i dubbi dalla tua mente, non avere nostalgia del mondo traditore, dobbiamo essere felici per la tua entrata in monastero!  Ecco quel che diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori alle ragazze che entravano in monastero: "Voi oggi lasciate il mondo: credete forse di lasciare qualche gran cosa? Che cosa è mai questo mondo? terra di spine, di lacrime e di dolori. Promette grandi cose il mondo ai suoi seguaci; spassi, gioie e pace: ma tutto poi si riduce ad inganni, amarezze e vanità. Le stesse ricchezze, onori e spassi mondani diventano alla fine pena e lutto: Extrema gaudii luctus occupat. E Dio faccia che per tanti accecati che amano il mondo questo lutto non diventi eterno; poiché in mezzo al mondo i pericoli sono molti, sono grandi e sono inevitabili, di perdere l'anima, il paradiso e Dio. Povere quelle fanciulle che, ingannate dalle false promesse del mondo, lasciano Gesù Cristo e vanno al secolo! Sperano di trovare ivi piaceri e gioie, ma povere! dico, perché poi non vi trovano altro che fiele e spine, come dimostra l'esperienza. [...] Insomma, se voi foste rimasta nel mondo, quale altro sposo più grande potevate sperare che un cavaliere, un titolato, un monarca di qualche regno? Ma ora prendete per sposo il Re del cielo e di tutti i regni della terra.  […] Lasciate, figliuola mia, lasciate a quelle giovani che amano il mondo tutti i loro spassi, vanità, belle vesti, commedie, banchetti e festini, e godetevi voi Gesù Cristo. Egli nella vostra cella vi terrà più contenta che tutti i piaceri, gli sfarzi e le ricchezze che possiedono le regine della terra. Ivi nella vostra solitaria cella godrete un paradiso ed una continua pace. Se amate Gesù Cristo, amerete la solitudine che troverete nella vostra cella. In essa il vostro crocifisso Sposo vi parlerà familiarmente al cuore; da quella croce vi manderà raggi di luce alla mente e saette infiammate di santo amore al cuore. E voi da sola a solo nella vostra cella gli paleserete l'affetto che gli portate, gli farete continuamente offerte di voi stessa e di tutte le cose vostre; gli chiederete le grazie di cui avete bisogno; gli comunicherete le vostre angustie, i timori che vi affliggono; ed egli vi consolerà. Non dubitate che lo Sposo divino vi consolerà sempre in vita e maggiormente poi vi consolerà nell'ora della morte […]."

Prego per te affinché tu possa essere una buona sposa di Gesù. Anche tu, quando sarai in monastero, prega per me e per i lettori del blog, affinché tanti altri giovani possano abbandonare il mondo e abbracciare la vita religiosa in ordini fervorosi e osservanti! Bisogna far rifiorire la Chiesa Cattolica riempiendo i monasteri e i conventi con numerose e sante vocazioni!

Ricordo ancora le bellissime parole d'amore che scrivesti in una delle tue prime lettere: "Il mio più grande desiderio è quello di consolare Gesù, curare le sue piaghe, adorarlo, asciugare le sue lacrime, passare la mia vita con Lui, dargli tutto, non tenere niente per me, e sacrificare tutto per amor suo, vivere di Lui, per Lui, in Lui; amarlo fino a fondermi completamente in Lui, contemplarlo, supplicarlo di salvare i peccatori, di accordare la sua misericordia, di dar loro la fede. Voglio consolare Gesù per tutti gli oltraggi fatti al suo Sacro Cuore e al Cuore Immacolato di sua Madre. Se potessi, mi piacerebbe fargli dimenticare tutte le sue sofferenze, asciugare le lacrime che ha versato per noi."

Ti ringrazio per l'aiuto che mi hai dato in questi anni scrivendo o traducendo alcuni post per il blog vocazionale in francese. Merci beaucoup!

Addio carissima sorella in Cristo, speriamo di poterci incontrare un giorno in Paradiso, dove insieme alla Madonna e a tutti gli angeli e ai santi potremo amare Dio per tutta l'eternità. Così spero, così sia!

In Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

martedì 20 settembre 2016

Che cos'è la fede?

Ripassiamo le nozioni basilari della nostra fede cattolica con l'intramontabile Catechismo di San Pio X.



145. Quali sono le virtù proprie del cristiano?
Le virtù proprie del cristiano sono le virtù soprannaturali e specialmente la fede, la speranza e la carità, che si chiamano teologali o divine.


146. Che cos'è la fede?
La fede è quella virtù soprannaturale per cui crediamo, sull'autorità di Dio, ciò che Egli ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa.

147. Che cos'è la speranza?
La speranza è quella virtù soprannaturale per cui confidiamo in Dio e da Lui aspettiamo la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla quaggiù con le opere buone.

148. Che cos'è la carità?
La carità è quella virtù soprannaturale per cui amiamo Dio per se stesso sopra ogni cosa, e il prossimo come noi medesimi per amore di Dio.

149. Quali sono le principali virtù morali?
Le principale virtù morali sono: la religione che ci fa rendere a Dio il culto dovuto, e le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, che ci fanno onesti nel vivere.

Lasciare i genitori

Tempo fa una ragazza mi ha detto che si sente attrarre da Gesù alla vita religiosa, però sente anche un forte legame con sua madre, e ciò potrebbe essere un ostacolo alla vocazione.


Caro D.,
                in questo periodo il desiderio di consacrarmi a Gesù buono non si è affatto affievolito anzi, ogni momento libero che ho cerco di dedicarlo alla preghiera e all'adorazione, e quando sono molto impegnata cerco di trovarli ad ogni costo. Mi sento molto attratta dalla vita contemplativa e il mio primo pensiero andrebbe proprio lì, ma ho una gran paura... Non riesco a staccarmi completamente dagli affetti, soprattutto da mia mamma con la quale c'è un legame molto forte [...]. Penso che in parte sia anche una tentazione e che il maligno voglia allontanarmi dal mio proposito facendo leva sulle mie debolezze e vulnerabilità. Spero che gli esercizi spirituali mi possano essere di aiuto e confido in Dio che lo saranno. Comunque mi farebbe molto piacere sapere quali sono i buoni monasteri dove si possono fare delle esperienze di vita contemplativa.

Ti ringrazio dell'aiuto e prego il buon Gesù che il tuo blog possa essere di aiuto e sostegno per tanti giovani che come me sentono la chiamata a seguirlo.

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                        sono contento che parteciperai agli esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola. Questi esercizi sono utili per tutti, ma lo sono in modo speciale per coloro che stanno eleggendo lo stato di vita. Le meditazioni ignaziane che ascolterai, ti daranno la spinta per fare la volontà di Dio.

Nella lettera che ti ho inviato in privato, ti ho segnalato alcuni buoni monasteri situati nella tua zona.

Sì, come tu stessa hai compreso, spesso il demonio cerca di far perdere la vocazione con un eccessivo attaccamento ai parenti. Purtroppo, tanti giovani hanno perso la vocazione per non aver voluto lasciare i genitori. Di questo pericolo ne parlò ampiamente anche Sant'Alfonso. Ecco quel che scrisse questo grande Dottore della Chiesa nell'opuscolo intitolato “Conforto ai novizi”: “Le tentazioni con le quali il diavolo suol tentare i novizi ad abbandonare la loro vocazione sono le seguenti. Per prima li tenta con la tenerezza dei parenti. Per resistere a questa tentazione bisogna riflettere che Gesù Cristo ha dichiarato che non è degno di goderlo chi ama i suoi parenti più di lui. [...] Oh quanti poveri giovani per l'affetto ai parenti han perduta prima la vocazione, e poi (come facilmente suole avvenire) anche l'anima! Di questi casi funesti ne son piene le cronache. Sta dunque attento, fratello mio, se il demonio per tal via cerca di farti perdere la vocazione. [...] Ascolta dunque quel che ti dice Dio, e vedi che se lo lasci per amor dei parenti, troppa sarà la pena e il rimorso che avrai in morte, quando ti ricorderai della casa di Dio che hai abbandonata [...]. Considera invece qual contento e pace sentirai morendo, se sarai stato fedele a Dio e avrai la sorte di finire la vita in mezzo ai tuoi fratelli religiosi che ti aiuteranno con le loro orazioni e con la speranza del paradiso, senza lusinghe, ti daranno animo a morire allegramente. Considera inoltre che se i parenti da vari anni e con qualche tenerezza ti hanno amato, molto tempo prima e con assai maggior tenerezza ti ha amato Dio. Non saranno più che venti o trent'anni che i tuoi genitori ti amano, ma Dio ti ama sin dall'eternità. Avranno sì i parenti fatta qualche spesa e patito qualche incomodo per te; ma Gesù Cristo per te ha speso tutto il sangue e la vita. Allorché dunque senti qualche tenerezza verso i tuoi parenti e pare che la gratitudine ti stimoli a non lasciarli, pensa che più grato devi esser con Dio che più di tutti ti ha beneficato ed amato, e di' fra te stesso: Parenti, se io vi lascio, vi lascio per Dio che più di voi merita il mio amore e che mi ha amato più di voi. E così dicendo vincerai questa terribile tentazione dei parenti, che a molti è stata di rovina in questa vita e nell'aldilà. [...]”

Ti incoraggio a non arrenderti di fronte alle tentazioni e alle avversità.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 19 settembre 2016

Adorazione Eucaristica

Riporto una delle lettere che mi ha scritto una gentilissima lettrice del blog, alla quale rispondo sempre volentieri, perché desidera diventare sposa del mio Re.


Carissimo D.,
                     scusa il disturbo! Come ben sai questo non è un momento facile per me, non riesco a pregare, mi sento confusa, non lo so ma più passa il tempo e più mi sento male, sto soffrendo tanto e non so veramente cosa fare!

Oggi nella nostra chiesa, come ogni settimana, c'era l'adorazione Eucaristica per tutto il giorno. Prima di questa crisi andavo sempre a stare davanti a Gesù, adesso è un po' di tempo che vado solo alla conclusione, giusto per non sentire lamentele del mio parroco...oggi però, entrata in chiesa, mi sono come sentita attratta da Lui, non ti so spiegare ma è come se Lui mi chiamasse e mi diceva STAI CON ME!! ma io niente, nonostante ogni tanto uscivo dalla sacrestia per vederLo non sono riuscita ad andare da Lui... [...] non so come dirlo ma... sembra che Lui mi chiama ed io sto scappando. Che mi prende? Io so che solo Lui può darmi il vero amore, che Lui è il mio amore, il mio sposo, ma allora perché Lo evito?

Ti saluto fortemente in Gesù e Maria.
(lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                           tu non mi disturbi affatto, per me è un onore poter aiutare una futura sposa del mio Re.

Mi dispiace molto sapere che stai soffrendo assai, vorrei tanto fare qualcosa per aiutarti, ma mi rendo conto che solo Gesù buono può consolarti davvero. Comunque, quel che potrò fare per te lo farò volentieri, a cominciare dalla preghiera. Come ti ho già detto in passato, ci tengo molto a ogni vocazione religiosa, quindi anche alla tua, e non voglio che qualcosa possa turbarti e distrarti dal desiderio di donare a Gesù buono il resto della tua vita.

Innanzitutto mi complimento col tuo parroco per aver istituito l'adorazione Eucaristica per un'intera giornata alla settimana. Purtroppo, una cosa del genere non è molto frequente di questi tempi.

Sì, Gesù nel Santissimo Sacramento desidera ardentemente che noi andiamo a visitarlo per parlare con Lui da cuore a cuore e fargli affetti devoti e dichiarazioni d'amore. A maggior ragione il Redentore desidera che tra i suoi adoratori ci sia tu che sei chiamata a vivere con Lui da vera sposa in qualche ordine religioso osservante.

Questo è un momento importantissimo per te, poiché è giunta l'ora di eleggere lo stato di vita che dovrai abbracciare. Il nemico del genere umano sta facendo di tutto per allontanarti dal tuo futuro Sposo, ma tu devi resistere come un valoroso soldato in battaglia. Questo è un periodo di grande sofferenza per la tua anima, ma è proprio questo il momento in cui si vede se ami davvero Gesù oppure no. È facile essere cristiani quando si è immersi nelle consolazioni spirituali, ma è nell'ora della prova che viene vagliata la nostra fedeltà al Signore, è in questi momenti che si vede se amiamo sinceramente Dio oppure siamo innamorati solo delle consolazioni spirituali.

Dunque, che fare? Continua a svolgere tutte le pratiche di devozione che facevi prima della “crisi spirituale”, soprattutto cerca di rifugiarti spesso ai piedi di Gesù Sacramentato. Anche se non senti consolazioni spirituali, devi resistere e perseverare nel fargli dichiarazioni d'amore. Devi dirgli che tutte le ricchezze della terra non ti interessano per nulla, poiché ami solo Lui e per amor Suo sei disposta ad abbandonare il mondo e a donarti tutta a Lui entrando in un ordine religioso fervoroso.

Coraggio, resisti con ardore! Quando sarai in Cielo comprenderai quanto sono stati preziosi i tuoi atti d'amore a Gesù fatti durante questo sofferente periodo di aridità.

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Cristo Re e in Maria Corredentrice del genere umano.

Cordialiter

domenica 18 settembre 2016

Spiegare i 7 sacramenti

Ripassiamo le nozioni basilari della nostra fede cattolica con l'intramontabile Catechismo di San Pio X.


1. - BATTESIMO



107. Che cos'è il Battesimo?
Il Battesimo è il sacramento che ci fa cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa.

108. Qual è la forma del Battesimo?
Forma del Battesimo sono le parole: "Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

109. Chi è ministro del Battesimo?
Ministro del Battesimo è, d'ordinario, il sacerdote, ma in caso di necessità può essere chiunque, purché abbia intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.

110. Come si dà il Battesimo?
Il Battesimo si dà versando l'acqua sul capo del battezzando e dicendo nello stesso tempo le parole della forma.

2. - CRESIMA


111. Che cos'è la Cresima o Confermazione?
La Cresima o Confermazione è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, e ce ne imprime il carattere.

112. In che modo la Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo?
La Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, dandoci l'abbondanza dello Spirito Santo, cioè della sua grazia e dei suoi doni.

113. Chi riceve la Cresima, quali disposizioni deve avere?
Chi riceve la Cresima dev'essere in grazia di Dio e, se ha l'uso di ragione, deve conoscere i misteri principali della fede e accostarsi al sacramento con devozione.

3. - EUCARISTIA


114. Che cos'è l'Eucaristia?
L'Eucaristia è il sacramento che, sotto le apparenze del pane e del vino, contiene realmente Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, per nutrimento delle anime.

115. Chi è il Ministro dell'Eucaristia?
Il Ministro dell'Eucaristia è il Sacerdote.

116. Nell'Eucaristia c'è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo e che nacque in terra da Maria Vergine?
Nell'Eucaristia c'è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo e nacque in terra da Maria Vergine.

117. Quando diventano Corpo e Sangue di Gesù il pane e il vino?
Il pane e il vino diventano Corpo e sangue di Gesù al momento della consacrazione, nella Messa.

118. Dopo la consacrazione non c'è più niente del pane e del vino?
Dopo la consacrazione non c'è più né pane né vino, ma restano solamente le specie o apparenze, senza la sostanza.

119. Quando si rompe l'ostia in più parti, si rompe il Corpo di Gesù Cristo?
Quando si rompe l'ostia in più parti, non si rompe il Corpo di Gesù Cristo, ma solamente le specie del pane, e il Corpo del Signore rimane intero in ciascuna parte.

120. Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo?
Si, Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo.

121. Quante cose sono necessarie per fare una buona comunione?
Per fare una buona comunione sono necessarie tre cose: 1° essere in grazia di Dio; 2° sapere e pensare chi si va a ricevere; 3° osservare il digiuno eucaristico.

122. Che significa essere in grazia di Dio?
Essere in grazia di Dio significa avere la coscienza pura e monda da ogni peccato mortale.

123. In che cosa consiste il digiuno eucaristico?
Il digiuno eucaristico consiste nell'astenersi da ogni cibo e da ogni bevanda, per un ora prima della comunione.

124. Si può bere l'acqua prima della comunione?
Prima della comunione si può bere l'acqua naturale, perché essa non rompe il digiuno eucaristico, così anche per le medicine.

125. Ci sono altre concessioni per gli anziani e infermi?
Si, gli anziani e infermi, anche non degenti, possono prendere qualsiasi cosa senza limite di tempo.

126. C'è l'obbligo di ricevere la Comunione?
C'è l'obbligo di ricevere la Comunione almeno una volta all'anno, a Pasqua o durante il Tempo di Pasqua; e in pericolo di morte, come Viatico.

127. È cosa buona e utile comunicarsi spesso?
È cosa ottima e utilissima comunicarsi spesso, anche tutti i giorni, purché si faccia sempre con le dovute disposizioni.

128. Che cos'è la Santa Messa?
La Santa Messa è il sacrificio del Corpo e del sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull'altare, in memoria e rinnovazione del sacrificio della croce.

129. Siamo obbligati a partecipare alla Messa?
Siamo obbligati a partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate.

4. - PENITENZA o RICONCILIAZIONE


130. Che cos'è la Penitenza o Riconciliazione?
La Penitenza o Riconciliazione è il sacramento, istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo.

131. Quante e quali cose si richiedono per fare una buona Confessione?
Per fare una buona confessionesi richiedono cinque cose: 1° l'esame di coscienza; 2° il dolore dei peccati; 3° il proponimento di non commeterne più; 4° l'accusa dei peccati; 5° la soddisfazione o penitenza.

a) Esame - Dolore - Proponimento


132. Come si fa l'esame di coscienza?
L'esame di coscienza si fa richiamando alla mente i peccati commessi, a cominciare dall'ultima confessione ben fatta.

133. Che cos'è il dolore?
Il dolore o pentimento è quel dispiacere ed odio dei peccati commessi, che ci fa proporre di non più peccare.

134. È necessario avere dolore di tutti i peccati commessi?
È necessario avere il dolore di tutti i peccati mortali commessi, senza eccezione, conviene averlo anche dei veniali.

135. Che cos'è il proponimento?
Il proponimento è la volontà risoluta di non commettere più peccati e di fuggire le occaioni.

b) Accusa dei peccati


136. Che cos'è l'accusa dei peccati?
L'accusa dei peccati è la manifestazione dei peccati fatta al sacerdote confessore, per averne l'assoluzione.

137. Di quali peccati siamo obbligati a confessarci?
Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati male; giova però confessare anche i veniali.

138. Chi, per vergogna, tacesse un peccato mortale, farebbe una buona confessione?
Chi, per vergogna, tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona confessione, ma commetterebbe un sacrilegio.

139. Che deve fare chi sa di non essersi confessato bene?
Chi sa di non essersi confessato bene, deve rifare le confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilegi commessi.

c) Soddisfazione o penitenza - l'indulgenza


140. Che cos'è la soddisfazione o penitenza sacramentale?
La soddisfazione o penitenza sacramentale è l'opera buona, imposta dal confessore a castigo ed a correzione del peccatore ed a sconto della pena temporanea meritata peccando.

141. Che cos'è l'indulgenza?
L'indulgenza è una remissione di pena temporale dovuta per i peccati, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a chi è in grazia.

5. - UNZIONE DEI MALATI     6. - ORDINE      7. - MATRIMONIO


142. Che cos'è l'Unzione dei malati?
L'unzione dei malati, detta pure Olio Santo è il sacramento istituito a sollievo spirituale ed anche corporale dei cristiani ammalati.

143. Che cos'è l'Ordine?
L'ordine è il sacramento che dà la potestà di compiere le azioni sacre riguardanti l'Eucarestia e la salute delle anime, e imprime il carattere di ministri di Dio.

144. Che cos'è il Matrimonio?
Il Matrimonio è il sacramento che unisce l'uomo e la donna indissolubilmente, e dà loro la grazia di santamente convivere e di educare cristianamente i figli.

Morte di un uomo mondano

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


Sentimenti d'un moribondo trascurato, che poco ha pensato alla morte.

Dispone domui tuae, quia morieris, et non vives (Isa 38,1)

PUNTO I


Figuratevi di trovarvi presente ad un infermo, a cui non restano che poche ore di vita. Povero infermo, mirate come sta oppresso da' dolori, dagli svenimenti, suffogazioni di petto, mancanza di respiro, sudor freddo, colla testa svanita a tal segno che poco sente, poco capisce e poco può parlare. Tra le sue miserie la maggiore è quella ch'egli già sta vicino a morire, ed in vece di pensare all'anima e ad apparecchiar i conti per l'eternità, non pensa che a' medici, a' rimedi, per liberarsi dall'infermità e da' dolori che lo vanno uccidendo. "Nihil aliud quam de se cogitare sufficiunt", dice S. Lorenzo Giustiniani, parlando di tali moribondi. Almeno i parenti, gli amici l'avvertissero dello stato pericoloso in cui si trova; no, non v'ha fra tutt'i suoi parenti ed amici chi abbia l'animo di dargli la nuova della morte e di avvisargli che prenda i Sagramenti; ognuno ricusa di dircelo per non dargli disgusto.

(O mio Dio, da ora io vi ringrazio che in morte mi farete assistere da' miei cari Fratelli della mia Congregazione, i quali non avranno altro interesse allora che della mia eterna salute, e tutti mi aiuteranno a ben morire).

Ma frattanto, benché non si dà l'avviso della morte, nulladimeno l'infermo vedendo la famiglia in rivolta, i collegi de' medici che si replicano, i rimedi moltiplicati, spessi e violenti che si adoprano; il povero moribondo sta in confusione e spavento tra gli assalti de' timori, de' rimorsi e delle diffidenze, dicendo tra sé: Oimé chi sa, se già è arrivata la fine degli anni miei? Or quale sarà poi il sentimento dell'infermo, quando già riceve la nuova della sua morte? "Dispone domui tuae, quia morieris, et non vives". Che pena avrà in sentirsi dire: Signor tale, la vostra infermità è mortale, bisogna che prendiate i Sagramenti, vi uniate con Dio e vi andiate licenziando dal mondo. Licenziando dal mondo? Come? si ha da licenziar da tutto? da quella casa, da quella villa, da quei parenti, amici, conversazioni, giuochi, spassi? Sì, da tutto. Già è venuto il notaio e scrive questa licenziata: "Lascio, lascio". E con sé che si porta? non altro che un misero straccio, che tra poco dovrà infracidarsi insieme con lui dentro la fossa.

Oh che malinconia e turbamento apporterà al moribondo allora il veder le lagrime de' domestici e 'l silenzio degli amici, che in sua presenza tacciono e non hanno animo di parlare! Ma le maggiori pene saran per lui i rimorsi della coscienza, che in quella tempesta si faran più sentire, per la vita disordinata fatta sino ad allora, dopo tante chiamate e lumi divini, dopo tanti avvisi de' padri spirituali, e dopo tante risoluzioni fatte, ma o non eseguite mai, o appresso trascurate. Dirà egli allora: Oh povero me, ho avuto tanti lumi da Dio, tanto tempo da aggiustare la mia coscienza, e non l'ho fatto; ed ecco che ora già sono arrivato alla morte! Che mi costava il fuggir quell'occasione, lo staccarmi da quell'amicizia, il confessarmi ogni settimana? E benché avesse avuta a costarmi assai, io dovea far tutto per salvarmi l'anima, che importava tutto. Oh se avessi posta in esecuzione quella buona risoluzione da me fatta; se avessi seguitato, come allora cominciai, ora quanto me ne troverei contento? ma non l'ho fatto, ed ora non v'è più tempo di farlo. I sentimenti di tali moribondi, che sono stati in vita trascurati di coscienza, son simili a quelli de' dannati, che nell'inferno anche si dolgono de' loro peccati, come causa della loro pena, ma senza frutto e senza rimedio.

PUNTO II

Oh come in punto di morte si fan conoscere le verità della fede, ma per maggior tormento di quel moribondo, ch'è vivuto male; e specialmente s'era persona consagrata a Dio, sì che abbia ella avuto più comodo di servirlo, più tempo, più esempi e più ispirazioni. Oh Dio che pena avrà in pensare e dire: Io ho ammoniti gli altri, e poi ho fatto peggio di loro! Ho lasciato il mondo, e poi son vivuto attaccato ai diletti, alle vanità ed agli amori del mondo! Qual rimorso le sarà il pensare che coi lumi, ch'ella ha ricevuti da Dio, si sarebbe fatto santo anche un pagano! Qual pena avrà in ricordarsi di aver disprezzate in altri le pratiche di pietà, come debolezze di spirito, e di aver lodato certe massime di mondo, di stima propria, o d'amor proprio, cioè di non farsi mettere il piede avanti, di non farsi patire, e di prendersi tutti gli spassi che si presentano!

"Desiderium peccatorum peribit" (Ps 111,10). In morte quanto sarà desiderato quel tempo, che ora si perde! Narra S. Gregorio ne' suoi Dialoghi che vi fu un certo Crisanzio, uomo ricco, ma di mali costumi, il quale ridotto in morte gridava contro i demonii, che visibilmente gli apparvero per prenderselo: "Datemi tempo, datemi tempo sino a domani". E quelli rispondevano: O pazzo, ora cerchi tempo? tu ne hai avuto tanto e l'hai perduto, e l'hai speso a peccare; ed ora cerchi tempo? Ora non ci è più tempo. Il misero seguiva a gridare ed a cercare aiuto. Si ritrovava ivi un suo figlio monaco, chiamato Massimo, e 'l moribondo al figlio diceva: "Figlio mio, aiutami; Massimo mio, aiutami". E frattanto colla faccia fatta di fuoco si sbalzava furiosamente dall'una e dall'altra parte del letto, e così agitandosi e gridando da disperato spirò infelicemente l'anima.

Oimé che questi pazzi amano in vita la loro pazzia, ma in morte poi aprono gli occhi e confessano di essere stati pazzi, ma allora ciò non serve che ad accrescere la diffidenza di rimediare al mal fatto; e morendo così, lasciano molta incertezza della loro salute.

Fratello mio, or che leggete questo punto, penso che voi anche dite: Così è. Ma se così è, sarebbe assai più grande la vostra pazzia e disgrazia, se conoscendo già queste verità in vita, non vi rimediaste a tempo. Questo stesso, che avete letto, sarebbe una spada di dolore per voi in morte.

Via su dunque, giacché siete a tempo di evitare una morte così spaventosa, rimediate presto; non aspettate quel tempo, che non sarà più tempo opportuno a rimediare. Non aspettate né l'altro mese, né l'altra settimana. Chi sa, se questa luce, che ora Dio vi dà per sua misericordia, sia l'ultima luce e l'ultima chiamata per voi. È sciocchezza il non voler pensare alla morte, la quale è certa, e da cui dipende l'eternità; ma è maggiore sciocchezza il pensarvi e non apparecchiarsi alla morte. Fate ora quelle riflessioni e risoluzioni che fareste allora: ora con frutto, allora senza frutto: ora con confidenza di salvarvi, allora con gran diffidenza della vostra salute. Licenziandosi un gentiluomo dalla corte di Carlo V per vivere solamente a Dio, gli domandò l'imperatore perché lasciava la corte? Rispose: È necessario per salvarsi che tra la vita disordinata e la morte v'interceda qualche spazio di penitenza.

PUNTO III

Al moribondo che in vita è stato trascurato circa il bene dell'anima sua, tutte le cose che gli si presenteranno, gli saranno spine: spina la memoria degli spassi presi, de' puntigli superati e delle pompe fatte: spine gli amici che verranno a visitarlo con ogni cosa che gli ricorderanno: spine i padri spirituali, che a vicenda gli assisteranno: spine i Sagramenti che dovrà prendere della confessione, della comunione ed estrema unzione: spina gli diventerà anche il Crocifisso, che gli sarà posto accanto, leggendo in quella immagine la mala corrispondenza usata all'amore di un Dio morto per salvarlo.

Oh pazzo che sono stato, dirà allora il povero infermo! Poteva farmi santo con tanti lumi e comodità che Dio m'ha date; potea fare una vita felice in grazia di Dio, ed ora che mi trovo in tanti anni che ho avuti, se non tormenti, diffidenze, timori, rimorsi di coscienza e conti da rendere a Dio? e difficilmente mi salverò. E quando ciò lo dirà? quando già sta per finire l'olio alla lampa, e chiudersi per lui la scena di questo mondo, ed egli si trova già a vista delle due eternità, felice ed infelice; e già s'accosta a quell'ultima aperta di bocca, da cui dipende l'esser beato o disperato per sempre, mentre Dio sarà Dio. Quanto egli pagherebbe allora per avere un altro anno o mese o almeno un'altra settimana di tempo, colla testa sana; perché stando allora con quello stordimento di capo, affanno di petto e mancanza di respiro, non può far niente, non può riflettere, non può attuar la mente a far un atto buono: si ritrova come chiuso in una fossa oscura di confusione, dove non concepisce altro che una gran rovina che gli sovrasta, a cui si vede inabile di rimediare. Onde vorrebbe tempo, ma gli sarà detto: "Proficiscere"; presto, aggiusta i conti fra questo breve spazio, come meglio puoi, e parti; non lo sai che la morte non aspetta, né porta rispetto ad alcuno?

Oh che spavento gli sarà allora il pensare e dire: Stamattina son vivo, stasera facilmente sarò morto! oggi sto in questa camera, domani starò in una fossa! e l'anima mia dove starà? Che spavento, quando vedrà apparecchiarsi la candela! quando vedrà comparire il sudor freddo della morte! quando udirà ordinarsi a' parenti che si partano dalla stanza e non v'entrino più! quando comincerà a perder la vista, oscurandosi gli occhi! Che spavento finalmente, quando già s'allumerà la candela, perché la morte è già vicina! O candela, candela, quante verità che allora scoprirai! o come farai allora vedere le cose differenti da quelle che ora compariscono! come farai conoscere che tutt'i beni di questo mondo son vanità, pazzie ed inganni! Ma che servirà intendere queste verità, quand'è finito il tempo di potervi rimediare?


[Meditazione tratta da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

sabato 17 settembre 2016

Preghiera per trovare marito

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Le donne che sentono di avere la vocazione matrimoniale, ma non riescono a trovare un fidanzato cristiano, possono leggere il seguente annuncio cliccando qui.


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La preghiera è un ottimo mezzo per trovare un marito buono e pio. Ci sono molte donne che si sentono chiamate da Dio alla vita matrimoniale, ma non riescono a trovare un marito davvero cristiano con cui sposarsi. In effetti è meglio restare nubili che sposarsi con un uomo scorbutico, irascibile, adultero, mondano… insomma, “poco cristiano”, poiché costui farebbe molto soffrire la propria moglie. Ecco perché bisogna pregare molto per ottenere da Dio un marito davvero cristiano.

Oggi c'è un grande bisogno di famiglie veramente cristiane, le quali in genere sono dei vivai di vocazioni religiose. Affinché il matrimonio non sia infelice, come purtroppo è capitato a tante donne, è necessario "selezionare" con cura il futuro coniuge. Il fidanzato deve essere un uomo che segue fedelmente gli insegnamenti della Dottrina Cattolica, soprattutto quelli riguardanti la morale coniugale. A che serve sposare una persona bella e ricca, se non ha il santo timor di Dio? Il periodo di fidanzamento serve a conoscere e valutare il carattere e i princìpi morali del futuro marito. Se un fidanzato vuole abusare del corpo della sua ragazza prima del matrimonio, bisogna lasciarlo subito! È un chiaro segno che non l’ama con amore soprannaturale, il quale nasce da Dio, ma se il partner vuole profanare il corpo della fidanzata (che è tempio dello Spirito Santo), ciò significa che non ha vero amore, ma solo attrazione fisica. Vivendo castamente il periodo di fidanzamento è possibile accertare l'amore vicendevole. Lo so che non è una cosa facile trovare uomini fedeli alla Dottrina Cattolica con cui fidanzarsi. Ecco perché è molto importante la preghiera: serve l’aiuto del Signore! 

Suore di clausura

Tempo fa mi ha contattato una donna che scrive su una rivista cattolica, e mi ha posto varie domande sulle suore di clausura. Ecco le risposte che le ho dato.



Carissima in Cristo,
                               rispondo molto volentieri alle sue domande.

- Sono devoto a Sant'Alfonso Maria de Liguori perché i suoi toccanti e fervorosi scritti spirituali mi hanno convertito. La sua spiritualità mi ha “contagiato” e adesso cerco di propagarla nella speranza che anche altre persone vengano contagiate. :-)

- Non penso che una ragazza entri in un monastero di clausura semplicemente per “fuggire” da questa società frivola e decadente. Senza una vera vocazione difficilmente una persona riuscirebbe a resistere rinchiusa nella clausura. Ciò che spinge le ragazze ad abbandonare il mondo e ad entrare in monastero è un folle amore per il Redentore Divino.

- Dio attrae alcune ragazze in ordini di vita attiva e apostolica, altre invece in monasteri di clausura, nei quali c'è più silenzio e maggiori possibilità di dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione.

- L'età massima per abbracciare la vita religiosa varia da ordine ad ordine. Ce ne sono alcuni, anche tra quelli di clausura, che non hanno limiti d'età.

- Alle ragazze attratte dalla vita monastica consiglio di mettersi in contatto con qualche buon monastero, e magari chiedere di poter fare un'esperienza vocazionale. È importante che il monastero sia fervoroso e osservante, perché diceva Sant'Alfonso che è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato, cioè dove la vita religiosa non si vive più in maniera intensa e non si cerca più la perfezione cristiana.

- Purtroppo, c'è tanta gente che considera inutile la vita delle suore di clausura. La cosa che mi amareggia è che questa cosa non è sostenuta solo negli ambienti atei, ma anche in certe sacrestie. La realtà è che la mentalità mondana e materialista ha contagiato le menti di tanti cristiani, e ormai a causa dell'immanentismo dilagante, in molti non hanno più una visione soprannaturale della vita. Le suore di clausura sono utilissime alla Chiesa Cattolica, cioè al Corpo Mistico di Cristo. Infatti con le loro preghiere e penitenze ottengono innumerevoli grazie dal Cielo. Santa Teresa di Lisieux era una giovane carmelitana, e pur vivendo rinchiusa nella clausura, la Chiesa l'ha proclamata Patrona Universale delle Missioni Cattoliche insieme a quel zelante ed eroico missionario che fu San Francesco Saverio. Come è possibile? Ebbene, sì, anche restando nella clausura si può essere missionari ed apostoli, innalzando a Dio ferventi orazioni e offrendogli le proprie sofferenze e mortificazioni. Noi non ce ne accorgiamo, ma sono innumerevoli le anime convertite grazie al silenzioso e nascosto apostolato delle suore di clausura. Se non ci fossero queste eroiche donne, il mondo sarebbe certamente peggiore.

Approfitto dell'occasione per porgerle cordiali saluti in Corde Matris,

Cordialiter