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venerdì 22 maggio 2015

Atti di carità verso Dio

È molto importante fare spesso degli atti di carità verso Dio. A tal proposito riporto, con l'esplicito incoraggiamento del mittente, una lettera di un caro lettore del blog alla quale segue la mia risposta.

Caro amico,
                      ormai ti chiamo amico perché tale ti considero anche senza conoscerti, visto che i tuoi consigli valgono molto di più di quelli di tanti amici che si rifanno alla cultura del mondo, tu invece attingi da ben altre fonti e sei sempre così gentile da non lesinare spiegazioni. Poi, leggendo i tuoi articoli, non si può far altro che avere fiducia in un amico come te che pur dicendo le cose come stanno lasci vedere sempre un barlume di speranza, non come tanti autori di blog e riviste che confondono e demoralizzano. Oggi, approfittando sempre della tua disponibilità, volevo un tuo parere su qualcosa che mi tocca personalmente in questo periodo. Come ti dissi io vivo in un Paese dove la nostra Religione non è permessa, quindi non ho l'opportunità di ricevere i sacramenti, inoltre, come ti spiegai, sono in un periodo particolare di fragilità emotiva e confusione sul futuro a causa di problemi materiali e spirituali, tuttavia cerco di non farmi mai mancare la preghiera e ogni giorno cerco di essere costante, anche se non provo più il gusto della preghiera come prima. Però, mi capita a volte di commettere dei peccati gravi, e qui non posso confessarmi, quindi cado in un tunnel di senso di colpa che sfiora la depressione e inizio a pensare alla morte e cose del genere, e mi chiedo addirittura se tutte le mie preghiere in questa situazione diventino vane e inutili, essendo io in stato di peccato, o se il Signore, dall'infinito della sua bontà, le ascolti lo stesso. Spero di avere bene esposto i miei dubbi, ti prego dammi un consiglio.

Grazie, che Dio ti benedica sempre,
(lettera firmata)

Carissimo fratello in Cristo,
                                         hai fatto bene a scrivermi, spero tanto di poter esserti di qualche utilità. Anche se tu fossi l'uomo più cattivo del mondo, il mio Re è morto in croce anche per te, nonostante sapesse che l'avresti tradito col peccato. Dunque, se Lui ti ha amato sin dall'eternità, anche io sono tenuto ad avere nei tuoi confronti sentimenti di carità fraterna. Se devo essere sincero, nutro molte speranze che riuscirai a risollevarti. Infatti, quando una persona si riconosce peccatrice, è già sulla buona strada che la condurrà, se sarà perseverante, ad un'autentica conversione.

È triste sapere che esistono degli Stati in cui il cristianesimo è proibito. Tuttavia, anche se non ci sono sacerdoti, puoi tornare oggi stesso in stato di grazia di Dio. In che modo? Ti basterà recitare con contrizione del cuore un “Atto di dolore”. Poi quando avrai la possibilità di confessarti, i peccati che hai commesso verranno definitivamente cancellati per l'eternità. Per “contrizione del cuore” intendo dire che devi essere dispiaciuto di tutti i peccati mortali che hai commesso, e questo dispiacere deve essere causato non tanto dalla consapevolezza di aver meritato l'inferno, quanto piuttosto dalla considerazione che col peccato hai offeso Dio che è infinitamente buono, e sei stato la causa dell'atroce e dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Se in questo momento hai questo “dolore perfetto” dei peccati mortali commessi e hai l'intenzione di confessarti quando ne avrai la possibilità, ti ritrovi già in stato di grazia, e se per un incidente dovessi morire, non andresti all'inferno. Per questo motivo è cosa buona recitare ogni giorno l'atto di dolore, oppure potresti anche fare degli atti di carità perfetta verso Dio, dicendogli sinceramente che gli vuoi bene e che preferisci morire anziché offenderlo col peccato. Insegna San Tommaso d'Aquino che la carità non può convivere col peccato mortale, dunque se una persona fa un atto di carità perfetta verso Dio, implicitamente è anche contrita del male fatto, e così nel suo cuore non può più albergare il peccato mortale che viene spazzato via dalla carità perfetta verso Dio. Il Venerabile Don Giuseppe Frassinetti spiega diligentemente questa dottrina nel suo aureo “Compendio della Teologia Morale”.

In certi casi è lecito desiderare la morte, però bisogna dire che ovviamente non è mai lecito uccidersi, ma bisogna uniformarsi alla volontà di Dio. Lui ci ha creato, Lui è nostro Padrone, solo Lui sa quando è giusto far terminare il nostro esilio in questa valle di lacrime. Sant'Alfonso insegna che non è lecito desiderare la morte per rabbia o disperazione, però è lecito desiderarla quando qualcuno stimasse “meno dura la morte che la sua vita penosa, per causa dell'infermità, della povertà, o d'altra tribolazione che patisce.” Inoltre afferma che è lecito desiderare la morte per poter liberarsi dalle tentazioni che infestano il mondo e andare in Cielo ad amare Dio senza più paura di perderlo col peccato. Santa Teresa d'Avila desiderava ardentemente la morte per poter unirsi con Dio, e a tal proposito scrisse una bella poesia il cui ritornello è “Muero porque no muero”.

La preghiera non è mai vana. Se un cristiano è in stato di grazia, la preghiera accresce in lui la carità e i meriti per il Cielo. Se invece è in stato di peccato mortale, la preghiera serve ad ottenere da Dio la grazia della conversione. Quindi, qualsiasi sia lo stato della tua coscienza, continua a pregare senza scoraggiarti. Non è detto che tu debba usare le normali formule, puoi anche parlare in modo familiare con Dio, raccontandogli i tuoi problemi, le tue preoccupazioni, le tue sofferenze. Parlando da cuore a Cuore col Signore, è bene inframmezzare il discorso con degli atti d'amore nei suoi confronti. Devi dirgli che lo ami, che tutte le ricchezze della terra non potranno mai far felice il tuo cuore, poiché l'unica cosa che brami è il suo amore, che vuoi convertirti per dargli gusto, eccetera. Chissà, forse leggendo questa lettera hai fatto qualche atto di carità perfetta verso la Santissima Trinità e sei tornato in stato di grazia. Lo spero tanto!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cristo Re e Maria Regina di tutte le Vittorie della Chiesa,

Cordialiter

giovedì 21 maggio 2015

Qualità che deve avere una buona guida spirituale

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


S. Francesco di Sales dichiara che il direttore deve possedere tre doti principali: "bisogna che sia pieno di carità, di scienza e di prudenza: se manca una di queste tre doti, c'è pericolo".

A) La carità che gli è necessaria è un affetto soprannaturale e paterno che gli fa vedere nei diretti figli spirituali affidatigli da Dio stesso, perchè vi faccia crescere Gesù Cristo e le sue virtù [...].

a) Li circonda quindi tutti della stessa sollecitudine e delle stesse premure facendosi tutto a tutti per tutti santificarli, spendendo tempo, cure e anche se stesso, per formare in loro le cristiane virtù. Avverrà certamente che, nonostante gli sforzi, si sentirà talora attratto più verso gli uni che verso gli altri, ma dovrà con la volontà reagire contro le simpatie od antipatie naturali; e schiverà con la massima cura quelle affezioni sensibili che mirerebbero a crear degli attacchi, innocenti da principio, poi disturbanti e pericolosi così per la sua riputazione come per la sua virtù. Voler affezionare a sè cuori fatti per amar Dio, è una specie di tradimento, come ben dice l'Olier: "Avendoli Nostro Signore scelti (si tratta dei direttori di anime) per andare a conquistargli dei regni, vale a dire i cuori degli uomini, che gli appartengono, che acquistò coll'effusione del sangue e in cui vuole stabilire il suo impero, in cambio di dargli questi cuori come a loro legittimo sovrano, li prendono per sè e se ne rendono padroni e proprietari...... Oh! quale ingratitudine, quale infedeltà, quale oltraggio, quale perfidia!". E sarebbe pure porre quasi insormontabile ostacolo al progresso spirituale dei diretti, come all'avanzamento proprio, non volendo Dio saperne di cuori divisi.

b) Questa bontà non deve però essere debolezza ma associarsi alla fermezza e alla franchezza; il direttore avrà il coraggio di fare paterne ammonizioni, di additare e di combattere i difetti dei penitenti, e di non lasciarsi dirigere da loro. Vi sono persone molto destre, molto cerimoniose, che vogliono sì un direttore ma a patto che s'acconci ai loro gusti e alle loro fantasie; più che direzione costoro cercano approvazione della loro condotta: per star in guardia contro abusi di questo genere, ove potrebbe andarne anche della sua coscienza, il direttore non si lascerà cogliere dai raggiri di questi o di queste penitenti, ma, ricordandosi che rappresenta Gesù Cristo, darà ferme decisioni secondo le regole della perfezione e non secondo i desideri dei diretti.

c) Specialmente nella direzione delle donne occorre riserbo e fermezza. [...]

B) Alla santa premura aggiungerà la scienza, cioè la conoscenza della teologia ascetica tanto necessaria al confessore, come abbiamo provato al n. 36. Non lascerà dunque di leggere e rileggere autori spirituali, correggendo i giudizi suoi su quelli di cotesti autori e confrontando la condotta sua con quella dei Santi.

C) Ma gli occorre sopratutto prudenza e sagacia per dirigere le anime non secondo le proprie idee ma secondo i movimenti della grazia, il temperamento e il carattere dei penitenti, e le soprannaturali loro inclinazioni.

a) Il P. Libermann faceva giustamente osservare che il direttore non è che uno strumento a servizio dello Spirito Santo; deve quindi prima di tutto studiarsi di conoscere, con prudenti interrogazioni, l'azione di questo divino Spirito in un'anima; "Considero, scriveva, come punto capitale in fatto di direzione, il discernere in ogni anima le disposizioni che vi si trovano: ciò che lo stato interiore di quest'anima può portare; il lasciar operare la grazia con grande libertà; il distinguere le false ispirazioni dalle vere e impedire alle anime di deviare o di eccedere nelle loro inclinazioni". In un'altra lettera aggiunge: "Il direttore, visto che abbia e accertato che Dio opera in un'anima, non deve far altro che guidare quest'anima in guisa che essa segua la grazia e sia fedele. Mai deve ispirarle i propri gusti e le proprie inclinazioni, nè guidarla secondo il suo modo di fare o il suo modo di vedere. Il direttore che si regolasse così, stornerebbe spesso le anime dalla condotta di Dio e contrarierebbe spesso la grazia di Dio in loro".

Aggiungeva però che questo si applica alle anime che corrono difilate alla perfezione. Per le tiepide e rilassate sta al direttore a studiarsi con esortazioni, consigli, riprensioni, con tutte le industrie dello zelo, di strapparle al loro letargo spirituale.

b) La prudenza di cui qui si tratta, è dunque prudenza soprannaturale, fortificata dal dono del consiglio, che il direttore deve continuamente chiedere allo Spirito Santo. L'invocherà particolarmente nei casi difficili, recitando in cuore un Veni Sancte Spiritus prima di dare importanti risoluzioni; e, dopo averlo consultato, baderà ad ascoltarne con filiale docilità la interiore risposta, per trasmetterla al suo diretto [...]. Sarà allora veramente lo strumento dello Spirito Santo [...] e fruttuoso ne sarà il ministero.

Tuttavia questa attenzione di prender consiglio da Dio non gl'impedirà di adoprare tutti i mezzi suggeriti dalla prudenza per ben conoscere il diretto. Non si contenterà delle sue affermazioni ma ne osserverà la condotta, ascolterà quelli che lo conoscono, e senza accettarne tutti i giudizi, ne terrà conto secondo le regole della prudenza.

c) La prudenza lo guiderà non solo nei consigli che darà ma anche in tutte le circostanze che riguardano la direzione. 1) Così non consacrerà che il tempo necessario a questa parte del suo ministero per quanto importante sia; non lunghe conversazioni, non chiacchiere inutili, non domande indiscrete; tenersi solo a ciò che è essenziale e veramente utile al bene delle anime: un consiglio preciso, una pratica chiaramente esposta bastano ad occupare un'anima per una quindicina di giorni o per un mese. Sopratutto poi avrà direzione virile, e si studierà di guidare i diretti in modo che possano, dopo qualche tempo, non già, fare intieramente da sè ma almeno contentarsi di più breve direzione e risolvere le difficoltà ordinarie per mezzo dei principii generali loro inculcati.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

mercoledì 20 maggio 2015

Ha capito che Gesù la vuole tutta per Sé

Tempo fa una ragazza mi ha raccontato la sua esperienza vocazionale tra le Servidoras.

Carissimo D.,
                           come già ti avevo scritto, durante le vacanze di Pasqua ho fatto la mia prima esperienza vocazionale dalle Serve del Signore e della Vergine di Matarà! Sono stata prima al Triduo nello studentato di Tuscania e poi due giorni a Segni. Quando sono partita scoppiavo dalla felicità...era tanto che desideravo trascorrere un periodo in convento e quando finalmente ho potuto, non mi sembrava vero. Da diversi mesi lo chiedevo ai miei genitori e alla fine abbiamo trovato l'accordo che mi avrebbero regalato il viaggio per i miei 18 anni, che ho compiuto il [...]. Non puoi immaginare quanto sia stata felice lì! Ho provato una gioia e una pace grandissime, che non avevo mai sperimentato prima di allora. Durante il Triduo per la prima volta ho potuto vivere in modo così profondo la preparazione alla Pasqua e mi ha aiutata molto a "riscoprire", in un certo senso, la Passione di Gesù con tutto quello che ha sofferto per noi e anche per me, per il semplice motivo che ci ama più di ogni altro indipendentemente dalla nostra piccolezza. Inoltre quando sono andata a Segni (sono stata lì due giorni prima di tornare a casa) abbiamo visitato il monastero delle Servidoras di Pontinia, siamo state con loro tutto il pomeriggio e abbiamo fatto l'Adorazione insieme. Sono stata felicissima di conoscerle e mi ha stupita molto la gioia che trasmettevano...tutto il contrario di quello che pensano le persone dall'esterno!

Questi sono stati i giorni più belli della mia vita, non puoi immaginare nemmeno quanto sia stata felice... non mi sono pesati affatto, anzi sono volati in un momento e se non fossero finite le vacanze sarei rimasta molto di più ;) Non so come spiegarlo, ma lì mi sentivo "a casa", non sentivo il bisogno di qualcos'altro perché avevo tutto! Mi piaceva molto anche come trascorrevo le giornate, la Messa, il Rosario e tutti i momenti di preghiera mi hanno dato tanta forza e pace. Durante l'Adorazione era bellissimo poter essere tutta per Gesù, mi riempiva di gioia e la prima volta quasi mi sono commossa, tanto ero felice e sicura vicino a Lui. Avevo molte cose da dirGli...ma soprattutto Gli dicevo che Lo amo con tutta me stessa, che voglio amarLo sempre di più, consolarLo ed essere sempre accanto a Lui. Mi sono messa nelle Sue mani, perché faccia di me quello che desidera. Ovviamente ho pregato tanto anche per te e per tutti i lettori del blog:)

La grazia più grande però è stata il fatto che mi sono davvero innamorata di Gesù: ho capito con certezza che Lui mi vuole come Sua sposa, non che prima non lo pensassi, ma ora è diverso, ne sono completamente sicura e non ho più alcun dubbio come spesso mi capitava prima. Non so come spiegarmi...è una cosa che sento dentro e sono sicura che questa è la Sua volontà, non sono mai stata tanto felice come quando l'ho compreso davvero e Gli ho detto il mio "sì". Anche ora non puoi immaginare come aumenti di giorno in giorno questa certezza e il desiderio di essere tutta Sua. Come ti dicevo, non ho più alcun dubbio e mi sento davvero felice al pensiero di donarmi tutta a Gesù e a Maria. Scusa il lungo sfogo...e se non mi sono espressa bene, sono cose che non so mai come dire perché sono troppo belle e grandi:) Quindi per ora mi fermo qui!

In Gesù e Maria,
(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                      mi è piaciuto tantissimo il racconto della tua esperienza vocazionale tra le Servidoras. Sono felicissimo di sapere che è stata un'esperienza meravigliosa! Ah, se le ragazze della tua età, invece di seguire le false gioie della terra, sapessero quanta gioia si prova a vivere in un convento fervoroso e osservante, tutte supplicherebbero Gesù buono di ricevere in dono l'immensa grazia della vocazione religiosa! Altro che pensare alle discoteche e agli altri dissipanti divertimenti mondani! In convento hai potuto vivere in maniera profonda e fervorosa il Triduo Pasquale, che è il mistero centrale della nostra Religione: Gesù il Figlio di Dio che si immola come vittima per espiare i nostri peccati e redimerci. Vedere Cristo sulla croce ci ricorda quanto ha sofferto per nostro bene e per dimostrarci fino a che punto giunge il suo immenso amore per ciascuno di noi. E chi altro possiamo amare se non Colui che pur essendo Dio ha voluto sacrificare la sua vita per noi?

Mi sono piaciute molto le parole d'amore che hai detto a Gesù buono mentre lo adoravi nel Santissimo Sacramento. Il tuo modo di colloquiare “da cuore a cuore” con il Redentore Divino è una vera e propria “orazione mentale”, tanto raccomandata da Santa Teresa d'Avila e da Sant'Alfonso Maria de Liguori. L'orazione mentale è la fornace ardente che tiene ravvivato nei nostri cuori il fuoco dell'amore per la Santissima Trinità. Purtroppo, nel mondo è più difficile raccogliersi interiormente e innalzare il cuore a Dio, poiché ci sono troppe distrazioni e dissipazioni. Invece abbracciando la vita religiosa in un ordine fervoroso e osservante, è facile poter fare vita devota e dedicarsi all'orazione mentale. È bellissimo sapere che vuoi diventare suora per poter amare Gesù ancora di più, consolarLo ed essere sempre accanto a Lui. Insomma, tu vuoi che solo Gesù sia il Re del tuo cuore. Comprendo la tua gioia nel visitare uno dei monasteri di clausura del ramo contemplativo delle Servidoras, è stata certamente un'esperienza splendida. Il mondo pensa che le claustrali siano persone tristi e infelici che vivono rinchiuse dietro le grate come delle carcerate. Invece tu stessa hai potuto notare la grande gioia interiore che emanavano dai loro volti. Come è possibile? Il motivo è che sono innamorate del loro dolcissimo Sposo, e grazie alla clausura possono vivere continuamente raccolte alla presenza di Dio, senza che le vanità che infestano il mondo possano distrarle. È normale che persone che vivono continuamente unite a Gesù siano internamente gioiose; si tratta di una gioia che i mondani non possono comprendere. Vedo che ti sei ambientata subito tra le Servidoras! In effetti nei loro conventi si respira tanta gioiosa carità fraterna, quindi è facile trovarsi come a casa propria. Spero tanto che tu possa tornare presto lì da loro, magari per trascorrere gran parte dell'estate. Mi ha fatto piacere sapere che ardi dal desiderio di donare al Redentore Divino il resto della tua vita. Sarebbe bello se tante altre ragazze che adesso sono schiave delle vanità del mondo, si innamorassero anche loro di Gesù! Prega ardentemente Nostro Signore di “catturare” tante altre giovani, donando loro la grazia della vocazione religiosa. Entrando in un convento fervoroso è molto facile salvarsi l'anima, vivere felici e con la pace nel cuore già su questa terra, ma ancora di più in Cielo per tutta l'eternità! Siamo stati creati per amare Dio, tutto ciò che non ci conduce a Lui è vanità delle vanità. È assurdo attaccare il proprio cuore a dei beni materiali che con la morte dovremo lasciare. Inoltre, a che giova conquistare il mondo intero se poi si perde l'anima? Dobbiamo vivere solo per il Signore, ricercando la perfezione della vita cristiana, la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

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Le donne che desiderano fare un'esperienza vocazionale tra le Servidoras possono contattare queste suore scrivendo al loro indirizzo: vocazione@servidoras.org

martedì 19 maggio 2015

Informazioni sulla direzione spirituale

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


A) Principio generale. L'oggetto della direzione è tutto ciò che riguarda la formazione spirituale delle anime. La confessione tocca soltanto l'accusa delle colpe; la direzione va molto più in là. Risale alle cause dei peccati, alle inclinazioni profonde, al temperamento, al carattere, alle abitudini contratte, alle tentazioni, alle imprudenze; e ciò per poter trovare i veri rimedii, quelli che mirano alla radice stessa del male. Per meglio combattere i difetti, si occupa delle opposte virtù, virtù comuni a tutti i cristiani e virtù speciali a ogni categoria di persone; dei mezzi per meglio praticarle; degli esercizi spirituali che, come la meditazione, l'esame particolare, la devozione al SS. Sacramento, al Sacro Cuore, alla SS. Vergine, ci forniscono armi spirituali per avanzarci nella pratica delle virtù. Tratta della vocazione, e, regolata che sia questa partita, dei doveri particolari di ogni stato. L'oggetto dunque, come si vede, ne è molto esteso.

B) Applicazioni. a) Per ben dirigere un'anima, il direttore deve conoscere ciò che vi è di principale nella sua vita passata, le colpe abituali, gli sforzi già tentati per correggersene e i risultati ottenuti, a fine di veder bene ciò che resta da fare; poi le disposizioni presenti, le inclinazioni, le ripugnanze, il genere di vita che si mena, le tentazioni che si provano e la tattica tenuta per vincerle, le virtù di cui si sente maggior bisogno e i mezzi usati per acquistarle; tutto ciò per poter dare più opportuni consigli.

b) Solo allora si può più facilmente stendere un programma di direzione; programma pieghevole che s'adatti allo stato attuale del penitente per renderlo migliore. Non si può infatti guidare tutte le anime allo stesso modo; bisogna prenderle al punto in cui si trovano, per aiutarle a salire gradatamente, senza far troppi salti, il ripido sentiero della perfezione. E poi le une sono più ardenti e generose, le altre più calme e più lente; non tutte sono chiamate allo stesso grado di perfezione.

Vi è però un ordine progressivo da seguire, onde si può avere una certa unità di direzione. Diamone alcuni esempi.

1) Da principio si deve insegnare alle anime a santificar bene tutte le azioni ordinarie, offrendole a Dio in unione con Nostro Signore (n. 238). È questa una pratica da osservare per tutta la vita e su cui bisogna ritornare assai spesso, collegandola collo spirito di fede che è così necessario in tempi di tanto naturalismo.

2) La purificazione dell'anima con la pratica della penitenza e della mortificazione non deve mai smettersi intieramente e bisogna richiamarvi spesso le anime dirette, tenendo conto delle loro spirituali disposizioni per variare opportunamente gli esercizi di questa virtù.

3) L'umiltà, come virtù fondamentale, dev'essere inculcata quasi fin da principio e richiamata spesso ai penitenti in tutti gli stadii della vita spirituale.

4) La carità verso il prossimo viene frequentemente violata anche dalle persone devote, onde vi si insisterà molto negli esami di coscienza e nelle confessioni.

5) Essendo l'unione abituale con Nostro Signore, modello e collaboratore, uno dei mezzi più efficaci di santificazione, non si deve temere di ritornarvi sopra di frequente.

6) La forza di carattere, fondata su convinzioni profonde è virtù particolarmente necessaria ai dì nostri, onde bisogna diligentemente coltivarla e aggiungervi l'onestà e la lealtà che ne sono inseparabili.

7) L'apostolato è specialmente richiesto in un secolo di proselitismo come il nostro, e il direttore deve mirare a formar schiere di anime elette, che possano aiutare il sacerdote nelle mille occorrenze dell'evangelizzazione delle anime.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

lunedì 18 maggio 2015

Lasciare i genitori

Una ragazza mi ha detto che si sente attrarre da Gesù alla vita religiosa, però sente anche un forte legame con sua madre, e ciò potrebbe essere un ostacolo alla vocazione.


Caro D.,
                in questo periodo il desiderio di consacrarmi a Gesù buono non si è affatto affievolito anzi, ogni momento libero che ho cerco di dedicarlo alla preghiera e all'adorazione, e quando sono molto impegnata cerco di trovarli ad ogni costo. Mi sento molto attratta dalla vita contemplativa e il mio primo pensiero andrebbe proprio lì, ma ho una gran paura... Non riesco a staccarmi completamente dagli affetti, soprattutto da mia mamma con la quale c'è un legame molto forte [...]. Penso che in parte sia anche una tentazione e che il maligno voglia allontanarmi dal mio proposito facendo leva sulle mie debolezze e vulnerabilità. Spero che gli esercizi spirituali mi possano essere di aiuto e confido in Dio che lo saranno. Comunque mi farebbe molto piacere sapere quali sono i buoni monasteri dove si possono fare delle esperienze di vita contemplativa.

Ti ringrazio dell'aiuto e prego il buon Gesù che il tuo blog possa essere di aiuto e sostegno per tanti giovani che come me sentono la chiamata a seguirlo.

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                        sono contento che parteciperai agli esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola. Questi esercizi sono utili per tutti, ma lo sono in modo speciale per coloro che stanno eleggendo lo stato di vita. Le meditazioni ignaziane che ascolterai, ti daranno la spinta per fare la volontà di Dio.

Nella lettera che ti ho inviato in privato, ti ho segnalato alcuni buoni monasteri situati nella tua zona.

Sì, come tu stessa hai compreso, spesso il demonio cerca di far perdere la vocazione con un eccessivo attaccamento ai parenti. Purtroppo, tanti giovani hanno perso la vocazione per non aver voluto lasciare i genitori. Di questo pericolo ne parlò ampiamente anche Sant'Alfonso. Ecco quel che scrisse questo grande Dottore della Chiesa nell'opuscolo intitolato “Conforto ai novizi”: “Le tentazioni con le quali il diavolo suol tentare i novizi ad abbandonare la loro vocazione sono le seguenti. Per prima li tenta con la tenerezza dei parenti. Per resistere a questa tentazione bisogna riflettere che Gesù Cristo ha dichiarato che non è degno di goderlo chi ama i suoi parenti più di lui. [...] Oh quanti poveri giovani per l'affetto ai parenti han perduta prima la vocazione, e poi (come facilmente suole avvenire) anche l'anima! Di questi casi funesti ne son piene le cronache. Sta dunque attento, fratello mio, se il demonio per tal via cerca di farti perdere la vocazione. [...] Ascolta dunque quel che ti dice Dio, e vedi che se lo lasci per amor dei parenti, troppa sarà la pena e il rimorso che avrai in morte, quando ti ricorderai della casa di Dio che hai abbandonata [...]. Considera invece qual contento e pace sentirai morendo, se sarai stato fedele a Dio e avrai la sorte di finire la vita in mezzo ai tuoi fratelli religiosi che ti aiuteranno con le loro orazioni e con la speranza del paradiso, senza lusinghe, ti daranno animo a morire allegramente. Considera inoltre che se i parenti da vari anni e con qualche tenerezza ti hanno amato, molto tempo prima e con assai maggior tenerezza ti ha amato Dio. Non saranno più che venti o trent'anni che i tuoi genitori ti amano, ma Dio ti ama sin dall'eternità. Avranno sì i parenti fatta qualche spesa e patito qualche incomodo per te; ma Gesù Cristo per te ha speso tutto il sangue e la vita. Allorché dunque senti qualche tenerezza verso i tuoi parenti e pare che la gratitudine ti stimoli a non lasciarli, pensa che più grato devi esser con Dio che più di tutti ti ha beneficato ed amato, e di' fra te stesso: Parenti, se io vi lascio, vi lascio per Dio che più di voi merita il mio amore e che mi ha amato più di voi. E così dicendo vincerai questa terribile tentazione dei parenti, che a molti è stata di rovina in questa vita e nell'aldilà. [...]”

Ti incoraggio a non arrenderti di fronte alle tentazioni e alle avversità.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

domenica 17 maggio 2015

Ragazza ribelle

Una studentessa universitaria di Napoli era vissuta serenamente fino all'età di 21 anni, ma quando si fidanzò con un giovanotto, iniziarono i suoi guai con i parenti coi quali litigava spesso. Da angelo della casa si era trasformata in una vipera pronta a mordere chiunque. Si sentiva infelice, piangeva, considerava tutti come nemici, soprattutto Dio, che invece è bene infinito. E così eliminò il Signore dalla sua vita, ma Lui invece non si dimenticò di lei, e le tese una trappola per catturarla. La madre della ragazza decise di andare in pellegrinaggio in Terra Santa e riuscì a convincere la figlia ad accompagnarla. Nel gruppo dei pellegrini vi erano anche alcuni frati e suore di stretta osservanza. All'inizio la "ragazza ribelle" tenne un atteggiamento ostile nei confronti dei religiosi e quando doveva comunicare con loro usava parole acide, ma quando vide il comportamento edificante che avevano e il modo devoto e fervoroso di pregare, cambiò idea su di loro, meditò sulla Passione di Cristo e si pentì del male fatto in tutta la vita, ottenendo l'assoluzione sacramentale nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Una suora gli indicò anche un sacerdote con cui parlare, il quale da allora è divenuto il suo padre spirituale. Tuttavia la studentessa non era del tutto "domata", e viveva la sua vita cristiana con compromessi, mezze misure e contraddizioni.

La svolta venne durante un pellegrinaggio a Fatima, dove decise di avere un comportamento più coerente. Tornata in Italia, chiese al padre spirituale di dirigere sia la sua anima che quella del fidanzato in vista del matrimonio. Intanto cominciò a recitare il Rosario ogni giorno, cambiò il modo di vestire, smise di truccarsi e non frequentò più le discoteche. Questo cambiamento le causò molti problemi con i suoi familiari, pertanto decise di trasferirsi nel convento delle suore che aveva conosciuto in Terra Santa, per poter continuare più tranquillamente i suoi studi universitari.

La ragazza non aveva nessuna intenzione di farsi suora, ma il padre spirituale le prospettò la possibilità della vocazione religiosa. Vivendo in convento con le suore, iniziò a partecipare alla vita comunitaria e alle preghiere in comune, e invece di studiare, leggeva le biografie dei santi. Cominciò a sentire per la prima volta in vita sua la chiamata alla vita religiosa, ma cercò di soffocare dentro di sé questa ispirazione, sforzandosi a far tacere la voce del cuore. Ne parlò col direttore, il quale le confermò ciò che temeva: si trattava proprio di vocazione. Così lasciò il convento e tornò a casa sua, non voleva sentir parlare di vocazione, e si dedicò ad ultimare i preparativi per il matrimonio, onde evitare che Dio intralciasse i suoi progetti. Tuttavia i preparativi per le nozze, invece di farle provare gioia, le provocavano angoscia. Tutti se ne accorsero di questo disagio, ma lei non voleva ammettere che le mancava la vita di preghiera con le suore e il rapporto intimo con Gesù, cose che ormai le erano diventate indispensabili come l'aria. Nel frattempo la sua cameretta era diventata simile a una cella monastica.

Il giorno del suo compleanno si sentì al telefono con le suore, le quali la invitarono a trascorrere qualche giorno in convento. Ella accettò con gioia, poiché il suo cuore ormai era attratto dalla vita religiosa. Sarebbe dovuta restare lì solo un paio di giorni, invece vi rimase per sempre. Gesù buono la chiamava e lei era stanca di lottare, resistergli e fuggire. Così si arrese all'amore del Redentore Divino, e comunicò telefonicamente ai genitori e al fidanzato la sua decisione di abbracciare la vita consacrata. Insieme a Gesù e Maria, il suo cuore si sentiva finalmente felice.

sabato 16 maggio 2015

Ascensione

Dal Carmelo di Cerreto di Sorano.

Lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Sono trascorsi anni, giorni dopo giorni di vicinanza, di trepidazione, di novità. Esperienze forti e inaspettate. Ora Gesù va via, torna al Padre, rientra nel Mistero della sua invisibilità divina. E i discepoli si smarriscono. Sono momenti di passaggio da una condizione a un’altra, semplicemente terribili. La vita riserva tanti momenti così e noi facciamo fatica ad accettarli. Nel nostro desiderio c’è di entrare nel linguaggio esistenziale di Dio, la Parola è chiara. Ma poi dubbi, supposizioni, domande si affollano alla mente e si rientra nel “far finta di non capire”. Sarà per non voler coinvolgersi troppo? Eppure ne va della nostra vita eterna! … Coraggio, leviamo gli occhi al cielo: Gesù è tornato al Padre e ha portato con sé l’odore della nostra terra, il tocco delle nostre mani, il sapore dei nostri cibi … Lui, Dio, ha fatto entrare nella Terra Promessa la nostra carne mortale!!! Quale grandezze sono preparate per noi. …

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Le donne nubili che vogliono accostarsi alla Vita contemplativa possono trascorrere dei giorni di riflessione e partecipare alla preghiera presso il Monastero Janua Coeli in Cerreto di Sorano (Grosseto) Toscana. 

Scrivere all'indirizzo    carmelitane@gmail.com
























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Stare alla larga dai luoghi di divertimento mondano

Una laureanda in giurisprudenza si sta domandando qual è lo stato di vita che dovrà eleggere...

Santa notte! Scrivo a quest'ora perché mi son detta o scrivo adesso o non scrivo più. Da una decina di giorni sono una lettrice del tuo blog, scoperto per caso. Ho 26 anni e mi trovo in un periodo della mia vita cruciale. Il mese prossimo, se Dio vuole, termino l'università e mi laureo in giurisprudenza. Ho deciso di prendermi poi una pausa per riflettere sullo stato di vita da eleggere. Tempo fa ero ambiziosa e pensavo anche a una bella carriera. Ora tutte queste cose non mi attirano più. Sono più attratta dalla vita contemplativa e dalla preghiera. Ho sempre avuto però il desiderio di formare una santa famiglia cristiana e crescere dei bambini, tutti quelli che il Signore mi avrebbe mandato. Da poco ho anche conosciuto un ragazzo che vorrei conoscere meglio per capire se è volontà di Dio che io costruisca con lui una famiglia. Non voglio sbagliare il mio stato di vita e voglio fare solo la volontà di Dio, anche se ti confesso che la vita religiosa mi spaventa e allo stesso tempo un po' mi attrae. Ho tanti pensieri confusi in testa e per meglio discernere la volontà divina su di me vorrei fare gli esercizi di Sant'Ignazio. Sapresti dove li potrei fare? Io abito a [...]. Che altri consigli potresti gentilmente darmi? Leggevo dal tuo blog i consigli di Sant'Alfonso Maria de' Liguori e sono sempre più convinta della necessità di fare discernimento per non sbagliare lo stato di vita da eleggere. Ti ringrazio per il tuo blog, anche se la mia strada dovesse essere il Matrimonio, mi fa un'enorme piacere leggere quanto l'Amore sia amato e corrisposto!
In Gesù e Maria,
(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                              per me è una grande gioia sapere che hai compreso che il vero scopo della vita non è "fare carriera", accumulare ricchezze, banchettare, darsi ai divertimenti sfrenati, eccetera. No, il fine ultimo della nostra esistenza non è in nessuna di queste cose. Il nostro scopo è di salvarci l'anima e di impegnarci per ricercare la maggior gloria di Dio. Purtroppo, oggi molte persone non riflettono che su questa terra siamo solo di passaggio in attesa di giungere all'eternità, la quale sarà felice per coloro che moriranno in stato di grazia, mentre sarà infelice per coloro che moriranno in peccato mortale. Anche praticando la carriera forense potresti farti santa, ma è più difficile, poiché ti troveresti immersa in tante questioni ingarbugliate che ti faranno perdere facilmente la tranquillità e il fervore per la vita spirituale. Come tu stessa hai capito, è importantissimo riflettere attentamente sullo stato di vita da eleggere, onde evitare di fare sbagli che potrebbero avere tragiche conseguenze per l'anima. Spero tanto che Gesù buono desideri prenderti tutta per Sé chiamandoti alla vita religiosa, sarebbe una grazia immensa poter diventare sposa del Re dei re. Nella mia vita, le donne più felici che ho conosciuto sono le suore appartenenti ad ordini religiosi fervorosi e osservanti. Le donne sposate pensano a piacere ai loro mariti, invece le suore fervorose pensano a piacere a Dio.

Qual è la volontà del Signore su di te? Stai facendo bene a meditare sulla scelta da fare, poiché solo facendo la sua volontà potrai essere davvero felice. Gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio sono utili a tutti, ma lo sono soprattutto a coloro che non hanno ancora eletto uno stato di vita. Non so se nella tua regione c'è qualche sacerdote che predica gli esercizi ignaziani. Per essere efficaci devono essere predicati bene, senza essere annacquati col buonismo. Ti è possibile andare nel Lazio? Lì potresti fare gli esercizi spirituali e anche un'esperienza vocazionale tra le Servidoras. Altrimenti dovrò chiedere informazioni a una lettrice che abita nella tua provincia. Nel frattempo non confidare ad amici e parenti che stai riflettendo sulla vocazione religiosa. Cerca di condurre una vita raccolta e ritirata, stando lontano dai luoghi di divertimento mondano che potrebbero distrarre il tuo proposito di donarti a Dio. So bene che attualmente non escludi la vita matrimoniale, però ascolta bene il mio ragionamento: se entri in convento e poi dovessi accorgerti che non sei portata per quella vita, puoi tranquillamente tornartene a casa tua, visto che prima di emettere i voti perpetui passa molto tempo di prova (aspirantato, postulantato, noviziato e voti temporanei). Invece se ti sposi e poi ti penti (come è capitato a tante donne), non potrai più tornare indietro, poiché se un matrimonio è stato celebrato validamente ed è stato consumato, non può essere sciolto da nessuno, nemmeno dal Romano Pontefice. Al massimo potresti ottenere una dispensa ecclesiastica per entrare in convento, ma non è facile averla, anche perché il marito dovrebbe essere favorevole.

Spero di esserti stato di qualche utilità, ma rimango a tua disposizione qualora volessi farmi altre domande. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

venerdì 15 maggio 2015

Come trasformare le nostre azioni in preghiera

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Essendo la preghiera così efficace mezzo di perfezione, dobbiamo pregare spesso e con insistenza [...]. Ma come mai si può continuamente pregare e attendere nello stesso tempo ai doveri del proprio stato? Non è cosa impossibile? Vedremo che non c'è difficoltà quando si sappia ben ordinare la vita. Per riuscirvi bisogna: 1° praticare un certo numero di esercizi spirituali secondo i doveri del proprio stato; 2° trasformare in preghiera le azioni comuni.

1° Gli esercizi di pietà. Ad alimentare la vita di preghiera bisogna innanzitutto fare alcuni esercizi spirituali il cui numero e la cui lunghezza variano secondo i doveri del proprio stato. Qui parleremo degli esercizi che convengono ai sacerdoti e ai religiosi, lasciando ai direttori la cura d'adattare questo programma ai semplici fedeli.

Tre categorie d'esercizi formano l'anima sacerdotale alla preghiera: la meditazione del mattino, con la santa messa, ci propone l'ideale a cui mirare e ci aiuta a conseguirlo; l'ufficio divino, le pie letture e le divozioni essenziali conservano l'anima nell'abitudine della preghiera; gli esami della sera ci faranno rilevare e riparare i nostri difetti.

A) Gli esercizi del mattino sono qualchecosa di sacro di cui non si può far senza quando si è sacerdoti o religiosi, senza rinunziare al pensiero della propria perfezione. a) Prima di tutto la meditazione, affettuosa conversazione con Dio per richiamare l'ideale che dobbiamo tenere continuamente dinanzi agli occhi e a cui dobbiamo vigorosamente tendere. [...] Dobbiamo quindi metterci alla presenza di Dio, fonte e modello di ogni perfezione, e per venire più al pratico, alla presenza di N. S. Gesù Cristo, che attuò sulla terra questa ideale perfezione e ci meritò la grazia d'imitare le sue virtù. Presentatigli i nostri ossequi, lo attiriamo in noi, entrando nei suoi pensieri con profonde convinzioni sulla virtù speciale che vogliamo praticare e con ardenti preghiere che ci ottengono la grazia di praticar cotesta virtù; e umilmente ma vigorosamente cooperiamo a questa grazia prendendo una generosa risoluzione sulla detta virtù che ci studieremo di mettere in pratica nel corso della giornata. b) La santa messa ci conferma in questa disposizione mettendoci avanti agli occhi, nelle mani, a nostra disposizione, la vittima santa che dobbiamo imitare; e la comunione ce ne fa passar nell'anima i pensieri, i sentimenti, le interne disposizioni, le grazie, il divino spirito che resterà in noi per tutto il giorno. Siamo così pronti per l'azione, quell'azione che, avviata dal suo influsso, non sarà che una continua preghiera.

B) Ma perchè ciò avvenga, occorrono ogni tanto esercizi che rinnovino e stimolino l'unione con Dio. a) Sarà prima di tutto la recita del divino ufficio, che S. Benedetto ottimamente chiama opus divinum, in cui, in unione col grande Religioso del Padre, glorificheremo Dio e gli chiederemo grazie per noi e per tutta la Chiesa; quindi la s. messa, il più importante atto di tutta la giornata. b) Verranno poi le pie letture, letture della S. Scrittura, letture di opere e di vite di Santi, che ci porranno di nuovo in intima relazione con Dio e coi suoi Santi. c) E finalmente le divozioni essenziali che devono alimentar la nostra pietà, vale a dire la visita al SS. Sacramento, che non è in sostanza che un secreto colloquio con Gesù; e la recita del rosario, che ci fa conversare con Maria e riandarne in cuore i misteri e le virtù.

C) Giunta la sera, l'esame generale e particolare, che sarà come una specie di umile e sincera confessione al Sommo Sacerdote, ci mostrerà in che modo abbiamo nella giornata messo in pratica l'ideale concepito al mattino. Vi sarà sempre, purtroppo, una certa diversità tra le nostre risoluzioni e la loro attuazione; ma senza disanimarci, ci rimetteremo coraggiosamente all'opera; e poi in santa confidenza ed abbandono prenderemo un poco di riposo per lavorar meglio il domani.

La confessione settimanale o al più tardi quindicinale, e il ritiro mensile, facendoci dare uno sguardo complessivo a più ampia parte della vita, perfezioneranno questo esame di noi stessi e ci porgeranno occasione di spirituale rinnovamento.

2° Tal è il complesso di esercizi spirituali che non ci lasceranno perdere di vista per notevole tempo la presenza di Dio. Ma che si dovrà fare per colmare il vuoto tra questi vari esercizi e trasformare in preghiera tutte le nostre azioni? S. Agostino e S. Tommaso ci insegnano come scioglere la questione. Il primo ci dice di far della vita, delle azioni, dei negozi, dei pasti, dello stesso sonno, un inno di lode alla gloria di Dio [...] Il secondo poi compendia così il pensiero del primo: "Tamdiu homo orat, quamdiu totam vitam suam in Deum ordinat".

La carità è quella che dirige tutta la nostra vita a Dio. Il mezzo pratico per far così tutte le azioni è di offrirle, prima di cominciarle, alla SS. Trinità, in unione con Gesù che vive in noi e secondo le sue intenzioni.

Quanto importi il far le nostre azioni in unione con Gesù è assai bene spiegato dall'Olier, che prima mostra in che modo Gesù è in noi per santificarci: "Non solo abita in noi come Verbo con la sua immensità... ma abita pure in noi come Cristo, con la sua grazia, per renderci partecipi della sua unzione e della divina sua vita... Gesù Cristo è in noi per santificarci, santificar noi e le opere nostre, per riempire di sè tutte le nostre facoltà: vuol essere la luce della nostra mente, l'amore e il fervore del nostro cuore, la forza e la virtù di tutte le nostre facoltà, affinchè in lui possiamo conoscere, amare e adempire i voleri di Dio suo Padre, sia per lavorare a suo onore, sia per soffrire e tollerare ogni cosa a sua gloria". Spiega quindi come le azioni che facciamo da noi e per noi siano difettose: "Le nostre intenzioni e i nostri pensieri tendono al peccato per la corruzione della nostra natura; e se noi ci lasciamo andare ad operar da noi stessi e a seguir le nostre inclinazioni, opereremo in peccato". Onde la conclusione è che bisogna rinunziare alle proprie intenzioni per unirsi a quelle di Gesù: "Vedete quindi quanta cura si deve avere, al principio delle azioni, di rinunziare a tutti i sentimenti, a tutti i desideri, a tutti i pensieri propri, a tutte le proprie volontà, per entrare, secondo S. Paolo, nei sentimenti e nelle intenzioni di Gesù Cristo [...].

Quando le azioni sono lunghe, è utile rinnovar questa offerta con un affettuoso sguardo al crocifisso, e, meglio ancora, a Gesù che vive in noi; e lasciare che l'anima si sfoghi in frequenti giaculatorie che ci inalzeranno il cuore a Dio.

Così anche le più comuni nostre azioni saranno preghiera e ascensione dell'anima a Dio, e noi attueremo il desiderio di Gesù: "oportet semper orare et non deficere".

Ecco dunque i quattro mezzi interni di perfezione, che tendono tutti a glorificar Dio e insieme a perfezionarci l'anima. Il desiderio della perfezione è infatti un primo slancio verso Dio, un primo passo verso la santità; la conoscenza di Dio, è Dio che viene attirato in noi e che ci aiuta a darci a lui per via di amore; la conoscenza di noi stessi ci mostra meglio il bisogno che abbiamo di Dio e stimola il desiderio di riceverlo per colmare il vuoto che è in noi; la conformità alla divina volontà ci trasforma in lui; la preghiera ci innalza a lui e trae nello stesso tempo in noi le sue perfezioni, facendovici partecipare per renderci più simili a lui; tutto quindi ci porta a Dio perchè tutto viene da lui.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

giovedì 14 maggio 2015

Avviso per i sostenitori del blog

Si avvisano i gentilissimi sostenitori del blog che a partire dal prossimo 25 maggio cambierà il codice IBAN del conto corrente bancario a me intestato, sul quale effettuavate le donazioni per consentirmi di continuare a dedicarmi al blog. Il nuovo IBAN sarà il seguente:   IT96S0308301612000000010306

Chi volesse effettuare bonifici prima del 25 maggio dovrà utilizzare il vecchio codice IBAN  IT13Y0316501600000011210306

Ringrazio di cuore tutti i sostenitori del blog. Senza il vostro aiuto non so se avrei potuto continuare ad avere il tempo per rispondere alle numerose e-mail dei lettori e pubblicare i post. Dio vi ricompensi!

Non sbagliare vocazione

Ripubblico la lettera di una signora che rimpiange di non essere entrata in monastero.

Caro fratello,
                           è da un po' che leggo il tuo blog. È meraviglioso...non vorrei disturbarti, ma forse tu mi puoi aiutare a risolvere un'angoscia spirituale che mi porto dietro da molti anni. Se vuoi, puoi pubblicare questa mia lettera, magari servirà a qualche ragazza ancora in dubbio sulla sua vocazione. Ho 48 anni, sono sposata da 26 anni e ho tre figli, ormai grandi. Avevo 19 anni, quando ho sentito forte nel mio cuore la chiamata alla vita religiosa. Andavo in chiesa tutti i giorni, guardavo il crocifisso...e piangevo d'amore per Lui. Desideravo entrare in clausura tra le Carmelitane Scalze. Avevo letto la vita di Santa Teresina e ne ero rimasta affascinata. Odiavo il mondo con tutte le sue illusioni. Mia madre se ne era accorta, e un giorno mi disse: "ma cosa ti sei messa in testa...con la vocazione si nasce...e tu non ce l'hai". Non l'ascoltai e andai a parlare col mio parroco. Gli confidai il mio ardente desiderio di offrire la mia vita a Gesù, in clausura. Per tutta risposta, mi disse di aspettare una ventina di giorni, per poi essere sicura di voler fare un'esperienza in convento. Non ero felice della sua risposta, ma obbedii. Quell'attesa fu fatale, poiché incontrai un ragazzo che mi sviò completamente. Mi fece una corte serrata e io cedetti e rimasi incinta. Ci sposammo, ma il mio matrimonio non è mai stato felice. La nostalgia di Dio è continua e giornaliera. Porto avanti il mio matrimonio, per obbedienza al sacramento, ma non sono felice, né appagata, né capita. Vivo nel mondo ma non mi sento del mondo. So, per certo, che il Signore aveva altri progetti per me, ma io non ho saputo afferrare subito quel treno...o forse non sono stata guidata bene dal sacerdote...comunque ho perso moltissime grazie che Dio aveva preparato per me. Nonostante sia sposata, io mi sento di essere completamente di Gesù, perché lo amo enormemente. È un grande dolore dover vivere una vita che non è per noi...

Care ragazze....non indugiate....se avvertite Quella dolce voce nel cuore... è Lui.... è Gesù...vi chiama... dite di sì e sarete felici per l'eternità. Io piango tutti i giorni per quello che ho lasciato...mi sento il cuore lacerato dallo strazio....ma non posso nulla ...ormai.

Caro fratello, ti saluto e ti ringrazio se vorrai rispondermi anche in privato, per dare un po' di conforto all'anima mia.


Cara sorella in Cristo,
                                            ti ringrazio di avermi scritto, credo che la tua testimonianza possa essere molto utile per quelle ragazze che si sentono attrarre da Gesù alla vita religiosa, ma temono di dover rinunciare alle gioie del mondo. Oh, quanto vorrei che tutte le persone che stanno eleggendo lo stato di vita potessero leggere la tua lettera! Chissà quanti eviterebbero l'errore di rinunciare alla vocazione! Ti confesso che ho ricevuto varie lettere di persone sposate (soprattutto donne) pentitesi di non aver abbracciato la vita religiosa.

In privato ti ho inviato una lunga lettera di incoraggiamento. Qui, pubblicamente, ti consiglio di offrire al Signore le tue sofferenze per le vocazioni religiose, poiché la Chiesa ha tanto bisogno di anime generose che offrano la propria vita a Cristo per la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

mercoledì 13 maggio 2015

Convertita grazie alla Madonna

Ripubblico la bella testimonianza della conversione di una lettrice del blog, avvenuta per intercessione della Madonna.

Buongiorno, finalmente mi sono decisa a scriverle, è da qualche settimana che osservo il suo blog e sono felice di vedere che ci sono persone capaci di lottare per la propria fede.

Mi chiamo [...] e ho quasi 30 anni, fino a qualche tempo fa ero convinta che la mia vocazione fosse il matrimonio, il mio desiderio più grande era quello di poter mettere al mondo un bambino e donargli tutto l’amore che io non ho mai ricevuto dai miei genitori.

Negli ultimi due anni e mezzo però sono cambiate parecchie cose. [...] Non si sa bene cosa l’ha spinto a fare un gesto simile [una tragedia compiuta da un suo conoscente, n.d.r.], io da parte mia so che non gli sono stata vicina come dovevo, non ho capito i suoi tormenti perché troppo impegnata a pensare alla mia vita, al mio lavoro, al mio ragazzo col quale stavamo pensando di sposarci. Sapevo che oramai era troppo tardi per poter rimediare, ma ho ripreso a pregare, a pregare per la sua anima, affidandomi alla Divina Misericordia. [...]

Col passare dei mesi però è diventato sempre più grande il bisogno di vivere in maniera più profonda la fede. Quindi sono passata dall’andare a messa solo alla Domenica a fare il possibile per andarci anche durante la settimana. La confessione è diventata più frequente, la preghiera è sempre cresciuta di intensità, il dialogo con la nostra cara Mamma Celeste è diventato sempre più importante.

Come ho detto in precedenza avevo un ragazzo da 5 anni, abitando a 45 km di distanza lui non riusciva a vedere quanto ero felice nella mia fede, alla domenica per qualche tempo l’ho fatto venire con me a messa, ma quando mi sono resa conto che per lui era noioso mentre invece il mio cuore si riempiva di gioia mi sono sentita come se lo stessi costringendo a fare qualcosa che a lui proprio non andava di fare. Quindi ho deciso di andare da sola nella mia parrocchia.

Il nostro non era un rapporto casto, prima non davo importanza a questa cosa, però con l’avvicinarmi alla fede è cresciuta anche questa necessità di vivere nella purezza. Inizialmente a lui non ho detto nulla, cercavo con delle scuse di evitare di avere rapporti prematrimoniali, e quando non ci riuscivo il mio cuore cadeva nello sconforto totale fino a piangere. Nel dicembre del 2009 però gli ho detto chiaramente che fino a quando non ci saremmo sposati tra noi non ci sarebbe stato più nulla [...]. Poi nell’ottobre del 2010 dopo varie pause di riflessione, ho preso in mano la situazione e ho deciso di lasciarlo libero di vivere la propria vita. Non so, sarei dovuta essere triste per la cosa, invece ho trovato tanta pace e gioia nel cuore, questo è successo solo grazie alla nostra cara Mamma che è come se mi avesse preso per mano e portata con Lei.

A Novembre 2010 ho preso anche la decisione di lasciare l’ufficio dove lavoravo [...spinta...] dal fatto che era giunta l’ora di provare a lavorare per conto mio. […]. Non so cosa è successo ma mi si è riempito il cuore di una gioia immensa, io negli ultimi anni dicevo sempre di voler lasciare tutto per andare come missionaria in Africa, ora invece mi trovo a dire che voglio diventare sposa di Gesù. [...] Da quando sono tornata dal pellegrinaggio ho iniziato inspiegabilmente ad andare tutte le sere a messa, se non riesco ad andare la mia anima si rattrista, ma specialmente in questo periodo niente e nessuno riesce a impedirmelo.

Ho commesso l’errore di farmi sfuggire con mia mamma il fatto di voler consacrare la mia vita a Gesù e la sua reazione è stata delle peggiori, nel senso che mi ha detto che se oso fare questo fino a quando avrà vita maledirà il nome di Gesù, in quel momento il mio cuore si è stretto in una morsa e a stento ho trattenuto le lacrime. Secondo lei non è giusto perché ho avuto due ragazzi, e a prescindere da ciò non potrei mai essere suora perché devo pensare a mettere su famiglia.

In me c’è un grande desiderio di far crescere il mio amore per Maria e Gesù e di dedicare tutta la mia vita a Loro, ma mi trovo a chiedermi se questo è quello che loro vogliono da me, da una misera creatura come me. Sto leggendo il diario di Santa Maria Faustina e lo trovo meraviglioso, una donna piena di coraggio di fede e di un amore intenso per il suo Sposo che mi fa sentire indegna di pensare di poter diventare anche io sua sposa…

Prego affinché mi facciano capire cosa devo fare della mia vita, io so solo che quando prego con tanta intensità il mio cuore è come se venisse riempito di una grande gioia, è una sensazione veramente strana quella che provo ma che mi fa stare bene. […] Non posso fare altro che affidarmi al Signore, Lui sa cosa è giusto che io faccia.

La saluto e la ringrazio col cuore per il tempo che dedica alle persone che le scrivono e per le sue risposte piene di speranza.

(Lettera firmata)

martedì 12 maggio 2015

Racconto di un'esorcismo

Dagli scritti dell'esorcista Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


Si chiama esorcismo l'assieme delle preghiere e dei riti adoperati dalla Chiesa Cattolica per cacciare i demoni; colui che può liberare gli ossessi, chiamasi Esorcista.

Tutti i Sacerdoti sono Esorcisti; nessuno però può liberamente fare gli esorcismi, se non riceve la facoltà dal proprio Vescovo per ogni singolo caso.

Chi scrive queste pagine, molte volte ha dovuto esorcizzare e crede bene riportare qualche episodio interessante. 

Esorcismo.

La prima volta esorcizzai una bambina di nove anni, figlia di un ciabattino, la quale frequentava la terza elementare.

Era buona e pia; tuttavia Lucifero la prese di mira. Tre demoni furono mandati nel corpo di essa; la tormentavano orribilmente; alle volte erano presenti tutti e tre, alle volte due oppure uno; momentaneamente la lasciavano e presto ritornavano, sino a quattro o cinque volte al giorno.
La bambina era in casa; giocava o accudiva a qualche faccenda; d'un tratto abbassava le palpebre per qualche istante e poi riapriva gli occhi: il demonio in quel momento le entrava in corpo. La bambina mi espose in seguito ciò che accadeva in lei: si faceva all'improvviso un po' di penombra attorno ad essa, tutto spariva e, pur avendo gli occhi aperti, non vedeva nessuno dei presenti; in mezzo alla penombra appariva in forma umana il demonio, il quale le parlava, la batteva sino a lasciare le lividure sul corpo.

In tale stato, quando io ero presente, facevo gli esorcismi. Riferisco qualche scena e qualche colloquio.

Entrato in casa dell'ossessa, il demonio per bocca della bambina disse: Via di qua, Pretaccio Cattolico! Perché vieni a disturbarmi?. . . - Presi l'aspersorio con l'acqua Benedetta. Inferocì il demonio: Via queste cosacce!. . . Pretaccio Cattolico, te la farò pagare!. . . - In nome di Dio, ti comando di rispondere! – Chi sei tu che comandi a me? - Sono un povero uomo; ma come Ministro di Dio ti comando e tu devi ubbidire. - Sull'istante l'ossessa si sedette e rimase con le braccia conserte. Io parlavo in latino ed il demonio arrabbiato mi disse: Non voglio parlare in latino, linguaccia di voi Pretacci Cattolicacci! - Tuttavia lo tempestai di domande in lingua latina: Qual è il tuo nome? - Il mio nome? ... Non t'importa saperlo e perciò non te lo dico. - Sei solo in questa bambina? - Per il momento sono solo, ma se vuoi chiamo i compagni. - No, resta solo! - Prima di essere qui, dove ti trovavi? - Andavo in giro per le vie! - Cosa fai lungo le vie? - Cerco di far fare peccati alla gente - E tu cosa ne guadagni? - Che guadagno?... Trascino all'inferno anime con me! - Siete molti nell'inferno? - Eh! ... Sapessi, sapessi quanti siamo!... Dunque, vuoi sapere chi sono? Io sono il demonio della disonestà! - E dimmi: Vanno molti all'inferno per l'impurità? - Tutti quelli che sono là dentro, vi si trovano per questo peccato ed anche gli altri ci verranno per lo stesso peccato. - Passavano di lì alcuni giovanotti i quali pronunziavano parolacce disoneste; il demonio disse: Ecco, passano i miei aiutanti. - Ora basta con le chiacchiere! Tu devi lasciare la creatura! - No, non me ne vado. Del resto che male faccio alla bambina? - Devi subito partire! - Satana, Satana ... vieni in mio aiuto!. .. - In quell'istante arrivarono altri tre demoni; la bambina, finito l'esorcismo, me lo assicurò. Avevo il Santissimo Sacramento, nascosto sotto il pastrano; la ossessa mi disse: Tu nella borsetta tieni Satana! - e stese la mano verso il mio petto. Le diedi una botta sulla mano e ridendo mi rispose: Tu batti la bambina; a me puoi far niente. -

Il demonio procura di chiacchierare, per impedire di pregare. Essendo presenti diverse persone, disse: Parlatemi in qualunque lingua, domandatemi qualunque cosa ed io risponderò. - Un professore scrisse nascostamente un bigliettino in lingua greca; lo piegò per bene e lo nascose in un angolo. La ossessa si alzò, andò a suonare un piccolo campanello ch'era sul tavolo, e disse: Fatto già! - Nel biglietto stava scritto: Va' a suonare il campanello. -

Continuando la narrazione, io dissi al demonio: In nome di Gesù Nazareno, parti subito! - Intanto attaccai al petto della bambina un'immaginetta del Sacro Cuore. Il demonio divenne furibondo; si era in parecchi a tenere la bambina a freno. - Ve la farò pagare a tutti! ... Satana, Satana, manda ancora sette compagni in mio aiuto! -

Infatti altri sette demoni entrarono in quel corpo, come mi confermò la bambina appena liberata. Non potendo più il demonio resistere, esclamò: Me ne vado! Però lascerò la bambina piangente e non la farò più alzare da questa sedia. -

Sull'istante la bambina si sedette e diede in un pianto dirotto; momentaneamente i demoni la lasciarono. Le domandai: Perché piangi? - Ma, non lo so! - Fa' il segno della Croce! - Non posso sollevare il braccio. - Allora, alzati! - Non posso alzarmi! -

La bambina era rimasta come legata in tutto il corpo, impotente ad alzarsi dalla sedia; i demoni però erano usciti, poiché essa tra le lacrime pregava recitando il Padre Nostro.

Passato del tempo, la bambina cominciò a ridere ed a camminare con sveltezza; era ritornata l'ossessione.

- Sono ancora qui, disse il demonio, e non me ne vado ... Siamo in troppi e non riuscirai a cacciarci. -
A dire il vero sentivo un po' di stanchezza e ricorsi a diversi mezzi efficaci per riuscire nell'impresa. L'acqua benedetta è meravigliosa negli esorcismi. Versando quest'acqua sul corpo dell'ossessa, il demonio è tormentato fortemente.

- Pretaccio, smetti, smetti ... non tormentarmi più! - Se vuoi che smetta, lascia la bambina! - No; tu tormenti me ed io tormento essa! - Non cessai di aspergere con l'acqua santa, finché il demonio disse: Ebbene me ne vado; ma prima che essa muoia, sarò di ritorno!... Noi siamo stati mandati da Lucifero in questa casa e, siccome non riusciamo nel compito, egli ci tormenta. Satana maledice il momento in cui ci ha mandati qua e noi tremiamo a metter piede qua dentro ... Dimmi dove debbo andare me ne vado: Va' in alto mare; va' ad incorporare qualche pesce o qualche altra bestia! - Cosa me ne faccio di questi esseri?... Io cerco uomini! ... Perché non vai tu a riposare nel corpo delle bestie? - Ed allora, nel nome di Dio Onnipotente, vattene nell'inferno! - E me ne vado! - Però non uscire più dall'inferno! - Ah, in questo non posso ubbidirti! Lucifero mi tormenta ... son costretto ad uscire ed andare per il mondo! - Te lo comando! ... Ubbidisci! - Parto subito! -

La bambina abbassò un istante le palpebre, emise un leggero sospiro ... e restò libera.

Dunque, dissi alla piccina, come stai? - Oh, Padre, lei è qua?... - Ti accorgi adesso che sono qua? È tanto tempo che lotto e parlo con te! - Ma io non l'ho visto! - In questo frattempo cosa hai visto? - Son venuti attorno a me tanti demoni, che mi hanno battuta; ora se ne sono andati. - Tu che cosa facevi quando c'erano i demoni? - Pregavo, recitando l'Ave Maria nella mia mente. Ora sono serena, ma ho un po' di dolore nel corpo per le botte ricevute.


(Brano tratto da “Gli angeli ribelli”, di Don Giuseppe Tomaselli)

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lunedì 11 maggio 2015

Efficacia della preghiera come mezzo di perfezione

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


La preghiera ha tanta efficacia per santificarci che i Santi ripetevano a gara l'adagio: "Sa ben vivere chi sa ben pregare [...]". Produce infatti tre mirabili effetti: 1) ci distacca dalle creature; 2) ci unisce totalmente a Dio; 3) ci trasforma gradatamente in lui.

1° Ci distacca dalle creature in quanto sono ostacolo alla nostra unione con Dio. È cosa che viene dal suo stesso concetto: per inalzarci a Dio, è necessario anzitutto districarci dalla stretta delle creature. Da queste attratti per via dei seducenti diletti che ci offrono, dominati pure dall'egoismo, non possiamo sfuggire a questa doppia morsa senza spezzare i vincoli che ci attaccano alla terra. Ora nulla produce meglio questo santo effetto quanto l'elevazione dell'anima verso Dio con la preghiera: per pensare a lui e alla sua gloria, per amarlo, siamo obbligati a uscir di noi stessi e dimenticare le creature e le perfide loro lusinghe. E giunti che siamo presso di lui, uniti in intima conversazione con lui, le sue perfezioni infinite, la sua amabilità e la vista dei beni celesti compiono il distacco dell'anima nostra da questa terra: quam sordet tellus dum cælum aspicio! Veniamo a odiar sempre più il peccato mortale, che ci svierebbe intieramente da Dio; il peccato veniale, che ci ritarderebbe nell'ascensione verso di lui; e adagio adagio anche le imperfezioni volontarie, che ci diminuiscono l'intimità con lui. Impariamo pure a combattere più vigorosamente le inclinazioni sregolate che sussistono nel fondo della nostra natura, perchè intendiamo meglio che tendono ad allontanarci da Dio.

2° Si perfeziona così la nostra unione con Dio, diventando di giorno in giorno più intiera e più perfetta.

A) Più intiera: la preghiera infatti afferra, per unirle a Dio, tutte le nostre facoltà: a) la parte superiore dell'anima, l'intelligenza, occupandola nel pensiero delle cose divine; la volontà, dirigendola verso la gloria di Dio e gl'interessi delle anime; il cuore, lasciando che si effonda in un cuore sempre aperto, sempre amoroso e compassionevole, e produca affetti che non possono essere che santificanti; b) le facoltà sensitive, aiutandoci a fissare su Dio e su Nostro Signore la fantasia e la memoria, le emozioni e le passioni in ciò che hanno di buono; c) il corpo stesso, aiutandoci a mortificare i sensi esterni, fonti di tante divagazioni, e a regolare il contegno secondo le regole della modestia.

B) Più perfetta: la preghiera, quale l'abbiamo spiegata, produce infatti nell'anima atti di religione inspirati dalla fede, sorretti dalla speranza e avvivati dalla carità [...]. Ora qual cosa più nobile e più santificante di questi atti delle virtù teologali? Vi si aggiungano ancora gli atti d'umiltà, d'obbedienza, di fortezza, di costanza, che la preghiera suppone, e sarà facile vedere in che modo perfettissimo l'anima s'unisce a Dio con questo santo esercizio.

3° Non è quindi meraviglia che l'anima così si trasformi progressivamente in Dio. La preghiera è, a così dire, una santa comunione con lui: quando noi gli presentiamo umilmente i nostri ossequi e le nostre domande, egli si china verso di noi e ci comunica le sue grazie che producono questa santa trasformazione.

A) Il sol fatto di considerare le divine sue perfezioni, di ammirarle, di prendervi una santa compiacenza, le attira già in noi col desiderio che fa nascere di potervi in qualche modo partecipare; l'anima, immersa in questa affettuosa contemplazione, si sente a poco a poco come tutta pervasa e compenetrata di quella semplicità, di quella bontà, di quella santità, di quella serenità, che altro non chiede che di comunicarsi a noi.

B) Allora Dio si china verso di noi per esaudire le nostre preghiere e concederci copiose grazie; quanto più noi cerchiamo di rendergli i nostri doveri tanto più egli pensa a santificare un'anima che lavora alla sua gloria. Possiamo chiedere molto, purchè lo facciamo con umiltà e fiducia; nulla può rifiutare alle anime umili che si danno più pensiero degli interessi suoi che dei loro. Le illumina con la sua luce per mostrare loro il vuoto, il nulla delle cose umane; le attira a sè, svelandosi ai loro sguardi come Sommo Bene, fonte di tutti i beni; dà alla loro volontà la forza e la costanza che le occorre per non volere e non amare se non ciò che ne è degno. Non possiamo conchiudere meglio che con le parole di S. Francesco di Sales: "Per mezzo di lei (l'orazione) noi parliamo a Dio e Dio a sua volta parla a noi; noi aspiriamo a lui e respiriamo in lui, ed egli a sua volta ispira in noi e respira su noi". Felice scambio che riuscirà a tutto nostro vantaggio, perchè tende nientemeno che a trasformarci in Dio, facendocene partecipare i pensieri e le perfezioni! Vediamo dunque in che modo tutte le nostre azioni possono essere trasformate in preghiera.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

domenica 10 maggio 2015

La fine del mondo

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


All'avvicinarsi della fine del mondo, i demoni lavoreranno con maggiore intensità a rovina delle anime. Questo risulta dalle parole di Gesù Cristo: Allora sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno tali prodigi da sedurre, se fosse posibile, anche gli eletti.-

Man mano che si avvicinerà il giorno del Giudizio Universale, le sofferenze dell'umanità aumenteranno. I dolori di quei giorni, dice Gesù, saranno tali, quali mai sono stati da che il mondo esiste. -

Satana, approfittando di ciò, manderà i suoi demoni sulla terra per spingere gli uomini alla bestemmia contro la Divinità, per togliere o diminuire la fede. Inoltre Satana susciterà degli uomini malvagi e darà loro tanta potenza da fare operare cose meravigliose. Tanti, sedotti, si allontaneranno da Gesù e seguiranno l'anticristo. Sarà quella la lotta finale. - Chi avrà perseverato, dice Gesù, sino alla fine, questi sarà salvo. -

Avvenuta la risurrezione universale, tutta l'umanità comparirà davanti a Gesù Cristo Giudice. La schiera dei buoni sarà alla destra; quella dei cattivi alla sinistra. Gli Angeli, guardando gli eletti potranno dire con gioia: Eternamente voi starete con noi in Cielo. - I demoni circonderanno i dannati e diranno: Anche voi avete perduto Dio... -

Il Giudice supremo pronunzierà l'eterna sentenza per i buoni. Ai dannati dirà: Andate, o maledetti, nel fuoco eterno, preparato a Satana ed a tutti i suoi seguaci! -

Oh, come si addoloreranno quel giorno tutti i cattivi! Come malediranno i demoni tentatori! Ma a niente gioverà questo. Dovranno dire: Ci siamo dannati, ma la colpa è stata nostra. Conoscevamo che il demonio ci tentava e l'abbiamo seguito volontariamente. In eterno ne porteremo la pena! –


(Brano tratto da “Gli angeli ribelli”, di Don Giuseppe Tomaselli)