Per chiedere informazioni all'autore del blog, oppure per chiedere indirizzi di buoni conventi e monasteri, scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com

lunedì 27 aprile 2015

Amare la virtù della purezza

Tempo fa una lettrice mi ha scritto pensieri molto belli sulla purezza, e gentilmente ha concesso di farmeli pubblicare sul blog. Credo infatti che possano essere di edificazione anche per altre persone.

Gentile D., ho chiesto oggi al nostro buon Gesù di darti qualcosa di bello dalle ricchezze del suo Cuore e sono certa che lo farà, Lui che è tanto generoso e amorevole. Mi piace pensare a Lui e chiamarlo l'Amante appassionato delle anime come si è descritto Egli stesso nelle rivelazioni a Suor Consolata Ferrero, se non mi sbaglio. Quel Gesù che nel mondo di oggi è tanto povero, poiché molti Lo rifiutano, non comprendono affatto i desideri del suo Cuore, non lo vogliono comprendere. Allora cerchiamo di farlo noi e consoliamoLo con la nostra purezza di corpo e di cuore. Sai, io apprezzo tanto la purezza, la verginità, non per esserne orgogliosa, ma l'amo per Gesù solo, perché così possiamo essere simili a Lui, e anche a Maria, agli Angeli e a molti santi. Ciò è talmente bello e fa sì che io mi possa sentire libera e sopra quel mondo che non capisce la verginità e vorrebbe negarla perfino a Gesù scrivendo e proclamando brutte cose come quelle con santa Maddalena. Beh, il mondo ha il suo linguaggio, noi il nostro. [...].

Sappi che fra una settimana faccio un ritiro spirituale [...].

Stammi bene D.

(lettera firmata)

Carissima in Cristo, è edificante sapere che al giorno d'oggi una ragazza nubile della secolarizzata Europa desidera la castità per amor di Gesù buono. Che posso dirti? Ti ringrazio per la tua coraggiosa testimonianza che pubblico volentieri affinché sia di incoraggiamento per altri giovani non sposati. I mondani considerano le persone caste come pazze, ma noi cattolici dobbiamo ragionare come il Vangelo di Gesù Cristo, il quale esalta coloro che volontariamente rinunciano ai piaceri carnali per ottenere un premio maggiore dopo la morte, quando l'anima in grazia di Dio si staccherà dal corpo e si unirà eternamente con la Santissima Trinità nella Patria del Cielo.

Durante il tuo ritiro spirituale pregherò tanto, nella speranza che al ritorno tu possa darmi una “bella notizia”. Sei assolutamente libera di eleggere lo stato di vita che preferisci, ma io leggendo le tue lettere ormai ho pochi dubbi su quel che Gesù vuole da te. Una volta che avrai compreso la divina volontà, eseguila con prontezza, come i soldati eseguono gli ordini dei superiori. Avanti, march! Puoi star sicura che non te ne pentirai!

Cordialiter

[Aggiornamento: la ragazza che mi scrisse questa lettera di elogio della castità, alcuni mesi dopo è entrata in un monastero di clausura molto fervoroso. Me lo aspettavo che avrebbe abbracciato la vita religiosa].

domenica 26 aprile 2015

Paura della vocazione?

Ripubblico la lettera di una giovane lettrice del blog interessata alla vita religiosa "contemplativa-attiva".

Caro fratello in Cristo,
                                   mi chiamo [...] e ho 17 anni. Vorrei un tuo consiglio riguardo alla mia situazione. Non nego che ho stima per il matrimonio cristiano, ma al solo pensare alla parola "vocazione" mi si illuminano gli occhi, tuttavia non so se è solo una mia invenzione. Inoltre sono anche spaventata dal grande passo che dovrò fare, più che spaventata confusa. Le domande che mi riempiono la mente: dove andrò? Sarò capace di lasciare i miei cari? Di andare verso l'ignoto? Insomma lasciare tutte le mie sicurezze e i miei legami affettivi per farne di nuovi anche se so che quando Gesù chiama pretende tutto dall'anima chiamata. Per fortuna ad alternarsi a queste paure c'è dentro me una fiamma viva un desiderio ardente di fare la Sua volontà, di portarlo al mondo, di farLo conoscere a chi non lo conosce, di donarGli il mio corpo per operare in me per gli altri. Voglio essere suo strumento e sua consacrata anche perché c'è un mondo in perenne bisogno di Amore! Bisogna che si incendi di Spirito Santo! Bisogna che ci siano atti concreti di Amore per aiutare sia spiritualmente che materialmente...ma dove andare? La mia vita deve essere attiva e contemplativa alla maniera di San Filippo Neri che operava e pregava mettendo tanta gioia e con la forza dello Spirito Santo sotto lo sguardo materno di Maria. Gesù mi chiama? Lo scoprirò solo vivendo. Grazie del tempo impiegato per me... ah cosa ne pensi delle suore del Sacro Cuore e delle Francescane? ....un abbraccio in Dio.

Cara sorella in Cristo,
                                  per è una grande gioia ricevere lettere di persone come te che stanno riflettendo sulla propria vocazione. Anche se sei ancora minorenne, fai benissimo a domandarti qual è il progetto di Gesù buono su di te, infatti è ottima cosa cominciare fin dalla giovinezza a riflettere sul senso della vita, onde evitare di commettere errori che potrebbero compromettere il futuro, come purtroppo hanno fatto certe ragazze che si sono legate sentimentalmente a certi mascalzoni che le hanno solamente sfruttate, per poi gettarle vie come strofinacci usurati.

I mondani tramite la televisione, la radio e i giornali vogliono farci credere che lo scopo della vita è di divertirci il più possibile e di abbandonarci in maniera sfrenata ai piaceri materiali. Questo è un inganno! Noi siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio su questa terra per poi godere eternamente della sua beatifica visione dopo la morte, se avremo lasciato la terra in stato di grazia. La vita su questa terra è solo una prova, cioè dobbiamo provare a Dio che lo amiamo davvero con tutto il cuore e sopra ogni cosa. In che modo? Osservando fedelmente ciò che ci ha insegnato Gesù nel Vangelo.

Io non so quale sia il progetto di Dio su di te, ma spero tanto che tu sia stata prescelta tra tante altre ragazze a divenire casta sposa di Gesù, abbracciando lo stato di vita religioso. Che fare in concreto? Sarebbe buona cosa parlarne con un ottimo direttore spirituale, ma è difficilissimo trovarne uno adatto a tale scopo. Non parlare di vocazione con amici e parenti; in questo campo c'è bisogno di massima riservatezza. Un'altra cosa che ti consiglio vivamente è di trascorrere alcuni giorni in qualche convento di suore fervorose e osservanti, come le “Serve del Signore e della Vergine di Matará”. È facile rimanere contagiati dall'entusiasmo apostolico di queste suore che ripartiscono la giornata tra preghiera e apostolato. Sono quasi tutte giovani e hanno numerose vocazioni. Se vuoi fare delle domande generali sulla vocazione o vuoi saperne di più sulla loro congregazione, ti consiglio di contattare suor Maria Stella, che pur essendo ancora giovane ha ormai molti anni di esperienza di vita religiosa, ed è incaricata di aiutare le ragazze che tramite internet chiedono informazioni sulla vita religiosa.

Le suore del Sacro Cuore non le conosco ... [...].

Sei studentessa? Se mi dici la regione in cui abiti forse sono in grado di segnalarti un buon direttore spirituale a cui rivolgerti, oppure indirizzi di ottimi monasteri di varie congregazioni in cui fare esperienze vocazionali. Da oggi pregherò tanto il Signore affinché voglia prenderti tutta per Sé tra le “Serve del Signore e della Vergine di Matará” o in qualche altro ordine religioso di stretta osservanza.

Ti incoraggio ad andare avanti nel percorso di discernimento vocazionale, affinché tu adempia alla volontà di Dio, qualunque essa sia. Ma se il Signore ti chiama alla sua sequela, esulta di gioia per la grazia immensa che ti ha donato! Non ho mai conosciuto nel mondo delle ragazze più felici di quelle che hanno lasciato tutto per divenire caste spose del Re dei re.

Affidati alla Beata e Gloriosa Vergine Maria, e chiedile di aiutarti ad eleggere lo stato di vita che il Signore ha desiderato per te sin dall'eternità. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina di tutte le Vittorie.

Cordialiter

P. S. Continua a seguire il mio blog vocazionale, pubblico ogni giorno un post per tenere acceso il pensiero della vocazione religiosa nelle persone che come te stanno riflettendo sullo stato di vita da eleggere.

sabato 25 aprile 2015

Consolare Gesù

Ripubblico una bella lettera di una studentessa liceale innamorata di Gesù buono.

Caro D.,
              scusa se non ti ho più scritto (ho avuto dei problemi con il pc), mi ha fatto molto piacere però ricevere la tua lettera: è bello avere amici che non ti dimenticano! Comunque continuo a leggere il blog quando riesco e prego per voi. Adesso sto bene, come ti scrivevo i mesi scorsi sono stati un po' difficili, ma ora è diverso, infatti anche se le difficoltà non mancano so che non sono sola. Ti confesso che ultimamente il desiderio di donarmi al Signore si è fatto davvero grande e non vedo l'ora di entrare in un buon convento, se questa è la Sua volontà. A volte la gioia è così tanta che sono tentata di dire tutto ai miei genitori, ma penso che sia troppo presto; tuttavia tra non molto dovranno saperlo perché già adesso si parla di cosa fare dopo la scuola e non potrò continuare a rimandare quando dovremo prendere decisioni definitive. […] Mi ha colpita moltissimo la testimonianza che mi hai spedito e se non è un problema mi piacerebbe leggere anche l'altra. Il blog mi sta aiutando davvero tanto e vorrei essere più vicina ai lettori, specialmente a quelli che stanno soffrendo, ma posso solo incoraggiarli pregando per loro. Mi piace rileggere spesso la testimonianza che ti aveva scritto una ragazza francese... vorrei essere anch'io così innamorata di Gesù e poterlo consolare come lei...

Grazie infinite per la tua disponibilità!
Un abbraccio in Gesù e Maria,

(lettera firmata)


Carissima sorella in Cristo,
                                               mi ha fatto molto piacere ricevere la tua lettera, mi avevi fatto preoccupare! :-) Non ricevendo più tue notizie avevo temuto che ti fossi scoraggiata e avessi abbandonato il desiderio di donare a Dio il resto della tua vita. Sarebbe stato un grosso dispiacere per me! Adesso sono felicissimo di sapere che stai bene e ardi dal desiderio di diventare sposa di Gesù Cristo.

Hai ragione, quella testimonianza che mi scrisse una ragazza francese è splendida. La riporto a beneficio delle altre lettrici che desiderano donare a Gesù buono il resto della propria vita: "Il mio più grande desiderio è quello di consolare Gesù, curare le sue piaghe, adorarlo, asciugare le sue lacrime, passare la mia vita con Lui, dargli tutto, non tenere niente per me, e sacrificare tutto per amor suo, vivere di Lui, per Lui, in Lui; amarlo fino a fondermi completamente in Lui, contemplarlo, supplicarlo di salvare i peccatori, di accordare la sua misericordia, di dar loro la fede. Voglio consolare Gesù per tutti gli oltraggi fatti al suo Sacro Cuore e al Cuore Immacolato di sua Madre. Se potessi, mi piacerebbe fargli dimenticare tutte le sue sofferenze, asciugare le lacrime che ha versato per noi."

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

venerdì 24 aprile 2015

Testimonianza di una Carmelitana

Pubblico la testimonianza vocazionale di una Monaca Carmelitana del Monastero di Cerreto di Sorano (Grosseto). Questa comunità monastica beneficia di molte vocazioni, e io credo che le vocazioni non piovono per caso.

Sono trascorsi molti anni dalla fondazione del Monastero Janua Coeli in Cerreto di Sorano. L’Amore del Signore ha accompagnato con tenerezza e misericordia le carmelitane e ha moltiplicato la sua Acqua in numero e spazio! Cresciuta nelle mura e nello spirito, la comunità contemplativa è particolarmente grata a questa terra che nella semplicità custodisce ancora luoghi dove i cultori del silenzio e della solitudine, i monaci, possono trovare spazi dove poter ancora vivere loro esperienza. Dieci anni fa ancora mi confondevo tra coloro che entrando in chiesa venivano raggiunti dalla salmodia del coro delle monache. Anch'io amavo sostare tra i banchi di quel santuario di campagna nella maremma. E curiosamente ripenso alla mia espressione mentre lo sguardo si posava sul loro sorriso, su quelle luci e ombre che catturavano in me un certo interesse Sapevo che la vita monastica era circondata da un alone di fascino ma non è questo ciò che attrae. Entrando in monastero conoscevo il richiamo che è dentro e non sono le letture oranti della Parola che fanno ardere il cuore, le melodie serafiche del gregoriano che catturano l’ animo o il profumo d'incenso che sale come preghiera vespertina ma è Qualcuno che ti ha amata per primo e al quale nonostante tutto appartieni. Trascorsi i primi mesi, anni, il tempo sgrana davanti agli occhi i suoi giorni e inizi ad avere appena una certa consapevolezza di quale sia la condizione umana per avere false aspettative sulla vita in un monastero di clausura. Abiti il limite del disincanto e intuisci che l’unica spiritualità che può corrisponderti è quella più spicciola, del quotidiano. Apparentemente non c’è nulla di più squallido di una vita tra quattro mura. Che attrazione può esserci per dei salmi cantati e una Parola ripetuta? Se non fosse per Qualcuno che vivifica questa vita certamente la nostra storia sarebbe banale come appare alla maggior parte degli uomini. Eppure Dio parla attraverso un piccolo frammento di esistenza, un granello appena e ci consente di arrestare la corsa e di sperimentare che ci troviamo nella salita del monte Carmelo, di fronte a un mistero profondo che conosce la fatica del passo, l’asprezza della lotta, la monotonia dell’abitudine. Varcata la soglia del monastero, da subito compresi che la dimensione contemplativa è un fatto di cuore. È il cuore che parla al cuore. Lo avverti. Finché nella tua esistenza non vivi tutte le pagine della scrittura. é il desiderio che traccia i sentieri per i nostri passi, quel desiderio che muove verso la bellezza dell'essere. Chi non ha mai sperimentato la forza dell'andare dietro quel qualcosa che arde e spinge? L'attrazione è già appartenenza, perché il desiderio mette le ali a tutto l'essere e spinge verso la salita del monte Carmelo, verso la vetta della contemplazione dove l'aria pura si respira a fatica ma dove non è possibile non esclamare con Pietro "facciamo tre tende!" Eppure sembra spaventare un Dio che "sussurra" L'amore non conosce spettacoli, ma intimo ritrovarsi nell'abbraccio della persona amata. Un soffio leggero, impercettibile, capace di un narrare a bassa voce, un mormorio che evoca parole di antica memoria e lascia pregustare un segreto di Vita. Ecco il passo di Dio. Volgiamo lo sguardo, tutte le volte che un sottile bisbigliare attira la nostra attenzione. Posiamo su di lui l’attenzione, quando pensiamo di conoscere e ci accorgiamo che sappiamo poco. Sostiamo, quando il cielo che ci sovrasta ci offre la luce delle stelle e la terra che calpestiamo ci dona tesori d'incanto orientale, i grani della vita che ci è affidata come mirra e come incenso da gettare nel braciere dell'Amore! Alziamoci, e rendiamo grazie di ciò che siamo, perché nel nostro essere donne è scritto il Verbo. Quando sentiremo Qualcuno che ci accarezza il volto, potremo coprirci con il mantello e fermarci fuori della caverna dove dimoriamo, come il nostro padre Elia profeta .Allora la Sua voce, come onda mite e riverberante richiamo, vento leggero, ci condurrà lontano per posarci sulle sponde di quella fessura che schiude all'incontro, sul monte, tra le fenditure della rocca, ci porrà al riparo della sua dimora, al riparo dell'Altissimo. Con il tempo ho scoperto che la spiritualità carmelitana ha una dimensione spiccatamente contemplativa e in questo ha una sua "radicalità", nudità. Dio solo, l'unico necessario,non è possibile vivere al Carmelo e non entrare in un processo di trasformazione che assorbe l'intera esistenza, non sentirsi coinvolte completamente da Cristo, non si rimarrebbe un giorno!! La monaca carmelitana è colei che vive presente a se stessa e alle sorelle con cui è un tutt'uno la fraternità o meglio sororità è intensissima quanto la contemplazione. Io sorridevo all'inizio quando sentivo dire questo dalla mia maestra, poi ho compreso quanto la dimensione fraterna fosse espressione della dimensione escatologica dell'amore oltre al compimento delle parole del Signore "riconosceranno che siete miei discepoli da come vi amerete gli uni gli altri". La nostra sorella anziana ama spesso ripeterci “La vera carmelitana è la contemplativa per eccellenza!” Una donna matura che sa misurarsi nella lunga e paziente attesa, colei che esprime il tutto che è in ogni frammento della sua vita, colei che non ha più paura di sentirsi vulnerabile, perché sa che le ferite della sua umanità possono trasformarsi in feritoie attraverso le quali la vita giunge nel fluire del tempo, una vita che, potendo realizzare finalmente il suo fine, canta all’amore con il suo «cuore piagato» avvolto in una «fiamma che consuma e non dà pena» e pur di incontrarlo definitivamente è disposta a «rompere la tela». La sofferenza non è più un peso del disordine, ma un peso ordinato, il dolce peso del limite, protetto dalla «deliziosa piaga» e sempre aperto al «dolce incontro»: «L’Amato è le montagne, le valli solitarie e ricche d’ombra… è come notte calma, molto vicina al sorger dell’aurora, musica silenziosa, solitudine sonora… Chi potrà sanarmi questo mio cuor piagato?… è fiamma che consuma e non dà pena! O Amato, al dolce incontro rompi la tela». Come amava ripetere san Giovanni della Croce.

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Per informazioni sulla spiritualità carmelitana potete contattare le monache di Cerreto di Sorano (Grosseto), scrivendo al seguente indirizzo:    carmelitane@gmail.com

giovedì 23 aprile 2015

Pensare alla vocazione religiosa

Ripubblico una bella lettera vocazionale che tempo fa mi ha scritto una lettrice del blog.

Gentilissimo Cordialiter, è davvero poco che seguo il tuo blog, e per fortuna l’ho trovato! Ti scrivo perché vorrei “approfittare” della tua disponibilità per raccontarti la mia piccola storia, e anche per ricevere consigli, o qualche dritta, visto che al momento mi trovo un po’ spaesata. Ho sempre frequentato la messa, iper-impegnata in parrocchia come organista, con le mie migliaia di difetti e imperfezioni, ma soprattutto coi peccati che regolarmente commettevo e di cui puntualmente mi pentivo, salvo poi continuare a commetterli. Non ho mai pensato a consacrarmi interamente al Signore, anzi, il pensiero era ben lungi da me, volevo sposarmi, avere figli, un bel lavoro, fare carriera… avere fama, essere conosciuta, benvoluta e apprezzata da tutti. Ho 25 anni, sono laureata in psicologia e a luglio mi diplomo in pianoforte; inoltre ho un’amica d’infanzia con cui stavo progettando di trasferirmi in Toscana (io sono della provincia di...) e di trovare lavoro, iniziando così “la bella vita” lontano dai nostri genitori (che io e questa mia amica vedevamo come un impedimento alla nostra voglia di libertà). [...] Ho sempre pregato Santa Faustina Kowalska, conoscendola attraverso un librettino di una trentina di pagine, ma non mi sono mai spinta a comprare il suo Diario perché (mi dicevo) mi avrebbe spronata ad irrobustire la mia fede ancora immatura (era una cosa che percepivo dai pochissimi scritti di lei che ci sono in questo libretto), e io non volevo… Era così bella la vita rilassata e godereccia! A quante privazioni mi sarei dovuta sottomettere? A quante cose avrei dovuto rinunciare? Ad ottobre 2010 mi decisi però, e acquistai il Diario… Grazie al Diario mi sono progressivamente allontanata dal peccato e la mia vita ha piano piano assunto un senso nuovo, una luce diversa. Mi sono resa conto di tante cose, è come se Santa Faustina, con il suo modo semplice e umile di dire le cose, mi abbia spalancato gli occhi su una vita intera (la mia) vissuta ben lontana da Dio, e io che con la mia presunzione credevo di salvarmi, ero (e sono) in verità la più misera peccatrice! In fondo, cosa mi distingue da un bestemmiatore? Niente, lui offende Dio pubblicamente, io nel mio intimo… il risultato però è lo stesso. Ma soprattutto: ho capito che non basta andare in chiesa per essere perfetti cristiani...

A dicembre, pochi giorni prima del Natale, mi sono liberata di molte cose con una bella Confessione (che non facevo da tanto), e ho ricevuto l’Eucarestia per la prima volta con il cuore veramente grato per il tanto amore di Gesù, per aver perdonato ancora una volta i miei peccati. Da allora è stato un vortice crescente: dopo il Diario ho letto con un certo tedio altri libri (io amo leggere!) che mi erano stati consigliati, ma che non erano riferiti a Gesù, per cui cercai di terminarli quanto prima e passare a un’altra perla che avevo sul comodino in attesa di esser letta: “Storia di un’anima”, della piccola Teresa di Lisieux… Un altro libro che ha fatto un bene immenso alla mia anima, ma quest’ultima unitamente al mio cuore desiderava di più, così ho iniziato una lettura del Nuovo Testamento (in base a un ordine che mi è stato consigliato dal mio sacerdote per rendermi la lettura un po’ più fruibile). Caro Cordialiter, non ci crederai, ma quel che prima mi sembrava “oscuro” o “difficile” è diventato per me leggibilissimo e chiaro come il sole!! Piano piano, nel giro di questi pochi mesi, tutte le cose di questo mondo hanno assunto per me un valore differente; ho iniziato a pesare il tutto con la bilancia che adopererebbe Dio. Quanto è importante uscire truccata, coi capelli in perfetto ordine, e piena di gingilli? Quanto conta l’aspetto esteriore rispetto a quello che ho nel mio cuore? … Ho iniziato a dare un valore diverso anche alla mia laurea. […] ho iniziato a riconsiderare tutta la mia esistenza alla luce di Dio, e ho constatato che io in 25 anni ho fatto veramente poco! [...] Tre settimane orsono ero assorta nei miei pensieri quando ho avuto una specie di folgorazione: e se Dio stesse chiedendo qualcosa di più alla mia vita? Da allora ho iniziato a pensare a una possibile consacrazione. Il tempo trascorso è davvero poco, e in effetti io sono ancora in cerca di qualcuno che mi aiuti a capire se la mia è una semplice fantasia oppure è effettivamente la Volontà del Signore. Ho iniziato la lettura dell’Imitazione di Cristo di cui spesso parlava la cara Santa Teresina, ed è edificante al massimo grado. Se Dio volesse una mia consacrazione io risponderei semplicemente “Eccomi”, perché ho compreso in questi mesi che le opere compiute sulla terra, quelle che non hanno come scopo la maggior Gloria di Dio, valgono a ben poco. E’ strano: quando penso di essere risolutiva in questa mia scelta, mi prende uno strano torpore, avrei tanto bisogno di un padre spirituale a cui confidare quello che sento. Ho raccontato i miei pensieri al mio sacerdote e lui mi ha esortata a continuare a pregare, che poi la volontà di Dio si sarebbe manifestata in un modo o in un altro.

Cosa mi consigli caro Cordialiter? Di cercarmi un padre ora? Di attendere qualche mese nel frattempo continuando a pregare? Di provare direttamente con un’esperienza? Ho confidato questa cosa anche a mia madre, la quale devo dire che mi ha dato il suo appoggio morale e materiale, qualora io decidessi di consacrarmi. L’ho confidato ad alcune amiche e a un paio di zie… Ma mi rendo conto che forse se avessi taciuto, conservando (come fece la Madonna) nel mio cuore queste cose, e meditandole in silenzio, sarebbe stato meglio, ma ormai è fatta. Per ora sono in una situazione di stallo. Mi sento come potrebbe sentirsi una persona che si trova da sola in una distesa sconfinata, senza un punto di riferimento; ho notato che il diavolo mi tenta molto, specialmente di notte; i suoi assalti si fanno tenaci specialmente quando desidero essere risolutiva, mi prende un torpore terribile. Mi affido interamente a Dio e alla Madonna. Se dovessi consacrarmi, mi piacerebbe optare per un ordine rigido e per una vita contemplativa, magari anche di studio delle Sacre Scritture o di lavoro. Ho paura altrimenti che il mio carattere estroverso, portato ad inorgoglirsi e facile al riso (e forse alla buffonaggine) potrebbe nuocermi e alimentare il mio amor proprio, oltre che distrarmi, invece di mortificarmi. Però non lo so, farò la volontà di Dio, qualunque essa sia. Intanto ti saluto, scusami se mi sono dilungata!

Un abbraccio fraterno,

(lettera firmata)

mercoledì 22 aprile 2015

Sentirsi confusa

Riporto la lettera di una lettrice "incerta", alla quale ho risposto volentieri.

Ciao mi chiamo […] ho ventisei anni e da due ho iniziato un percorso vocazionale in un istituto secolare...Ho avuto la vocazione molto giovane quando avevo solo 17 anni...il Signore in un momento molto difficile in cui mi sentivo sola e la mia vita mi sembrava priva di senso (prima di questa esperienza quasi non ero credente da che la mia famiglia ha un impronta anticlericale e atea)....ha effuso il suo amore nel mio cuore...non so descriverti ciò che sentii...l'unica cosa che posso dirti e che sentivo che il Signore si univa profondamente a me e lo sentivo vicinissimo... mi si presentò come Sposo anche senza capire bene cosa significasse dato la mia ignoranza in materia religiosa e dato la mia giovane età. Io mi portai questo segreto nel cuore per un po' di tempo dato che mi sentivo indegnissima di tale dono e tra l'altro data la mia estrema timidezza non sapevo proprio come fare per iniziare un percorso...avevo paura. Arrivata all'età di 23 circa cominciai a pregare seriamente affinché il Signore mi mostrasse la strada che la sua volontà aveva tracciato per me. E così un giorno mentre ero in preghiera davanti al SS. Sacramento e lo pregavo con questa intenzione incontrai una delle laiche consacrate del mio istituto... All'inizio era tutto magnifico sentivo tutta la felicità di essere stata scelta tra tante ragazze da un maestoso Principe....ma come i fiori di primavera che appassiscono alle prime luci del calore di mezzogiorno, tutto è cambiato. Da un po' di tempo sento uno strazio terribile....gli amici mi hanno abbandonato, la mia famiglia mi umilia continuamente a causa della mia decisione...sento il Signore lontano, non sento più la mia anima accarezzata e sospinta in questa via...anzi a volte rimpiango ciò che ho lasciato...questa solitudine mi fa soffrire molto.... vorrei che mi capissero... vorrei qualcuno che parlasse e condividesse questo mio fardello. A volte ma non sarà stato un sogno ciò che ho sentito dentro me? Qualcosa forse partorito dalla mia mente?.... mi trovo in un turbinio di pensieri e non riesco a discernere....sarà vera la mia vocazione?....da cosa posso capire se sono chiamata o meno?... forse il Signore non mi vuole nel mondo?.... Prega per me! Sia lode al Signore e che possa darmi moltissima Luce...


Cara sorella in Cristo,
                                 pregherò volentieri per te, ma sarebbe meglio richiedere anche alle suore di clausura di pregare affinché tu possa eleggere lo stato di vita che Gesù buono ha scelto per te sin dall'eternità.

Questa sofferenza che senti nel cuore è una prova importante della tua vita. È facile essere cristiani e dedicarsi alla preghiera quando si sentono le consolazioni spirituali, ma il vero cristiano deve dimostrare la sua fedeltà a Gesù nei momenti di difficoltà. Il vero amore si dimostra sapendo soffrire qualcosa per la persona amata. Molti in questi momenti di dolore tradiscono il Signore decidendo di abbandonare la fede e immergendosi nei divertimenti mondani, più o meno peccaminosi. Meglio morire anziché tradire il Redentore Divino! Dopo tutto l'amore che ci ha dimostrato nella sua dolorosa Passione, non merita di essere tradito. Fin quando saremo in questa valle di lacrime dobbiamo dimostrargli tutto il nostro amore, non solo nei momenti felici, ma anche in quelli di tristezza e dolore. Ma che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio? Lui è l'unica ragione della nostra vita essendo il fine ultimo della nostra esistenza.

Che fare in concreto per superare questa prova d'amore? Innanzitutto devi dire a Dio che non desideri altro che di amarlo in questa vita e nell'eternità, e che preferici la morte anziché offenderlo col peccato. Supplica la Beata Vergine Maria di prenderti sotto la sua protezione, Ella è la Mediatrice di tutte le grazie e ti aiuterà volentieri a rimanere fedele a Gesù. Una mamma non può abbandonare una figlia in difficoltà, pertanto se ti metterai nelle mani della Madonna puoi stare certa che tutto andrà bene, Lei è la Regina delle Vittorie.

Anche se non senti più le consolazioni spirituali, continua a recitare le preghiere e a praticare tutte le pratiche di devozione alle quali sei abituata. Cerca di fare molta lettura spirituale dei grandi classici del cristianesimo come “L'imitazione di Cristo” e “Le Glorie di Maria”. Vai ai piedi del tabernacolo per adorare, amare e supplicare Gesù buono, davvero presente nel Santissimo Sacramento. Offri le tue sofferenze per la conversione dei nemici della Chiesa.

Ti consiglio vivamente di fare presto un ritiro spirituale in qualche convento fervoroso, oppure potresti fare gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, organizzati dall'Istituto del Verbo Incarnato in collaborazione con le Servidoras.

Coraggio, non ti demoralizzare! Tu vuoi, tu puoi, tu devi superare questo periodo di tristezza. Continuo a pregare ardentemente per te e per la tua vocazione religiosa, e rimango a tua disposizione per qualsiasi chiarimento o anche solo per continuare il dialogo spirituale.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Re e Maria Corredentrice del genere umano.

Cordialiter

martedì 21 aprile 2015

Testimonianza di una studentessa universitaria

Ripubblico una bella testimonianza di una ragazza.

Caro Cordialiter,
                         sono una giovane emiliana che presto andrà per la prima volta in pellegrinaggio a Lourdes con l'UNITALSI.

Ti scrivo perché voglio raccontarti la mia storia, ma soprattutto chiederti consiglio. Ho grande attesa nei confronti di questo pellegrinaggio. Il motivo è semplicissimo: sin d'ora mi ha dato la possibilità di aprirmi a Dio molto più rispetto a quanto non avessi mai fatto prima. Nell'irrequietezza dei miei 22 anni e del mio carattere, non pretendo certo di capire tutto subito, ma mai avevo sentito così forte la voce di Dio. Cosa voglia da me ancora non lo so... è passata solo una settimana da quando ho visto concretizzarsi la mia partenza e da allora più pregavo e più avevo voglia di farlo. Certo subito la preghiera era dovuta alla necessità di chiedere umilmente al Signore di farmi svolgere al meglio il servizio, con obbedienza e umiltà, ma soprattutto desideravo chiedergli un colloquio vivido e deciso in quel pellegrinaggio così che potesse essere per me trampolino di lancio verso Lui.

Desidero fortemente che quest'esperienza mi travolga e mi lasci innamorata di Cristo, così per prepararmi al meglio ho pensato di scegliere come maestra S. Teresa di Gesù Bambino [...]. Non avrei mai immaginato di scoprirmi così, senza fiato, trafelata nella ricerca di Lui, attraverso la liturgia delle ore, la meditazione delle letture del giorno, gli scritti dei santi. In fin dei conti non potevo scegliere maestra migliore, la quale, assieme alla sua precorritrice, Santa Teresa d'Avila, mi hanno davvero infiammato il cuore. Senza rendermi conto mi sono ritrovata a sfogliare siti di monasteri osservanti, soprattutto carmelitani, e poi, beh...mi sono imbattuta anche nel tuo sito.

Grazie, grazie per questa opportunità di conoscenza che in questo modo gratuito e disinteressato mi hai offerto; grazie per la disponibilità a leggere questa mia. Mi rendo conto che i miei passi sono ancora molto incerti e altalenanti, ma non posso non "ardere d'Amore" tanto la Sua Bellezza mi consuma, mi sembra proprio di aver trovato il mio tesoro [...]. Già da tempo mi ripromettevo, e poi provavo, e poi a fatica tentavo di avvicinarmi sempre più a Cristo, ma non ero mai stata troppo perseverante. Non so quale sarà la mia vocazione, ho ancora tanto da ascoltare la sottile voce, che parla così piano a volte, di Abba Padre; ma soprattutto ho ancora tanto spazio da fare a suon di lacrime di commozione nel mio cuore, per poter poi ospitare quel Gentile e Grande ospite che è Gesù. E quindi il mio tormento diventa proprio questo: quale strada vuole che io percorra, il Signore?

[…] Troppe anime credo si scontrino in me: il fascino dell'abitare nella sua casa per sempre, in totale sua contemplazione opposto al dinamismo e al vigore di un servizio caritatevole in una casa di carità opposto ancora al desiderio di voler trasmettere e educare i miei piccoli fratelli. [...] Certo il ricordo di quel che mi disse quella suora tanto tempo fa mi è sempre stato presente, soprattutto nei momenti spirituali più intensi...ma la prospettiva della vocazione religiosa non era mai stata così vivida, visto tutte le cose alle quali avevo avviato la mia vita.

Non ho ancora parlato con nessuno di questo, penso di volerlo custodire ancora un po', anche se presto, almeno col mio caro Don dovrò farlo. Cosa mi consigliate? Come mi suggerite di agire?

[…] Per ora non vedo l'ora di arrivare a Cristo per mezzo del servizio, della preghiera, ma soprattutto tramite l'Immacolata. Lourdes arrivo!!

Ancora grazie, grazie per avervi potuto scrivere

affettuosamente,
(lettera firmata)

lunedì 20 aprile 2015

Colpita dalla gioia di una novizia

Ripubblico una specie di intervista che mi rilasciò un'ex monaca di clausura.

Quando e come hai cominciato a sentire la vocazione religiosa?

La vocazione è nata nel periodo dell'adolescenza quando, frequentando il Liceo Artistico, sono andata in gita scolastica ad Assisi; era l’anno 1988 e in quel periodo stavamo studiando gli affreschi di Giotto, Cimabue, Lorenzetti... La mia insegnate di storia dell'arte conosceva una monaca clarissa in quella meravigliosa cittadina ed invitò ad incontrarla gli studenti che lo desideravano. Io non frequentavo più la Chiesa dai tempi del catechismo, però accettai la proposta. Eravamo una trentina di giovani curiosi che non avevano mai visto una monaca di clausura. C’è stato questo incontro nel parlatorio, abbiamo visto una giovane novizia che ci ha raccontato un po' la sua vita, quello che faceva, perché era lì… Io, sinceramente, non ricordo nulla di quello che ha detto, però la cosa che mi è rimasta impressa è stata la sua GIOIA; il vederla così felice, così luminosa, così piena di pace mi ha sconvolta perché, pur credendo di essere felice, quel giorno mi resi conto che non lo ero. Da quell'incontro è iniziato un cammino che è durato quattro anni. Tornata a casa constatai che pensavo sempre più spesso all’incontro che avevo fatto: avevo nostalgia di quella gioia che avevo incontrato e volevo essere felice anch'io. Il mio ragionamento era semplice: “Vorrei essere felice come quella sorella, ma per essere felice come lei devo essere come lei, quindi devo essere clarissa anch’io”. Ed è così che dopo due anni sono ritornata. Ho incontrato la Madre e le ho detto: “Madre, vorrei venire qui perché vorrei essere come Gesù, vorrei essere felice”. Così è cominciato il cammino.

Per i mondani è assurdo rinchiudersi in un monastero di clausura. A te invece che cos’è che ti affascinava tanto della vita claustrale?

All’inizio del mio cammino monastico la scelta è stata spontanea: ero entrata in clausura perché avevo trovato Dio attraverso quella comunità, e quindi tutto era meraviglioso. Poi c’è stato un momento nel mio cammino nel quale mi sono posta le stesse domande: “Ma cosa ci faccio qua dentro? Perché sto chiusa qui? Potrei andare con le suore di Madre Teresa, fare del bene, aiutare i poveri…”. E allora c’è stata una parola del Vangelo di Marco, al capitolo 14, che mi ha colpita molto: “I poveri li avrete sempre con voi, ma non sempre avrete Me.” E mi sono detta: Ma a Gesù chi ci pensa? E poi noi cosa ci crediamo di essere? Dio non ha bisogno di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di Lui. E mi sono detta anche che la prima che ha bisogno, la prima povera SONO IO, e che ho tutto da ricevere da Dio, e che se io sono piena di Dio anche il mondo ne guadagnerà. E se è vera quella parola di Gesù: “Qualunque cosa avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a Me”, allora è vero anche il contrario: “Qualunque cosa avete fatto a Me, l’avete fatto a loro.”

Se tu avessi una figlia maggiorenne attratta dalla vita monastica, saresti felice se diventasse sposa di Gesù Cristo?

Lo sarei senz’altro, a patto che vivesse questa vocazione nella verità. Nella verità personale prima di tutto e in secondo luogo nella verità comunitaria. In questa, come in tutte le vocazioni (compresa quella matrimoniale) bisogna vagliare attentamente le motivazioni che ci spingono ad abbracciare uno stato di vita e far sì che queste motivazioni rimangano pure. Non si entra in clausura perché non si trova lavoro o il fidanzato oppure perché si ha una bassa stima di sé e ci si vuol nascondere dal mondo intero… Al contrario, i monaci sono gli esseri più esposti del mondo tant’è che Gesù stesso li paragona alla luce. Se poi si sceglie di vivere la vocazione monastica all’interno di una comunità, è importante che questa sia una VERA scuola di spiritualità e di vita.

Ci sono alcune lettrici del blog che sono incerte sullo stato di vita da eleggere. Che consigli vorresti dare a tal proposito?

La prima cosa che mi viene da dire è che non siamo noi ad “eleggere” uno stato di vita ma è Gesù che elegge noi. È una chiamata. La mia esperienza mi dice poi che la cosa fondamentale in questo momento così delicato è saper ASCOLTARE: bisogna chiudere gli occhi ed entrare nel più profondo di se stessi per capire e discernere le proprie emozioni. So che spesso sono contrastanti ma sappiate che solo la scelta giusta dà una PACE profonda e durevole nel tempo, nonostante le varie lotte e difficoltà da affrontare. Lo ribadisco: l’ago della bussola è e sarà sempre la PACE interiore. Ai più giovani – ma è buona cosa per tutti – consiglio anche di confrontarsi con una guida spirituale saggia e illuminata: è uno dei doni più preziosi che Dio possa farci!

domenica 19 aprile 2015

Vocazione religiosa

Tempo fa una ragazza mi ha confidato che dopo essere capitata per "caso" sul blog, ha cominciato a pensare a consacrarsi a Dio. Ecco la sua lettera:

Caro Fratello,
                      è la prima volta che ti scrivo, volevo innanzitutto ringraziarti per il blog, l'ho trovato di grande aiuto, per le letture che hai gentilmente consigliato, per i monasteri che forse ho conosciuto solo nelle mie favole. Proprio così, nelle favole si sogna il principe azzurro, per me il monastero è il sogno in una bellissima favola. E' sempre stato il mondo perfetto in cui avrei voluto vivere, in cui la vita viene vissuta non trascurando la vita stessa, in cui si assapora ogni istante il senso della vita, in cui la vita diviene incorruttibile ed esemplare.

Sono alcuni mesi che leggo il tuo blog, e qui ho potuto scoprire i semi della vita, parlo dei monasteri. Sai, non ci sono molte persone a cui poter parlare di vita religiosa, o forse non sono riuscita a trovare negli occhi di qualcuno uno spiraglio di luce che mi desse la forza di potermi confidare. Certo, devo dirti che non ho mai conosciuto monaci. Ho conosciuto preti, ma davvero non mi sono sentita di confidarmi. Inoltre non so quale sia la mia strada. Non mi sono presentata, sono una ragazza di [...], a luglio compio il mio ventiseiesimo compleanno. Vivo in periferia, un posto tranquillo in mezzo alla natura. Sono cresciuta in una famiglia cristiana, unita, e con l'idea di dovermi sposare. In paese, per una donna il matrimonio è il momento essenziale della propria vita. E così crescendo tentavo di immaginare l'uomo giusto, l'uomo perfetto, cercavo la perfezione in tutto, nello sguardo, nel linguaggio, nei gesti, nel suono della voce, nel carattere, nel modo di camminare, cercavo la profondità, l'intensità, il senso in tutto, insomma, una mania di bellezza interiore. Ogni volta che sono in chiesa, ogni volta che guardo verso l'alto, ogni giorno cerco di piacere al Signore, ma non sono una santa. Ho sempre amato l'austerità nell'abbigliamento, la serenità in ogni parola, il decoro in ogni atteggiamento. La grazia della Vergine Maria mi impregna il cuore, mi induce ad un amore senza compromessi. La gioia mi invade quando canto per il Signore, sono nel coro della mia parrocchia, ed è proprio con la musica celestiale che mi ha attratta a sé. Con la Sua musica mi invade, e mi trasporta in giardini perennemente in fiore, e il desiderio di salire sempre più in alto tra gli angeli beati. Ti ripeto, io non conosco ancora la mia strada, ma desidero trascorrere del tempo in monastero, ma ho molta paura, perchè a volte mi perdo nei miei pensieri. La mente ha dei labirinti, c'è luce, ma a tratti c'è buio, a tratti c'è nebbia. Grazie per avermi ascoltata […]. Se tu conoscessi qualche monastero a [...] dove poter trascorrere alcuni giorni, dove poter andare anche solo per ascoltare la messa, mi darebbe davvero gioia. Ho dei problemi a restare per più di un giorno. E' triste dirlo, ma mia madre è un po' gelosa, se dipendesse da me mi sposterei anche in altri regioni d'Italia, ma sarebbe più prudente evitare questi discorsi in casa.

Sarai sempre nelle mie preghiere, ti abbraccio fraternamente. Il Signore accompagni sempre i tuoi passi,

(Lettera firmata)


Carissima sorella in Cristo,
                                         è una grande gioia per me ricevere lettere come la tua. Viviamo in una società secolarizzata, dove si pensa ai soldi, alla carriera, ai divertimenti sfrenati, ai piaceri materiali... a tutto tranne che ad amare Dio e a salvarsi l'anima. Certo ci sono anche le anime che amano Gesù buono, ma quante sono? Ah, c'è da piangere al pensiero che l'Amore non è amato! Ma che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio?

Sono felicissimo di sapere che sei disposta ad adempiere alla volontà del Signore su di te, qualunque essa sia. Io non so se Gesù buono ti desidera come sua casta sposa, tuttavia non ti nascondo che da oggi comincerò a pregare per te affinché tu possa abbracciare lo stato di vita religioso in un ordine fervoroso e osservante. Se non hai la vocazione, pregherò lo Spirito Santo di donartela, poiché si tratta di un dono troppo prezioso. Un conto è essere sposa del Re del Cielo, altro conto è essere la sposa di un uomo della terra (spesso pieno di peccati e di miserie).

Leggendo la tua lettera mi è sembrato di capire che io sono il primo essere umano della terra a sapere che stai accarezzando l'idea di iniziare il percorso di discernimento vocazionale. :-) Hai fatto bene a non confidare ad amici e parenti il tuo desiderio, in questa materia c'è bisogno di massima discrezione. Sarebbe bene parlarne con un direttore spirituale, ma è difficilissimo trovarne uno adatto a tale scopo. Insegnano i manuali di ascetica che se un sacerdote non ispira fiducia, è inutile eleggerlo come guida spirituale, poiché se non c'è piena fiducia non si può aprire il proprio cuore, e dunque la direzione è inutile. Se poi un prete non è ricco di dottrina, carità e prudenza, la direzione può essere addirittura pericolosa, come insegna San Francesco di Sales. Quindi è necessario selezionare con estrema prudenza la propria guida spirituale.

Nel capoluogo della tua regione c'è un ottimo monastero di clausura [...]. Purtroppo è difficile entrare da loro perché hanno tante vocazioni e il monastero spesso è strapieno e bisogna rimanere in lista d'attesa aspettando che si liberi un posto. Tuttavia puoi recarti nel loro parlatorio per parlare di argomenti spirituali.

Carissima, io non ti conosco ma mi basta sapere che vuoi bene a Gesù buono per considerarti a pieno titolo mia sorella in Cristo. Ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale nella speranza che il Redentore Divino voglia prenderti tutta per sé. Santa Teresa di Lisieux non voleva che il cuore di sua sorella Celina fosse conquistato da un uomo della terra, pertanto pregò ed ottenne per lei la vocazione religiosa. Anche io pregherò per te affinché il tuo cuore non cada nelle mani di un uomo del mondo, ma possa essere tutto di Gesù.

Rimango a tua disposizione per fornirti qualsiasi altra informazione, per me non è un disturbo, è piuttosto una gioia aiutare le persone che sperano di donarsi a Dio.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

sabato 18 aprile 2015

Giovani vocazioni

Lettera di una giovane ragazza desiderosa di fare un'esperienza vocazionale in qualche ordine religioso di "stretta osservanza"...

Salve,
          mi chiamo [...], ho 22 anni, Le scrivo dalla provincia di [...] e Le faccio i miei complimenti per il suo bellissimo blog, che immagino sia graditissimo a Nostro Signore.

Scrivo a Lei, come tante altre ragazze, per avere un aiuto e un'indicazione sull'istituto religioso in cui entrare a far parte. Su di me posso darLe poche ma precise indicazioni: sono pronta a lasciare tutto e tutti per unirmi completamente e definitivamente a Colui che mi vuole sua sposa. In realtà, ho già abbandonato da tempo la quasi totalità delle cose del mondo, posso dirLe che il mio non è un entusiasmo iniziale ma è una scelta frutto di un lungo cammino. […] Non ho altri al mondo che Lui, e Lo benedico perché è così. Desidero tanto fare una vera esperienza vocazionale: ho letto che nel suo blog parla di istituti di “stretta osservanza", di istituti seri, e non dallo spirito rilassato. Dunque, [...] potrebbe segnalarmi istituti di questo tipo in queste regioni?

Io comunque so che devo esser pronta ad entrare in qualsiasi istituto di vita attiva o contemplativa laddove Gesù mi voglia. Ho bisogno di stimoli continui per non addormentarmi nella fede, spero soprattutto di trovare delle consorelle pronte anche all'accoglienza delle giovani come me, considerando che sia nella preghiera che nel lavoro manuale ho davvero tanto da imparare, mi considero una grande ignorante, che però è tutta desiderosa di non dar loro fastidio ma di impegnarsi e di sottomettersi alla volontà del Signore nel servizio e nell'obbedienza alle mie superiori.

La ringrazio per la gentile attenzione che avrà nel leggere la mia mail e spero possa segnalarmi gli istituti di cui parla. Mi perdoni per il tempo che Le sottraggo.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                  dammi pure del tu (lo preferisco). Rispondo molto volentieri alla tua lettera, poiché uno degli scopi del mio blog è appunto di far conoscere gli ordini religiosi fervorosi e di “stretta osservanza”. Purtroppo, facendo un'esperienza vocazionale in un monastero rilassato si corre il rischio di rimanere disgustati e di rinunciare alla vocazione. Sant'Alfonso diceva addirittura che è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato.

Nella risposta che ti ho inviato in privato ti ho segnalato due ottimi ordini religiosi presenti nella tua regione. Il loro stile di vita gioiosamente povero, fervoroso e pieno di zelo per la salvezza delle anime riesce ad affascinare molte ragazze, e infatti sono tra le poche congregazioni italiane che hanno molte vocazioni.

Carissima in Cristo, se per caso non ti sentissi portata per questi due ordini che ti ho suggerito, non ti arrendere, infatti ci sono tanti altri ordini che posso consigliarti. Per me ogni singola vocazione religiosa ha un valore enorme, pertanto non esitare a scrivermi per avere dei chiarimenti o semplicemente per avere una parola di incoraggiamento.

Spero con tutto il cuore che Gesù voglia prenderti come sua sposa. Ma ti rendi conto? Una cosa è unirsi al Re del Cielo, altra cosa è unirsi con una povera creatura della terra. Oh, quante donne rimpiangono di aver sposato un uomo della terra!

Ti incoraggio a perseverare nel bel proposito di donare il resto della tua vita a Dio. Siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio, per poi poterlo amare in Cielo per l'eternità. Entrando in un ordine fervoroso e osservante sarà facile per te salvarti l'anima e cercare la santità, nel mondo invece ci sono tante distrazioni, dissipazioni e pericoli per l'anima. Se dovessi incontrare degli ostacoli sul percorso vocazionale, non ti arrendere, ma continua a perseverare.

Quando andrai in convento a fare un'esperienza vocazionale, non dimenticarti di pregare la Madonna per i lettori del blog, soprattutto per alcune ragazze che vorrebbero entrare in monastero ma devono superare vari ostacoli (soprattutto l'opposizione dei parenti).

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria.

Cordialiter

venerdì 17 aprile 2015

Esperienza vocazionale in un Carmelo


Le donne nubili che vogliono accostarsi alla Vita contemplativa
possono trascorrere dei giorni di riflessione e partecipare alla preghiera 
presso il Monastero Janua Coeli in Cerreto di Sorano (Grosseto) Toscana

scrivere a    carmelitane@gmail.com


Giorni di Preghiera e silenzio 

Solitaria sul ciglio della via che conduce alla Vita, ti capita di sperimentare la beatitudine dei piccoli quando leggi la tua fragilità come possibilità di incontro con il Signore. Nel deserto: qui è possibile ritrovare il volto di Colui che è, nel deserto del proprio vivere la solitudine di essere ciò che siamo, quando tutto sembra starti stretto perché aneli ad altro, attendi altro. E' così importante fare silenzio per ascoltare la sua voce!! Abbassare i volumi di ogni altro parlare per comprendere la sua volontà!

Quella sete, quella fame, quel torpore dell'inafferrabile, se solo tu allarghi gli spazi dell'attesa, ti salvano dal dissetarti alle paludi di una umanità ferma e ferita nel dispiegarsi della vitalità, dall'avventarti sui bocconi a sorpresa dell'immediato, dall'addormentarti su te stesso, nell'illusione che magicamente qualcosa cambi i tuoi giorni. Sogna pure, se vuoi, ma acqua di torrente che scorre dai monti cristallina e non si ferma a te che bevi ma continua a correre per dissetarti ancora più a valle... acqua di Sorgente!



Vivere il cristianesimo in maniera radicale

Ripubblico un'interessante lettera di un ragazzo.

Gentilissimo curatore del blog,
innanzitutto La ringrazio per il suo magnifico aiuto che dà a noi che siamo in ricerca vocazionale, infatti proprio il suo blog in momenti di scoramento e di dubbi è stato per me un importante aiuto. La mia è una vocazione ancora in fase "embrionale" e grazie ai suoi buoni consigli sono riuscito a trovare un ottimo Padre Spirituale che mi aiuta in questo cammino difficile e in salita; La contatto per conoscere da Lei quali sono i migliori ordini religiosi maschili in Italia che seguono in maniera ferrea la loro regola e in cui la vocazione può rimanere sempre florida e fresca.

In attesa di una sua gentile risposta prego per Lei perché possa continuare questa sua opera dettata da N. Signore e le chiedo preghiere per me affinché possa essere sempre rimanere fedele a Cristo.

Distinti e cordiali saluti in Cristo e Maria.

(lettera firmata)

Carissimo,
                 dammi pure del "tu" (chiedo la stessa cosa a tutti i lettori del blog che vorranno scrivermi).

Per quanto riguarda la “lista” degli ordini religiosi di stretta osservanza, ti ho risposto in privato. In questa risposta pubblica voglio esprimere la mia gioia nel leggere le lettere come la tua. In un'e-mail successiva mi hai detto che hai 16 anni. Sono davvero contento nel constatare in un ragazzo della tua età l'ardore per la vita religiosa vissuta in maniera radicale. I giovani sono fatti così; nella vita spirituale se gli si chiede poco, non danno nulla, ma se gli si chiede molto, danno tutto. Mi piace questo spirito ardimentoso, tipico della gioventù.

Fai bene a desiderare un ordine religioso austero e di stretta osservanza, poiché la vita consacrata è bella solo se è aderente al Vangelo. I compromessi con il mondo e con lo spirito di rilassatezza, non fanno altro che annacquare gli ordini religiosi, che poi finiscono per andare in decadenza e perdere attrattiva sui giovani. Se si vogliono “catturare” vocazioni, bisogna vivere la propria Regola in maniera fedele!

Caro lettore, prego per te affinché tu possa essere perseverante nel cammino vocazionale che hai intrapreso. Il nemico del genere umano farà di tutto per farti cambiare idea, ma tu devi restare fedele al Signore con tutte le tue forze.

Spero tanto che con l'aiuto di Dio il tuo desiderio di entrare in un ordine religioso di stretta osservanza possa avverarsi.

Cordialiter

giovedì 16 aprile 2015

La pace del monastero

Una ragazza mi ha scritto una bella testimonianza sulle Benedettine di Fermo.


Finalmente sono riuscita ad approdare nel luogo dove per la prima volta ho avuto un incontro autentico con il Signore. Sto parlando del Monastero “San Giuliano” delle Benedettine di Fermo.

L’anno scorso, durante la settimana Santa ho iniziato a sentire un desiderio così forte di stare in un monastero che razionalmente non me lo sapevo spiegare. Così iniziai a informarmi su internet e telefonai ad un monastero francescano. Lasciai più di un messaggio nella segreteria telefonica però nessuno mi richiamò. Al che pensai che potevo recarmi in qualunque altro monastero e magari anche più vicino. Così lessi su un blog tra le varie esperienze, che un’oblata aveva avuto un’esperienza di accoglienza in un monastero di Fermo dove raccontava di essersi trovata molto bene e parlò anche del carisma della madre Abbadessa che l’aveva ascoltata e aiutata. Mi colpirono molto le sue parole, così mi incuriosii e pensai che era proprio il posto ideale per me. Chiamai per telefono la sera e mi dissero che avrei dovuto richiamare il giorno dopo perché avrei dovuto parlarne con la Madre. E così fu. Il giorno stesso la Madre mi disse di sì. Così feci la mia prima esperienza di accoglienza durata 4 giorni. Poi mantenni il contatto con la Madre durante tutto il tempo vissuto all'estero e al mio ritorno in Italia, e nell’arco di un anno tornai per la seconda volta, poi la terza e infine la quarta il mese scorso, dove ho assistito ai meravigliosi esercizi spirituali predicati da un pio sacerdote, le cui ricche e profonde meditazioni, sia dal punto di vista umano che teologico-filosofico,  mi hanno offerto l’opportunità di capire, approfondire, confermare alcuni concetti sull’”abitare con Gesù”, consentendomi di far crescere in me la forza ed il benessere, e fornendomi  una nuova chiave di lettura per affrontare le mie problematiche. Dopo soltanto 4 esperienze di accoglienza posso dire che il monastero delle monache benedettine è diventato per me la mia seconda casa, l’unico luogo dove riesco a sentirmi in pace, in armonia, dove riesco a riposare, dove posso essere me stessa e sentirmi accolta, amata, ascoltata, coccolata. Nel monastero ho vissuto momenti d’intensa riflessione  e meditazione nei dialoghi con la Madre Abbadessa che mi ha letto dentro e mi ha guidata facendomi scoprire che Dio è misericordioso. Poi, altra scoperta: la lectio divina individuale e condivisa, dove la Parola non è solamente teoria ma diventa prassi, ossia carità che plasma la vita quotidiana. Il monastero è il luogo scandito dalla preghiera e dal lavoro, (ma non dal semplice pregare e lavorare),  dove la preghiera viene espressa con intensa dolcezza, silenzi, parole e canti angelici gregoriani, e dove il lavoro viene vissuto con il sorriso in simbiosi con Gesù. Ogni cosa, ogni azione, ogni oggetto viene mosso unicamente dall'amore e dalla gioia (una tavola apparecchiata, i pasti squisiti, e tutti i lavori fatti a mano come il presepe, la pittura su vetro, i ceri decorativi, le icone, i rosari e le coroncine, i portafogli e le borse, le ostie, i biscotti, i vestiti battesimali e le tuniche, il modo di prendersi cura dell’orto, ecc..) e ci si chiede come può una cosa così semplice essere trasformata in qualcosa di così straordinario e meraviglioso. Ed oltre a tutto ciò che si fa quotidianamente, il monastero delle monache benedettine è a tutti gli effetti una comunità  terapeutica spirituale  dove la madre Abbadessa, dalla  carismatica autorevolezza, e  come madre spirituale, è riuscita concretamente, sospinta non solo dai precetti della sua ricca preparazione teologica e pedagogica, ma soprattutto dall'amore caritatevole che nasce e si nutre dell’amore di Cristo, a creare una vera e propria rete di aiuto esterna, in collegamento continuo con il  monastero; ogni giorno arrivano numerose mail e giungono alla porta del monastero persone che richiedono preghiere e ascolto sulle più disparate condizioni di disagio, sofferenza, disgrazia, e incredibilmente tutte le numerose richieste vengono evase. Le sorelle sono come angeli!

Ma il monastero  è  anche il luogo dove nel contempo  si vive molto il senso della fraternità, dell’armonia nei rapporti interpersonali, nell'aiuto reciproco dove centrali sono l’amore di Cristo e la gioia della sua resurrezione, manifestata non solo nell'azione quotidiana, nel lavoro e nella preghiera, ma anche attraverso momenti di convivialità, giovialità, canti. Un altro mito da sfatare: non è vero che il monastero sia un luogo avulso dalla realtà esterna. Ogni giorno si ascoltano le notizie e c’è una grande attenzione e preoccupazione per tutto ciò che accade fuori, ed ogni giorno si cala la preghiera nella realtà di tutti i bisognosi… e tutti  sappiamo quanto possa essere imprescindibile e potente la preghiera! Mai mi sarei aspettata di trovare tanta apertura al mondo esterno come in un monastero di clausura e mai mi sarei immaginata che si facessero così tante cose. Sembra che una giornata non basti mai per poter terminare tutto ciò che ci si era preposto di fare. Il monastero è stato per me il luogo che mi ha ridonato la speranza e la forza per affrontare tutte le mie problematiche diventate insostenibili, mi ha arricchita nello spirito e nel cuore, nella pace e nell'amore e mi ha permesso di  ritrovare un senso nella mia vita. È il luogo dove ho fatto i conti con il silenzio, le paure, le sofferenze, i dubbi, le delusioni, dove gli affanni si sono trasformati in gioia suscitata dalla presa di coscienza che non sono più sola, perché sono certa che Gesù non mi abbandonerà mai, qualunque sarà la mia situazione di sofferenza, così come non mi abbandonerà mai questa splendida famiglia che prega per me e si preoccupa per me! Non mi basterà una vita per poter contraccambiare tutto ciò che mi è stato donato in questo piccolo paradiso che è il Monastero delle Benedettine! 

A tutte voi ragazze che vi trovate in questo momento, e non casualmente, a leggere queste testimonianze di esperienze vissute nel monastero, o perché sentite la necessità di capire o approfondire la vostra vocazione, o per convertirvi, o per assaporare l’amore infinito, la gioia, la forza e la speranza, qualunque sia la vostra situazione, sappiate che in questo Monastero il Signore parlerà al vostro cuore attraverso la fervorosa preghiera delle monache, attraverso la lectio divina e il dialogo.

Grazie di cuore!
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Per contattare le Benedettine di Fermo, potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: m.benedettine @ alice.it  (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).

mercoledì 15 aprile 2015

Quando era bambina desiderava la vita religiosa

Ripubblico una toccante testimonianza scritta qualche anno fa da una gentile lettrice che da bambina desiderava diventare suora...

Caro fratello in Cristo,
                                    [...] Da tempo volevo scriverti [...]. Così oggi, nel leggere la lettera della ragazza uscita dal convento per le pressioni psicologiche della famiglia, mi sono detta: ora o mai più.

La prima cosa che vorrei dire a quella ragazza è che nessun motivo esterno alla sua vita spirituale potrà mai annullare quell’anelito, quella spinta verso Dio che ora lei crede di poter spegnere poco a poco. Nessuna ragione mondana, nessuna riuscirà a far davvero dimenticare ciò che lei ha provato e a cui è destinata. Mi spiego meglio facendo ricorso alla mia esperienza personale, che a volte è la cosa più semplice.

Da piccola ebbi certe esperienze che, senza enfasi e con molta umiltà, si potrebbero definire “mistiche”. Pregavo molto e amavo intensamente Gesù. Soprattutto mi attraevano i due misteri, direi, più caratteristici della nostra fede: l’Incarnazione e la Passione. Passavo ore davanti al Presepe e vivevo molto intensamente la Settimana Santa. Senza avere nessuna cognizione di teologia o di liturgia, posso affermare che sentivo la Santa Messa come la presenza del sacrificio di Nostro Signore. Andavo a scuola da delle monache domenicane, a cui sono infinitamente grata perché le basi spirituali me le diedero solo loro, dato che, nella mia famiglia, solo la nonna paterna aveva una certa devozione [...]. Per il resto: indifferenza e poi persino disprezzo per la Chiesa e per la religione. La parabola della mia famiglia è assolutamente tipica dell’Italia del boom economico: progressiva secolarizzazione, consumismo come progressismo, voto a favore del divorzio e dell’aborto, e un lungo eccetera.... Così io, quando arrivai all’adolescenza, cominciai provare per la mia religiosità vergogna, e quasi quasi mi sentivo in colpa in confronto ai miei genitori. Ovvero sentivo su di me le loro proiezioni di voglia di successo, di scalare la piramide sociale, insomma di ricevere da me fatti concreti che li facessero felici.

È così che, sotto queste pressioni, abbandonai l’idea di farmi suora e poi anche la fede. Si arrivò all’assurdo, al paradosso che se andavo in discoteca e tornavo tardi, la cosa era vista come normalissima, ma se invece andavo in chiesa, alla Messa, allora dovevo mentire per non vedere lo sguardo torvo e inquisitoriale di mia madre, e non sentirmi in colpa per deluderla. Dalla fine del liceo in poi, la mia vita è stata come una progressiva abiura di ciò che era la mia vocazione e un buttarmi nella vita per ottenere quei risultati che i miei si aspettavano da me. Laurea brillante. Vittoria di un concorso internazionale per entrare in una scuola prestigiosa di cinema. Contratti nel mondo dell’industria audiovisiva. Un matrimonio con un regista e un figlio. Casa a Roma e a Madrid. Viaggi, premi, ecc.

Tutto inutile. Un vuoto prodotto dalla vocazione rifiutata e tradita si spalancava sempre di più, fino a convertirsi in una voragine. Tra l’altro, quando la propria famiglia impone questo tipo di scelte, attraverso ricatti emozionali, poi di sicuro non è mai contenta. Voglio dire che chiede, pretende sempre di più, per una ragione molto semplice, anche se terribilmente “perversa”: perché ha cercato di raggiungere la felicità proiettando su altri (sui figli) le proprie frustrazioni o le proprie illusioni, senza rispettare davvero l’essenza profonda, l’essere degli stessi figli, il loro spirito. È un meccanismo patologico che può produrre solo dolore e insoddisfazione.

Mi ci è voluto tempo e tanta sofferenza per capire il perché non mi sentivo soddisfatta da tutti i successi che ero riuscita a raccogliere e a offrire alla mia famiglia. Erano “falsi”. Non erano i successi a cui io davvero aspiravo. Non era quella la vita a cui ero destinata. Così, poco a poco, ho cominciato a “disfare” una vita che avevo costruito per gli altri e che non corrispondeva al mio vero essere. Sono uscita dal mondo dello spettacolo. Ho cominciato a lavorare come insegnante. Ho dovuto fare un cammino tortuoso per tornare a “casa”, come il figlio prodigo con cui tanto mi identifico. Nonostante il disprezzo di mia madre, ho cercato di capire che cos’era ciò che avevo abbandonato e che ormai stava sepolto sotto tante esperienze e distrazioni.

Mi ci sono voluti quasi dodici anni per ritornare alla casa del Padre. E da quando, il 13 febbraio del 2005, il giorno della morte di Suor Lucia di Fatima, mi riconvertii, ho pianto molto, moltissimo. Come Francesco e altri convertiti, piangiamo per la nostra cecità, la nostra vigliaccheria, il nostro tradimento a Dio, per tutto il tempo perso e per la vita “sbagliata” che abbiamo vissuto...

Anche se so che, nella immensa misericordia di Dio, persino i nostri sbagli più grossolani si convertono in passi di avvicinamento a Lui, il dolore acuto per non aver saputo abbracciare la grazia che il Signore mi aveva fatto quando ero piccola continua a farmi male. In questi sei anni dalla mia conversione, e lottando tutti i giorni per continuare a convertirmi, ho accarezzato l’idea di poter entrare in un Carmelo di stretta osservanza. Solo un miracolo potrà far sì che questo sogno si avveri. Mio figlio ha compiuto 18 anni e sto accudendo mio padre di quasi 79 anni. Non so se mi sarà concessa l’immensa grazia di morire con l’abito carmelitano. Però non mi preoccupo più di tanto, perché so che in ogni caso sarà per il mio bene e, soprattutto, sarà fatta la volontà di Dio. Ma quando scrivo o parlo con alcune sorelle carmelitane non posso non piangere per quello che avrebbe potuto essere e non è stato a causa della mia debolezza...

Così a quella giovane, le dico solo che si guardi dentro, nella solitudine della preghiera, che vada a fondo, fino alla radice della sua vocazione. E che se davvero scoprisse che è nata per servire Dio, nella clausura o nella vita attiva, allora si ricordi delle parole di Gesù, lasci gli obblighi familiari e le ambizioni altrui e lo segua. Come dice Sant’Agostino, solo in Dio un cuore innamorato di Lui potrà trovare riposo.

Che Dio benedica te, quella giovane anima e tutti coloro che si avvicinano al Signore grazie ai tuoi blog.

Firmo questa lettera con il nome che mi piacerebbe avere se potessi prendere i voti come carmelitana scalza: Edith Teresa Maria della Divina Misericordia.

martedì 14 aprile 2015

Non rifiutare la vocazione

Mi ha colpito molto la storia di una lettrice del blog, la quale era entrata in un monastero di clausura di stretta osservanza, ed era felicissima e piena di gioia interiore. Tuttavia, a causa di forti pressioni ricevute dai parenti, è tornata nel mondo, dove ha trovato un fidanzato e ha tutto ciò che si può desiderare materialmente, però mi ha confidato di sentirsi triste ed infelice. Sente nostalgia del monastero, ma ha paura che abbandonando nuovamente il mondo potrebbe far soffrire i familiari e il suo fidanzato. Bisognerebbe pregare tanto per questa nostra sorella nella fede. Le rivolgo una “lettera aperta”:

Carissima sorella in Cristo,
                                         capisco le ragioni che ti spingono a sforzarti a restare nel mondo. Se da un certo punto di vista comprendo il tuo non voler far soffrire le persone a cui vuoi bene, da un altro punto di vista ti chiedo di riflettere attentamente su ciò che sto per dirti. Io non so esattamente qual è la volontà di Dio su di te, l'unica cosa che so è che hai nostalgia del monastero, perché lì ti sentivi il cuore pieno di pace, gioia e tranquillità di coscienza. Vivere lì ti sembrava l'anticamera del paradiso, ma da quando sei tornata nel mondo la situazione interiore è cambiata radicalmente, il tuo cuore è in lacrime e ti senti triste e infelice come in un inferno. Se tu decidessi di sposarti in queste condizioni spirituali, faresti soffrire moltissimo il tuo futuro marito, il quale si accorgerebbe presto che pur vivendo con lui, il tuo cuore è rimasto nel monastero di clausura. Per lui sarà uno strazio vederti triste e infelice, e ciò sarà un tormento per il suo cuore che gli farà vivere tristemente lo stato matrimoniale, e forse dentro di sé penserà: “Era meglio se mia moglie si fosse fatta suora, almeno adesso sarei più felice io, e sarebbe più felice lei, invece di avermi rovinato la vita.”

Prova a pensare alla situazione inversa. Immagina che il tuo fidanzato sia un ex novizio che è tornato nel mondo a causa delle pressioni dei suoi familiari. Adesso è triste ed infelice perché il suo cuore è rimasto in convento, dove si sentiva realmente felice. Se tu gli vuoi veramente bene, preferiresti che rimanesse insieme a te anche se triste e infelice, oppure preferiresti che tornasse in convento, pur di sapere che lì si troverà nuovamente felice?

Dunque, io penso che coloro che ti vogliono davvero bene, pur di vederti nuovamente felice, si rassegneranno nel sapere che sei tornata in monastero. Non devi preoccuparti dei peccati che hai commesso dopo il tuo ritorno a casa, poiché sai benissimo che Dio è contento di riabbracciare il figliol prodigo che ritorna da Lui col cuore pentito e confessa umilmente i suoi peccati.

Coraggio, non ti arrendere. Io continuerò a pregare per te fin quando non saprò che ti sei arresa all'amore di Gesù buono per te.

Ti saluto cordialmente in Cristo Redentore e Maria Corredentrice.

Cordialiter

lunedì 13 aprile 2015

Gradi di conformità alla volontà di Dio

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


S. Bernardo distingue tre gradi di questa virtù, che corrispondono ai tre gradi della perfezione cristiana: "L'incipiente, mosso dal timore, sopporta la croce di Cristo pazientemente; il proficiente, mosso dalla speranza, la porta con un certo gaudio; il perfetto, consumato nella carità, l'abbraccia con ardore".

A) Gl'incipienti [cioè coloro che sono agli inizi del cammino di perfezione cristiana, n.d.r.], sorretti dal timor di Dio, non amano i patimenti, cercano anzi di scansarli; ma pure preferiscono patire anzichè offendere Dio, e, pur gemendo sotto il peso della croce, la subiscono con pazienza: sono rassegnati.

B) I proficienti, sorretti dalla speranza e dal desiderio dei beni celesti, e sapendo che ogni patimento ci vale un peso eterno di gloria, non cercano ancora la croce ma la portano volentieri con un certo gaudio [...].

C) I perfetti, guidati dall'amore, vanno più oltre: per glorificar Dio che amano, per conformarsi più perfettamente a Gesù Cristo, vanno incontro alle croci, le desiderano, le abbracciano con ardore, non già perchè siano amabili in sè ma perchè sono un mezzo di attestare il nostro amore a Dio e a Gesù Cristo. Si rallegrano, come gli Apostoli, d'essere stati stimati degni di oltraggi per il nome di Gesù: come S. Paolo, sovrabbondano di gaudio in mezzo alle tribolazioni. Quest'ultimo grado si chiama santo abbandono: ne riparleremo più tardi trattando dell'amor di Dio.

II. Efficacia santificatrice della conformità alla volontà di Dio.

Da quanto dicemmo risulta chiaro che questa conformità alla volontà di Dio non può che santificarci, perchè unisce la nostra volontà, e quindi pure le altre nostre facoltà, a Colui che è la fonte di ogni santità. A meglio rilevarlo, vediamo in che modo ci purifica, ci riforma e ci conforma a Gesù Cristo.

1° Questa conformità ci purifica. Già nell'antica Legge, Dio fa spesso notare che è pronto a perdonare tutti i peccati e a rendere all'anima il fulgido candore della primitiva sua purità, ov'ella cambi di cuore e di volontà [...]. Ora il conformare la propria volontà a quella di Dio, è certamente un mutar di cuore, un cessare di far il male, un imparare a fare il bene. [...] Nel Nuovo Testamento, N. Signore dichiara, fin dal primo suo ingresso nel mondo, che con l'ubbidienza sostituirà tutti i sacrifizi dell'Antica legge [...]. Gesù infatti ci redense con l'ubbidienza spinta fino all'immolazione di sè nel corso di tutta la vita e principalmente sul Calvario: "factus obœdiens usque ad mortem, mortem autem crucis". Con l'ubbidienza dunque e con l'accettazione delle prove provvidenziali, espieremo anche noi in unione con Gesù i nostri peccati e ci purificheremo l'anima.

2° Ci riforma. Ciò che ci deformò è l'amore disordinato del piacere, a cui cedemmo per malizia o per fragilità. Ora la conformità alla volontà di Dio ci guarisce da questa doppia causa di ricadute.

a) Ci guarisce dalla malizia, che nasce anch'essa dall'attacco alle creature e principalmente dall'attacco al proprio giudizio e alla propria volontà. Conformando infatti la nostra volontà a quella di Dio, accettiamo i giudizi suoi come regola dei nostri, i suoi precetti e i suoi consigli come regola della nostra volontà; ci distacchiamo quindi dalle creature e da noi stessi e dalla malizia che da questi attacchi derivava.

b) Rimedia alla nostra fragilità, fonte di tante miserie; in cambio di appoggiarci su noi stessi che siamo così fragili, con l'ubbidienza ci appoggiamo su Dio che, essendo onnipotente, ci fa partecipare alla sua forza e resistere alle più gravi tentazioni: "Omnia possum in eo qui me confortat". Quando noi facciamo la sua volontà, Dio si compiace di fare la nostra esaudendo le nostre preghiere e reggendo la nostra debolezza.

Liberi così dalla malizia e dalla debolezza, cessiamo d'offendere deliberatamente Dio e veniamo a riformare a grado a grado la nostra vita.

3° E la rendiamo quindi conforme a quella di Nostro Signore Gesù Cristo. a) La conformità più reale, più intima, più profonda, è quella che esiste tra due volontà. Ora, con la conformità alla volontà di Dio, noi assoggettiamo e uniamo la volontà nostra a quella di Gesù, il cui cibo era di fare la volontà del Padre; come lui e con lui, noi non vogliamo se non ciò che vuole Dio e ciò nel corso dell'intiero giorno: abbiamo quindi fusione di due volontà in una sola, unum velle, unum nolle; non facciamo più che una cosa sola con lui, ne abbracciamo i pensieri, i sentimenti, i voleri [...]; onde potremo presto ripetere la parola di S. Paolo: "Vivo autem, jam non ego, vivit vero in me Christus: vivo non già più io, ma vive in me Cristo".

b) Assoggettando la volontà, assoggettiamo e uniamo a Dio tutte le altre nostre facoltà, che sono sotto il dominio, e quindi l'anima intiera, che si viene a poco a poco conformando ai sentimenti, ai voleri, ai desideri di Nostro Signore; onde gradatamente acquista tutte le virtù del divino Maestro. Ciò che si disse della carità, n. 318, si può anche dire della conformità alla volontà di Dio che ne è la più autentica espressione; contiene dunque, come la carità, al dire di S. Francesco di Sales, tutte le virtù: "L'abbandono è la virtù delle virtù; è il fiore della carità; l'odore dell'umiltà; il merito, a quanto pare, della pazienza; e il frutto della perseveranza". Perciò Nostro Signore chiama coi dolci nomi di fratello, di sorella, di madre, quelli che fanno la volontà di suo Padre [...].

CONCLUSIONE.

La conformità alla volontà di Dio è dunque uno dei più grandi mezzi di santificazione; non possiamo quindi conchiudere meglio che con queste parole di S. Teresa: "L'unica ambizione di colui che comincia a far orazione, -- non si dimentichi questo che è importantissimo, -- dev'essere di porre ogni studio nel rendere la sua volontà conforme a quella di Dio... sta in ciò tutta la maggior perfezione che si possa toccare nel cammino spirituale. Quanto più questa conformità è perfetta, tanto più si riceve dal Signore e tanto più si è avanti in questo cammino". E aggiunge che avrebbe anche lei desiderato di vivere in questa via di conformità, senza essere elevata a ratti ed estasi, tanto era convinta che questa via basta alla più alta perfezione.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]