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lunedì 10 dicembre 2018

Vocazione e seminario


Ho ricevuto varie lettere da parte di ragazzi disgustati dall'atmosfera rilassata e dissipata che si respira in certi seminari. Per leggere la risposta che inviai a un lettore, cliccate qui.

domenica 9 dicembre 2018

Circa l'obbligo di assistere alla Messa festiva

Pubblico alcuni brani tratti da "Teologia Morale: prontuario di morale cattolica per sacerdoti e laici", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., edito dalle Edizioni Paoline (sesta edizione, 1964).



186. - La materia di questo precetto è di ascoltare tutta la Messa, cioè dal principio alla fine. L'adempimento del precetto richiede che colui che ascolta la Messa vi assista a) con la debita attenzione; b) con la dovuta intenzione; c) intieramente; d) presente corporalmente; [...]

I. La debita attenzione

L'attenzione può essere interna o esterna. La prima è l'avvertenza della mente all'azione ché si compie ed esclude la distrazione o divagazione della mente alle cose estranee; la seconda consiste nell'evitare qualunque atto esterno incompatibile con l'attenzione interna. Per l'adempimento del precetto basta che la Messa si ascolti con l'attenzione esterna. Non soddisfa, perciò, colui che durante la Messa studia o legge cose che non hanno alcuna attinenza col divin Sacrificio, oppure [...] dorme, giuoca, ecc. Soddisfa, invece, colui che raccoglie l'elemosina, l'organista, il cantore e colui che si confessa. In questi casi si suppone sempre che, in qualche modo, si stia attenti alla Messa, particolarmente dalla consacrazione alla comunione.

2. Con la dovuta intenzione, cioè, con l'atto della mente con il quale si intende compiere l'opera comandata.

Non soddisfa, dunque, colui il quale assiste alla Messa contro la sua volontà, oppure; essendo ubriaco, ignora che si celebra il Santo Sacrificio,come neppure soddisfa colui che va in chiesa solo per ammirare una bella fanciulla o per ripararsi dalla pioggia. Soddisfa, invece, colui che va in chiesa con l'intenzione di ammirare non solo la bellezza di una fanciulla o altra simile, anche peccaminosa, ma anche con l'intenzione di ascoltare la Messa (Génicot­-Salsmans, I, 341).

3. Intieramente, cioè, dall'inizio fino alla benedizione finale.

Pecca colui che omette una parte della Messa. La gravità o leggerezza del peccato dipende dall'importanza e dalla lunghezza della parte che si tralascia. Perciò:

a) Probabilmente commette peccato non grave colui che è presente solo a quelle parti che costituiscono la cosiddetta Messa dei fedeli [cioè dall'Offertorio in poi, n.d.r.].

b) Pecca gravemente colui che volontariamente tralascia la parte essenziale della Messa (dall'Offertorio, o anche dall'inizio del canone, secondo alcuni autori, fino alla Comunione), oppure solo quelle cose che nel sacrificio sono di grande importanza (la Consacrazione e la Comunione), anche se è presente alle altre parti.

c) Commette peccato veniale colui che volontariamente e senza motivo; omette qualsiasi piccola parte della Messa (...).

[...] Chi arriva prima della consacrazione e non può ascoltare un'altra messa, deve rimanere, perché può soddisfare parzialmente al precetto festivo; non soddisfa, invece, chi arriva dopo la consacrazione, e perciò, non è obbligato a restarvi.

4. Deve essere corporalmente presente, cioè, chi ascolta la Messa deve essere moralmente congiunto al celebrante da poter comprendere tutto lo svolgimento del sacro rito [...].

Si soddisfa al precetto ascoltando la Messa dal coro situato dietro l’altare o anche dalla sacrestia, benché non si veda il sacerdote celebrante, purché si possa avvertire lo svolgimento del sacrificio. Non si soddisfa quando si è distanti dalla Chiesa oltre 40 metri, a meno che non si sia congiunti a una gran massa di popolo che la chiesa non è capace di contenere e si possa seguire, almeno confusamente l'azione del celebrante. - Non soddisfa al precetto chi ascolta la Messa per radio, pur compiendo un'opera buona.

[...]

Le cause scusanti. Qualunque giusto motivo può scusare il fedele dall'assistere alla S. Messa.

Scusa dunque: a) l’impossibilità fisica o morale p. es. gli infermi, i convalescenti, i carcerati, i naviganti, quelli che abitano molto lontano dalla chiesa, ecc.

b) la carità del prossimo per cui uno è tenuto a soccorrerlo onde non abbia a subire un grave danno, p. es., coloro che assistono i malati, i pompieri in caso d'incendio o di alluvione, ecc.

c) l’ufficio che si esercita, p. es., i soldati di sentinella, i custodi del gregge, le madri che non possono abbandonare i bambini, le mogli ed i figli che temono l’indignazione del marito o del padre, ecc.

sabato 8 dicembre 2018

Esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola

Ecco le prossime date degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio organizzati dall'Istituto del Verbo Incarnato in collaborazione con le Servidoras.

UOMINI:

2018

- Dal 26 al 30 dicembre (Montefiascone - VT)

- Dal 26 al 30 dicembre (Castelletto di Cuggiono - MI)

2019

- Dal 2 al 6 gennaio (Montefiascone - VT)

- Dal 3 al 6 gennaio (Sogliano al Rubicone - FC)

- Dal 24 al 28 aprile (Segni - RM)

- Dal 5 al 9 agosto (Roma)


DONNE:

2018


- Dal 27 al 30 dicembre (Sogliano al Rubicone - FC)


2019

- Dal 2 al 5 gennaio (Castelletto di Cuggiono - MI)

- Dal 13 al 17 marzo (Sermoneta - LT)

- Dal 24 al 28 aprile (Palermo)

- Dal 29 maggio al 2 giugno (Castelpetroso - IS)

- Dal 3 al 7 luglio (Conversano - BA)

- Dal 5 al 9 agosto (Roma)

Ricordo che possono partecipare persone di tutte le età, ma sono particolarmente consigliabili a coloro che non hanno ancora eletto nessuno stato di vita. Per ricevere maggiori informazioni gli uomini possono contattare l'Istituto del Verbo Incarnato scrivendo all'indirizzo: jesussegura@ive.org

Le donne possono ricevere maggiori informazioni scrivendo alle Servidoras all'indirizzo: esercizispirituali@servidoras.org

Il disporre l'anima a liberarsi dagli affetti disordinati, e poi il cercare di adempiere la divina volontà circa il modo di vivere per raggiungere lo scopo di salvare l'anima, queste cose secondo S. Ignazio sono da considerare “esercizi spirituali”.

Siate apostoli degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, fateli conoscere ai vostri parenti ed amici! Tanta gente ha cambiato vita grazie alle meditazioni fatte durante gli esercizi ignaziani, i quali durano pochi giorni, ma possono valere un'eternità.

Atti d'amore verso Dio

È molto importante fare spesso degli atti di carità verso Dio. A tal proposito, con l'esplicito incoraggiamento del mittente, ho pubblicato una lettera di un caro lettore del blog alla quale segue la mia risposta. Per leggere queste e-mail, cliccate qui.

venerdì 7 dicembre 2018

Blog di spiritualità cristiana (/)

Ricordo che oltre al blog vocazionale, aggiorno quotidianamente anche un altro blog sulla spiritualità cristiana: http://cordialiter.blogspot.it/









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Il primo esorcismo di Don Giuseppe Tomaselli

Dagli scritti dell'esorcista Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


Si chiama esorcismo l'assieme delle preghiere e dei riti adoperati dalla Chiesa Cattolica per cacciare i demoni; colui che può liberare gli ossessi, chiamasi Esorcista.

Tutti i Sacerdoti sono Esorcisti; nessuno però può liberamente fare gli esorcismi, se non riceve la facoltà dal proprio Vescovo per ogni singolo caso.

Chi scrive queste pagine, molte volte ha dovuto esorcizzare e crede bene riportare qualche episodio interessante. 

Esorcismo.

La prima volta esorcizzai una bambina di nove anni, figlia di un ciabattino, la quale frequentava la terza elementare.

Era buona e pia; tuttavia Lucifero la prese di mira. Tre demoni furono mandati nel corpo di essa; la tormentavano orribilmente; alle volte erano presenti tutti e tre, alle volte due oppure uno; momentaneamente la lasciavano e presto ritornavano, sino a quattro o cinque volte al giorno.
La bambina era in casa; giocava o accudiva a qualche faccenda; d'un tratto abbassava le palpebre per qualche istante e poi riapriva gli occhi: il demonio in quel momento le entrava in corpo. La bambina mi espose in seguito ciò che accadeva in lei: si faceva all'improvviso un po' di penombra attorno ad essa, tutto spariva e, pur avendo gli occhi aperti, non vedeva nessuno dei presenti; in mezzo alla penombra appariva in forma umana il demonio, il quale le parlava, la batteva sino a lasciare le lividure sul corpo.

In tale stato, quando io ero presente, facevo gli esorcismi. Riferisco qualche scena e qualche colloquio.

Entrato in casa dell'ossessa, il demonio per bocca della bambina disse: Via di qua, Pretaccio Cattolico! Perché vieni a disturbarmi?. . . - Presi l'aspersorio con l'acqua Benedetta. Inferocì il demonio: Via queste cosacce!. . . Pretaccio Cattolico, te la farò pagare!. . . - In nome di Dio, ti comando di rispondere! – Chi sei tu che comandi a me? - Sono un povero uomo; ma come Ministro di Dio ti comando e tu devi ubbidire. - Sull'istante l'ossessa si sedette e rimase con le braccia conserte. Io parlavo in latino ed il demonio arrabbiato mi disse: Non voglio parlare in latino, linguaccia di voi Pretacci Cattolicacci! - Tuttavia lo tempestai di domande in lingua latina: Qual è il tuo nome? - Il mio nome? ... Non t'importa saperlo e perciò non te lo dico. - Sei solo in questa bambina? - Per il momento sono solo, ma se vuoi chiamo i compagni. - No, resta solo! - Prima di essere qui, dove ti trovavi? - Andavo in giro per le vie! - Cosa fai lungo le vie? - Cerco di far fare peccati alla gente - E tu cosa ne guadagni? - Che guadagno?... Trascino all'inferno anime con me! - Siete molti nell'inferno? - Eh! ... Sapessi, sapessi quanti siamo!... Dunque, vuoi sapere chi sono? Io sono il demonio della disonestà! - E dimmi: Vanno molti all'inferno per l'impurità? - Tutti quelli che sono là dentro, vi si trovano per questo peccato ed anche gli altri ci verranno per lo stesso peccato. - Passavano di lì alcuni giovanotti i quali pronunziavano parolacce disoneste; il demonio disse: Ecco, passano i miei aiutanti. - Ora basta con le chiacchiere! Tu devi lasciare la creatura! - No, non me ne vado. Del resto che male faccio alla bambina? - Devi subito partire! - Satana, Satana ... vieni in mio aiuto!. .. - In quell'istante arrivarono altri tre demoni; la bambina, finito l'esorcismo, me lo assicurò. Avevo il Santissimo Sacramento, nascosto sotto il pastrano; la ossessa mi disse: Tu nella borsetta tieni Satana! - e stese la mano verso il mio petto. Le diedi una botta sulla mano e ridendo mi rispose: Tu batti la bambina; a me puoi far niente. -

Il demonio procura di chiacchierare, per impedire di pregare. Essendo presenti diverse persone, disse: Parlatemi in qualunque lingua, domandatemi qualunque cosa ed io risponderò. - Un professore scrisse nascostamente un bigliettino in lingua greca; lo piegò per bene e lo nascose in un angolo. La ossessa si alzò, andò a suonare un piccolo campanello ch'era sul tavolo, e disse: Fatto già! - Nel biglietto stava scritto: Va' a suonare il campanello. -

Continuando la narrazione, io dissi al demonio: In nome di Gesù Nazareno, parti subito! - Intanto attaccai al petto della bambina un'immaginetta del Sacro Cuore. Il demonio divenne furibondo; si era in parecchi a tenere la bambina a freno. - Ve la farò pagare a tutti! ... Satana, Satana, manda ancora sette compagni in mio aiuto! -

Infatti altri sette demoni entrarono in quel corpo, come mi confermò la bambina appena liberata. Non potendo più il demonio resistere, esclamò: Me ne vado! Però lascerò la bambina piangente e non la farò più alzare da questa sedia. -

Sull'istante la bambina si sedette e diede in un pianto dirotto; momentaneamente i demoni la lasciarono. Le domandai: Perché piangi? - Ma, non lo so! - Fa' il segno della Croce! - Non posso sollevare il braccio. - Allora, alzati! - Non posso alzarmi! -

La bambina era rimasta come legata in tutto il corpo, impotente ad alzarsi dalla sedia; i demoni però erano usciti, poiché essa tra le lacrime pregava recitando il Padre Nostro.

Passato del tempo, la bambina cominciò a ridere ed a camminare con sveltezza; era ritornata l'ossessione.

- Sono ancora qui, disse il demonio, e non me ne vado ... Siamo in troppi e non riuscirai a cacciarci. -
A dire il vero sentivo un po' di stanchezza e ricorsi a diversi mezzi efficaci per riuscire nell'impresa. L'acqua benedetta è meravigliosa negli esorcismi. Versando quest'acqua sul corpo dell'ossessa, il demonio è tormentato fortemente.

- Pretaccio, smetti, smetti ... non tormentarmi più! - Se vuoi che smetta, lascia la bambina! - No; tu tormenti me ed io tormento essa! - Non cessai di aspergere con l'acqua santa, finché il demonio disse: Ebbene me ne vado; ma prima che essa muoia, sarò di ritorno!... Noi siamo stati mandati da Lucifero in questa casa e, siccome non riusciamo nel compito, egli ci tormenta. Satana maledice il momento in cui ci ha mandati qua e noi tremiamo a metter piede qua dentro ... Dimmi dove debbo andare me ne vado: Va' in alto mare; va' ad incorporare qualche pesce o qualche altra bestia! - Cosa me ne faccio di questi esseri?... Io cerco uomini! ... Perché non vai tu a riposare nel corpo delle bestie? - Ed allora, nel nome di Dio Onnipotente, vattene nell'inferno! - E me ne vado! - Però non uscire più dall'inferno! - Ah, in questo non posso ubbidirti! Lucifero mi tormenta ... son costretto ad uscire ed andare per il mondo! - Te lo comando! ... Ubbidisci! - Parto subito! -

La bambina abbassò un istante le palpebre, emise un leggero sospiro ... e restò libera.

Dunque, dissi alla piccina, come stai? - Oh, Padre, lei è qua?... - Ti accorgi adesso che sono qua? È tanto tempo che lotto e parlo con te! - Ma io non l'ho visto! - In questo frattempo cosa hai visto? - Son venuti attorno a me tanti demoni, che mi hanno battuta; ora se ne sono andati. - Tu che cosa facevi quando c'erano i demoni? - Pregavo, recitando l'Ave Maria nella mia mente. Ora sono serena, ma ho un po' di dolore nel corpo per le botte ricevute.


(Brano tratto da “Gli angeli ribelli”, di Don Giuseppe Tomaselli)

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giovedì 6 dicembre 2018

Trascorrere il Capodanno in convento


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Intervista a una Monaca Visitandina (/)

Una monaca del monastero di Baggiovara (Modena) dell'Ordine della Visitazione fondato da San Francesco di Sales, mi ha rilasciato un'intervista che pubblico volentieri.


- Per i mondani è assurdo rinchiudersi in un monastero di clausura. Ci può spiegare qual è la missione delle religiose di vita contemplativa? 

- Testimoniare la centralità di Dio nella vita personale, vivere per amarlo e lodarlo. Richiamare a tutti i fratelli l’assoluto di Dio. Non avendo il cuore legato a nessuna persona, siamo chiamate a vivere nel cuore della Chiesa, nel cuore del mondo, condividerne le ansie e le aspirazioni più profonde per offrirle al Padre per la sua salvezza. La nostra missione è l’Amore: lode e amore a Dio per la sua bontà e misericordia, e dono, amore  e intercessione per la salvezza di ogni fratello.

- Molta gente inesperta di vita religiosa pensa erroneamente che sia triste e noioso vivere in un monastero di clausura. Come mai invece siete così gioiose e felici di aver abbracciato la vita monastica? 

- La nostra vita è una vita semplice, una vita di famiglia. Ci riunisce insieme un unico ideale: amare Gesù e farlo amare. La gioia, la serenità che tanti ci dicono di vedere nei nostri volti, scaturisce spontaneamente dal saperci amate da Dio, quindi è un suo dono. Quando il nostro cuore crede fermamente questo, ogni difficoltà, problema, croce, che tutte le vocazioni comportano, è vissuta con Gesù, sicure che Egli interverrà nel modo e nel tempo da Lui scelti. Ed è così che il nostro essere rimane libero, manifestando serenità e gioia, capacità di ascolto e comprensione per quanti vengono a dialogare con noi. 

- Come si capisce se una ragazza ha davvero la vocazione alla vita consacrata? 

- Se desidera unicamente Gesù e non l’affermazione del suo “io”. E, una volta entrata in monastero, quando, gradatamente, comprende e vive gioiosamente l’ubbidienza e l’umiltà. Gesù è il primo religioso: tutta la sua vita è stata un atto di obbedienza amorosa al Padre e di umiltà profonda.

- Ci sono alcune lettrici del blog che sono incerte sullo stato di vita da eleggere. Che consigli vorrebbe darle a tal proposito?

- Consiglierei di entrare nell’intimo del loro cuore e lì, sole a solo con Gesù, chiedergli: Signore, cosa vuoi che io faccia? Sto realizzando il tuo disegno d’amore che da tutta l’eternità hai su di me? E’ molto importante avere pure una direzione spirituale, un sacerdote a cui manifestare le aspirazioni più profonde, per ricevere luce e direttive per poter discernere la volontà di Dio nei nostri riguardi. E’ inoltre profittevole leggere frequentemente la Parola di Dio e chiederci cosa ci dice personalmente, come pure di fronte agli avvenimenti della vita chiederci cosa vuole dirci Dio con questo?

- Qual è la spiritualità dell'Ordine della Visitazione? 

- S. Francesco di Sales e S. Giovanna Francesca di Chantal hanno fondato l’Ordine della Visitazione senza mettere l’accendo su austerità corporali per poter accogliere quante i grandi Ordini monastici rifiutavano: le giovani di salute debole, le vedove, le donne in età matura che desideravano consacrarsi, ma per essere tali, venivano respinte. Lo spirito dell’Ordine è di profonda umiltà verso Dio e di grande dolcezza verso i prossimo. E’ una spiritualità semplice che ogni donna sia di costituzione robusta o debole, giovane o non più giovane, vedova o non, può praticare. Come dicevo, san Francesco di Sales, anziché sulle austerità corporali (alzarsi di notte a salmodiare, penitenze varie, ecc.) ha puntato sulla mortificazione del proprio giudizio, sulla sottomissione amorosa, sulla generosità, sulla morte del proprio “io”. Amante e profondo conoscitore della psiche umana, san Francesco di Sales ottiene tutto. Con molta dolcezza e soavità, porta l’anima a fare tutto quasi naturalmente, per convinzione e amore verso Dio, verso i fratelli.

- Voi monache siete disponibili ad ospitare delle ragazze che vogliono discernere la propria vocazione, o che desiderano semplicemente trascorrere alcuni giorni di raccoglimento, riflessione e preghiera?

- Sì, certo. Questo è sempre stato in vigore nel nostro Ordine sin dalla fondazione (1610) per espresso desiderio di san Francesco di Sales. Accogliamo, secondo i casi e il desiderio della persona, sia nella foresteria del monastero come in clausura, per un tempo più o meno lungo. L’ospite può partecipare a tutta, o in parte secondo il suo desiderio, la nostra vita di preghiera e lavoro.

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Le donne che desiderano trascorrere alcuni giorni nel monastero delle Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) per poter fare un'esperienza vocazionale, oppure per fare semplicemente un ritiro spirituale, possono contattare le religiose scrivendo al loro indirizzo di posta elettronica:  monvisit@virgilio.it


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mercoledì 5 dicembre 2018

Come scegliere il padre spirituale?

Tempo fa una giovane ragazza mi ha chiesto qualche consiglio su come procedere circa la scelta del sacerdote da cui farsi guidare nella direzione spirituale. Ecco i consigli che do in proposito.

Carissima in Cristo,
                              purtroppo, è davvero molto difficile trovare una buona guida spirituale che possa dirigere un'anima sulla via della perfezione cristiana. San Francesco di Sales era un grande esperto in materia, e a tal proposito disse che solo uno su diecimila è capace di assumere questo delicato compito. Sempre secondo questo grande santo, se un padre spirituale non è dotto, caritatevole e prudente, è pericoloso farsi guidare da lui.

Mentre a un confessore è sufficiente dire solo i peccati commessi, al direttore bisogna invece raccontare tante altre cose della vita interiore. Ma se il direttore non è esperto in Teologia Morale e in ascetica, come farà a dirigere un figlio spirituale? Inoltre, per ammaestrare un'anima nelle cose spirituali, è molto importante aver sperimentato personalmente la vita di perfezione. Ma se un padre spirituale ha sempre condotto una vita rilassata e imperfetta, come potrà guidare le anime all'ascesi?

Per quanto riguarda la scelta del direttore spirituale puoi fare così: quando vai a confessarti, se vedi che il sacerdote è dotto, caritatevole e prudente, allora, dopo aver detto i peccati, puoi cominciare a parlargli (sempre rimanendo nel confessionale) dei temi spirituali che ti stanno a cuore, e confidargli ciò che ritieni opportuno. Se dopo esserti confidata con lui varie volte, vedi che quel sacerdote ha risolto i tuoi problemi spirituali e ti ha dato buoni consigli che ti hanno fatto fare progressi nella vita spirituale, allora puoi dirgli che vuoi sceglierlo come tuo direttore spirituale. Se invece noti che la direzione spirituale di un sacerdote è inutile o dannosa, allora puoi tranquillamente sostituirlo con un nuovo direttore.

Circa l'elezione del direttore spirituale posso dirti che è di fondamentale importanza che sia una persona che ispiri fiducia, altrimenti la direzione diventa inutile. Non bisogna proporre subito al sacerdote scelto, che sia lui ad essere il proprio direttore. Conviene prima provarlo per un certo periodo di tempo per vedere se ascoltando i suoi consigli si fanno progressi nella vita spirituale.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc.

La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

È molto importante vedere se ti tratta in modo caritatevole e paterno. Senza carità è difficile avere la fiducia necessaria per aprirgli il cuore e parlargli con franchezza.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria

Cordialiter

martedì 4 dicembre 2018

Sostenere il blog sulla vocazione religiosa (/)




I miei blog religiosi in italiano e in lingue straniere ricevono centinaia di visite giornaliere. Diverse persone mi hanno confidato di sentirsi edificare l'animo nel leggere i post che pubblico. L'enorme lavoro che c'è dietro a tutto ciò richiede un sacco di tempo e fatica. Ma chi è il mio "editore"? Siete voi lettori-sostenitori! No, non è un modo di dire, è la realtà. Infatti senza il vostro aiuto economico dovrei abbandonare i miei blog, come hanno fatto tanti altri blogger.  I lettori che apprezzano il blog e che hanno un reddito che consente loro di vivere dignitosamente, cioè non si trovano in situazioni economiche “difficili” (precari, studenti, disoccupati, cassintegrati, sfrattati, ecc.), se non lo hanno già fatto in passato, spero che possano prendere in considerazione l'opportunità di inviarmi un libero contributo (anche modico) tramite Paypal o bonifico bancario, per aiutarmi affinché io possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle numerose e-mail dei lettori. Supplico la Santissima Trinità di ricompensare con la grazia della perseveranza finale tutti coloro che desiderano sostenere il mio impegno sul web (dal 2008) per la maggior gloria di Dio.


Per bonifici bancari a me intestati, IBAN    IT96S0308301612000000010306    (causale: donazione).

Chi invece preferisce usare Paypal:





Per ulteriori informazioni: cordialiter@gmail.com



Ringrazio tutti di cuore!

Derisa dalla gente del mondo

Ripubblico l'e-mail di una lettrice attratta dall'adorazione eucaristica.

Carissimo Cordialiter,
                                    più passa il tempo e più mi sento come un pesce fuor d'acqua. Al lavoro, in famiglia, con gli amici, sento che ho ben poco da condividere con gli altri; non ho interesse a parlare di gossip, di cosa fanno o non fanno gli altri, di attualità o di politica... il mio unico interesse è Gesù.

Ho provato a parlare della mia fede, dell'importanza della preghiera e dell'affidamento in Dio, ma ho ricevuto solo incomprensione e derisione. Per molta gente che ho incontrato, avere fede e desiderare di passare il proprio tempo in contemplazione o in adorazione davanti a Gesù, significa perdere tempo, per cui sono stata etichettata come vagabonda e "girandolona". In realtà quando esco dal lavoro sento solo il desiderio di stare con Gesù, e il tempo mi sembra sempre così poco...

Se le persone capissero che per risolvere le liti, per unire le famiglie, per aiutare i propri figli, non servono tante parole o oggetti da comprare, ma solo preghiera, sacrifici e affidamento in Dio, quanto saremmo più felici!

Non vedo l'ora di trovare un buon monastero e chiedo giornalmente la luce per capire qual è la Sua volontà, ma anche la forza e il coraggio per metterla in pratica. Aspetto tue notizie per i due monasteri di [...] ma anche per sapere [...].

Grazie,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   penso che sia normale per un cristiano sentirsi “come un pesce fuor d'acqua” in questa società in cui regna il materialismo idolatrico. La mentalità del mondo è contraria al Vangelo. Presumo che il tuo stato d'animo sia condiviso da tutti (o quasi tutti) i lettori del blog. Non si possono fare compromessi, bisogna scegliere di stare o con Cristo o contro di Cristo.

I mondani non comprendono i discorsi spirituali, poiché per loro lo scopo della vita è di ammassare ricchezze, avere successo, divertirsi sfrenatamente, banchettare, ballare, ridere e scherzare. Insomma, pensano a tutto fuorché ad amare Dio e a salvare l'anima. Ecco quel che diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori nelle celebri “Massime eterne”: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, e a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagatella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno!”

Per incoraggiarti, ti riporto altri bellissimi pensieri di Sant'Alfonso:

*L'amore non sa stare ozioso. Chi ama Dio, non sa vivere senza dargli continuamente segni del suo affetto.

*Oh beati noi se questi quattro giorni di vita li spendiamo per Dio!

*S'inculchi ancora più volte amore a Dio. Chi non piglia amore a Dio, ma si astiene dal peccare solo per timore dell'inferno, sta in molto pericolo di tornare a cadere, quando cessa quella viva apprensione di timore. Ma chi giunge ad innamorarsi di Gesù Cristo, difficilmente cadrà ancora in peccato mortale. Ed a ciò molto giova il pensare alla Passione di Gesù Cristo.

*Solo l'amare Dio e salvarsi l'anima è necessario.

*Io amo Gesù Cristo e perciò ardo dal desiderio di dargli delle anime: ma prima la mia e poi un incalcolabile numero di altre.

*Si dà un gran gusto a Gesù Cristo certamente, con pensare ai suoi dolori e disprezzi patiti per noi. E chi pensa spesso ai suoi dolori ed alla sua Passione, mi pare impossibile che non s'innamori di Gesù Cristo.

*Fratelli miei: in questa vita che ci resta, o poca o molta, il che non lo sappiamo [...] facciamoci santi ed amiamo Gesù Cristo assai, perché se lo merita.

*Amiamo dunque assai Gesù Cristo, in cui troviamo il nostro Salvatore, il nostro Dio, la nostra pace ed ogni nostro bene. Ti prego perciò a dare ogni giorno un'occhiata alla sua Passione, mentre in essa troverai tutti i motivi di sperare la vita eterna e di amare Iddio, dove consiste tutta la nostra salute. Tutti i santi sono stati innamorati di Gesù Cristo e della sua Passione, e per questo unico mezzo si son fatti santi.

Spero tanto che tu possa abbandonare il mondo traditore ed entrare in un buon monastero nel quale potrai finalmente dedicarti totalmente alla vita devota che tanto desideri.

Cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

lunedì 3 dicembre 2018

Abito ecclesiastico

La grandezza sacerdotale non può rimanere celata, non è un brillante sepolto nella miniera, deve rifulgere innanzi a tutti nell'atteggiamento e nella vita del Sacerdote, poichè egli è la lampada posta sul candelabro ed è come città edificata sulla cima dei monti. Or come il carattere sacro lo distingue nettamente dagli altri uomini, così deve distinguerlo l'abito e la vita, ed egli deve essere rifulgente di splendori soprannaturali. Non può dire che l'esteriorità non conta nulla, nè può accomunarsi agli usi del mondo con la scusa che l'abito non fa il monaco; l'abito non lo fa ma lo rivela, e possiamo dire anche che lo aiuta internamente. Un soldato che non veste la divisa non si sente soldato; subcoscientemente si sente ancora libero cittadino, e non avverte la sua fusione al corpo militare cui appartiene come parte di un tutto inseparabile.

Il sacerdote deve essere tutto di Dio [...] La chiesa per questo lo riveste di una lunga tunica [...] L'abito sacerdotale deve mostrare che il ministro sacro quasi non ha corpo, è volto a Dio con tutte le sue forze, e cerca solo la salvezza delle anime. Ora, se l’abito talare ha una forma secolaresca, se il capo è coltivato mondanamente con [...] i ciuffi, e magari i riccioli ed i profumi, se di sotto ad una succinta sottana fanno mostra i calzoni, [...] che cosa rappresenta più un Sacerdote per il popolo? Quell’esteriore non lo raccomanda, ed in se stesso è un segno troppo evidente di poco spirito e poca rinunzia al mondo. [...] Se si veste mondanamente, spegne la sua luce, e mostra in sè tutt'altro che la corsa dell'anima verso Dio.

[...] Il sacerdote dunque col suo abito talare, lungo, composto, povero ma pulito, col suo mantello che lo avvolge come se avesse le ali ripiegate, pronte al volo, col capo segnato dalla croce del Redentore, col corpo composto, spirante ordine e modestia, con gli occhi bassi, alieni assolutamente da ogni malsana curiosità, passa nel mondo proprio come un angelo, dà un senso di pace e di conforto, dà un senso di speranza nelle angustie della vita perchè egli rappresenta la carità, e passa come lampada che illumina, dissipando con la sua sola presenza le tenebre degli errori.

[...] Egli deve essere umile, ultimo di tutti, mansueto, buono, ma deve avere anche, e soprannaturalmente, il senso della sua dignità. Non può essere volgare, non può mostrarsi in luoghi indecorosi, non può partecipare a giochi che lo fanno disistimare. Un sacerdote che va nella bettola, che va a bere il vino in un pubblico locale, che va a caccia, [...] o anche che va semplicemente a conversare al caffè (...), non può raccogliere la fiducia del popolo, ed è responsabile del rilassamento della vita cristiana.


[Brano tratto da "Nei raggi della grandezza e della vita sacerdotale" di Dain Cohenel (pseudonimo di Don Dolindo Ruotolo) edito nel 1940. Don Dolindo (1882 - 1970), sacerdote esemplare, scrisse numerosi libri che ebbero una vasta diffusione. La sua opera di maggior rilievo fu il commento alla Sacra Scrittura, composta da 33 voluminosi volumi, nella quale spiegò in maniera magistrale ogni capitolo della Bibbia, rendendo comprensibili a tutti i fedeli anche i passi più difficili].

domenica 2 dicembre 2018

Non bisogna trasformare i monasteri in lager!

Ho saputo che diverse ragazze sono uscite da certi monasteri e conventi troppo rigidi, nei quali soffrivano assai sia da un punto di vista fisico che psichico.



Carissimo D., 
                          non immagini che bella sorpresa leggere la tua mail. Mi chiedo come avrai mai fatto a sapere che ero uscita dal monastero. [...] Ogni volta che mi ritrovo a leggere il tuo blog penso sempre di aggiornarti, ma poi ci ripenso sempre, perché vorrei spiegarti tante e tante cose, e non è facile, e poi mi sono chiesta se in ogni caso ti fossi ricordato di me. Rimandavo sempre, fino ad oggi! All'inizio, quando sono uscita, non è stato per niente facile per me. Ho attraversato dei momenti che non auguro a nessuno, compresi di fortissima avversione alla preghiera. Non sono uscita per riprendermi tutto quello che avevo lasciato fuori, ma lì non potevo più rimanere. Quando ero dentro non ho mai sentito quel posto come mio, ma sono andata avanti altri mesi, perché  pensavano fosse una tentazione, lacerata dentro per il terrore di non rispondere alla chiamata del Signore. Fino ad arrivare agli ultimi giorni senza più forze, nemmeno fisiche. È stato un percorso molto travagliato, sia dentro e purtroppo anche quando ho preso la decisione di andare via. Però, come tutti i percorsi travagliati, alla fine i frutti che ne raccogli sono di valore inestimabile. Il desiderio della consacrazione, anche nei momenti bui, non mi ha mai lasciata. [...] Quante cose ho imparato, vorrei elencartele tutte, ma sarebbe impossibile. [...]

D., non ho parole per il tuo caro gesto, l'ho sentito come carezza del Signore alla sua pecorella che spesso si sente piccola, infedele e smarrita. È così che spesso mi sento, a volte anche stanca di cercare il suo Volere. Solo Lui è il senso del mio futuro, e quando ho paura di non camminare sulla Sua strada, sento come se la vita perdesse tutto il senso.

Ti chiedo di pregare tanto per me. Dio ti benedica. 

In Gesù e Maria,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                      anche io penso che l'esperienza di vita monastica che hai fatto a [...] è stata comunque positiva per diversi motivi. Innanzitutto lì hai avuto una buona formazione ascetica. Invece entrare in un monastero dove non si pratica seriamente l'ascetica, cioè la ricerca della perfezione cristiana e l'unione con Dio, sarebbe stato un grosso sbaglio, perché nei monasteri rilassati la vita monastica appassisce e va in decomposizione, come è accaduto in tante case religiose.  

[...]

Ma forse la cosa più importante che hai vissuto a [...] è stata la "scuola della sofferenza". Mi spiego meglio: umanamente parlando mi dispiace molto che hai tanto sofferto sia nel fisico che interiormente (le anime nobili soffrono di più per i dolori spirituali che per quelli materiali). Ma da un punto di vista spirituale è stata una scuola straordinaria. Mediante il dolore Dio ha forgiato la tua anima e l'ha preparata per qualche missione particolare. La sofferenza è una prova d'amore nei confronti di Dio: è facile essere cristiani quando si godono le consolazioni spirituali, ma è nell'ora della sofferenza che si vede se un'anima ama davvero il Signore. Molte persone quando non sentono più le consolazioni spirituali e sono angustiate sotto il peso della croce, abbandonano la vocazione religiosa, lasciano la vita devota e si dedicano alla vita mondana.

Quante persone, dopo essere uscite dal monastero, hanno perso la fede! Tu invece non solo non hai perso la fede, ma ardi ancora dal desiderio di donare a Dio il resto della tua vita abbracciando la vita consacrata in un monastero fervoroso. Inoltre, grazie alla grossa croce che hai portato in monastero, adesso sei molto più sensibile alle sofferenze del prossimo. Qualsiasi cosa farai in futuro, dovrai spendere la tua vita nel consolare i sofferenti.

Per esempio, se diventerai monaca di clausura (come io spero), dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti di quelle persone afflitte da tante tribolazioni che vengono in parlatorio a cercare un po' di conforto dalle claustrali. Ma soprattutto dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti delle consorelle che soffrono. Non mi riferisco semplicemente alle sofferenze fisiche, ma specialmente alle sofferenze spirituali. Per esempio, a volte persino nei monasteri possono nascere delle incomprensioni, degli equivoci, delle divergenze, degli errori fatti in buona fede, che procurano tanta sofferenza. Basti pensare alle sofferenze che patì Santa Teresa quando stava tra le Carmelitane dell'Antica Osservanza. Oppure alle sofferenze che la stessa santa sopportò eroicamente ad Avila quando fondò il primo monastero di Carmelitane Scalze.

Adesso devo dirti una cosa importante. In passato pensavo che i monasteri si dividessero un due specie: quelli rilassati da una parte e quelli fervorosi e osservanti dall'altra. Purtroppo, mi sono reso conto che la situazione è più complessa. Tu sai che io ci tengo molto all'osservanza delle Costituzioni, ma ciò non deve avvenire a discapito della carità, che è la regina delle virtù. Ho saputo infatti che in certi monasteri osservanti sono avvenute cose "poco caritatevoli" che non solo hanno causato grande sofferenza tra le giovani religiose, ma ha portato alcune di loro a perdere la salute psichica, e a cadere in forme più o meno gravi di depressione e di esaurimento nervoso (ciò è avvenuto anche in case religiose maschili). La stretta osservanza, se non è unita alla carità fraterna, rischia di divenire pura formalità di stampo farisaico.

Per esempio, se una suora per disattenzione fa cadere un piatto per terra, la superiora non deve sgridarla con asprezza e acidità, magari usando addirittura parole offensive. San Francesco di Sales, il santo della dolcezza, quando doveva rimproverare un suo subordinato che aveva commesso qualche sbaglio, lo faceva con talmente tanta carità, serenità e dolcezza, che la persona che veniva corretta rimaneva molto edificata da tanta bontà. Questo grande vescovo era convinto che si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile d'aceto, cioè si attirano più anime a Dio con la dolcezza che con l'acidità e l'asprezza.

Pur non conoscendo la tua amica [...], tuttavia presumo che sia una religiosa esemplare, sia perché ha avuto una buona formazione a [...], sia perché in passato ha sofferto molto. Chi ha sofferto molto comprende e consola più facilmente le sofferenze del prossimo.

[...]

La prossima volta che trovi un buon monastero, prima di iniziare ufficialmente il postulantato ti conviene fare un lungo periodo di aspirantato (almeno un mese), così potrai renderti conto se quello è davvero il tuo “habitat naturale”, oppure se non è il posto giusto per te, come è successo a [...], e potrai uscire senza grossi traumi spirituali.

Coraggio, continua la buona battaglia in difesa della vocazione (il mondo farebbe salti di gioia se abbandonassi il pensiero della consacrazione religiosa). Spero tanto che Gesù buono ti prenda presto tutta per Sé in un monastero fervoroso e ricco di carità fraterna. Adesso stai lottando contro molte avversità, ma ricorda: maggiori sono le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

sabato 1 dicembre 2018

Non tradire la vocazione

Mi ha colpito molto la storia di una lettrice del blog, la quale era entrata in un monastero di clausura di stretta osservanza, ed era felicissima e piena di gioia interiore. Tuttavia, a causa di forti pressioni ricevute dai parenti, è tornata nel mondo, dove ha trovato un fidanzato e ha tutto ciò che si può desiderare materialmente, però mi ha confidato di sentirsi triste ed infelice. Sente nostalgia del monastero, ma ha paura che abbandonando nuovamente il mondo potrebbe far soffrire i familiari e il suo fidanzato. Bisognerebbe pregare tanto per questa nostra sorella nella fede. 

Le rivolgo una “lettera aperta”:

Carissima sorella in Cristo,
                                         capisco le ragioni che ti spingono a sforzarti a restare nel mondo. Se da un certo punto di vista comprendo il tuo non voler far soffrire le persone a cui vuoi bene, da un altro punto di vista ti chiedo di riflettere attentamente su ciò che sto per dirti. Io non so esattamente qual è la volontà di Dio su di te, l'unica cosa che so è che hai nostalgia del monastero, perché lì ti sentivi il cuore pieno di pace, gioia e tranquillità di coscienza. Vivere lì ti sembrava l'anticamera del paradiso, ma da quando sei tornata nel mondo la situazione interiore è cambiata radicalmente, il tuo cuore è in lacrime e ti senti triste e infelice come in un inferno. Se tu decidessi di sposarti in queste condizioni spirituali, faresti soffrire moltissimo il tuo futuro marito, il quale si accorgerebbe presto che pur vivendo con lui, il tuo cuore è rimasto nel monastero di clausura. Per lui sarà uno strazio vederti triste e infelice, e ciò sarà un tormento per il suo cuore che gli farà vivere tristemente lo stato matrimoniale, e forse dentro di sé penserà: “Era meglio se mia moglie si fosse fatta suora, almeno adesso sarei più felice io, e sarebbe più felice lei, invece di avermi rovinato la vita.”

Prova a pensare alla situazione inversa. Immagina che il tuo fidanzato sia un ex novizio che è tornato nel mondo a causa delle pressioni dei suoi familiari. Adesso è triste ed infelice perché il suo cuore è rimasto in convento, dove si sentiva realmente felice. Se tu gli vuoi veramente bene, preferiresti che rimanesse insieme a te anche se triste e infelice, oppure preferiresti che tornasse in convento, pur di sapere che lì si troverà nuovamente felice?

Dunque, io penso che coloro che ti vogliono davvero bene, pur di vederti nuovamente felice, si rassegneranno nel sapere che sei tornata in monastero. Non devi preoccuparti dei peccati che hai commesso dopo il tuo ritorno a casa, poiché sai benissimo che Dio è contento di riabbracciare il figliol prodigo che ritorna da Lui col cuore pentito e confessa umilmente i suoi peccati.

Coraggio, non ti arrendere. Io continuerò a pregare per te fin quando non saprò che ti sei arresa all'amore di Gesù buono per te.

Ti saluto cordialmente in Cristo Redentore e Maria Corredentrice.

Cordialiter

venerdì 30 novembre 2018

Dobbiamo pensare a salvarci l'anima!

Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle belle riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

giovedì 29 novembre 2018

Lasciare i familiari

Una ragazza mi ha detto che si sente attrarre da Gesù alla vita religiosa, però sente anche un forte legame con sua madre, e ciò potrebbe essere un ostacolo alla vocazione.


Caro D.,
                in questo periodo il desiderio di consacrarmi a Gesù buono non si è affatto affievolito anzi, ogni momento libero che ho cerco di dedicarlo alla preghiera e all'adorazione, e quando sono molto impegnata cerco di trovarli ad ogni costo. Mi sento molto attratta dalla vita contemplativa e il mio primo pensiero andrebbe proprio lì, ma ho una gran paura... Non riesco a staccarmi completamente dagli affetti, soprattutto da mia mamma con la quale c'è un legame molto forte [...]. Penso che in parte sia anche una tentazione e che il maligno voglia allontanarmi dal mio proposito facendo leva sulle mie debolezze e vulnerabilità. Spero che gli esercizi spirituali mi possano essere di aiuto e confido in Dio che lo saranno. Comunque mi farebbe molto piacere sapere quali sono i buoni monasteri dove si possono fare delle esperienze di vita contemplativa.

Ti ringrazio dell'aiuto e prego il buon Gesù che il tuo blog possa essere di aiuto e sostegno per tanti giovani che come me sentono la chiamata a seguirlo.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                        sono contento che parteciperai agli esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola. Questi esercizi sono utili per tutti, ma lo sono in modo speciale per coloro che stanno eleggendo lo stato di vita. Le meditazioni ignaziane che ascolterai, ti daranno la spinta per fare la volontà di Dio.

Nella lettera che ti ho inviato in privato, ti ho segnalato alcuni buoni monasteri situati nella tua zona.

Sì, come tu stessa hai compreso, spesso il demonio cerca di far perdere la vocazione con un eccessivo attaccamento ai parenti. Purtroppo, tanti giovani hanno perso la vocazione per non aver voluto lasciare i genitori. Di questo pericolo ne parlò ampiamente anche Sant'Alfonso. Ecco quel che scrisse questo grande Dottore della Chiesa nell'opuscolo intitolato “Conforto ai novizi”: “Le tentazioni con le quali il diavolo suol tentare i novizi ad abbandonare la loro vocazione sono le seguenti. Per prima li tenta con la tenerezza dei parenti. Per resistere a questa tentazione bisogna riflettere che Gesù Cristo ha dichiarato che non è degno di goderlo chi ama i suoi parenti più di lui. [...] Oh quanti poveri giovani per l'affetto ai parenti han perduta prima la vocazione, e poi (come facilmente suole avvenire) anche l'anima! Di questi casi funesti ne son piene le cronache. Sta dunque attento, fratello mio, se il demonio per tal via cerca di farti perdere la vocazione. [...] Ascolta dunque quel che ti dice Dio, e vedi che se lo lasci per amor dei parenti, troppa sarà la pena e il rimorso che avrai in morte, quando ti ricorderai della casa di Dio che hai abbandonata [...]. Considera invece qual contento e pace sentirai morendo, se sarai stato fedele a Dio e avrai la sorte di finire la vita in mezzo ai tuoi fratelli religiosi che ti aiuteranno con le loro orazioni e con la speranza del paradiso, senza lusinghe, ti daranno animo a morire allegramente. Considera inoltre che se i parenti da vari anni e con qualche tenerezza ti hanno amato, molto tempo prima e con assai maggior tenerezza ti ha amato Dio. Non saranno più che venti o trent'anni che i tuoi genitori ti amano, ma Dio ti ama sin dall'eternità. Avranno sì i parenti fatta qualche spesa e patito qualche incomodo per te; ma Gesù Cristo per te ha speso tutto il sangue e la vita. Allorché dunque senti qualche tenerezza verso i tuoi parenti e pare che la gratitudine ti stimoli a non lasciarli, pensa che più grato devi esser con Dio che più di tutti ti ha beneficato ed amato, e di' fra te stesso: Parenti, se io vi lascio, vi lascio per Dio che più di voi merita il mio amore e che mi ha amato più di voi. E così dicendo vincerai questa terribile tentazione dei parenti, che a molti è stata di rovina in questa vita e nell'aldilà. [...]”

Ti incoraggio a non arrenderti di fronte alle tentazioni e alle avversità.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

mercoledì 28 novembre 2018

Una mamma esemplare

Dagli scritti di Fratel Candido delle Scuole Cristiane.


Nei dintorni di Laval (Francia) incontrai un giorno un bambino seduto lungo la strada, in campagna. Lo avvicinai, e gli chiesi: "Sai fare il segno della Croce?". Il bambino sorrise, e lo fece molto bene. Intanto si avvicinò sua madre e mi disse: "Lo interroghi sul catechismo, vedrà che sa rispondere". Gli rivolsi qualche domanda elementare, a cui rispose con esattezza e disinvoltura. La madre riprese: "Gli chieda pure cose più difficili". Con mia meraviglia constatai che quel bambino era molto ben istruito in campo religioso. "Quanti anni ha?", chiesi alla madre. "Sei fra due mesi. È molto buono e prega volentieri".

-Con chi parli quando preghi?
-Parlo col Signore.
-Come fai a parlare col Signore?
-Come quando parlo con la mamma.
-E chi preghi?
-Prego Dio, Gesù, la Madonna, gli Angeli, i Santi.
-Cosa farai da grande?
-Quello che vorrà il Signore.
-E come farai a sapere ciò che vuole il Signore da te? 
-Me lo dirà al cuore, o me lo farà dire dalla mamma, o dal parroco che mi confessa.
-Tu, così piccolo, ti confessi? E che cosa confessi?
-I peccati.
-Ma tu, così piccolo, non fai peccati! Il bambino abbassò gli occhi e disse piano:
-Faccio delle mancanze, ma le confesso, e Dio mi perdona…

Chiesi alla mamma da chi suo figlio avesse imparato quelle cose a quell'età. Mi rispose: "Poco per volta, un po' tutti i giorni, mentre si veste, mentre fa colazione, quando alla sera tarda ad addormentarsi, o quando lo porto con me, gli parlo di Dio, e così, pian piano, impara ad amare il Signore".

Lodai quella mamma, diedi un'immaginetta al bambino, e me ne andai tra il confuso e il commosso, dicendo in cuor mio: "Fortunato te, caro bambino, che hai una mamma così!". Se tutte le mamme e i papà sapessero insegnare ai bambini le cose di Dio, come insegnano altre cose della vita, la società sarebbe salva.


[Brano tratto da "Lasciate che i fanciulli vengano a Me", di Fratel Candido delle Scuole Cristiane, titolo originale: "Formiamo il bimbo al soprannaturale", "L.I.C.E."]

martedì 27 novembre 2018

Vivere il fidanzamento in castità

Tempo fa ho ricevuto una bella testimonianza di vita cristiana da parte di una ragazza che voleva vivere in castità nonostante il fidanzato aveva idee diverse dalle sue. Per leggere la lettera che mi scrisse, cliccate qui.

lunedì 26 novembre 2018

Difendere la vocazione

Ripubblico la lettera di una ragazza che non voleva arrendersi di fronte agli ostacoli alla vocazione.

Carissimo D.,
                       non so davvero come ringraziarti per le tue parole, non hai idea di quanto mi siano state d'aiuto! Possa davvero il Buon Gesù ricolmarti di benedizioni per tutto quello che fai per noi giovani alle prese con il grande dono della vocazione religiosa!

Ero proprio giù di morale l'altro giorno, non so davvero cosa le è preso a mia madre, anche se da un lato credo che il diavolo riesca ad infilarsi dappertutto pur di creare dubbi e angosce a chi vuole donarsi totalmente a Dio. Ma io non mollo, perchè il mio unico desiderio è di fare la Sua volontà. Infatti credo proprio che seguirò il tuo consiglio, ossia di evitare di parlare della mia vocazione in casa; mi dispiace perchè sarebbe bello avere la famiglia come supporto, ma pazienza, per Gesù questo e d'altro :) !

Ultimamente spesso mi chiedo e Gli chiedo di aiutarmi a fare chiarezza su "dove" concretamente vivrò la mia vocazione. Come ti dicevo, quest'anno ho frequentato un gruppo di preghiera tenuto da un ordine di suore della mia città e con loro ho vissuto alcuni week-end di esercizi spirituali. Mi piacciono molto sia loro, sia il loro carisma che sento molto mio (queste suore consacrano la loro vita perchè le anime dei sacerdoti possano andare in Paradiso, quindi pregano per loro e li aiutano anche a livello materiale). Però allo stesso tempo ho paura a "soffermarmi" nel senso di non guardarmi intorno, di non frequentare nessun altro ordine solo perchè ho conosciuto loro, anche se in fondo mi sento molto "condotta" in quest'ordine. Sicuramente questo ultimo anno universitario mi servirà per fare un ulteriore discernimento.

Tu nella mia città o nei dintorni conosci qualche ordine "fervoroso" come dici tu, che mi possa essere d'aiuto? Magari anche solo per vivere un'esperienza di silenzio che possa aiutarmi a sentire meglio la Sua voce.

Ti ringrazio di cuore ancora una volta, davvero ti ricordo ogni giorno nelle mie preghiere!
In Lui,

(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   sono contento che nonostante qualche scetticismo familiare nei confronti del tuo desiderio di consacrarti a Dio, hai deciso come un soldato indomito di non arrenderti, ma di perseverare sulla strada del discernimento vocazionale, costi quel che costi.

“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo martire San Cipriano. È proprio così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

Spero tanto che Gesù buono ti catturi e ti faccia sua prigioniera per il resto della tua vita e per l'eternità. Nessuno può amarti con un amore così ardente e puro come il Suo. Se tutte le ragazze comprendessero queste cose, più nessuna perderebbe tempo dietro alle vanità nella terra, che presto finiranno, ma con le lacrime agli occhi supplicherebbero il Re dei re di poter aver il privilegio di divenire sue spose. Purtroppo, c'è da piangere, perché è difficile in questa società pagana e materialista propagandare questi discorsi.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris,

Cordialiter

domenica 25 novembre 2018

Comunicarsi in ginocchio

Ripubblico una vecchia e-mail (2011) di una ragazza che mi parlò anche della questione della Comunione sulla mano.

Ciao, è da un po’ che non ti scrivo, l’ultima volta che l’ho fatto ero ancora in una fase dove avevo ancora dubbi se Gesù mi stava chiamando a sé. Oggi ti scrivo con immensa gioia che Gesù mi attira sempre più a Sé [...] Ho deciso di donargli tutta la mia vita, anima e cuore che anelano solo a Lui e il mio cuore è in fiamme, brucia di un amore immenso che non vuole nulla in cambio perché Lui mi ha già dato tutto, fino all’ultima goccia di sangue che scorreva nelle Sue vene e il mio desiderio è divenire l’ultima delle sue schiave, quella trattata peggio dal mondo e offrire tutto per la salvezza delle anime. Oramai non sono più soggetta alla mondanità del mondo, devo ancora occuparmi del mio lavoro ma lo riesco a fare mettendo sempre al primo posto Gesù […].

Per il momento soffro un po’, ma nel momento in cui la mia vita sarà dedita a Dio Padre per aiutare il prossimo e rendere Gloria al nostro Redentore, il mio cuore esploderà di gioia infinita, anche se io rimango sempre una misera creatura e non penso di poter fare grandi cose. Per ora questa gioia la trovo nei momenti di preghiera e durante le messe giornaliere dove continuo a chiedere a Gesù la forza di non farmi piangere, ma a volte il momento della celebrazione Eucaristica è talmente intenso che non riesco a non pensare a quanto siamo ingrati davanti a tanto amore, e le lacrime escono anche senza che me ne renda conto, ti lascio immaginare cosa succede nel momento in cui Gesù dimora nel mio piccolo cuore. Ti potrò sembrare matta ma un po’ lo sono, sono matta di Gesù!!! : )

Ti posso chiedere se è strano sentire la necessità di inginocchiarsi nel momento in cui si riceve Gesù, per me è un segno di ringraziamento davanti a tanto amore, ma vedo già che alcuni sacerdoti fanno fatica a mettere la Particola in bocca, in quanto non mi ritengo degna di poterla prendere tra le mani, figuriamoci se dovessi mettermi in ginocchio [...]. 

So che dovrò avere tanta pazienza e forza, la fase più dura inizierà adesso per questo ti chiedo di ricordarmi sempre nelle tue preghiere, io metterò te e tutte le ragazze e ragazzi che hanno deciso di intraprendere il mio stesso cammino nelle mie preghiere.

Ti saluto nel cuore ardente di amore di Gesù e Maria.


Cara sorella in Cristo,
                                   sono felicissimo di sapere che ardi sempre di più dal desiderio di abbandonare il mondo traditore e di abbracciare la vita religiosa. Viviamo in un mondo materialista in cui regna l'edonismo sfrenato. È edificante sapere che al giorno d'oggi ci sono ancora persone talmente innamorate di Gesù che sono pronte a seguire la chiamata alla Sua sequela.

Non è “strano” il tuo desiderio di voler ricevere in ginocchio Gesù Eucaristico. Questo era il modo in cui ci si è comunicati per svariati secoli, fino agli anni sessanta. Poi durante il Pontificato di Paolo VI è stata elaborata una nuova liturgia della Messa che consente di ricevere l'Ostia sia in ginocchio, sia in piedi. Se ci hai fatto caso, alle Messe celebrate da Benedetto XVI, il Papa distribuisce la Comunione ai fedeli inginocchiati e direttamente sulla lingua. Insomma, le norme liturgiche consentono di ricevere la Comunione in questo pio modo, ma ci sono dei preti modernisti che invece costringono ingiustamente i fedeli a ricevere l'Ostia in piedi e sulla mano. Le norme liturgiche emanate dalla Santa Sede proibiscono ai preti di impedire ai fedeli di comunicarsi nel modo antico, ma si sa che i modernisti disobbediscono al Papa.

Io non ricevo mai la Comunione sulle mani, perché potrebbero essere sporche (ad esempio se hanno toccato soldi, fazzoletti, chiavi, ecc.), ma soprattutto perché temo che qualche frammento possa rimanere sulle mani e poi cadere per terra ed essere calpestato. Quando vado alla “Messa moderna” mi inginocchio al momento della Comunione solo quando sono certo che il sacerdote ha le mie stesse “simpatie liturgiche”, in caso contrario preferisco evitare inutili liti ai piedi dell'altare (come è avvenuto ad altre persone), e mi limito a fare un inchino reverenziale nei confronti di Gesù.

A dir la verità preferisco la Messa nel rito antico in latino (quello che era in vigore fino agli agli sessanta), il quale prevede che i comunicandi siano inginocchiati e ricevano l'Ostia solo sulla lingua. La Messa in rito antico (detta anche “Messa tridentina” o “Messa di san Pio V”) mi piace assai, perché percepisco tanta sacralità e un forte aumento di devozione. Non è solo una questione di latino, sono anche i gesti e le preghiere ad essere diversi. Non bisogna pensare che la Messa tridentina sia roba per “cattolici ribelli”, ricordo infatti che nel 2007 il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha “liberalizzato” l'uso di questa venerabile e antica forma liturgica con il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Purtroppo, in giro c'è tanto odio nei confronti di quei cattolici che amano la Messa tridentina.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris,

Cordialiter