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venerdì 29 luglio 2016

Gesù va alla ricerca della pecorella smarrita

Carissimi lettori, grazie a questo blog ho avuto la possibilità di ricevere tante lettere da parte di persone innamorate di Dio. Mi edifica l'anima leggere e-mail piene di unzione spirituale come quelle che mi ha inviato una ex "pecorella smarrita". Ripubblico la sua lettera per vostra edificazione.


Salve,
          ti do del tu, perché tu stesso dici che così desideri, e ti faccio i complimenti per i tuoi blog, che propongono delle riflessioni sempre interessanti.

Io ero una pecorella smarrita nel mondo, nella carriera in una grande città, nei costumi moderni. Poi nel giro di due settimane ho lasciato tutto e sono tornata a casa, in ogni senso. Inizialmente non capivo quale forza mi avesse spinto a liberarmi dalla mia schiavitù, poi ho sempre più cercato la vicinanza ai luoghi sacri, alle letture sacre e ho capito chi mi aveva dato la forza. Ora mi segue un buon frate per cercare di capire cosa devo fare di questa mia fede ritrovata così fortemente. Spesso sogno la vita di clausura, ma so bene che è troppo presto! Chiedo anche a te, se puoi, di ricordarmi nelle tue preghiere così da aiutarmi a capire la natura di questo nuovo dialogo con il Signore.

La mia storia è molto lunga e la prima volta che parlai con il frate che mi segue mi disse che gli ricordava quella di Agostino - naturalmente facendo le debite proporzioni!!!

Da sempre ho cercato la verità, ma spesso nei luoghi sbagliati. Mi sono laureata in filosofia e ho preso un dottorato, sempre in filosofia. Ho studiato all'estero e al mio ritorno ho cominciato a lavorare a Milano nel luccicante mondo della cultura. E delle bugie. Già ai tempi dell'università la mia anima era straziata dal dubbio e dal dolore che mi procuravo da me allontanandomi da Dio, tanto che a 21 anni fui ricoverata in ospedale per un esaurimento nervoso. La vita a Milano e il lavoro, le persone che ero costretta a incontrare e le vanità a cui assistevo quotidianamente non hanno fatto altro che acuire il mio malessere. Ma questa volta non mi sono lasciata sopraffare dalla disperazione e ho finalmente seguito il forte sentimento di Amore che provavo, e che era soffocato dalla mia vita artificiale e falsa. Ho ricominciato a leggere Agostino, che mi ha aiutato tantissimo, Teresa D'Avila e la Bibbia. Ho deciso di lasciare tutte quelle falsità, sono tornata a casa e mi sono iscritta a teologia. Ma ancora non mi basta!

La persona che mi segue è, giustamente, molto cauta. E poi se il buon Gesù mi ha aspettata fino ad ora forse è giusto che anche io impari ad essere paziente. Anche perchè il cammino è lungo e io voglio affrontarlo con il massimo rispetto. Ho certamente pensato ad un ritiro [...] e anzi, è un momento che sogno!! Ma voglio essere davvero pronta quindi se sai indicarmi qualche ordine accetto volentieri il consiglio, ma aspetterò comunque di sapere cosa ne pensa anche il mio buon frate. Faccio anche parte di un coro gregoriano da un po', insomma sto cercando di lodare il nostro Signore in ogni aspetto della mia vita!

[...] A presto allora e grazie

(lettera firmata)

giovedì 28 luglio 2016

Perfide tentazioni contro la vocazione

Tempo fa una lettrice del blog mi disse di essersi accorta di alcune subdole tentazioni con cui il nemico del genere umano voleva farle perdere la vocazione.

Caro D.,
             grazie per avermi risposto, io sono appena tornata dalle vacanze ed è stata una bellissima sorpresa leggere la tua e-mail... Le vacanze sono state utili per ritemprare lo spirito, oltre che il corpo, infatti libera dal ritmo frenetico della scuola ho avuto più tempo per pregare, riflettere e con l'aiuto di Dio cercare di migliorare nei miei tanti difetti.

Sono stata molto contenta di scoprire che le [...] si offrono per la salvezza delle anime; è un mio grande desiderio quello di dare a Gesù e Maria quante più anime possibile e pregare per i peccatori. Essi spesso non trovano alcuna speranza davanti agli uomini, ma davanti a Dio hanno sempre un'altra possibilità: devono lasciarsi abbracciare dalla sua infinita misericordia.

Ultimamente mi sono accorta che il diavolo mi tenta soprattutto quando penso alla mia vocazione: a volte mi tornano in mente tutti i peccati che ho fatto di cui mi vergogno di più per farmi perdere la fiducia nella misericordia e nell'amore incondizionato del Signore, scoraggiandomi così a rispondere alla sua chiamata. Altre volte invece sento dei discorsi subdoli sulla Chiesa, sul Papa, sui cattolici praticanti... proprio come se volesse convincermi che sto "sbagliando strada". Alcuni dicono che le suore di clausura non servono a niente e che la loro vita è una forma di egoismo verso i bisogni della società; i loro discorsi però non stanno in piedi perchè allo stesso tempo criticano anche i missionari che secondo loro "non lasciano la libertà religiosa e impongono modi antiquati di vita". Mi dispiace davvero che la gente dica queste cose quando il Signore ha dato la vita anche per loro...

[...] Sosteniamoci nella preghiera, anche per l'inizio del nuovo anno scolastico, ti saluto in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                             innanzitutto sono molto felice che stai perseverando nel discernimento vocazionale. Ormai è passato molto tempo da quando mi hai scritto la tua prima lettera, e vedo che sei sempre più determinata a voler abbracciare la vita religiosa. Solo una persona innamorata di Gesù buono può pensare di abbandonare il mondo per entrare in un monastero di clausura di stretta osservanza.

È chiaro che il nemico del genere umano tenterà di ostacolarti in vari modi. Infatti lui sa benissimo che se una persona ha la vocazione religiosa ma preferisce rimanere nel mondo, non solo metterà a rischio la sua salvezza eterna, ma anche la salvezza di tante altre anime che avrebbe salvato con l'apostolato della preghiera se fosse entrata in monastero.

Molta gente non conosce le cose che riguardano la vita spirituale, pertanto pensa che la vita delle suore di clausura sia tempo perso. Noi invece sappiamo che le claustrali sono importantissime per la vita della Chiesa, infatti con le loro preghiere e penitenze attirano numerose grazie e conversioni sull'umanità, e pur restando nascoste all'interno della clausura contribuiscono alla salvezza eterna di innumerevoli anime.

Pensiamo a Santa Teresa del Bambin Gesù, morta all'età di 24 anni nel monastero delle carmelitane scalze di Lisieux. La Chiesa l'ha proclamata Patrona Universale dei Missionari Cattolici perché pur vivendo nella clausura ha contribuito con le sue preghiere e sacrifici ad aiutare i sacerdoti missionari che andavano in Paesi lontani ad evangelizzare i popoli. Nel Giorno del Giudizio scopriremo l'enorme numero di anime salvate grazie a Santa Teresa di Lisieux, e vedremo che la vita delle claustrali era utilissima per il bene spirituale della gente. Purtroppo, le persone mondane accecate dal materialismo idolatrico non possono capire questi discorsi.

Il nemico del genere umano tenta di scoraggiarti anche mediante le critiche che circolano nel mondo nei confronti della Chiesa Cattolica. Anche ai tempi di Sant'Atanasio, San Francesco, Sant'Alfonso e tanti altri santi, c'erano dei cristiani (anche consacrati) che si comportavano male. Ma questo non deve farci allontanare dalla Chiesa, al contrario, dobbiamo imitare i santi, i quali “riformarono” il cattolicesimo non con le critiche salottiere, ma dando il buon esempio e vivendo il Vangelo in maniera radicale. Del resto, ognuno di noi in punto di morte dovrà rendere conto a Dio solo delle proprie colpe, non di quelle commesse da preti, vescovi, cardinali o altre persone su cui non avevamo nessuna autorità.

In Corde Regis,

Cordialiter

mercoledì 27 luglio 2016

Attenzione alla cattiva filosofia

Tempo fa mi ha scritto una studentessa universitaria ardente d'amore per il Signore...

Ciao, oggi per la prima volta sono capitata nel blog, ho letto tante bellissime cose, e vorrei anche io contribuire con la mia esperienza. Se sono 'capitata' in questo sito non è un caso, ma è il frutto della mia necessità di cercare occasioni per poter parlare con qualcuno di quello che provo. Ho 26 anni e studio Filosofia. Fin da bambina sono stata educata alla vita religiosa, nel senso che sono credente e praticante: ma solo oggi io posso dire di capire ciò che significa tutto questo. La mia passione per la Filosofia è nata al Liceo; quando l'ho scoperta, la mia vita è cambiata, e la mia gioia era immensa. Da allora l'ho sempre coltivata e amata con entusiasmo; lei ti eleva spiritualmente, ti abitua e ti insegna a scorgere il trascendente, o metafisico, come si dice in gergo tecnico. Io credevo di aver raggiunto il massimo della felicità nella mia vita. L'anno scorso ho passato un periodo molto buio della mia vita interiore, un periodo di enormi sofferenze e paure. Ho pregato tanto perché ne potessi uscire, ma il mio cuore era talmente pieno di paura che riuscivo a pregare solo con la testa. Usavo quello che ho sempre saputo usare: la razionalità. Credevo di aver perso Dio, di non riuscire più a riconoscerlo; la verità è che non l'avevo mai trovato. Ebbene, mi trovavo in Chiesa durante la Santa Messa domenicale, pochi mesi fa, periodo in cui, grazie ad un aiuto specialistico, stavo già molto meglio. Durante l'omelia ho smesso di seguire le parole del Parroco, come se mi fossi incantata. Fissavo la Croce. All'improvviso ho avvertito una sensazione davvero strana... non mi ero mai sentita così. Era come se qualcuno mi stesse abbracciando, e tutto intorno a me sentivo calore. Poi ho avvertito una gioia immensa nel cuore e un senso di amore grandissimo. Anche ora non riesco a trattenere le lacrime. Ho capito subito che il Signore stava rispondendo alle mie domande. La prima cosa che ho pensato è stata: eccoti Signore, ti ho trovato. Io ti ho cercato con la mente e tu mi hai risposto nel cuore. Da allora ho dentro una gioia incontenibile, che non so a chi trasmettere perché ho paura di essere presa per folle. Lui mi ha salvato, e la cosa straordinaria è che mi ha guarito dalle mie angosce ancora prima che io potessi conoscerlo e rendergli grazie. DIO E' GRANDE, E' IMMENSO. In quel momento ho avuto come la sensazione di svegliarmi da un lunghissimo sonno, e mi sono detta: ma io finora dov'ero???? dove guardavo? non è possibile, tu sei sempre stato qui al mio fianco, umile e discreto, e io non ti vedevo!! Tutto mi si è chiarito davanti, è un'emozione indescrivibile. La gente non ha il CORAGGIO di guardare fino in fondo nelle cose, non pensa, non sta in silenzio ad ascoltare. Non ha il coraggio di amare. In questi mesi mi sono tormentata e mi sono chiesta a lungo che senso abbia avuto il mio percorso di studi. La risposta che mi sono data è questa: è il modo che il Signore mi ha regalato per farmi arrivare a Lui. Questo era il mio percorso. Ora il mio animo è sereno e colmo di amore e di forza, ed ogni giorno che passa la mia coscienza si fa sempre più vivida: il Signore non viene accolto perché non viene capito, se solo la gente lo conoscesse!!...se solo tutti fossero in grado di sentire l'amore nel cuore come lo sto sentendo io... sarebbe bellissimo. Ecco perché scrivo. Perché la mia gioia immensa deve trovare un senso e una direzione. L'amore che sento dentro è tanto grande e insieme tanto semplice. Il Signore è degno di amore e riconoscenza infinite, non basta una vita per lodarlo. Soltanto ora capisco il significato dei gesti eucaristici, di tutte le parole, della possibilità che una persona voglia dedicare la sua vita a Dio. Tutte cose che prima non capivo, perché non le vivevo appieno, le vivevo per sentito dire, come gesti meccanici. Mi sento come una bambina che si entusiasma per la sua prima bambola, o per aver scoperto per la prima volta l'arcobaleno. Ora capisco anche cosa significa infinito, o eterno: lo si può percepire nell'esatto istante in cui senti Dio in te; qui ritrovo le bellissime, ma allora incomprensibili parole di Sant'Agostino, che io ho avuto modo di conoscere attraverso i libri della Filosofia medievale: si avverte l'infinito nell'attimo in cui trovi Cristo.

[…] Carissimo, io mi scuso e ti ringrazio se avrai letto questa mia lunga mail, ma per me è stato importante. Con grande affetto, ti saluto nella Benedizione del Nostro Signore, che tanto ci ama e che tanto dobbiamo amare.


Cara sorella in Cristo,
                                    sono contento che il mio blog sulla vocazione religiosa ti sia piaciuto. Ho apprezzato molto la tua testimonianza. Adesso però vorrei dirti due cose.

- La filosofia, se è buona come quella di San Tommaso d'Aquino, conduce a Dio. Mentre la cattiva filosofia (come quella di Kant, Hegel, Nietzsche e Heidegger), allontana le anime dal Signore. Continua pure a studiare filosofia, ma fai attenzione agli autori che trascinano direttamente o indirettamente all'ateismo. Anche di certi filosofi pseudo "cattolici" (mi riferisco ai modernisti), devi fare molta attenzione, poiché sono molto pericolosi. Come riconoscerli? Costoro disprezzano ferocemente la filosofia di San Tommaso, e con il loro immanentismo distruggono la fede in Dio. Papa San Pio X nella magistrale encicica "Pascendi Dominici gregis" ha condannato il modernismo definendolo "la sintesi di tutte le eresie", e ha affermato che esso conduce all'ateismo.

- Dopo aver letto la tua lettera, sento di doverti dire che spero tanto che Gesù buono voglia prenderti tutta per Sé, attraendoti alla vita religiosa in qualche ordine fervoroso e osservante. Sì, anche nel mondo potresti vivere da buona cristiana, ma ciò non è facile, come dimostra lo stile di vita della maggioranza dei secolari. Al contrario, in un buon ordine, è molto più facile amare Dio con tutto il cuore e sopra ogni cosa. Sarebbe bello se tu potessi fare un'esperienza di vita religiosa di una settimana in qualche buon convento, oppure, se lo preferisci, in qualche monastero contemplativo.

Qualunque cosa deciderai di fare “da grande”, spero tanto che tu possa continuare a dedicare la tua vita ad amare con tutte le le tue forze Gesù buono. Sì, solo Lui merita di possedere i nostri cuori.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

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martedì 26 luglio 2016

Bisogna riportare il Clero allo spirito evangelico

Pensieri tratti dall'epistolario del Beato Cardinale Ildefonso Schuster:


Sento da più parti, che il Signore desidera una riforma nel Clero e negli Ordini Religiosi. La veste canonica c'è, ma sotto questa veste, talora c'è poco spirito! La vera crisi sta tutta qui. (25 giugno 1945)

Purtroppo, di fronte al Comunismo trovasi un Cristianesimo in gran parte svuotato del suo contenuto [...] Bisogna anzitutto riportare il Clero allo spirito evangelico, indi la Parrocchia, la Diocesi e la Chiesa, in quanto massa. Sono necessari i Santi. Solo essi comprendono tali problemi e li sentono. Gli altri no. (3 settembre 1950)

Il grande errore del secolo, che si infiltra anche nel santuario e nei chiostri, è il naturalismo, che prende il posto del soprannaturale. Quale seduzione! Ecco perché gran parte dell'attività ecclesiastica è scarsa di frutto [...]. E' soprattutto la formazione del giovane clero, che bisogna curare nei seminari e nei noviziati dei Regolari; specialmente in questi ultimi. Molti Ordini sono divenuti innanzi a Dio alberi sterili: rami e foglie, senza frutto per il Signore. (20 ottobre 1950)

L'atmosfera di Dio è quella della Fede, della grazia, dell'orazione, mentre ora, anche i Religiosi, preferiscono un'atmosfera di razionalità, di attivismo, di accomodamento allo spirito del secolo. (2 novembre 1953)

La Madonna piange anche sul Santuario, e sui Chiostri. Si ragiona troppo, e si vive poco di Fede. All'ubbidienza ecclesiastica e religiosa, sottentra il culto della personalità. Alla mortificazione sacerdotale e cristiana, succede uno spirito edonistico, che è affatto nemico alla Croce di Cristo. Anche il clero va secolarizzandosi nello spirito. Sono cose che mi fanno paura. (22 febbraio 1954)

Esercizi spirituali

Dal 15 al 19 agosto si terranno nel Lazio gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola predicati dai sacerdoti dell'Istituto del Verbo Incarnato. 

Ricordo che possono partecipare persone di tutte le età, ma sono particolarmente consigliabili a coloro che non hanno ancora eletto nessuno stato di vita. Per ricevere maggiori informazioni è possibile contattare Padre Pablo Scaloni telefonando al numero 340-7896848 oppure scrivendo all'indirizzo pabloscaloni@ive.org

Le donne possono ricevere maggiori informazioni scrivendo alle suore Servidoras all'indirizzo: esercizispirituali@servidoras.org

Il disporre l'anima a liberarsi dagli affetti disordinati, e poi il cercare di adempiere la divina volontà circa il modo di vivere per raggiungere lo scopo di salvare l'anima, queste cose secondo S. Ignazio sono da considerare “esercizi spirituali”.

Siate apostoli degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, fateli conoscere ai vostri parenti ed amici! Tanta gente ha cambiato vita grazie alle meditazioni fatte durante gli esercizi ignaziani, i quali durano pochi giorni, ma possono valere un'eternità.

Blog religioso

Ricordo che oltre al blog vocazionale, aggiorno quotidianamente anche un altro blog sulla spiritualità cristiana: http://cordialiter.blogspot.it/










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lunedì 25 luglio 2016

Paura dei parenti

Ripubblico una vecchia lettera che tempo fa mi scrisse una ragazza preoccupata dell'eventuale incomprensione dei genitori circa la sua vocazione.

Caro fratello in Cristo,
                                     ho appena intrapreso un percorso di discernimento vocazionale...chiedo a te ed ai lettori del blog di pregare per me affinché senza paura di genitori ed amici possa dire un sì totale a Cristo...in qualunque stato di vita mi chiami! Pregate anche per il mio padre spirituale e coloro che mi sono accanto, specie i miei genitori, che non credo capiranno, specie all'inizio.

Grazie a tutti, prego per voi!

Cara sorella in Cristo,
                                     ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale intrapreso. Per amore di Gesù Cristo devi essere disposta a tutto, anche a subire l'opposizione di amici e parenti. L'amore con amor si paga!

Sappi che circa l'elezione dello stato di vita sei assolutamente libera, nessuno deve azzardarsi a costringerti a fare una cosa che tu non vuoi. Diceva Sant'Alfonso che i parenti spesso sono i peggiori nemici delle vocazioni. Se tu ti senti chiamata alla vita religiosa, sarebbe un grosso errore se qualcuno volesse impedirti di entrare in convento o in monastero. Bisogna fare la volontà di Dio, costi quel che costi. Se il Signore nella sua infinita misericordia ti ha concesso l'immensa grazia della vocazione religiosa, devi esultare di gioia e corrispondere presto al suo amore. Sappi che le ragazze maggiorenni possono diventare suore anche se i genitori sono contrari. Quindi non devi preoccuparti dell'opposizione di amici e parenti; l'unica cosa davvero importante è fare la volontà di Dio.

Coraggio, non arrenderti! Combatti la buona battaglia in difesa della vocazione, la Madonna ti aiuterà, e se resterai fedele sino alla fine, il Signore ti ricompenserà col suo ineffabile amore.

In Cordibus Jesu et Mariæ,

Cordialiter

La sequela nella vita monastica…

Post scritto da una Carmelitana del monastero di Cerreto di Sorano.


Verso la puritas cordis

La nostra condivisione sulla vocazione monastica carmelitana continua. Questa volta puntiamo i riflettori su alcune implicanze pratiche della sequela Christi. Ascoltando, le “storie vocazionali” di diverse sorelle, ci rendiamo conto che Gesù sceglie le circostanze più impensate per far udire la sua chiamata ad una vita di sequela. Sorelle che hanno dovuto lottare tra tante voci per riconoscere quella Sua, e altre che hanno avvertito un imperativo chiaro ed inequivocabile a lasciare ogni cosa e seguirlo nella vita carmelitana. Giovani afferrate da Cristo dentro il caos di una vita più superficiale, e donne già incamminate in una vita consacrata apostolica avvertita, a un certo punto, come insufficiente per rispondere all’appello di Dio come Unico Signore… Alcune raggiunte da Dio in giovanissima età, altre dopo alcune esperienze di vita e di impegno familiare e/o sociale. Questa diversità, apre il cuore alla novità dello Spirito che nel Mistero della Benevolenza di Dio suscita il desiderio di Lui nelle forme più impensate, allo stesso tempo promuove la consapevolezza della ricchezza che viene consegnata alla comunità che come un braciere riceve legna grossa, tozza, più o meno asciutta e secca ma tutta destinata ad infuocarsi, illuminare, scaldare, e non esime, comunque, anzi interpella ad un serio e oculato discernimento vocazionale. In effetti, molti sono i motivi che possono suffragare la scelta del monastero… e non sempre tali motivi sono di ordine soprannaturale. Il desiderio di una vita di preghiera prolungata, per esempio, di per sé non è indice sicuro di chiamata alla vita al Carmelo. La vita in una comunità monastica carmelitana suggerisce la necessità di individuare dei segni concreti che aiutino ad effettuare un sincero discernimento e che lasciano intravedere la possibilità di una assunzione fattiva della fisionomia monastica. Nate da una stirpe di eremiti, la nostra vocazione ha una naturale inclinazione al silenzio, alla solitudine del deserto, alla preghiera individuale e incessante tuttavia, un elemento necessario su cui fondare la decisione di entrare e vivere la sequela in un monastero carmelitano è riconoscere in sé il desiderio vero, sincero, franco, di abbracciare la vita di comunità come mezzo indispensabile per cercare il volto di Dio. La nostra potremmo dire è una con-vocazione: un invito a stare con Lui vivendo insieme ad altre sorelle. Un vivere insieme come Lui, mediante la professione dei consigli evangelici: la castità, l’obbedienza, la povertà, accettando di lasciare tutto per lui. La sequela monastica non implica solo stare con Cristo, accompagnarlo per la via che Egli ha percorso in obbedienza al Padre, richiede pure di vivere come lui: assumere progressivamente il suo stile di vita, adottare i suoi atteggiamenti, lasciarsi invadere dal suo spirito, assimilare la sua sorprendente logica. Ma la nostra chiamata è anche un vivere orientati a Lui, cercandolo, incontrandolo, entrando nel suo mistero e lasciandosi trasformare da Lui nel silenzio, nell’ascolto e nella meditazione della Parola, nella preghiera continua, nella celebrazione della liturgia delle ore e nella vita sacramentale. È un condividere la sua passione per l’uomo  mediante l’offerta della vita declinata nel nostro “farci intercessione” per il mondo e nella qualità evangelica delle nostre relazioni. È un duplice movimento verso l’Altro e verso l’altra che, prendendo in prestito le parole sulla sequela monastica di Isaac abate del monastero di Stella, possiamo esplicitare così: «Fratelli, questo sia per voi il modello di vita, la vera norma della vostra vita santa: vivere con Cristo nel pensiero e il desiderio della patria eterna; e in questa faticosa peregrinazione non rifiutare, per Cristo, nessun esercizio di carità. Seguire Cristo, il Signore, salendo al Padre: affinarsi, semplificarsi, vivificarsi  nella quiete della meditazione. Seguire Cristo abbassandosi verso il fratello: estendendo attivamente se stessi con  l’azione, moltiplicandosi in mille maniere, facendosi tutto a tutti. Non disprezzare nulla di ciò che riguarda Cristo; non aver nulla di più prezioso di Cristo. Avere sete di una sola cosa, occuparsi solo di una cosa, quando si tratta di Cristo unico; voler stare al servizio di Cristo, quando si tratta di Cristo multiplo» (Sermone 12). È beninteso che una vita monastica cenobitica presuppone anche da parte delle singole persone una buona “condizione” per sostenere la robustezza di una vita contemplativa claustrale, un’effettiva “disposizione” a crescere nell’umiltà e nella docilità, un impegno sincero a fondare l’esistenza su una vita teologale che integri man mano la persona nell’unica tensione verso Dio vissuta, armonicamente, nella dialettica tra solitudine della cella e poliedricità della vita comune. È basilare aver intrapreso un cammino di maturazione umana, affettiva, relazionale: una certa stabilità negli stati emotivi, un’identificazione serena con la propria sessualità e la capacità di accogliere le altre in quanto diverse, perché su queste basi si poggerà l’edificio spirituale che la vita carmelitana costruirà, gradualmente, esperienza dopo esperienza. Queste condizioni sono necessarie perché supportano la scelta della vita monastica sia nella sua dimensione dello: “stare” con Gesù, sia nel suo aspetto del “mettersi” alla sua sequela nella forma piena del conformarsi a Lui e pertanto nella condivisione della sua stessa sorte… «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). La vita in monastero, dice Cassiano, si vive « nel sacramento della Croce » – « sub crucis sacramento » (Institutiones, IV, 34) e vivere nel mistero della Croce significa vivere in unione con Cristo nella sua « obbedienza fino alla morte, e alla morte di croce » (Filippesi, 2, 8-9). Significa seguirlo «dovunque egli vada» (cf Lc 9,57) Seguire questo Dio Crocifisso, comporta la scelta coraggiosa e perseverante di condividere il suo destino di maestro umiliato e messia fallimentare dal (punto di vista umano). E ciò ha un significato chiaro: la progressiva rinuncia a noi stesse, l’offerta oblativa della nostra vita, lo sviluppo di un amore sempre più autentico e gratuito, in unione a Cristo Crocifisso nella crescente consapevolezza che questo Crocifisso è il Risorto, colui che ha promesso: «Chiunque ha lasciato casa o moglie o fratelli o campi per me, già al presente riceve cento volte tanto» (Mc 10,30). La carmelitana pertanto è chiamata a «partecipare all’annientamento di Cristo, ma allo stesso tempo alla sua vita nello Spirito» (PC 5) mentre vive « nel sacramento della Croce » e grazie al Sacramento della Croce…. Quando matura in lei la capacità di smontare le sue illusioni, quando il falso « io » si ridimensiona fino a scomparire, quando impara a non anteporre nulla all’amore di Cristo. È un cammino verso la luce che splende man mano che il cuore impara la via della docilità e dell’umiltà, diviene sempre più sgombro di sé, andando verso quella che i Padri chiamano puritas cordis: purezza di cuore.


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Per contattare le monache Carmelitane di Cerreto di Sorano scrivere all'indirizzo carmelitane@gmail.com 

domenica 24 luglio 2016

Chiamati all'intimità con Dio

Pubblico un post scritto dalle Carmelitane di Ostuni (Brindisi).


La vita carmelitana è, per vocazione e per missione, vita di preghiera e di unione con Dio, vita che si lascia possedere da Dio Trinità, non solo come intimità verso la beatitudine eterna ma come realtà che si raggiunge sulla terra. Una carmelitana deve essere una specialista della preghiera, perché la vita di preghiera e di unione con Dio costituisce veramente l'ideale e l'anima del Carmelo.  La presenza di Dio è il punto di partenza e la base dell'ideale carmelitana. Anche se Dio resta nella sua luce inaccessibile, l'anima carmelitana, attraverso una fede viva, cerca di incontrarlo e vederlo in ogni cosa e negli avvenimenti gioiosi e dolorosi della vita. Il Carmelo da sempre ha presentato con forza l'ideale di intimità con Dio; conforme ai primi eremiti del monte Carmelo vive in solitudine per contemplare Dio e le cose di Dio. Tutta la nostra vita carmelitana è: "Vivere nell'Ossequio di Gesù Cristo e servire Lui fedelmente con cuore puro e totale dedizione". Per arrivare all'ideale occorrono dei mezzi, soprattutto di carattere ascetico. Infatti l'ideale ascetico del Carmelo è tener compagnia a Dio conversando amichevolmente con il Signore. Il Carmelo propone dei mezzi che facilitano l'intimità con Dio: la preghiera, la solitudine, il raccoglimento e la mortificazione. Al Carmelo il posto d'onore spetta alla contemplazione, vivendo sempre alla presenza di Dio divisi in diversi momenti di orazione mentale.  Sant'Elia ce lo insegna: "Viva il Signore Dio d'Israele alla cui presenza io sto" ( 1Re 17,1), è un aiuto efficace per vivere tutta la giornata alla Presenza di Dio.  L'orazione al Carmelo un carattere ben definito: Intimità ed affetto. Più concretamente è uno scambio di amore tra l'anima e Dio. Per chi è chiamato al Carmelo deve vivere queste due realtà: il mistero e la presenza di Dio.  Un altro punto importante per il Carmelo è il raccoglimento perché è impossibile la preghiera contemplativa senza il raccoglimento interiore. Il raccoglimento esterno deve corrispondere al raccoglimento interiore, senza questo l'anima si illude di incontrare Dio. La spiritualità carmelitana insegna a cercare Dio nel fondo dell'anima; per cui si ritiene necessario il distacco dalle realtà esteriori, la solitudine e il silenzio.  


L'unione con Dio è un ideale pieno di fascino, ma la via per giungervi è aspra e stretta. Solo quando è libera da ogni affetto di creature, da ogni capriccio o ricerca di gusti personali, l'anima diventa "un 'altare su cui Dio, viene adorato con amore e una lode pura" ( San Giovanni della Croce, Salita 1,5-7). Per chi è chiamato al Carmelo la strada è segnata da queste caratteristiche: silenzio, solitudine, raccoglimento, mortificazione, intimità con Dio; è solo questa dovesse costargli  la vita (P. Anastasio Ballestrero).  La vocazione ci aiuta a sentirci al nostro posto; dove e come il Signore ci vuole. L'insegnamento della spiritualità carmelitana riconosce il primato dell'amore sopra ogni altra cosa, e a questo primato ispira tutte le sue manifestazioni. La vita del Carmelo è amore: amore che contempla, amore che si dona.  Il carmelitano dinanzi all'unione con Dio e alla contemplazione, non può avere mai un atteggiamento né di diffidenza né di indifferenza. Il desiderio dell'unione perfetta è una delle esigenze della vocazione carmelitana. 

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Coloro che desiderano contattare le Carmelitane di Ostuni, possono scrivere al seguente indirizzo:     carmelitaneostuni@gmail.com

La pace del monastero

Una ragazza mi ha scritto una bella testimonianza sulle Benedettine di Fermo.


Finalmente sono riuscita ad approdare nel luogo dove per la prima volta ho avuto un incontro autentico con il Signore. Sto parlando del Monastero “San Giuliano” delle Benedettine di Fermo.

L’anno scorso, durante la settimana Santa ho iniziato a sentire un desiderio così forte di stare in un monastero che razionalmente non me lo sapevo spiegare. Così iniziai a informarmi su internet e telefonai ad un monastero francescano. Lasciai più di un messaggio nella segreteria telefonica però nessuno mi richiamò. Al che pensai che potevo recarmi in qualunque altro monastero e magari anche più vicino. Così lessi su un blog tra le varie esperienze, che un’oblata aveva avuto un’esperienza di accoglienza in un monastero di Fermo dove raccontava di essersi trovata molto bene e parlò anche del carisma della madre Abbadessa che l’aveva ascoltata e aiutata. Mi colpirono molto le sue parole, così mi incuriosii e pensai che era proprio il posto ideale per me. Chiamai per telefono la sera e mi dissero che avrei dovuto richiamare il giorno dopo perché avrei dovuto parlarne con la Madre. E così fu. Il giorno stesso la Madre mi disse di sì. Così feci la mia prima esperienza di accoglienza durata 4 giorni. Poi mantenni il contatto con la Madre durante tutto il tempo vissuto all'estero e al mio ritorno in Italia, e nell’arco di un anno tornai per la seconda volta, poi la terza e infine la quarta il mese scorso, dove ho assistito ai meravigliosi esercizi spirituali predicati da un pio sacerdote, le cui ricche e profonde meditazioni, sia dal punto di vista umano che teologico-filosofico,  mi hanno offerto l’opportunità di capire, approfondire, confermare alcuni concetti sull’”abitare con Gesù”, consentendomi di far crescere in me la forza ed il benessere, e fornendomi  una nuova chiave di lettura per affrontare le mie problematiche. Dopo soltanto 4 esperienze di accoglienza posso dire che il monastero delle monache benedettine è diventato per me la mia seconda casa, l’unico luogo dove riesco a sentirmi in pace, in armonia, dove riesco a riposare, dove posso essere me stessa e sentirmi accolta, amata, ascoltata, coccolata. Nel monastero ho vissuto momenti d’intensa riflessione  e meditazione nei dialoghi con la Madre Abbadessa che mi ha letto dentro e mi ha guidata facendomi scoprire che Dio è misericordioso. Poi, altra scoperta: la lectio divina individuale e condivisa, dove la Parola non è solamente teoria ma diventa prassi, ossia carità che plasma la vita quotidiana. Il monastero è il luogo scandito dalla preghiera e dal lavoro, (ma non dal semplice pregare e lavorare),  dove la preghiera viene espressa con intensa dolcezza, silenzi, parole e canti angelici gregoriani, e dove il lavoro viene vissuto con il sorriso in simbiosi con Gesù. Ogni cosa, ogni azione, ogni oggetto viene mosso unicamente dall'amore e dalla gioia (una tavola apparecchiata, i pasti squisiti, e tutti i lavori fatti a mano come il presepe, la pittura su vetro, i ceri decorativi, le icone, i rosari e le coroncine, i portafogli e le borse, le ostie, i biscotti, i vestiti battesimali e le tuniche, il modo di prendersi cura dell’orto, ecc..) e ci si chiede come può una cosa così semplice essere trasformata in qualcosa di così straordinario e meraviglioso. Ed oltre a tutto ciò che si fa quotidianamente, il monastero delle monache benedettine è a tutti gli effetti una comunità  terapeutica spirituale  dove la madre Abbadessa, dalla  carismatica autorevolezza, e  come madre spirituale, è riuscita concretamente, sospinta non solo dai precetti della sua ricca preparazione teologica e pedagogica, ma soprattutto dall'amore caritatevole che nasce e si nutre dell’amore di Cristo, a creare una vera e propria rete di aiuto esterna, in collegamento continuo con il  monastero; ogni giorno arrivano numerose mail e giungono alla porta del monastero persone che richiedono preghiere e ascolto sulle più disparate condizioni di disagio, sofferenza, disgrazia, e incredibilmente tutte le numerose richieste vengono evase. Le sorelle sono come angeli!

Ma il monastero  è  anche il luogo dove nel contempo  si vive molto il senso della fraternità, dell’armonia nei rapporti interpersonali, nell'aiuto reciproco dove centrali sono l’amore di Cristo e la gioia della sua resurrezione, manifestata non solo nell'azione quotidiana, nel lavoro e nella preghiera, ma anche attraverso momenti di convivialità, giovialità, canti. Un altro mito da sfatare: non è vero che il monastero sia un luogo avulso dalla realtà esterna. Ogni giorno si ascoltano le notizie e c’è una grande attenzione e preoccupazione per tutto ciò che accade fuori, ed ogni giorno si cala la preghiera nella realtà di tutti i bisognosi… e tutti  sappiamo quanto possa essere imprescindibile e potente la preghiera! Mai mi sarei aspettata di trovare tanta apertura al mondo esterno come in un monastero di clausura e mai mi sarei immaginata che si facessero così tante cose. Sembra che una giornata non basti mai per poter terminare tutto ciò che ci si era preposto di fare. Il monastero è stato per me il luogo che mi ha ridonato la speranza e la forza per affrontare tutte le mie problematiche diventate insostenibili, mi ha arricchita nello spirito e nel cuore, nella pace e nell'amore e mi ha permesso di  ritrovare un senso nella mia vita. È il luogo dove ho fatto i conti con il silenzio, le paure, le sofferenze, i dubbi, le delusioni, dove gli affanni si sono trasformati in gioia suscitata dalla presa di coscienza che non sono più sola, perché sono certa che Gesù non mi abbandonerà mai, qualunque sarà la mia situazione di sofferenza, così come non mi abbandonerà mai questa splendida famiglia che prega per me e si preoccupa per me! Non mi basterà una vita per poter contraccambiare tutto ciò che mi è stato donato in questo piccolo paradiso che è il Monastero delle Benedettine! 

A tutte voi ragazze che vi trovate in questo momento, e non casualmente, a leggere queste testimonianze di esperienze vissute nel monastero, o perché sentite la necessità di capire o approfondire la vostra vocazione, o per convertirvi, o per assaporare l’amore infinito, la gioia, la forza e la speranza, qualunque sia la vostra situazione, sappiate che in questo Monastero il Signore parlerà al vostro cuore attraverso la fervorosa preghiera delle monache, attraverso la lectio divina e il dialogo.

Grazie di cuore!
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Per contattare le Benedettine di Fermo, potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: m.benedettine @ alice.it  (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).

Trascorrere alcuni giorni nel monastero delle Carmelitane di Cerreto di Sorano

Le Monache Carmelitane del monastero di Cerreto di Sorano (Toscana), accolgono volentieri ragazze in discernimento vocazionale attratte dalla spiritualità carmelitana.



SETTIMANE ESTIVE

I week-end e le settimane estive vanno da giugno a settembre e sono tempi pensati per le giovani dai 18 ai 35 anni.

E’ un’esperienza che prevede momenti di preghiera, formazione, lavoro nel frutteto e nell’orto.

E’ possibile sostare presso prefabbricati in legno completamente autonomi, nell’aria adiacente al giardino del Monastero.

Si tratta di giornate in cui si ha la possibilità

– di vivere in un clima di silenzio e solitudine,

-di partecipare alla liturgia delle monache carmelitane tramite il Santuario,

-di cercare motivazioni alla fede

-di sperimentare un contatto con la natura circostante tramite il lavoro della terra.

Per la disponibilità contattare il Monastero:  carmelitane@gmail.com

Le settimane estive sono un tempo propizio per conoscere e approfondire la spiritualità Carmelitana

I week end hanno un carattere fortemente esperenziale e consentono attraverso l’approfondimento delle motivazioni e dei contenuti di questo stato di vita di percepire se questa forma di appartenenza all’unico Amore può essere quella a cui Dio ti chiama.

In te già è presente l’intuizione o il desiderio di appartenere totalmente a Dio?
Sei in ricerca dei segni che il Signore traccia nella tua storia?
Gesù,nel segreto, ha, in alcuni momenti, bussato al tuo cuore?
In te suscita curiosità o fascino la dimensione contemplativa e la spiritualità carmelitana?
VIENI e VEDI!
è arrivato il momento di giocarti in un ascolto disarmato di ciò che il Signore vuole da te.
Ti aspetta un cammino per comprendere dove il Signore ti chiama e come orientare
tutte le tue forze per consegnare a Lui tutto il tuo cuore.

sabato 23 luglio 2016

Una mamma felice di avere un figlio in convento


Una mamma mi ha scritto per dirmi di essere entusiasta del fatto che uno dei suoi figli ha abbracciato la vita religiosa.

Caro Cordialiter,
                            da un po' di tempo seguo il tuo bellissimo blog e sento il desiderio di raccontarti la mia esperienza, che forse può essere utile anche ad altre persone.

Sono la mamma di un ragazzo di 19 anni che dopo due anni di discernimento ha iniziato da 6 mesi il suo percorso di consacrazione ed è entrato in noviziato presso un meraviglioso ordine che tu consigli spesso. […] Il mio cuore di mamma sapeva già da tempo che mio figlio aveva in sé il germe della vocazione, e questo ancora prima che lo comprendesse lui stesso. Quando è arrivato alla consapevolezza della chiamata, le prime persone a cui lo ha confidato siamo stati noi genitori. Ti assicuro che questo ha cambiato la nostra vita: eravamo cattolici, ma vivevamo un cattolicesimo "stanco", fatto di abitudini e privo di quella capacità di meravigliarsi per i doni del Signore, che è la gioia e il fondamento della nostra religione. I primi ad essere convertiti da nostro figlio siamo stati noi!!! Quando un ragazzo di 17 anni, tuo figlio, ti dice determinate cose, esprime concetti che dovresti essere tu a insegnare a lui e non viceversa, un genitore deve mettersi  in discussione!!! Dal giorno in cui ci ha confidato il suo desiderio, la nostra vita è cambiata, e la gioia è entrata a far parte della nostra esistenza in modo dirompente e incontrollato. I veri valori della vita ce li ha trasmessi nostro figlio e noi siamo grati a Dio per questo!!! I genitori non devono avere paura di perdere un figlio, di affidarlo a una vita "lontana dalla realtà": non esiste altra realtà se non Gesù Cristo, non esistono altri valori se non quelli dell'amore e della gioia. La grazia della chiamata alla vita sacerdotale investe anche chi sta vicino alla persona che viene chiamata. In questa ottica, i genitori partecipano alla scelta del figlio in un modo che non può che trasmettere gioia! Tutto viene visto in un'altra prospettiva e si riesce a dare vero valore alle cose: se tuo figlio è felice e sorride sempre ringraziando il Signore pur vivendo senza riscaldamento né acqua calda, mangiando solo quello che viene dalla bontà dei benefattori, senza televisione, videogiochi, musica, vestiti firmati, i genitori devono chiedersi cosa è veramente importante, se questa vita frenetica sempre a caccia di soldi e successo è quella giusta, o  se invece esistono cose più importanti che i nostri figli, e non noi adulti dall'alto della nostra "esperienza", sono riusciti a cogliere nonostante i nostri tentativi d "distrarli". Questo voglio dire ai genitori dei ragazzi e ragazze che sentono il desiderio di consacrarsi: ricordatevi che i figli non sono nostra proprietà, sono solo "piccole anime che Dio ci ha affidato in prestito". Imparate dai vostri figli, siate i primi convertiti del loro apostolato, lasciatevi avvolgere dalla gioia che si sprigiona dai loro occhi quando parlano di Gesù, non abbiate paura della Verità. Ai ragazzi invece voglio chiedere di non smettere mai di essere felici per la loro scelta: prima o poi qualunque genitore si convincerà davanti a tanta gioia. Testimoniate con il vostro esempio e con la vostra perseveranza quello che conta veramente nella vita. In fin dei conti, la missione dei genitori nel mondo è quella di volere la felicità per i propri figli, e quale felicità più grande ci può essere di quella di servire Gesù Cristo e portare a Lui tutti gli uomini?

Con tanto affetto!!!

Una mamma


Cara sorella in Cristo,
                                     ti ringrazio per la bella testimonianza che mi hai scritto, sono contento che tu e tuo marito siate entusiasti del fatto che Gesù buono ha chiamato uno dei vostri figli alla vita consacrata in un istituto religioso fervoroso e di stretta osservanza. 

Purtroppo, il vostro caso è solo un'eccezione, infatti in genere i genitori si oppongono tenacemente alla vocazione dei figli. Mi hanno scritto alcune signore che da giovani volevano diventare suore, ma i genitori (soprattutto le mamme) si sono opposti e le hanno convinte a restare nel mondo. Adesso rimpiangono di non essere entrate in monastero. Per questo motivo consiglio a coloro che hanno la vocazione, di confidarsi coi genitori solo poco tempo prima di partire, cioè quando ormai ci si è accordati con un monastero in cui entrare. Confidarsi prima di aver fatto un'esperienza vocazionale, significa mettere a repentaglio la propria vocazione, come dimostra l'esperienza.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter
Pubblico una lettera scritta da una signora.



Carissimi fratelli e carissime sorelle nel Signore,

sono Maddalena Gioia di Somma Lombardo (VA), vorrei  
esprimere tutta la mia gratitudine, tutti i miei sentimenti di Amore e di Grazia, ricevuti dal Signore.

La fonte, di questa forza meravigliosa, alimentata e guidata dallo Spirito Santo, ricevuta già con il Battesimo, nel corso degli anni mi ha fatto scoprire l'amore per la Parola.

Cristo per me è il centro, egli è l’Onnipotente, basta per ogni cosa.

L’amore che Dio mi dona è immensurabile, non finirò mai di ringraziarlo.

Io sono per il bene comune, che è la ricchezza di tutto il creato, pertanto l’amore che è fine e principio, mi insegna a rispettare l’ambiente, ad essere custode di tutto ciò che la terra contiene, ma soprattutto a non trattenerlo per me, ma a condividerlo con chi si trova in difficoltà e mettermi di nuovo al servizio dei bisognosi in spirito e corpo, dunque, dei poveri, ma non solo poichè l’uomo non vive di solo pane.

E qui entro in merito dello scritto, per comunicare la mia intenzione di “devolvere” a scopi sociali e caritativi la casa ereditata dai miei genitori.

Purtroppo la mia intenzione non trova il consenso dei miei tre fratelli ai quali spetta la loro quota ereditaria, ne segue che non posso avviare il progetto senza che prima abbia liquidato al più presto la loro porzione d’eredità.

E' un desiderio che sento profondamente come una chiamata del Signore, e questo mi spinge a non aderire alla richiesta dei miei fratelli di vendere l'immobile, ma di metterlo a disposizione delle istituzioni caritative promosse dalla Chiesa.

Per questo ho pregato e prego ancora tanto, rivolgendomi alla volontà di Dio che mi permetta di incontrare persone con lo stesso mio desiderio in modo tale da realizzarlo e concretizzarlo; per essere espressione di bontà, carità, accoglienza e benevolenza verso i fratelli.

Chiedo pertanto il Vostro aiuto e mi rivolgo a tanti bravi benefattori, singole persone, associazioni, comunità interessate e disposte ad aiutarmi.
Ciò che faremo sarà un segno di umanità. L'umanità che metteremo in azione non sarà solo frutto del nostro buon cuore ma l’esito certo della scelta di farci discepoli.

In passato, ho manifestato anche a sacerdoti e persino al sindaco del mio paese ho comunicato la mia disponibilità a dedicarmi ai bisognosi in forme diverse, sempre comunque ispirati da motivi di fede.

Oggi mi rivolgo a tutti coloro che sono alla ricerca di sé e di Dio, interessati a proseguire, o, intraprendere questo cammino insieme, i quali cercano un luogo di lavoro e di preghiera; non escludo quello di istituire un'associazione o fondare una congregazione di vita comunitaria che segna una rinascita esistenziale, spirituale e vocazionale.

Premetto che in base alla mia esperienza ho potuto constatare che per motivi interni pur leciti che condivido, l’ingresso in una comunità religiosa è spesso entro i trentacinque anni.

Resta inteso questo per tutti, che oltre alla chiamata e al percorso di formazione c'è senz'altro un primo, attento lavoro di discernimento interiore.

Io stessa in quest'ultimo periodo ho riprovato a riprendere dopo parecchi anni la strada della vita religiosa, ma essendo fuori età, mi sono ritrovata ancora a discernere, ma grazie a Dio, con il suo aiuto, ho capito che non era la strada giusta, quella di entrare in una comunità dove vige il limite di età.

Il Signore, ancora una volta mi ha messo davanti l'ennesimo bivio, davanti a due strade, mi ha accompagnata a non pensare più alla comunità, ma di riflettere: una strada era quella di entrare in una comunità, e nell'altra il Signore, insisteva avendo già le basi di un immobile, da metterlo a disposizione degli infelici.

Oggi sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere "la mistica" di vivere insieme, di mescolarci, di incontrare, di partecipare ad una vera esperienza di fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie di vivere insieme, aggrappandosi all'amore di Dio, che sa aprire il cuore all'amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre Buono.


Cari fratelli e sorelle ho la grazia e la possibilità di trasmettere tutte queste informazioni necessarie:


                                      GRAZIE  DI  CUORE


Immenso, vanno a due persone a me tanto care D. e I. di pubblicare questo mio scritto sul blog.
Offriamo tutto a Gesù Cristo, che è morto per me-noi, che ha versato sangue da tutto il corpo povero Gesù mio! Che ha conosciuto tutta l'agonia e tutto lo strazio dei dolori, per noi inimmaginabili.
Io prego il Signore di farci sapere come aiutarlo, prego di non farci perdere la speranza e come continuare questa strada insieme a tutti voi.

Un abbraccio fraterno

maddalena.gioia56@gmail.com

venerdì 22 luglio 2016

Sposarsi?

Tempo fa mi ha scritto una ragazza uscita da un monastero, la quale era indecisa se pensare a sposarsi o pensare alla vocazione tentando una nuova esperienza vocazionale. Riporto la mia risposta nella speranza che possa essere di qualche utilità ad altre persone.


Carissima sorella in Cristo,
                                              il fatto che tu sia stata mandata a casa quando eri postulante, non significa in modo assoluto che tu non sia portata per la vita religiosa. San Giuseppe da Copertino venne letteralmente cacciato da un convento, e così entrò in un altro ordine religioso nel quale si fece santo. Chissà, forse tu non eri chiamata in quell'ordine, ma in un altro migliore, o almeno più adatto alle tue inclinazioni.

Non possiamo nemmeno escludere che Dio voglia che tu metta su famiglia. Anche in questo caso c'è un precedente. I genitori di Santa Teresa di Lisieux in gioventù tentarono di entrare in convento, ma vennero mandati a casa. Così decisero di sposarsi e misero su una famiglia davvero cristiana che merita di essere presa a modello.

Dunque che fare? Questo è un momento importantissimo della tua vita, è l'ora cruciale in cui devi eleggere lo stato di vita, e da questa decisione potrebbe dipendere la tua sorte eterna. Da parte mia cercherò di darti qualche semplice consiglio per aiutarti a capire quel che Dio vuole da te. Innanzitutto devi essere pronta a tutto, come un valoroso soldato, pur di eseguire ciò che Dio ti farà comprendere attraverso la preghiera e la meditazione. Appena avrai capito qual è la tua vocazione (religiosa o matrimoniale) dovrai obbedire a Dio con prontezza, proprio come fanno i soldati.

Per poter abbracciare la vita religiosa è necessario avere motivazioni spirituali come il desiderio di vivere più uniti a Gesù, vivere con maggiore perfezione la vita cristiana, fuggire i pericoli del mondo, dedicarsi all'apostolato per la salvezza delle anime, ecc. Se tu senti qualcuna di queste motivazioni, vale la pena approfondire la questione per capire se la tua è vera vocazione oppure hai solo dei pii desideri.

Motivi che inducono a mandare a casa i giovani entrati in convento per un discernimento vocazionale, sono la mancanza di obbedienza agli ordini leciti dei superiori (a quelli illeciti si è tenuti a resistere), la mancanza di volontà nel voler correggere i propri difetti, la mancanza di amore per la preghiera e la penitenza, ma soprattutto la negligenza nel vivere in castità.

Il mio consiglio è di trascorrere una settimana in un monastero di stretta osservanza per pregare Dio di illuminarti sullo stato di vita da eleggere. Deve essere un monastero di stretta osservanza, altrimenti in uno rilassato potrebbe venirti il disgusto per la vita religiosa.

Se invece ti senti chiamata per la vita matrimoniale devi sapere che è facile trovare delle donne pentitesi di aver abbracciato questo stato di vita. Anche tra le lettrici del blog ce ne sono alcune che se potessero tornare indietro entrerebbero in convento. Il matrimonio è una scelta delicata, poiché una volta che lo sposalizio è rato (cioè valido) e consumato, non può essere più sciolto da nessuno, nemmeno dal Papa. Dunque è importante scegliere la persona giusta. Come fare? Qualora tu abbia questa vocazione, devi cercare un ragazzo che abbia le qualità morali del Beato Luigi Martin (il papà di Santa Teresa di Lisieux), cioè deve essere un uomo davvero cristiano, fedelissimo a tutti gli insegnamenti della Chiesa, soprattutto a quelli riguardanti la sessualità. Purtroppo è molto difficile trovare un fidanzato del genere, infatti il grande problema è che molti uomini si sposano solo per pura attrazione fisica, e inoltre non sono fedeli alle proprie mogli. Affinché il matrimonio sia felice è importantissimo "selezionare" con estrema diligenza il futuro coniuge, altrimenti in seguito se ne pagheranno le conseguenze a caro prezzo. Il fidanzato deve osservare seriamente gli insegnamenti della Chiesa. A che serve sposare una persona bella e ricca, se non ha il santo timor di Dio? Il periodo di fidanzamento serve a conoscere il carattere e i principi morali del futuro coniuge. Se trovi un fidanzato che vuole abusare del tuo corpo prima del matrimonio, lascialo subito! è un chiaro segno che non ti ama. L'amore vero nasce da Dio, ma se il partner vuole profanare il tuo corpo (che è tempio dello Spirito Santo), ciò significa che per te non ha vero amore, ma semplice attrazione fisica. Ti prego di credermi, solo vivendo castamente il periodo di fidanzamento è possibile accertare l'amore vicendevole. Del resto l'esperienza dimostra che persone che sembravano innamoratissime, si sono lasciate quando è cessata l'attrazione fisica. Qualcuno potrebbe dire che le mie sono solo belle parole, perché di fatto è raro incontrare una persona disposta ad aspettare le nozze prima di consumare l'unione. In effetti la società si è paganizzata, e non è facile trovare cattolici di "stretta osservanza" con cui fidanzarsi. Ma bisogna anche "saper cercare"; di certo è molto difficile trovare persone così negli stadi, nelle discoteche, nelle birrerie e nei night club.

Vedo che mi sono dilungato molto, e non voglio rubarti troppo tempo. Ti ripeto però il consiglio di ritirarti una settimana in un monastero osservante per capire quello che Dio vuole da te. Se mi dici la regione in cui abiti, forse sono in grado di fornirti gli indirizzi di alcuni monasteri dove si vive santamente.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria, e rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordialiter

giovedì 21 luglio 2016

Addio!

Ripubblico la lettera che una gentilissima lettrice mi scrisse prima di abbandonare il mondo traditore ed entrare in un monastero di clausura.

Ciao D., come stai? Voglio comunicarti che tra 14 giorni finalmente entrerò in Monastero! Nel cuore ho una grande pace, e sento la Grazia del Signore che agisce e mi accompagna. Il dolore per il distacco dai miei cari è forte, ma non confido nelle mie forze, bensì nella Sua Grazia! Lasciandoci dolcemente plasmare dall'Autore della Vita sarà Lui stesso a condurci all'Altra Riva! Lasciamoci "santificare" senza resistenze, perché senza di Lui non possiamo fare niente! Prima  pensavo che il desiderio di Santità fosse superbia, ma ho capito che aspirare alla Santità è aspirare a Dio stesso, che è Santità perfetta!  Spero di aver trovato la strada che il nostro Dio ha pensato per me, e di esservi fedele fino alla fine, riuscendo a pronunciare ogni giorno il mio piccolo FIAT! Prega tanto anche per me e per la mia famiglia. Il Signore benedica ogni tuo passo per la Sua Gloria! Vi porto tutti nel mio cuore e nelle mie misere preghiere. Diamoci appuntamento in Paradiso...e impegniamoci a mantenere la Promessa!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                         ti ringrazio per la splendida notizia che mi hai dato! Sono davvero felice per te che finalmente lascerai questa società paganizzata per entrare in uno dei migliori monasteri di clausura d'Italia, nel quale potrai vivere sempre alla presenza di Dio, cioè col cuore costantemente rivolto al Signore. 

Su questa terra siamo solo di passaggio per breve tempo. Passa in fretta la scena di questo mondo. Il nostro scopo è di salvarci l'anima per dare maggior gloria a Dio, mentre tutto ciò che non giova a questo fondamentale obiettivo è vanità delle vanità. Ci sono tanti monasteri di clausura appartenenti all'ordine religioso in cui entrerai tra pochi giorni, ma tu hai scelto uno dei più fervorosi e di stretta osservanza. Lì sarà facile per te salvarti l'anima e impegnarti a diventare santa cercando di praticare con maggiore perfezione possibile le virtù cristiane.

Sant'Alfonso Maria de Liguori diceva che uno dei mezzi con cui il demonio tenta di far perdere la vocazione consiste nell'insinuare nel giovane vocato un eccessivo attaccamento alla famiglia. Certo bisogna voler bene ai parenti, ma per amore di Gesù Cristo bisogna esser pronti a rinunciare a tutto. Anche Santa Teresa d'Avila soffrì molto quando scappò di casa per entrare in monastero, la stessa sofferenza l'hanno sentita anche altri santi. Quindi sappi che il dolore che senti nel cuore è una cosa normale negli esseri umani. Coraggio, affidati alla Madonna e certamente riuscirai a superare questa prova d'amore. Devi dimostrare a Gesù buono, il tuo futuro Sposo, di amarlo sopra ogni altra cosa. Per questo sacrificio, Egli saprà ricompensarti abbondantemente già su questa terra, ma soprattutto nell'eternità.

Che grande grazia hai ricevuto! Tra tante altre ragazze che vivono su questa terra, tu sei stata una delle prescelte a divenire sposa di Cristo, il Re del Cielo! Quando giungerà l'ora della morte vedrai con maggiore evidenza quanto grande sia stata la grazia di abbandonare il mondo traditore per abbracciare la vita consacrata. In quell'ora estrema della vita si comprende più facilmente che le ricchezze, gli onori, i piaceri immorali e i divertimenti mondani, sono solo vanità delle vanità che svaniscono come fumo al vento. L'unica cosa che conta davvero è amare il Signore con tutto il cuore e servire Lui solo.

Quando sarai finalmente a casa del tuo Sposo, nel silenzio della tua cella monastica, sarebbe bello se tu pregassi ogni giorno Gesù buono di donare a tanti altri giovani la grazia della vocazione religiosa. La società è allo sbando, si vive come ai tempi del paganesimo, immersi in uno spaventoso materialismo idolatrico. A mio avviso per rievangelizzare il mondo è necessario rilanciare la vita religiosa. C'è tanto bisogno sia di missionari, sia di anime contemplative che con la preghiera e la penitenza ottengano da Dio la conversione delle anime. Bisogna pregare specialmente per la conversione dei sacerdoti che vivono stabilmente in peccato mortale, perché quando i sacerdoti sono santi, anche i fedeli si santificano, mentre quando i sacerdoti vivono malamente, anche gran parte dei fedeli vivono in maniera immorale, come dimostra l'esperienza. Supplichiamo il Signore di “catturare” più anime possibili alla vita consacrata in monasteri e conventi fervorosi e osservanti. 

Addio carissima sorella in Cristo, speriamo di poter ritrovarci un giorno insieme a tutti gli altri lettori del blog ai piedi della Beata Vergine Maria, nella Patria Celeste, dove con gli angeli e i santi potremo finalmente contemplare la Santissima Trinità per omnia sæcula sæculorum. Così spero, così sia.

Cordialiter

mercoledì 20 luglio 2016

Meglio i divertimenti mondani o la vita religiosa?

Riporto il testo di una lettera che scrissi a una ragazza (ex lettrice del blog) che mi comunicò che sarebbe entrata in un monastero di clausura nel quale precedentemente aveva fatto un'esperienza vocazionale. La superiora del monastero le aveva comunicato per iscritto di aver visto in lei i segni della vocazione, e così si convinse a fare il grande passo.


Carissima sorella in Cristo,
                                           ho accolto con gioia la bella notizia che mi hai dato. Mi hai scritto numerose lettere piene di unzione spirituale, che mi hanno edificato. Sono davvero contento che Gesù buono sia riuscito a rapire il tuo cuore e a convincerti a divenire sua casta sposa. Adesso devi amarlo ancora di più, perché troppo grande è il dono che ti ha fatto. Ma ti rendi conto? Se sarai perseverante diventerai sposa non di un uomo qualsiasi, ma del Re del Cielo! Queste sono grazie che Dio non fa a tutte le ragazze, e tu sei una delle fortunate prescelte. Queste cose i mondani non le capiscono, loro pensano che tu sia pazza, perché vai a rinchiuderti in un monastero di clausura e non potrai andare in discoteca, al cinema o in qualche altro luogo di divertimento. Loro non possono capire le gioie che si provano nel monastero, ad esempio nel cantare un devoto canto eucaristico innanzi al Santissimo Sacramento. Altro che tutti i divertimenti mondani messi assieme!

Mi hai detto che devi ancora sbrigare qualche faccenda nel mondo, e poi potrai finalmente partire per il monastero di clausura, dove Gesù buono ti aspetta a braccia aperte. L'istituto religioso in cui entrerai mi piace molto. Ho letto la biografia della Fondatrice e mi ha entusiasmato il suo ardore per la salvezza delle anime e l'amore per il Sacro Cuore.

In attesa della partenza, il diavolo cercherà di ostacolarti in vari modi. Potrebbe insinuarti che non sei fatta per la vita contemplativa, ma per la vita attiva. Questa è una tipica tentazione per far perdere alle ragazze la vocazione o almeno la tranquillità del cuore. Un'altra tentazione frequente è quella della nostalgia della propria città, della famiglia, degli amici del mondo, e cose di questo tipo. Non devi avere nostalgia di nulla, poiché quando si ha Dio si ha tutto.

Coraggio, resta fedele alla chiamata di Gesù, ed Egli ti ricompenserà generosamente. Mi raccomando, devi desiderare la santità con tutte le tue forze per far piacere al tuo casto Sposo. I mondani sono assetati di vino e divertimenti, tu invece devi essere assetata della salvezza eterna delle anime per la maggior gloria di Dio.

Quando starai pregando nel silenzio della tua povera cella monastica, o durante la veglia notturna davanti al Santissimo Sacramento, non dimenticarti di dire all'amatissimo tuo Sposo una preghiera per me e per tutti i lettori del blog.

Ti ringrazio ancora per la bella notizia che mi hai dato. Spero tanto di poterti incontrare nella Patria Celeste, dove insieme alla nostra Mamma Immacolata, agli angeli e ai santi, potremo adorare e lodare la Santissima Trinità con tutte le nostre forze per tutta l'eternità.

Cordialiter

Trovare un marito a 32 anni

È ancora possibile trovare un marito a 32 anni? La risposta è sì: anche una donna trentaduenne può trovare un coniuge, ma affinché il matrimonio sia felice è importante selezionare con cura il futuro sposo.



Dagli scritti di Don Federico Tillmann.


Se arduo passo è quello del matrimonio, se importantissima è la buona riuscita di esso per il bene temporale ed eterno dei coniugi e della prole, come per quello della società umana, sarà grave dovere quello di effettuare una consapevole ed accurata preparazione ai doveri ch’esso comporta e di determinarsi inoltre alla scelta dopo ponderata riflessione.

La migliore preparazione per un matrimonio felice è una gioventù trascorsa in purezza, nel corso della quale il futuro sposo si sia andato abituando alla disciplina e al dominio di sè. Il giovane moralmente e religiosamente fondato e maturato porta con sè la garanzia di diventare buon marito e buon padre, così come la giovane seria e pia sarà domani una sposa e una madre secondo il cuore di Dio. Sarà loro possibile di educare i figli in modo che siano a loro volta dei buoni cristiani, instillando in essi insieme con l’amore di Dio anche un affetto illuminato per lai patria e per i propri connazionali.

L’atto più importante della preparazione prossima al matrimonio è, come ovvio, la scelta accurata del coniuge, scelta in cui dovrà tenersi conto delle qualità di salute, della cultura e della posizione sociale; elementi tutti che concorrono per una unione felice e non si possono senza pericolo trascurare. Per quanto l'inclinazione del sentimento possa essere forte, tuttavia casa non deve accecare così da non consentire la visione dei difetti e delle manchevolezze, anzi quando seri inconvenienti si rivelino essa dovrà cedere per il bene vero di ambe le parti. 

(...)

Perchè l’unione possa essere veramente intima e profonda dal lato spirituale, la Chiesa in linea di principio riprova il matrimonio tra persone di fede diversa; solo lo consente, tollerandolo, quando vi siano motivi gravi e sia assicurata la celebrazione del matrimonio cattolico e la cattolica educazione della prole. In tali unioni manca quello che è il presupposto di una completa intimità di sentire: quando i coniugi non sono uniti nei sentimenti più profondi, nella fede comune, non può sorgere una società coniugale santa ed eletta secondo il modello della unione di Cristo con la Chiesa. L’esperienza di ogni giorno dimostra poi che in tali unioni manca per la educazione dei figli quella vitale forza religiosa e quel calore che sono necessari: ed è ancora quotidiana constatazione che in tali matrimoni sorgono presto attriti (...) e difficoltà o rimpianti che spesso conducono alla disarmonia nella convivenza e sono causa di tormento spirituale per ambo le parti. 

I fidanzati cristiani trascorreranno il periodo del loro fidanzamento in purezza, in preghiera, ricevendo i Sacramenti nell’intento di prepararsi al matrimonio. Se in questo tempo, invece della stima e del rispetto reciproco, dovessero sorgere sfrenatezza e disistima, sarà con ciò minata la base della futura felicità. La fidanzata che non si sente sicura contro la passionale violenza del futuro sposo e si vede privata di quel rispetto di cui ha diritto, non può aspettarsi nello stato coniugale da parte di lui quel delicato riguardo e quella padronanza dei sensi, che sono indispensabili per la felicità del matrimonio. 


(Brano tratto da "Il Maestro chiama - Compendio di morale cristiana", di Don Ferederico Tillmann, traduzione di Don Carlo Colombo, Morcelliana, 1940).

martedì 19 luglio 2016

Cercare un ragazzo a 33 anni

Cercare un ragazzo a 33 anni è possibile? Sì, ma bisogna selezionare con cura i ragazzi. Tempo fa mi ha scritto una ragazza indecisa se sposare il suo attuale fidanzato, non sa se lui è l'uomo giusto per lei...


Carissimo [...]
                        ho scoperto da poco questo meraviglioso sito, avrei mille domande da farti... ma intanto TI RINGRAZIO per l'amore che nutri per tutte le anime perchè conoscano la loro vera vocazione, Dio ti ricompensi già in questa vita... Mi chiamo […] sono una studentessa universitaria di 26 anni, sono fidanzata, da circa due anni parliamo di matrimonio anche perchè lui ha già 37 anni e poi devo dire che stiamo bene insieme ... ecco le mie numerose domande. La prima: come posso capire se davvero è Lui la persona giusta per me, quella che Dio vuole per me? Per caso conosci qualche direttore spirituale di [...] che possa aiutarmi? Come ti dicevo il discorso è molto più lungo e complesso appena posso ti scriverò più precisamente...
un caro abbraccio in Gesù e Maria
con affetto e simpatia

(lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                fai bene a domandarti se il tuo fidanzato è l'uomo giusto da sposare. Innumerevoli donne si pentono di essersi sposate a causa dei maltrattamenti e dei tradimenti dei loro mariti. Sai, in questi mesi ho ricevuto varie lettere di persone sposate (in maggioranza donne) che più o meno esplicitamente mi hanno fatto capire che se potessero tornare indietro abbraccerebbero la vita religiosa, o perlomeno rifletterebbero con più attenzione prima di sposarsi. Ma ormai quel che è fatto è fatto. Tu invece sei ancora in tempo per riflettere attentamente prima di eleggere lo stato di vita prescelto da Dio. Leggendo la tua lettera mi è parso di capire che non sei in dubbio se sposare un uomo della terra o divenire sposa di Gesù Cristo entrando in un ordine religioso fervoroso e osservante. Il tuo unico dubbio è se il tuo ragazzo è l'uomo giusto.

San Paolo consiglia il matrimonio solo alle persone che per propria negligenza non se la sentono di vivere in castità, tuttavia afferma che se una persona vuole sposarsi non commette una cosa illecita. In effetti il matrimonio è un sacramento e pertanto va stimato e onorato, pur essendo la vita religiosa uno stato più perfetto.

Probabilmente hai ricevuto delle critiche per il fatto che il tuo fidanzato ha 11 anni più di te. A mio avviso la differenza di età è una cosa secondaria, ciò che conta sono altre cose molto più importanti. Io non conosco il tuo ragazzo, quindi posso darti solo dei consigli generali. Durante il fidanzamento bisogna accertarsi che l'uomo che si ama sia un vero cristiano che condivide al 100% gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, soprattutto quelli relativi alla vita coniugale e alla sessualità.

Nella Sacra Scrittura si narra la storia di una certa Sara, la quale era una donna pia e bella. Nonostante si fosse sposata sette volte, era rimasta vergine dato che Dio castigava i suoi mariti facendoli morire il giorno stesso del matrimonio, poiché si erano sposati solo mossi dall'attrazione fisica. Sara piangeva perché era senza marito, ma alla fine Dio le diede uno sposo buono che l'amava davvero. Dio vuole che gli sposi si uniscano principalmente per amore (quello vero) non per semplice attrazione fisica. Purtroppo, oggi la situazione è drammatica. Innanzitutto ben pochi arrivano vergini al matrimonio, e poi spesso l'unione viene profanata con la contraccezione, l'adulterio e il divorzio.

Insomma, se una ragazza desidera sposarsi, si sposi pure, ma almeno abbia l'accortezza di trovarsi uno sposo davvero cristiano, altrimenti potrebbe pentirsene amaramente. Ma quanti sono i ragazzi disposti a vivere il fidanzamento in castità e il matrimonio senza contraccezione e nella fedeltà assoluta? Solo Iddio sa quanti sono, ma a me non sembra che siano tanti visti i discorsi schifosi che molti uomini fanno continuamente.

Secondo me le ragazze più fortunate sono quelle che sono diventate spose di Gesù Cristo, da Lui non possono temere alcun male poiché è per sua natura un Bene infinito e Amore eterno. Ma se una donna vuole sposarsi con un uomo della terra, è libera di contrarre matrimonio.

Oggi c'è tanto bisogno di famiglie davvero cristiane, le quali in genere sono dei vivai di vocazioni religiose. Però, affinché il matrimonio sia felice, è importantissimo "selezionare" con estrema diligenza il futuro coniuge, altrimenti in seguito se ne pagheranno le conseguenze a caro prezzo. Il fidanzato deve essere una persona veramente cristiana che osservi seriamente gli insegnamenti della Chiesa. A che serve sposare una persona bella se non ha il santo timor di Dio? Il periodo di fidanzamento serve a conoscere il carattere e i principi morali del futuro coniuge. Se un fidanzato vuole abusare del corpo della ragazza prima del matrimonio, bisogna lasciarlo subito, è un chiaro segno che non l'ama con amore vero. Infatti l'amore vero nasce da Dio, ma se il fidanzato vuole approfittare del corpo della fidanzata (che è tempio dello Spirito Santo) ciò significa che non ha vero amore, ma semplice attrazione fisica. È così, solo vivendo in castità il periodo di fidanzamento è possibile accertare l'amore vicendevole. Del resto l'esperienza dimostra che persone che sembravano innamoratissime si sono lasciate dopo molti anni di fidanzamento (e spesso anche di matrimonio) quando è cessata l'attrazione fisica. Qualcuno dirà che le mie sono solo belle parole, perché di fatto è raro incontrare una persona disposta ad aspettare le nozze prima di consumare l'unione. In effetti la società si è paganizzata, e non è facile trovare cattolici di "stretta osservanza" con cui fidanzarsi. Ma bisogna anche "saper cercare"; di certo è molto difficile trovare persone così negli stadi, nelle balere, nelle birrerie e nei night club. Comunque, a coloro che sono indecisi se sposarsi o restare celibi, prima di eleggere il proprio stato di vita consiglio vivamente di leggere le omelie di San Giovanni Crisostomo sulla verginità, nelle quali si incoraggia a restare celibi per vivere in castità, spiegandone i vantaggi materiali e spirituali.

Spero di esserti stato di qualche utilità. Per chiarimenti o ulteriori domande non esitare a scrivermi. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter