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sabato 1 novembre 2014

Atto eroico di carità in favore delle anime del Purgatorio

La Comunione dei Santi è la partecipazione che tutti i membri della Chiesa hanno alle orazioni e buone opere gli uni degli altri. Questo dogma è il fondamento di tutti gli atti di carità che hanno per oggetto il suffragio delle anime del Purgatorio, e particolarmente, dell'atto eroico. Esso consiste nell'offerta spontanea che il fedele fa alla divina Maestà, in favore delle anime del Purgatorio, di tutte le sue opere soddisfattoria durante la vita, e di tutti i suffragi che possano essergli applicati dopo morte. Si dice eroico, perchè apparentemente si richiede un'abnegazione sublime per cedere a un altro, ciò che potrebbe liberarci od almeno abbreviarci le pene del Purgatorio.

Anzitutto è necessario specificare bene la natura della donazione che costituisce l' oggetto dell'atto eroico. Ogni opera buona fatta in stato di grazia, racchiude, conforme alla dottrina dei Santi Padri, fondata sulla Sacra Scrittura, un triplice valore : la soddisfazione, il merito e l'impetrazione. Ogni azione buona del giusto è meritoria, in quanto procede da un principio sopranaturale, ed è soddisfattoria in quanto è penosa. Orbene, ogni azione sopranaturale, fatta in stato di grazia, merita la vita eterna: e quest'azione nulla perde in bontà e dignità perchè Dio si degna accettarla in soddisfazione d'una pena meritata. Dalla qual cosa ne segue che la medesima azione può esser allo stesso tempo meritoria e soddisfattoria. Inoltre noi, pregando per gli altri, possiamo ottenere loro da Dio la tale o la tal altra grazia, senza che per ciò perdiamo il merito e la ricompensa inerenti alla nostra preghiera, e questa sarà perciò meritoria ed impetratoria allo stesso tempo.

Ciò posto, il cristiano, che fa l'atto eroico, cede alle anime del Purgatorio le sue azioni sotto questo triplice aspetto? Si priva egli forse della ricompensa alla quale ha diritto per le buone opere fatte in stato di grazia e delle grazie e dei favori particolari che, per il compimento di opere accette a Dio, attira sempre sopra se stesso? No. Il merito e la ricompensa sono beni personali e non si possono cedere ad altri. In quanto alla soddisfazione che è il pagamento di uno debito e l'espiazione d'una pena, essa si può applicare ad altri, affinché gli sia contata come se fosse propria. Conviene sommamente lodare e magnificare l'immensa bontà di Dio, che ha concesso alla debolezza umana, che uno possa soddisfare per l'altro. Coloro che possiedono la grazia divina possono in nome altrui pagare ciò che a Dio si deve. Noi dunque col fare l'atto eroico diamo alle anime che soffrono non già il nostro proprio merito, né una particella qualsiasi della gloria che ci è riservata in cielo, ma solamente ciò che le nostre buone opere hanno di soddisfattorio, con i suffragi che saranno fatti per noi dopo la morte. Quindi questo atto di carità non impedisce ai sacerdoti di offrire la Santa Messa secondo l'intenzione di coloro che gli hanno dato l'offerta; come non impedisce ai fedeli di pregare per sé stessi, per i loro congiunti e di compiere le loro pratiche ordinarie di pietà e di devozione. I frutti meritori ed impetratori ci rimangono e alle anime che soffrono si concede solo la parte soddisfattoria delle nostre opere.

Ma qualcuno potrebbe dire: è forse carità ben ordinata il dare da se stessi agli altri ciò che ci sarebbe tanto utile, esponendoci per amore altrui, a passare molto tempo lontani da Dio? Il celebre teologo De Lugo risponde che l'uomo può sacrificare al prossimo i suoi vantaggi temporali purché non gli sacrifichi mai gli eterni, e questa generosità è non solo permessa ma degna di lode. E noi aggiungiamo anche che è una cosa vantaggiosa a chi contrae il merito di esercitarla. Infatti non ci si insegna che il merito d'un' azione è proporzionato alla carità che lo produce? Orbene, colui che per la salvezza del prossimo differisce la sua propria beatitudine e la felicità di veder Dio, pratica la carità nel più alto grado; dunque l'atto eroico di carità deve aumentare considerevolmente il nostro merito e la nostra ricompensa eterna, la qual cosa è assai più preziosa che tutta la remissione delle pene temporali che si possa ottenere in questa vita. Un pio autore commenta così questo pensiero. È da notarsi che il più piccolo aumento di merito e di grazia è senza paragone, più stimabile della liberazione della più grande di tutte le pene del Purgatorio. È incomparabilmente più vantaggioso, dico, passare venti anni in Purgatorio con una maggior quantità di merito e di gloria, che lo starvi solo un giorno, se il Paradiso ha da essere perciò meno bello.

S. Ambrogio dice: Tutto quanto diamo per carità alle anime dei defunti, si cambia in merito per noi, che riceveremo cento volte duplicato dopo la nostra morte. Secondo Santa Brigida, quando liberiamo dal Purgatorio qualche anima, compiamo un' azione tanto accetta e gradita a Gesù Cristo Nostro Signore, come se egli stesso fosse il liberato, e quando sarà giunta l' ora ce ne ricompenserà pienamente. Perciò non dobbiamo temere di arrecarci del danno con questo atto di carità; anzi molto guadagnano facendolo; perchè, rinunciando da noi stessi al merito soddisfattorio, ci rendiamo degni di un particolare amore della SS. Trinità, della SS. Vergine e di tutti i Santi. Di più l'atto eroico di carità ci dà anche un diritto speciale alla protezione ed intercessione delle anime del Purgatorio. Facendolo, ci leghiamo per sempre con quelle anime che abbiamo alleviate o liberate; e chi può dire tutto ciò che faranno per noi appresso Dio, la gratitudine essendo per esse, non solo un dovere ma anche una necessità?

Quando perciò imploriamo da Dio una grazia qualsiasi non saremo soli ad implorarla; migliaia di anime, cui Dio nulla sa negare, la imploreranno per noi e così avremo la certezza di ottenerla. Ed è anche probabile che il nostro Purgatorio, per aver noi rinunziato ad ogni suffragio, non si accresca, poiché l'aumento di grazie, che Dio ci elargisce in vista di quest'atto, ci preserverà da molti peccati; e non sono forse i peccati veniali che condannano al Purgatorio le anime?

Si noti che l'atto eroico di carità non è un voto propriamente detto, né obbliga sotto peccato. Neppure è necessario pronunciare alcuna formula determinata: basta un atto della volontà e l'offerta fatta col cuore. E cosa ottima e salutare rinnovare sovente quest'offerta a viva voce od almeno col cuore. Quando sarà suonata per noi l'ora della ricompensa, troveremo di nuovo tutti quei suffragi, non già tali quali uscirono dalle nostre mani, ma aumentati e trasformati in godimenti ineffabili, e questi godimenti dureranno in eterno lassù dove si fruisce gioia ed ineffabile allegrezza in una vita intera d'amore e di pace.

venerdì 31 ottobre 2014

Discernimento vocazionale nel monastero di Ostuni

Le Carmelitane di Ostuni (Brindisi) accolgono volentieri donne (sia giovani, sia in età adulta) attratte dalla spiritualità carmelitana e desiderose di discernere la propria vocazione. I monasteri sono delle oasi di pace nei quali è facile raccogliersi interiormente ed elevare l'animo a Dio, fine ultimo della nostra esistenza.


Per contattare le Carmelitane di Ostuni, potete scrivere al loro indirizzo di posta elettronica:   carmelitaneostuni@alice.it










Rimanere fedeli a Gesù nei momenti di difficoltà

Ripubblico la lettera di una giovane ragazza desiderosa di donare il resto della sua vita a Gesù buono, la quale stava attraversando un periodo di sofferenze interiori...

Carissimo,
                  è un po' che non ti scrivo, ma leggo tutti i giorni il blog.

Mi trovo in un periodo strano, sono confusa... non riesco a pregare mi sembra di aver perso Dio, non lo so ma è come se Lui non fa parte più della mia vita, è tutto così strano, così confuso.

Ti scrivo con il cuore pieno di tristezza e amarezza, puoi darmi dei consigli? Non so che fare!

Grazie
(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   ti ringrazio per avermi scritto, per me è una grande gioia poter incoraggiare le persone che sentono il desiderio di abbracciare la vita religiosa. Uno degli scopi dell'amicizia spirituale è appunto di aiutarsi a vicenda nei momenti di difficoltà, pertanto rispondo volentieri alla tua lettera.

Ti confesso che durante questo lungo periodo in cui non ci siamo sentiti, ogni tanto mi sono domandato se tu stessi perseverando nel discernimento vocazionale. Lo spero tanto! Quando nella prima lettera mi avevi parlato del desiderio di donare a Gesù buono il resto della tua vita, avevo accolto con gioia questo tuo bel proposito. Però, sapevo bene che il nemico del genere umano avrebbe fatto di tutto per farti cambiare idea. Nel mondo ci sono tante distrazioni e dissipazioni che a poco a poco raffreddano lo spirito di devozione e a volte conducono l'anima anche a separasi da Gesù Cristo per aderire alla “nuova religione” del materialismo edonistico e idolatrico.

Per questo motivo quando qualcuno sente la vocazione è bene cercare di rispondere il più presto possibile alla chiamata del Signore. Nei monasteri fervorosi e osservanti è più facile condurre vita devota poiché non ci sono quelle distrazioni che affliggono coloro che vivono nel mondo.

Questa sofferenza che senti nel cuore è una prova importante della tua vita. È facile essere cristiani e dedicarsi alla preghiera quando si sentono le consolazioni spirituali, ma il vero cristiano deve dimostrare la sua fedeltà a Gesù nei momenti di difficoltà. Il vero amore si dimostra sapendo soffrire qualcosa per la persona amata. Molti in questi momenti di dolore tradiscono il Signore decidendo di abbandonare la fede e immergendosi nei divertimenti mondani, più o meno peccaminosi. Meglio morire anziché tradire il Redentore Divino! Dopo tutto l'amore che ci ha dimostrato nella sua dolorosa Passione, non merita di essere tradito. Fin quando saremo in questa valle di lacrime dobbiamo dimostrargli tutto il nostro amore, non solo nei momenti felici, ma anche in quelli di tristezza e dolore. Ma che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio? Lui è l'unica ragione della nostra vita essendo il fine ultimo della nostra esistenza.

Che fare in concreto per superare questa prova d'amore? Innanzitutto devi dire a Dio che non desideri altro che di amarlo in questa vita e nell'eternità, e che preferici la morte anziché offenderlo col peccato. Supplica la Beata Vergine Maria di prenderti sotto la sua protezione, Ella è la Mediatrice di tutte le grazie e ti aiuterà volentieri a rimanere fedele a Gesù. Una mamma non può abbandonare una figlia in difficoltà, pertanto se ti metterai nelle mani della Madonna puoi stare certa che tutto andrà bene, Lei è la Regina delle Vittorie.

Anche se non senti più le consolazioni spirituali, continua a recitare le preghiere e a compiere tutte le pratiche di devozione alle quali sei abituata. Cerca di fare molta lettura spirituale dei grandi classici del cristianesimo come “L'imitazione di Cristo” e “Le Glorie di Maria”. Vai ai piedi del tabernacolo per adorare, amare e supplicare Gesù buono, davvero presente nel Santissimo Sacramento. Offri le tue sofferenze per la conversione dei nemici della Chiesa.

Ti consiglio vivamente di fare presto un'esperienza vocazionale in qualche convento fervoroso. Visto che abiti nel centro Italia ti consiglio di contattare le “Serve del Signore e della Vergine di Matarà”, scrivendo al seguente indirizzo: vocazione@servidoras.org Queste giovani suore hanno uno stile di vita gioioso e fervoroso che contagia facilmente le anime. Credo che se farai un ritiro da loro ritroverai subito la pace e la gioia nel cuore.

Coraggio, non ti demoralizzare! Tu vuoi, tu puoi, tu devi superare questo periodo di tristezza. Continuo a pregare ardentemente per te e per la tua vocazione religiosa, e rimango a tua disposizione per qualsiasi chiarimento o anche solo per continuare il dialogo spirituale.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Re e Maria Corredentrice del genere umano.

Cordialiter

giovedì 30 ottobre 2014

Vocazione maschile

Un ragazzo mi ha scritto una bella lettera che riporto volentieri.

Caro fratello,
                    ho scoperto da poco il tuo blog e non ho potuto fare a meno di leggere tutti gli interventi in cui emerge chiaramente la mirabile opera che Dio compie in silenzio ogni giorno attraverso le Sue chiamate alla vita religiosa e sacerdotale.

E nello stesso tempo il mio cuore si rattrista perché non ho saputo fare altrettanto finora, cioè ascoltare il mio cuore, visto che fin da ragazzo mi sento chiamato da Gesù a essere Suo testimone e ho sempre fatto finta di non sentire. Ma Cristo pazientemente ha insistito, alimentando dentro di me una voce che mi spinge costantemente verso di Lui. Ora vorrei iniziare un cammino di discernimento vocazionale per capire se quella stretta al cuore, quell’amore appassionato che sento per la croce di Cristo sia davvero una chiamata a seguirlo che ho sempre rifiutato. Ho provato più volte a “costringermi” alla vita che la mia famiglia, i miei amici hanno voluto per me: ho un bel lavoro, ho una casa, e mi sono ritenuto fortunato, anche se non sono riuscito a arrivare al matrimonio, fino a quando ho capito che in realtà non avevo niente, mi sentivo infelice perché non ho risposto prontamente alla chiamata di Cristo che dolcemente e con tenacia mi sussurra “vieni e seguimi”.

Così ora mi ritrovo a 37 anni con una passione per Cristo che mi travolge anima e corpo; ora sarei pronto a lasciare tutto ciò che ho sempre considerato “bello” e per cui mi consideravo fortunato, per volgere il mio sguardo verso la Croce di Cristo e seguirlo.

Ho capito che finora non avevo mai provato la felicità, anzi, solo un grande dispiacere per aver rifiutato di seguire Gesù; ma Lui è paziente, e se sa che c’è una piccola possibilità che noi apriamo il nostro cuore, non si arrenderà fino a quando entra così profondamente dentro di noi che tutto sembra andare avanti solo perché Lui esiste!

Sono consapevole che non sarà una scelta facile: ma prego il Signore che mi accompagni e che, se questa è la Sua volontà, io possa donargli l’unica cosa che ho di davvero prezioso: la mia vita.

Grazie per avermi ascoltato, ricordami nelle tue preghiere perché oggi più che mai ne ho davvero bisogno!

(lettera firmata)

Carissimo in Cristo,
                               è edificante sapere che nonostante sei un ragazzo con una posizione sociale invidiabile, sei disposto a lasciare tutto pur di seguire la vocazione. Se non hai ancora deciso in quale ordine entrare ti consiglio di fare un'esperienza vocazionale presso l'Istituto del Verbo Incarnato che a mio avviso è uno dei migliori ordini presenti in Italia, e infatti è uno dei pochi in forte espansione. Tra l'altro a differenza di altri istituti accettano anche candidati che hanno superato i 35 anni.

Certamente i mondani criticheranno la tua scelta di seguire Gesù Cristo, ma i loro giudizi non contano nulla, ciò che conta davvero è fare la volontà di Dio e sentire la pace nel cuore. Coraggio, non ti arrendere di fronte alle difficoltà che potresti incontrare sul tuo cammino!

Pregherò molto volentieri per te, c'è tanto bisogno di anime che si donino a Dio per la nuova evangelizzazione.

In Corde Matris

Cordialiter

mercoledì 29 ottobre 2014

Essere tutta di Cristo

Tempo fa una gentile lettrice del blog ha trascorso alcuni giorni in un monastero di clausura dell'Ordine della Visitazione (Visitandine), e mi ha raccontato le sue impressioni.


Ciao!
Quando sono arrivata per la prima volta in monastero non sapevo se essere assolutamente felice o fortemente spaventata, la loro vita è davvero particolare! Non capivo bene ed ero disorientata... loro erano così organizzate e silenziose, invece io ero irrequieta. La prima notte in cella è stato stranissimo. Ero sola con me stessa e il silenzio di Dio mi spaventava. Mi sentivo davvero nelle sue mani, come se Lui potesse far di me ciò che voleva. Sensazione strana, non mi sentivo sola! Era qualcosa di diverso, ricordo bene che non capivo niente: tutto sembrava straordinario, soprannaturale, pure il fatto di dormire! Lì dentro è come se tutto fosse fatto per esser santi: dormire, mangiare, lavorare. Tutto a lode e servizio Suo. L'indomani poi un'ondata di tenerezza nelle lodi mattutine e nella messa, nel lavoro e poi ancora nella preghiera! Dio ha cercato spazio dentro al cuore nella prima esperienza vocazionale, e quando si è conclusa Egli si era stabilito per sempre. Io gli ho opposto resistenza! Non bisogna opporre resistenza all'amore di Dio, anche quando sembra che non siamo capaci di accettarlo e di conservarlo, ma Lui ci travolge e l'onda passa sopra ad ogni nostra mancanza o limite e li livella tutti, li leviga.

Le suore sono frammenti di diamante, così preziose e pure che riflettono a 360 gradi la luce di Dio! Sono così raggianti... sono illuminate di una luce tutta di Dio. E' stato bellissimo stare con loro! Mi hanno fatto sentire che "si può!" vivere legate al Signore, prendendolo così radicalmente nelle nostre povere vite! Capite? ESISTE un modo per essere TUTTA per Lui, un modo in cui lo si prende come Sposo. Questo amore verso lo Sposo le rende così zelanti e ferventi nel servizio divino con la preghiera delle ore. Capite? Sacrificio perpetuo che si innalza come incenso. E' stato difficile essere obbedienti e dipendere solo dalla superiora. Anche per la fondatrice è stato difficile svuotarsi di sé, tanto che rinnovava questo voto di abbandonarsi alla Provvidenza divina ogni anno. Per lei era molto importante lavorare su questa virtù perché nella sua vita è stata madre di famiglia e ha amministrato le varie abitazioni in cui ha vissuto! Una vera super-donna!

A chi pensa che le suore di clausura conducano una vita facile e tranquilla, non è vero! Lì dentro c'è tanta pace e tanto amore ma anche tante tentazioni...me ne sono proprio accorta...forse il silenzio fa sentire anche questi impercettibili moti dell'anima. Infatti più di una volta ho notato l'offerta di sé da parte di quelle malate o di quelle più anziane. Lì sono molte le suore anziane e malate che si offrono ogni giorno nel sacrificio di lode, ma che sono assolutamente riempite di grazie! La grazia abbonda! E si vede anche nella struttura... un monastero con storie travagliate che ora ha acquistato lo splendore degno di una dimora per le rondinelle del Signore!

Un caro saluto!

martedì 28 ottobre 2014

Lettera di un lettore

Ripubblico una bella lettera che qualche anno fa ho ricevuto da un caro lettore.

Caro D., […]
                      sono […] quel ragazzo che ti chiese notizia per un convento dei […], ed alla fine... sono andato...!!!

Anche se non ti conosco personalmente, ti ringrazio dal profondo del mio cuore per il tuo (apparentemente) piccolo aiuto che fornisci con il tuo blog, e che mi hai fornito perchè grazie a te il Signore ha fatto sì che io facessi questa splendida esperienza, profonda e infinitamente superiore nella loro casa dei postulanti a [...], oltreché essere riuscito a parlare (per grazia di Dio) con il Padre Fondatore, […].

Ho trovato il coraggio, ed il Signore mi ha dato la forza e la gioia di dire il mio SI a LUI! ed ora entro in convento il 31 di dicembre, lasciando tutta la mia carriera, la mia famiglia, i miei affetti e tutto ciò di materiale che mi lega, per seguire il mio Signore sulla via della perfezione e della santità.

Il Signore ha riconfermato con forza e misericordia profonda di Padre e di Crocifisso il suo Amore per me e per tutti chiamandomi a questo servizio che mi sovrasta infinitamente, perchè si è chinato su di me, piccolo e vile servitore indegno! rivestendomi con questo dono immenso di grazia.

Rendo Grazie al Signore e ti ricordo nelle mie preghiere, ti affido a Maria Vergine Immacolata e spero che anche tu non ti stancherai mai di annunciare Cristo Crocifisso e Risorto!

Un Abbraccio in Cristo Signore!

PAX et BONUM

(lettera firmata)


Caro amico,
                       ti ringrazio per la bella notizia che mi hai dato nel giorno del Natale di Nostro Signore. Il giorno prima era stata una lettrice a darmi un'altra bella notizia. Grazie a tutti voi!

Sono contento che hai scelto di entrare in un ordine religioso di stretta osservanza, nel quale sarà facile per te seguire la strada della perfezione cristiana e fare del bene alle anime. Povero te se fossi entrato in un ordine rilassato, dove non si vive più da veri religiosi.

Adesso bisognerà pregare assai affinché tu sia perseverante nella tua vocazione. Il Signore ti ha fatto un dono troppo grande chiamandoti alla sua sequela, mentre tanti altri poveri ragazzi nel mondo vivono schiavi dei vizi più degradanti, dall'odio verso il prossimo alla lussuria, dalla cupidigia del denaro alla mancanza di fede in Dio. Coraggio amico, se sarai fedele, il Signore ti ricompenserà con i suoi preziosi beni spirituali.

Quando sarai nella cappella del convento, o nella tua povera cella, non dimenticarti di pregare per i lettori del blog in ricerca vocazionale. Ce ne sono alcuni che mi hanno scritto, i quali vorrebbero abbracciare la vita religiosa, ma devono ancora superare varie difficoltà.

Incoraggio tutti alla perseveranza, e ricordate che maggiori sono le difficoltà, più bella è la vittoria!

In Cordibus Jesu et Mariae

Cordialiter

lunedì 27 ottobre 2014

Lasciare il lavoro per seguire Dio

Coloro che hanno avuto la grazia della vocazione religiosa devono avere il coraggio di abbandonare tutto per poter abbracciare la vita consacrata. Uno degli ostacoli più ardui da superare è il rinunciare alla carriera lavorativa. Dopo aver studiato molti anni e aver faticato parecchio per vincere un concorso, so benissimo che non è facile abbandonare il proprio lavoro, specialmente se è un posto fisso e ben remunerato, ma se si ha davvero la vocazione religiosa, sarebbe assurdo rinunciare a questa immensa grazia per una carriera lavorativa. Ovviamente bisogna agire con prudenza e prima di licenziarsi è opportuno fare un percorso di discernimento vocazionale per comprendere quel che davvero Dio vuole. Per poter fare un'esperienza vocazionale non è necessario rassegnare le proprie dimissioni, ma è sufficiente prendersi alcuni giorni di ferie o al massimo mettersi in aspettativa. Per quanto riguarda i dipendenti statali, è bene sapere che in Italia hanno la possibilità di prendersi un anno di “aspettativa”, in questo modo non si corre il rischio di perdere il posto di lavoro qualora dopo aver iniziato il postulandato o il noviziato qualcuno decida di tornarsene a casa. L'aspettativa per gli statali può essere rinnovata annualmente, pertanto se si ha qualche incertezza potrebbe essere prudente rinnovarla sino alla professione perpetua.

Coloro che preferiscono perdere la vocazione anziché rinunciare al proprio lavoro, devono pensare al giorno della morte. Ah quanti rimpianti (e forse anche rimorsi) avrà il moribondo nelle ultime ore di vita, quando sul letto d'agonia penserà che avrebbe potuto farsi santo se avesse obbedito alla divina vocazione, e che invece, restando nel mondo, ha condotto una vita tiepida e forse anche peccaminosa. Allora dirà: "Ah, povero me! Che ne sarà dell'anima mia tra qualche ora? Ah, se potessi tornare indietro, obbedirei alla vocazione del Signore e adesso morirei sereno! Ohimè, mi vedo così lurido di colpe, mentre se fossi entrato in un monastero di stretta osservanza mi sarei fatto santo! Adesso non mi rimane che piangere e affidarmi alla divina misericordia per impetrare il perdono finale, prima di presentarmi innanzi a Cristo Giudice per rendere conto di tutte le azioni della mia vita."

La storia insegna che in punto di morte, persino dei famosi monarchi hanno detto che sarebbe stato meglio se si fossero fatti frati anziché regnare. E se questo rimpianto è accaduto a ricchi e potenti monarchi, a maggior ragione può accadere a gente comune che ha rinunciato alla vocazione per non perdere un normale posto di lavoro. Ciò mi fa venire in mente Esaù che vendette la primogenitura a suo fratello Giacobbe per avere in cambio un piatto di lenticchie.

Ovviamente chi in passato ha commesso l'errore di rifiutare la vocazione, adesso non deve disperarsi se nel frattempo si è sposato o è diventato troppo vecchio per entrare in convento. Non bisogna mai disperarsi dei propri errori, poiché finché si è vivi si è in tempo per chiedere perdono a Dio, che è un Padre amorevole. Però chi è ancora in tempo per eleggere lo stato di vita a cui Iddio lo chiama, faccia attenzione a non sbagliare. Non vale la pena rinunciare a uno stato di vita più perfetto per ottenere in cambio dal mondo un piatto di lenticchie.

Lo ripeto, non bisogna licenziarsi subito dal proprio lavoro. Tuttavia, dopo che si è avuta la certezza della propria vocazione religiosa, sarebbe insensato continuare a voler restare nel mondo. A chi è indeciso sul da farsi, dico che bisogna farsi coraggio, poiché troppo grande è il bene spirituale che si riceve adempiendo la divina vocazione. Dunque, coraggio! e non dimentichiamo mai quel che diceva San Francesco d'Assisi: "Tanto è quel che m'aspetto, che ogni pena mi è diletto".

domenica 26 ottobre 2014

Tentazioni

Tempo fa una studentessa liceale mi disse che subiva delle tentazioni contro la vocazione. Ciò è normale, il nemico del genere umano, quando si accorge che qualcuno vuole abbracciare la vita religiosa, cerca in tutti i modi di fargli cambiare idea...

Caro D.,
             è un po' che non scrivo, ma seguo sempre il blog che non mi fa sentire sola e mi dà la forza di andare incontro al mio futuro Sposo. A volte non è facile andare avanti, le tentazioni aumentano sempre di più e mi gettano in un grande sconforto in cui penso che ho buttato via i miei diciassette anni, che ormai sono "un caso perso", impossibile che migliori e che tutti i miei buoni propositi sono pura fantasia e un tentativo di evasione dalla realtà. Queste crisi sono piuttosto frequenti, ma fortunatamente non continue, in quanto c'è sempre Qualcuno che non mi abbandona e mi mostra il Suo amore infinito prendendomi per mano; è davvero commovente pensare a tutto quello che il Signore fa per me […]. Un grande sostegno in questi ultimi mesi l'ho avuto leggendo Storia di un'anima, non so spiegare quanto bene mi abbia fatto, sono sempre stata devota a S. Teresa di Lisieux ma leggendolo l'ho sentita ancora più vicina a molti aspetti del mio carattere e anche ad alcune particolari esperienze che abbiamo provato entrambe. Ma soprattutto è stato un ulteriore slancio e conferma della mia vocazione, infatti ho visto scritti tutti i miei più profondi desideri. Perciò le ho chiesto di prendermi con sé come se fossi sua figlia e prepararmi per il giorno delle nozze; inoltre penso che sia contenta di aver finalmente trovato "un'anima più piccola della sua" che mi ha fatta sorridere quando l'ho letto...

Quest'anno non credo di riuscire a fare un'esperienza vocazionale, ma penso che l'estate prossima ci sarà l'occasione (sarò obbligata a dirlo ai miei, ma indagando in modo molto impersonale ho capito che accetterebbero molto volentieri che anche tutti i figli si consacrassero). Nel frattempo ho pensato che potrei confidarmi con una mia cara amica (che qualche anno fa mi aveva rivelato la sua vocazione), ma prima di farlo vorrei avere un tuo parere.

Comunque volevo ringraziarti per tutto il bene che fai alle anime, continua ad incoraggiarle perchè il Signore non abbandona mai chi si affida a Lui e i momenti di prova rendono più forti. Ti chiedo di pregare per la conversione di una persona che è stata molto importante per me (quasi una seconda mamma) e di un'altra mia amica, che involontariamente hanno creato le basi della mia vocazione.

Un abbraccio e una preghiera,

(lettera firmata)


Carissima in Cristo,
                                sono contentissimo di sapere che stai perseverando nel discernimento vocazionale. Il nemico del genere umano moltiplica le tentazioni per farti cadere nello sconforto e indurti ad abbandonare la vita cristiana, ma mi rallegro nel constatare che stai cercando di resistere tenacemente agli assalti avversari, come un valoroso soldato in battaglia. Sappi che ogni volta che sconfiggi una tentazione fai contento Gesù e progredisci nella vita spirituale. Non scoraggiarti quando sei tribolata dalle tentazioni, queste infatti sono prove che anche i santi hanno dovuto superare. L'amore con amor si paga. Il Redentore Divino ha dimostrato il suo amore per te facendosi flagellare e inchiodare alla croce pagando al tuo posto la pena meritata dai peccati. Tu devi dimostrare il tuo amore per Dio soffrendo per amor suo. È facile essere cristiani in mezzo alle consolazioni spirituali, ma il vero seguace Gesù Cristo è colui che per amor Suo sopporta la croce di ogni giorno. Qui vult venire post me abneget semetipsum et tollat crucem suam et sequatur me (Mt 16,24).

Il vero amore si dimostra sacrificandosi e soffrendo per la persona amata. Coloro che non amano il Signore non sono disposti a soffrire per la sua maggior gloria. Ma che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio? Amiamolo con tutte le nostre forze! Solo Lui merita di possedere i nostri cuori!

Sono contento che hai letto "Storia di un'anima". Questo libro ha spinto tanta gente a donare la propria vita a Dio, ma è ottimo anche per coloro che non si sentono portati per la vita religiosa. Fai bene a leggere i classici del cattolicesimo, con essi infatti puoi nutrire spiritualmente la tua anima senza correre rischi. Invece devi fare attenzione ai libri di certi autori moderni che seminano confusione e rilassamento. Se leggi i libri scritti dai santi puoi star sicura che non ti ritroverai sulla strada sbagliata.

Sarebbe bello se tu potessi avere un'amica spirituale con cui parlare di vocazione e di altre cose devote. Però deve essere una persona devota e riservata, cioè che non vada a spifferare in giro le cose che gli confidi. Se vedi che un'amicizia ti aiuta a crescere nella virtù, allora è buona, se invece ti allontana da Dio, allora è una falsa amicizia, e bisogna troncarla subito.

Io continuo a sperare che tu possa fare un'esperienza vocazionale già questa estate, a meno che tu non abbia qualche impedimento. Non devi avere paura di chiedere il permesso dei tuoi genitori, perché a loro dovrai dire soltanto che vuoi fare un "ritiro spirituale" per ritemprare lo spirito, senza parlare per il momento di vocazione. Se loro intuiscono qualcosa e ti chiedono "Vuoi farti suora?", puoi rispondere "Non ne sono degna", oppure puoi dire che da grande vorresti sposarti. No, non è una bugia, ma una "restrizione mentale" che non costituisce nemmeno peccato veniale. Infatti la professione religiosa è un vero e proprio sposalizio, solo che invece di prendersi per sposo una povera creatura, ci si sposa con il Re del Cielo.

In Corde Matris

Cordialiter

sabato 25 ottobre 2014

Amore per Gesù

Ripubblico la lettera di una studentessa universitaria alla quale le vanità del mondo non interessano più, perché vuole vivere per Gesù. È Lui il miglior uomo a cui una donna possa donare il proprio cuore.


Carissimo D.,
                       come stai?  Sono [...] e come sempre riprendo una tua mail vecchia che ti può aiutare a ricordare chi sono, date le innumerevoli mail che riceverai :) !

Io sto molto bene, sono sempre dietro ai miei ultimi esami che mi mancano alla laurea prima di abbracciare la vita che Gesù ha preparato per me! Purtroppo sono costretta a rimandare la laurea da marzo a luglio (se non addirittura novembre) a causa di questi ultimi esami davvero difficili e pesanti; da parte mia ci sto mettendo davvero tutto l'impegno e sono certa che Gesù buono mi accoglierà a braccia aperte in qualsiasi momento Anche se invece che perdere tempo a studiare vorrei essere da tutt'altra parte insieme a Lui, so che non devo avere fretta e che se Lui oggi mi chiede questo devo portare la mia croce e continuare a perseverare nella ricerca di Lui attraverso la preghiera e la Santa Messa quotidiana che non mancano mai.

Seguo ogni giorno il tuo blog ed è bellissimo vedere come i primi segni di un amore che nasce tra noi ragazze e Gesù abbiano molti tratti comuni: un giorno come tanti altri hai accanto il tuo fidanzato con cui vivi costantemente nel peccato e ti rendi conto che così non va, che Gesù vuole che il fidanzamento sia vissuto castamente, e così spieghi al tuo compagno che vuoi vivere nella purezza...ma poi ti accorgi che nemmeno così sei pienamente felice, perché tutto il tempo che "perdi" con il tuo ragazzo lo potresti passare in Chiesa ed ecco che trovi la forza di parlargli chiaramente e interrompi la tua relazione...ed è proprio in quel momento che inspiegabilmente sei serena e felice, perchè Gesù è diventato l'unico proprietario del tuo cuore!

Certamente non mancano le difficoltà e gli ostacoli di genitori e amici che ti trovano strana, diversa, perchè a te non piacciono più le discoteche, né i trucchi né gli smalti perchè non c'è più tempo per queste cose che prima erano indispensabili, meglio passare anche solo dieci minuti in più in Chiesa con Gesù la mattina, piuttosto che perdere tempo davanti allo specchio! E' inutile, non c'è più spazio, né nel tuo cuore, né nel tuo tempo...

Infatti in questo periodo di "attesa" che mi separa da Gesù sono parecchio trepidante perchè non vedo l'ora che arrivi quel momento, ma allo stesso tempo...sono felicissima! Anche se in realtà soffro parecchio nel vedere come purtroppo tanti miei coetanei non comprendono quanto sia bello vivere in grazia di Dio ed essere così vicini a Lui... proprio l'altro giorno durante la Santa Messa nella mia parrocchia insieme ai ragazzi del mio gruppo parrocchiale, pensavo a come purtroppo tante persone in generale, ma specialmente tanti di noi, ricevono il Corpo di Gesù con superficialità e in stato di peccato mortale... Mi sono venute le lacrime agli occhi dal dolore, ma anche dalla gioia di essere amati da un Dio così buono che si rinnova in ogni celebrazione eucaristica e diventa cibo per tutti noi peccatori, perchè sa che senza di Lui noi siamo così miseri che saremmo perduti!

Scusa, ti ho scritto un poema, ma ci tenevo a condividere con te questi umilissimi pensieri! Ti ringrazio di cuore ancora una volta per il tuo splendido blog, perchè davvero permetti a noi ragazzi/e in ricerca vocazionale di non sentirci mai soli e perchè i tuoi consigli sono davvero preziosissimi!

Fraternamente in Gesù,
(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   mi ricordo bene di te, sarebbe ingratitudine se mi dimenticassi che tempo fa hai registrato con la tua voce una preghiera di sant'Alfonso che ho utilizzato come audio per un video vocazionale. Grazie per la collaborazione!

La tua e-mail offre molti spunti per riflettere sul vero senso della vita. La società sembra come narcotizzata dalla cupidigia dei beni materiali e dalla ricerca sfrenata dei divertimenti mondani. Si pensa a tutto tranne che alla salvezza dell'anima. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua?

Purtroppo, la mentalità mondana ha contagiato anche molti cristiani che sono diventati ormai dei "modernisti", e non accettano più la Dottrina Cattolica, soprattutto al riguardo della sessualità. I santi dicevano che questi peccati sono quelli che trascinano più anime all'inferno, ma ormai sono pochi coloro che ne parlano. Dobbiamo restare fedeli agli insegnamenti della Chiesa Cattolica, la quale è il Corpo Mistico di Cristo. Tutte le persone che non sono sposate devono vivere in castità. Le Leggi di Dio sono tutte giuste, i suoi precetti ci sono stati dati per nostro bene. Vivere in castità non è una cosa opprimente, anzi fa sentire una persona più libera di dedicarsi alle cose spirituali, come insegna San Paolo, l'Apostolo delle genti.

Anche io sono molto dispiaciuto dell'atteggiamento poco rispettoso di molta gente nei confronti di Gesù Eucaristico Amore. Purtroppo, non poche persone (anche teologi di stampo modernista) pensano che l'Ostia sia solo un simbolo. La Chiesa invece insegna che quando un'Ostia viene consacrata, le apparenze (gusto, forma, colore, ecc.) rimangono quelle del pane, mentre la sostanza si transustanzia in Gesù Cristo con tutto il suo corpo, sangue, anima e divinità. Questo è ciò che la Chiesa e tutti i santi hanno sempre creduto, e ci sono vari miracoli (come quello di Lanciano) che ne confermano l'autenticità.

Ma come ti ho già detto questi discorsi non sono più accettati da molte persone, e anche da certi teologi che diffondono eresie. Ecco perché tanta gente va a comunicarsi anche se non si confessa da anni e commette regolarmente peccati mortali come ad esempio avere rapporti prematrimoniali, utilizzare anticoncezionali, andare al cinema a vedere film osceni, utilizzare minigonne e altri abiti provocanti, non andare a Messa senza giusta causa, non credere alle verità di fede insegnate dalla Chiesa, ubriacarsi, drogarsi, bestemmiare, collaborare a un aborto, andare dai maghi e dalle fattucchiere, fare sedute spiritiche, ecc.

Qualcuno dirà che se non si fanno alcune di queste cose si rischia di essere criticati e derisi dagli amici. E a noi che importa di quello che pensano i mondani? L'importante è piacere a Dio, perché è Lui che dovrà giudicarci nell'istante in cui moriremo. Dunque il nostro scopo su questa terra deve essere di amare la Santissima Trinità e osservare la sua Legge di vero amore. Dobbiamo commuoverci di gratitudine pensando alla grande grazia che abbiamo avuto di essere diventati cristiani; il fine della nostra vita deve essere di santificarci, cioè di impegnarci a vivere con eroismo le virtù cristiane per dare maggior gloria a Dio. La nostra unica preoccupazione deve essere di piacere al Signore osservando fedelmente i suoi comandamenti.

I mondani non capiscono questi discorsi, quindi criticano e perseguitano coloro che praticano la vita devota. Se un cristiano non viene perseguitato dal mondo, significa che ha fatto dei compromessi con la mentalità mondana. pertanto l'essere perseguitati è un buon segno, è una prova della fedeltà al Redentore Divino. Il mondo ha sempre perseguitato Cristo e suoi veri seguaci.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

venerdì 24 ottobre 2014

Diventare carmelitana

Chi è la monaca carmelitana? 

La monaca carmelitana è una donna con un intenso desiderio di cercare il volto del Signore come l’unica cosa necessaria, una donna chiamata da Dio a vivere a tempo pieno o meglio a vivere “nel tempo, senza tempo” il ritmo della lode, dell’offerta, della supplica e dell’intercessione, una donna chiamata a cadenzare il proprio quotidiano al soffio del respiro di Dio, chiamata a lasciarsi plasmare dalla sua Parola, una donna che, maturando nell’ordinario la consapevolezza della propria fragilità, sente la chiamata all’annuncio silenzioso e nascosto nella logica del seme che se non marcisce e muore non può portare fruttoLa vocazione alla vita monastica carmelitana è una chiamata a compromettere la propria pochezza nell’esperienza del Tutto/nulla, è un lasciarsi coinvolgere in modo radicale, appassionato e totalizzante dalla volontà che Dio ha di scommettersi per l’uomo, è uno stare consapevolmente nella logica della sua kenosi. È una chiamata a vivere la vita non sul criterio del bisogno, dell’utilità, della visibilità. È una chiamata ad una vita un po’ “sprecata “, come l’unguento prezioso che quella donna sparse sul corpo di Gesù. Di fronte a quello spreco i commensali si indignarono ma Gesù lodò la donna. La carmelitana è chiamata da Dio a “sprecare” la sua esistenza rinchiudendosi, limitandosi nello spazio ma abitando e amando il mondo, versando il profumo della preghiera per ogni uomo, intercedendo con cuore di carne, dal profondo, dal di dentro, a portare Dio all’umanità e l’umanità a Dio e ad indicare un’”oltre”, una meta eterna che trascende ogni orizzonte terreno.

Come vive la monaca carmelitana la preghiera?

Per la carmelitana la preghiera è un rapporto di tenera amicizia e fiducioso abbandono in Dio, è il desiderio più profondo del proprio cuore di vivere in comunione costante con Lui. È la sua ragione di vita, il respiro della sua anima, il lasciarsi coinvolgere dal Suo donarsi per amore, il suo impegno apostolico, è lasciarLo vivere e amare in lei. Per questo la carmelitana vive la preghiera come una spinta del cuore verso il volto di Cristo che cerca nella solitudine, nel silenzio, nel nascondimento e che, sempre più consapevole della propria pochezza e fragilità, riconosce, trova e ama nella Parola, nella liturgia, nel vivere quotidiano, nella propria storia personale, nel volto dei fratelli e delle sorelle che porta a Dio con l’offerta silenziosa della propria vita.

Come si diventa monaca carmelitana?

La vita al Carmelo è risposta a una chiamata, come ogni altro stato di vita religiosa si riceve il dono di un'attrazione, di un desiderio, di un tendere verso la Santa montagna, per gustare la dolcezza della sua presenza e contemplare il  suo volto. Dio si rivolge alla persona nella sua interezza, così com'è, nella sua libertà.  Il Carmelo diventa desiderabile, luogo da "raggiungere", a volte neppure conosciuto precedentemente. Veramente il Signore "chiama" in maniera inattesa e chi vuole! Può capitare che non ci rendiamo conto di quello che sta accadendo, troppo intente nella vita di sempre o, anche, che il nostro sguardo non incroci il suo e non vediamo il gesto della sua mano e, sopraffatte da altri suoni, non riusciamo a percepire il nostro nome. Questa tensione interiore, questo desiderio lo possiamo sentire nascere all'improvviso dopo un'esperienza spirituale intensa, come un fiore che sboccia aprendosi in tutta la sua forma, come la folgore che arriva impetuosa o lentamente ci avvolge nel tempo fino a maturazione, accompagnando lo scorrere della vita e coinvolgendo le scelte determinanti.

Ci si sente "costretti"?

La proposta di un progetto non suona mai come un'imposizione anche se l'amore, nella misura in cui inonda la vita, in parte trasporta e conduce dove non si andrebbe mai, a fare cose che diversamente non si farebbero. Possiamo dire che siamo libere di amare, mentre l'assenza di amore ci rende schiave. Ma non sempre è immediato prestare l'orecchio alla sua parola, comprendere la sua"chiamata", rispondere al suo "desiderio". Dio vuole la nostra felicità. Da sempre, lungo la storia, ha chiamato uomini e donne a vivere in disparte, nella solitudine, nel deserto, per sperimentare, attraverso il raccoglimento,  una vita di profonda amicizia e intimità con  Lui. Dapprima la persona scopre dentro di sé una spinta, una vera e propria attrazione verso un luogo, uno stile di vita, verso altre persone che conducono quella stessa vita da cui ci si sente affascinate.

Cosa spinge?

Cio' che muove è comunque l'amore di Dio e se questo non è ben evidente all'inizio, diventa netto man mano che si percorre questo itinerario di trasformazione. Perché di un "cambiamento" si tratta. Non possiamo pensare di restare come prima, di "vederLo " e rimanere tal quali, di fare esperienza del suo amore e di non percepire il nostro cuore che muta. Lui stesso ci fa dono di un cuore di carne "toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne". Nella preghiera, nella frequentazione assidua della cella, nel silenzio e nella solitudine, la carmelitana non può evitare di guardare se stessa, consapevole della sua impotenza di fronte alla nudità, alla fragilità, all'ambiguità del suo essere "serva inutile" nelle mani di Dio. E dal suo Signore tutto attende: questa è l'unica certezza in un cammino nella nebbia fitta dove si naviga a vista. Un percorso in salita. In cui Dio porta a compimento l'opera che Lui ha iniziato e, volendo colmare interamente del suo amore, con estrema maestria lavora con strumenti adeguati il materiale che ha dinanzi perché sia perfettamente modellato. Vuoto da ogni ingombro. Capace di contenere l'esperienza dell'immensità di un amore trasformante.

La vita di cella, nella tradizione carmelitana è strettamente legata al tema del raccoglimento interiore, alla possibilità di percorrere gli spazi sconfinati dell'interiorità  e di focalizzare sempre il nostro oriente in Cristo Gesù, in una ricerca instancabile di Lui che spinge a migliorare e a crescere nell'amore.  Questo desiderio forte di "Dio solo" si esprime in una ricerca quotidiana dell'Eterno e nella costante consapevolezza di essere realmente peccatrici e non solo per modo di dire. Questa realtà può rendere "difficoltosa" la sequela, anche lì dove essa si profila come nostro vero bene e bene per altri. Se con sincerità guardiamo il nostro cuore, facilmente lo scopriamo altrove, sovente ripiegato su di sé, ma la vita monastica, l'assiduità con la Parola,  è "spietata" in questa analisi. Non si può sfuggire, ci si ritrova per quello che siamo: persone che senza di Lui non possono fare nulla. Scopriamo di avere innumerevoli attaccamenti a falsi beni, di essere tenacemente raggomitolate su noi stesse, o su rapporti per noi significativi, o a cose pure buone, lecite. Ma se usiamo un po' di onestà e rinnovato coraggio nel dare il nome autentico a ciò che abita dentro, se riconosciamo la nostra fragilità, la miseria che siamo, proclamiamo la sua misericordia, l'abbondanza della sua grazia nella nostra vita. Con il passare del tempo e attraversando l'itinerario di trasformazione interiore la monaca apprenderà che non c'è alcunché di preferibile al tesoro di Cristo, l'Unico necessario in cui possiamo riporre tutta la nostra fiducia, l'acqua in grado di dissetare la nostra sete.

E' semplice o si incontra qualche difficoltà?

Le difficoltà iniziali a lasciare gli affetti più cari, la possibilità di una realizzazione lavorativa sono accenno di quella che i padri chiamano "lotta spirituale": è l'uomo vecchio che portiamo dentro di noi, nel nostro mondo interiore che inizia a lasciare un po' di spazio perché l'uomo nuovo rinasca dall'alto...l'immagine che abbiamo di noi, quello che ci siamo sempre raccontate sulla nostra storia, anche quella "spirituale", di persona per bene, che prega, che cerca Dio, pian piano si sgretola e vengono meno i gineprai innalzati per difenderci e proteggere la vulnerabilità che portiamo dentro. Non ci sono altre vie d'uscita. Siamo davanti a noi stesse e quelli che sempre sono stati da noi considerati "aspetti del nostro carattere" iniziamo a considerarli dei difetti di fronte ai quali prendere una posizione è inevitabile: il Vangelo invita a un cambiamento: convertitevi!

Inoltre in sé  la vita integralmente contemplativa è poco "comprensibile", distante dai consueti modi di pensare e sentire il mondo di oggi che non tutte le persone che possiedono il germe della chiamata a tale stato di vita, hanno gli aiuti necessari per poterlo coltivare, comprendere, accogliere e rispondere nel suo inizio. E' necessario allora valutare bene nella preghiera e accostare una comunità di vita contemplativa iniziando un percorso di autentico discernimento.

Ma concretamente come si diventa monaca carmelitana?

Il cammino per divenire monaca carmelitana può essere descritto nella sua duplice sfaccettatura. L’itinerario formativo si avvia con un periodo di orientamento e verifica della candidata all'interno della comunità durante il quale si effettua una prima conoscenza reciproca e si avvia un discernimento oculato sulle motivazioni umane e spirituale autentiche . Effettuata questa prima esperienza se vengono riconosciuti i requisiti essenziali di una vocazione carmelitana, si avvia il postulandato, un periodo che può variare da 6 mesi ad un anno durante il quale si conosce più da vicino la persona ed ella a sua volta, comincia a conoscere, senza nessun obbligo ma più dall’interno, la vita monastica nella sua dimensione ascetica, comunitaria, di preghiera. Con il noviziato invece inizia la vita nell’Ordine, ed è un tempo particolarmente orientato alla vita spirituale affinché la novizia comprenda sempre più il senso della vocazione alla vita claustrale, e approfondisca il carisma carmelitano. Al noviziato segue la professione temporanea un atto pubblico, che incorpora all’Ordine con diritti e obblighi definiti, e impegna la professa a vivere secondo la regola. Dopo la professione temporanea, tenendo presente il cammino realizzato dalla monaca e seguendo determinati criteri di natura giuridica si emettono i voti solenni con i quali ci si consegna definitivamente e totalmente a Dio secondo lo spirito e la regola del Carmelo.

Come si distingue se veramente la vita carmelitana è la propria e non un’altra?

Seguire Gesù vuol dire riconoscere una traccia, non crearsi la strada, vuol dire drizzare le orecchie del nostro cuore per ascoltare lo Spirito è rimanere in una profonda postura orante, aperta, disponibile, farsi aiutare da chi ha già percorso il cammino e possiede più esperienza, e discernere nei nostri strati umani dove collocare l’invito e come darvi risposta perchè la forza della Parola di Dio è nella relazione.

Pertanto ritengo che il discernimento sulla chiamata alla vita contemplativa nel carisma carmelitano, passi necessariamente  dal confronto diretto con una comunità nella quale “ sostare”  per  riconoscere  i tratti distintivi di una vocazione carmelitana vedendo come, a partire dalla propria pochezza e fragilità la monaca declina il paradigma della propria identità carismatica nell’esperienza dell’ossequio a Gesù Cristo, in una vita musicata dalla liturgia, germinata nell’ascolto assiduo, silenzioso, orante della Parola e impastato dalle  mani gioiose e laboriose della sororità. 


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Per informazioni sulla spiritualità carmelitana potete contattare le monache di Cerreto di Sorano (Grosseto) scrivendo al seguente indirizzo:    carmelitane@gmail.com

giovedì 23 ottobre 2014

Poca spiritualità in parrocchia

Una lettrice del blog mi ha detto che nella sua parrocchia c'è un'atmosfera poco spirituale...

Carissimo Cordialiter, 
                                      ti ho scritto alcuni mesi fa complimentandomi per il tuo blog e per il tuo particolare carisma di parlare bene della vocazione religiosa. Ti ho scritto forse a Gennaio o a Febbraio. Ero molto contenta di visitare un monastero di Carmelitane Scalze assieme al gruppo ecclesiale al quale appartengo. Ero emozionatissima! Anche se è stato per poche ore, la visita e la catechesi tenuta da un bravo sacerdote, hanno reso il ritiro spirituale bellissimo. Le suore erano quasi tutte giovani e i loro volti erano sorridenti e pieni di luce. Purtroppo, nel gruppo, non tutti hanno apprezzato la mia iniziativa di fare un piccolo ritiro spirituale presso le suore di clausura. Forse, anzi sicuramente, non conoscono la loro importante missione. Non ricordo bene cosa ti ho scritto nella mia precedente lettera, (il mio pc si è guastato ed ho perso copia della mia mail), ma ricordo di averti parlato dell'importanza dell'educazione in generale e di conoscere nella vita ciò che è Buono e Bello. Molto spesso ci rifugiamo in cose futili, nelle vanità. Gli impegni per lo studio e la ricerca di un lavoro ci fanno mettere da parte l'essenziale: Gesù, il nostro amico fedele, l'unico che può dare un senso alla nostra vita! 

Che il Signore ti benedica per quello che fai. Non puoi credere quanta consolazione mi dà leggere le cose spirituali che metti sul blog! Alcune cose che scrivi e che riporti mi toccano profondamente e mi permettono di meditare, di pregare e lodare il Signore per la sua bontà. 

Non ci crederai, ma pur frequentando la parrocchia e i movimenti, non trovo persone o sacerdoti in grado di ascoltarmi. Questi ultimi poi, sono così impegnati a gestire le parrocchie che sembrano dei manager, piuttosto che persone spirituali, specie quelli più giovani. Li vedo immersi nelle vanità del mondo... insomma non sono per me di esempio. Per fortuna ci sono delle eccezioni, ma sono poche. Tra l'altro vivo in un piccolo centro dove non mancano i pettegolezzi, le invidie e gli arrivismi anche negli ambienti ecclesiali e parrocchiali, e tutto questo mi scoraggia molto e mi rattrista. Cosa mi consigli? Se puoi scrivermi mi farebbe piacere.

Chiedo anche delle preghiere per me.
Un caro saluto in Gesù e Maria. 


Cara sorella in Cristo,
                                      mi fa piacere che ti piace leggere il mio blog sulla vocazione religiosa, però non mi hai detto se ti senti attrarre dalla vita consacrata. :-)

È incoraggiante sapere che nel monastero di Carmelitane Scalze che hai visitato c'erano principalmente suore giovani. Quando un monastero ha tante vocazioni, è un buon segno. Se vuoi, puoi parlarmi più ampiamente di quel monastero, così posso consigliarlo ad altre ragazze della tua regione.

Non sono stupito del fatto che non riesci a trovare in parrocchia delle persone con cui confidarti. Il problema è che molte parrocchie assomigliano più a dei centri sociali anziché a dei centri di spiritualità cristiana. Hai ragione, oggi è raro sentire discorsi spirituali sulla necessità di impegnarsi a salvare l'anima, sulla pratica delle virtù cristiane, sull'importanza di fare delle mortificazioni, sul dovere che abbiamo di amare Dio con tutto il cuore, sulla necessità della preghiera, sul dovere di suffragare le anime del purgatorio, sulla bellezza della pratica della vita devota, sull'importanza dei sacramenti, sulle letture spirituali, sulla ricerca in ogni cosa della maggior gloria di Dio, sulla necessità della devozione alla Madonna, sull'importanza dell'elezione dello stato di vita, ecc. 

Cara sorella in Cristo, dobbiamo supplicare ogni giorno il Signore di donarci numerosi e santi sacerdoti. Quando un sacerdote è santo e zelante, intorno a sé fioriscono tante anime ricche di virtù cristiane. A tal proposito basti pensare a quanto bene hanno fatto alle anime, zelanti sacerdoti come San Francesco di Sales, San Leopoldo Mandic, San Pio da Pietrelcina, San Giovanni Maria Vianney, San Francesco Saverio, e tutti i presbiteri santi. Invece i preti rilassati e poco zelanti combinano un sacco di guai alle anime. Don Bosco diceva che un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio.

Cosa ti consiglio? Visto che non riesci a trovare amicizie spirituali nel tuo paese, posso farti mettere in contatto con alcune giovani suore di clausura con le quali potrai diventare “amica di penna”. Anche Santa Teresa di Lisieux scambiava corrispondenza con persone che vivevano nel mondo. Le sue lettere erano ricche d'unzione spirituale e piene d'amore per il Redentore Divino, il suo casto Sposo.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

mercoledì 22 ottobre 2014

Suora al servizio dei poveri


Tempo fa una gentile lettrice mi ha confidato che vorrebbe donare il resto della sua vita a Gesù buono abbracciando la vita religiosa in un istituto missionario.

Buongiorno e complimenti per il blog, spero di non disturbare e che la mia mail non sia troppo lunga. Questa è la mia situazione e sono sicura che possa darmi un buon consiglio: da tempo sento dentro di me qualcosa che mi avvicina sempre più al Signore, ogni istante della mia vita sono sempre più desiderosa di diventare suora e mi chiedevo quale fosse l'ordine religioso femminile per diventare suora al servizio dei più poveri e emarginati della società, vorrei sapere per favore come iniziare un percorso per dedicare totalmente la vita a Gesù facendomi serva come Lui si è fatto servo per tutti, ricolmandoci del Suo amore infinito e della sua carità. Sono anni che sento dentro di me un desiderio crescente, talvolta messo a tacere, ma sempre presente. Gli eventi, le difficoltà della vita, la quotidianità, mi hanno sempre spinto a interrogarmi su cosa davvero conta nella vita, a rendermi sempre più conto di come QUESTA VITA sia in realtà solo un mezzo per giungere alla VERA VITA, e allora a che cosa servono le cose, le discussioni, questo TUTTO CHE RIEMPIE I NOSTRI GIORNI MA NON è NIENTE?

Ho 27 anni, lavoro da quando ne avevo 19, anche se dall'età di 16-17 anni ho sempre pensato alla vita missionaria, prima in senso laico ma ora fermamente e sempre di più in senso religioso in unione profonda con Gesù. Tutta la vita, tutto il lavorare, le corse giornaliere, SONO SOLO TEMPO STRAPPATO A LUI. Tutto questo sono arrivata a pensarlo dopo anni in cui ho sempre avuto materialmente tutto, ma in fondo sentivo che tutto era fine a se stesso, che questo tutto materiale è niente, anzi giorno dopo giorno sento il desiderio di lasciare tutto ciò che con sacrificio di anni ho costruito per poter finalmente essere libera, libera per Lui e per tutti quelli in cui, come Lui ci insegna, potrò rivedere il Suo volto facendomi serva e amando. Nella mia vita quando tutti mi hanno chiuso le porte in faccia Lui c'è sempre stato, inchiodato sulla croce sembrava aprirmi il suo abbraccio ogni volta che lo guardavo o pensavo. È qualcosa che va oltre la preghiera, è una continua unione, pensiero, e un continuo vedere come tutto riconduce a Lui, e niente ha senso senza di Lui, anzi c'è una continua ricerca, insoddisfazione, mancanza che so che solo in Gesù può trovare compimento, e nel fare la volontà che il Padre ha su di noi, solo così avremo la gioia, la pace, saremo pronti per questa vita aspettando la vera Vita che in Lui si aprirà dopo la morte. Ma tutto il suo amore deve essere condiviso, donato a chi non lo ha perchè solo così potrò ringraziarlo, solo così potrò dare a Lui ciò che Lui ha dato a me, vedendo in ognuno il Suo volto. 

Condivido pienamente gli ideali di povertà e completa rinuncia a tutto per seguire il Signore, per trovare in Lui il nostro tutto, lasciare tutto per potermi finalmente dedicare a Lui senza più dovergli riservare "solo ciò che resta" dopo i doveri quotidiani. Parallelamente sento il desiderio di servirlo dedicandomi ai più poveri e prego il Signore di poterlo fare se questo è davvero il modo in cui posso glorificarlo al meglio. Cerco di coltivare la preghiera più che posso e partecipo alla Santa Messa, ma mi sembra poco, mi sembra che sia voler rinchiudere in così brevi periodi CIO' che è infinito. […] Lei cosa mi consiglia? Grazie di cuore.


Cara sorella in Cristo,
                                    dammi pure del tu, lo preferisco. È meraviglioso sapere che hai compreso che le cose della terra non potranno mai saziare il tuo cuore, il quale è stato creato per qualcosa di più grande: amare Dio con tutte le tue forze e sopra ogni cosa. Solo nel Signore il cuore umano trova la pace vera e la gioia autentica. Vorrei che tutte le persone del mondo amassero Gesù, perché con tutto ciò che Egli ha fatto per noi, merita davvero di possedere i nostri cuori. Tutti i cristiani dovrebbero vivere col cuore sempre rivolto al Signore, tuttavia nel mondo ci sono tante distrazioni, dissipazioni e tentazioni, e spesso la gente finisce per immergersi completamente nelle cose materiali, dimenticandosi di Dio. Invece la vita religiosa consente di liberarsi dalle preoccupazioni materiali, e di poter vivere più facilmente col cuore costantemente rivolto al Signore. Diceva Sant'Alfonso che nella vita consacrata è più facile non solo salvarsi l'anima, ma anche farsi santi, cioè praticare in maniera eroica le virtù cristiane. Ohimè, nel mondo si pensa a tutto tranne che ad amare Dio. Ma che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo la Santissima Trinità?

Sarebbe una grazia splendida se riuscissi a diventare vera sposa di Gesù Cristo, entrando in un buon istituto religioso nel quale si vive in maniera fervorosa. Visto che ti piace la vita apostolica dedicata al servizio dei bisognosi, ti consiglio di contattare le Servidoras (Serve del Signore e della Vergine di Matarà), che io stimo assai sia per il loro zelo, sia per lo stile di vita devoto, gioioso e caritatevole. Se decidi di contattarle per e-mail, puoi chiederle di ospitarti alcuni giorni (ad esempio una settimana) presso uno dei loro conventi, così potrai vedere se sei portata per la vita religiosa e se ti piace la spiritualità missionaria del loro istituto.

Spero che Gesù buono riesca a prenderti presto tutta per Sé! Prego la Regina del Cielo di darti la forza di restare fedele a Cristo fino alla morte. Così sia.

Approfitto dell'occasione per porgerti cordiali saluti in Corde Matris,

Cordialiter

martedì 21 ottobre 2014

Vedere Cristo nei sofferenti

Una ragazza francese, tempo fa è andata a un incontro vocazionale, e quando ha sentito parlare del desiderio di salvare le anime, ha subito pensato a questo blog sul quale aveva letto che i religiosi devono cercare ardentemente la salvezza delle anime.

Era presente una giovane suora inglese piena di gioia e di entusiasmo, la quale ha raccontato la storia della sua vocazione. È nata in una famiglia cattolica, e sin da bambina ha frequentato la Messa domenicale. Divenuta adulta iniziò a lavorare, aveva nel frattempo un fidanzato, una macchina, un appartamento e tutto quello che desiderava. Amava molto viaggiare.

Col suo boyfriend iniziò a pensare al matrimonio, ma per motivi di lavoro dovette allontanarsi da casa. Durante questo periodo di forzata separazione dal fidanzato, cominciò a farsi delle domande e a pensare se davvero lo stato matrimoniale fosse la sua vocazione. Dentro di sé si sentiva insoddisfatta, sentiva un grande vuoto. Poco dopo disse al suo partner che non voleva più sposarsi perché non era quella la sua vocazione. Così si tuffò nella preghiera e nella lettura della Sacra Scrittura per trovare aiuto. Sì confidò con un sacerdote che l'aiutò molto nel discernimento. Andò a trovare le "Petites Soeurs des Pauvres" (Piccole Sorelle dei Poveri); amava stare con queste suore, ma non si sentiva attratta da questa congregazione. Una volta una suora la portò a consolare un moribondo negli ultimi momenti di vita, quando si decide la sorte eterna di un'anima (chi muore in stato di grazia è salvo, chi muore in peccato mortale è dannato per sempre). Vedendo il modo fraterno con cui era stato assistito il moribondo, la ragazza inglese rimase molto colpita. Pensò a Gesù agonizzante sulla croce, e in quel momento Dio gli toccò il cuore. Così comprese qual era la sua vocazione e sentì subito una sensazione di pace.

Dopo quell'esperienza, chiese di poter entrare tra le "Petites Soeurs des Pauvres", e dopo un po' di tempo venne accettata nel noviziato. Adesso è suora ed è molto felice. La mia amica francese ha detto che quando quella suora parlava di Dio e della sua vocazione, sembrava come se fosse trasfigurata. Ha trovato molto bella la testimonianza di questa giovane suora, soprattutto l'incontro con Cristo crocifisso nei poveri.

lunedì 20 ottobre 2014

Seguire la vocazione


Riporto alcuni brani di una lettera di una ragazza.

Carissimo fratello in Cristo,
                                           […]. Per 4 anni ho negato e rifiutato ogni segno o sentore di chiamata religiosa [..] sono stati anni di intensa e profonda tribolazione e sofferenza interiore! Se finalmente ho deciso di agire diversamente è soltanto perché mi sono resa conto che la mia indecisione sullo stato di vita da abbracciare deve terminare [...] a volte mi chiedo il perché di tanta predilezione da parte del Signore nonostante la mia indegnità!

E' davvero difficile mettere per iscritto ciò che si sente nel cuore in certe situazioni ed io ti ringrazio per la tua disponibilità e pazienza! L'averti scritto e lo scriverti mi aiuta tanto, mi dà forza... ti chiedo scusa se sono stata inopportuna e se ti ho fatto perdere del tempo prezioso con queste mie mails insensate!

Non voglio più disturbarti perché mi rendo conto di non scrivere nulla di coerente... voglio solo dirti ancora grazie e chiederti di pregare per me:) niente di più...

un abbraccio... continuerò a leggere il blog...
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   non devi chiedermi scusa di nulla e non devi preoccuparti; per me non è una scocciatura ricevere lettere da parte di persone attratte dalla vita religiosa, anzi è davvero una gioia rispondere e incoraggiare le anime a seguire Cristo in qualche buon ordine religioso. Quindi se vorrai scrivermi, leggerò con piacere le tue lettere e ti risponderò volentieri. Ci tengo moltissimo ad ogni singola vocazione, dunque anche alla tua. Non voglio che nemmeno una vada persa. Ogni vocazione è un tesoro non solo per colui che la riceve, ma anche per tutto il resto della Chiesa Cattolica che è il Corpo Mistico di Cristo. Ti confesso che non vedo l'ora che tu vada in convento per fare un'esperienza vocazionale. So chi è il tuo direttore spirituale, è un sacerdote molto preparato, e se ha visto in te i segni vocazionali, c'è da credergli.

Perché tra tante altre ragazze il Signore ha scelto proprio te? I decreti divini sono imperscrutabili, però ciò che è certo è che Lui non sceglie in base ai meriti, quindi la tua chiamata è solo un'opera del suo amore gratuito. In convento sarà molto facile per te disprezzare tutte le vanità della terra (ricchezze, successo, moda, ecc.) e vivere solo per amare Dio e per salvare le anime con la preghiera, la penitenza e l'apostolato. Queste sofferenze interiori che stai patendo sono il tuo campo di battaglia. La vita su questa terra è una prova, cioè dobbiamo provare a Dio che lo amiamo davvero con tutto il cuore e sopra ogni cosa. Il vero amore si dimostra nel saper soffrire per la persona amata. Tu ora stai soffrendo molto, ma è proprio in questa sofferenza che stai dimostrando di amare Dio. Senza che te ne rendi conto, in ogni istante di dolore stai dicendo che preferisci soffrire questi patimenti interiori anziché ribellarti alla volontà del Signore che ti sta chiamando alla sua sequela in uno dei migliori ordini religiosi presenti in Italia.

Le tue sofferenze sono una vera e propria croce, ma senti un po' quel che scrisse in proposito Santa Gemma Galgani: ...Mi ha detto poi Gesù: «Sai, figlia mia, in che maniera io mi diverto a mandare le croci alle anime a me care? Io desidero possedere l'anima loro, ma intera, e per questo la circondo di croci, e la chiudo nelle tribolazioni, perché non mi scappi di mano; e per questo io spargo le sue cose di spine, perché non si affezioni a nessuno, ma provi ogni suo contento in me solo. È l'unica via per vincere il demonio e giungere a salvezza: Figlia mia, quanti mi avrebbero abbandonato, se non li avessi crocifissi! La croce è un dono troppo prezioso, e da esso si apprendono molte virtù!»

“Tanto è ciò che mi aspetto che ogni pena mi è diletto” diceva il zelantissimo San Francesco d'Assisi. La stessa cosa dico a te per incoraggiarti a perseverare.

Ti saluto fraternamente in Gesù e Maria

Cordialiter

domenica 19 ottobre 2014

Amicizia vera

Ripubblico la lettera che ho scritto a una lettrice del blog.


Carissima sorella in Cristo,
                                              rispondo molto volentieri alla tua ultima e-mail e ti ringrazio di cuore per i bellissimi pensieri spirituali di cui abbondano le tue lettere.

Mi hai detto che senti il bisogno di avere delle amicizie spirituali. In effetti San Francesco di Sales raccomandava alle persone secolari di trovare delle amicizie di questo genere, con le quali incoraggiarsi vicendevolmente nella pratica delle virtù cristiane. La vita su questa terra è un continuo combattimento spirituale, e a volte capita di sentirsi soli e scoraggiati. Ma se si hanno delle amicizie spirituali ci si aiuta e conforta a vicenda, rendendo più facile l'avanzata sulla strada verso il fine ultimo della nostra esistenza: Dio. Grazie a questo blog ho potuto stringere una vera amicizia spirituale con varie persone che praticano la devozione, e ti posso dire che ciò mi è di grande conforto, perché è edificante per me vedere tanti fratelli e sorelle nella fede combattere con ardore la stessa battaglia per la santificazione delle anime e la maggior gloria di Dio. Quando un'amicizia è vera, cioè è fondata sulla virtù e la carità, da essa nascono frutti buoni perché la devozione si riversa da un cuore all'altro e le anime avanzano insieme sulla via della perfezione cristiana.

Nel mondo regnano l'egoismo, la cupidigia dei beni terreni e la ricerca sfrenata dei piaceri, sembra di vivere ai tempi del paganesimo. È davvero una grande consolazione sapere che ci sono ancora dei giovani che considerano come "vanità delle vanità" le cose mondane, e aspirano solo ad amare e servire Gesù buono abbracciando la vita religiosa. Sono contentissimo che vuoi donare per sempre la tua vita a Colui che ti ha creato. In un ordine religioso osservante potrai facilmente salvarti l'anima e anche divenire santa.

Fai benissimo a combattere anche contro i peccati veniali, i quali pur non uccidendo l'anima, tuttavia la feriscono rendendola tiepida e debole nel combattimento spirituale. Quando si è tentati a commettere qualche peccato veniale, bisogna pensare che Dio dopo tutto il bene che ci ha dimostrato donandoci Gesù Cristo, non merita di essere offeso nemmeno con una piccola colpa volontaria. Il Redentore si è immolato sulla Croce per nostro amore, pagando al posto nostro la pena meritata dai nostri peccati, troppo grande sarebbe la nostra ingratitudine se non contraccambiassimo il suo amore rimanendo fedeli al Vangelo anche nelle piccole cose. L'amore con amor si paga. DimostriamoGli il nostro amore evitando di commettere anche le piccole colpe volontarie.

Sono contento che hai un'amica che ha il tuo stesso ideale di consacrazione totale a Dio, così potete incoraggiarvi e sostenervi a vicenda in questa battaglia importantissima della vostra vita spirituale. Quante sono le ragazze nubili in Italia? Milioni. E tra tutte queste ragazze, quante di loro si sentono attrarre dal desiderio di divenire spose di Gesù Cristo? Poche, pochissime. Voi due fate parte di questo piccolo gruppetto, dovete sentirvi fortunate per aver ricevuto questa grazia immensa, altro che tutte le ricchezze e le vanità della terra! Purtroppo solo poche persone capiscono questi discorsi. Vi incoraggio a perseverare con tenacia su questa strada. Sarebbe un grande dispiacere per Gesù se tornaste alla vita mondana del passato e vi dimenticaste della divina chiamata. Ma sono fiducioso che ciò non avverrà, perché sia tu e presumo anche la tua amica, ormai vi siete donate a Dio per mezzo della Madonna con la consacrazione formulata da San Luigi Maria Grignon de Montfort, pertanto vi siete messe in ottime mani ed Ella vi custodirà dagli assalti del demonio, del mondo e della carne. I mondani penseranno che le vostre vite saranno sprecate in monastero, ma che importa quel che pensano i mondani? L'importante è vivere in amicizia con Dio in attesa di andarlo ad amare nella Patria Celeste per tutta l'eternità.

Non vedo l'ora di sapere che tu e la tua amica avete abbandonato questo mondo immerso nel fango dei vizi, per abbracciare la vita religiosa immolandovi per la salvezza delle anime e per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Gesù e Maria devono regnare!

Vi saluto cordialmente con fraterna carità,

Cordialiter