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giovedì 27 agosto 2015

Il sacerdote deve essere esempio di vita umile, povera, disinteressata


[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].


[...] il più efficace mezzo di apostolato tra le folle dei poveri e degli umili è l’esempio del sacerdote, l’esempio di tutte le virtù sacerdotali, quali le abbiamo descritte nella Nostra Enciclica Ad catholici sacerdotii; ma nel caso presente in modo speciale è necessario un luminoso esempio di vita umile, povera, disinteressata, copia fedele del Divino Maestro che poteva proclamare con divina franchezza: « Le volpi hanno delle tane e gli uccelli dell’aria hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo ». Un sacerdote veramente ed evangelicamente povero e disinteressato fa miracoli di bene in mezzo al popolo, come un San Vincenzo de’ Paoli, un Curato d’Ars, un Cottolengo, un Don Bosco e tanti altri; mentre un sacerdote avaro e interessato, come abbiamo ricordato nella già citata Enciclica, anche se non precipita come Giuda, nel baratro del tradimento, sarà per lo meno un vano « bronzo risonante » e un inutile « cembalo squillante », e troppo spesso un impedimento piuttosto che uno strumento di grazia in mezzo al popolo. E se il sacerdote secolare o regolare per obbligo del suo ufficio deve amministrare dei beni temporali, si ricordi che non soltanto deve scrupolosamente osservare tutto ciò che prescrivono la carità e la giustizia, ma deve mostrarsi in modo particolare veramente un padre dei poveri.

mercoledì 26 agosto 2015

Fidanzamento?

Una gentile lettrice mi ha raccontato che era fidanzata e aveva intenzione di sposarsi, ma poi ha compreso di non essere chiamata alla vita matrimoniale, ma a qualcosa di più grande.


Carissimo fratello in Cristo,
                                              mi chiamo [...], ho 36 anni e abito in Piemonte. Ti ringrazio di cuore per aver realizzato questo blog che mi è stato molto utile e che sicuramente lo sarà anche per molti altri. Mi permetto di darti del “tu” in quanto ho letto in più occasioni che lo preferisci, e anche perché ti percepisco come un caro amico di sempre.

Bella, intelligente, acculturata e socialmente attiva. Questa ero per chi mi vedeva dall'esterno e non mi conosceva a fondo. E io aggiungerei, brava a fingere. La mia vita, però, non è stata sempre facile, Dio mi ha portata a fare un percorso accidentato e spesso doloroso affinché prendessi piena consapevolezza di ciò che voleva da me. Il cammino è stato molto lungo, mi sono allontanata da Lui, ho seguito strade sbagliate, ma il Signore paziente, infinitamente buono e immensamente misericordioso non mi ha mai abbandonata. Nonostante l’esperienza del fidanzamento, non sono riuscita a giungere al matrimonio, perché avvertivo dentro di me “qualcosa” che diceva: “Questa non è la vita che ho scelto per te”. Ma quale allora? Il Signore non può volere una come me come Sua sposa! Davvero non riuscivo a capire. Ho sempre avuto timore della solitudine, la conosco bene, ma Dio continuava a farmi sentire la Sua voce: “Tu non sei sola”. Queste parole, che udii per la prima volta durante l’adolescenza, riecheggiarono per anni nella mia mente pur non comprendendo appieno il loro significato. Poi la malattia, che ancora mi accompagna, la preghiera del cuore e la vera gioia nell'offrire tutte le mie sofferenze a favore delle anime bisognose, secondo la Sua Santa volontà. In quel momento una Luce nuova colpì la mia anima, e il mio modo di pregare non fu più quello di prima. Dio mi fece voltare indietro e vidi nitidamente tutti i miei peccati, i miei abomini, domandai perdono versando lacrime amarissime, chiesi a Gesù di fare di me ciò che desiderava, e Lui mi lasciò ancora una volta libera di decidere e mi propose due strade: una bella, dritta e priva di difficoltà, l’altra tortuosa ed impervia. Scelsi quest’ultima perché mi avrebbe permesso di aiutarlo a sostenere la Croce. E fu così che il Signore diede inizio al mio percorso di discernimento con l’ausilio di un Padre Spirituale che Lui stesso mi indicò in modo semplice e folgorante, come solo Dio sa fare. Caro Cordialiter, ti chiedo una preghiera affinché, nella mia miseria, riesca davvero a fare la volontà del Signore. Dal canto mio, pregherò perché Dio ti sostenga sempre in questo tuo delicato compito. Spero che questa mia umile testimonianza sia di aiuto a coloro i quali, sentendosi soli e perduti, sono alla ricerca del Signore, ma che travolti dal caos della quotidianità e sordi alla potenza del silenzio, non si sono ancora accorti di averlo sempre avuto accanto. Sia lodato Gesù Cristo!

Con stima e affetto,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                    ti ringrazio di avermi scritto, mi piace molto leggere le storie di conversioni come la tua, perché mettono in risalto l'infinita misericordia di Dio. Molta gente si commuove quando pensa alla bontà di Gesù buono, sempre pronto ad accogliere a braccia aperte ogni peccatore che ritorna a Lui con cuore contrito.

Hai fatto bene a non sposarti se non eri convinta di abbracciare lo stato di vita matrimoniale. Mi hanno scritto tante persone coniugate (soprattutto donne) che si sono pentite di essersi sposate, e che se potessero tornare indietro, abbraccerebbero la vita religiosa, verso la quale si sentivano attrarre in gioventù.

Pregherò molto volentieri per te nella speranza che Gesù buono ti prenda tutta per Sé in qualche buon istituto religioso. Le donne più felici che ho conosciuto nella mia vita sono le suore che vivono in maniera fervorosa la propria vocazione.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

martedì 25 agosto 2015

Clausura?

Ripubblico una delle prime lettere che ho ricevuto da una studentessa liceale.

Grazie per aver risposto così prontamente e per i consigli che mi hai dato, vedo che avevo inteso bene a darti fiducia. Pregherò molto perché i giovani, i chiamati al matrimonio e i sacerdoti possano santificarsi, perché ora capisco quanto sia difficile amare Dio come gli si deve in mezzo al mondo! E per me penso: se il Signore mi ha convertita e se mi ha fatto scoprire quale fosse la mia vocazione sin da questa età pur sapendo che il mio parroco mi dice di finire la scuola, ci sarà un motivo! Probabilmente devo riparare a tutti i danni e gli scandali che ho fatto prima della conversione, che è avvenuta proprio un anno e più fa - e quanti sono nonostante la giovane età! e quanto gravi! che vergogna - e nel contempo devo prepararmi per lo sposalizio con Gesù.

[...] Mi rivolgo quindi al mio parroco, che è anche mio confessore; lui non sconsiglia nessuno di abbracciare la vita religiosa, ma a quanto pare non gli vanno molto a genio le monache di clausura: all'inizio ero terribilmente incerta se Dio mi stesse chiamando alla missione o alla clausura e lui una volta disse "non te ne andrai mica in clausura!", per questo, da quando successivamente ho compreso risolutamente che la via era la clausura, non gli ho ancora detto niente a riguardo. Quindi non è un vero e proprio direttore spirituale... cosa posso fare? ho letto l'autobiografia di santa Gemma Galgani e ho visto che lei inizialmente aveva un contatto epistolare col suo direttore spirituale, sbaglio? è possibile fare una cosa del genere? ma chi sarebbe disposto a farlo?

Passando ad altro, per risponderti: no, non ho ancora capito quale sia l'ordine in cui devo entrare. [...] Non mi cruccio particolarmente su questo, ho chiesto già da tempo a Maria che mi indicasse lei quale fosse, quando Dio vorrà farmelo capire [...]. Ho il desiderio di entrare in un ordine di stretta osservanza, puoi magari consigliarmene qualcuno nella mia regione? Tanto meglio se vi è la liturgia in forma antica del rito romano.

Per ora ti saluto, rinnovando i ringraziamenti.

(Lettera firmata)

Carissima in Cristo,
                                sono felice che tu non voglia accontentarti di un monastero qualsiasi, ma desideri un monastero di stretta osservanza. La vita religiosa è bella solo se è vissuta in maniera profonda e radicale. Che senso ha entrare in un monastero “annacquato”, cioè dove si vive in maniera tiepida e rilassata?

Ho rispetto per la Messa nel rito moderno, ma mi piace di più il rito antico. Ho visto Messe moderne celebrate con devozione; ma quanti sono coloro che la celebrano degnamente e senza abusi liturgici? Ahimé, c'è da piangere. Speriamo che le cose in futuro possano migliorare.

Nella lettera che ti ho inviato in privato ti ho segnalato alcuni buoni monasteri presenti dalle tue parti. Sarebbe bello se tu potessi andare in uno di questi monasteri per fare un'intensa esperienza vocazionale. Per il momento potresti cominciare a scrivere (se vuoi posso fornirti gli indirizzi completi), per iniziare ad avere un dialogo con loro, per confidarti e per permettere una reciproca conoscenza spirituale.

Per quanto riguarda il direttore spirituale, la situazione generale è davvero problematica. È difficile trovare un sacerdote ben preparato, molto prudente e caritatevole. In genere un sacerdote non accetta di dirigere spiritualmente un'anima tramite corrispondenza, se prima non l'ha conosciuta di persona. Comunque, anche se non hai un vero e proprio direttore spirituale, non è una tragedia; potrai benissimo entrare in monastero lo stesso. Mi raccomando non dire a certi preti "moderni" che ti piace la Messa antica, altrimenti rischi di venire "sgridata”. È assurdo, ma è successo ad altre persone.

Hai fatto bene a non parlare di vocazione con i tuoi parenti. Se qualche amica o parente dovesse chiederti per quale motivo non hai un “ragazzo” come ce l'hanno le altre tue coetanee, basterà rispondere loro che è difficile al giorno d'oggi trovare un buon fidanzato, ma non accennare alla vocazione, altrimenti potrebbero ostacolarti. Non è vero quel che dicono certe persone, secondo le quali le suore di clausura sono inutili. In realtà sono utilissime, perché con le loro preghiere e penitenze attirano innumerevoli grazie dal Cielo. Chissà quante anime hanno convertito con le loro preghiere Santa Chiara, Santa Teresa d'Avila, Santa Teresina e tutte le altre sante suore di clausura!

Se certe tue amiche sapessero che sei attratta dalla vita monastica, forse si metterebbero a ridere e ti considererebbero pazza. Ma la vera pazzia è vivere su questa terra senza amare Dio che è l'unico nostro bene. Il desiderio di uno stile di vita più perfetto è un grande dono che il Signore ti ha fatto, e che solo pochi riescono a capire. Del resto, Gesù è il miglior sposo che una donna possa avere. Al contrario, le donne che si sposano con gli uomini della terra, spesso si pentono di aver contratto matrimonio. Maltrattamenti, gelosie, tradimenti, litigi, dissapori con suocere e cognate, dolori del parto, strapazzi per la cura della casa, ribellioni dei figli, affanni per accumulare beni materiali ...questi sono i principali problemi che fanno soffrire le donne sposate. Tra le lettrici del blog, mi hanno scritto alcune di loro per raccontarmi i loro guai. Una signora mi ha detto chiaramente che se avesse conosciuto il mio blog 10 anni prima, invece di sposarsi sarebbe entrata in convento. :-)

Gesù è stato tanto buono con te. Se fossi morta quando facevi peccati gravi, adesso dove staresti? Ma il Redentore ti voleva talmente tanto bene che non solo non ti ha fatto morire in peccato, ma addirittura ha trasformato completamente il tuo cuore e ti ha fatto sentire l'ardente desiderio di donarti a Lui abbracciando la vita religiosa. Devi essergli molto grata! Già da ieri ho cominciato a pregare per te, e continuerò fino a quando non saprò che ti sei legata per sempre con Lui in qualche monastero di stretta osservanza. Io non mi arrendo mai!

Il “martirio d'amore” che stai soffrendo e che ti fa piangere di compunzione, è un grande dono. Fai bene ad offrire le tue sofferenze per la salvezza delle anime, per le vocazioni, per i vescovi, il Papa, la conversione dei pagani, ecc.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 24 agosto 2015

Amare i poveri

Pubblico alcune parti di una lettera che ho scritto a una giovane ragazza attratta dalla vita missionaria.


Cara sorella in Cristo,
                                 mi ha colpito molto ciò che hai scritto. Infatti ho notato che hai compreso la differenza tra la filantropia e la carità cristiana. Ecco quel che scrisse in proposito Padre Giuseppe Maria Leone: “La carità è amore verso Dio e verso il prossimo, la filantropia è amore solo verso l'uomo; la filantropia è naturalistica e materialistica e i filantropi molto spesso, mentre "proclamano giustizia, legge, onestà", violano "ogni legge umana e divina". La carità è, invece, la "regina delle virtù", perché mette prima Dio e poi gli uomini, sicché di "matrice divina" è l'amore verso questi ultimi.”

Sono contento che sei disposta a donare la tua vita a Gesù e metterti al servizio dei poveri. Viviamo in una società egoista e materialista, nella quale si pensa ad ammassare beni materiali, e pur di raggiungere questo scopo si calpestano i deboli e si trascura di aiutare i bisognosi. Se tu confidassi quel che senti nel cuore alle persone di mondo, purtroppo rischieresti di essere incompresa. Ti direbbero: “Ma chi te lo fa fare ad abbracciare la vita religiosa e ad aiutare i poveri? Che cosa ci guadagni? Lascia perdere, goditi la vita tra feste e discoteche come fanno tutti gli altri!”

San Tommaso d'Aquino e Sant'Alfonso Maria de Liguori sconsigliavano di confidarsi con amici e parenti sul tema della vocazione, perché spesso le persone di mondo non comprendono questi discorsi, e cercano di scoraggiare coloro che si sentono attrarre da Dio alla vita consacrata.

Alle persone che si sposano, spesso capita che dopo il matrimonio comprendono che non era quella la loro vera vocazione, si pentono della scelta fatta, ma ormai non possono più tornare indietro (Gesù nel Vangelo ha proibito il divorzio). Invece per quanto riguarda la vita religiosa non c'è questo rischio, infatti prima di emettere i voti perpetui, passano molti anni, e quindi si ha tutto il tempo necessario per riflettere attentamente sullo stato di vita da eleggere. In genere si procede così: prima si fanno una o più esperienze vocazionali in un istituto religioso, poi, dopo aver trovato l'istituto per il quale ci si sente attrarre, e ci si senti pronti per fare il passo, si chiede l'ammissione nell'istituto, e si comincia l'aspirantato, poi il postulantato, il noviziato, la professione religiosa temporanea e infine la professione religiosa perpetua. Insomma, se una persona non si sente portata per la vita religiosa, ha molti anni per comprenderlo e tornare tranquillamente a casa propria.

Ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale, nella speranza che tu possa diventare sposa di Gesù Cristo, abbracciando la vita religiosa, che è lo stato di vita più perfetto, perché più simile allo stile di vita praticato dal Redentore Divino su questa terra.

Ma come si capisce se una vocazione è vera? La vocazione, più che in un sentimento del cuore o in una sensibile attrattiva, è riscontrabile principalmente nella retta intenzione di chi aspira alla vita religiosa. Chi desidera diventare suora per il nobile motivo di consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, fuggire dalle tentazioni del mondo, vivere più unita a Gesù buono, vivendo con fervore cristiano la Regola del proprio istituto religioso, costei dimostra di avere dei segni tipici di una vera vocazione.

È interessante sapere che sei stata in India, non per fare turismo, ma per fare volontariato al servizio dei poveri. Vorrei che tutti i cristiani potessero fare ciò che hai fatto tu a Calcutta e potessero vedere coi propri occhi quel che hai visto tu. Questa esperienza apre gli occhi del cuore e fa comprendere che il vero senso della vita non consiste nell'ammassare ricchezze e darsi ai divertimenti sfrenati, ma nell'amare Dio con tutto il cuore e sopra ogni cosa, e il prossimo come noi stessi. Siamo stati creati per amare! Noi cristiani dobbiamo incendiare il mondo col fuoco della carità, che è l'amore che nasce da Dio. Che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio e il prossimo?

Il mio consiglio è di fare al più presto delle esperienze vocazionali in alcuni istituti religiosi missionari. Fai attenzione al fatto che oggi molti istituti si sono rilassati, e non vivono più la vita religiosa in maniera fervorosa e osservante come ai tempi della Fondatrice. Sant'Alfonso diceva che è meglio restare a casa propria anziché entrare in una casa religiosa rilassata.

Tra le suore missionarie ho grande stima per le Servidoras, le quali sono gioiose, caritatevoli, cordiali, fraterne, fervorose e ricche di zelo per il bene delle anime. Inoltre hanno una buona preparazione dottrinale e ascetica. Sono in maggioranza giovani perché hanno tante vocazioni. 

Se hai altre domande da farmi, non esitare a scrivermi, per me è una gioia incoraggiare coloro che vogliono donare a Gesù la propria vita abbracciando la vita religiosa.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

domenica 23 agosto 2015

Testimonianza

Pubblico la testimonianza di una lettrice che ha fatto un'esperienza tra le Benedettine di Fermo.


Il 4 agosto sono arrivata al Monastero delle Benedettine di Fermo. Ero ospite da un'amica e lei mi ha indirizzata al Monastero. Avevo anche letto le testimonianze su questo blog. Sono arrivata qui per una serie di circostanze apparentemente casuali, ma di certo guidate e volute dal Signore.  Dico così, perchè mi sono subito sentita a mio agio, accolta con attenzione nei minimi particolari. Mi ha colpito, al mio arrivo, la perfetta accoglienza, ero "attesa" da qualcuno che me lo dimostrava con "tenerezze": la tavola apparecchiata con cura, un bigliettino di benvenuto. Nella discrezione operosa delle sorelle ho trovato sorrisi e gentilezza. Tutto, anche i dettagli nella camera e nel bagno, mi parlava di una cura e di un amore per me. Anche se nessuna mi conosceva, mi sono sentita trattata con amore. Madre Cecilia con la sua semplicità, la sua concretezza, mi ha fatto sentire accolta, compresa nel profondo della mia persona, valorizzata nella mia persona. Mi ha fatto sentire talmente a mio agio che mi sono subito fidata di lei perchè la sua disponibilità ed il suo sorriso mi hanno accolto con amore. Sono grata al Signore per questa esperienza, i dialoghi con Madre Cecilia sono stati spontanei, naturali ed allo stesso tempo profondi ed autentici. La Madre mi ha trasmesso l'Amore del Signore per me. Mi hanno colpito molto anche le attenzioni rivolte a me durante i momenti di preghiera che ho vissuto insieme alle sorelle: durante il Rosario Madre Cecilia ha espresso un'intenzione di preghiera per me ed abbiamo detto una decina del Rosario per questo. Madre Cecilia mi ha anche in modo molto semplice e naturale invitato a pregare con lei attraverso la Lectio Divina, che non avevo mai fatto. Si tratta di leggere la Parola e poi meditare, e lì il Signore ha parlato al mio cuore, ma lo ha fatto anche attraverso le parole di Madre Cecilia che mi ha letto nell'anima anche se non mi conosceva nemmeno.

La giornata è scandita dalla preghiera, non resta molto tempo non "occupato", tutto è un richiamo a mettere al centro della propria vita Dio. La mia preghiera preferita è stata l'ora Terza alle ore 9.00 del mattino, perchè è l'ora della discesa dello Spirito Santo e mi aspetto molte grazie dal Signore e dal suo Santo Spirito. Per chiunque entrasse qui e fosse un minimo leale con il proprio cuore, non potrebbe non domandarsi che cosa riempie gli occhi ed il cuore di queste suore. Non potrebbe non andare oltre la superficie fino a trovare la sorgente di queste vite. Perchè: che senso mai può avere un monastero? Perchè delle donne scelgono un tipo di vita come questo? Che cosa, o meglio, CHI è la sorgente?

Io ho trovato questa Sorgente qui con le sorelle, e mi è nata una preghiera dal cuore: Signore ti prego, rendimi semplice come una bambina, quella bambina che da sempre tu conosci e di cui scruti il cuore, e mostrami le tue vie, il tuo piano meraviglioso per me, attendo tutto da Te. Rivelati mio Signore: cosa vuoi che io faccia?

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Le donne che desiderano contattare le Benedettine di Fermo possono scrivere all'indirizzo: m.benedettine @ alice.it (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).


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Vera amicizia

Tempo fa una cara amica mi ha scritto una bella riflessione sull'amicizia sincera.

Ciò che hai fatto [...] è stato un gesto di grande carità e di grande fiducia nei miei confronti [...].

Sai proprio ieri insieme ad una delle mie amiche spirituali stavamo riflettendo sulla differenza delle amicizie mondane, dove le ragazze o i ragazzi sono tutti diffidenti l'uno nei confronti dell'altro, si scambiano tante effusioni e non solo verbali, che sembrano pronti a dare la vita l'uno per l'altro, ma alla minima difficoltà si dileguano, e se è per il loro tornaconto sono capaci di tradirti, di schiacciarti, insomma di farti del male. Sfido io che non si fidano l'uno dell'altro! Pensavamo che tristezza sia il vivere l'amicizia così, ma è ovvio perché non c'è Gesù al centro dell'attenzione, e tutto il loro mondo ruota su loro stessi. Abbiamo ringraziato Dio per la nostra amicizia spirituale che ci fa condividere lo stesso amore per Lui senza essere gelose l'una dell'altra (invece nel mondo rischi anche che la migliore amica ti porti via il fidanzato), e poi la fiducia, che grande grazia poterti fidare di una creatura, perché sai che qualunque sbaglio possa fare nei tuoi confronti è solo per debolezza ma senza malizia o per il proprio tornaconto, e poi i veri Cristiani sanno chiedere perdono e anche perdonare, quindi con amici così, uno può stare sereno e in pace.

Carissima,
                    hai proprio ragione, c'è una differenza abissale tra le amicizie spirituali, le quali sono fondate sulla virtù e la carita, e le amicizie mondane che invece sono fondate solo sul proprio tornaconto e svaniscono nel momento del bisogno. Non è facile trovare delle amicizie sincere come la tua, ti ringrazio molto!

Ti saluto fraternamente in Gesù e Maria,

Cordialiter

sabato 22 agosto 2015

Incoraggiare una ragazza indecisa

Ripubblico una vecchia lettera di una gentile lettrice del blog (è sposata, ma da giovane aveva pensato di consacrarsi a Dio...), la quale volle inviare un messaggio d'incoraggiamento ad una ragazza “indecisa”....

Caro D,
              innanzi tutto spero tu abbia trascorso delle buone vacanze […]. Mi sono soffermata sulla bellissima testimonianza della ragazza che si sente confusa dopo il campo estivo. Vorrei incoraggiarla con due brevi storie simili alla sua.

- Una mia amica, catechista, ha vissuto la sua stessa esperienza, una ventina d'anni fa... dopo un campo estivo tornò completamente cambiata, era però inquieta, ma mai sgarbata, cioè, si vedeva che la sua inquietudine veniva da qualcosa che la faceva soffrire molto. Noi del gruppo la prendevamo un po' in giro, ma poi comprendemmo che la sua sofferenza diventava anche la nostra, talmente eravamo unite... Così le consigliammo di parlarne al parroco, di confidarsi con lui. All'inizio era più nervosa del solito, mi confidò che il prete le aveva parlato di vocazione e lei non ci aveva pensato, la cosa le metteva agitazione... alla fine provò e andò a fare esperienza vocazionale, alcuni ritiri e tornò che era completamente trasformata, piangeva, ma di gioia... aveva trovato la sua strada! Coraggio allora... i veri amici comprenderanno e gioiranno con te!

- La seconda esperienza mi è stata raccontata: un ragazzo ed una ragazza, molto, molto amici, praticamente fidanzati ma... i conti non tornavano, si sentivano a disagio, temevano di ferirsi l'un con l'altro perchè ciò che li univa, scoprirono dopo, non era l'amore fra loro, ma per Cristo, e così confidandosi e condividendo questo Amore, lei entrò in un monastero di clausura e lui diventò frate.

Non temere di parlarne con qualcuno, e non temere di liberare la vocazione che ti anima, tirala fuori tutta, i primi tempi troverai incomprensioni, ma tu troverai la vera serenità....

Ti ricorderò nel Rosario quotidiano!

(Lettera firmata)

venerdì 21 agosto 2015

Segni vocazionali (sacerdozio cattolico)

Diversi ragazzi mi hanno chiesto quali sono i segni della vocazione sacerdotale. Visto che questo argomento interessa molti lettori, per poter dare una risposta soddisfacente, ho consultato il testo "Esortazioni al clero", pubblicato nel 1943 dalla casa editrice Civiltà Cattolica, e scritto da Padre Ottavio Marchetti, sacerdote della Compagnia di Gesù. Ecco una sintesi schematica. Affinché una vocazione sacerdotale sia considerata autentica sono necessarie quattro caratteristiche: doni di natura, doni di grazia, libera volontà, retta intenzione.

Doni di natura:
- dono della salute (che consenta di svolgere efficacemente il ministero sacerdotale);
- dono del buon carattere;
- dono dell'intelligenza.

Doni di grazia:
- pratica delle virtù acquisite: pietà, castità, disinteresse, zelo, spirito di disciplina ed ubbidienza.

Libera volontà:
- tendere al sacerdozio senza costrizioni da parte di qualcuno.

Retta intenzione:
- tendere al sacerdozio cattolico unicamente per consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, avendo una soda pietà, una provata purezza di vita, e una scienza sufficiente.

Chi ha tutte queste caratteristiche mostra di avere segni della chiamata di Dio allo stato sacerdotale.

Vocazione religiosa

Una ragazza cattolica praticante aveva cominciato a comportarsi male da quando era giunta alle scuole superiori, probabilmente trascinata dai cattivi esempi dei suoi amici. Non era felice, anzi soffriva molto al suo interno. Cercava un ideale da perseguire, ma non riusciva a trovarlo. Tentò di trovare uno scopo di vita tra le amicizie del mondo, ma rimase inevitabilmente delusa. Le vere amicizie sono solo quelle fondate sulla virtù e la carità, mentre le amicizie mondane presto o tardi si rivelano false e causano tanta amarezza. Continuava a soffrire, e il suo stile di vita faceva soffrire anche i genitori. Sua madre le disse che solo in Dio poteva trovare la vera gioia, ma la ragazza era come accecata e non voleva comprendere questa realtà, anzi arrivò al punto di non voler più credere nel Signore, ma nel suo cuore sentiva che Dio la voleva per Sé.

Un giorno una sua amica la convinse a fare insieme a lei un ritiro spirituale presso un convento di fervorose suore di stretta osservanza. Mentre meditavano sulle sofferenze che la Madonna Addolorata patì sul Calvario, rimase profondamente colpita. Comprese che noi coi nostri peccati siamo stati la causa della dolorosa Passione di Gesù buono e delle sofferenze dell'Addolorata. Rimase conquistata dall'amore del Redentore e della Corredentrice, e ormai non le interessava null'altro se non corrispondere a questo immenso amore. Aveva trovato ciò che stava cercando e finalmente si sentiva felice. Voleva donare il resto della sua vita al Signore. Visto che era ancora minorenne chiese ed ottenne il permesso dei genitori di poter lasciare la scuola ed entrare in convento. Lì il suo cuore poteva godere di una pace arcana che riempie l'animo di gioia vera, una gioia che i poveri mondani non conoscono.

giovedì 20 agosto 2015

Dal Silenzio all’amore

Pubblico un'interessante testimonianza scritta da una lettrice del blog entrata nel Carmelo di Cerreto di Sorano (Grosseto).


“Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16).

Come percepire nel profondo di noi stessi queste parole di divina seduzione, questa appassionata dichiarazione d’ amore di Dio, se il cuore non intraprende l’affascinate avventura del silenzio interiore? O come riconoscere la fonte dell’irresistibile desiderio di Assoluto che ti pervade, dell’insaziabile “sete incarnata” che ti brucia dentro, se non entrando nell’intimo e segreto silenzio della tua “cella interiore” ?

Si, questo incontro d’amore intimo, personale, profondo con Dio avviene quando il cuore, come un deserto, si ritrae dal vacuo fluire della loquacità, dalla lingua dell’esteriorità e superficialità, dal linguaggio inautentico, e si avventura nell’esperienza del silenzio .

Silenzio, non solo assenza di parole ma dimensione interiore che ci restituisce a noi stessi, ci pone sul piano dell’essere, di fronte all’essenziale, rende possibile l’ascolto, l’accoglienza in sé non solo della Parola, ma anche della presenza di Colui che parla, un silenzio che è memoria di Cristo, presenza abituale alla propria coscienza della sua Persona, esperienza dell’inabitazione di Dio promessa da Gesù nel quarto Vangelo quando dice: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Giovanni 14,23).

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat Veritas

Non andare vagando al di fuori di te, non disperderti nell’esteriorità, ma rientra in te stesso, perché è in te, nel tuo cuore, che abita la Verità. Così esorta S Agostino, con parole ricche di sapienza spirituale.

Tale discesa nella profondità del cuore non è, però, un narcisistico ripiegamento su di sé ma la via che conduce alla verità di noi stessi, del nostro essere creaturale, incarnato nei frangenti del tempo che nella sua essenza e nel suo senso non può che ricondurre al Creatore, a Dio. Tale discesa è anche la via attraverso la quale Egli desidera entrare nei nostri cuori e ridurre al silenzio le tante speculazioni mentali, le rigidità, le agitazioni, far tacere i pensieri, le immagini, le ribellioni, i giudizi, le mormorazioni che nascono nel cuore. Infatti è «dal di dentro, cioè dal cuore umano, che escono i pensieri malvagi» (Marco 7,2).

Questo silenzio profondo oltre a generare in noi, uno spazio per far abitare Dio e la capacità di porsi in ascolto della Sua Parola, dispone all’ascolto intelligente, alla parola misurata, al discernimento del cuore dell’altro, apre la via alla carità, aiuta a vivere l’unico grande comando dell’amore di Dio e del prossimo. Questo silenzio che nutre la carità è adorazione della presenza di Dio, preghiera autenticamente cristiana e gradita al Signore.

Vivendo nell’era della massima comunicazione tendiamo a ritenere che la persona si possa realizzare solo nella misura in cui comunica nel “villaggio globale” raggiungendo il mondo in tutta la sua estensione in modo virtuale, nel giro di pochi secondi. Tale esigenza di comunicazione è certamente buona, tuttavia è proprio questo cammino verso la propria interiorità che diviene itinerario di vera liberazione dalla tirannia del proprio “io”, cammino di conversione. Non è tanto una questione di sforzi per rendersi umili e silenziosi, quanto piuttosto di chiedere con umiltà al Signore di farsi presente e suscitare nel nostro intimo attenzione a Lui e, in Lui, ad ogni persona e ad ogni evento.

Il silenzio interiore allora è una presenza a se stessi piena di Dio, un ambito infinito dove abitualmente l’anima riposa e incontra Cristo nel Suo mistero di comunione con gli uomini e diventa capace, per pura grazia, di accogliere e unirsi ai bisogni degli altri, che sono ormai parte vive della sua relazione con Lui.

Condotto da Dio nel deserto il cuore umano può così affermare che ciò che è l’aria per i polmoni, tale è il silenzio per l’anima sedotta da Dio.

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Chi desidera contattare il monastero Janua Coeli di Cerreto di Sorano può scrivere all'indirizzo: carmelitane@gmail.com

mercoledì 19 agosto 2015

Suor Raffaella

I mondani hanno una visione materiale della vita, pertanto fanno fatica a comprendere a cosa servano i monasteri di clausura, e spesso criticano le monache contemplative ritenendo inutile la loro esistenza. Coloro che invece hanno una visione soprannaturale della vita, hanno grande stima per le suore di clausura, perché sanno che con le loro preghiere e penitenze ottengono da Dio innumerevoli grazie e conversioni. Sentite questo fatto accaduto anni fa.

Un giorno una donna si recò nel monastero delle Benedettine di Fermo per chiedere di pregare per un suo parente che stava molto male (aveva una grave “malattia spirituale”). Le monache accettarono volentieri di pregare per lui, soprattutto suor Raffaella si impegnò molto per ottenere la guarigione spirituale di quell'uomo, anche se non sapeva nemmeno chi fosse. La missione delle monache di clausura non consiste solo nel ricercare la propria personale santificazione, ma anche di offrire incessantemente a Dio le proprie penitenze e preghiere per il bene delle anime. Ecco perché bisogna avere stima e riconoscenza per le claustrali, le quali immolano la propria vita per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Anche se ormai anziana e ammalata, suor Raffaella continuava a pregare e offrire sacrifici per quell'uomo tormentato da un grave malessere. Ma per questa zelante monaca, il tempo del pellegrinaggio terreno era giunto al termine, stava per entrare nell'eternità. Nonostante i dolori dell'agonia, continuava a soffrire con cristiana pazienza e ad essere di edificazione per le sue consorelle, alle quali, poco prima di morire, disse: “Vi voglio bene”. Poi, recitando il Salmo 32, “Exultate justi in Domino”, “Esultate giusti nel Signore”, spirò serenamente la sua candida anima.

Il giorno prima della sua morte, quell'uomo per cui aveva tanto pregato ottenne la guarigione. Ma la notte successiva, mentre stava dormendo, sognò Padre Pio, il quale gli disse di andare nel monastero delle Benedettine di Fermo per ringraziare una monaca appena defunta, che con le sue preghiere gli aveva ottenuto la guarigione.

Il giorno dopo, di buon mattino, quell'uomo si recò dalle benedettine per vedere se davvero era morta una monaca, oppure il sogno era stato frutto di immaginazione. Entrato nella chiesa del monastero, con suo grande stupore vide la bara di suor Raffaella oltre la cancellata della clausura. Si avvicinò il più possibile ad essa per vedere il volto della sua sconosciuta benefattrice. Le altre monache, vedendo quell'uomo che contemplava il feretro, pensavano che fosse un parente della monaca. Una di esse si avvicinò a lui per domandargli se fosse un familiare, e così quell'uomo gli confidò il sogno che aveva avuto la notte precedente. Rimase colpito nell'apprendere che suor Raffaella, pur senza conoscerlo, aveva offerto le sue preghiere e penitenze per la sua guarigione. Da allora è ritornato a vivere più unito a Dio, che lo ha convertito grazie a una fervorosa suora di clausura.

Apostolato coi bambini

Ripubblico la lettera di una lettrice desiderosa di fare apostolato coi bambini...

Carissimo D.,
                       sono tornata da qualche giorno dal campo estivo della mia parrocchia con i bambini... adesso non so cosa mi prende. Ho vissuto giorni fantastici, pregavo testimoniavo Dio, ma adesso sento qualcosa che non capisco. Mi sono chiusa, bloccata, non riesco a parlare con nessuno, mi sento proprio male. [..] Non mi trovo bene a vivere la vita di ogni giorno, mi sento sempre fuori luogo, [...] sono stata a una festa di compleanno e dopo dieci minuti volevo scappare, ho incontrato delle mie vecchie compagne di scuola, ma i loro discorsi per me erano stupidi... pensare solo ai fidanzati, se si sono lasciati con un ragazzo trovarne subito un altro pronto, boooooo non lo so! Sto male, la gente mi vede e dice: "che hai fatto?", io non voglio far vedere il mio malessere, lo nascondo, ma forse non ci riesco! Adesso a breve riparto per un campo di servizio con un'altra parrocchia, sarò in grado di testimoniare ancora Gesù? Sono confusa! Forse hanno ragione quelle persone che anni addietro mi dicevano che sono una bambina, una stupida!! Sì, hanno ragione loro!

Ti saluto in Cristo nostro Signore e in Maria dolce Madre,

(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                              è normale che tu ti senta come un pesce fuor d'acqua quando stai in mezzo a persone che parlano di cose mondane. Anche un'altra lettrice del blog mi aveva detto di sentirsi a disagio quando stava a contatto con persone che facevano discorsi tutt'altro che spirituali. Adesso quella ragazza vive in un monastero di clausura dove finalmente si sente a casa sua ed è felice di vivere insieme al suo Sposo, Gesù buono, di cui è innamoratissima e lo adora ogni giorno, soprattutto durante il Santo Sacrificio della Messa e l'Adorazione Eucaristica.

Anche tu quando avrai abbandonato il mondo traditore e sarai entrata in convento, finalmente ti sentirai felice.

Anche se hai più di 20 anni, le persone dicono che sei ancora una bambina. E io sai cosa ti dico? Devi rimanere sempre semplice come una bambina! Infatti Gesù nel Vangelo ha detto che se non saremo come bambini non entreremo nel regno dei cieli (cfr. Mt 18,2). Ciò che importa è piacere a Gesù, non ai mondani.

Anche suor Bertilla Boscardin era considerata "bambina" persino da altre suore, eppure si fece santa ed edificò il prossimo col suo comportamento semplice.

Spero che appena possibile tu possa fare una bella esperienza vocazionale in un ordine religioso fervoroso e osservante. Ho molte speranze che in convento ti troverai bene, soprattutto se il tuo ordine avrà a che fare con i bambini, quelli veri. :-) Ad esempio potresti provare con le Servidoras.

Spero di esserti stato di qualche utilità e ti incoraggio a perseverare nel bellissimo desiderio di donare a Dio il resto della tua vita,

Cordialiter

martedì 18 agosto 2015

Chiamati all'intimità con Dio

Pubblico un post scritto dalle Carmelitane di Ostuni (Brindisi).


La vita carmelitana è, per vocazione e per missione, vita di preghiera e di unione con Dio, vita che si lascia possedere da Dio Trinità, non solo come intimità verso la beatitudine eterna ma come realtà che si raggiunge sulla terra. Una carmelitana deve essere una specialista della preghiera, perché la vita di preghiera e di unione con Dio costituisce veramente l'ideale e l'anima del Carmelo.  La presenza di Dio è il punto di partenza e la base dell'ideale carmelitana. Anche se Dio resta nella sua luce inaccessibile, l'anima carmelitana, attraverso una fede viva, cerca di incontrarlo e vederlo in ogni cosa e negli avvenimenti gioiosi e dolorosi della vita. Il Carmelo da sempre ha presentato con forza l'ideale di intimità con Dio; conforme ai primi eremiti del monte Carmelo vive in solitudine per contemplare Dio e le cose di Dio. Tutta la nostra vita carmelitana è: "Vivere nell'Ossequio di Gesù Cristo e servire Lui fedelmente con cuore puro e totale dedizione". Per arrivare all'ideale occorrono dei mezzi, soprattutto di carattere ascetico. Infatti l'ideale ascetico del Carmelo è tener compagnia a Dio conversando amichevolmente con il Signore. Il Carmelo propone dei mezzi che facilitano l'intimità con Dio: la preghiera, la solitudine, il raccoglimento e la mortificazione. Al Carmelo il posto d'onore spetta alla contemplazione, vivendo sempre alla presenza di Dio divisi in diversi momenti di orazione mentale.  Sant'Elia ce lo insegna: "Viva il Signore Dio d'Israele alla cui presenza io sto" ( 1Re 17,1), è un aiuto efficace per vivere tutta la giornata alla Presenza di Dio.  L'orazione al Carmelo un carattere ben definito: Intimità ed affetto. Più concretamente è uno scambio di amore tra l'anima e Dio. Per chi è chiamato al Carmelo deve vivere queste due realtà: il mistero e la presenza di Dio.  Un altro punto importante per il Carmelo è il raccoglimento perché è impossibile la preghiera contemplativa senza il raccoglimento interiore. Il raccoglimento esterno deve corrispondere al raccoglimento interiore, senza questo l'anima si illude di incontrare Dio. La spiritualità carmelitana insegna a cercare Dio nel fondo dell'anima; per cui si ritiene necessario il distacco dalle realtà esteriori, la solitudine e il silenzio.  

L'unione con Dio è un ideale pieno di fascino, ma la via per giungervi è aspra e stretta. Solo quando è libera da ogni affetto di creature, da ogni capriccio o ricerca di gusti personali, l'anima diventa "un 'altare su cui Dio, viene adorato con amore e una lode pura" ( San Giovanni della Croce, Salita 1,5-7). Per chi è chiamato al Carmelo la strada è segnata da queste caratteristiche: silenzio, solitudine, raccoglimento, mortificazione, intimità con Dio; è solo questa dovesse costargli  la vita (P. Anastasio Ballestrero).  La vocazione ci aiuta a sentirci al nostro posto; dove e come il Signore ci vuole. L'insegnamento della spiritualità carmelitana riconosce il primato dell'amore sopra ogni altra cosa, e a questo primato ispira tutte le sue manifestazioni. La vita del Carmelo è amore: amore che contempla, amore che si dona.  Il carmelitano dinanzi all'unione con Dio e alla contemplazione, non può avere mai un atteggiamento né di diffidenza né di indifferenza. Il desiderio dell'unione perfetta è una delle esigenze della vocazione carmelitana. 

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Coloro che desiderano contattare le Carmelitane di Ostuni, possono scrivere al seguente indirizzo:     carmelitaneostuni@alice.it

Portare Cristo ai popoli pagani

Una ragazza mi ha confidato che le piacerebbe diventare missionaria...

Salve, mi chiamo [...] e frequento il quarto anno di liceo. Quella che io definisco la mia storia con Gesù è altalenante, da piccola ero completamente innamorata di Gesù, leggevo molti libri sugli angeli (sono sempre stata attratta dall'influenza che hanno su di noi), e frequentavo la chiesa con grande animo. Si figuri che quando ricevetti la Prima Comunione, mentre tutti erano emozionati per i regali, io, bambina di soli 10 anni, quasi piansi all'idea di ricevere il Corpo di Cristo. Tale onore mi riempiva il cuore di gioia. Ma poi sono arrivati tempi tristi, forti crisi familiari, e lì arrivò quello che io credevo essere un distacco definitivo con Gesù. Non volevo saperne più niente, rifiutai perfino di continuare il catechismo per ricevere la santa Cresima. Mi ero avvicinata al mondo dell'occulto, dell'esoterismo. Era diventata la mia droga, la mia dipendenza, fin quando, non toccai davvero il fondo. Ed è lì che sentii il mio cuore che a gran voce gridava il nome di Cristo. Ed è stato proprio Lui a prendermi per mano e a riportarmi alla luce. Oggi io sono una persona felice, viva, positiva e canto alla vita ringraziando e venerando Dio ogni giorno. Ma questo non mi basta. Piano piano Gesù è diventato il centro del mio cuore, lo amo immensamente. Non m'interessa quasi più l'idea di formare una famiglia mia. Ho pregato e meditato tanto, chiedendo al Signore di farmi diventare strumento nelle sue mani. E in me si è accesa la luce della missione, vorrei diventare missionaria. Vivere tra i poveri, tra i malati, tra gli orfani, nei paesi più poveri del mondo per portare e spargere la stessa luce che Lui ha dato a me. In me ogni giorno arde sempre di più questo desiderio. Il problema è che molti dicono che la mia potrebbe essere solo un'infatuazione, che con il tempo potrei cambiare idea, che potrei pentirmene. Come faccio a capire se la mia è una vera vocazione? Aiutatemi per favore. E' importante per me. Aspetto vostre notizie.

Cara sorella in Cristo,
                                           sono felice di sapere che dopo essere precipitata nell'abisso dell'occultismo, hai compreso che stavi sbagliando e ti sei convertita a Dio. È un ennesimo commuovente trionfo della Divina Misericordia! È meraviglioso il tuo amore per le missioni, ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale, affinché tu possa capire in quale ordine entrare. Non parlare di vocazione con persone mondane, loro non possono capire questi discorsi. Hanno mai letto un trattato sulla vocazione? Hanno mai consultato un manuale di ascetica? Se la risposta è no, come si permettono di dissuaderti dall'abbracciare la vita religiosa? Lascia perdere quello che ti hanno detto, ciò che conta è la volontà di Dio, non le chiacchiere della gente. Non c'è nulla da temere proseguendo il cammino di discernimento vocazionale, infatti, prima di diventare suora con voti perpetui, c'è un lungo percorso da compiere (aspirantato, postulantato, noviziato, voti temporanei), durante il quale, se per caso dovessi “pentirti” di essere entrata in convento, potrai tranquillamente tornartene a casa tua. Al contrario, le donne che si pentono di essersi sposate (sono tantissime!), non possono più tornare indietro, poiché quando un matrimonio è rato (cioè valido) e consumato, non può più essere sciolto da nessuno, nemmeno dal Romano Pontefice.

Come fare a capire se una vocazione è vera? La chiamata del Signore alla vita religiosa, più che in un sentimento del cuore o in una sensibile attrattiva, è riscontrabile principalmente nella retta intenzione di chi aspira alla vita religiosa. Chi desidera diventare suora per poter vivere più unita a Gesù, praticare una vita devota, fuggire dai pericoli spirituali del mondo, lavorare per la salvezza delle anime, vivere con fervore la vita religiosa, costei mostra di avere dei segni tipici di una sincera vocazione. Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori che un novizio può essere certo che la sua vocazione è vera, quando concorrono tre condizioni: 1) retta intenzione; 2) assenza di gravi impedimenti e di seri problemi di salute, come ad esempio le malattie mentali; 3) essere accettato dai superiori dell'ordine.

Spero tanto che tu possa fare presto un'esperienza vocazionale in convento, così potrai vedere se sei portata per quel genere di vita. Visto che ti piacciono gli istituti missionari, ti consiglio di valutare anche l'ordine delle “Serve del Signore e della Vergine di Matarà” (dette anche “Servidoras”), che io considero uno dei migliori tra quelli missionari. Infatti, queste suore missionarie non si limitano ad aiutare materialmente i poveri che incontrano nelle loro missioni, ma cercano anche di evangelizzarli, poiché la carità più grande che si può fare al prossimo è di condurlo all'amore di Dio. Spero di esserti stato di qualche utilità, ma rimango a tua disposizione qualora volessi farmi altre domande. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 17 agosto 2015

Adorare Gesù Eucaristia

Una delle lettrici del blog è molto attratta dall'adorazione Eucaristica, e si è resa conto che la devozione alla Madonna spinge ad amplificare l'amore verso Gesù.

Caro Cordialiter,
                         […] Ultimamente sto conoscendo meglio i [...] e, col mio solito spirito di osservazione, conosco sempre meglio il loro amore verso Gesù Eucaristico. Sempre più mi rendo conto che Maria è stata davvero il primo tabernacolo del mondo e la prima discepola di Gesù Eucaristico. È talmente grande questo Mistero, che noi non possiamo avvicinarci a Lui senza l'aiuto e l'esempio della prima "Donna Eucaristica". […]

Ti ringrazio per il tuo apostolato. La Madonna ti protegga sotto il suo manto.
In Gesù e Maria

(lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                              grazie a te ho potuto arricchire varie volte il blog con brani tratte dalle lettere che mi scrivi. Sono contentissimo di sapere che stai perseverando nel discernimento vocazionale, e mi fa piacere che il blog ti piaccia. In effetti uno degli scopi di questo sito è di aiutare le persone come te che si sentono attratte per la vita consacrata, a pensare spesso alla vocazione. Una persona che non beve e non mangia, finisce per morire dopo qualche giorno di digiuno. Una cosa del genere rischia di accadere anche a coloro che hanno la vocazione: se non vi pensano mai, c'è il rischio che si spenga. Il mio intento è di pubblicare un post al giorno per aiutare coloro che stanno facendo discernimento vocazionale a tenere acceso nel loro cuore il desiderio di donarsi totalmente a Dio.

Dopo aver letto tante tue lettere, dico che secondo me non sei una persona adatta a vivere nel mondo, dove spadroneggiano gli squali senza scrupoli. No, non penso proprio che il mondo sia il tuo habitat naturale. Al contrario, in un convento fervoroso e osservante, penso che ti troveresti bene e avresti altissime probabilità non solo di salvarti l'anima, ma anche di farti santa.

La devozione alla Beata Vergine Maria aiuta tantissimo ad essere più devoti a Gesù Eucaristico Amore. È praticamente automatico: più si ama la Madonna, più Lei ci aiuta ad amare Dio. Dunque chi desidera infiammarsi d'amore per il Santissimo Sacramento, deve alimentare anche la devozione alla Regina del Cielo. Le suore dell'ordine in cui ti senti chiamata, sono religiose molto osservanti e fanno ogni giorno l'adorazione Eucaristica leggendo tra le altre anche le splendide meditazioni alfonsiane intitolate “Visite al SS. Sacramento e a Maria SS.”. In uno dei primi capitoli Sant'Alfonso Maria de Liguori ammette che è grazie alle visite a Gesù Eucaristico che ha sentito la vocazione che lo ha staccato dal mondo.

Quando mi hai detto che ti senti attrarre dalla vita religiosa, mi hai dato una notizia che mi ha fatto davvero piacere. Non vedo l'ora di sapere che hai abbandonato definitivamente il mondo. Fino ad allora mi sentirò un po' sulle spine, perché il mondo farà di tutto per farti cambiare idea, ma confido nella Mediatrice di tutte le grazie affinché ti protegga da tutti i nemici dell'anima tua. Così sia.

Cordialiter

domenica 16 agosto 2015

Imparare da Sant'Alfonso

Tempo fa una ragazza in discernimento vocazionale mi ha detto che stava leggendo "Pratica di amar Gesù Cristo", uno dei più devoti libri spirituali del cattolicesimo...

Grazie D., ancora una volta della tua attenzione e della tua risposta! [...sono in attesa] di trovare un padre spirituale. Per ora parlo col mio vecchio sacerdote che mi ha battezzata, comunicata per la prima volta, cresciuta, cresimata, conosce bene la mia anima, e mi ha sempre ben consigliato....anche se non è un religioso, ma un prete diocesano (in pensione!) :-)

P.S. Sto leggendo: "Pratica di amar Gesù Cristo", è bellissimo.....!!

Caro D., grazie ancora per i tuoi preziosi consigli!!

A presto
(lettera firmata)

Carissima in Cristo,
                                  uno dei motivi per cui ti ho consigliato di fare un'esperienza vocazionale tra le [...] è di poter osservare coi tuoi occhi la vita religiosa vissuta in maniera intensa e fervorosa in un monastero di stretta osservanza, così se in futuro farai esperienze vocazionali in altri ordini religiosi ti accorgerai subito se sono osservanti o rilassati. La differenza è come quella che c'è tra un fiore fresco e uno appassito. Inoltre lì potrai immergerti nella preghiera e nella meditazione per comprendere quel che Dio desidera da te.

Sì, se ti ispira fiducia e ti sembra ben preparato puoi parlare di vocazione con l'anziano sacerdote che ti ha battezzato. Il direttore spirituale può essere anche un prete diocesano, non c'è alcun problema al riguardo. Se io consiglio i religiosi (ovviamente quelli osservanti) è perché, generalmente parlando, hanno una preparazione ascetica e spirituale più approfondita rispetto a quella che ricevono gli aspiranti al sacerdozio nel seminario diocesano. Ma anche tra i preti diocesani è possibile trovare dei buoni direttori spirituali. Ad esempio il Santo Curato d'Ars era un sacerdote secolare, anche se viveva in maniera austera e fervorosa come un religioso di stretta osservanza.

Sono contento di sapere che stai leggendo “Pratica di amar Gesù Cristo” di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Considero questo libro uno dei più utili per l'anima. Nell'istante della morte ci ritroveremo innanzi all'inappellabile tribunale di Gesù Cristo per essere giudicati sull'amore. Ebbene, questo libro insegna il modo in cui dobbiamo amare Dio e il prossimo. Se tutti leggessero questo libro, il mondo si trasformerebbe in un'oasi di pace fondata sulla carità. Sant'Alfonso scriveva in modo semplice, ma soprattutto pieno di fervore e di zelo per la salvezza delle anime. Chissà quanta gente si è convertita e ha versato fiumi di lacrime nel leggere i suoi devoti scritti spirituali!  Il Venerabile Pio Brunone Lanteri diceva che se si vuol fare del bene alle anime bisogna rivestirsi dello spirito di Sant'Alfonso. Ecco le sue testuali parole: “Attaccatevi al Liguori, al Liguori. Se si vuol far del bene alle anime bisogna che ci appigliamo alla dottrina di questo autore; bisogna rivestirsi del suo spirito, se vogliamo portare anime a Dio.”

Ti saluto cordialmente in Cristo Salvatore e in Maria Addolorata,
Cordialiter

sabato 15 agosto 2015

La Madonna assiste i suoi devoti nell'ultima agonia

I mondani pensano a vivere nelle agiatezze e ad accumulare più ricchezze possibili, le quali sono un grosso pericolo per l'anima. Al contrario, coloro che vivono in umiltà hanno maggiori possibilità di salvarsi.

Sentite questo fatto narrato da Sant'Alfonso Maria de Liguori ne “Le Glorie di Maria”. Un parroco andò ad assistere un moribondo che possedeva servi e ricchezze. Quando entrò nella lussuosa casa vide che nella stanza del malato agonizzante vi erano dei demoni sotto le sembianze di orribili cagnacci che fremevano in attesa della morte del ricco per prendersi la sua anima e portarsela all'inferno, poiché era in stato di peccato mortale. Intanto anche una pia e povera donna era moribonda e desiderava ricevere gli ultimi sacramenti prima di presentarsi innanzi al cospetto di Cristo Giudice per ricevere la sentenza eterna. Ma essendo il parroco già occupato ad assistere l'anima del ricco per tentare di salvarlo, inviò dalla povera donna un altro sacerdote, il quale prese la pisside col Santissimo Sacramento e andò da lei per portarle in quell'ora estrema della sua vita il Santo Viatico e aiutarla a lasciare questa terra in stato di grazia. Entrato nell'umile casa della moribonda, rimase sorpreso nel vedere prima una gran luce e poi la Madonna che stava vicino al capezzale di quella donna agonizzante per consolarla e asciugarle con un panno il sudore provocato dall'agonia che la stava portando alla morte. Il sacerdote, vedendo Maria Santissima, non ebbe coraggio di entrare nella stanza, ma la Vergine gli fece cenno di entrare e gli prese lo sgabello per farlo sedere e ascoltare la confessione della moribonda, la quale, dopo aver ricevuto l'assoluzione sacramentale, si comunicò con molta devozione e infine spirò felicemente l'anima tra le braccia della Madonna. Invece il ricco morì senza pentimento e si dannò eternamente, senza più speranza di redenzione.

Questo fatto deve infondere molta speranza, infatti è consolante il pensiero che Maria assiste nell'ora della morte i suoi servi fedeli che l'hanno onorata durante la vita. Ma deve anche far riflettere sulla pericolosità delle ricchezze: a che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua? È meglio vivere poveramente e salvarsi l'anima, anziché vivere tra piaceri mondani e ricchezze smodate ma andare all'inferno.

venerdì 14 agosto 2015

Assunta in Cielo in anima e corpo

Ripubblico una breve lettera che qualche anno fa mi scrisse una gentile lettrice in occasione della Festa dell'Assunzione in Cielo della Beata Vergine Maria in anima e corpo.

Carissimo D.,
                      auguri solenni di questo speciale giorno...Maria Assunta ti dia la gioia speciale! Continua così col blog, la fame spirituale è assai tanta...

Grazie infiniteee

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo, ti ringrazio per gli auguri per la consolante festa dell'Assunta. Contraccambio molto volentieri!

Questa festa è una delle mie preferite tra quelle mariane, perché mi consola sapere che la nostra Mamma non ha conosciuto lo squallore del sepolcro. Inoltre mi ricorda che la terra è una valle di lacrime nella quale siamo solo di passaggio. La nostra vera patria è il Cielo!

Sono contento che il mio blog vocazionale sia di tua edificazione spirituale. Ad majorem Dei gloriam!

In Gesù e Maria,

Cordialiter

Vivere d'amore

Lettera di una lettrice che arde dal desiderio di "vivere d'amore", cioè di vivere per amare Dio e il prossimo.

Caro D.,
               è ormai passato molto tempo dall'ultima volta che ci siamo sentiti, anche se, in un certo senso, tutti i giorni ti sento. Continuo a leggere i tuoi blog, grazie per quello che fai, grazie per il tempo e le energie che dedichi a tutto ciò.

Vorrei raccontarti un po' della mia gioia! Gioia perchè il Signore è stato tanto misericordioso con me e, nonostante il mio peccato, mi ha donato tanto amore! È bello sentirsi beati, felici, fortunati di poter gustare ogni giorno la presenza di Dio. È bello riuscire dopo tanto a fidarsi di Lui, ciecamente, e in totale abbandono. Purtroppo non è quello che vedo attorno a me, ma ho deciso che non mi farò prendere dallo sconforto! È proprio per questo che bisogna gioire, per testimoniare quanto è bello tutto ciò! Bisogna vivere bene il tempo che ci è dato, non perdendo di vista Dio, compiendo bene le nostre opere nel tempo!

....e amando!!! quanto è bello amare senza pregiudizi, senza obiettivi... vivere per amore, vivere d'amore... è così bello vivere d'amore gratuito, mio verso gli altri, di Dio nei miei confronti! Alla fine non resta che ringraziare, di cuore, con gioia, perché da quando c'è tutto questo, da quando c'è questa fiducia la mia vita scorre più agevole, nonostante rimangano tutte le preoccupazioni che il tempo comporta.

Ora non si tratta più di voler cambiare il mondo, ora si tratta di fare quello che è alla mia portata, facendo il bene che sono chiamata a fare. Ho voglia di vivere con gioia, cogliendo l'esortazione di Paolo a essere lieta (Fil 4, 4-7), aprendo così la mia vita a Dio.

In Gesù
(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                  sono molto contento di sentirti piena di gioia; ciò è un buon segno. Infatti la gioia e la sana allegria sono considerati dei buoni segni vocazionali. Al contrario, se una persona è triste e malinconica, difficilmente viene accettata in un ordine religioso.

Mi è piaciuta tanto la tua lettera, sono felicissimo di sapere che ardi dal desiderio di “vivere per amore”. Un Giorno saremo giudicati sull'amore. Il mondo non conosce il vero amore perché non conosce Dio. Infatti l'amore per essere vero deve essere radicato nel Signore, deve nascere da Lui. Se uno dice di amare, ma non rispetta la Legge di Dio, il suo amore è falso. Basti pensare a coloro che commettono adulterio.

Coraggio, continua a “vivere per amore”, amando Dio con tutto il cuore e sopra ogni cosa, e il prossimo come te stessa. Ubi cáritas et amor, Deus ibi est. Congregávit nos in unum Christi amor. Exsultémus, et in ipso jucundémur. Timeámus, et amémus Deum vivum. Et ex corde diligámus nos sincéro. (Dove ci sono la carità e l'amore, lì c'è Dio. L'amore di Cristo ci ha riuniti insieme. Esultiamo e in Lui rallegriamoci. Temiamo e amiamo il Dio vivente. E amiamoci con cuore sincero).

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Corde Regis,

Cordialiter

giovedì 13 agosto 2015

Da atea a monaca

Padre Angel Peña, in un suo libro dedicato all'importanza della vita contemplativa, racconta varie storie di persone che dopo la conversione hanno abbracciato la vita religiosa. Ecco la storia di una ragazza argentina. All'età di 23 anni si allontanò totalmente da Gesù e dalla Chiesa. Non credeva nell’esistenza di Dio, poiché non riusciva a capire il mistero del dolore umano. Tuttavia cercava l’aiuto spirituale di altre persone, anche sacerdoti, senza riuscire a trovare risposte soddisfacenti. Così abbandonò la Chiesa, si dimenticò di Dio e si dedicò solo agli interessi materiali, come fanno i pagani.

Un giorno incontrò un sacerdote al quale promise che avrebbe letto i quattro Vangeli. Mantenne la promessa, ma per non essere vista dagli altri, si dedicava alla lettura durante l'ora della siesta. Leggendo i primi tre Vangeli, pensò che tutto era molto bello, ma non aveva ancora la forza di convertirsi. Quando arrivò al capitolo 14 di San Giovanni, leggendo le celebri parole del Redentore Divino: “Io sono la via, la verità e la vita”, rimase folgorata dalla grazia. Non riusciva a continuare a leggere, le lacrime scorrevano in abbondanza, erano lacrime di sincero pentimento e d'amore. Aveva ritrovato Dio. Comprese che Lui le era andato incontro perché l'amava, e adesso anche lei ricambiava il suo amore disinteressato. Quando incontrò nuovamente quel sacerdote non pose né domande, né dubbi. Dio aveva già risposto.

Dopo il giorno della conversione, continuò in maniera fervorosa il suo cammino spirituale, una vera e propria storia d'amore che la condusse nel Carmelo. Nel silenzio del monastero di clausura poteva finalmente pensare solo ad amare il suo Sposo, Gesù Cristo, che come il Buon Pastore del Vangelo era andato alla ricerca della pecorella smarrita, e trovatala, con dolcezza se l'era posta sulle spalle e l'aveva ricondotta all'ovile. Dio è davvero grande; persino tra le ragazze che hanno perso la fede riesce a trovare nuove spose, dopo averle convertite e fattele innamorare di Sé.

mercoledì 12 agosto 2015

Da giurisprudenza al convento?

Ritengo sia importantissimo incoraggiare le persone attratte dalla vita religiosa a resistere alle lusinghe del mondo. Riporto alcuni brani di una lettera di una lettrice e la mia risposta.

Caro D.,
             sono lieta che la mia lettera ti sia piaciuta. Quanto alla pubblicazione, se credi che così modestamente, io possa esserti d'aiuto nella tua causa, usala pure, sia per quanto riguarda i modi, che per i tempi! :)

Questa settimana purtroppo non ha prodotto molti "risultati vocazionali" in quanto incombono ancora esami. Come ti dicevo infatti, sono solo all'inizio... ho ancora tanto da ascoltare, ma soprattutto pregare quotidianamente.

[…] Grazie ancora per la risposta e per le preghiere, ricambio con affetto.

A presto,
(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   ritengo che sia una cosa utile pubblicare le lettere-testimonianze come la tua. Sono davvero convinto di ciò. Posso affermarlo con sicurezza perché mi hanno scritto delle persone per dirmi che rimangono edificate e incoraggiate nel leggere le testimonianze altrui. Un conto è pensare di essere soli, altro conto è sapere che da qualche altra parte d'Italia ci sono altre persone che stanno vivendo esperienze di fede simili. Il mondo cerca di scoraggiare coloro che fanno discernimento vocazionale, per questo motivo è importantissimo contrastare lo scoraggiamento, e uno dei modi per farlo è di far leggere le testimonianze altrui. È entusiasmante leggere le storie di conversioni e vocazioni di altre persone, si pensa subito “se sono riusciti gli altri, posso riuscirci anche io con l'aiuto di Dio”.

Per quanto riguarda il tuo futuro, spero con tutto il cuore che Gesù buono voglia prenderti tutta per Sé in qualche ordine religioso fervoroso e fedele alla propria regola. A tale scopo sto pregando per te affinché se la tua è una vera vocazione, tu possa essere perseverante, mentre se non hai la vocazione chiedo al Signore di donartela. Certo che si può chiedere per se stessi o per gli altri il dono della vocazione, anche Santa Teresina lo faceva.

Questo è un momento importantissimo della tua vita perché stai riflettendo sullo dello stato di vita che dovrai eleggere prima o poi. La tua anima è stata pagata a caro prezzo dal mio Re, ecco perché ci tengo assai che tu possa salvarti e farti santa. Ti confesso che sono un po' preoccupato, sai perché? Quando finirai Giurisprudenza avrai concrete possibilità di iniziare la carriera forense, la quale consente di guadagnare tanti soldi, ma è una carriera “pericolosa” perché ci si espone a fare dei “compromessi inaccettabili”. Sia chiaro, anche gli avvocati possono vivere santamente, lo stesso Sant'Alfonso prima di diventare sacerdote fu un onesto e brillante avvocato. Tuttavia sappiamo bene come vanno le cose, e certi avvocati pur di vincere le cause o comunque di guadagnare soldi, non esitano a fare cose “scorrette”, per usare un eufemismo. Se invece abbraccerai la vita religiosa, non avrai problemi di questo tipo, non dovrai affannarti in liti giudiziarie, cavilli e imbrogli, poiché la tua unica missione sarà di amare il tuo Sposo Divino con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le tue forze, e per amor Suo amare il prossimo come te stessa, anzi amare come Lui stesso ci ha amati. Se ti capita di passare in qualche libreria ti consiglio di comprare il libro “Pratica di amar Gesù Cristo” di Sant'Alfonso Maria de Liguori, sono certo che ti farà ardere ancora di più di carità verso Dio e verso il prossimo. Un Giorno saremo giudicati sull'amore.

Non vedo l'ora che tu parta per Lourdes, sicuramente la Madonna cercherà di aiutarti a comprendere quel che Dio desidera che tu faccia.

Ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale e ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter

martedì 11 agosto 2015

Visitazione

Una giovane lettrice del blog si sente sempre più attrarre alla vita monastica.

Caro D.,
                chiediamo al Signore che doni Spirito di verità alla stesura di questa lettera. Ti ricordi di me? Questa sera ti scrivo per mostrarti un po' i miei movimenti spirituali nella speranza che servano a qualcuno in questo sito e per (spero) dare un contributo ad esso. Perché lo sto seguendo da un po' e mi appassiona! Stai facendo del bene con questo progetto che, immagino, comporti dell'impegno.

Sto leggendo sempre di ordini religiosi monastici, ragazze giovani che sono in cammino verso l'Amato, e tutto questo mi dà una grande gioia, un largo respiro! Sai quante volte penso al Signore? Tante, tante tante...e la cosa bellissima è che Lui pensa ancora di più a me, a noi giovani donne innamorate di Lui. E non per porci al di sopra di altri ma per tenerci strette a Lui e fare questo servizio che nella nostra vocazione è il massimo gesto di carità, che sarà, o per tante di noi lo è già adesso, costellato di spine, circondato di croci, proprio per tenerci più strette a Lui, come diceva Santa Gemma Galgani. Sai, voglio che me ne mandi ancora e ancora di queste tribolazioni, perché queste ci fanno unire maggiormente all'Amato.

Caro D., c'è una cosa che mi cruccia in questi giorni, ed è quella di non arrivare pronta al grande giorno del mio matrimonio...che sarà con Lui o con un altro. L'ordine della Visitazione mi appassiona sempre di più, sento che il mio cuore è rientrato nella sua sede quando sono là. Sento che quel monastero Dio l'ha fatto così grande e bello per me. Pensate che 'fortuna', è a 10 minuti d'auto da casa mia! Devi sapere che esso ha avuto non poche traversie; ha ospitato monache in grande povertà per anni, esiste dall'800 ed ha preso la sua vita splendida solo da pochi anni con le ultime restaurazioni che hanno rimesso a nuovo le numerosissime, vuote, celle! Infatti una di esse è proprio la mia! Sono davvero poche le suore, e le celle abbondano. Ti prego di contattarmi se vuoi che scriva qualcosa, ne sarei davvero lusingata, e poi mi piace fare queste cose!

Sto iniziando un percorso con il mio confessore e sto leggendo Filotea e la vita di santa Giovanna di Chantal di Andrè Favre che mi appassiona molto! Che donna! (ecco, magari potrei scriverti qualcosa su Lei, o su qualche altra santa!)

Ti abbraccio e ti saluto
Dio sia benedetto!

Cara sorella in Cristo,
                                         certo che mi ricordo di te, sono felice di constatare che stai perseverando nel desiderio di donare a Gesù buono il resto della tua vita, entrando nell'ordine della Visitazione, fondato da San Francesco di Sales e da Santa Giovanna di Chantal.

Stai facendo benissimo a leggere il celebre libro “Filotea. Introduzione alla vita devota”, si tratta di un classico del cattolicesimo che contiene numerosi e utilissimi consigli pratici su come vivere in maniera devota la vita cristiana. Una cosa che mi ha stupito molto, è che San Francesco di Sales scrisse questo libro per dirigere spiritualmente solo una delle sue figlie spirituali. Che grande gesto di carità, essere disposti alla fatica di scrivere un libro per giovare anche a un'anima sola (bisogna pensare che ogni singola anima è stata pagata a caro prezzo da Cristo sulla croce del Golgota). Fortunatamente quella figlia spirituale fece leggere il libro ad un religioso, il quale trovandolo molto utile per il bene delle anime, spinse l'autore a pubblicarlo per metterlo a disposizione di tutti.

Di San Francesco di Sales mi piace molto la dolcezza con cui trattava il prossimo, e il suo grande zelo per la salvezza delle anime. È stato davvero un santo vescovo!

Troppo grande deve essere la tua gratitudine nei confronti di Gesù buono per averti fatto sentire la chiamata alla vita religiosa. Ti rendi conto del grande dono che hai ricevuto? Entrando in un monastero fervoroso sarà facile per te salvarti l'anima e andare in Cielo ad amare per sempre la Santissima Trinità. Ma già su questa terra sarai molto più felice delle donne mondane che vivono col cuore attaccato alle cose vane della terra. Le gioie spirituali sono molto più preziose di tutte le ricchezze materiali. Purtroppo, il mondo non comprende questi discorsi, si pensa a tutto (discoteche, divertimenti, carriera, successo, soldi, viaggi, gossip, moda, eccetera), tranne che ad amare Dio. Ma come insegna saggiamente il celebre libro “Imitazione di Cristo”, nel mondo tutto è vanità delle vanità, fuorché amare e servire Dio solo.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter