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lunedì 29 agosto 2016

Se vuoi

Se sei una giovane in ricerca della tua strada, e senti che il Signore ti sta chiamando,


Apri il tuo cuore, cerca la strada, mettiti con fiducia in cammino:

VIENI e VEDI!

Puoi scoprire se questa proposta vocazionale fa per te!

Ogni forma di Vita Consacrata ha la sua fisionomia …
Ma bussando alla porta del Monastero, puoi aprirti a un Incontro …
e capire più a fondo,


  • Nell’ascolto
  • Nella preghiera,
  • Nel dialogo

Se il Signore vuole proprio te?

Certamente ci devono essere delle “spie accese” nel tuo cuore, per orientarti verso una forma di Vita come questa. La realtà di un Monastero Carmelitano parla subito di essenzialità, di semplicità, di regolarità.

Oltre alla REGOLA del Carmelo, alla vivacità della preghiera liturgica che scandisce le Ore canoniche, che ci raccoglie costantemente in Coro, viviamo momenti di Adorazione davanti a Gesù Eucarestia.


Perché non solo l’adorazione per noi è come il respiro, ma, ne siamo certe, è proprio qui, ai piedi del tabernacolo, che si “giocano” le vere sorti del mondo!
rimanere ai piedi di Gesù presente e vivo nel Santissimo Sacramento, non significa semplicemente farGli compagnia o consolarLo.
Vuole dire molto di più:

  • Accogliere nella nostra vita, oltre che nella nostra preghiera, la Signoria di Gesù Cristo: cioè riconoscerLo come il Signore, il Dominus della nostra vita, senza compromessi. Se una giovane bussasse alla porta del Monastero con una motivazione diversa di GESÙ CRISTO … sbaglierebbe porta, e strada!
  • Diventare a poco a poco di Dio, come vuole il nostro Battesimo. Perché la Professione monastica è prolungamento e compimento del dono e della grazia del Battesimo: lo realizza in pienezza.
  • Non ostacolare, con le nostre resistenze, questa appartenenza totale al Signore.

Una scelta radicale?
Ma non impossibile, se Dio la vuole, se la Sua grazia la desidera in te, e se tu vuoi essere docile ad assecondarla.

Il nostro adorare incessantemente il Signore nella Santissima Eucaristia significa non solo dare lode e gloria alla Sua grandezza e divina, ma inchinarsi profondamente di fronte all’umiltà di Dio che si nasconde e vela sotto le specie del Pane eucaristico. Significa aprirsi allo stupore per l’umiltà e la povertà di Dio, il Santo dei Santi, il Signore della storia, così annientato nell’Ostia.
Ecco perché adorazione ed umiltà nella vita monastica vanno insieme: perché questa ‘forma’ dell’umiltà è quella di Dio nel Santissimo Sacramento. Questa povertà Dio ha scelto, in Gesù Cristo, per venire a noi e per restare con noi: e noi, noi siamo così “ricchi” di noi stessi, da non poter condividere il tesoro della Sua povertà?!

Questa è la Vita che desideriamo: incorporarci a poco a poco a questo mistero dell’Eucaristia, per divenire, in Gesù, ogni giorno più essenziali, più libere da noi stesse, più obbedienti e docili al divino progetto. Passare da una vita “mia”, centrata su di me, sulla mia realizzazione, sui miei progetti, a un’esistenza dove Dio prende tutto di me, nella consegna della mia persona alla comunità. E concorrere, così, al bene dell’umanità e alla salvezza del mondo, in una vita nascosta e gratuita, essenziale e povera, fraterna e libera, e tanto efficace per le anime.
la gioia del nostro ardere e donarci in Lui, come una candela, che brucia e si consuma, nella gratuità dell’amore.
In questo nascondimento della clausura, in questa adesione sempre più anelante al Signore umile nell’Ostia, la fecondità spirituale della nostra vita si compie, come Dio sa, in un continuo miracolo di donazione, impossibile e impensabile umanamente, ma tanto prezioso e fecondo nel cuore della storia, e in quello di Dio.


Ma qui sta la forza della nostra gioia, in una vita totalmente spesa per Lui.


Nel lavoro umile e nascosto
la monaca si dona con Gesù

Assieme alla preghiera liturgica, nella nostra vita monastica occupa un posto il LAVORO, svolto in obbedienza e nella gioia del servirsi e aiutarsi vicendevolmente, per il bene comune.
Si lavora nel silenzio e insieme, da sorelle ci si sostiene, uscendo così dai propri schemi e prospettive individuali, per donarsi alle altre, e, unite, all’altro. In un vivere e lavorare insieme non sempre facile e scontato, ma che è chiamato, nell’amore di Cristo, a trasformarsi ogni giorno di più in carità sincera e in comunione, per il bene di tutte e di ciascuna.


Vuoi collaborare anche tu alla salvezza del mondo?!

Vieni e vedi!

Se vuoi comprendere meglio

COSA DEVI FARE ….

Prenditi un tempo
per confrontarti,
meditare,
riflettere
e pregare …



Bussa … Gesù aspetta che tu dica:Eccomi
Le tappe di un cammino di discernimento vocazionale nel nostro monastero per una giovane in ricerca di Dio sono:


  1. Vieni e vedi…

La prima cosa che una giovane in ricerca di Dio, orientata a conoscere più da vicino la nostra vita monastica è chiamata a compiere, è, semplicemente, presentarsi, senza paura di venire direttamente, di esporsi di persona, e misurare, così, il suo desiderio. Non bisogna avere paura di aprire il cuore!

Vieni e vedi…
Bussa, avvicinati, conoscici e fatti conoscere.
Si può passare, così, da un incontro informale e immediato, da qualche colloquio più mirati con la Madre Priora e la Sorella responsabile della formazione.

Se, dopo alcuni incontri, diamo la possibilità alla ragazza in ricerca di essere accolta in comunità per un’esperienza di un mese vivendo la nostra vita di comunità.

Il nostro monastero è dotato di una foresteria, per chi desidera, per un primo approccio con la vita contemplativa carmelitana.

Spesso accade che, a questi primi giorni di approccio, in genere fanno seguito ulteriori e successivi passaggi in foresteria, in cui si approfondisce la conoscenza reciproca

Nel dialogo personale, sempre rivolto alla Vita, riferendoci alla esperienza e realtà concreta della persona della ragazza, ai suoi interessi, problemi e desideri, al suo vissuto familiare, di studio, lavoro, affetti, relazioni, i temi dei colloqui possono essere i seguenti:

  1. Gesù
  2. la Parola di Dio
  3. la lectio divina
  4. l’adorazione
  5. la preghiera
6.la Regola Carmelitana: che cos’è, chi sono i Santi Carmelitani e la loro santità
  1. I valori e il significato della vita monastica oggi.

Per potersi mettere più decisamente in gioco!
Quando si è già fatto un lavoro insieme, e il desiderio di avvicinamento da parte della ragazza cresce, allora gli incontri si incentrano maggiormente sulla Regola, sulla sostanza della vita monastica.

In pratica, il Vieni e vedi :

  • Condivisione della preghiera liturgica comunitaria,
  • Spazi e tempi di meditazione personale;
  • Incontro e accompagnamento spirituale, scambio di dialogo con la Priora e la Maestra, che ordinariamente accompagna in questa fase;
  • Condivisione di tempi di lavoro: Molto importante anche questa esperienza della condivisione del lavoro… perché spesso la giovane idealizza la vita monastica… Ci sembra, allora, significativo aiutarla a progettarsi anche su un terreno operativo, concreto, e non tanto teorico…per poi, iniziare il suo cammino nel tempo del Postulandato che va da sei mesi ad un anno, dipende dal cammino personale della ragazza



  1. Esperienza in Noviziato

Terminato la prima fase del postulandato, ed approfondite insieme le motivazioni di un cammino di discernimento vocazionale con noi, si può decidere il passaggio all’esperienza in Noviziato, in cui la candidata viene inserita nella vita comunitaria in tutto.
Questa seconda tappa può durare da uno a due anni.

Durante l’esperienza la giovane vive una vera e propria ‘immersione’ nella vita monastica, accompagnata costantemente dalla maestra e dalla vice-maestra, può fare un bel lavoro su di sé, in merito alla decisione da prendere.
Di tanto in tanto la Madre Priora riceve la giovane in discernimento per un colloquio personale.
La candidata partecipa all’Ufficio delle letture e alla giornata di preghiera della Comunità, vive e lavora in noviziato e d’accordo con la maestra e la Madre Priora, partecipa ai momenti di formazione del noviziato e alla vita comunitaria, prende i pasti con tutte nel refettorio della clausura e riceve una celletta nel luogo dove dormono le novizie, condividendo orari e spazi claustrali.
Durante l’esperienza monastica si invita la giovane a non fare uso del cellulare, per misurarsi effettivamente nella realtà monastica, per mettersi veramente alla prova, davanti a Dio, cercando assolutamente Lui.
Viene valorizzato al massimo il dialogo personale sul perché di tanti usi e osservanze della nostra vita: per cui in questo tempo la maestra e/o la vice-maestra dedicano in genere dei momenti quotidiani a rispondere agli interrogativi concreti della giovane sulla nostra vita, l’esperienza richiede apertura e umiltà da parte della ragazza, ma anche pazienza e sollecita disponibilità da parte nostra.

Come strumenti per la Lectio e la meditazione, oltre alla Bibbia, alla Regola Carmelitana, le Costituzioni, gli usi della comunità, vengono offerti alla giovane testi inerenti alla spiritualità del nostro Ordine Carmelitano, nonché la Vita di un santo/a, preferibilmente di un monaco/a, che aiuti e offra luce e spunti di vita per questa tappa del cammino.
L’esperienza viva e costante, durante questo tempo di verifica all’interno della clausura, dell’adorazione personale e comunitaria, è di grande aiuto nel discernimento.

Il percorso avanza così dentro la grazia e la realtà concreta della comunità: la giovane si misura attraverso il volto concreto di una comunità così com’è, già in questa fase, così, può comprendere molte cose, e abbandonare false idee sia sulla vita monastica sia sulla comunità, che su se stessa.

Terminata la prova, del noviziato, si lascia del tempo di preghiera e di silenzio reciproco, dopodiché la ragazza torna per un colloquio con la Madre e la Maestra di noviziato, per rielaborare l’esperienza, i pro e i contro di quanto si è vissuto, e tirare insieme ‘le somme’, in vista della decisione di pensare alla consacrazione temporanea col emettere i voti che si ripeteranno fino ad un quinquennio per poi emettere la professione solenne cioè per tutta la vita.

Nella preghiera, si accompagna e si lascia libera la giovane di maturare la scelta nella gioia, e soprattutto, nella fede.

Se la ragazza chiede di essere ammessa al pre-postulato, previa domanda scritta approvata dal Consiglio e sottoposta alla Comunità,

Il cammino monastico vero e proprio oggi ha inizio con un periodo di aspirandato (pre-postulato) di tre o più mesi, per favorire nella candidata il processo di sereno e graduale distacco dallo stile di vita fin qui assunto, ed immettersi in modo adeguato nel nuovo solco di vita, che implica un “salto” non scontato, che richiede:

fiducia
abbandono in Dio
adesione semplice alla grazia che opera
disponibilità ad inserirsi e ad adattarsi alla vita comunitaria


I tempi graduali e lunghi del cammino di discernimento che proponiamo sono condizione e garanzia per comprendere fino in fondo, sia da parte di chi si presenta per iniziare il cammino, sia da parte della comunità, se c’è questa condizione necessaria e sufficiente per la vita in monastero:


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Coloro che desiderano contattare le Carmelitane di Ostuni, possono scrivere al seguente indirizzo:     carmelitaneostuni@gmail.com

Tornare al lavoro...


Tempo fa una lettrice in discernimento vocazionale mi ha detto che era dovuta rientrare al lavoro...

Caro fratello in Cristo,
                                    […]. Il rientro al lavoro è molto difficile. La stretta della crisi sta trasformando quel poco di società civile che rimaneva in una giungla spietata. Nel mio caso poi la sofferenza si moltiplica...

Sono come in attesa che il Signore si faccia vivo e mi indichi chiaramente ciò che devo fare […].

Che Dio ti benedica.
(Lettera firmata)

Carissima in Cristo,
                                   ti ringrazio per il prezioso aiuto di traduzione dei post nella lingua del Paese straniero in cui abiti. Che Iddio ti ricompensi per l'impegno profuso!

Immagino il “trauma” che stai patendo in seguito al rientro al lavoro. Fino a qualche settimana fa potevi organizzare la tua giornata quasi in maniera “monastica”, cioè riservando una fetta del tempo libero alla meditazione, alla preghiera e alla lettura spirituale. Adesso invece, oltre ad avere meno tempo da dedicare alle cose spirituali, sei costretta a frequentare persone (colleghi e alunni) che spesso parlano di tutto tranne che di Dio e delle cose importanti per l'anima. Oggi è sufficiente mettere il naso fuori dalla porta di casa per sentire già la puzza di materialismo neopagano. Viene voglia di piangere nel vedere che Dio non è amato. La società è ormai narcotizzata dall'edonismo sfrenato, ed è sempre più difficile parlare di cose spirituali.

Dobbiamo continuare a promuovere la vita consacrata, perché le persone che abbracciano questo stato di vita in ordini religiosi fervorosi, dedicano la propria esistenza terrena interamente ad amare Dio e a lavorare per la sua maggior gloria. Su questa terra siamo solo di passaggio per breve tempo, il nostro scopo è di salvarci l'anima per andare a godere la visione beatifica di Dio in eterno. Inoltre dobbiamo desiderare ardentemente che il Signore sia amato da tutti gli abitanti della terra; sì, la Santissima Trinità merita il nostro amore. E che ci stiamo a fare nel mondo se non amiamo Dio? Il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Lui. Dunque, non arrendiamoci, continuiamo a combattere la buona battaglia per la promozione delle vocazioni religiose, sursum corda!

In Gesù e Maria,

Cordialiter

domenica 28 agosto 2016

Bellezza interiore

Mi ha scritto una studentessa-lavoratrice che spesso ha per la mente questo pensiero: “E se Dio chiamasse anche me?” Ecco la sua lettera.


Caro fratello,
                        mi chiamo [...], ho 26 anni e ti scrivo dalla provincia di [...]. Seguo il tuo blog da poco tempo ma, avendovi spesso trovato parole di conforto, ho infine deciso di scriverti anche io.

[...] lo scorso anno ho potuto fare un’esperienza presso le suore [...]. Avevo tanto sentito parlare di loro e di quel che fanno per i giovani e, finalmente, per grazia di Dio, ho avuto la possibilità di andare. Per me è stata una settimana molto bella, anche se faticosa per un mio piccolo problema di salute: mi sono stati dati letteralmente occhi nuovi per vedere Dio e la storia meravigliosa che ancora oggi vuole fare con ognuno dei suoi figli. [...] Ricordo distintamente che, dopo 5 giorni mi sono guardata allo specchio e mi sono vista bella. Non avevo un filo di trucco ed erano evidenti i segni della stanchezza ma io penso che, dopo quei giorni vissuti in maniera santa, nella comunione fraterna e con la preghiera al primo posto, io sia finalmente riuscita a vedermi con occhi nuovi e a cogliere, vagamente e solo per pochi secondi, il significato dell’espressione ‘la bellezza di Dio’, tema al centro del ritiro.

Ti racconto questo episodio perché mi ha profondamente segnata, anche se non me ne sono accorta immediatamente. Infatti, per me questo appena trascorso è stato un anno molto difficile, sia dal punto di vista della salute (mia e di alcuni parenti) che da quello del lavoro e dello studio: io poi sono molto insicura e mi scoraggio facilmente. Ma sempre ho portato nel cuore quell'esperienza pensando che anche io voglio essere felice così, e quella bellezza, in me e negli altri, voglio vederla più spesso. Questa è una cosa che, lo vedo da me, è possibile solo quando si fa qualcosa mettendo Gesù al centro.

Finché un giorno nel mio cuore ha trovato forma un pensiero: “E se … e se Dio chiamasse anche me?” [...] Ho sempre pensato, però, che fosse frutto della suggestione del momento e quindi, anche questa volta, avevo inizialmente accantonato questo pensiero. Ma lui è lì ormai da qualche mese e penso proprio che sia giunto il momento di dargli voce. Purtroppo non ho avuto tempo di parlare di questa cosa con il mio padre spirituale prima che il Signore lo chiamasse a sé, quindi tu sei a conti fatti, la prima persona a sapere questa cosa … la prima persona ‘umana’, diciamo così! Per i motivi di cui anche tu parli spesso, non posso discuterne con i miei amici, anche quelli cristiani, ed in famiglia meno che mai, visto che un giorno a pranzo venne fuori questa frase: “Va bene tutto, ma un figlio prete o una figlia suora proprio no!” […].

E poi, al di là di tutto, mi piace che sia un ‘segreto’ tra me, Gesù e sua Madre, proprio come quando si è nella prima fase dell’innamoramento e quasi c'è soggezione anche solo a farsi vedere in giro con l’amato.

Senza una guida spirituale ho cercato un po’ in giro (ed è così che ho trovato anche questo blog!) ed ho visto che la prima cosa da fare nella mia situazione è quella di trascorrere qualche giorno in un buon convento. Ho pensato anche di ritornare a [...] ma, secondo me, è meglio che io trovi qualche convento qui nei dintorni, sia per poter compiere un cammino continuato, sia perché da settembre devo ricominciare con lo studio ed il lavoro. Inoltre, mentre prima non pensavo proprio alla possibilità della clausura, adesso non la escludo, anzi. Quindi mi chiedevo se conoscessi qualche buon convento qui nella provincia di [...] o comunque in zona e se ti andrebbe, gentilmente, di segnalarmelo. 

A volte penso che sia tutto frutto della mia fantasia [...], quindi mi rendo conto dell’urgenza di fare chiarezza al più presto. So che questa lettera è lunga ed anche confusa, ma non è stato facile per me dare forma a questo desiderio del cuore per la prima volta, così come non è stato facile scegliere le parole che meglio esprimessero i mille dubbi che affollano la mia mente.

Ti ringrazio per quello che fai con questo blog e ti abbraccio in Gesù e Maria,

(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                       ti ringrazio per avermi scritto, per me è una gioia incoraggiare la gente ad abbracciare la vita religiosa. Stai facendo benissimo a riflettere attentamente sullo stato di vita da eleggere. Spesso le persone pensano solo alla possibilità di abbracciare lo stato matrimoniale, mentre invece esistono anche altri stati di vita. Il più perfetto di tutti è lo stato religioso, perché è il più simile allo stile di vita povero, casto e obbediente che il Redentore Divino praticò su questa terra. Il Signore ci lascia liberi nell'elezione dello stato di vita, ma se una persona ha la vocazione religiosa e la rifiuta, vivrà in maniera infelice per il resto della sua vita, e probabilmente anche nell'eternità, perché è difficile salvarsi in uno stato di vita diverso da quello stabilito da Dio, come insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori nell'opuscolo intitolato “Avvisi spettanti alla vocazione religiosa”.

Non farci caso a quello che pensano i tuoi familiari della vita religiosa, purtroppo, spesso i parenti sono i peggiori nemici delle vocazioni dei figli. In genere per le persone sposate è difficile comprendere la felicità che si prova nel vivere in un monastero fervoroso, sono discorsi che non capiscono. Solo le persone spirituali possono comprendere certi discorsi.

Non devi pensare che sia assurdo che il Signore chiami proprio te alla vita consacrata. Lui non sceglie le sue spose in base ai meriti, ma dona la vocazione solo per puro e disinteressato amore. Il tuo desiderio di felicità è una cosa normale, tutti gli esseri umani cercano la felicità, come insegna la buona filosofia. Solo che i mondani la cercano nelle cose materiali e vane della terra, mentre i veri cristiani la cercano nell'amare Dio con tutto il cuore e nel seguire i suoi insegnamenti. Affinché una vocazione religiosa sia considerata autentica è necessario che l'aspirante suora sia mossa da buone intenzioni, come il voler entrare in monastero per vivere più unita a Gesù, il voler vivere il cristianesimo in maniera più profonda e radicale, il voler sfuggire dai numerosi pericoli spirituali che infestano il mondo, il voler ricercare con particolare ardore la propria personale santificazione, il voler sacrificarsi per ottenere la conversione dei peccatori e la salvezza delle anime, ecc.

Nella risposta che ti ho inviato in forma privata ti ho segnalato alcuni buoni ordini religiosi presenti nella tua regione. Spero tanto di esserti stato di qualche utilità, ma rimango a tua disposizione per qualsiasi altra domanda.

Coraggio, non arrenderti! Spero che Gesù buono riesca presto a prenderti tutta per Sé!

In Cristo Redentore e Maria Corredentrice,

Cordialiter

sabato 27 agosto 2016

Il sacerdote deve essere esempio di vita umile, povera, disinteressata


[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].


[...] il più efficace mezzo di apostolato tra le folle dei poveri e degli umili è l’esempio del sacerdote, l’esempio di tutte le virtù sacerdotali, quali le abbiamo descritte nella Nostra Enciclica Ad catholici sacerdotii; ma nel caso presente in modo speciale è necessario un luminoso esempio di vita umile, povera, disinteressata, copia fedele del Divino Maestro che poteva proclamare con divina franchezza: « Le volpi hanno delle tane e gli uccelli dell’aria hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo ». Un sacerdote veramente ed evangelicamente povero e disinteressato fa miracoli di bene in mezzo al popolo, come un San Vincenzo de’ Paoli, un Curato d’Ars, un Cottolengo, un Don Bosco e tanti altri; mentre un sacerdote avaro e interessato, come abbiamo ricordato nella già citata Enciclica, anche se non precipita come Giuda, nel baratro del tradimento, sarà per lo meno un vano « bronzo risonante » e un inutile « cembalo squillante », e troppo spesso un impedimento piuttosto che uno strumento di grazia in mezzo al popolo. E se il sacerdote secolare o regolare per obbligo del suo ufficio deve amministrare dei beni temporali, si ricordi che non soltanto deve scrupolosamente osservare tutto ciò che prescrivono la carità e la giustizia, ma deve mostrarsi in modo particolare veramente un padre dei poveri.

venerdì 26 agosto 2016

Fidanzamento?

Una gentile lettrice mi ha raccontato che era fidanzata e aveva intenzione di sposarsi, ma poi ha compreso di non essere chiamata alla vita matrimoniale, ma a qualcosa di più grande.


Carissimo fratello in Cristo,
                                              mi chiamo [...], ho 36 anni e abito in Piemonte. Ti ringrazio di cuore per aver realizzato questo blog che mi è stato molto utile e che sicuramente lo sarà anche per molti altri. Mi permetto di darti del “tu” in quanto ho letto in più occasioni che lo preferisci, e anche perché ti percepisco come un caro amico di sempre.

Bella, intelligente, acculturata e socialmente attiva. Questa ero per chi mi vedeva dall'esterno e non mi conosceva a fondo. E io aggiungerei, brava a fingere. La mia vita, però, non è stata sempre facile, Dio mi ha portata a fare un percorso accidentato e spesso doloroso affinché prendessi piena consapevolezza di ciò che voleva da me. Il cammino è stato molto lungo, mi sono allontanata da Lui, ho seguito strade sbagliate, ma il Signore paziente, infinitamente buono e immensamente misericordioso non mi ha mai abbandonata. Nonostante l’esperienza del fidanzamento, non sono riuscita a giungere al matrimonio, perché avvertivo dentro di me “qualcosa” che diceva: “Questa non è la vita che ho scelto per te”. Ma quale allora? Il Signore non può volere una come me come Sua sposa! Davvero non riuscivo a capire. Ho sempre avuto timore della solitudine, la conosco bene, ma Dio continuava a farmi sentire la Sua voce: “Tu non sei sola”. Queste parole, che udii per la prima volta durante l’adolescenza, riecheggiarono per anni nella mia mente pur non comprendendo appieno il loro significato. Poi la malattia, che ancora mi accompagna, la preghiera del cuore e la vera gioia nell'offrire tutte le mie sofferenze a favore delle anime bisognose, secondo la Sua Santa volontà. In quel momento una Luce nuova colpì la mia anima, e il mio modo di pregare non fu più quello di prima. Dio mi fece voltare indietro e vidi nitidamente tutti i miei peccati, i miei abomini, domandai perdono versando lacrime amarissime, chiesi a Gesù di fare di me ciò che desiderava, e Lui mi lasciò ancora una volta libera di decidere e mi propose due strade: una bella, dritta e priva di difficoltà, l’altra tortuosa ed impervia. Scelsi quest’ultima perché mi avrebbe permesso di aiutarlo a sostenere la Croce. E fu così che il Signore diede inizio al mio percorso di discernimento con l’ausilio di un Padre Spirituale che Lui stesso mi indicò in modo semplice e folgorante, come solo Dio sa fare. Caro Cordialiter, ti chiedo una preghiera affinché, nella mia miseria, riesca davvero a fare la volontà del Signore. Dal canto mio, pregherò perché Dio ti sostenga sempre in questo tuo delicato compito. Spero che questa mia umile testimonianza sia di aiuto a coloro i quali, sentendosi soli e perduti, sono alla ricerca del Signore, ma che travolti dal caos della quotidianità e sordi alla potenza del silenzio, non si sono ancora accorti di averlo sempre avuto accanto. Sia lodato Gesù Cristo!

Con stima e affetto,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                    ti ringrazio di avermi scritto, mi piace molto leggere le storie di conversioni come la tua, perché mettono in risalto l'infinita misericordia di Dio. Molta gente si commuove quando pensa alla bontà di Gesù buono, sempre pronto ad accogliere a braccia aperte ogni peccatore che ritorna a Lui con cuore contrito.

Hai fatto bene a non sposarti se non eri convinta di abbracciare lo stato di vita matrimoniale. Mi hanno scritto tante persone coniugate (soprattutto donne) che si sono pentite di essersi sposate, e che se potessero tornare indietro, abbraccerebbero la vita religiosa, verso la quale si sentivano attrarre in gioventù.

Pregherò molto volentieri per te nella speranza che Gesù buono ti prenda tutta per Sé in qualche buon istituto religioso. Le donne più felici che ho conosciuto nella mia vita sono le suore che vivono in maniera fervorosa la propria vocazione.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

giovedì 25 agosto 2016

Bisogna benedire Dio anche quando si scatenano i terremoti

Qualche giorno fa alcune scosse di terremoto con epicentro nel centro Italia hanno seminato distruzione e morte. So che in quelle province vivono alcuni lettori del blog, spero che non abbiano subito danni.

Dio ci ama assai, se ha permesso che il terremoto devastasse alcune cittadine, lo ha fatto per il bene delle anime. C'è tanta gente che vive immersa nelle cose materiali, senza mai pensare a Dio, anzi calpestando la sua Legge. Speriamo che il terremoto abbia ricordato a costoro la fragilità della vita terrena. Nel mondo siamo solo di passaggio per breve tempo in attesa di giungere nell'eternità: inferno per chi muore in peccato mortale, paradiso per chi muore in stato di grazia. Il libro “Imitazione di Cristo” ricorda che nella vita tutto è vanità, fuorché amare e servire Dio. Anche il Santo Giobbe venne colpito da gravi sciagure, ma continuò a benedire il nome del Signore e venne premiato con beni materiali e la salvezza eterna dell'anima.

Chissà, forse qualcuno durante le scosse del terremoto ha temuto di morire e ha fatto un atto di contrizione perfetta del cuore, chiedendo perdono a Dio dei propri peccati, non tanto per la paura di andare all'inferno, quanto piuttosto per aver offeso il Signore, che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.

E chissà, magari qualcuno, meditando sulla vanità dei beni terreni, che oggi li possiedi e domani un terremoto o la morte te li portano via, adesso sta deliberando di donare a Dio il resto della propria vita, entrando in qualche Ordine religioso fervoroso e osservante. L'ho già detto, il Signore ci ama assai, e se ha permesso che si scatenasse il terremoto, lo ha fatto per trarne un bene maggiore, ad esempio la conversione di qualche anima.

Clausura?

Ripubblico una delle prime lettere che ho ricevuto da una studentessa liceale.

Grazie per aver risposto così prontamente e per i consigli che mi hai dato, vedo che avevo inteso bene a darti fiducia. Pregherò molto perché i giovani, i chiamati al matrimonio e i sacerdoti possano santificarsi, perché ora capisco quanto sia difficile amare Dio come gli si deve in mezzo al mondo! E per me penso: se il Signore mi ha convertita e se mi ha fatto scoprire quale fosse la mia vocazione sin da questa età pur sapendo che il mio parroco mi dice di finire la scuola, ci sarà un motivo! Probabilmente devo riparare a tutti i danni e gli scandali che ho fatto prima della conversione, che è avvenuta proprio un anno e più fa - e quanti sono nonostante la giovane età! e quanto gravi! che vergogna - e nel contempo devo prepararmi per lo sposalizio con Gesù.

[...] Mi rivolgo quindi al mio parroco, che è anche mio confessore; lui non sconsiglia nessuno di abbracciare la vita religiosa, ma a quanto pare non gli vanno molto a genio le monache di clausura: all'inizio ero terribilmente incerta se Dio mi stesse chiamando alla missione o alla clausura e lui una volta disse "non te ne andrai mica in clausura!", per questo, da quando successivamente ho compreso risolutamente che la via era la clausura, non gli ho ancora detto niente a riguardo. Quindi non è un vero e proprio direttore spirituale... cosa posso fare? ho letto l'autobiografia di santa Gemma Galgani e ho visto che lei inizialmente aveva un contatto epistolare col suo direttore spirituale, sbaglio? è possibile fare una cosa del genere? ma chi sarebbe disposto a farlo?

Passando ad altro, per risponderti: no, non ho ancora capito quale sia l'ordine in cui devo entrare. [...] Non mi cruccio particolarmente su questo, ho chiesto già da tempo a Maria che mi indicasse lei quale fosse, quando Dio vorrà farmelo capire [...]. Ho il desiderio di entrare in un ordine di stretta osservanza, puoi magari consigliarmene qualcuno nella mia regione? Tanto meglio se vi è la liturgia in forma antica del rito romano.

Per ora ti saluto, rinnovando i ringraziamenti.

(Lettera firmata)

Carissima in Cristo,
                                sono felice che tu non voglia accontentarti di un monastero qualsiasi, ma desideri un monastero di stretta osservanza. La vita religiosa è bella solo se è vissuta in maniera profonda e radicale. Che senso ha entrare in un monastero “annacquato”, cioè dove si vive in maniera tiepida e rilassata?

Ho rispetto per la Messa nel rito moderno, ma mi piace di più il rito antico. Ho visto Messe moderne celebrate con devozione; ma quanti sono coloro che la celebrano degnamente e senza abusi liturgici? Ahimé, c'è da piangere. Speriamo che le cose in futuro possano migliorare.

Nella lettera che ti ho inviato in privato ti ho segnalato alcuni buoni monasteri presenti dalle tue parti. Sarebbe bello se tu potessi andare in uno di questi monasteri per fare un'intensa esperienza vocazionale. Per il momento potresti cominciare a scrivere (se vuoi posso fornirti gli indirizzi completi), per iniziare ad avere un dialogo con loro, per confidarti e per permettere una reciproca conoscenza spirituale.

Per quanto riguarda il direttore spirituale, la situazione generale è davvero problematica. È difficile trovare un sacerdote ben preparato, molto prudente e caritatevole. In genere un sacerdote non accetta di dirigere spiritualmente un'anima tramite corrispondenza, se prima non l'ha conosciuta di persona. Comunque, anche se non hai un vero e proprio direttore spirituale, non è una tragedia; potrai benissimo entrare in monastero lo stesso. Mi raccomando non dire a certi preti "moderni" che ti piace la Messa antica, altrimenti rischi di venire "sgridata”. È assurdo, ma è successo ad altre persone.

Hai fatto bene a non parlare di vocazione con i tuoi parenti. Se qualche amica o parente dovesse chiederti per quale motivo non hai un “ragazzo” come ce l'hanno le altre tue coetanee, basterà rispondere loro che è difficile al giorno d'oggi trovare un buon fidanzato, ma non accennare alla vocazione, altrimenti potrebbero ostacolarti. Non è vero quel che dicono certe persone, secondo le quali le suore di clausura sono inutili. In realtà sono utilissime, perché con le loro preghiere e penitenze attirano innumerevoli grazie dal Cielo. Chissà quante anime hanno convertito con le loro preghiere Santa Chiara, Santa Teresa d'Avila, Santa Teresina e tutte le altre sante suore di clausura!

Se certe tue amiche sapessero che sei attratta dalla vita monastica, forse si metterebbero a ridere e ti considererebbero pazza. Ma la vera pazzia è vivere su questa terra senza amare Dio che è l'unico nostro bene. Il desiderio di uno stile di vita più perfetto è un grande dono che il Signore ti ha fatto, e che solo pochi riescono a capire. Del resto, Gesù è il miglior sposo che una donna possa avere. Al contrario, le donne che si sposano con gli uomini della terra, spesso si pentono di aver contratto matrimonio. Maltrattamenti, gelosie, tradimenti, litigi, dissapori con suocere e cognate, dolori del parto, strapazzi per la cura della casa, ribellioni dei figli, affanni per accumulare beni materiali ...questi sono i principali problemi che fanno soffrire le donne sposate. Tra le lettrici del blog, mi hanno scritto alcune di loro per raccontarmi i loro guai. Una signora mi ha detto chiaramente che se avesse conosciuto il mio blog 10 anni prima, invece di sposarsi sarebbe entrata in convento. :-)

Gesù è stato tanto buono con te. Se fossi morta quando facevi peccati gravi, adesso dove staresti? Ma il Redentore ti voleva talmente tanto bene che non solo non ti ha fatto morire in peccato, ma addirittura ha trasformato completamente il tuo cuore e ti ha fatto sentire l'ardente desiderio di donarti a Lui abbracciando la vita religiosa. Devi essergli molto grata! Già da ieri ho cominciato a pregare per te, e continuerò fino a quando non saprò che ti sei legata per sempre con Lui in qualche monastero di stretta osservanza. Io non mi arrendo mai!

Il “martirio d'amore” che stai soffrendo e che ti fa piangere di compunzione, è un grande dono. Fai bene ad offrire le tue sofferenze per la salvezza delle anime, per le vocazioni, per i vescovi, il Papa, la conversione dei pagani, ecc.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter

mercoledì 24 agosto 2016

Amare i poveri

Pubblico alcune parti di una lettera che ho scritto a una giovane ragazza attratta dalla vita missionaria.


Cara sorella in Cristo,
                                 mi ha colpito molto ciò che hai scritto. Infatti ho notato che hai compreso la differenza tra la filantropia e la carità cristiana. Ecco quel che scrisse in proposito Padre Giuseppe Maria Leone: “La carità è amore verso Dio e verso il prossimo, la filantropia è amore solo verso l'uomo; la filantropia è naturalistica e materialistica e i filantropi molto spesso, mentre "proclamano giustizia, legge, onestà", violano "ogni legge umana e divina". La carità è, invece, la "regina delle virtù", perché mette prima Dio e poi gli uomini, sicché di "matrice divina" è l'amore verso questi ultimi.”

Sono contento che sei disposta a donare la tua vita a Gesù e metterti al servizio dei poveri. Viviamo in una società egoista e materialista, nella quale si pensa ad ammassare beni materiali, e pur di raggiungere questo scopo si calpestano i deboli e si trascura di aiutare i bisognosi. Se tu confidassi quel che senti nel cuore alle persone di mondo, purtroppo rischieresti di essere incompresa. Ti direbbero: “Ma chi te lo fa fare ad abbracciare la vita religiosa e ad aiutare i poveri? Che cosa ci guadagni? Lascia perdere, goditi la vita tra feste e discoteche come fanno tutti gli altri!”

San Tommaso d'Aquino e Sant'Alfonso Maria de Liguori sconsigliavano di confidarsi con amici e parenti sul tema della vocazione, perché spesso le persone di mondo non comprendono questi discorsi, e cercano di scoraggiare coloro che si sentono attrarre da Dio alla vita consacrata.

Alle persone che si sposano, spesso capita che dopo il matrimonio comprendono che non era quella la loro vera vocazione, si pentono della scelta fatta, ma ormai non possono più tornare indietro (Gesù nel Vangelo ha proibito il divorzio). Invece per quanto riguarda la vita religiosa non c'è questo rischio, infatti prima di emettere i voti perpetui, passano molti anni, e quindi si ha tutto il tempo necessario per riflettere attentamente sullo stato di vita da eleggere. In genere si procede così: prima si fanno una o più esperienze vocazionali in un istituto religioso, poi, dopo aver trovato l'istituto per il quale ci si sente attrarre, e ci si senti pronti per fare il passo, si chiede l'ammissione nell'istituto, e si comincia l'aspirantato, poi il postulantato, il noviziato, la professione religiosa temporanea e infine la professione religiosa perpetua. Insomma, se una persona non si sente portata per la vita religiosa, ha molti anni per comprenderlo e tornare tranquillamente a casa propria.

Ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale, nella speranza che tu possa diventare sposa di Gesù Cristo, abbracciando la vita religiosa, che è lo stato di vita più perfetto, perché più simile allo stile di vita praticato dal Redentore Divino su questa terra.

Ma come si capisce se una vocazione è vera? La vocazione, più che in un sentimento del cuore o in una sensibile attrattiva, è riscontrabile principalmente nella retta intenzione di chi aspira alla vita religiosa. Chi desidera diventare suora per il nobile motivo di consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, fuggire dalle tentazioni del mondo, vivere più unita a Gesù buono, vivendo con fervore cristiano la Regola del proprio istituto religioso, costei dimostra di avere dei segni tipici di una vera vocazione.

È interessante sapere che sei stata in India, non per fare turismo, ma per fare volontariato al servizio dei poveri. Vorrei che tutti i cristiani potessero fare ciò che hai fatto tu a Calcutta e potessero vedere coi propri occhi quel che hai visto tu. Questa esperienza apre gli occhi del cuore e fa comprendere che il vero senso della vita non consiste nell'ammassare ricchezze e darsi ai divertimenti sfrenati, ma nell'amare Dio con tutto il cuore e sopra ogni cosa, e il prossimo come noi stessi. Siamo stati creati per amare! Noi cristiani dobbiamo incendiare il mondo col fuoco della carità, che è l'amore che nasce da Dio. Che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio e il prossimo?

Il mio consiglio è di fare al più presto delle esperienze vocazionali in alcuni istituti religiosi missionari. Fai attenzione al fatto che oggi molti istituti si sono rilassati, e non vivono più la vita religiosa in maniera fervorosa e osservante come ai tempi della Fondatrice. Sant'Alfonso diceva che è meglio restare a casa propria anziché entrare in una casa religiosa rilassata.

Tra le suore missionarie ho grande stima per le Servidoras, le quali sono gioiose, caritatevoli, cordiali, fraterne, fervorose e ricche di zelo per il bene delle anime. Inoltre hanno una buona preparazione dottrinale e ascetica. Sono in maggioranza giovani perché hanno tante vocazioni. 

Se hai altre domande da farmi, non esitare a scrivermi, per me è una gioia incoraggiare coloro che vogliono donare a Gesù la propria vita abbracciando la vita religiosa.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

martedì 23 agosto 2016

Vera amicizia

Tempo fa una cara amica mi ha scritto una bella riflessione sull'amicizia sincera.

Ciò che hai fatto [...] è stato un gesto di grande carità e di grande fiducia nei miei confronti [...].

Sai proprio ieri insieme ad una delle mie amiche spirituali stavamo riflettendo sulla differenza delle amicizie mondane, dove le ragazze o i ragazzi sono tutti diffidenti l'uno nei confronti dell'altro, si scambiano tante effusioni e non solo verbali, che sembrano pronti a dare la vita l'uno per l'altro, ma alla minima difficoltà si dileguano, e se è per il loro tornaconto sono capaci di tradirti, di schiacciarti, insomma di farti del male. Sfido io che non si fidano l'uno dell'altro! Pensavamo che tristezza sia il vivere l'amicizia così, ma è ovvio perché non c'è Gesù al centro dell'attenzione, e tutto il loro mondo ruota su loro stessi. Abbiamo ringraziato Dio per la nostra amicizia spirituale che ci fa condividere lo stesso amore per Lui senza essere gelose l'una dell'altra (invece nel mondo rischi anche che la migliore amica ti porti via il fidanzato), e poi la fiducia, che grande grazia poterti fidare di una creatura, perché sai che qualunque sbaglio possa fare nei tuoi confronti è solo per debolezza ma senza malizia o per il proprio tornaconto, e poi i veri Cristiani sanno chiedere perdono e anche perdonare, quindi con amici così, uno può stare sereno e in pace.

Carissima,
                    hai proprio ragione, c'è una differenza abissale tra le amicizie spirituali, le quali sono fondate sulla virtù e la carita, e le amicizie mondane che invece sono fondate solo sul proprio tornaconto e svaniscono nel momento del bisogno. Non è facile trovare delle amicizie sincere come la tua, ti ringrazio molto!

Ti saluto fraternamente in Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 22 agosto 2016

Storia di una vocazione Carmelitana

Pubblico una testimonianza di una monaca del Carmelo di Cerreto di Sorano (Toscana).

Più volte il mio pensiero era andato a Dio, a Colui da cui tutto proviene e a cui tutto torna ma non c’erano in me tante domande a cui riuscivo a dare risposte, tanti interrogativi e perplessità. La vita con le sue luci effimere mi avvolgeva ed ero attratta dal movimento ammaliante di un procedere consueto fatto di cose “buone: lo studio, la carriera, gli amici, le feste, gli affetti più cari. Ho provato più volte a capire chi fosse il Mistero che avvolgeva la vita e le dava “gusto” ma restava mistero estraneo e non accessibile, sovente era un muro contro cui urtavo e dal quale non traevo alcun sostegno e nel mio cammino, che assumeva le connotazioni della lotta e dell’ostilità, il pensiero dell’Assoluto non produceva conforto. Decisi allora in cuor mio : “Non penserò più a Te, non mi darò pena per la tua esistenza!”

Amante della vita, ero portata naturalmente a coglierne gli aspetti positivi grazie anche all’educazione materna, tuttavia, sentivo un profondo senso di delusione, tristezza e molte perplessità, rispetto alla leggerezza, alla superficialità, alla vacuità che spesso coglievo in persone, e circostanze. In me nasceva l’intolleranza rispetto al sopruso sul debole quando vedevo l’oppresso schiacciato o il povero afflitto dal potente di turno e provavo tanta sofferenza a causa dell’indifferenza di chi restava a guardare. Mi sdegnavo facilmente e invocavo dignità, giustizia. Non mi rassegnavo all’idea che la vita fosse anche questo, che la sofferenza e la brutalità potessero convivere con la perfezione dell’uomo e che non si potesse fare nulla in modo incisivo.

Un incontro decisivo

Coabitavano in me un profondo senso di impotenza e, contemporaneamente, la strana certezza dell’esistenza di “qualcosa” per cui valesse la pena spendersi, vivere e morire. Poi un incontro ha cambiato la mia vita. Ho conosciuto persone che nella loro vicenda esprimevano gli stessi valori che io mi portavo dentro; in loro mi sono pienamente “ritrovata”. Ho creduto nella loro compagnia. Dio è passato attraverso la loro amicizia, i loro volti, le loro parole, i loro gesti e ha parlato alla mia storia. La loro testimonianza era credibile non perché fossero perfetti ma perché fratelli e sorelle profondamente carichi di compassione, di contentezza…, belle persone afferrate da una forza trainante che dava spessore e vigore al loro vivere, un qualcuno che spesso nominavano: Cristo. Affascinata dal loro destino, dal mio intimo sgorgava, con sempre maggior frequenza, questa supplica: “Se tu rendi la vita così, mostrati anche a me”! Se solo Lui si fosse appena mostrato, se si fosse “concesso” anche a me, avrei intrapreso con audacia, speranza, certezza di ristoro, il santo viaggio rinvigorita dalla stessa fede che nutriva di senso e gioia la vita di questi nuovi amici Il loro essere di Dio non si fermava al rito, alla liturgia ma tutto il loro fare era un servire Dio. Vivevano con una tale dedizione, con un tale trasporto ogni circostanza tanto che i dettagli più ordinari, diventavano straordinari. Ero stupita. Una meraviglia nuova inondava la mia persona. Forse Dio stava donando anche a me uno sguardo diverso, capace di cogliere ciò che prima non vedevo? Attraverso la testimonianza concreta di cristiani che si prendevano cura di me esperivo la verità della Parola: “Egli ha cura di voi”. Anch’io desideravo vivere la vita con la stessa ‘intensità che riuscivano a trasmettermi. Certo assistevo anche a momenti di distrazioni, ma erano facezie creaturali, limiti dell’umanità di uomini e donne comunque decisamente impegnate in un cammino, in una salita verso una vetta dagli scenari mozzafiato, incantevoli. Iniziavo ad avvertire che il Monte non mi era indifferente. Comprendevo man mano che, per me, solo uno stile di vita così poteva riempire di senso e qualità i miei giorni.

La lettura del Vangelo

Cercai a casa un vangelo e cominciai a leggere Matteo. La figura di Gesù catturò subito la mia attenzione, ero assetata. ” Chi vuol diventare il più grande si faccia il più piccolo” . E ancora, "Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini …. A ciascun giorno basta la sua pena." Leggevo e rileggevo poi le pagine di Giovanni come un’ innamorata legge e rilegge le lettere più care dell’amato lontano. Cominciai ad imparare a memoria san Paolo. Percepivo le sue parole rivolte a me, c’era un appello dietro ogni frase esigente, coinvolgente, che afferrava la mia vita. Un fuoco abitava nelle mie ossa e mi vedevo come una dilettante alle prese con una passione appena scoperta, tutta intenta a comprendere come poter acquisire le chiavi per entrare in questo mondo che diventava sempre più parte della mia pelle. Iniziai a studiare la scrittura e i padri. Iniziarono a prendere forma in me le parole del Vangelo “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza“. Era quello che cercavo. Mi sentivo fortemente interpellata a vivere il momento presente con lo sguardo rivolto costantemente a Lui e percepivo la presenza di Dio vicina e reale, personale. Mi ripetevo: “Gesù Cristo è reale, è qui con me, è vero” Tutto mi sembrava straordinariamente concreto, pacificante, essenziale, semplice, accessibile. Il cuore colmo di gioia mi faceva sempre più chiaramente comprendere che anche a me era stato fatto il grande dono di una chiamata dell’Amore, all’amore Unico, totalizzante, indiviso, nonostante la mia piccolezza e fragilità. Intuivo via via che dovevo spogliarmi di molte cose, che la povertà era un atteggiamento fondamentale per vivere nel miglior modo possibile il rapporto con le cose perché potesse trasparire la bellezza e perché questa bellezza mi potesse rimandare a Lui. Scoprivo con stupore e gratitudine, che il Signore non censura niente di te, ti lascia vivere la tua vita dentro una libertà straordinaria, abita pazientemente la tua sete di senso e, con una strategia divina, ti attrae totalmente a sè, ti sceglie per realizzare la sua opera.

Ero felice! Avrei voluto gridare a tutti quanto era accaduto in me, farmi mani, braccia, cuore, gambe per portare a ogni persona il messaggio del Vangelo e costruire accampamenti di pace, spazi di libertà e abitabilità per ogni uomo. Certo mi resi presto conto di quanto fosse difficile accostarsi senza offesa e ferita alla coscienza, alla sensibilità o percezione dell’altro. Capivo inoltre che se Dio avesse voluto, avrebbe potuto “usare” strumenti migliori di “me”. Solo Lui poteva entrare nel cuore dell’altro e dal di dentro muovere e suscitare, sanare e guarire… Lui a me chiedeva un cuore orante, ginocchia piegate, preghiera senza sosta, vita offerta per lodarlo e vivere di Lui solo nel ricordo costante di ogni vivente memore della sua parola: ” Qualunque cosa chiederete nel mio nome, io la faro“.

Iniziai a frequentare il Carmelo.
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 Per contattare le monache Carmelitane di Cerreto di Sorano scrivere all'indirizzo carmelitane@gmail.com

domenica 21 agosto 2016

Vocazione religiosa

Una ragazza cattolica praticante aveva cominciato a comportarsi male da quando era giunta alle scuole superiori, probabilmente trascinata dai cattivi esempi dei suoi amici. Non era felice, anzi soffriva molto al suo interno. Cercava un ideale da perseguire, ma non riusciva a trovarlo. Tentò di trovare uno scopo di vita tra le amicizie del mondo, ma rimase inevitabilmente delusa. Le vere amicizie sono solo quelle fondate sulla virtù e la carità, mentre le amicizie mondane presto o tardi si rivelano false e causano tanta amarezza. Continuava a soffrire, e il suo stile di vita faceva soffrire anche i genitori. Sua madre le disse che solo in Dio poteva trovare la vera gioia, ma la ragazza era come accecata e non voleva comprendere questa realtà, anzi arrivò al punto di non voler più credere nel Signore, ma nel suo cuore sentiva che Dio la voleva per Sé.

Un giorno una sua amica la convinse a fare insieme a lei un ritiro spirituale presso un convento di fervorose suore di stretta osservanza. Mentre meditavano sulle sofferenze che la Madonna Addolorata patì sul Calvario, rimase profondamente colpita. Comprese che noi coi nostri peccati siamo stati la causa della dolorosa Passione di Gesù buono e delle sofferenze dell'Addolorata. Rimase conquistata dall'amore del Redentore e della Corredentrice, e ormai non le interessava null'altro se non corrispondere a questo immenso amore. Aveva trovato ciò che stava cercando e finalmente si sentiva felice. Voleva donare il resto della sua vita al Signore. Visto che era ancora minorenne chiese ed ottenne il permesso dei genitori di poter lasciare la scuola ed entrare in convento. Lì il suo cuore poteva godere di una pace arcana che riempie l'animo di gioia vera, una gioia che i poveri mondani non conoscono.

sabato 20 agosto 2016

Suor Raffaella

I mondani hanno una visione materiale della vita, pertanto fanno fatica a comprendere a cosa servano i monasteri di clausura, e spesso criticano le monache contemplative ritenendo inutile la loro esistenza. Coloro che invece hanno una visione soprannaturale della vita, hanno grande stima per le suore di clausura, perché sanno che con le loro preghiere e penitenze ottengono da Dio innumerevoli grazie e conversioni. Sentite questo fatto accaduto anni fa.

Un giorno una donna si recò nel monastero delle Benedettine di Fermo per chiedere di pregare per un suo parente che stava molto male (aveva una grave “malattia spirituale”). Le monache accettarono volentieri di pregare per lui, soprattutto suor Raffaella si impegnò molto per ottenere la guarigione spirituale di quell'uomo, anche se non sapeva nemmeno chi fosse. La missione delle monache di clausura non consiste solo nel ricercare la propria personale santificazione, ma anche di offrire incessantemente a Dio le proprie penitenze e preghiere per il bene delle anime. Ecco perché bisogna avere stima e riconoscenza per le claustrali, le quali immolano la propria vita per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Anche se ormai anziana e ammalata, suor Raffaella continuava a pregare e offrire sacrifici per quell'uomo tormentato da un grave malessere. Ma per questa zelante monaca, il tempo del pellegrinaggio terreno era giunto al termine, stava per entrare nell'eternità. Nonostante i dolori dell'agonia, continuava a soffrire con cristiana pazienza e ad essere di edificazione per le sue consorelle, alle quali, poco prima di morire, disse: “Vi voglio bene”. Poi, recitando il Salmo 32, “Exultate justi in Domino”, “Esultate giusti nel Signore”, spirò serenamente la sua candida anima.

Il giorno prima della sua morte, quell'uomo per cui aveva tanto pregato ottenne la guarigione. Ma la notte successiva, mentre stava dormendo, sognò Padre Pio, il quale gli disse di andare nel monastero delle Benedettine di Fermo per ringraziare una monaca appena defunta, che con le sue preghiere gli aveva ottenuto la guarigione.

Il giorno dopo, di buon mattino, quell'uomo si recò dalle benedettine per vedere se davvero era morta una monaca, oppure il sogno era stato frutto di immaginazione. Entrato nella chiesa del monastero, con suo grande stupore vide la bara di suor Raffaella oltre la cancellata della clausura. Si avvicinò il più possibile ad essa per vedere il volto della sua sconosciuta benefattrice. Le altre monache, vedendo quell'uomo che contemplava il feretro, pensavano che fosse un parente della monaca. Una di esse si avvicinò a lui per domandargli se fosse un familiare, e così quell'uomo gli confidò il sogno che aveva avuto la notte precedente. Rimase colpito nell'apprendere che suor Raffaella, pur senza conoscerlo, aveva offerto le sue preghiere e penitenze per la sua guarigione. Da allora è ritornato a vivere più unito a Dio, che lo ha convertito grazie a una fervorosa suora di clausura.
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Per contattare le Benedettine di Fermo, potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: m.benedettine @ alice.it  (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).

venerdì 19 agosto 2016

Apostolato coi bambini

Ripubblico la lettera di una lettrice desiderosa di fare apostolato coi bambini...

Carissimo D.,
                       sono tornata da qualche giorno dal campo estivo della mia parrocchia con i bambini... adesso non so cosa mi prende. Ho vissuto giorni fantastici, pregavo testimoniavo Dio, ma adesso sento qualcosa che non capisco. Mi sono chiusa, bloccata, non riesco a parlare con nessuno, mi sento proprio male. [..] Non mi trovo bene a vivere la vita di ogni giorno, mi sento sempre fuori luogo, [...] sono stata a una festa di compleanno e dopo dieci minuti volevo scappare, ho incontrato delle mie vecchie compagne di scuola, ma i loro discorsi per me erano stupidi... pensare solo ai fidanzati, se si sono lasciati con un ragazzo trovarne subito un altro pronto, boooooo non lo so! Sto male, la gente mi vede e dice: "che hai fatto?", io non voglio far vedere il mio malessere, lo nascondo, ma forse non ci riesco! Adesso a breve riparto per un campo di servizio con un'altra parrocchia, sarò in grado di testimoniare ancora Gesù? Sono confusa! Forse hanno ragione quelle persone che anni addietro mi dicevano che sono una bambina, una stupida!! Sì, hanno ragione loro!

Ti saluto in Cristo nostro Signore e in Maria dolce Madre,

(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                              è normale che tu ti senta come un pesce fuor d'acqua quando stai in mezzo a persone che parlano di cose mondane. Anche un'altra lettrice del blog mi aveva detto di sentirsi a disagio quando stava a contatto con persone che facevano discorsi tutt'altro che spirituali. Adesso quella ragazza vive in un monastero di clausura dove finalmente si sente a casa sua ed è felice di vivere insieme al suo Sposo, Gesù buono, di cui è innamoratissima e lo adora ogni giorno, soprattutto durante il Santo Sacrificio della Messa e l'Adorazione Eucaristica.

Anche tu quando avrai abbandonato il mondo traditore e sarai entrata in convento, finalmente ti sentirai felice.

Anche se hai più di 20 anni, le persone dicono che sei ancora una bambina. E io sai cosa ti dico? Devi rimanere sempre semplice come una bambina! Infatti Gesù nel Vangelo ha detto che se non saremo come bambini non entreremo nel regno dei cieli (cfr. Mt 18,2). Ciò che importa è piacere a Gesù, non ai mondani.

Anche suor Bertilla Boscardin era considerata "bambina" persino da altre suore, eppure si fece santa ed edificò il prossimo col suo comportamento semplice.

Spero che appena possibile tu possa fare una bella esperienza vocazionale in un ordine religioso fervoroso e osservante. Ho molte speranze che in convento ti troverai bene, soprattutto se il tuo ordine avrà a che fare con i bambini, quelli veri. :-) Ad esempio potresti provare con le Servidoras.

Spero di esserti stato di qualche utilità e ti incoraggio a perseverare nel bellissimo desiderio di donare a Dio il resto della tua vita,

Cordialiter