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domenica 23 luglio 2017

Una mamma felice di avere un figlio in convento

Una mamma mi ha scritto per dirmi di essere entusiasta del fatto che uno dei suoi figli ha abbracciato la vita religiosa.

Caro Cordialiter,
                            da un po' di tempo seguo il tuo bellissimo blog e sento il desiderio di raccontarti la mia esperienza, che forse può essere utile anche ad altre persone.

Sono la mamma di un ragazzo di 19 anni che dopo due anni di discernimento ha iniziato da 6 mesi il suo percorso di consacrazione ed è entrato in noviziato presso un meraviglioso ordine che tu consigli spesso. […] Il mio cuore di mamma sapeva già da tempo che mio figlio aveva in sé il germe della vocazione, e questo ancora prima che lo comprendesse lui stesso. Quando è arrivato alla consapevolezza della chiamata, le prime persone a cui lo ha confidato siamo stati noi genitori. Ti assicuro che questo ha cambiato la nostra vita: eravamo cattolici, ma vivevamo un cattolicesimo "stanco", fatto di abitudini e privo di quella capacità di meravigliarsi per i doni del Signore, che è la gioia e il fondamento della nostra religione. I primi ad essere convertiti da nostro figlio siamo stati noi!!! Quando un ragazzo di 17 anni, tuo figlio, ti dice determinate cose, esprime concetti che dovresti essere tu a insegnare a lui e non viceversa, un genitore deve mettersi  in discussione!!! Dal giorno in cui ci ha confidato il suo desiderio, la nostra vita è cambiata, e la gioia è entrata a far parte della nostra esistenza in modo dirompente e incontrollato. I veri valori della vita ce li ha trasmessi nostro figlio e noi siamo grati a Dio per questo!!! I genitori non devono avere paura di perdere un figlio, di affidarlo a una vita "lontana dalla realtà": non esiste altra realtà se non Gesù Cristo, non esistono altri valori se non quelli dell'amore e della gioia. La grazia della chiamata alla vita sacerdotale investe anche chi sta vicino alla persona che viene chiamata. In questa ottica, i genitori partecipano alla scelta del figlio in un modo che non può che trasmettere gioia! Tutto viene visto in un'altra prospettiva e si riesce a dare vero valore alle cose: se tuo figlio è felice e sorride sempre ringraziando il Signore pur vivendo senza riscaldamento né acqua calda, mangiando solo quello che viene dalla bontà dei benefattori, senza televisione, videogiochi, musica, vestiti firmati, i genitori devono chiedersi cosa è veramente importante, se questa vita frenetica sempre a caccia di soldi e successo è quella giusta, o  se invece esistono cose più importanti che i nostri figli, e non noi adulti dall'alto della nostra "esperienza", sono riusciti a cogliere nonostante i nostri tentativi d "distrarli". Questo voglio dire ai genitori dei ragazzi e ragazze che sentono il desiderio di consacrarsi: ricordatevi che i figli non sono nostra proprietà, sono solo "piccole anime che Dio ci ha affidato in prestito". Imparate dai vostri figli, siate i primi convertiti del loro apostolato, lasciatevi avvolgere dalla gioia che si sprigiona dai loro occhi quando parlano di Gesù, non abbiate paura della Verità. Ai ragazzi invece voglio chiedere di non smettere mai di essere felici per la loro scelta: prima o poi qualunque genitore si convincerà davanti a tanta gioia. Testimoniate con il vostro esempio e con la vostra perseveranza quello che conta veramente nella vita. In fin dei conti, la missione dei genitori nel mondo è quella di volere la felicità per i propri figli, e quale felicità più grande ci può essere di quella di servire Gesù Cristo e portare a Lui tutti gli uomini?

Con tanto affetto!!!

Una mamma


Cara sorella in Cristo,
                                     ti ringrazio per la bella testimonianza che mi hai scritto, sono contento che tu e tuo marito siate entusiasti del fatto che Gesù buono ha chiamato uno dei vostri figli alla vita consacrata in un istituto religioso fervoroso e di stretta osservanza. 

Purtroppo, il vostro caso è solo un'eccezione, infatti in genere i genitori si oppongono tenacemente alla vocazione dei figli. Mi hanno scritto alcune signore che da giovani volevano diventare suore, ma i genitori (soprattutto le mamme) si sono opposti e le hanno convinte a restare nel mondo. Adesso rimpiangono di non essere entrate in monastero. Per questo motivo consiglio a coloro che hanno la vocazione, di confidarsi coi genitori solo poco tempo prima di partire, cioè quando ormai ci si è accordati con un monastero in cui entrare. Confidarsi prima di aver fatto un'esperienza vocazionale, significa mettere a repentaglio la propria vocazione, come dimostra l'esperienza.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter