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mercoledì 31 maggio 2017

Vivere senza Dio è inconcepibile

Ripubblico volentieri alcuni brani di una bellissima lettera di una lettrice del blog.

Caro D.
         […] quando penso a coloro che non hanno creduto o non credono più, penso: "come fanno ad essere felici così in solitudine?", è questa la prima sensazione che mi viene in mente, il vuoto totale. Per me una vita senza Dio è inconcepibile, è molto triste e mi farebbe paura vivere così. Sinceramente non so se le scelte che ho fatto fino ad ora siano quello che Dio aveva in programma per me, lo spero, ma è anche vero che non ho mai sentito di essermi allontanata da Lui. Non è presunzione sia chiaro, ma fin da piccola sono stata abituata (o mi sono abituata) a trattare con Dio colloquialmente, come con un amico. Non vorrei sembrare fuori luogo, certo ho pregato e prego nelle "forme stabilite", ma ho anche "parlato" tanto con Lui, o con la Madonna, dopo le preghiere, sentendoli presenze quotidiane e tangibili nella mia vita. Nelle difficoltà al massimo mi arrabbio con i miei simili, dato il mio "caratterino", ma anche quello passa quasi subito. Per quanto mi riguarda, sopporto e cerco di affrontare tutte le difficoltà che si presentano sul mio cammino, sforzandomi di stare tranquilla, pur dovendo fare i conti con un carattere un po' "sanguigno". Cerco conforto negli esempi di vita santa, nelle storie degli uomini e delle donne della Chiesa o dei missionari, che in una singola vita, solo per mezzo delle loro azioni, hanno cambiato il mondo. E a guardar loro, mi sento davvero "piccola" nelle mie preoccupazioni e/o lamentele. Infine ti ringrazio per questo scambio di mail, che davvero mi ha confortato ed aperto gli occhi su questioni che non mi ero soffermata a valutare. Il confronto, anche con realtà che apparentemente sono lontane dal proprio modo di vivere, arricchisce moltissimo. Ti auguro il meglio per la tua missione di vita e di aiutare tante persone come hai fatto con me.

Grazie e continuerò a tenere d'occhio il tuo blog.

(Lettera firmata)

Carissima in Cristo,
                               mi è piaciuto molto leggere la descrizione fatta con semplicità e schiettezza del modo colloquiale con cui dialoghi con Dio. Ciò che fai non è una cosa da matti, anzi! Sant'Alfonso Maria de Liguori scrisse un opuscolo intitolato “Modo di conversare continuamente ed alla familiare con Dio”, nel quale spiega che trattare col Signore con gran confidenza e familiarità non è affatto un mancare di rispetto alla sua maestà infinita. Secondo questo grande Dottore della Chiesa bisogna rivolgersi a Dio con l'amore più tenero e confidente che sia possibile, poiché Egli gioisce quando una sua creatura si rivolge a Lui con quella confidenza, libertà e tenerezza con cui i bimbi si rivolgono alle loro mamme.

Dunque continua pure a dialogare “da cuore a cuore” con Gesù e Maria, e intanto frammezza i tuoi dialoghi con brevi e intese frasi d'amore che saranno come frecce infuocate che vi lancerete reciprocamente. In questo modo ti infiammerai d'amore per il Redentore, mentre Lui già arde d'amore per te fin dall'eternità. Il mondo non esisteva, tu non esistevi, ma Egli già pensava a te e ti amava ardentemente come se tu fossi l'unica persona che avrebbe creato. Quindi ognuno di noi può e deve dire di Gesù (soprattutto quando si riceve devotamente l'Eucaristia), quel che diceva la sposa del Cantico dei Cantici: Dilectus meus mihi et ego illi (Cant. II, 16), il mio amato Dio s'è dato tutto a me e io tutto a Lui mi dono.

Spero che anche altri lettori del blog possano imitare il tuo modo di pregare, prendendo l'abitudine di parlare a Dio da cuore a cuore, familiarmente e con confidenza ed amore come ad un amico, il più amorevole di tutti.

Alcuni domanderanno: ma di quali temi possiamo trattare con Dio? Raccontategli dei vostri affari, dei vostri progetti, delle vostre pene, dei vostri timori e di tutto quello che vi riguarda. Come ho già detto, fatelo con confidenza e col cuore “aperto”, cioè senza soggezione. Potete parlare con Dio ovunque vi troviate, poiché Egli è onnipresente. Dunque, non dimenticatevi mai della sua dolce presenza, come purtroppo fa la maggior parte degli uomini. Parlategli quanto più spesso potete; se voi lo amate, non vi mancheranno cose da dirgli. Il nostro Dio si compiace di abbassarsi a trattare con noi, e gode che noi gli comunichiamo le nostre occupazioni più semplici. Egli ci ama tanto ed ha tanta cura di ciascuno di noi. Dobbiamo avere la confidenza di raccomandargli non solamente le nostre necessità, ma anche quelle degli altri. Piacerà tanto al nostro Dio, che noi, dimenticando alle volte i nostri interessi, gli parliamo dei vantaggi della sua gloria, delle sofferenze altrui, specialmente degli ammalati e dei poveri, delle anime del purgatorio che sospirano la sua visione beatifica, e degli scellerati peccatori che vivono privi della sua grazia.

Se vogliamo compiacere il Cuore amante del nostro Dio, dobbiamo cercare quanto più spesso possiamo di parlare con Lui continuamente e con tutta la confidenza possibile, e Lui non sdegnerà di risponderci. Non si farà sentire con voci sensibili alle orecchie, ma con voci bene intelligibili al nostro cuore, allorché ci staccheremo dalla conversazione delle creature per trattenerci a parlare da solo a solo col nostro Dio. Egli ci parlerà con quelle ispirazioni, con quei lumi interni, con quei tocchi soavi al cuore, con quei segni di perdono, con quei saggi di pace, con quella speranza del paradiso, con quei giubili interni, con quelle dolcezze della sua grazia, con quegli abbracci e strette amorose; insomma ci parlerà con quelle voci d'amore che ben le intendono le anime che egli ama e che non cercano altro che Dio. Su questa terra la Santissima Trinità sia l'unica nostra felicità, l'unico oggetto dei nostri affetti, l'unico fine di tutte le nostre azioni e desideri, fintanto che giungeremo nella Patria Celeste, dove finalmente potremo contemplare da faccia a faccia Colui che abbiamo tanto desiderato d'amare durante il pellegrinaggio terreno.