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lunedì 13 marzo 2017

Lettera aperta di una lettrice

Pubblico una "lettera aperta" di una lettrice che era entrata in monastero, ma poi è uscita a causa delle pressioni ricevute dai suoi genitori, e adesso rimpiange di aver abbandonato la vita monastica poiché nel mondo si trova come un "pesce fuor d'acqua".


Carissimo,
                    sai che è diverso tempo che ti seguo e mi nutro delle mail che ricevi e delle tue illuminate risposte.

Vorrei dire una parola, sempre che tu lo creda opportuno, basata sulla mia personale esperienza, a tutte le giovani o meno giovani, ma anche ai ragazzi - in ricerca e scoperta della fede in Colui che ci chiama dalle tenebre alla sua ammirabile luce - , che sentono in cuor loro il desiderio della vita consacrata ma sono in ambiente familiare ostile ad essa, tanto più quando l’ostilità è dettata dall’ignoranza. Ignorante può essere un epiteto offensivo, ma nel suo significato originale è colui che ignora, che non conosce. 

Quando dei genitori che non sanno nulla di Chiesa e spiritualità iniziano a sottomettere con le loro male parole il desiderio purissimo di entrare in convento  della figlia o del figlio, inizia la battaglia di ogni giorno con discussioni in agguato, frecciatine sul ‘malcostume e usanze retrograde’, particolari dei quali si è sentito dire, o conosciuti attraverso la cinematografia che sa distorcere abilmente la verità per esigenze sceniche o legati a usi locali che non hanno niente a che vedere con la grandezza del dono a Dio! Almeno si fosse all’altezza di una discussione pacifica e competente! Invece, come si dice dalle mie parti, si ragiona con le viscere, ossia si hanno argomentazioni passionali e lontane da un onesto chiarirsi. 

Ho avuto molte amiche entrate in monastero, ho conosciuto genitori lontani che han fatto battaglia e ora sono cambiati, convertiti dentro e nei modi di rapportarsi non solo con la figlia suora o monaca ma anche con tutta la sua comunità. Si prestano per lavori, se c’è bisogno si offrono per qualunque necessità, si sono riaccostati ai Sacramenti. Altri, i più cocciuti, di una protervia ostinata - cioè l’orgoglio fuori misura e fuori luogo, - han fatto ‘capitolare’ la volontà del figlio per quella infinita combinazione  di desiderio, volontà, senso di colpa, soggezione ai genitori… mettere la pietas familiare prima della chiamata non si fa! Purtroppo succede, con le migliori intenzioni, di venire incontro ai genitori e acquietarli. Nulla di più sbagliato…. capita molto più sovente di quanto non si creda…

Passa il tempo e ci si ritrova con il desiderio ancora lì, i genitori che hanno ottenuto quello che volevano perché convinti che tanto “quella vita non fa per te, i genitori conoscono i figli, devi fidarti, TU NON SEI GENITORE, devi darmi retta per il tuo bene (!!!)”… ragionamenti appunto con le viscere che hanno sradicato inutilmente una volontà e hanno una grande, grandissima colpa. E non se ne rendono conto, anzi, credono di aver fatto quello che un bravo genitore deve fare: “indirizzare il figlio”. 

La vita spirituale che nasce in un ambiente ostile è un chiaro segno che Dio c’è e vuole farsi sentire. È amore gratuito, amore che chiama dall’eternità. Chi si mette in mezzo ai piani di Dio ha una responsabilità enorme. Per cui, nel pieno rispetto dovuto ai genitori, chi ha a cuore un certo cammino lo compia e non guardi in faccia niente e nessuno… tranne, ovviamente, situazioni particolari che richiedono carità. Perché le forze scemano, poche porte si aprono a chi ha già una certa età, si è quasi guardati con sospetto come se si cercasse un asilo per la vecchiaia, si hanno pendenze di spese e proprietà che di questi tempi non si riesce a vendere e quindi vincolano, perché nessuno vuole responsabilità di liquidare cose non sue… Il tempo passa ulteriormente e ci si ritrova soli con quella frase che punge dentro: MA COSA HO MAI FATTO!!!

Gesù lo amò quel giovane e gli disse, proprio a lui, vieni e seguimi, ma quegli se ne andò… e certamente pianse lacrime amare.

Carissimi che volete darvi a Dio, non vogliate fare l’esperienza di avere le guance solcate dall’amarezza delle lacrime, ma seguite i vostri sani intenti tenendo presente ciò che dice S. Agostino: “temo il Signore che passa e non ritorna”. Un irripetibile momento di grazia non va sciupato,vi è condensato la forza e lo slancio che sosterranno nella scelta! Chi dice che ritorni? Che ci siano nuovamente le condizioni ottimali per lasciare tutto? I genitori o vi lasceranno fare, oppure potrete sempre offrire la vostra consacrazione anche per la salvezza della loro anima.

(Lettera firmata)