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venerdì 2 dicembre 2016

Non bisogna trasformare i monasteri in lager!

Ho saputo che diverse ragazze sono uscite da certi monasteri e conventi troppo rigidi, nei quali soffrivano assai sia da un punto di vista fisico che psichico.



Carissimo D., 
                          non immagini che bella sorpresa leggere la tua mail. Mi chiedo come avrai mai fatto a sapere che ero uscita dal monastero. [...] Ogni volta che mi ritrovo a leggere il tuo blog penso sempre di aggiornarti, ma poi ci ripenso sempre, perché vorrei spiegarti tante e tante cose, e non è facile, e poi mi sono chiesta se in ogni caso ti fossi ricordato di me. Rimandavo sempre, fino ad oggi! All'inizio, quando sono uscita, non è stato per niente facile per me. Ho attraversato dei momenti che non auguro a nessuno, compresi di fortissima avversione alla preghiera. Non sono uscita per riprendermi tutto quello che avevo lasciato fuori, ma lì non potevo più rimanere. Quando ero dentro non ho mai sentito quel posto come mio, ma sono andata avanti altri mesi, perché  pensavano fosse una tentazione, lacerata dentro per il terrore di non rispondere alla chiamata del Signore. Fino ad arrivare agli ultimi giorni senza più forze, nemmeno fisiche. È stato un percorso molto travagliato, sia dentro e purtroppo anche quando ho preso la decisione di andare via. Però, come tutti i percorsi travagliati, alla fine i frutti che ne raccogli sono di valore inestimabile. Il desiderio della consacrazione, anche nei momenti bui, non mi ha mai lasciata. [...] Quante cose ho imparato, vorrei elencartele tutte, ma sarebbe impossibile. [...]

D., non ho parole per il tuo caro gesto, l'ho sentito come carezza del Signore alla sua pecorella che spesso si sente piccola, infedele e smarrita. È così che spesso mi sento, a volte anche stanca di cercare il suo Volere. Solo Lui è il senso del mio futuro, e quando ho paura di non camminare sulla Sua strada, sento come se la vita perdesse tutto il senso.

Ti chiedo di pregare tanto per me. Dio ti benedica. 

In Gesù e Maria,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                      anche io penso che l'esperienza di vita monastica che hai fatto a [...] è stata comunque positiva per diversi motivi. Innanzitutto lì hai avuto una buona formazione ascetica. Invece entrare in un monastero dove non si pratica seriamente l'ascetica, cioè la ricerca della perfezione cristiana e l'unione con Dio, sarebbe stato un grosso sbaglio, perché nei monasteri rilassati la vita monastica appassisce e va in decomposizione, come è accaduto in tante case religiose.  

[...]

Ma forse la cosa più importante che hai vissuto a [...] è stata la "scuola della sofferenza". Mi spiego meglio: umanamente parlando mi dispiace molto che hai tanto sofferto sia nel fisico che interiormente (le anime nobili soffrono di più per i dolori spirituali che per quelli materiali). Ma da un punto di vista spirituale è stata una scuola straordinaria. Mediante il dolore Dio ha forgiato la tua anima e l'ha preparata per qualche missione particolare. La sofferenza è una prova d'amore nei confronti di Dio: è facile essere cristiani quando si godono le consolazioni spirituali, ma è nell'ora della sofferenza che si vede se un'anima ama davvero il Signore. Molte persone quando non sentono più le consolazioni spirituali e sono angustiate sotto il peso della croce, abbandonano la vocazione religiosa, lasciano la vita devota e si dedicano alla vita mondana.

Quante persone, dopo essere uscite dal monastero, hanno perso la fede! Tu invece non solo non hai perso la fede, ma ardi ancora dal desiderio di donare a Dio il resto della tua vita abbracciando la vita consacrata in un monastero fervoroso. Inoltre, grazie alla grossa croce che hai portato in monastero, adesso sei molto più sensibile alle sofferenze del prossimo. Qualsiasi cosa farai in futuro, dovrai spendere la tua vita nel consolare i sofferenti.

Per esempio, se diventerai monaca di clausura (come io spero), dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti di quelle persone afflitte da tante tribolazioni che vengono in parlatorio a cercare un po' di conforto dalle claustrali. Ma soprattutto dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti delle consorelle che soffrono. Non mi riferisco semplicemente alle sofferenze fisiche, ma specialmente alle sofferenze spirituali. Per esempio, a volte persino nei monasteri possono nascere delle incomprensioni, degli equivoci, delle divergenze, degli errori fatti in buona fede, che procurano tanta sofferenza. Basti pensare alle sofferenze che patì Santa Teresa quando stava tra le Carmelitane dell'Antica Osservanza. Oppure alle sofferenze che la stessa santa sopportò eroicamente ad Avila quando fondò il primo monastero di Carmelitane Scalze.

Adesso devo dirti una cosa importante. In passato pensavo che i monasteri si dividessero un due specie: quelli rilassati da una parte e quelli fervorosi e osservanti dall'altra. Purtroppo, mi sono reso conto che la situazione è più complessa. Tu sai che io ci tengo molto all'osservanza delle Costituzioni, ma ciò non deve avvenire a discapito della carità, che è la regina delle virtù. Ho saputo infatti che in certi monasteri osservanti sono avvenute cose "poco caritatevoli" che non solo hanno causato grande sofferenza tra le giovani religiose, ma ha portato alcune di loro a perdere la salute psichica, e a cadere in forme più o meno gravi di depressione e di esaurimento nervoso (ciò è avvenuto anche in case religiose maschili). La stretta osservanza, se non è unita alla carità fraterna, rischia di divenire pura formalità di stampo farisaico.

Per esempio, se una suora per disattenzione fa cadere un piatto per terra, la superiora non deve sgridarla con asprezza e acidità, magari usando addirittura parole offensive. San Francesco di Sales, il santo della dolcezza, quando doveva rimproverare un suo subordinato che aveva commesso qualche sbaglio, lo faceva con talmente tanta carità, serenità e dolcezza, che la persona che veniva corretta rimaneva molto edificata da tanta bontà. Questo grande vescovo era convinto che si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile d'aceto, cioè si attirano più anime a Dio con la dolcezza che con l'acidità e l'asprezza.

Pur non conoscendo la tua amica [...], tuttavia presumo che sia una religiosa esemplare, sia perché ha avuto una buona formazione a [...], sia perché in passato ha sofferto molto. Chi ha sofferto molto comprende e consola più facilmente le sofferenze del prossimo.

[...]

La prossima volta che trovi un buon monastero, prima di iniziare ufficialmente il postulantato ti conviene fare un lungo periodo di aspirantato (almeno un mese), così potrai renderti conto se quello è davvero il tuo “habitat naturale”, oppure se non è il posto giusto per te, come è successo a [...], e potrai uscire senza grossi traumi spirituali.

Coraggio, continua la buona battaglia in difesa della vocazione (il mondo farebbe salti di gioia se abbandonassi il pensiero della consacrazione religiosa). Spero tanto che Gesù buono ti prenda presto tutta per Sé in un monastero fervoroso e ricco di carità fraterna. Adesso stai lottando contro molte avversità, ma ricorda: maggiori sono le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter