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lunedì 7 novembre 2016

Devoti pensieri sull'Eucaristia

Pensieri tratti da "L'Eucarestia, sacramento dell'amore di Dio", del Beato Clemente Marchisio.


"Se dovessi rispondere a chi mi domandasse quali siano i beni e i frutti spirituali dell’Eucaristia non potrei trattenermi dal dire: Sono tutti i frutti migliori che si possano desiderare, perche' ricevendo in noi l’autore della grazia, con Lui riceviamo ogni bene. Chi ha Gesù, ha tutto."


"La dottrina cristiana insegna che l'effetto della comunione è di unirci realmente e corporalmente con Gesù Cristo. Noi diventiamo una cosa sola con Lui; Vive in noi e noi viviamo in Lui. (...) Se si pensasse a questo, chì ardirebbe ancora profanare il proprio corpo sapendo che nella comunione è stato a contatto con il corpo di Gesù? Viene stimata fortunata quella persona povera che si sposa con una persona ricca: che si dovrebbe dire di quanti si comunicano e diventano una cosa sola non come una semplice persona, che è soltanto un po’... di terra, ma con Gesù Cristo che è il Figlio di Dio? Nel sacramento del matrimonio ci si unisce ad una persona che per quante buone qualità abbia, ha certo pure i suoi difetti. Nella comunione ci si unisce con Gesù Cristo che non ha nessun difetto, anzi egli è infinito in ogni sua perfezione: è ricco, potente, bello, santo e sapiente all’infinito. Cristiano che ti accosti alla comunione, dice un santo, lo sai come ti unisci a Gesù Cristo? Se prendi due pezzi di cera e li fondi insieme, avrai una qualche idea di come tu rimanga unito a Lui: sei diventato una cosa sola con Cristo. Purtroppo, tanti cristiani non conoscono la felicità di essere così uniti con Dio e non conoscono la necessità di rimanere in questo atteggiamento spirituale per arrivare, un giorno, in cielo."


"Il cibo compie quattro effetti nel nostro corpo: lo sostenta, l’accresce, lo ripara e lo diletta: come il cibo sostenta il corpo, così la comunione sostenta l’anima e ne conserva la vita della grazia. Gesù Cristo l’ha detto: « Se non mangierete la mia carne e non berrete il mio sangue non avrete in voi la vita ». Ogni commestibile di questo mondo e cibo per il corpo. La comunione è cibo dell'anima. Se non ci si nutre, il corpo si indebolisce e muore. Se un’anima non si accosta spesso alla comunione, essa muore alla vita della grazia."

“Fratelli e’ la Comunione che santifica. (…) Chi non si comunica non puo’ vivere la vita di Cristo e chi non vive la vita di Cristo non puo’ andare in paradiso. “

“Ditemi, di grazia, nel pozzo, nella fontana, certo, si prende l’acqua. Se si andasse ad attingere acaqua con una cesta, oppure con un secchio senza fondo ci sarebbe da meravigliarsise non si portasse a casa neppure un po’ d’acqua? L’acqua c’e’ nel pozzo, ma bisogna andarvi con un recipiente adatto. Così purtroppo capita a tanti cristiani: si accostano alla comunione con un recipiente... senza fondo, cioè senza le necessarie disposizioni; le grazie sarebbero preparate e, per esprimerci così, l’acqua c’è nel pozzo...ma non la possono ricevere appunto per la mancanza delle debite disposizioni. (…) Per quanto una creatura si prepari, mai vi riuscirà così da essere degna di ricevere l’Eucaristia. Gesù Cristo è nato per noi, ha sofferto ed è morto sulla croce e ben volentieri si adatta alla nostra miseria, alla nostra debolezza e non vuol nulla più di quanto noi possiamo. La Chiesa ci insegna che per comunicarsi degna. mente si richiedono tre condizioni. Tutti le conosciamo 1°) essere in grazia di Dio (confessione) 2°) essere digiuni dalla mezzanotte: (sappiamo che da anni, ormai questa disposizione ecclesiastica è stata limitata ad una sola ora); 3°) riflettere bene a quello che si va a ricevere: il corpo, sangue, l’anima e la divinità di Gesù Cristo.E’ necessario assolutamente accostarsi all’Eucaristia avendo la vita della grazia.”

"Forse abbiamo fatto tante comunioni senza frutto e quale ne sarà la causa? Io penso la mancanza di una buona confessione. (...) quando va a confessarsi senza nessuna preparazione, e si accosta perciò al confessionale senza esame di coscienza, senza dolore, senza proponimento e non è disposta a lasciare quella occasione o quella cattiva abitudine; non è disposta a frequentare la parola di Dio, certo, quella persona non si accosta, in modo degno, al sacramento della riconciliazione. Dice sì e no, come vuole il confessore purchè ne riceva l’assoluzione non pensando che quei si e no sono altrettanti giuramenti e che parla... con Dio. Una tale persona recita meccanicamente l’atto di contrizione, non pensa per niente ai castighi meritati, alla passione di Gesù, e come potrà comunicarsi in modo conveniente?"


"Fa pena vedere tante persone che non danno importanza alla preparazione e al ringraziamento. Si confessano alla svelta e poi eccoli alla comunione e, quasi subito, ,sono fuori di chiesa. San Filippo Neri, a una persona che si era comportata così, un giorno, mandò dietro due chierichetti con le candele accese. Quella, saputo che l’ordine veniva da Padre Filippo, andò a presentare le sue lamentele. Il santo le rispose che quando si porta il SS. Sacramento agli ammalati, si accompagna con le candele e che portando lei, nell’anima, Gesù sacramentato e non avendo fatto il dovuto ringraziamento, per questo, le aveva mandato dietro i due chierichetti con le candele."


"non c'è cuore, eccetto che sia di pietra, che pensando all'amore di Gesù, non cerchi di contraccambiario. In ogni altra persona che ama, l'eccesso dell'amore, la pazzia dell'amore dura breve tempo: può durare un giorno, un mese, un anno, ma poi viene il giorno del disinganno, per un'offesa, una mancanza di rispetto e si aprono gli occhi e si dice: Amavo un ingrato, e tutto cosi è finito. L'amore che continua da 19 secoli, nonostante le offese, e il disprezzo, fratelli miei, lo trovate solo in Gesù. Il Quale ci ha amati e ci ama più di qualunque altro. Egli vuole starsene con noi nell’Eucaristia sino alla fine dei secoli; il suo amore è infinito. S. Pietro d'Alcantara, dice che questo sposo divino delle anime volendo lasciare questa vita, perché le anime nella sua assenza non si dimenticassero di Lui, lasciò loro, come memoriale, il sacramento eucaristico. Nella notte in cui Gesù stava per lasciare i suoi discepoli, questi erano tristi ed egli istituì l’Eucaristia anche per loro conforto. Gesù in quale città sarebbe restato? Quale apparato avrebbe voluto? Quale sarebbe stata la corte conveniente alla sua divina maestà? Figli miei, sembra che Gesù dicesse: -Io non cerco né città, né un apparato solenne. Io cerco il vostro cuore, io amo e chi veramente ama, non desidera che il cuore.
-Ma, Signore, noi andremo chi in una parte del mondo, chi in un’altra e voi con chi andrete? -Io starò senza di voi? Chi sarà il fortunato che resterà con me? Io amo tutti, starò con tutti, andrò dove voi andrete; in qualunque luogo, anche nel più piccolo paese, voi potrete consacrare l’Eucaristia. -Io sono vostro amico, vostro padre. In realtà, lo costatiamo coi nostri occhi: Gesù se ne sta chiuso come in tante prigioni di amore; di la 10 tolgono i sacerdoti per esporlo all’adorazione o per amministrare la comunione, e poi Lo ripongono nel tabernacolo. Egli resta notte e giorno chiuso nel tabernacolo. Sembra che se discendesse dal cielo durante la Messa e partisse poi alla comunione, il beneficio sarebbe straordinario. Gesù, il Figlio di Dio che discende nelle nostre chiese! Non gli basta, ci vuole rimanere tutto il giorno, tutta la notte perché se un’anima volesse andargli a dire: --0 Gesù io ti amo -Egli sarebe pronto a risponderle: -Da tanto tempo ti aspetto -"