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martedì 25 ottobre 2016

Tutti i monasteri sono buoni?

Una lettrice mi ha chiesto se esistono dei monasteri "cattivi".


Carissimo Cordialiter, non è un po' azzardato parlare di buoni conventi e monasteri? Ne esistono anche di cattivi? E chi siamo noi per giudicare? E in base a che cosa? Al fervore durante la preghiera? Esiste uno strumento per misurarlo? O dalle ore di preghiera? Sono sufficienti per fare di una comunità una buona comunità? Ho l'impressione, solo l'impressione, che i suoi interventi siano a volte un po' retrò, anacronistici.

[...], chissà se troverò spazio nel suo blog. Attendo una sua risposta.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                          dammi pure del tu, lo preferisco.

Rispondo alle domande che mi hai posto. Purtroppo, ci sono dei monasteri in cui si vive in maniera rilassata la vita religiosa. Io non giudico le persone, giudico gli atti umani. È lecito giudicare un atto compiuto dal prossimo, lo dice pure il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1861. Per esempio è lecito giudicare negativamente i crimini compiuti da Stalin, Hitler, il Colonnello Gheddafi, Osama Bin Laden, ecc.

Mi dispiace, ma ci sono dei monasteri in cui vengono compiute cose non conformi al Vangelo, o perlomeno non compatibili con lo stato di vita religioso. È triste ammetterlo, ma è la verità. Del resto, non sono cose denunciate solo da me, ma anche da autori molto più autorevoli. Mi riferisco ad esempio al grande Sant'Alfonso Maria de Liguori, che è Dottore della Chiesa e Patrono Universale dei Confessori e dei Moralisti, il quale in una lettera rivolta ad un ragazzo che gli chiedeva consiglio sullo stato di vita da eleggere, tra l'altro disse: “Ho detto monastero di osservanza, perché se voleste entrare in qualche altro, dove si vive alla larga, è meglio che restiate in casa vostra, ed attendiate ivi a salvarvi l'anima, come meglio potrete; poiché, entrando in una comunità ove è rilassato lo spirito, vi metterete in pericolo di perdervi. Quantunque vi entraste con risoluzione di dedicarvi all'orazione, e di pensare solo a Dio; ciononostante, trascinato poi dai cattivi esempi dei compagni, e vedendovi inoltre deriso ed anche perseguitato, se non vorrete vivere a modo loro, lascerete tutte le vostre devozioni, e farete come fanno gli altri, secondo l'esperienza che se ne vede.”

In un altro scritto affermò: “Ma, domando, può dire oggidì il Signore di tutti i religiosi che vivono: Questi sono la mia delizia? Oimè, piange la Chiesa, perché vede nei religiosi un comune rilassamento di spirito, unito ad una gran freddezza nel divino servizio! Non si nega, che vi sono i buoni fra tanti i quali vivono da veri religiosi, separati dagli attacchi mondani, e che attendono a farsi santi ed a portare anime a Dio. Vi sono questi, ch'io chiamo giudici, che un giorno serviranno per giudicare i loro compagni nella valle di Giosafat; ma questi buoni religiosi, questi giudici, quanti sono? [...] son troppo pochi, come si vede; e perciò piange la Chiesa con tutti coloro che amano la gloria divina. […] Dov'è oggidì (comunemente parlando) nei religiosi lo spirito di ubbidienza, lo spirito di povertà, di mortificazione, di negazione di se stessi? Dov'è l'amore alla solitudine, alla vita nascosta, il desiderio di essere disprezzato, come han desiderato i santi? Queste sorte di virtù son divenute cose strane e pare che se ne sia perduto anche il nome.[...] Preghiamo dunque Gesù Cristo, il quale solamente può rimediare a tanto male, preghiamolo che infonda ai religiosi il suo santo amore e il desiderio di farsi santi; perché al presente par che i religiosi abbiano perduto anche il desiderio di farsi santi. Ognuno vede la necessità che vi sarebbe d'una riforma generale nei religiosi, nei preti e nei secolari, nel veder così dilatata dappertutto la corruzione dei costumi.”

Spero di aver chiarito la situazione, ma rimango disponibile a rispondere ad eventuali ulteriori domande.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter