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mercoledì 24 agosto 2016

Amare i poveri

Pubblico alcune parti di una lettera che ho scritto a una giovane ragazza attratta dalla vita missionaria.


Cara sorella in Cristo,
                                 mi ha colpito molto ciò che hai scritto. Infatti ho notato che hai compreso la differenza tra la filantropia e la carità cristiana. Ecco quel che scrisse in proposito Padre Giuseppe Maria Leone: “La carità è amore verso Dio e verso il prossimo, la filantropia è amore solo verso l'uomo; la filantropia è naturalistica e materialistica e i filantropi molto spesso, mentre "proclamano giustizia, legge, onestà", violano "ogni legge umana e divina". La carità è, invece, la "regina delle virtù", perché mette prima Dio e poi gli uomini, sicché di "matrice divina" è l'amore verso questi ultimi.”

Sono contento che sei disposta a donare la tua vita a Gesù e metterti al servizio dei poveri. Viviamo in una società egoista e materialista, nella quale si pensa ad ammassare beni materiali, e pur di raggiungere questo scopo si calpestano i deboli e si trascura di aiutare i bisognosi. Se tu confidassi quel che senti nel cuore alle persone di mondo, purtroppo rischieresti di essere incompresa. Ti direbbero: “Ma chi te lo fa fare ad abbracciare la vita religiosa e ad aiutare i poveri? Che cosa ci guadagni? Lascia perdere, goditi la vita tra feste e discoteche come fanno tutti gli altri!”

San Tommaso d'Aquino e Sant'Alfonso Maria de Liguori sconsigliavano di confidarsi con amici e parenti sul tema della vocazione, perché spesso le persone di mondo non comprendono questi discorsi, e cercano di scoraggiare coloro che si sentono attrarre da Dio alla vita consacrata.

Alle persone che si sposano, spesso capita che dopo il matrimonio comprendono che non era quella la loro vera vocazione, si pentono della scelta fatta, ma ormai non possono più tornare indietro (Gesù nel Vangelo ha proibito il divorzio). Invece per quanto riguarda la vita religiosa non c'è questo rischio, infatti prima di emettere i voti perpetui, passano molti anni, e quindi si ha tutto il tempo necessario per riflettere attentamente sullo stato di vita da eleggere. In genere si procede così: prima si fanno una o più esperienze vocazionali in un istituto religioso, poi, dopo aver trovato l'istituto per il quale ci si sente attrarre, e ci si senti pronti per fare il passo, si chiede l'ammissione nell'istituto, e si comincia l'aspirantato, poi il postulantato, il noviziato, la professione religiosa temporanea e infine la professione religiosa perpetua. Insomma, se una persona non si sente portata per la vita religiosa, ha molti anni per comprenderlo e tornare tranquillamente a casa propria.

Ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale, nella speranza che tu possa diventare sposa di Gesù Cristo, abbracciando la vita religiosa, che è lo stato di vita più perfetto, perché più simile allo stile di vita praticato dal Redentore Divino su questa terra.

Ma come si capisce se una vocazione è vera? La vocazione, più che in un sentimento del cuore o in una sensibile attrattiva, è riscontrabile principalmente nella retta intenzione di chi aspira alla vita religiosa. Chi desidera diventare suora per il nobile motivo di consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, fuggire dalle tentazioni del mondo, vivere più unita a Gesù buono, vivendo con fervore cristiano la Regola del proprio istituto religioso, costei dimostra di avere dei segni tipici di una vera vocazione.

È interessante sapere che sei stata in India, non per fare turismo, ma per fare volontariato al servizio dei poveri. Vorrei che tutti i cristiani potessero fare ciò che hai fatto tu a Calcutta e potessero vedere coi propri occhi quel che hai visto tu. Questa esperienza apre gli occhi del cuore e fa comprendere che il vero senso della vita non consiste nell'ammassare ricchezze e darsi ai divertimenti sfrenati, ma nell'amare Dio con tutto il cuore e sopra ogni cosa, e il prossimo come noi stessi. Siamo stati creati per amare! Noi cristiani dobbiamo incendiare il mondo col fuoco della carità, che è l'amore che nasce da Dio. Che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio e il prossimo?

Il mio consiglio è di fare al più presto delle esperienze vocazionali in alcuni istituti religiosi missionari. Fai attenzione al fatto che oggi molti istituti si sono rilassati, e non vivono più la vita religiosa in maniera fervorosa e osservante come ai tempi della Fondatrice. Sant'Alfonso diceva che è meglio restare a casa propria anziché entrare in una casa religiosa rilassata.

Tra le suore missionarie ho grande stima per le Servidoras, le quali sono gioiose, caritatevoli, cordiali, fraterne, fervorose e ricche di zelo per il bene delle anime. Inoltre hanno una buona preparazione dottrinale e ascetica. Sono in maggioranza giovani perché hanno tante vocazioni. 

Se hai altre domande da farmi, non esitare a scrivermi, per me è una gioia incoraggiare coloro che vogliono donare a Gesù la propria vita abbracciando la vita religiosa.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter