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domenica 8 novembre 2015

Domande a un'ex religiosa

Non è facile trovare persone esperte di vocazioni religiose, dalle quali ricevere risposte su questo tema. Ripubblico una specie di "intervista" fatta a una lettrice del blog che ha vissuto un lungo periodo di tempo in monastero (è uscita a causa di giustificati motivi e col permesso delle autorità ecclesiastiche).

- In passato vivevi lontano da Dio, poi come hai fatto a ritrovarti in un monastero di clausura?

- Sì, vivevo lontana da Dio, purtroppo non ho ricevuto in casa un'educazione cristiana, nonostante i miei credevano, ma è la solita storia, credenti non praticanti con i 10 comandamenti “fai da te”. Niente valori morali e le conseguenze te le lascio immaginare. Quando è avvenuto il mio primo incontro con Gesù sono impazzita d'amore per Lui, per poco non morivo di dolore per aver compreso il mio peccato, ma affidandomi alla Sua Misericordia l'ho superato. Purtroppo, a causa di un periodo troppo breve di discernimento, ho scambiato il mio desiderio di una profonda intimità con lo Sposo e anche il mio grande amore per la preghiera, per una vocazione completamente contemplativa.

- Perché una ragazza dovrebbe rinunciare a discoteche, viaggi, divertimenti, fidanzato e carriera lavorativa per entrare in monastero?

- Alle discoteche sarebbe meglio rinunciarvi a prescindere dalla vocazione! Non sto a raccontarti la mia esperienza, ma è un regno di morte dove i figli di Dio non dovrebbero entrarci. Tutti gli altri interessi se finalizzati al bene e a onore e gloria del Signore, non sono sbagliati, ma quando c'è la chiamata a seguirLo, sappiamo bene che si deve lasciare tutto per poi avere il Tutto! Devo dirti la verità, a me non piace usare tanto il termine "povera creatura" anche se è vero che lo siamo, è chiaro, ma preferisco dire ad una ragazza che decide di sposare una creatura che un uomo lo sposi per amore, invece se sposi Gesù sposi L'AMORE! Credo che tutto il resto davanti a questo scompaia... e poi, credimi, è una cosa spontanea, inizia a nausearti tutto, come dice Qoelet, tutto è vanità.

- I mondani pensano che la vita monastica sia triste. Tu ti sentivi triste quando eri suora di clausura?

- Se è sicura la vocazione, se nel monastero c'è l'amore fraterno, la comunità è in armonia, c'è il fervore per la preghiera e una equilibrata osservanza, no, una monaca non può essere triste, ma anzi è sempre gioiosa. Nel mio caso, io ero sofferente solo per il fatto che non ero al mio posto, ma ti posso dire che nonostante non fosse facile vivere dove ero per i problemi di cui ti ho già parlato, non sono mai stata triste, perché ero con lo Sposo e obbedivo sempre al Direttore spirituale e ai superiori. Certo, per carattere sono molto gioiosa e questo mi ha agevolata!

- È importante fare un'esperienza vocazionale in monastero?

- Se puoi farla per qualche mese all'interno del monastero, direi proprio di sì. Io ad esempio anche se ho capito che non era la mia strada, ritengo sia stata una grazia, ho ricevuto una formazione spirituale, liturgica, ascetica, che non si può ricevere fuori, me ne accorgo confrontandomi con altre persone che fanno un serio e impegnativo cammino cristiano, ma non arrivano a certe sensibilità che si acquisiscono stando alla scuola della preghiera, e vivendo tutto il giorno alla presenza di Dio.

- Perché pur essendo tornata nel mondo, continui ad avere uno stile di vita quasi monastico?

- Perché quando arrivi, passami il termine, a certe altezze, non vuoi più scendere! Sono nel mondo, ma non sono più del mondo, i miei piedi sono in terra ma il cuore è già in Paradiso. Poi quando hai ricevuto per anni quel tipo di formazione è difficile tornare a vivere con i criteri del mondo, grazie a Dio! Quando conosci la gioia e il senso di libertà che si prova nel vivere con impegno i consigli evangelici per diventare sempre più simile a Gesù casto, povero e obbediente, a meno che non scegli volontariamente di allontanarti dal volergli assomigliare, no, non si può tornare indietro.

- Le persone poco fervorose dicono che pregare in silenzio dinanzi al Santissimo Sacramento sia tempo sprecato. Tu cosa ne pensi?

- Ah! che grande dolore provo quando vedo le persone chiacchierare prima, dopo e durante la Messa, e non si accorgono che Gesù è lì vivo ed aspetta solo di parlare con loro, ma se non fanno mai silenzio, come fanno a sentirlo? E purtroppo questo succede anche tra le persone che ostentano un cammino spirituale serio! Se solo potessero scoprire cosa si prova nell'anima quando si fa silenzio, non solo esteriore ma anche interiore, e il Signore ti parla, le Sue parole sono dolci come il miele, carezze per l'anima. Sai quante volte ringrazio il Signore per avermi fatto capire questo e lo supplico di concedere a tutti questa grazia, se solo sapessero che il tempo è di Dio, neppure quello ci appartiene, e cosa c'è di meglio che trascorrerlo con Chi l'ha creato? E poi se fosse tempo sprecato, la Santa Madre Chiesa dovrebbe sopprimere tutti gli ordini di vita contemplativa dove i consacrati di tutto il mondo stanno la maggior parte della loro giornata davanti al Santissimo Sacramento in silenzio. È strano però, e te lo posso dire per esperienza, che proprio quelle persone vanno nei monasteri a chiedere preghiere alle monache!!

- Che consigli daresti a una ragazza che si sente attratta dalla vita religiosa?

- Direi di trovarsi prima di tutto un buon direttore spirituale, di non aver eccessiva fretta, perché a volte l'entusiasmo della chiamata può far cadere in qualche errore, di armarsi di scudo e corazza (la fede) contro gli attacchi della carne, del mondo, e del maligno, che faranno di tutto per farle cambiare idea, io aggiungerei anche da quelli dei parenti che faranno di tutto per offrirle altre alternative per confonderle, ad esempio: se scelgono la vita contemplativa provano a suggerirle quella attiva, ecc… oppure nei momenti più difficili, quando il Signore prova la fede diventano come gli amici di Giobbe! Direi inoltre di non scoraggiarsi di fronte alle molteplici difficoltà iniziali, di ricordarsi di S. Faustina quando Gesù mettendola alla prova le disse di lottare perché il cielo e la terra la stavano a guardare.