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domenica 9 agosto 2015

Può un Dio non sapere di essere Dio?

Il Decreto "Lamentabili sane exitu" della Sacra Congregazione del Sant'Uffizio del 3 luglio 1907, ha condannato la proposizione modernista (al n. 35), secondo la quale Gesù non ebbe sempre la coscienza della sua dignità messianica. Ancora oggi i modernisti continuano vergognosamente ad affermare che Gesù non sapeva di essere Dio (alcuni modernisti dicono che solo da bambino non sapeva di essere il Messia, altri anche da adulto). Questo errore dottrinale è davvero assurdo (per non dire ridicolo). Come fa un Dio a non sapere di essere Dio? I cattolici fedeli alla Tradizione si affidano docilmente al Magistero perenne della Chiesa e pertanto credono che Dio è onnisciente, cioè sa tutto (presente, passato e futuro).

Per chiarire questo argomento delicato lascio la parola allo zelante sacerdote Giuseppe Casali, riportando un brano della sua interessante "Somma di Teologia Dogmatica" pubblicata nel 1956 dalla casa editrice “Regnum Christi”.


LA SCIENZA DEL CRISTO

È di fede contro gli Apollinaristi che Gesù ha un’anima veramente razionale e perciò fornita di intelletto. 

Quale la scienza di questo intelletto umano?

ERRORI

Gli ARIANI, negata la consostanzialità del Verbo col Padre, gli negano conseguentemente la scienza divina.

Gli APOLLINARISTI al contrario, negando l’anima umana, gli attribuiscono solo una scienza divina.

Così i MONOFISITI.

I NESTORIANI dividendolo in due Persone, assegnano una scienza divina alla Persona divina, e una imperfetta a quella umana.

I MONOTELITI ammettendo in Cristo una sola volontà e operazione, gli ammettono una unica scienza: quella divina.

Gli AGNOETI lo dicono soggetto alla ignoranza.

Molti PROTESTANTI gli riconoscono una scienza limitata. GUNTHER E SHELL dicono che come Uomo, non ebbe la visione beatifica fin dall’inizio.

I MODERNISTI affermano che non ebbe sempre nemmeno la scienza della sua dignità Messianica. 

Contro questi errori poniamo le due seguenti:

TESI - Oltre la scienza divina che gli compete come Dio Cristo ebbe una perfettissima scienza umana immune da ogni errore e da ogni ignoranza.

E’ DI FEDE DEFINITA ALMENO IMPLICITA,

riguardo la prima parte

E’ CERTO

per la seconda.

Dal Decreto «Lamentabili” (D. B. 2032 s.) e da quello del S. Officio (5 giugno 1918) vengono condannate tre proposizioni che negano la perfetta scienza del Cristo. La dottrina degli Agnoeti fu condannata dal Conc. Laterano (a. 649 - D. B. 271), confermato dal Conc. di Costantinopoli III.

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Cristo è pieno di “grazia e di verità” (Gv. 1,14); in Lui sono “i tesori della sapienza e della scienza” (Col. 2,3; Ef. 3,19) “scruta i cuori” (Mt. 9,4; 12,25); le turbe, i dottori e gli stessi avversari restano meravigliati della sua dottrina (Mt. 7,28; (Lc. 11,27; Gv. 7,46): è chiamato “la verità, la luce del mondo» (Gv. 1,4-5-9; 8,12; 12,46). Questi ed altri passi ancora ci dicono la sua perfettissima scienza e chi lo segue “non cammina nelle tenebre” (Gv. 8,12). 
Ma ci sono altri punti che non si possono riferire altro che alla scienza umana: Egli prega, resta ammirato (Mt. 8,10), conosce le cose in modo comune (Gv. 4,1; 4,22) anzi impara coi patimenti, l’obbedienza (Ebr. 5,8).

B) - DAI PADRI. Prima del V secolo ne parlano incidentalmente. Origene dice che Cristo interrogava gli altri non perchè non sapeva, ma perchè si voleva adattare ai modi degli uomini. (Comm. in Matt.). 
Più tardi, contro gli Ariani, asseriscono che come Dio, ha scienza divina e come uomo è immune da errore. 
S. Agostino (De fide 5) afferma “In quel Bambino non è in nessun modo l’ignoranza”. 
Più tardi diventa sentenza comune che “Cristo non ignorava nulla di ciò che spetta al suo ufficio, il quale si estende a tutto, compreso il giorno del giudizio”, finchè poi gli Scolastici determineranno meglio distinguendo nella triplice scienza, di cui parleremo nella seguente tesi.

C) - RAGIONE TEOLOGICA. S. Tomaso (3 q. 9) dice che essendo perfetta l’umana Natura del Verbo, dovevano essere perfette le facoltà fra cui l’intelletto; che non sarebbe ragione sufficiente la creazione dell’anima intellettiva se poi le mancasse l’atto proprio di intendere e che la scienza creata appartiene alla integrità nella natura umana. Negando perciò la scienza creata in Cristo, si negherebbe l’integrità della sua Natura Umana. 
E ancora “Come in Cristo la pienezza della grazia e della virtù esclude il fomite del peccato, così la pienezza della scienza esclude l’ignoranza, che si oppone alla scienza; per cui come in Cristo non ci fu il fomite del peccato, così non ci fu in Lui l’ignoranza” (S. Th. 3 q. 15 a. 3).

NOTA - La frase riguardo al giorno e all’ora del giudizio, che “non sa nessuno, nè gli Angeli in cielo, nè il Figlio, ma il Padre” (Mc. 13,32) portò incertezza nella spiegazione di alcuni Padri nei primi secoli e fu interpretata negativamente dagli eretici. Il senso da darsi è che Gesù, nella sua missione di Redentore aveva una scienza comunicabile e un’altra incomunicabile agli uomini, per il loro bene, secondo i disegni divini. Quindi il Figlio sapeva il giorno e l’ora, ma non era opportuno che la comunicasse. 
S. Ireneo la spiega come un insegnamento di umiltà, con cui Gesù fa vedere il Padre sopra tutti (Ad. Haer. 2,28) e S. Agostino dice “che non era nel suo magistero che per mezzo suo fosse conosciuto da noi”, e per la sua bontà verso i discepoli... “preferì che sembrasse ignorarlo, piuttosto che negano” (De fide 5).



TESI II - In Cristo c’è una triplice scienza: beata, infusa, acquisita.

E’ DOTTRINA COMUNE E CERTA

anzi riguardo alla visione beatifica molti Teologi la ritengono di fede.

SPIEGAZIONE E PROVA (per parti).

I - SCIENZA BEATA o visione beatifica è la visione intuitiva di Dio, colla quale si vede faccia a faccia come egli è, e in Lui si vedono tutte le cose. 
S. Tomaso (S. Th. 3, q. 7, a 12) dice: “Cristo, in quanto Uomo, fu vero e pieno comprensore (Comprensori si dicono coloro che, come i Santi nel cielo, hanno la visione intuitiva di Dio) fino dal primo istante della sua concezione”.

A) - LA SCRITTURA, sebbene non in modo del tutto esplicito, pure fa vedere questa verità “La legge fu data per Mosè, la grazia e la verità fu fatta per Gesù Cristo. Nessuno mai vide Dio: l’Unigenito Figlio di Dio che è nel seno del Padre, Egli ce lo ha narrato” (Gv. 1,17). Dunque il Cristo, a somiglianza di Mosè per la legge, e cioè anche come uomo, ha visto la verità. Egli che è “pieno... di verità” (ivi 114) l’attesta come uomo. “Diciamo ciò che sappiamo e attestiamo ciò che abbiamo visto” (ivi 3, 11). 
Gesù attesta pure che conosce e sa il Padre. “Io lo conosco e se dicessi che non lo so, sarei bugiardo simile a voi” (ivi 18, 54). Chi è comprensore, non è più via tore sulla terra, mentre Gesù era comprensore e viatore.

B) - I PADRI indirettamente dicono della visione beatifica quando asseriscono che in Lui non vi è aumento di scienza. 
S. Agostino (De diversis quaest. 83,60) parlando della RESURREZIONE di Lazzaro dice che Gesù non vedeva come in uno specchio e in un mistero nel modo degli uomini. Non gli era nascosto nulla di Lazzaro, sebbene chiuso nel seplocro e involto nei lini.

I Teologi dal sec. XII ad oggi sono unanimi nel consenso, cosicchè il Suarez dice: “Stimo la sentenza contraria erronea e prossima all’eresia” (Disp. 15,1).

C) - RAGIONE TEOLOGICA. L’unione ipostatica è la più elevata in senso assoluto, non è quindi capace di ulteriore innalzamento o perfezionamento. 
Non è perciò maggiore della visione di Dio la quale non è una conseguenza: quindi la deve comprendere. 
Inoltre Cristo Dio-Uomo è capo degli uomini e degli Angeli e sarebbe sconveniente che mancasse in Lui Capo, ciò che è negli Angeli, sue membra. Ancora: gli uomini sono in potenza alla visione beatifica, alla quale saranno condotti da Cristo Redentore. Ciò che è in potenza, perviene all’atto per mezzo di un ente in atto. Dunque il Cristo deve aver sempre posseduto in atto la visione beatifica (Cfr. S. Th. ivi a. 2, q. 9).

II - SCIENZA INFUSA è la conoscenza per mezzo di specie che Dio infonde nell’anima. In altre parole è la conoscenza data da Dio per conoscere le cose fuori di Dio, in sè stesse, nella loro essenza. 
Essa si dice infusa per sé quando si riferisce a cose che l’uomo non potrebbe conoscere con le sue forze, come per esempio la conoscenza dei futuri contingenti; e infusa accidentalmente quando si riferisce a cose che si potrebbero conoscere anche con le sole forze naturali, ma che di fatto viene infusa da Dio, come la conoscenza di una lingua che non si sia studiata. 
Secondo l’unanime consenso degli Scolastici e dei Teologi successivi IN CRISTO CI FU PURE LA SCIENZA INFUSA PER SÉ.

A) - LO ESIGE LA SUA DIGNITÀ. Qualcuno ha obiettato che siccome la visione beatifica è superiore alla scienza infusa e completamente perfetta, l’avere la scienza infusa sarebbe qualche cosa di inferiore e di imperfetto. Si risponde che è vera questa superiorità, ma che Gesù, essendo anche vero Uomo, doveva possedere una Natura umana cui non mancasse niente di ciò che perfeziona questa nel suo ordine. La scienza infusa la perfezione. Dunque Gesù aveva la scienza infusa. 
Inoltre è differente la ragione delle due scienze: nell’una le cose si vedono in Dio, nell’altra si vedono in sè stesse. Perciò non si escludono a vicenda e se la scienza infusa è connaturale agli Angeli e ai Beati, a maggior ragione si deve attribuire a Cristo, che ne è il Capo.

III - SCIENZA ACQUISITA o sperimentale è quella che si acquista mediante i sensi, attraverso i quali la intelligenza forma le idee.

A) - LA SCRITTURA, come abbiamo visto nella tesi precedente, porta vari passi che ci parlano dell’obbedienza, della ammirazione di Gesù. Ci dice pure che colla età progrediva nella sapienza. Questo progresso non poteva avvenire nella scienza beatifica ed infusa, che aveva fin dall’inizio. Dunque aveva ancora la scienza acquisita. 
La conoscenza acquisita non portava un progresso interiore nella scienza del Cristo. Solo vi aggiungeva un esperimento esteriore. Per portare un esempio: Gesù nato a Betlemme, non aveva ancora veduto cogli occhi Nazareth che pure conosceva già nell’altra sua scienza; sapeva perfettamente il dolore delle spine e della croce, ma quando li ha subiti vi si è aggiunta ancora questa straziante esperienza esteriore.

B) - RAGIONE TEOLOGICA. Gesù essendo perfetto uomo, doveva avere pure quella scienza senza cui la natura umana sarebbe stata imperfetta.