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sabato 22 marzo 2014

Voto di povertà

Pubblico un post scritto da Laudem Gloriam.

Il primo compleanno dall'ingresso nel Carmelo, è sempre un evento festeggiato con cura particolare dalle sorelle. Fin dalla colazione, trovai nel mio posto nel Refettorio una bellissima rosa, d'un rosato quasi candido, col suo bel vaso d'acqua: quel fiore, donatami dalla Priora, mi avrebbe accompagnato lungo i pasti fino a che, il mattino seguente, non lo avessi deposto nella piccola riproduzione della Grotta di Lourdes, che abbiamo nel nostro giardino.

Mi furono recapitati diversi regali dall'esterno: una vestaglia di velluto molto bella, un ciondolo, un orologio nuovo (essendo, il precedente venuto tragicamente a mancare), ed altre piccole cose che deposi nelle mani della Maestra del Noviziato e della Priora. Gli autori di quei doni ci rimasero male: "Ma come! Abbiamo portato questi regali specificatamente a te. Perchè li dai già via? Non ti piacciono?" Erano in imbarazzo, perchè avevo impedito loro l'unico modo che conoscevano, per dimostrare il loro affetto per me: regalandomi "cose".

La stupenda Regola del Carmelo -a loro sconosciuta, evidentemente- riporta questo punto liberante e liberatorio: "Nessun fratello dica che una cosa è di sua proprietà, ma tutte le cose abbiatele in comune e vengano distribuite dal Priore, ossia dal fratello da lui designato a questo scopo, tenendo conto dell'età e delle necessità di ciascuno". (Regola del Carmelo, n° 12)

Nel Carmelo, c'è una tale stima di questo punto della Regola, che persino la Priora non è chiamata, dalle sue figlie, semplicemente "Madre", ma "Nostra Madre", così che sempre sia presente alla mente di tutte, che tutto è di tutte e di ciascuna in particolare, ma niente è esclusivo e chiuso nel circuito della propria proprietà privata.

La povertà al Carmelo è concreta, perchè, col voto di povertà, non si può possedere davvero più nulla. Di nulla puoi più dire: "E' mio e solo mio, e resterà sempre mio". Da questo si può ben comprendere la radicalità della vita al Carmelo, una vita libera dalle cose, dal possesso, da quella sete sottile dell'avere che ci fa dimenticare "chi siamo", ingannandoci profondamente, come se la nostra identità sia in base a ciò che abbiamo nel portafoglio, all'argenteria nobiliare di casa nostra o all'ultimo tablet appena uscito in commercio.

Al Carmelo, l'unico possesso è Cristo, l'unico guadagno è Cristo, l'unico desiderio è Cristo: questa unificazione del desiderio verso Dio solo, attraverso la carne delle sorelle, dà un senso vertiginoso di libertà e, soprattutto, di Verità. Si scopre, vivendolo, che, davvero, quella è la Verità della Vita, e che fino a quel momento si sono inseguite chiacchiere e chimere da shopping compulsivo. Si respira, finalmente, aria libera e pulita, l'aria divina, perchè pur non possedendo più nulla, si ha, per la prima volta, davvero tutto.

Che gioia, quando andavo con la Maestra alle visite mediche, non avere un solo euro in tasca! Stavo persino dimenticando quali colori avessero le banconote.
Che libertà sconosciuta al mondo!

In Cristo, povero e libero,
Laudem Gloriam