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sabato 15 marzo 2014

Il lavoro nel Carmelo

Pubblico un post scritto da una collaboratrice del blog.

"Non sono venuto per essere servito, ma per servire"  (cfr. Mt 20, 28)

Per chi pensa che la vita monastica sia tranquilla, quasi "noiosa", con le monache con le mani belle liscie come i bambini perchè "tanto, non lavorano mai", passino un giorno al Carmelo!

"E' incredibile quanto si lavori qui dentro! Non l'avrei mai creduto", mi disse una sorella, sfinita, con il grembiule da lavoro cucito dalle altre sorelle che stanno nel laboratorio delle Lane Bianche. Altre sorelle stanno nel laboratorio gemello, delle Lane Nere, ed essendo gli unici due colori degli abiti presenti al Carmelo, è comprensibile quale sia il lavoro di chi, su decisione della Priora, è stata assegnata a quel compito specifico. Ci sono poi i turni in infermeria, alla Ruota (la portineria), i turni al Lavandino, in Cucina, al Refettorio, per le telefonate, turni per le lavatrici (strofinare, lavare, stendere e stirare -tutto compreso!-), per spazzare a terra, per la biblioteca, l'orto etc. Man mano che passano i mesi, comprendo la straordinaria sintonia che crea questo ingranaggio dove, basta una sorella con la febbre per far saltare qualche servizio essenziale, costringendo altre sorelle (già oberate di lavoro), a supplire caritevolmente il lavoro della sorella malata, prendendosi anche cura di lei. Quanta responsabilità, quale stupendo insegnamento nell'essere a servizio le une delle altre!

Non c'è l'autogestione a cui si è abituati nel mondo contemporaneo, in cui ciascuno ha il suo personale cerchio di "autosufficenza" per sentirci persone "di successo", infischiandosene del vicino di casa che ha il frigorifero vuoto. Si cerca, in questo mondo, come se fosse l'unico modo di realizzarsi, l'autosufficenza anche a costo di calpestare i bisogni altrui. "Perchè dare una mano a quel tizio, e non usare quel tempo per pensare ai miei interessi e alle mie comodità? Perchè non posso fare il furbo, anche se non è legale? Tanto lo fanno tutti, sono tutti lupi. Perchè devo fare il fesso, io?": forse non è questo quello che ci viene -sottilmente- insegnato, da prima di imparare l'abc?

Al Carmelo, è l'opposto. Da regola monastica, tu sei dipendente dell'altro, e l'altro dipende da te. Le sorelle sono dipendenti l'una dalla carità dell'altra, l'una dall'amore in servizio dell'altra, e non c'è spazio per i capricci della postulante appena entrata, che non vuole lavare i piatti perchè "non gli va". E questo è il nocciolo del Vangelo: dimenticarsi per amore, e si scopre, in questa scuola dell'abbandono e del servizio, una pienezza di vita e gioia sconosciuti, segreti, un sapore della vita mai gustato prima, nuovo, senza il lievito del proprio orgoglio autosufficente, nè della propria sottile saccenza di chi crede che si basta a se stessi.

No, siamo troppo poveri per soddisfare l'abisso di sete che tutti ci portiamo dentro, anche se non lo vogliamo ammettere neanche a noi stessi, per paura. Perchè guardare il nostro abisso oscuro, affamato come una belva, quando non sappiamo come saziarlo? Per questo si diventa bulimici del niente, delle chiacchiere sul nulla che, come un tappeto, crediamo possano farci dimenticare il nostro abisso, nascondendolo di attivismo, cellulare e tv.

"Un giorno, gli uomini saranno stanchi di mangiare vuota spuma di mare, e, affamati, guarderanno a Cristo, vero e sostanzioso Cibo, unico e vero Cibo", mi disse un Padre carmelitano scalzo.

Sì: un giorno gli uomini guarderanno a Colui che disse di "non essere venuto per essere servito, ma per servire", e capiranno questo saporoso segreto del servizio fraterno. E lo comprenderanno non in forza di ragionamenti, ma perchè la legge del servizio è quella stessa dell'Amore, e noi, siamo stati creati a Somiglianza dell'Amore, dell'Amore che serve. E' inscritto nel nostro DNA.

Nella gioia di Cristo,
Laudem Gloriam