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lunedì 7 ottobre 2013

Essere affabili e mansueti con tutti

Un'anima che ama la carità fraterna, deve essere affabile e mansueta con qualsiasi persona. La mansuetudine si chiama la virtù dell'Agnello, cioè la virtù diletta di Gesù Cristo, il quale volle esser chiamato agnello. Nel parlare e nel trattare, usate dolcezza con tutti, specialmente con coloro che in passato vi hanno offeso oppure vi son naturalmente antipatiche. Caritas patiens est, la carità è paziente, quindi ha vera carità chi sopporta i difetti del prossimo. Su questa terra non c'è persona, per virtuosa che sia, che non abbia i suoi difetti. Perché le mamme sopportano con pazienza le insolenze dei figli? Perché li amano. Qui pertanto si vede se amiamo il prossimo con amor di carità, il quale, essendo soprannaturale, deve esser più forte del naturale. Con qual carità il nostro Salvatore sopportò le imperfezioni dei suoi discepoli per tutto il tempo che visse con loro! Con quanta carità sopportò Giuda, sino a lavargli i piedi per intenerirlo! Con qual pazienza il Signore sinora ha sopportato ciascuno di noi? Il medico odia l'infermità, ma ama l'infermo; e così anche noi, se abbiamo carità, dobbiamo odiare il difetto, ma nello stesso tempo dobbiamo amare chi lo commette.

Quando qualche persona ci parla con ira, o ci ingiuria e ci rimprovera di qualche cosa, rispondiamogli con dolcezza, e subito la vedremo placata. Responsio mollis frangit iram (Prov. XV, 1), una risposta dolce seda lo sdegno. Se a quella persona che ci parla con ira noi gli rispondiamo con ira, come potrà placarsi? Anzi, si accenderà maggiormente nello sdegno. Se invece risponderemo con dolcezza vedremo spento il fuoco dell'ira. A questo proposito narra Sofronio che mentre due monaci stavano viaggiando a piedi tra le campagne, avendo errato la via entrarono in un campo seminato; il contadino che guardava quel terreno, nel vederli entrati nel campo li sommerse di ingiurie. I due monaci inizialmente tacquero, ma vedendo che il contadino s'infuriava di più e continuava ad ingiuriarli, gli dissero: “Fratello, abbiamo fatto male; per amore del Signore perdonaci.” Allora il contadino sentendo questa risposta così umile si compunse e gli chiese perdono delle ingiurie dette; e tanto si compunse, che lasciò il mondo e si fece monaco con loro.