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giovedì 16 marzo 2017

Appello di una lettrice

Pubblico un appello scritto da una lettrice del blog.

E' la prima volta che scrivo su questo blog, nonostante lo segua da qualche anno. Vorrei parlare di una categoria che mi sta molto a cuore: i sacerdoti. Premetto che scrivo da Genova, dove la crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose si fa sentire ancor più forte, a causa del rapporto  presenza di anziani-calo delle nascite più sbilanciato d'italia e spesso anche d'Europa. 

Avendo conosciuto personalmente o tramite racconti di amici diverse realtà diocesane, ho notato un punto in comune: questi sacerdoti, specialmente nelle parrocchie più piccole, isolate in montagna o in campagna si ritrovano spesso completamente soli. Se nelle parrocchie più grandi vivono due o tre sacerdoti nella stessa canonica, dandosi così reciproco sostegno soprattutto spirituale, in quelle piccole spesso l'isolamento è quasi totale. I conseguenti pericoli sono sotto gli occhi di tutti: se anziani cadono in depressione e talvolta si ammalano. Se giovani rischiano di cedere al richiamo dei divertimenti mondani illeciti magari cascano nel fascino del sesso commettendo peccato di fornicazione e di sacrilegio, talvolta aggravata di adulterio od omosessualità, molti gettano la spugna e decidono di lasciare tutto per trovarsi un lavoro e magari sposarsi. Ora, lavorare e mettere su famiglia è un intento altrettanto nobile, ma dovrebbe essere frutto di una vocazione autentica, non la conseguenza di un sacerdozio vissuto in continua solitudine ed isolamento dal mondo. 
Questi problemi occorrono molto più raramente ai sacerdoti che vivono in comunità devote e ferventi, potendo essi godere del reciproco sostegno. Infatti gli abbandoni per tali problematiche si registrano soprattutto fra i sacerdoti diocesani, mentre per i sacerdoti e religiosi comunitari (sempre a condizione che si tratti di comunità ferventi e guidate da superiori animati da autentico amore per Dio e la Chiesa) l'abbandono pare avvenga principalmente in fase di discernimento o quando si trovano ancora i seminario, quindi per un semplice errore di valutazione sullo stato da eleggere. 
Esorterei quindi i fedeli, specie coloro che vivono in parrocchie piccole ed isolate dai centri, che il loro rapporto con i parroci non si fermi a Messa domenicale+confessione mensile, ma si protragga anche oltre. Specialmente i parrocchiani che hanno all'incirca l'età dei parroci dovrebbero fare uno sforzo, andando a trovarli e intavolando una conversazione. Oppure invitarli a casa vostra per un pranzo, cena o un meno impegnativo caffè, specie nelle festività, quando per alcune persone la solitudine si fa più sentire. O ancora organizzare e coinvolgerlo in Adorazioni Eucaristiche o piccole feste in parrocchia o ancora trovarsi in piccoli gruppi a casa di qualcuno, per recitare il Santo Rosario e pregare in intimità, organizzare pellegrinaggi in auto presso Santuari o altre mete spirituali anche a breve distanza. E poi accompagnarli a fare visita ad anziani e malati che hanno difficoltà a uscire di casa. Le soluzioni possibili sono molte. 

Ho scritto tutto ciò perché specialmente nell'ultimo anno mi sono accorta come un singolo  sacerdote sia in grado di guadagnare molte anime a Dio, se devoto, preparato e autenticamente innamorato di Cristo o viceversa di mandarle perse se il suo fervore viene meno, forse proprio a causa della solitudine e delle continue tentazioni che il mondo sottopone anche a loro. Ho quindi imparato ad amarli ancora di più. 

Non trascuriamo mai perciò di dare il nostro supporto morale e spirituale ai sacerdoti e tantomeno di pregare per tutti loro, per quelli in difficoltà perché le superino, ma anche per quelli che sono santi perché si mantengano tali.